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Come scegliere un editore

Come scegliere un editore

A chi avete spedito il vostro manoscritto? Come avete selezionato la casa editrice a cui l’avete inviato? Siete rimasti soddisfatti della pubblicazione?

Se le risposte a queste domande vi hanno fatto tornare in mente brutti ricordi, allora dovevate pensarci prima. La scelta di una casa editrice è un passo importante, come la scelta del luogo di lavoro o di una moglie o un marito.

Osservare il catalogo delle opere pubblicate

Penso che un grande errore sia inviare il proprio manoscritto a tutte le case editrici indistintamente. Il primo passo da seguire è quindi osservare bene cosa pubblica l’editore, quali generi letterari, ma anche che tipo di romanzi all’interno di quei generi.

Un altro elemento per importante è la quantità di libri presente nel catalogo. È un po’ difficile, se non si conosce l’editore, inviare un’opera a chi ha solo 4 o 5 libri pubblicati.

Controllare se e come è presente in libreria

A Natale ho fatto un salto in due librerie per dare un’occhiata ad alcuni libri di una casa editrice. Non sono piccole librerie, sto parlando di IBS e Feltrinelli, ma nessuna delle due aveva libri di quell’editore. Come mai?

Se dobbiamo pubblicare, dobbiamo essere presenti nelle librerie, non solo in quelle online. E se non siamo presenti in grandi librerie, chi mai ci troverà?

Leggere almeno un libro dell’editore

Tempo fa ne avevo parlato. Il nostro libro deve diventare un prodotto e quindi deve essere curato. Non basta dare uno sguardo veloce in libreria ai libri della Longanesi, della Mursia, della Mondadori, della Einaudi, ma bisogna leggerli. Stesso discorso per i libri della piccola e media editoria.

Non invierò manoscritti a una casa editrice di cui non ho letto neanche un libro. Voglio vedere da lettore come realizza le opere letterarie, prima di constatarlo da autore.

Osservare come comunica sui social media

Soprattutto se è presente, bisogna dire. Sui social accade di tutto, c’è professionalità e c’è anche tanta ignoranza. Seguite l’editore su Twitter e Facebook, come minimo, e guardate che combina, come parla, cosa condivide.

Lo scrittore del XXI secolo è una specie di 007: deve osservare nell’ombra, ma non limitarsi a questo. Io dico che deve interagire con l’editore, perché è l’unico modo per conoscerlo e per conoscere il suo comportamento.

Mi tengo lontano da editori che fanno politica o che partecipano a battaglie sociali. Una casa editrice è prima di tutto un’azienda e, secondo me, deve restare fuori da certi temi. Ma questo è solo il mio pensiero.

Osservare come comunica con noi

L’editore che nel 2012 mi ha rifiutato il libro non mi vedrà più né come lettore né tanto meno come potenziale autore. Mi è bastato vedere come ha gestito i nostri contatti: “il suo libro è interessante, lo pubblichiamo a febbraio” e tre giorni dopo “il suo libro non è pubblicabile”.

Con le varie interviste che ho fatto nel tempo a varie case editrici mi sono fatto una certa idea di come sono. Chi non si è degnato di rispondere è per me da scartare. Chi ha fatto il prezioso anche.

La mia idea della casa editrice è forse molto infantile, ma è l’unica che accetto: un autore è un fornitore di prodotti commerciali, né più né meno. E li fornisce gratis. L’editore, ovviamente, investe su quei prodotti, migliorandoli (o così dovrebbe fare). Non concepisco, quindi, atteggiamenti snob, altezzosi o perfino quasi di indifferenza nei confronti dei nuovi autori.

Selezionare l’editore più adatto al libro

In effetti sarebbe giusto selezionare l’editore più adatto al tuo libro, scegliere in base all’idea che ti sei fatto di lui. Fulvio in 7 motivi per non scegliere un editore.

Ben detto, non vi pare? Facciamo un esempio: scrivete fantasy e inviate il vostro romanzo al primo editore di fantasy che trovate. Vi sembra intelligente? A me no.

Io li ho selezionati perfino quando ho chiesto l’intervista sui generi di fantastico che non accettano più. Non ho contattato tutti gli editori di fantasy e fantascienza trovati online.

Scegliete quindi la casa editrice più adatta al vostro libro. Come fare? Intanto visitando il suo sito, leggendo qualche sua opera, incontrandola a una fiera.

Leggere attentamente il contratto di editoria

Questo è chiaramente un passaggio ultimo, perché presuppone un’accettazione del manoscritto da parte della casa editrice, anche se alcuni editori lasciano scaricare il contratto editoriale nel loro sito.

