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Perché compro libri in modo compulsivo

Libri

Giorni fa ho letto l’accumulo di Alessandro Girola, un post che parlava dell’accumulo di libri, tanti, più di quelli che si possa riuscire a leggere. Mi sono trovato coinvolto perché vivo da anni nella stessa situazione.

Tempo fa ho fatto un rapido calcolo, considerando una media di libri che riesco a leggere in un anno – dal 2011 sono circa 43 l’anno – e quanti me ne mancano da leggere – numero che però aumenta ogni mese e talvolta ogni settimana. Insomma, non comprando altri libri, mi occorreranno 23 anni per leggerli tutti. Ovviamente supponendo di campare fino a quel giorno. Ah, non ho considerato qualche decina di ebook.

Se non li compro subito, poi finiscono

Libri

Questo è stato il mio pensiero per diverso tempo, da quando ho iniziato a leggere molto. I classici antichi e moderni si trovano sempre, perché vengono continuamente ristampati ed esistono parecchie edizioni. Ma i romanzi moderni? Quelli no, quelli finiscono prima o poi.

Non so se sia vero, però la percezione che ho, appena esce un romanzo che può interessarmi, è proprio questa: quel libro adesso c’è, lo vedo, ma fra un anno sarà sparito da tutte le librerie.

Non è vero, o almeno non lo è per la stragrande maggioranza dei libri. Ma tant’è: io me l’accatto, ché non si sa mai.

Comprare libri è un antidepressivo

E anche leggerli, certo. Ma anche per me comprare libri significa colmare un vuoto non materiale, un vuoto fatto di continue insoddisfazioni esistenziali, e allora quell’acquisto compulsivo di libri tampona per breve tempo ferite che poi riprendono a sanguinare.

Il tempo di aprire il pacco, rigirare fra le mani ogni libro, aprirlo, sentirne l’odore – sì, io sono uno di quelli che annusa ogni oggetto che compra – sfogliarlo, leggere qualche brano per assaggiarlo, come assaggeresti un cibo, aggiornare l’elenco dei libri e trovare spazio sugli scaffali stracolmi.

Poi torna tutto come prima. E ricominci allora a segnare sulla Lista desideri i nuovi libri che trovi in rete, qui e là, prima di fare un nuovo acquisto. Il cerchio infinito.

Guardare i libri fa bene alla salute

E anche leggerli, certo. Però mi sono accorto da tempo che questo accumulo sfrenato mira a un obiettivo quasi inconsapevole: quello di avere un’intera stanza adibita a libreria, con un tavolo al centro e tutto intorno scaffali pieni di libri fino al soffitto e magari una di quelle scale che si vedono nei film, quelle con le ruote che sposti lungo la libreria.

Così ti siedi al tavolo, che diventa una specie di studio, dove te ne stai a leggere e scrivere fuori dal mondo, ché tanto è sempre pieno delle solite chiacchiere. Ecco, mi fermo a guardare i miei libri, li osservo, ogni tanto capita anche che ne scopra qualcuno che avevo dimenticato e allora dico “Ma guarda, ho anche l’Orlando furioso” e mi chiedo quando cavolo l’ho comprato ché proprio non mi torna in testa.

Infatti mi ritrovo con una decina di libri doppi proprio per non essermi ricordato di averli già…

L’emozione dell’attesa

Ma vogliamo parlare di cosa si provi aspettando il pacco di libri? Dal momento dell’ordine inizia l’attesa: l’email di conferma, l’avviso di spedizione, il tracciamento del pacco, il citofono che suona: “C’è un pacco per Daniele”, che suona un po’ come “È arrivata un’altra fregatura per Daniele”, ma invece è il pacco pieno di libri.

Insomma, ogni acquisto di libri ti fa tornare indietro a quando scartavi regali da bambino sotto l’albero di Natale. Ecco perché li compro più online che in libreria – no, non è vero: online li pago meno.

Perché compro libri in modo compulsivo

Perché è l’unica cosa che mi fa stare bene.

103 Commenti

  1. Nani
    14 agosto 2014 alle 06:11 Rispondi

    Mi hai fatto sorridere, sai? Il gatto che c’e’ in te, i regali di Natale, i pacchi a Daniele… :D

    Io ero come te. Ho accumulato libri per anni, perche’ mi faceva quasi piu’ piacere averli sotto gli occhi, riordinarli, sfogliarli a casaccio che non leggerli. Certo, li leggevo anche. Adoravo sedermi in un angolo della mia minuscola stanza, sul cuscinone, e al lume della lampada leggere fino a notte fonda. Ahhh, beata gioventu’! :D
    Poi sono iniziati gli spostamenti, i traslochi, la mia vita si e’ riempita di mille cose, si e’ svuotata di altre e i libri, per necessita’, sono stati una delle prime zavorre ad essere gettate in mare. Gli oggetti-libro intendo. Poi e’ arrivato anche il momento in cui il libro vero e proprio e’ stato fiondato via dalla mia vita. Eggia’, per un po’ di anni ho smesso di leggere quasi del tutto. Aprivo un libro e non trovavo piu’ gusto, non riuscivo a trovare il motivo per approfondire la conoscenza. Dopo qualche tempo, e qualche lettura sporadica, un regalo di compleanno e’ arrivato inaspettato: un bel Kindle paperwhite, di quelli che puoi leggere anche la notte, mentre cerchi di addormentare bambine dure a lasciarsi convincere che devono approfittarne adesso, che tra un po’ di anni rimpiangeranno amaramente l’aver sprecato le notti a piagnucolare, invece che a dormire! :D
    Beh, da allora ho ritrovato il gusto della lettura. Ci ho aperto pure un blog, come inno a questa mia passione ritrovata. Ma mi sono ripromessa di non cascare piu’ nella trappola bulimica del “compra compra, che’ prima o poi lo leggi”. Enno’, adesso seguo un ordine preciso, suggerito proprio dalle mie letture, e accumulo solo cio’ che leggo. Tento di non creare file inesauribili, non voglio piu’ appesantirmi con bagagli troppo pesanti, anche se stipati in un piccolo kindle. I libri doppioni, quelli che non mi sono proprio piaciuti per loro gravi difetti, li butto via senza rimorsi. E, devo dire, mi da’ una certa soddisfazione il pensare che tutto cio’ di cui ho bisogno, tutti gli oggetti a cui mi sono affezionata, riescono a stare in un kindle e in una valigia scarsa. :D

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 11:50 Rispondi

      Il gatto?
      Che ti devo dire? A me questo accumulo piace un sacco, sai? :)

      • Nani
        14 agosto 2014 alle 15:47 Rispondi

        Il gatto: annusi tutto e tutti al primo incontro. :D

    • LiveALive
      14 agosto 2014 alle 13:12 Rispondi

      Nonostante quello che ho detto nel mio post, so che in tanti hanno ritrovato la passione per il libro grazie all’e-Reader. Io tempo fa ci ho provato, per due mesi, a usarlo per letture di piacere, ma proprio non ci riesco. Non so perché, ma su E-Reader ci ho messo una settimana per leggere la Morte di Ivan Il’Ich, su cartaceo una settimana. Ora il Reader lo uso solo per i testi di “studio”: ora come ora sto leggendo saggi sui cowboy per una cosa che vorrei scrivere; e chissà perché, i saggi li leggo con più piacere su Reader che su carta.

      Ma non è questo il punto. Mi piacerebbe sapere come mai hai ritrovato così il piacere della lettura. Alcuni mi hanno detto che su Reader è più facile cercare e trovare testi di proprio gusto, mentre in libreria vedi solo un mare di titoli che non dicono niente e ti ritrovi così a seguire mode che non soddisfano. È per questo?

