Scrivere è comunicare

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Come scrivere

LavagnaIn questo articolo voglio parlare del modo di scrivere, ossia di come affrontare il processo- creativo- di scrittura. Non basta aver fatto le scuole elementari per poter scrivere. Anzi, in molti casi, da quello che leggo in giro, specialmente nel web, sembra proprio che le scuole elementari non siano servite a molto. O a molti…

Leggere

Non pensate di poter scrivere se non leggete. Prima di essere scrittori, di diventare scrittori, anzi, dovete essere lettori. E buoni lettori, anche. Di quelli che divorano ogni parola scritta che trovano. Spaziate su vari argomenti, non restate fossilizzati su un tema, potrebbe diventare deleterio a lungo andare. Più argomenti leggete, più il vostro vocabolario personale- non quello che tenete impolverato nella libreria, ma quello che avete costruito pian piano negli anni nel vostro cervello- si arricchirà di nuovi vocaboli.

Imparerete modi nuovi di costruire i pensieri, di mescolare fra loro le parole, di esprimere concetti e disquisizioni. Aumenterete il vostro bagaglio culturale.

Scrivere è come viaggiare senza la seccatura dei bagagli” diceva il grande Salgari. Salgari si riferiva al fatto che la scrittura è il mezzo con cui, grazie alla nostra fantasia, si possono raggiungere i luoghi più remoti della Terra. E in questo c’è una grande verità. Ma non si può scrivere senza cultura, bagaglio obbligatorio per intraprendere il viaggio creativo della scrittura.

La seccatura in questo caso- se di seccatura vogliamo parlare- consiste nel riempire le nostre immaginarie valigie di vocaboli, concetti, storie, temi, frasi, articoli che abbiamo letto nel corso del tempo. E più riempiremo queste valigie meglio sarà. La loro capienza è infinita e il nostro peso non aumenterà, per quanto possiamo esagerare.

Quindi il consiglio è semplice: leggete, leggete, leggete. È un do ut des imposto: date (leggendo spenderete il vostro tempo) e riceverete (incrementerete il vostro patrimonio culturale).

L’ispirazione

L’ispirazione non è la manna dal cielo. Non arriva per magia o per miracolo. L’ispirazione è una forza indotta e inducente insieme. Ma prima di tutto indotta. È un influsso che ha avuto origine da fattori esterni, consci o meno.

Per poter scrivere occorre l’ispirazione, ma molti sono convinti che sia un dono improvviso, provenuto da chissà dove. “Nello spazio nulla si crea, niente si distrugge, ma tutto si trasforma” diceva Einstein. Così sulla carta nulla può essere creato, ma è una mera trasformazione di concetti e idee preesistenti, magari solo abbozzati, appena accennati, sfuggenti, improvvisi, captati durante lo scorrere dei giorni della propria esistenza, immagazzinati nella nostra memoria in attesa di servircene.

Ed ecco che, al momento opportuno, quegli input vengono ripescati dall’enorme database che è la nostra memoria, inconsciamente, pronti per essere trasformati in un’opera scritta.

Il vero artista crea, copiando” sosteneva Gustav Le Bon, uno psicologo e sociologo francese vissuto a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. Frase da non prendere certamente alla lettera, altrimenti si cade nel puro plagio. Lo scrittore, come anche l’artista che crea opere figurative, è sì un creativo, ma il suo processo creativo ha necessariamente dovuto subire influssi esterni per poter essere alimentato e produrre a sua volta.

Chi scrive non può vivere isolato dal resto del mondo. Verrebbe a mancare l’unica fonte di alimentazione del suo potere creativo: l’ambiente esterno, enorme e inesauribile calderone di influenze e idee.

L’ispirazione va inoltre aiutata con la curiosità. Non si può sperare di essere creativi se non si è curiosi, stato che permette a ognuno di conoscere e, quindi, di apprendere.

L’approccio

Ovvero: che toni usare quando si scrive?

Fermatevi un attimo a pensare. Cosa state facendo mentre scrivete? Non parlo dell’azione meccanica che porta alla formazione delle parole su un foglio (di carta o elettronico), ma parlo dell’impulso che ha generato quell’azione meccanica. L’impulso proviene dal vostro cervello, che ha formulato idee e concetti, ha sviluppato un discorso attorno a un dato argomento e ha dato poi il comando alle vostre mani per colpire i tasti di una tastiera. L’impulso siete voi.

Se siete timidi, allora lasciate perdere, scrivere non fa per voi. Chi scrive si mette in discussione, si rende pubblico, svela una sua intimità. Non si scrive nulla all’infuori di noi stessi. Ciò che scriviamo non è altro che una descrizione del nostro io, della nostra personalità, siamo noi che fluiamo sulla carta attraverso le parole.

Quando scrivete, quando decidete di scrivere anzi, non dovete lasciar trasparire alcuna esitazione. Nessun forse è concesso. Voi siete esperti nella materia che state trattando. Questa è la sensazione che devono avere i vostri lettori.