Il contratto è uno dei passi più delicati, perché può avvantaggiarvi come anche “fregarvi”. A proposito di fregature, l’editore che mi aveva rifiutato il libro aveva due articoli del contratto che andavano rivisti, perché sarebbero stati “lesivi” nei miei confronti. Ma sul contratto di editoria tornerò più in là.

Non cedere alla tentazione di pubblicare

Per me, lo ripeto spesso, la pubblicazione non è l’obiettivo della mia vita, altrimenti mi sarei dato da fare da tempo. Mi interessa, certo, ma non ho il pensiero della pubblicazione a tutti i costi.

Prima di dire sì – avete letto bene, non è solo la casa editrice che deve accettare il vostro libro, ma siete anche voi che dovete poi accettare di pubblicare con quella casa editrice – prima di dire sì, quindi, dovete essere assolutamente sicuri del passo che state per fare.

Io mi sono pentito, tanto per dirne una, di aver accettato la pubblicazione di un breve racconto per la Delos, qualche anno fa. E non farò più questo sbaglio. Ho un’idea ben precisa di come si deve pubblicare: se ci saranno le condizioni per farlo, bene, altrimenti passo a un altro editore. O faccio da me.

Come scegliete un editore?

Raccontate la vostra esperienza. Quali parametri usate per scegliere la casa editrice che dovrà pubblicare il vostro libro?

63 Commenti

  1. LiveALive
    16 febbraio 2015 alle 07:10 Rispondi

    In genere appunto si consiglia di fare tutti questi controlli, e poi inviare i manoscritti. In realtà si può fare anche io contrario: prima si vede se qualcuno risponde, poi si controlla se quell’editore è in effetti buono e possiamo accettare. Come ti ho detto poi io sono stato capace di farmi rifiutare da un editore a pagamento perché il libro non era di loro interesse; come ho fatto non so, ma tant’è XD
    Certi articoli nei contratti sono molto complessi, e generalmente sarebbe il caso di chiedere consiglio a un professionista. Per il resto… Certo, controllare cosa pubblica, e se ha una buona distribuzione. La distribuzione è forse la cosa più importante, dopo la correttezza. Se l’editore non soddisfa, la soluzione è sempre quella: si cerca da altra parte, o si fa da sé. Come con le donne. (“ma lei preme qualche pulsante per essere maschilista?” XD)

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:30 Rispondi

      Preferisco farli prima i controlli, che dover poi fare marcia indietro con l’editore.
      All’editore a pagamento non ci dovevi neanche pensare :)

      • Felice
        5 novembre 2016 alle 19:55 Rispondi

        Il tuo articolo è utile e positivo . Bravo Pennablu ! Dai buoni consigli !
        Grazie

        • Felice
          5 novembre 2016 alle 20:19 Rispondi

          Io ho scritto un romanzo storico ambientato nel 1346 . Parla del traffico degli schiavi nel Mediterraneo e di come un ordine religioso opero’ per liberarne alcuni . Mi sembra un buon libro , l’ho gia’ fatto valutare da alcuni amici che se ne intendono .
          A quale editore lo proporresti ? Ci sono editori che consiglieresti per questo tipo di opere ? Tanto lavoro e tanta ricerca .
          Grazie

          • Daniele Imperi
            6 novembre 2016 alle 09:30

            Ciao Felice, benvenuto nel blog. Devi cercare editori che pubblicano romanzi storici. Ma attenzione alla punteggiatura, altrimenti nessun editore lo accetterà.

  2. Banshee Miller
    16 febbraio 2015 alle 08:29 Rispondi

    Sarò disfattista ma oggi come oggi è meglio lasciar perdere. Tentare, magari, alla S. Tommaso, ma poi rendersi conto di che aria tira. Ci sono tanti modo alternativi per farsi leggere, non credo che sottostarò più ai tormenti dell’esordiente che elemosina un contratto editoriale, se ne sente di tutti i colori e se vince la lotteria poi vende dieci copie. O si fa come dici tu nel post, e al 90% si rimarrà a bocca asciutta, o niente.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:31 Rispondi

      La vedi proprio nera :)
      Per quanto mi riguarda, continuo a provare. Se dovessero rifiutarmi tutti, allora farò da me.