      • Nani
        14 agosto 2014 alle 16:13 Rispondi

        Scusa, Alessio, dici a me, vero?
        Prima di tutto, l’e-reader lo trovo pratico. Io ricordo di aver letto per la prima volta il Conte di Montecristo sotto tesi e ne rimasi cosi’ affascinata che me lo portavo ovunque. Avevo un’edizione in un vol. unico, di cartaccia di terza categoria, vicina a quella da bagno pubblico. Ecco, quella lettura non l’ho mai dimenticata, in parte per il contenuto e in parte per le contorsioni sull’autobus, al ritorno dall’universita’, col volumone in mano. Inutile dire che il primo romanzo che mi sono scaricata e’ stato proprio il Conte. ; )

        Io leggo essenzialmente la sera, al buio, con due piccolette attaccate a me in vari modi. E’ l’unico momento di vero silenzio – o quasi – che riesco ad avere e, per questo, l’uso di un e-reader retroilluminato e’ essenziale. Il libro non ha la stessa comodita’. E poi e’ vero, io ho trovato testi di cui non sarei mai venuta a conoscenza solo grazie alle varie e-librerie libere. Libri che davvero sono scomparsi da memoria umana o quasi, irreperibili. Io non sono troppo ispirata dalle letture da libreria. Adoro andare a sfogliare i libri a casaccio, ma per lo piu’ non mi fido delle novita’. Preferisco i classici e trovo molta piu’ scelta sul web che non sugli scaffali.
        E poi, adesso come adesso, persino entrare in una libreria e’ complicato, con due piccole pesti sempre alle calcagna.

        Ps: hai letto Billy the kid: beyond the grave? W.C. Jameson.
        Parla di Billy the kid, della storia reale dietro la leggenda e anche della teoria secondo cui in verita’ Billy non sarebbe morto in eta’, come la leggenda vuole. E’ interessante perche’ il testo vuole essere uno spaccato di storia, non un encomio alla figura mitica.
        Ecco, questo non lo avrei mai trovato in cartaceo.

        • LiveALive
          14 agosto 2014 alle 16:30 Rispondi

          In verità non l’ho letto quel libro. Anche perché potrebbe venir fuori qualcosa di strano, una sorta di “testo storico paranormale” come quelli di Von Daniken. No, non ci sono gli alieni, Santa Polenta! Però magari un vampiro ce lo butto XD

          • Nani
            15 agosto 2014 alle 04:05

            Quel testo potrebbe servire per capire le dinamiche di una societa’ dell’america dell’800 di periferia, ed e’ anche piacevole. A me ha fatto impressione, ad esempio, sapere che mentre Oscar Wilde se ne andava a New York a dare lezioni di arredamento e buon gusto, nel Nuovo Messico e dintorni c’erano vaccari e cow boy che si facevano la guerra tra sparatorie e imboscate. Gia’ questa mi sembra quasi una realta’ parallela. :D
            Comunque no, dai, i vampiri no. Oddio, potrebbe essere interessante, perche’ poi e’ particolare come accostamento, ma forse io troverei un altro mostro. Ce ne sono tanti tra cui pescare. :)

  2. Francesca
    14 agosto 2014 alle 10:05 Rispondi

    Vivendo in una casa di accumulatori seriali (15 anni fa abbiamo dovuto traslocare perchè in casa non c’era più spazio per i libri) ho sviluppato tutt’altro atteggiamento :) purtroppo per me è difficile distinguere i libri che mi piacciono in mezzo a tutti i volumi di nulla assoluto che vengono stampati ed esposti nelle librerie. A volte ho tentato, e ho trovato un buon libro, molte altre volte ho rinunciato e mi sono rivolta ai classici che certo, “si trovano sempre”, ma purtroppo il tempo umano è limitato, e voglio usarlo al massimo. Ho deciso che mi comprerò un kobo, dopodichè, se un libro mi è piaciuto davvero tantissimo, comprerò la versione cartacea (perchè anche lo spazio, purtroppo, è limitato).

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 11:51 Rispondi

      Bello trascolare perché non c’è più posto per i libri :D

      Non amo leggere ebook, l’ho trovato scomodo e col kobo ho avuto parecchi problemi, tanto che non lo uso. A dire il vero l’ho usato per leggere qualche pagina e basta.

      • Francesca
        14 agosto 2014 alle 13:13 Rispondi

        Che genere di problemi? (meglio informarsi prima di acquistare :) )

        • Daniele Imperi
          14 agosto 2014 alle 14:43 Rispondi

          All’inizio andava in loop: lo attacco al computer, si aggiorna, mi dice di attendere, quindi si aggiorna di nuovo, all’infinito. L’assistenza me lo fa resettare.
          Poi, mesi fa, provo a leggerci un ebook e si impalla di continuo. Così resetto e perdo tutti gli ebook che c’erano, una ventina circa. Da quel giorno io con gli ereader ho chiuso.

          • Francesca
            15 agosto 2014 alle 01:58

            Oggesù o_o ma non si possono salvare gli ebook anche sul pc quando li scarichi?

          • Daniele Imperi
            16 agosto 2014 alle 11:43

            Credo di sì, ma comunque spesso ero costretto a scaricarli di nuovo da amazon, ché non li apriva

  3. Alessandro Cassano
    14 agosto 2014 alle 10:54 Rispondi

    Secondo te, chi compra libri usati (a volte mi capita gironzolando per i mercatini) fa un danno all’editoria?

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 11:53 Rispondi

      Perché dovresti fare un danno all’editoria? Se compri un’auto usata, danneggi il mercato automobilistico?

      Anche io ne compro, ma solo quelli che non si trovano più nuovi. Poi mi piacciono molto le edizioni del primo 900 o anche prima, se posso permettermele.

      • Alessandro Cassano
        14 agosto 2014 alle 11:58 Rispondi

        PS: ho ordinato “minuti scritti”, son curioso di leggerlo. Ne parleremo :)

        • Daniele Imperi
          14 agosto 2014 alle 12:08 Rispondi

          Ottimo, a me un esercizio ha tenuto bloccato per 3 settimane :D

    • Severance
      17 agosto 2014 alle 12:34 Rispondi

      Ne ho venduti per anni. All’editore non importa gran cosa dopo alcuni mesi di che fine facciano i testi fisici che stampa, potrebbero bruciare tutti (anzi, a volte lo desidera!), se deve monetizzare fa una riedizione. I libri usati sono comunque stati comprati da qualcuno, anche solo dai magazzini in stock, e il secondo o terzo acquirente in catena, se non ha preso il testo in uscita, non lo avrebbe comprato comunque. Se non appunto usato.

  4. LiveALive
    14 agosto 2014 alle 13:05 Rispondi

    Daniele, tu non hai idea. Io, di mio, non ho molti libri in casa, ma a preoccuparmi è il ritmo a cui aumentano. Tre anni fa praticamente non avevo libri miei. Due anni fa, quando mi sono trasferito, ne avrò avuti una cinquantina. Ora ne ho più di trecento, e ho iniziato a darmi una calmata perché lo spazio in camera è finito. Almeno un centinaio di questi sono in realtà raccolte con dentro 3, 4, fino a 10 romanzi. L’assurdo è che alcuni testi li ho presi più volte: ho 4 edizioni diverse dei promessi sposi, due della divina commedia, due del Decamerone, due opere complete di Foscolo.

    Ma perché accumulare libri? Esiste l’e-book, che non occupa spazio, e così ti porti via una libreria in pochi centimetri, no?
    Sì, ma dietro c’è una qualche psicologia malata XD neurologicamente, è vero che il cervello in una settimana si abitua alla lettura del libro digitale, ma è vero pure che il cervello non reagisce mai completamente nella stessa maniera. Per esempio, con l’e-book il cervello fa più fatica ad associare le informazioni allo spazio (avete presente quando ricordate “quella descrizione, a un quarto del libro, in basso a destra”?). Pure ho già detto che trovo intelligenti molte delle osservazioni di Mozzi, come il fatto che le informazioni del libro, al di là del suo decadimento fisico, sono sempre consultabili anche dopo 300 anni, ma tra 300 anni riusciremo ancora ad aprire un pdf? Anche questa nuova idea del libro venduto nelle sacche da spiaggia per proteggerlo dalla polvere: estrema manovra per non passare al digitale, o evidenziare un limite del digitale?