La chiave del successo è custodita in una parola magica: credibilità. Non ha importanza che stiate scrivendo Il Signore degli Anelli o un saggio sull’economia italiana della seconda repubblica, da entrambi gli scritti deve trasudare la credibilità.

Si scrive ciò che si conosce a fondo, d’altronde. La scrittura, anche se creativa, non può essere improvvisata.

Mettiamoci al lavoro

Abbiamo finalmente acquisito un buon bagaglio culturale, grazie alle decine di libri letti. Abbiamo avuto la nostra ispirazione, perché da bravi curiosi siamo stati attenti a tutto ciò che ci circonda. Abbiamo succhiato dall’ambiente esterno frammenti di realtà quotidiana che si sarebbero persi nelle nebbie del tempo, ma noi li abbiamo gelosamente custoditi nella nostra memoria, per servircene al momento più propizio.

E quel momento è finalmente giunto. Siamo pronti a scrivere.

Ma da dove cominciare? Dal “c’era una volta”? No, siamo ancora lontani dall’incipit della nostra opera. Non si comincia a scrivere senza una pianificazione del lavoro.

Ecco quindi alcune fasi da tenere a mente prima di iniziare a scrivere ciò che ci frulla nella testa da diversi giorni.

  • Il titolo: la scelta del titolo è fondamentale. È la prima cosa che viene letta, è la frase che ci lega alla nostra opera. Deve essere scelto con molta cura, non possiamo certo cambiarlo dopo aver pubblicato… Quali parole utilizzare? Bisogna essere fantasiosi? Dipende. Dipende dal tipo di scritto che vi accingete a sviluppare. Il titolo di un articolo deve riflettere l’argomento trattato, altrimenti non sarà recepito nella giusta maniera dai lettori. Il titolo di un romanzo lascia invece più spazio alla fantasia.
  • Punti da sviluppare: suddividete l’opera che state scrivendo (sia essa un romanzo, un racconto o un articolo) in più punti da ampliare, così come ho fatto io con il presente articolo. Vi servirà per seguire una traccia, per non smarrirvi durante la trattazione. È una sorta di progetto, uno schema da seguire per essere sicuri di aver trattato tutto ciò che concerne quell’argomento. L’organizzazione del lavoro è alla base della riuscita della vostra opera.
  • Il contenuto: passerete poi ad ampliare, a sviluppare quei punti. Lo schema che avete fatto si trasformerà in un testo omogeneo e completo.
  • La conclusione: come terminare il vostro romanzo, il vostro racconto, il vostro articolo? Non esiste una legge. Anche in questo caso dipende. La fine di un romanzo non deve necessariamente essere da kolossal, epica o poetica. Deve riflettere comunque lo stile seguito per l’intera opera. La fine di un articolo deve appunto concludere il discorso, ribadendo magari i concetti principali espressi durante l’elaborato.
  • Correttezza del linguaggio: scrivere in italiano, rispettando quelle che sono le regole basilari della nostra lingua, che avremmo dovuto imparare alle scuole elementari in tenera età, rappresenta un elemento di primaria importanza per uno scrittore. Non è ammissibile che chi scrive per il pubblico ignori la grammatica e l’ortografia. Eppure, specialmente nel web, si legge spesso- troppo spesso!- un’altro oppure un immagine… tanto per fare due esempi dei più comuni errori che si rinvengono in rete. Alcuni programmi di scrittura elettronica vi segnalano questi errori (quello che sto utilizzando io no). Ma una ripassata a una grammatica, se ancora ne avete una copia in casa, non fa certo male. Il problema è che molti non si accorgono di questi errori. Che fare allora? Non sottoponete al pubblico il vostro scritto senza prima averlo fatto leggere a qualche amico fidato. E questo per vari motivi. Prima di tutto potrebbe segnalarvi eventuali errori (se non è nella vostra stessa situazione…), e poi potrebbe essere un buon critico, che vi farà notare possibili incongruenze o passaggi troppo intricati nella vostra scrittura.
  • Errori di battitura: stesso discorso di cui sopra. Può benissimo capitare un errore di digitazione. Il programma che sto utilizzando mi segnala questi errori, ma non è perfetto. Se scrivo un singolare quando invece andrebbe un plurale, non mi viene segnalato come errore. Ecco che un lettore diverso da voi stessi vi torna utile.
  • Rilettura dell’opera: rileggete la vostra opera più volte prima di pubblicarla. Non solo per scovare probabili errori, ma anche perché potreste trovare dei passi da modificare, da tagliare, da ampliare magari. Una rilettura farà bene al vostro scritto. Dopo averla letta più volte ed essere rimasti soddisfatti, sottoponetela ai vostri amici, pregandoli di segnalarvi, oltre agli errori, tutto ciò che di oscuro o incomprensibile trovano.

Concludendo

Scrivere comporta lavoro e sacrificio, senza dubbio. Ma anche soddisfazioni. La soddisfazione di essere letti, compresi, quella di essere stati di aiuto a qualcuno, magari di essere stati anche apprezzati per ciò che abbiamo scritto e, perché no?, anche quella di essere stati pagati.