  3. Marina
    16 febbraio 2015 alle 09:28 Rispondi

    La pubblicazione del mio libro è stata il premio per aver vinto il concorso bandito dalla Casa Editrice che se n’è occupata. Questo mi impedisce di dare giudizi sulla stessa per non peccare di ingratitudine, anche se poi più volte e da più parti ho lasciato intendere che la mia esperienza non sia stata proprio il massimo. E comunque, a rapporti estinti ho provato a contattare altre Case Editrici secondo i metodi che tu hai saggiamente enunciato, soprattutto verificando la tipologia di opere pubblicate e la presenza “attiva” nelle librerie. Non ho mai MAI ricevuto risposta: mi sarebbe piaciuto ricevere anche un garbato “no, grazie”, l’indifferenza totale mi infastidisce, dunque anche per me l’atteggiamento snob e l’alterigia sono da deprecare. È pure vero che ci sono Case Editrici che nel loro sito già a priori ti dicono che non accettano manoscritti per la pubblicazione, dunque ti tagliano fuori subito e tu perlomeno non perdi tempo. In pratica, come ha già sottolineato Banshee Miller, è una strada tutta in salita che in pochi, ormai, si ostinano a percorrere.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:36 Rispondi

      Il “no, grazie” è raro riceverlo. Quanti editori hai contattato? Ma per far ripubblicare il tuo romanzo o per altri?

      • Marina
        16 febbraio 2015 alle 17:01 Rispondi

        Sette in tutto e ad ognuno avevo spedito sinossi, curriculum letterario, i primi due capitoli del romanzo più, naturalmente, la lettera di accompagnamento.
        Sì, volevo ripropormi con il mio romanzo.

  4. Salvatore
    16 febbraio 2015 alle 09:55 Rispondi

    Sono mesi che chiacchiero via web sia con piccoli editori (quelli medi e grossi sono irraggiungibili), sia con agenti letterari. Finora l’idea che mi sono fatto rispecchia il ventaglio di casistiche riscontrato in tanti altri ambienti lavorativi: ci sono quelli che se la tirano e quelli che lo fanno per passione (diffidare di entrambi: i primi hanno l’atteggiamento sbagliato, i secondi seguono le farfalle); ci sono i dilettanti allo sbaraglio e quelli che sanno di cosa parlano (i primi vi fanno perdere un sacco di tempo e possono inguaiarvi, i secondi, per quanto professionali, non sempre hanno ragione); ci sono quelli che stanno passando un periodo personale difficile e non possono darvi retta e quelli che vi snobbano perché hanno troppo lavoro… Insomma, l’umanità è questa, mica un’altra. Non serve neanche tanta fantasia. Che sia giusto o sbagliato, il mondo dell’editoria è fatto di persone normali.

    Poi c’è un ulteriore livello di discussione… Ci sono troppe proposte editoriali! Sia pubblicate, sia scartate. Stando alle cifre dichiarate (esatte o meno che siano), 700 mila manoscritti, ogni anno, viaggiano dagli autori più svariati alle case editrici. Di questi, 70 mila vengono pubblicati, vale a dire un decimo. Di questi, potremmo ipotizzare che solo un decimo (7 mila) valesse davvero una pubblicazione. Di questi, solo un decimo (700 circa) vende al punto tale da rappresentare una vera fonte di reddito per lo scrittore e un buon investimento per l’editore. Tutti gli altri manoscritti, quelli pubblicati e quelli scartati, non fanno altro che frazionare sia le risorse di scouting delle case editrici, sia le risorse economiche dei lettori che potrebbero concentrarsi su un numero minore di libri. Senza contare le ristampe dei classici… Questo credo sia un discorso razionale, no? Eppure, che fai, non ci provi lo stesso? Certo che sì, io ci provo caspita! E non ho la sicurezza di essere uno scrittore con la S maiuscola o di scrivere roba che vale davvero la pena pubblicare e leggere. Quindi il problema non si risolve.

    Tornando però al tuo discorso, cioè come scegliere la casa editrice, quello che dici è valido. Allo stesso tempo io credo che i manoscritti non vengano letti affatto. Mi spiego meglio: ce n’è troppi! Nessuna casa editrice ha le risorse per smaltire gli accumuli. Anzi, forse quelle più piccole hanno maggiori chance di riuscirvi, ma quelle grosse… no, io credo di no. Come fare? Le strade sono due: self-publishing, con la speranza di essere notati; affidarsi a un agente letterario. In questo secondo caso, valgono le stesse cose hai detto per le case editrici: vanno scelti con cura. Bisogna seguirli, parlarci, vedere come agiscono e cosa ti propongono, capire chi rappresentano e che contatti hanno, ecc. Le più grosse agenzie di rappresentanza sono irraggiungibili, spesso anche per scrittori già affermati ma ancora “giovani”, quindi bisogna rivolgersi a quelle piccole o agli indipendenti. E qui, il discorso, ricomincia da capo. Alla fine il talento deve essere sostenuto da una buona dose di fortuna.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:41 Rispondi