    Io di tutto questo non so, vi riporto solo le idee e le domande trovate in giro. Il punto della questione è un altro, e cioè che a volte nascono individui cui l’oggetto-libro o l’idea-libro finisce per vale quanto se non di più del contenuto stesso.
    Un libro può essere bello da vedere. Può essere emozionante anche solo pensare a ciò che c’è dentro, senza leggerlo. Oppure può piacere leggerlo a bocconi, solo per saggiare la prosa… Ma poi pare che il tempo per le letture intere manchi di continuo.
    Pure, la “fisicità” del testo comporta anche altre cose. Per esempio, con gli ordini online, l’arrivo del pacco, che davvero pare far regredire ai regali di natale: corri giù a ritirare il pacco, apri, ti prendi tutti gli attesissimo libri, leggi qualche passo qua e là, li metti sullo scaffale… E basta, chissà se li leggeremo.
    Ma anche andare in libreria, è come lo shopping terapeutico: l’idea di uscire e portare casa qualcosa di nuovo fa bene, e chissà perché. Io ora ho sei libri sulla scrivania:
    – underworld di delillo
    – il cardellino della tratt
    – pastorale americana di roth
    – oceano mare di baricco
    – il re pallido di wallace
    perché se ne stanno là? Perché nei giorni scorsi non ho resistito, e non so ancora dove metterli. (piuttosto, questa sera credo che inizierò il re pallido).

    il mio ritmo di lettura è strambo. Quando, due anni fa, scoprii le Cronache di Martin leggevo più di 300 pagine al giorno. E lo facevo lentamente, eh! Solo che leggevo dalla mattina alla sera. L’estate scorsa invece, per leggere Guerra e Pace, ci ho messo più di un mese per leggerlo. Ora invece sono tre mesi che studio senza riuscire a leggere nulla, mi manca proprio la voglia.
    Stavo pensando che ho bisogno di più disciplina, devo abituarmi a leggere e scrivere tutti i giorni.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 14:33 Rispondi

      Io preferisco i libri agli ebook.
      Il digitale ha comunque dei limiti: l’ereader funziona finché hai la tecnologia adatta a farlo funzionare. In mezzo a un deserto, con la batteria scarica, non leggi più nulla.

      • Nani
        14 agosto 2014 alle 16:30 Rispondi

        Alessio, hai ragione quando parli di fisicita’ del contenuto: cioe’, associ quel capitolo ad un tot di pagine lette e, se vuoi tornarci sopra, basta voltare quel malloppetto di pagine. In un certo senso la reperibilita’ e’ piu’ semplice, anche se poi su un e-reader hai la possibilita’ di cercare le parole chiave. Puoi sottolineare i passaggi e bookmarcarli e da li’ ti basta davvero un tocco per ritrovarli. Bisogna solo abituarsi al mezzo e cercare di sfruttarlo al meglio.

        Daniele, ammappa che sfortuna col Kobo! Perche’ non glielo hai rimandato indietro?

        • Daniele Imperi
          14 agosto 2014 alle 16:47 Rispondi

          Perché ormai era passato del tempo. Ho buttato 140 euro.

        • LiveALive
          14 agosto 2014 alle 18:30 Rispondi

          Ma infatti l’e-book è logicamente superiore al cartaceo sotto molti punti di vista: non occupa spazio fisico, non tagli alberi, puoi cercare parole chiave, puoi usare subito il dizionario, alcuni e-reader permettono anche di disegnare appunti e mettere un sottofondo musicale. …però capisco anche che noi umani non siamo sempre logici. In fondo noi siamo esseri fisici: non so quanti possono dire con sincerità “tra digitale e cartaceo, a parità di prezzo, preferisco il digitale”.

          • Daniele Imperi
            14 agosto 2014 alle 19:06

            Io continuo a non vedere alcuna superiotà dell’ebook rispetto al cartaceo. Il libro puoi leggerlo come vuoi e quando vuoi, un ebook no. E i vari ereader non leggono tutti i formati.
            Cartaceo e digitale non posso avere parità di prezzo.

  5. Moonshade
    14 agosto 2014 alle 13:32 Rispondi

    Io accumulo molto più nel kindle perchè … non li vedo impilati sul mobile, quindi mi dimentico che li ho e ne scarico di altri, soprattutto inglesi. Sulle bancarelle prendo quelli che sono vecchiotti al punto che le case editrici non li ristamperanno o tolgono dal mercato perchè sta arrivando il film, e a Milano vado spesso nella libreria di via Dante perchè ha sempre libri strani che possono forse essere utili (le armi da fuoco a retrocarica, costumi…) piuttosto scontati. Compero senza pensarci molto i saggi di storia o scienze perchè mi attira la teoria presentata, per i romanzi è un periodo che proorio sono diffidente… ma preferisco comprare compulsivamente libri che scarpe o abiti.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 14:38 Rispondi

      Le bancarelle bisognerebbe frequentarle spesso, ché hanno libri interessanti, molti per la documentazione, come hai detto.

  6. Grazia Gironella
    14 agosto 2014 alle 13:57 Rispondi

    Mi ritroverei in tutto, a parte i libri doppi, se non fosse che ho deciso anni fa di combattere l’ingordigia. Stavano accumulandosi troppi “leggerò” sui miei scaffali; mi sembrava assurdo assecondare un istinto che purtroppo non moltiplicava il tempo a disposizione per la lettura. Così sono guarita. Quasi.
    (Questa settimana parliamo tutti di libri e lettura. Sarà una congiunzione astrale? ;))

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 14:39 Rispondi

      Alla fine io non spendo per altre cose, quindi almeno per i libri voglio continuare con questo vizio.
      D’estate si dovrebbe leggere di più, dicono :)

  7. micaela
    14 agosto 2014 alle 14:12 Rispondi

    Vero, anche io e mia sorella abbiamo lo stesso problema. Se passiamo davanti ad una libreria non usciamo senza. Soprattutto da quando la nostra amica nonché vicina di casa lavora per una grossa catena che ci racconta per filo e per segno i nuovi arrivi …difficile poi non passare da lei.
    Pure io guardo le novità su internet ,ma non né ho mai comprati. Quando passo in libreria, se ho il portafoglio limitato, mi accontento di scattare qualche foto con il cellulare; e passarli a prendere qualche giorno dopo. Cosi, nel dubbio, visto che mi piacciono e compro al 99% solo gialli e noir , ho tempo di controllare anche i titoli sullo scaffale.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 14:41 Rispondi

      Io li prendo solo online da anni, come minimo ho il 15% di sconto. Raramente in libreria.

  8. Tenar
    14 agosto 2014 alle 14:54 Rispondi

    Andare in libreria è tra le cose che mi gratifica di più in assoluto. Gironzolare tra gli scaffali, leggere le quarte di copertina, osservare le nuove edizioni di libri che ho già. Ho smesso di sentirmi in colpa per l’acquisto di libri. Adesso ho anche il kindle, su cui cerco di mettere solo e-book che di sicuro leggerò. Sul cartaceo mi faccio meno problemi, al peggio contribuisco al salvataggio di una libreria. Ho notato inoltre che i romanzi o li leggo subito o tendo a non leggerli mai, mentre la saggistica può rivelarsi interessante anche a mesi o anni dall’acquisto, quindi, se voglio comprare un libro per il puro gusto di comprarlo vado sui saggi. Poi ogni 4/5 anni faccio dei gran pacchi dono per la biblioteca con i libri che penso di non voler rileggere, cosicché possano incontrare nuovi lettori.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 15:01 Rispondi

      Io ci andrei più spesso, ma le grandi librerie che ho vicino casa mettono una musica di sottofondo deprimente, quindi sto 5 minuti e scappo via…

      Cioè dai via i libri? No, non lo farei mai.

