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Comprimari e comparse nel Fantastico

Comprimari e comparse nel Fantastico
Come creare i comprimari in una storia #fantasy?

Sappiamo che in un romanzo – anche se quello che sto per dire non è propriamente vero – un protagonista da solo nella storia è abbastanza difficile da gestire. Ricordo però il romanzo apocalittico di Guido Morselli, Dissipatio H.G., il primo contributo italiano al genere, in cui c’è appunto un solo personaggio, non esistono comprimari.

Immaginate però un classico romanzo fantasy senza comprimari e comparse. Non so, a me sembrerebbe noioso da scrivere e anche da leggere.

Differenza fra comprimari e comparse

Credo sia facile da intuire. Un comprimario è un personaggio che non ha un ruolo da protagonista, ma la cui presenza nella storia è fondamentale, anche se non decisiva. Forse alcuni comprimari sono semplicemente utili, più che fondamentali, ma comunque servono allo svolgersi della storia, anche se solo per renderla più viva e stuzzicante.

Una comparsa è il tabaccaio sconosciuto da cui compriamo un biglietto dell’autobus o il tizio a cui chiediamo un’indicazione stradale o il poliziotto che raccoglie una nostra testimonianza. Sono gli anonimi della storia, quelli pagati poco al cinema ma che comunque devono esserci, perché il mondo reale è fatto di comparse, anche se ognuna di quelle comparse – non dimentichiamolo mai né quando scriviamo una storia né quando camminiamo per strada – è protagonista di una sua storia personale.

I comprimari in Tolkien: esistono davvero?

Il Signore degli Anelli è un romanzo da cui imparare molto, anche se non è piaciuto a tutti. Mi chiedo, ripensando ai tanti personaggi, se esistano davvero dei comprimari in quella storia. Le comparse ci sono, eccome, basta pensare a tutti i soldati dei vari eserciti: non sappiamo nulla di loro, sono là che combattono e muoiono e nessuno se ne cura.

Ma un personaggio come Messer Samvise possiamo davvero considerarlo un comprimario? E Gollum? E Gimli e Boromir?

No, quelli secondo me non sono comprimari, ma protagonisti di piccole storie all’interno della grande storia.

I comprimari in Terry Brooks

Vado a memoria, ho letto La Spada di Shannara – di cui posseggo l’edizione del 1977 – tantissimi anni fa, però i comprimari di quel romanzo mi sono sembrati differenti da quelli di Tolkien. Partiamo con Flick Ohmsford, il fratello di Shea, protagonista del romanzo. Come lo ricordo? Come una figura che stava al fianco del protagonista, ma nulla più.

Altri comprimari sono stati caratterizzati meglio, come lo gnomo Orl Fane – una sorta di Gollum, anche se meno malefico – o anche il silenzioso troll Keltset o il ladro alla Robin Hood – anche se rubava per dare a se stesso – Panamon Creel.

Li ricordo bene e ricordo anche che amavo leggere le pagine in cui quei comprimari erano protagonisti. Gioco di parole? No, forse un concetto da tenere a mente.

Ron Weasley e Hermione Granger

Li conosciamo tutti: sono gli inseparabili amici di Harry Potter, il trio ammazzatutti che sconfigge il Male. Ma nella saga del piccolo mago troviamo tanti altri comprimari, come il gigantesco Hagrid o l’antipatico Draco Malfoy, qualche fantasma, personaggi eterei come Luna e tanti altri che contribuiscono a popolare il mondo di Hogwarts.

Secondo me la Rowlings li ha ben caratterizzati, gli ha dato forza e vitalità, tanto che anche in quella saga non possiamo parlare forse di comprimari, ma di co-protagonisti.

Gli infiniti comprimari di George Martin

Se avete letto almeno uno dei romanzi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, a fine volume avrete senz’altro notato pagine e pagine di elenchi di personaggi, tutti divisi per famiglie e casate. Un numero impressionante.

Dobbiamo anche noi creare una schiera così numerosa di personaggi per il romanzo fantastico? No, certo, dipende da cosa dobbiamo scrivere. In un romanzo che si rifà alle vicende medievali non potevano mancare tutti quei personaggi, così come abbiamo visto ne I pilastri della terra di Ken Follett.

Il comprimario che accalappia il protagonista

In cinematografia si usa spesso questo espediente e non solo nel genere fantastico: il protagonista è il solito belloccio e guarda caso incontra la solita bonazza e finiscono per vivere insieme felici e contenti (in realtà al cinema finiscono a letto, ma il senso non cambia).