      Che ci siano tante proposte editoriali è vero, lo sappiamo tutti. Ma possibile che non si trovi un metodo per smaltirle?
      Secondo me una casa editrice dovrebbe fare scouting e basta: ossia andare in giro per i blog e le altre pubblicazioni, sia in self che non, e scegliersi gli autori.
      Riguardo ai manoscritti, saranno pure troppi, ma perché non far inviare solo i primi due capitoli con sinossi? Già in quel modo accordi di molto i tempi e leggerai l’intero testo solo se passa il primo test.

      • Salvatore
        16 febbraio 2015 alle 16:06 Rispondi

        E infatti molti fanno così, ma anche in questo modo il materiale resta troppo. Senza contare quelli che inviano a casaccio senza tenere conto delle disposizioni delle case editrici.

        Lo scouting richiede risorse, cioè soldi. In questo periodo, con bilanci in passivo e con l’idea di risparmiare anche il singolo centesimo, le case editrici furbe smettono di fare scouting e si affidano a scrittori che già conoscono, spremendoli, agenti letterari che già conoscono, mettendoli a caccia dell’esordiente dalle uova d’oro, e al self-publishing, spulciando i testi che viaggiano nella parte alta della classifica.

        Per questo, in questi anni, si assiste alla pubblicazione di testi ignobili scritti dai soliti scrittori di fama (non faccio nomi, ma…), e di testi di sconosciuti pieni zeppi di refusi. Le case editrici non fanno neanche più editing ormai. Prendono il romanzo che è durato più a lungo in classifica su Amazon e lo ripubblicano in cartaceo senza neanche leggerlo. Detto fra noi, non credo neanche che abbiano un’idea precisa di cosa stanno pubblicando.

        Vuoi sapere come risolvono il problema del basso numero di copie vendute? Pubblicando più libri! Sperano così di guadagnare sulla quantità, cioè sul totale delle pubblicazioni, che sul singolo testo di valore… Questo la dice lunga.

        • Daniele Imperi
          16 febbraio 2015 alle 16:18 Rispondi

          Sì, ci sono anche gli ebeti che spediscono a caso, purtroppo. Ma se decidi di accettare solo 2 capitoli e ti vedi arrivare un romanzo, cestini tutto. Hai perso due secondi.
          Lo scouting prevede qualcuno che legga, in fondo, cioè chi sta dentro la casa editrice.

          • Salvatore
            16 febbraio 2015 alle 16:48

            Ma le case editrici tagliano teste, riduco il numero di lettori, sottopagano quelli che rimangono… e anche se non fosse così, hai idea di quanto tempo e quante risorse servirebbero per leggere (almeno con un minimo di accortezza) due capitoli di 700.000 manoscritti? Ne parlavo giusto con un agente letterario che ha fatto la lettrice se non ricordo male proprio da Mondadori. Ora, non è che non leggono… più che altro è il modo e i tempi con cui lo fanno che mi farebbe scartare a priori questa possibilità. Che mi frega che leggano i primi due capitoli del mio manoscritto fra due anni e alla svelta? Meglio sfruttare quel tempo meglio, secondo me.

        • Martin Rua
          17 febbraio 2015 alle 22:22 Rispondi

          Sarà perché mi sento chiamato in causa, ma non condivido appieno questo passaggio:
          “Prendono il romanzo che è durato più a lungo in classifica su Amazon e lo ripubblicano in cartaceo senza neanche leggerlo. Detto fra noi, non credo neanche che abbiano un’idea precisa di cosa stanno pubblicando”.
          Per esperienza, caro Salvatore, ti dico che i miei libri (in testa alla classifica di Amazon, appunto) sono stati letti prima di essere pubblicati. Certo, non dall’editore in persona, saremmo pazzi a pensarlo, ma dalla editor bravissima che mi segue fin dall’inizio.
          Poi, sulla mole di libri pubblicati per far quadrare (o sperare di far quadrare) il bilancio, posso essere d’accordo.