      • Tenar
        14 agosto 2014 alle 18:08 Rispondi

        Se io non ero il loro lettore ideale, perché impedire che qualcun altro lo possa essere? Regalandoli alla biblioteca so che saranno trattati bene…

        • Daniele Imperi
          14 agosto 2014 alle 18:28 Rispondi

          Ma parli di libri non finiti, che quindi non leggerai? Allora ok.

  9. Michè Michè
    14 agosto 2014 alle 15:09 Rispondi

    Ciao Daniele. : )
    Anch’io avevo preso questa brutta(?) piega. Però poi ci ho pensato su. E cos’ho deciso di fare? Prima di comprare altri libri avrei dovuto creare una mappa mentale di ognuno.
    E così ho preso tre piccioni con una fava:
    1. Quel che leggo, lo assimila meglio.
    2. Risparmio, perché nel frattempo i prezzi dei libri scendono.
    Se poi vengono ritirati dal mercato, pazienza. Qualcuno li rimetterà in vendita usati. xD
    3. Con quel che risparmio compro altri testi. E’ come se quest’ultimi me li facessi offrire gratis dalle librerie online.

    Finito. xD

    • Michè Michè
      14 agosto 2014 alle 15:10 Rispondi

      assimilo*

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 15:27 Rispondi

      Ciao Michè :)
      Perché assimili meglio quello che leggi?
      I prezzi dei libri, poi, aumentano, non diminuiscono… a meno che non intendi le versioni economiche.

      • Michè Michè
        14 agosto 2014 alle 20:02 Rispondi

        Lo assimilo meglio perché mi do il tempo di leggere lo stesso libro duetre volte di seguito. E in aggiunta lo “trasformo” in una mappa mentale. Se non facessi così comprerei decine di libri al mese. Ora invece solo due. xD

        Non so se posso fare nomi, ma occasionalmente alcuni siti fanno sconti dal 15% al 30%. E a meno che non ci sia l’inghippo, trovo che pazientare un po’ valga la pena.

        Uhmmm…non ho mai fatto caso se i libri che compro sono versioni economiche. Posso solo dire che la maggior parte sono in formato brossura. xD

        • Daniele Imperi
          14 agosto 2014 alle 20:48 Rispondi

          2-3 volte di seguito? Non ci riuscirei, così finisce che leggi solo pochi libri.

          Puoi fare nomi, certo. Il 15% lo fanno un po’ tutti, il 30 chi?

          • Nani
            15 agosto 2014 alle 04:12

            Ma lo scopo non e’ leggere a piu’ non posso, almeno non per come la vedo io. Lo scopo e’ divertirsi. Spesso una seconda rilettura e’ piu’ appagante della prima.

            Miche’, mi hai fatto incuriosire: cosa intendi per “mappa mentale”?

  10. Leo
    14 agosto 2014 alle 15:29 Rispondi

    Hai dimenticato la cosa più importante:
    Al momento della citofonata le parole della moglie “giuro che se è un altro libro te li butto tutti dalla finestra” :–)

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 15:42 Rispondi

      Ciao Leo, benvenuto nel blog.
      Per fortuna non sono sposato :)

      • Leo
        18 agosto 2014 alle 20:04 Rispondi

        Grazie a te per l’ospitalità..e complimenti per il BLOG!!

  11. Claudia
    14 agosto 2014 alle 16:06 Rispondi

    Ehi salve, son tornata!
    Cosa mi sono persa?
    Un bel po’ direi. Dovrò fare gli straordinari :)

    Per quanto riguarda l’accumulo compulsivo di libri sono un caso clinico. Quando entro nella piccola libreria della mia città il proprietario (da non credersi, somiglia a un gufo delle nevi) sogghigna appena mi vede varcare la soglia. Lui sa che per la prossima ora rovisterò nel suo negozio alla ricerca dell’ennesimo libro da portare a casa, a lavoro, in macchina, in fila allo sportello della posta.
    Non amo neanche io gli ereader, non c’è niente di più gratificante del peso di un buon libro tra le mani. Niente di più rilassante di quel lento sfogliare pagina dopo pagina fino all’ultima. E poi si ricomincia. ;)

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 16:41 Rispondi

      Ben tornata, Claudia :)

      Hai perso un po’ di cose e a settembre ci saranno altre novità.

      Io ho trovato anche scomodo cercare i vari ebook nel kobo e non mi sono proprio trovato a leggerci. Non mi sembrava la stessa cosa che leggere un libro.

  12. LiveALive
    15 agosto 2014 alle 09:43 Rispondi

    Nani
    Quel testo potrebbe servire per capire le dinamiche di una societa’ dell’america dell’800 di periferia, ed e’ anche piacevole. A me ha fatto impressione, ad esempio, sapere che mentre Oscar Wilde se ne andava a New York a dare lezioni di arredamento e buon gusto, nel Nuovo Messico e dintorni c’erano vaccari e cow boy che si facevano la guerra tra sparatorie e imboscate. Gia’ questa mi sembra quasi una realta’ parallela.
    Comunque no, dai, i vampiri no. Oddio, potrebbe essere interessante, perche’ poi e’ particolare come accostamento, ma forse io troverei un altro mostro. Ce ne sono tanti tra cui pescare.

    Già, il vampiro ormai è bistrattato e deriso XD Ma prendi il vampiro di Nosferatu: quello lì sì che è un vampiro vero, uno di quelli che fa ancora tremare… E poi, che filmone!
    Ma in verità l’idea di fondere vampiri e western non é mia: sto palesemente plagiando un videogioco che nessuno conosce, “boktai”, il quale però presentava dei vampiri piuttosto originali. Per farti capire, il protagonista usava una pistola che sparava direttamente l’energia presa dal sole: quale modo migliore per uccidere un vampiro? Nel secondo gioco, che è molto più western, però appaiono anche dei vampiri “ibridi” che sono molto meno danneggiati dal sole, e tra questi c’è anche il padre del protagonista che é praticamente una copia del wrestler Undertwker: uno zombie-cowboy che nonostante la sua natura di vampiro può usare le pistole solari senza essere danneggiato. Nel quarto gioco invece tornano sull’horror standard, ma non usano mai i vampiri classici (tra l’altro: i protagonisti hanno tutti nomi di protagonisti di film western, i vampiri tutti nomi di scrittori horror). L’idea è che esista una razza aliena chiama “immortali” che ha fornito i vampiri la tecnologia necessaria per cambiare il clima: oltre a poter cambiare a piacere temperatura e condizioni climatiche, hanno oscurato il sole e l’hanno sostituito con uno “fasullo” che non li danneggia. In questo modo i vampiri hanno creato una loro città, dove deportano (letteralmente, con il treno nazista) degli umani per fare scorte di cibo. Alla fine però si scopre che i vampiri erano in verità pedine in mano agli immortali…

    Tutto questo per dire che anche se uno ci butta dentro i vampiri basta poco per raggiungere un minimo di originalità.

    • LiveALive
      15 agosto 2014 alle 09:47 Rispondi

      Comunque una storia di questo tipo, se la scriverò, lo farò tra molto tempo, quando avrò a che qualche idea originale di mio. Ora come ora sto invece pensando a un testo dedicato alla figura dell’editor…

      • Nani
        15 agosto 2014 alle 11:15 Rispondi

        Alessio, ma che fai, copi le idee dei videogiochi??? :D
        Nonono, adesso mettiti seriamente sotto e pensa a qualcosa di sensato. Editor come soggetto? Amplia l’argomento. E poi, se proprio hai bisogno di spunti per fare esercizio, te ne regalo io un paio. Ma niente vampiri e pistole solari. : D

        • LiveALive
          15 agosto 2014 alle 11:22 Rispondi

          No, le pistole solari non le avrei messe comunque perché io voglio rispettare il tempo reale XD però non come hanno fatto con cowboys&aliens, che per me è una porcata (anche se i teorici del paleocontatto credono sia cosa reale…).