Ma la soddisfazione maggiore è quella di avere contribuito a costruire qualcosa: una parte della letteratura, intesa nel senso più grande, quella di insieme di opere aventi come scopo un fine, sia estetico che informativo. Anche gli articoli di un blog, quindi, sono letteratura.

11 Commenti

  1. carola
    10 aprile 2013 alle 22:21 Rispondi

    “Se siete timidi, allora lasciate perdere, scrivere non fa per voi. ”
    Cito solo l’inizio del tuo paragrafo, fra laltro molto bello, cito questa frase, perchè non la trovo se mi permetti poco opportuna, la scrittura come ben fai notare è mettere la nostra anima a nudo, ma la paura del confronto non è timore solo dei timidi e degli introversi, ma di tutti.
    La timidezza spesso trova un’ apertura proprio grazie alla scrittura e i mezzi che oggi abbiamo a disposizione,blog e quant’altro aiutano a far fluire l’espressione più nascosta del nostro sè, farlo bene o farlo male è solo questione di tecnica e cultura.
    Trovo solo che non è un buon incitamento per chi è timido leggere che la scrittura non fa per lui, tutt’altro chi è timido scriva e scriva ancora, butti fuori tutto di sè,il meglio e il peggio,tutto il resto verrà da sé…poi avere la pretesa di scrivere e un romanzo è un altra cosa, le librerie sono pieni di molti nomi ma di pochi Calvino per citarne uno su tutti.
    I più grandi autori hanno dato il meglio di sé proprio perché schivi e timidi,a volte anche diffidenti verso il mondo e incompresi.

  2. Cristiana Tumedei
    20 aprile 2013 alle 23:48 Rispondi

    Hai detto bene: la credibilità è fondamentale per chi scrive. Questo post è davvero utile e ora ti spiego perché. Intanto fa il punto su un aspetto centrale, a mio avviso. Quello della scrittura come scelta consapevole di chi la mette in pratica. Elemento dal quale deriva la necessità di dotarsi di quegli strumenti che ti consentono di raggiungere i tuoi obiettivi.

    Ora, però, sto riflettendo su un passaggio: la credibilità. È fondamentale, siamo d’accordo Imperi. Ma cosa significa sul serio essere credibili quando si scrive? Possibile che sia solo questione di validità e conoscenza dei contenuti presentati? Per esempio, io sono convinta di risultare poco credibile. Un aspetto sul quale, ultimamente, sto cercando di lavorare.

    Ma mi chiedo: come? In che modo? Insomma, perché uno scrittore è considerato credibile e un altro no?

    Sono dinamiche che mi sfuggono perché, per deformazione professionale, tendo a rapportare tutto alle dinamiche sociali 2.0. In rete, per esempio, ci sono un sacco di professionisti credibili e acclamati che magari valgono meno di altri. E non si tratta solo di competenze in questo caso, ma di tutta una serie di elementi correlati.

    Ora, spiegami come fare per rendersi credibili agli occhi del lettore. Posto che sia possibile farlo, ovviamente :)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2013 alle 18:48 Rispondi

      Beh, due lettrici che mi commentano a 2013 avanzato un post del 2010 :D
      Segno che i vecchi post non sono per niente morti, anzi ;)

      Ti riferisci, intanto, alla narrativa o alla scrittura in genere? Hai già il letto il mio post sulla credibilità in narrativa? Non credo però che risponda alla tua domanda.

      • Cristiana Tumedei
        21 aprile 2013 alle 18:56 Rispondi

        Mi riferisco alla credibilità di chi scrive. Tutto qui. Una risposta, però, penso di averla individuata. Grazie.

        P.S. Avevo già letto quel post ;)

        • Daniele Imperi
          21 aprile 2013 alle 18:58 Rispondi

          Hai trovato la risposta dove? E non la condividi? :)

          • Cristiana Tumedei
            21 aprile 2013 alle 19:08 Rispondi

            Imperi, l’ho trovata nella mia mente. È solo una supposizione, un’analisi personale :)

  3. Daniele Imperi
    21 aprile 2013 alle 19:12 Rispondi

    Comunque mi hai dato l’idea per un post, grazie :)

  4. wanda
    4 settembre 2015 alle 19:19 Rispondi

    Sono della serie non è ma troppo tardi…. Ho 49 anni, mai letto un libro…nonostante, sento il bisogno di cambiare la ,mia vita, ho deciso di prendere la maturità, quindi di studiare, mettercela tutta insomma….certo non sarà facile, ma voglio complicarmi la vita, ne ho bisogno. che ne dite?

    • Daniele Imperi
      5 settembre 2015 alle 07:21 Rispondi

      Ciao Wanda e benvenuta nel blog. Non è appunto mai troppo tardi per prendere la maturità, c’è chi è tornato a scuola con parecchi più anni di te. Mi chiedo però perché non hai mai letto un libro.

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