  5. salvo
    16 febbraio 2015 alle 10:04 Rispondi

    Ciao Daniele,
    ci conosciamo già e ti stimo.
    Io ho pubblicato con Mondadori due gialli brevi… da esordiente e dire racconti lunghi con Delos. Potrest gentilmente dirmi cosa è successo con Delos (sempre se ti va), visto che non vuoi più ripetere la tua esperienza con loro?
    Grazie.
    Salvo Figura

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:43 Rispondi

      Ciao Salvo, grazie :)
      Non ho detto che non voglio ripetere l’esperienza con Delos, anzi, sto “corteggiando” alcune loro pubblicazioni in ebook, come la collana su Sherlock Holmes.
      Mi sono pentito di aver accettato la loro modifica a un racconto per Robot: mi avevano tagliato la frase finale che faceva così perdere tutto il senso alla mia storia.

      • Giulio
        8 aprile 2015 alle 18:22 Rispondi

        Scusa Daniele, porta pazienza, forse non sono riuscito a cogliere il senso di quello che avevi scritto in un post precedente, tu avevi scritto così:

        – “Mi sono pentito di aver accettato la loro modifica a un racconto per Robot: mi avevano tagliato la frase finale che faceva così perdere tutto il senso alla mia storia.”

        Questa frase qui sopra è quella che mi ha messo il dubbio, quindi – dopo [la frase finale] l’hai fatta reinserire?

        • Daniele Imperi
          8 aprile 2015 alle 18:32 Rispondi

          No, ormai avevo accettato la modifica, quindi il racconto è stato pubblicato senza quella frase finale.

      • Angela Mendicino
        11 maggio 2015 alle 19:35 Rispondi

        ciao ti volevo chiedere come mi posso rivolgere a un editore vorrei sapere
        quali sono le più’ serie mi daresti dei nomi?? io ho contatto falco editori

        • Daniele Imperi
          12 maggio 2015 alle 08:08 Rispondi

          Ciao Angela, benvenuta nel blog. L’editore va scelto in base a ciò che vuoi pubblicare, al libro che hai scritto. Non so quali siano le più serie. Ho visto il sito di Falco editore e a me personalmente, con quel sito amatoriale che ha, non mi convince per niente. Seleziona alcuni editori in base al tipo di libro che hai scritto, guarda bene i siti che hanno, come pubblicano e cosa pubblicano. Leggi anche almeno uno o due libri che hanno pubblicato.

  6. salvo
    16 febbraio 2015 alle 10:08 Rispondi

    ERRATA CORRIGE: due racconti lunghi con Delos Book.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:44 Rispondi

      Sì, avevo capito :)
      Sono pubblicazioni da “solista”, quindi?

  7. Chiara
    16 febbraio 2015 alle 10:10 Rispondi

    Quando cercavo lavoro, notavo nei potenziali datori un atteggiamento di sufficienza, come se loro fossero degli dei in grado di deciderti se concederti o meno il privilegio di un contrattino (spesso assolutamente fuffo) ed io una pezzente intenta a chieder l’elemosina.
    Ho dato una svolta alla mia carriera quando ho cambiato atteggiamento e sono entrata nell’ottica del rapporto di scambio: tu dai a me il lavoro, ma io ti metto a disposizione il mio tempo, la mia esperienza, i miei studi. Tu guadagni con me ed io guadagno con te.
    Non mi è ancora capitato di dover cercare una casa editrice, ma credo che mi relazionerò con loro nel medesimo modo.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:45 Rispondi

      Mi sembra un atteggiamento più che valido e condivisibile. Io parlo sempre di collaborazione fra autore e editore: dovrebbe essere così, almeno.

      • Chiara
        17 febbraio 2015 alle 12:08 Rispondi

        Ops! Non mi ero accorta del refuso. Sorry! :)

        • enri
          21 febbraio 2015 alle 22:38 Rispondi

          Anche a me piacciono i fuffi ma soprattutto le fuffette ha ha … Bellissima, Chiara :-)

  8. Martin Rua
    16 febbraio 2015 alle 10:27 Rispondi

    Salvatore ha eviscerato bene il problema, anche se forse è stato un po’ drastico nel classificare gli editori.
    In ogni caso sono sostanzialmente d’accordo, soprattutto su un punto: la mole di manoscritti che viene spedita alle case editrici è immensa. In questo calderone gli esclusi sono la maggioranza. Questo a volte ci priva di opere che meriterebbero la pubblicazione, ma piu spesso evita libri di cui non si sentirebbe la mancanza.