          L’esercizio è continuo, non è che esistono lavori di esercizio o fuori esercizio, esistono solo lavori in cui mi impegno di più e altri meno.

          La storia dell’editor però non è, come la immagino ora, un testo narrativo: meglio, ci sarebbe una parte con la storia di una clinica per scrittori compulsivi, e un’altra che invece narra di un aspirante scrittore tramite stralci dei suoi testi, lettere, e note dell’editor. In altre parole abbiamo da una parte uno scrittore professionista che vuole fare di tutto per smettere di scrivere (ma non ci riesce, e per questo pur di scrivere qualcosa fa editing, come il fumatore che si prende le gomme), dall’altra un aspirante che potrebbe salvarsi e invece vuole diventare professionista. All’inizio le note dell’editor sono sensate, ma più si va avanti, più perde la ragione, e le note si fanno sempre più assurde, anche se, a leggerle bene, si nota una “filosofia della scrittura”.

        • LiveALive
          15 agosto 2014 alle 11:25 Rispondi

          Ma guarda che ci sono videogiochi con trame eccezionali. Le idee che ci sono in Xenoblade molti scrittori se le possono sognare, e The Last Story può essere preso come eccellente esempio di equilibrio tra elementi classici (oserei dire banali) e innovativi.
          Anche se a dire il vero è da un po’ che non ho più il tempo per i videogiochi, sono due anni che non ne tocco più… Mi spiace perché devo recuperare gli ultimi due Professor Layton, e anche l’ultimo Ace Attorney. XD

          • Nani
            16 agosto 2014 alle 15:26

            Lo so, lo so, non metto in dubbio. I videogiochi sono cose serie. Ma le pistole solari contro i vampiri… e’ dura da mandare giu’! :DDD
            Per le storie d’esercizio, certo che devi impegnarti in tutte le storie come se le dovessi pubblicare. Altrimenti, che esercizio sarebbe? :D
            No, a parte gli scherzi, non hai una storia che ti appassiona di piu’, su cui punti molto, mentre le altre le vedi come bei testi che potrebbero interessare, ma non come IL testo?
            .

    • Severance
      17 agosto 2014 alle 12:44 Rispondi

      Come “nessuno conosce”? Ehi, dai videogiochi si traggono un gran numero di ottimi spunti. Basta distaccarsi un passo dalle meccaniche pratiche e cercare la filosofia alla base. In Boktai mi piaceva molto l’idea di doversi trascinare dietro la bara del vampiro e se non ci stavi attento la vedevi zompettare indietro, per tornare al rifugio. O anche la meccanica stealth, o ancora la differenza di eventi fra giorno e notte. Buoni spunti, ma andare a includere le meccaniche arcade rischia di dare al tutto un senso un po’ “campy”.

      • LiveALive
        17 agosto 2014 alle 14:20 Rispondi

        Vuoi dire che conosci Boktai? O_O Incredibile, non avevo mai trovato nessuno che ci avesse giocato! XD
        Oltre alla mitologia nordica, alcune delle idee incluse nel gioco vengono da film western. Per esempio, nel film “Django” il protagonista si trascina dietro la bara della moglie, cercando vendetta.
        La ricerca dell’originalità si vede anche nel fatto che il “Count” è l’unico vampiro tradizionale: Hel e Sabata forse non saranno originalissimi, ma funzionano e non sono così scontati. Anche nell’episodio “Lunar Knights” per DS ci allontaniamo dal vampiro classico: il primo è un vampiro/centauro armato di balestra incendiaria, Edgar e Virginia (che guarda caso sono chiamati “i Poe”) usano armature da combattimento, Stoker (citazione anche qui) è un vampiro che guida un granchi meccanico, Dumas (perché anche Dumas ha scritto “la vampirizzata”) addirittura si fonde con il gatto Parrault!
        Per la meccanica, stealth, beh, è Kojima, considera che nel secondo episodio appare Solid Snake (un anonimo “???” che si perde in un dungeon privo di memoria; una volta tornato alla città di San Miguel apre un negozio dove vende scatole).
        Comunque, appunto, citavo i videogiochi come “spunto”: al di là delle meccaniche, ci sono un sacco di idee che possono ispirare. Non è diverso dal cercare l’ispirazione guardando i quadri, come faccio di solito, o ascoltando della musica d’atmosfera.

        • Nani
          18 agosto 2014 alle 04:08 Rispondi

          Ma Poe non ha scritto di vampiri! O mi perdo qualcosa? Sarebbe cosi’ poco da lui…

          • LiveALive
            18 agosto 2014 alle 08:57

            Perché così poco? All’epoca era tutt’altro che banale XD Carmilla di Sheridan rimane un grandissimo testo, per dire, e poi c’è il Vampiro di Polidori, che per un errore fu considerato il miglior lavoro di… Byron! Uno dei primi e più grandi capolavori del cinema è proprio un film,sui vampiri, Nosferatu. Guardalo, perché è uno dei pochissimi film davvero antichi che continuano ad emozionare.

            Ora, Edgar Allan Poe. No, non ha scritto storie di vampiri “tradizionali”, ma esiste una sua raccolta chiamata “dead bridea: vampire tales” dove compaiono creature simili. A tal proposito leggi Berenice, Ligeia, il Ritratto Ovale, la Caduta della Casa Husher.

          • Daniele Imperi
            18 agosto 2014 alle 17:47

            Non ha scritto di vampiri.

  13. Nicoletta
    15 agosto 2014 alle 12:40 Rispondi

    Ho iniziato a leggere moltissimo da bambina. Per noia nelle lunghe estati di vacanza. La biblioteca di famiglia – i libri medusa – era scarsa e solo di classici. Così sono stata “costretta” a leggere “Guerra e pace” a 8 anni. E l’ho riletta almeno tre volte. Rosicchiavo spiccioli a destra e manca per comprare i libri che rimanevano in giacenza nelle edicole. Ho comprato così tutto Pavese prima di andare alle medie. Mi appagavo di quella lettura in modo entusiasta. Non mi faceva mai sentire sola. Anche se le mie estati erano molto solitarie. Non dicevo ai miei amici che avevo passato l’estate a leggere rannicchiata sul susino dell’orto. Pensavo che avrei fatto la figura della sfigata. Forse lo ero anche un po’. Quel gusto e quella passione mi accompagnano ancora. Non esco mai di casa senza un libro, anche se so che difficilmente avrò tempo per leggerlo. Non importa. L’importante è averlo con me. Naturalmente ho il kindle e ringrazio chi l’ha inventato perché così posso portare con me molti più libri. Ma devo averne almeno uno cartaceo. Per l’odore e per maltrattarlo. Più li ho amati e più sono sporchi, pieni di note, con la copertina rovinata. Vissuti come me. Che a volte sono spettinata e con la copertina rovinata.
    Da un po’ di tempo però, troppo spesso, ho una strana delusione. Non trovo più entusiasmo per quello che leggo. Non ha il sapore dei libri dell’infanzia. È allora che sono costretta a comprare subito uno nuovo. Per ritrovare quel sapore. Come la frutta che mangiavo sull’albero. Le susine non hanno più il sapore di una volta.
    È voi dove leggevate da bambini?