Ecco, come evitare questo ennesimo cliché? Basta non trasformare qualsiasi storia in una storia d’amore. Nei film è talmente radicata questa pratica che ogni volta che li vedo – e mi capita anche quando leggo – mi metto a combinare matrimoni fra i personaggi e quasi sempre, guarda un po’, ci prendo.

Quale comprimario per il nostro romanzo fantastico?

A me è sempre piaciuto dare spessore ai comprimari, se poi ci riesco è un altro paio di maniche. In L’uomo che venne dal passato ho inserito alcune comparse, un poliziotto e due infermiere, gente di passaggio, e alcuni comprimari, il dottor Myers, il dottor Sacks e Clara Horwitz.

Li ho descritti più attraverso azioni e dialoghi che fisicamente o narrativamente. In P.U., storia più complessa, ce ne sono molti di più, come anche in K. e Rottami. Ma a tutti questi comprimari sto dando forma come se fossero protagonisti.

10 caratteristiche di un comprimario fantastico

  1. Non deve sposare il protagonista
  2. Deve avere una sua storia personale
  3. Deve essere caratterizzato come il protagonista
  4. Deve essere veramente utile alla storia
  5. Non deve appartenere necessariamente alla specie umana
  6. Deve cambiare come il protagonista
  7. Deve essere a metà fra la comparsa e il protagonista
  8. Non deve per forza morire per aiutare il protagonista
  9. Deve seguire un percorso nella storia, quindi non va dimenticato
  10. Non deve fare la balia al protagonista

Di nuovo, questa è la mia idea di comprimario, che si adatta credo a qualsiasi storia e non solo al genere fantastico.

Quali comprimari per il vostro romanzo?

Siete d’accordo con la mia teoria sui comprimari? Come li create per le vostre storie? Presentate qualche comprimario che avete creato o che vi è rimasto impresso dopo aver letto un romanzo.

16 Commenti

  1. Diego Ricci
    30 marzo 2014 alle 12:30 Rispondi

    Ciao Daniele. Uno dei miei libri preferiti è “Endurance. L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud” di Lansing Alfred. È il diario di bordo di uno dei più grandi disastri dell’esplorazione marittima di tutti i tempi. La descrizione dell’equipaggio e del loro rapporto con il loro comandante, il protagonista assoluto della storia, è maniacale e funzionale al pathos della vicenda. Storia incredibile di coraggio, esperienza e altruismo. Senso del dovere portato ai massimi livelli. Sarebbe un torto, per chi non lo ha letto, raccontare la trama. Ti segnalo questo racconto perché descrive quello che per me sono i comprimari: personaggi che, come membri di un equipaggio, si muovono attorno al protagonista ma sono capaci di vivere mini storie o situazioni, anche critiche e decisive, dove sono loro stessi leader di ruolo, per poi tornare dietro le quinte in ogni momento, senza problemi. Servi del racconto che aiutano a colmare tratti, difetti e amplificare pregi e virtù. Grazie e buona domenica.

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2014 alle 12:41 Rispondi

      Ciao Diego, ce l’ho quel libro! Come vari altri sulle esplorazioni polari. Ma devo ancora leggerli. Spero presto.

  2. Diego Ricci
    30 marzo 2014 alle 14:16 Rispondi

    Se potrai mi darai un tuo parere? Mi farebbe molto piacere.

  3. Ivano Landi
    30 marzo 2014 alle 15:37 Rispondi

    Ti prendo alla lettera e ti presento volentieri i comprimari della mia blog novel “Solve et Coagula”. Sono, al momento, quattro: Giulia, Alessandra, Fabrizio, Eva Luna. Sotto tutti molto caratterizzati e hanno una parte fondamentale nella vicenda, senza però mai minacciare il ruolo di protagonista di Luisa, che non è in questione.
    Tra i comprimari celebri invece in questo momento la mia simpatia va a Enkidu, il tormentato amico di Gilgamesh.

  4. Moonshade
    31 marzo 2014 alle 09:20 Rispondi

    Ciau!
    A me piacciono molto i comprimari attivi, con una storia ed un senso di esistere {quelli che anche loro hanno un inizio, una svolta ed un esito}. I comprimari da morte strategica e quelli da letto invece non mi piacciono perché nella maggior parte dei casi servono solo per sviare l’attenzione e riempire con matrimoni “riparatori” narrativi. Uno dei comprimari che mi sono piaciuti di più era Kevin l’arpista, della Marion Zimmer Bradley, Samvise Gamgee e Aragorn di Tolkien, il professor Malcolm di Jurassic Park e poi moltissimi altri ma che rientrano nei fumetti :)
    Tra i miei faccio una distinzione molto base: co-protagonisti {hanno un inizio, una svolta, un seguito}; Tappezzeria {fanno ambiente ma della loro vita non mi interessa, stanno lì e sono carini da vedere} e le Magliette Rosse {quelli che muoiono, ma faccio attenzione a non fargli dire che gli mancano due settimane alla pensione}.