    Per quanto riguarda la mia esperienza, io sono tra i fortunati, perché – come ha detto ancora Salvatore – ho sfruttato il self-publishing. E sono stato notato dalla Newton Compton. Anche se – vi sorprenderò – prima che mi contattassero, il mio obiettivo non era neanche più quello di trovare una casa editrice, perché con il self-publishing ero diventato un piccolo fenomeno. Una cosa che ha stupito me, prima di tutto, e poi la legione di scrittori che cercavano di arrivare tra le prime posizioni (parliamo del Kindle store). Mi sono impegnato, ho cercato di offrire un buon prodotto, ma ho anche avuto fortuna, non lo nego, sia nel riuscire a impormi da auto-pubblicato, sia nel trovare una casa editrice che facesse al caso mio (scrivo thriller esoterici).

    Detto questo, la mia esperienza ha dimostrato che forse il self-publishing può essere una valida opportunità e soprattutto DEVE essere presa in considerazione se si muore dalla voglia di pubblicare e non si vuole cadere nella trappola delle case editrici a pagamento. Quella è la vera piaga.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:51 Rispondi

      Salvatore ha un carattere apocalittico, mi sa :D
      Il self-publishing serve anche a questo: ad attirare editori. Complimenti.
      L’editoria a pagamento neanche è da considerare.

  9. salvo
    16 febbraio 2015 alle 11:51 Rispondi

    Ho iniziato col Self e devo dire che mi trovai bene. Il vero grande handicap è che non hai un vero riscontro al tuo lavoro visto che nessuno lo ha editato. Insomma non è passato al vaglio di professionisti come possono esserci nelle case editrici e ameno che non si sia dei talenti naturali(l’ 1% ?) si è destinati ai quattro amici e parenti che elogieranno il tuo lavoro.
    Salvo

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:52 Rispondi

      Nessuno ti proibisce di rivolgerti a un editor professionista prima di pubblicare in self: è quello che farò io.

  10. Tenar
    16 febbraio 2015 alle 18:54 Rispondi

    Io ho scelto i miei editori più o meno seguendo i parametri che hai dato tu.
    Per quanto riguarda Interlinea, la comunicazione sui social è scarsa, ma non è un problema, sono molto forti sul tradizionale e hanno un pubblico di riferimento non giovanissimo, quindi non posso proprio lamentarmi.
    Con Delos mi sto trovando proprio bene. Disponibilissimi sul contratto (tra l’altro cristallino e preciso). Hanno una piattaforma on-line dedicata alla rendicontazione che è una figata, non mi viene in mente altro termine, vedi le vendite titolo per titolo, i diritti accumulati, segui l’iter dei pagamenti, una cosa iper professionale.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 19:00 Rispondi

      Se il pubblico non è fatto da giovanissimi, sui social magari puoi passare sopra.
      La piattaforma della Delos è interessante, chissà se anche gli altri editori ce l’hanno.

  11. Grazia Gironella
    16 febbraio 2015 alle 19:25 Rispondi

    Il primo romanzo l’ho spedito a tutti gli editori importanti che pubblicavano fantasy, non rendendomi conto che mirando così alto diminuivo le probabilità di essere presa in considerazione. Sono convinta che gli editori importanti leggano una minima parte dei manoscritti che ricevono, soprattutto se sono di autori sconosciuti. Del resto mirare basso equivale a non combinare nulla, perché senza promozione vendi poche decine di copie, almeno con la narrativa. Gli editori importanti ti vedono più come un seccatore che come una risorsa, proprio perché sono sommersi da manoscritti spesso ridicoli. Smetti di essere un seccatore quando vedono in te un guadagno. Prima molti di loro non ti ritengono nemmeno degno di una risposta! Se esistesse una via di mezzo (nei risultati) tra editori big ed editori minori, sceglierei quella. Purtroppo ho l’impressione che non esista. (Ci voleva un tocco di ottimismo… ;))

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2015 alle 07:58 Rispondi

      In un certo senso hai ragione, neanche io mi rivolgerei a grossi editori da sconosciuto. Però esistono editori piccoli e medi che lavorano bene, basta cercarli e osservarli. Sui grandi credo tu abbia ragione, tempo fa in un sito, non ricordo chi fosse la casa editrice, lessi che non pubblicavano esordienti. Ma ovviamente parecchia spazzatura gli arriva in continuazione.

  12. Eli Sunday Siyabi
    16 febbraio 2015 alle 20:23 Rispondi

    Non ho ancora proposto nulla a nessun editore, ma faccio tesoro di questi tuoi consigli preziosi per quando sarà il momento. Grazie!
    Ps. Hai già scritto un post su come presentare una proposta editoriale?