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2014 alle 11:49 Rispondi

      Io leggevo poco e solo Topolino :)
      E leggevo in casa

      • nicoletta
        16 agosto 2014 alle 11:51 Rispondi

        Dimostrazione che iniziare presto a leggere i classici non serve! :-))

        • Daniele Imperi
          16 agosto 2014 alle 12:02 Rispondi

          Eppure avrei voluto leggerli o comunque essere spinto a farlo

          • nicoletta
            16 agosto 2014 alle 12:05

            Io non ero spinta a farlo. Ho spinto mio figlio e non sono sicura che me en sia grato. Credo che abbia ragione Pennac. Ai bambini i libri vanno letti, anche i classici. Non vanno relegati al mondo adulto. I bambini capiscono i classici molto meglio degli adulti. Tolstoji era un mio “amico” e gli parlavo un sacco quando stavo sull’albero. Anzi ero convinta che lui apprezzasse moltissimo quel luogo di lettura! (Forse ero proprio “sfigata”!)

          • Nicoletta
            16 agosto 2014 alle 12:17

            P.S. mi sono informata: ne é grato

    • Nani
      16 agosto 2014 alle 15:08 Rispondi

      Nemmeno io leggevo molto. Pochi libri regalati da cugini maggiori. Ho iniziato a fare sul serio alle superiori con D’Annunzio e Dostoevskij e ancora ricordo le sensazioni che mi ispirarono entrambi. E devo ringraziare la biblioteca deserta (uno sgabuzzino o poco piu’) della mia scuola. Poi la passione e’ davvero decollata a 19 anni, quando facevo da babysitter in una casa che aveva un’unica libreria piccina piccio’ comprata in blocco con tutti i libri dentro. I classici di tutti i tempi. Iniziai con Christine, la macchina infernale di Stephen King, fino al signore delle mosche, Durrenmatt, Conrad e compagnia bella. :)
      Ecco, diciamo che il mio luogo di lettura era accanto ad una culla.

      • Nicoletta
        16 agosto 2014 alle 16:54 Rispondi

        Non riesco a pensare ad un luogo migliore…e il pargolo, che tu sappia, legge?

        • Nani
          17 agosto 2014 alle 04:11 Rispondi

          Di quella pargola in particolare, ho perso le tracce. Ma non era una famiglia molto ispirata dalla lettura. Credo di essere stata la prima a leggere molti dei volumi di quella libreria.
          Posso dirti che le mie adorano la lettura. Fin troppo! La piccola mi frega il Kindle dalle mani, lo apre e fa finta di leggere. Naturalmente facendo disastri, perdendomi il segno, ritrasformandomi i caratteri e, naturalmente, comprando libri indesiderati. :D
          La grande immagina anche lei di leggere ad un pubblico (come fa la maestra all’asilo), solo che poi mi chiede: mamma, che cosa ho letto? (i testi che la maestra legge sono in inglese, lingua che lei inizia solo adesso a masticare. Quindi, per la maggior parte delle volte, produce parole simil-inglesi e poi chiede a me il significato :D). E poi, naturalmente, la biblioteca e’ uno dei nostri luoghi di culto.
          Nutro buone speranze per il futuro delle mie giovani lettrici. Ma di certo non imporro’ mai la lettura a nessuna delle due. Perche’, secondo me, deve essere prima di tutto un divertimento. E un divertimento non puo’ essere imposto.

  14. Silvio Pezza
    15 agosto 2014 alle 17:12 Rispondi

    Dico anch’io la mia per spezzare una lancia a favore dell’E-book.
    Ho comprato da poco un Kindle versione base da 60 Euro. A prescindere dal lato estetico o romantico, profumo della carta, tatto ecc. trovo che i vantaggi siano infiniti come già detto nei vari post. Nel mio caso il più importante, riguarda la quantità di pagine che riesco a leggere in un’ora. Penso dipenda dal fatto che la visuale risulta concentrata su uno spazio molto più piccolo di quello di una pagina cartacea, i caratteri possono essere dimensionati a proprio gusto e questo favorisce la concentrazione e quindi la quantità di pagine lette. Non serve per stabilire dei primati tipo ” Guerra e Pace ” in 7 ore ,venti minuti e quaranta secondi, ma , sempre nel mio caso, ad entrare più a fondo nella narrazione. Mi piacerebbe sentire se qualcuno ha potuto apprezzare allo stesso modo questa caratteristica.

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2014 alle 11:51 Rispondi

      Ho letto poche pagine col kobo e non ho visto differenze di concentrazione

      • Claudia
        16 agosto 2014 alle 16:31 Rispondi

        Nemmeno io, ma ho dovuto ingrandire i caratteri perché dopo qualche pagina avevo fastidio agli occhi. Questo non mi succede con il cartaceo.

    • Nani
      16 agosto 2014 alle 15:10 Rispondi

      Anche a me piace il fatto che il carattere me lo scelgo io. Come anche la dimensione del carattere. Ma per la velocita’ o la concentrazione, non ci ho fatto caso, a dire la verita’.

    • Nicoletta
      16 agosto 2014 alle 16:56 Rispondi

      Le ricerche dicono che la lettura in uno spazio più definito aiutano le persone che hanno problemi di concentrazione o di dislessia… Quindi la tua impressione va in quella direzione…

      • Daniele Imperi
        17 agosto 2014 alle 12:11 Rispondi

        Io non riesco mai a concentrami a fare qualcosa… Mi distraggo sempre in qualsiasi cosa faccia.

    • Severance
      17 agosto 2014 alle 12:55 Rispondi

      Non trovo difficile la lettura del testo, anche se nel mio caso rallenta e non di poco… trovo difficile maneggiare lo strumento e stare dietro alle mille attenzioni che si devono avere. Se mi casca un libro fa plac. Mi è cascato il kindle e ha fatto crak. Perdi un libro e magari ti incupisci. Perdi il kindle e hai smarrito una libreria. Si riga lo schermo? Addio. Ehi, e dov’è il cavo usb?!?! Credo che vada considerato come uno strumento funzionale, non come sostituto. Ottimo in viaggio, in aereo soprattutto. Più che agli e-readers, il mercato ora si rivolge a tablet e smartphone, che comunque hai o dovresti avere con te e che possono diventare anche strumenti di lettura alternativa. Là non trovo problemi di sorta “aggiuntivi” (perdo lo smartphone è un disastro a prescindere da quanti ebook contiene).

  15. franco zoccheddu
    15 agosto 2014 alle 19:18 Rispondi

    Una possibile risposta: perchè puoi farlo.

  16. LiveALive
    16 agosto 2014 alle 16:55 Rispondi

    Nani
    Lo so, lo so, non metto in dubbio. I videogiochi sono cose serie. Ma le pistole solari contro i vampiri… e’ dura da mandare giu’! :DDD
    Per le storie d’esercizio, certo che devi impegnarti in tutte le storie come se le dovessi pubblicare. Altrimenti, che esercizio sarebbe?
    No, a parte gli scherzi, non hai una storia che ti appassiona di piu’, su cui punti molto, mentre le altre le vedi come bei testi che potrebbero interessare, ma non come IL testo?
    .

    Ma no, è che io spiego male le cose, ma nel gioco la pistola solare era una idea tosta XD ricordo che la cartuccia aveva un sensore solare incorporato, così per ricaricare dovevi andare fisicamente a giocare sotto il sole. Ma vabbeh, cioè, ormai paletti di frassino e pallottole di argento hanno fatto il loro tempo.

    In realtà non vorrei neanche pubblicare perché non vorrei espormi troppo, mi vergogno XD ma no, non ho in mente “IL” testo, qualcosa che credo possa fare molto rumore. Ma comunque, dicevi che potevi darmi qualche spunto… Sentiamo se c’è qualcosa che mi ispira.

  17. LiveALive
    16 agosto 2014 alle 17:07 Rispondi

    nicoletta
    Io non ero spinta a farlo. Ho spinto mio figlio e non sono sicura che me en sia grato. Credo che abbia ragione Pennac. Ai bambini i libri vanno letti, anche i classici. Non vanno relegati al mondo adulto. I bambini capiscono i classici molto meglio degli adulti. Tolstoji era un mio “amico” e gli parlavo un sacco quando stavo sull’albero. Anzi ero convinta che lui apprezzasse moltissimo quel luogo di lettura! (Forse ero proprio “sfigata”!)