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2014 alle 10:07 Rispondi

      Vero, mi ero dimenticato quelli che muoiono a due settimane dalla pensione :D

      Sì, anche per ne devono avere una parte che includa un inizio, uno svolgimento e una fine, altrimenti sono comparse.

  5. Attilio Nania
    31 marzo 2014 alle 10:03 Rispondi

    Ciao Daniele, penso che forse il motivo per cui non ti piacciono i comprimari dei film è che nel cinema i personaggi, escluso il protagonista, si dividono in spalle, vittime innocenti e ignari passanti. E poi c’è il cattivo. In un romanzo la situazione è più complessa, ma del resto un film deve per forza semplificare le cose perché in due ore di tempo deve raccontare una storia, e quindi il regista non può perdersi a caratterizzare i comprimari.
    Per quel che riguarda i racconti brevi, penso che lì parlare di comprimari non abbia senso, semplicemente peché non ci sono nemmeno protagonisti o antagonisti. A essere protagonista di un racconto breve è la storia stessa, che dee essere incisiva e senza fronzoli. Riguarto a “L’uomo che venne dal passato”, non mi sembra che abbia molto senso dire che George è il protagonista e che gli altri sono comparse. La vera protagonista del racconto è la situazione particolare in cui George versa, e infatti la storia mostra questa situazione viene affrontata da lui, da sua moglie e dai medici che provano ad aiutarlo. Il racconto è troppo breve perché il lettore possa provare un legame di empatia con George, dunque lui non può essere considerato come il protagonista. Viceversa, la perdita della memoria colpisce molto il lettore, perché è una situazione che intriga e spaventa. Capisco che per te che sei l’autore le cose siano un o diverse, ma tieni conto che tu hai impiegato molto più tempo ed energia a scrivere il racconto di quanto ne ho impiegate io a leggerlo.

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2014 alle 10:16 Rispondi

      Sì, vero, nel cinema i tempi sono ristretti, cosa che nel romanzo non succede.

      Riguardo al mio racconto, sì, come autore le cose le vedo diversamente e senz’altro ho impiegato più tempo a scriverlo che tu a leggerlo :D

      Però rifletterò sul fatto che la storia possa essere protagonista.

  6. Giuliana
    1 aprile 2014 alle 20:45 Rispondi

    Bello, l’articolo.
    Però a volte i comprimari possono sposare il protagonista: vedi Ginny con Harry Potter, ad esempio…

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2014 alle 21:08 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, era proprio quello che vorrei che si evitasse: i soliti matrimoni :D

  7. Quando la storia è protagonista
    15 aprile 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] A essere protagonista di un racconto breve è la storia stessa, che deve essere incisiva e senza fronzoli. Attilio Nania su Comprimari e comparse nel Fantastico. […]

  8. Alessandro
    23 aprile 2014 alle 16:28 Rispondi

    Per me la donna può ambire solo al ruolo di comprimaria non al ruolo di protagonista, la donna deve saper combattere ma deve saper stare anche al suo posto, specialmente nel fantasy dove ci possono essere nemici che non può affrontare sen non assieme ad un uomo, uno dei cliché che non non sopporto è la donna in grado di affrontare chiunque dal piccolo orco allimponente drago (esempi), solo perché il narratore le ha dato una spada

    • Daniele Imperi
      23 aprile 2014 alle 17:08 Rispondi

      La donna come protagonista, nel fantasy, non deve per forza essere una guerriera.
      Sulle donne che vincono tutti, anche quelli grossi il doppio di loro, siamo d’accordo.
      Ma calcola che si tratta di finzione, quindi potresti creare una popolazione amazzone, in cui le donne sono forti e guerriere.

  9. Alessandro
    23 aprile 2014 alle 18:44 Rispondi

    Però non mi piace neanche la femminuccia indifesa solo sesso e nient’altro, perché secondome manca di personalità, l’idea delle amazzoni non è male ma l’ho usata quando ho scritto una fan fiction tratta da one piece e il protagonista un pirata con capacità ninja nel tempo passatao sulla loro isola, a modo suo le ha messe sotto

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