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2015 alle 07:59 Rispondi

      No, non ho scritto un post del genere. Non saprei che scrivere, a dire la verità. Io mi sono limitato a chiedere via email se potevo inviare il manoscritto e, quando hanno accettato, l’ho spedito. Tutto qui :)

  13. Francesca Lia
    16 febbraio 2015 alle 20:45 Rispondi

    Molto utile! Ho salvato questo post, mi servirà di sicuro prima o poi ;)

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2015 alle 07:59 Rispondi

      Grazie, speriamo ti serva presto :)

  14. Gabriele
    16 febbraio 2015 alle 22:28 Rispondi

    Nulla di nuovo sul fronte publichiamo…. anzi le cose devono essere peggiorate negli ultimi 6 mesi….CMQ avete ragione tutti e alla fine nessuno. Perché il problema basilare non è rappresentato solo dall’Editore, certo con quelli importati se si venisse pubblicati le possibilità di vendere qualcosa…. potrebbero essere maggiori, forse….
    Il problema si pone alla fine della filiera, perchè specialmente le librerie non mettono sugli scaffali i libri di autori poco conosciuti anche se l’Editore e grosso. Non hanno spazio, non vogliono perdere tempo, non sanno consigliare, e manco leggono quello che vendono come potrebbero fare sommersi da tanti balzelli amministrativi, fiscali ecc. ecc.
    Altro snodo intasato è il Distributore, quello che si riserva il 55% sul prezzo di copertina e che concede il 30% alla libreria. Questi: se è piccolo si limita a inviare email alla libreria e non sa nulla di quello che vende; se grosso, a livello nazionale ha tanti e tanti editori fra grandi e piccoli che segue solo quei pochi libri di autori affermati tanto il guadagno gli arriva di lì. E gli esordienti , quelli che già qualcosa hanno pubblicato con fatica, che fanno si attaccano al tram.
    Detto questo è da un po’ di tempo che propongo ad amici autori di creare un’associazione culturale formata da autori e anche da lettori. Con lo scopo di tutelare gli interessi degli autori e di favorire la lettura. Detta così sembra una bella cosa, ma si vede che non so farmi capire perché per ora la gente non vuole impazziere….Fare un’assocoazione di volontari per la letteratura comporta impegno di tutti, occorre tirare il carro per portarlo all’obbiettivo, quindi la gente solo lamentarsi e non si schioda dal suo torpore.
    Un’Associazione potrebbe organizzare presentazioni, eventi, mostre di libri, concorsi, contrattare con Editori e Agenzie. Divenire essa stassa Editore per gli autori iscritti consentendo a questi di guadagnare qualcosa anche a fronte di ridotto numero di copie vendute. Favorire i lettori associati che potrebbero acquistare i libri con sconti più alti.
    Questa potrebbe essere una soluzione non ottimale ma una soluzione…….

  15. Gabriele
    16 febbraio 2015 alle 23:00 Rispondi

    Dimenticavo se frequentate FB e avete dei libri da promuovere, venitemi a trovare sui gruppi
    facebook.com/groups/ilpiacerediscrivere/
    facebook.com/groups/piaceredileggere/
    di cui sono ammistratore.

  16. mila orlando
    17 febbraio 2015 alle 12:33 Rispondi

    Nell’ultimo anno ho visto molto da vicino il mondo dell’editoria è una cosa ho imparato: comunque vada l’autore deve imparare a contare molto sulle proprie forze sia in fatto di scelte editoriali che per il manoscritto. Detto questo, ritengo mol5o validi i consigli presenti nel post ma credo che scrivere un libro e mandarlo a un editore senza aver fatto prima dei passaggi intermedi ormai non sia più sufficiente. In primis, se col primo romanzo si cerca subito la gloria si sbaglia. La scrittura si evolve, il modo di pensare di un scrittore evolve e pubblicare ed essere in pasto ai lettori insegna più di qualsiasi confronterò. Fare valutare ed editare il romanzo dal manoscritto dà allo scrittore una prima risposta sulla validità del proprio lavoro. Un buon editor ha dei contatti privilegiati con le CE e questo aiuta a restringere il campo e aumenta la possibilità che il romanzo venga valutato.
    Anche il self publishing può essere un buon trampolino di lancio, ma anche questo deve essere un lavoro professionale con editing e grafica per la copertina. Se si vuole ottenere risultati bisogna confezionare un prodotto all’altezza di un mercato che non perdona un libro brutto. I lettori rispetto a prima hanno più voce in capitolo grazie ai formati digitali. Un recensione positiva fa vendere, una negativa può anche non farti scegliere.

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2015 alle 13:26 Rispondi

      La gloria potresti non trovarla mai.
      L’editing però lo farai se pubblichi da te, non ha senso pagare un editor e poi spedire il testo a una casa editrice che farà fare un nuovo editing.
      Sul prodotto perfetto da consegnare al mercato siamo d’accordo.