    Sì, ne era grato XD a Jasnaja Poljana ha piantato un frutteto (mele) che esiste ancora, e in particolare un albero arrivava con la chioma nella posizione che occupava la stanza in cui è nato (era nato al secondo piano, nella casa ora distrutta, per questo è possibile indicare la stanza con la chioma). Era sempre stato legato alla natura, e ora è seppellito lì, sotto un tumulo erboso senza lapide. Se non ricordo male sotto la sua bara dovrebbe ancora esserci il “bastoncino verde” seppellito dal fratello. Era un bastoncino che aveva seppellito da bambino, incidendoci una formula che avrebbe dovuto rendere portatore di pace chi l’avesse trovato.

    Comunque, io ho iniziato a leggere molto tardi, praticamente a 18 anni XD da bambino non leggevo nulla, neppure topolino. Colpa della scuola. Il primo testo che ho letto, il Montecristo, l’ho letto tutto su una poltrona del soggiorno, di spalle a una grande finestra. A volte leggevo anche in taverna, perché era un luogo pieno di oggetti bizzarri: un armatura, pistole antiche, oggetti tribali, tavoli di legno grezzo, una zona bar, caminetto… Un luogo che mi faceva sentire più intelligente, chissà perché XD Ero affezionato a quel posto, ma ora ho cambiato casa. Ora leggo per lo più a letto, in camera mia, quando mi va in terrazzo, ma no, niente alberi. Ma ti arrampicavi proprio?

  18. Nicoletta
    16 agosto 2014 alle 17:41 Rispondi

    Si mi arrampicavo e leggevo e mangiavo frutta tutta l’estate. A dire il vero la stagione iniziava con il ciliegio, poi il susino (dove ho letto guerra e pace) e finivo con il melo. Poi tornavo a scuola.
    Ancora oggi detesto leggere alla scrivania . Leggo dovunque, preferibilmente all’aperto. E adoro sapere dove leggono gli altri. Quando vedo una grande libreria in una casa prima chiedo dove leggono e poi guardo cosa leggono. Mi sembra di capire meglio le persone. Ti immagino in taverna – o accanto ad una culla – e la fantasia costruisce una storia…

    • Nani
      17 agosto 2014 alle 04:19 Rispondi

      Ora vi sto invidiando: letture tra ciliegi, tra armature e caminetti… e’ vero, gia’ il luogo fa sognare storie fantastiche.

  19. Salomon Xeno
    16 agosto 2014 alle 22:44 Rispondi

    Te lo dico da compratore compulsivo (anche se in certi periodi cerco di controllarmi): alcuni libri o li prendi subito, o spariscono. Purtroppo è vero, il ricambio è velocissimo sui titoli nuovi, soprattutto se non vendono molto. Almeno un paio di volte ho “perso di vista” un titolo ed è sparito! Vero che si può rintracciare su internet, ma non è la stessa cosa.

  20. Nani
    17 agosto 2014 alle 04:44 Rispondi

    LiveALive
    Se non ricordo male sotto la sua bara dovrebbe ancora esserci il “bastoncino verde” seppellito dal fratello. Era un bastoncino che aveva seppellito da bambino, incidendoci una formula che avrebbe dovuto rendere portatore di pace chi l’avesse trovato.

    Ecco, gia’ questo spunto. Io ci farei le piroette intorno a un Tolstoj seppellito sotto un bastoncino verde con delle scritte “magiche”.

    Lo sai, ho letto di recente l’Ariosto. Ci sono le storie di Olimpia o di Isabella che sono eccezionali (Olimpia occupa tutto il canto nono e anche oltre, ma io mi concentrerei solo sul nono). Ecco, io lo riadatterei in prosa, togliendoci e mettendoci del mio. Di per se’, la storia e’ simpatica: lei ama un tizio che il padre ha ospitato nel suo castello per un po’. Poi questo parte per la guerra. Lei si promette a lui. Intanto il padre la promette al figlio del re vicino. Ma lei spiega al padre che non puo’ sposarsi ad altri che al suo amato. Il padre comprende e disdice i patti col re vicino. Questo si incavola un pochino, piu’ che altro perche’ gli fa gola l’unione con un regno potente e ricco, e ammazza fratelli e padre della giovane con un anacronistico ed invincibile archibugio. Poi l’innamorato ritorna, muove guerra al cattivo re, ma naturalmente quel tonto si fa catturare e il re nemico minaccia di ucciderlo se la principessa non sposa il figlio. Lei cerca in tutti i modi di liberarlo, vendendo tutte le sue ricchezze per corrompere tutto e tutti, ma alla fine si sposa col figlio del re cattivo. Ma, grazie a due fidati fratelli suoi servitori, la notte delle nozze, invece di consumare, uccide lo sposo e scappa. E naturalmente a questo punto il cattivo re e’ incavolato a morte e minaccia omicidi e stragi. Lei e’ sul punto di consegnarsi a lui, a patto che liberi il suo amato. E a questo punto arriva Orlando e salva tutti quelli che bisogna salvare sfidando la terribile arma che poi gettera’ nelle profondita’ marine. L’arma era opera di un mago potente, tanto per farlo sapere. Sara’ ritrovata in secoli successivi e sara’ riprodotta e usata come arma di sterminio di massa, tra sospiri e lamenti di Ariosto che depreca la fine dell’eta’ cavalleresca delle spade e delle lance.

    Con un po’ di abilita’, facendosi anche guidare dall’entusiasmo e dal pathos che ci mette Ariosto, questa diventa una bella storia fantasy o anche storica, a seconda dei gusti.

    • Nani
      17 agosto 2014 alle 04:44 Rispondi

      Cavolo, mi ha citato tutto!
      Perdona la goffagine. :)

  21. Nani
    19 agosto 2014 alle 03:43 Rispondi

    LiveALive
    Perché così poco? All’epoca era tutt’altro che banale XD Carmilla di Sheridan rimane un grandissimo testo, per dire, e poi c’è il Vampiro di Polidori, che per un errore fu considerato il miglior lavoro di… Byron! Uno dei primi e più grandi capolavori del cinema è proprio un film,sui vampiri, Nosferatu. Guardalo, perché è uno dei pochissimi film davvero antichi che continuano ad emozionare.
    Ora, Edgar Allan Poe. No, non ha scritto storie di vampiri “tradizionali”, ma esiste una sua raccolta chiamata “dead bridea: vampire tales” dove compaiono creature simili. A tal proposito leggi Berenice, Ligeia, il Ritratto Ovale, la Caduta della Casa Husher.

    Ehm… gia’ fatto.
    Conosco abbastanza bene la genesi del vampiro. Ci ho studiato un po’ sopra qualche post fa, nel mio blog. Per questo dico che Poe non e’ proprio personaggio da vampiri. E se la raccolta si chiama Dead Bride: vampire tales, l’hanno chiamata cosi’ solo per vendere, perche’ tutt’al piu’ c’e’ lo spauracchio del fantasma nelle sue storie di spose (e anche questo potrebbe essere analizzato in chiave visionaria o psicoanalitica).

    • LiveALive
      19 agosto 2014 alle 08:55 Rispondi

      In verità io quella raccolta non l’ho letta (ma quei racconti devo averceli da qualche parte,visto che dovrei avere la raccolta completa). Credo però che abbiano giocati sulla definizione di vampiro. Vampiro dovrebbe essere tutto ciò che “succhia” vita dagli uomini: non importa se succhia sangue o energia, se sia non-morto o morto vivente, se sia conte o operaio… C’è qualcosa del genere in Poe?

  22. Nani
    19 agosto 2014 alle 17:12 Rispondi

    No, in Poe non c’e’ nulla che succhia energia a qualcun altro. Poe usa rarammente persino il sovrannaturale. Intendo dire che lui viaggia sempre sul filo del plausibile. Prendi La Caduta della Casa Husher. Se te lo leggi (tanto e’ una mezz’oretta, massimo 40 min) ti accorgi che tutti gli elementi che ci mette possono avere una spiegazione sovrannaturale, ma anche una spiegazione pienamente razionale e logica. E questo succede per il ritratto ovale, e per tutti gli altri racconti che sembrano accostarsi all’horror. O quasi per tutti. Spiegare esattamente quale sia la poetica di Poe non ce la faccio qui, su due post. L’ho gia’ fatto da me, sul blog, qualche tempo fa; se ti va di darci un’occhiata, la’ racconto in diverse battute le mie impressioni su Poe. O se non ti va e preferisci leggerti un suo racconto che simboleggia il suo stile horror, leggi il ritratto ovale o la caduta della casa Husher facendo attenzione al doppio piano: quello che ti trasporta sull’orlo del sovrannaturale e quello che ti riporta sul piano del possibile.

    • LiveALive
      19 agosto 2014 alle 17:38 Rispondi

      Lo conosco poe, in verità l’ho letto quasi tutto. La casa husher è il racconto che mi ha fatto stimare poe, perché riusciva a creare atmosfera tramite termini astratti, usandoli come “insiemi” di informazioni (i termini concreti in genere hanno una sola affrodance dominante), cosa per niente facile. Ma è passato così tanto tempo che escluso lo stile non ricordo altro.
      Più che Poe, però, ho sempre pensato che la fusione tra inspiegato e razionale si trovi in Lovecraft, che sfrutta anche le conoscenze scientifiche. Molti ne odiano lo stile, ma in verità nulla meglio di quello stile esprime ciò: da un lato i termini arcaici, astratti e poetici, a trasmettere inconoscibile, il sovrannaturale; dall’altro, i termini scientifici e precisi, per la razionalizzazione. Se si vuole rimproverargli qualcosa, gli si rimprovera il non aver capito fino in fondo tale divisione, finendo per mischiare tutto.
      A proposito, non so se Poe ha scritto “pre-vampiri” come quelli antecedenti a Polidori/shelley/sheridan/stoker… Ma per me quelli di Lovecraft sono post-vampiri.

      • Nani
        20 agosto 2014 alle 09:02 Rispondi

        Io, Lovecraft lo conosco davvero poco. Lessi da ragazzina i miti di Cht… insomma quelli li’, e lo trovai di una noia mortale. Poi, proprio leggendo Poe, mi sono andata a cercare un racconto che associavano a Il ritratto ovale (non ricordo nemmeno il titolo), ma li’ c’erano mostri veri. In Poe non sai mai se sei nel sovrannaturale o se sei nel reale. E’ sempre ambiguo. E’ questo che a me ha intricato, perche’ per giorni mi sono chiesta, ad esempio, se nel ritratto ovale ci fosse davvero un fantasma o meno e, ancor peggio, cosa pensasse Poe stesso: lo aveva scritto come racconto gotico o no?
        Vabbe’, e’ logico che se li hai letti tempo fa non ricordi troppo. E poi dipende da che angolo lo guardi, un racconto, per accorgerti o meno di alcune cose piuttosto che altre. Ad esempio, io non mi sono mica accorta dei termini astratti etc. di Poe. : )

  23. nicoletta
    20 agosto 2014 alle 09:05 Rispondi

    Sempre evitato i racconti fantasy e horror…mi state facendo venir voglia di iniziare. Che non sia come dice Rilke, in Lettera ad un poeta, che mostri e draghi sono parti di noi che attendono di essere amate?
    Mah…mi date dei suggerimenti per iniziare la lettura?

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 19:51 Rispondi

      Per quelli horror Poe e Lovecraft, ma anche Danilo Arona. Per il Fantasy non so, dipende da cosa potrebbe piacerti.

  24. Eli Sunday Siyabi
    22 agosto 2014 alle 17:56 Rispondi

    Sono appena stata in Inghilterra, e ho passato più tempo nelle librerie che fuori. Anche se anch’io, come te, metterò una vita a leggere tutti i libri cumulati fino ad oggi. Ho passato pomeriggi seduta su una poltrona – le librerie inglesi, spesso, sono dotate di comode poltrone da cui non ti alzeresti più – a sfogliare libri di viaggio, che là sono tanti e interessanti. Però alla fine di nuovi ne ho acquistato uno: gli altri, nelle librerie di seconda mano ;)

    • Daniele Imperi
      23 agosto 2014 alle 14:23 Rispondi

      Qui a Roma ho visto una sola libreria con una specie di divanetti per sederti a leggere. Se capito in Inghilterra ci farò un salto.

  25. Bruna Athena
    26 agosto 2014 alle 10:46 Rispondi

    :O che bello scoprire che non sono l’unica! Ti rispondo in giornata con un post: grazie per l’ispirazione!

  26. Bianca
    2 settembre 2014 alle 20:43 Rispondi

    A Senago provincia di Milano, una volta c’era una piccola libreria, ben curata con una libraia gentile e disponibile a parlare con te e ad aiutarti a trovare il libro che cercavi. Poi l’inevitabile chiusura, apre la Mondadori dentro un Centro commerciale e addio libreria. Oggi anche a Milano trovi solo librerie rumorose, disordinate e con una musica di sottofondo che raggela ogni desiderio di toccare e sfogliare i libri .
    Mio fratello con alcuni amici ha aperto a Viterbo un centro culturale dove si legge, si parla, si incontrano scrittori ma anche si vedono film e si mangia qualcosa. Sembra una bella idea eppure fanno una fatica immensa per tenere aperta l’associazione.
    A Milano non si può neanche pensare una cosa del genere, ovunque ti giri sorgono come funghi mostruosi centri commerciali, i piccoli negozi chiudono e addio relazioni umane. Potrebbe essere un tema per un libro horror.
    Anche io ho un debole per la carta invece che gli ebook, si potrebbe incentivare la scrittura su carta riciclata ma non sono certamente i libri ad inquinare il mondo.
    Ho iniziato a leggere Agota Kristof, mi ha incuriosito il nome e devo dire che mi sta piacendo la sua trilogia della città di K. La lettura horror non fa per me, quella cruda, dura ed asciutta si…buona serata e buona lettura a tutti.

  27. Angelo
    10 settembre 2014 alle 12:38 Rispondi

    Che dire… anch’io sono malato di acquisto compulsivo di libri (ne ho 34 in attesa di lettura); amo tenerli tra le mani, sentirne l’odore e ammirarli!! A volte mi chiedo se sono io fuori dal mondo o gli altri… ma leggendo questo tuo articolo sembrerebbe che non sia l’unico!!

    Complimenti per il Blog!

    Angelo.

  28. Il meglio del blog nel 2014
    31 dicembre 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] Perché compro libri in modo compulsivo 97 […]

  29. Paola
    27 marzo 2015 alle 08:32 Rispondi

    Oddio! Che bello scoprire che non sono sola ……

    • Daniele Imperi
      27 marzo 2015 alle 10:07 Rispondi

      Ciao Paola, benvenuta nel blog. Quanti ne compri l’anno? :)

      • Paola
        27 marzo 2015 alle 15:24 Rispondi

        Ciao Daniele, grazie!

  30. Paola
    27 marzo 2015 alle 15:26 Rispondi

    Compro la maggior parte dei libri su internet perché ci sono gli sconti ma non disdegno neanche le librerie…..non ho mai quantificato però…sicuramente molti di più di quelli che riesco a leggere…

    • Daniele Imperi
      27 marzo 2015 alle 18:12 Rispondi

      Anche io li prendo sempre online, e ne compro più di quanti ne riesca a leggere.

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