  17. enri
    21 febbraio 2015 alle 21:27 Rispondi

    Ciao Daniele, sono redivivo. Qui dove sono non c’è praticamente internet e bisogna fare 7 chilometri per telefonare e centocinquanta almeno nel deserto per un 3g che va tutto a singhiozzo che per poco non ti mando una cartolina che faccio prima. Per scrivere sto commento sul tuo bel post ci ho messo 20 minuti… non dico altro… ciao a tutti e a presto, se non mi mangiano…

    • Daniele Imperi
      22 febbraio 2015 alle 09:18 Rispondi

      Ciao Enri, ben tornato. Non è un male stare senza internet e telefono :)
      Goditi il posto.

  18. Giulio
    6 aprile 2015 alle 10:39 Rispondi

    Buona giornata a tutti. Tutto molto interessante, mi pare si stia sottovalutando, se pur ne riconosco le ragioni, che la questione dell’editor è un’arma a doppio taglio. A mio avviso un editor può influenzare negativamente l’organicità di un racconto. Tanto di più se un racconto ha nelle sue righe la passione dell’autore, tanto più se un romanzo. Io credo bisogna essere editor di sé stessi e prendersi il tempo che serve; piuttosto scegliere figure di fiducia tra gli amici. Certo, il rischio è alto, ma dall’altra parte a me pare di vedere un’omologazione automatica nei prodotti che sono sempre più commerciali. Di passaggio, sono rimasto male di quando dici che ‘ti hanno tagliato una frase” del tuo libro, cosa intendevi, Daniele? …. sono curioso

    … comunque, boh, non so, io sto diventando scemo per altri problemi nel frattempo, essendo che il mio racconto tratta di sesso e senza eufemismi, trovo ancora una chiusura mentale medievale in proposito.

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2015 alle 08:34 Rispondi

      Ciao Giulio, benvenuto nel blog.
      Gli amici possono fare i lettori ma non gli editor. Non sono esperti di narrativa. Perché poi un editor può influenzare negativamente l’organicità della storia?
      Mi hanno tagliato l’ultima frase di un racconto, non di un libro. L’hanno tolta.

    • Martin Rua
      7 aprile 2015 alle 10:50 Rispondi

      L’editor non è importante, è fondamentale. E se si pensa il contrario, vuol dire che si ha bisogno ancora di maturare come scrittore.
      Perché potrai leggere mille volte il manoscritto, ma non riuscirai mai a trovare quelle due o tre cose che non vanno e che fanno la differenza. Sic et simpliciter.

  19. Giulio
    8 aprile 2015 alle 16:10 Rispondi

    Ciao Daniele, alla tua domanda rispondo subito. Può influenzare l’organicità di un racconto perché l’editor deve assicurarsi che il libro sia funzionale al pubblico e quindi indirizzarlo, eventualmente, in un percorso che migliora la potenzialità del libro per la vendita e il suo – auspicabile – successo, cosa che può avvenire, certo, magari facendo pagare il compromesso di un libro più vendibile, ma meno vivo … meno personale. Perché comunque ragiona in base ai gusti del pubblico. Un’operazione di marketing, che può essere funzionale al successo, ma non all’onestà dell’opera.

    A Martin Rua, invece, rispondo, che non sono intervenuto con nessuna sicumera e che la perentorietà della sua risposta mi fa sorridere. Anche perché il panorama editoriale parla chiaro, lo è anche per il Cinema: omologazione spietata e pacchiana, e non solo, anche carica di propaganda; io ho inteso esprimere dubbi non in merito al rendere un prodotto commerciale e più vendibile, di cui lascio al proprio destino un racconto, ma bensì alla qualità …

    … qualità che, anche se non sono un autore, sono un lettore e non sono nato ieri, e di libri belli quanto senz’anima ce ne sono a uffa, libri che hanno venduto milioni di copie così come i milioni che si fanno al Cinema con i Cinepanettoni. Contenti loro, contenti tutti, ci mancherebbe. Perfettamente confezionati come come la cioccolata Milka, non m’interesso.

    Gli amici è vero, non sono editor, io so però di avere amici con una testa pensante di alto livello, e mi fido più del loro cuore. Spiacente, non pervenuto il tuo Sic et Simpliciter, senza risentimento, ci mancherebbe.

    La storia dell’arte è piena di risvolti anti-convenzionali che ha rideterminato mode e omologazioni di tutti i tipi.

    Quello che invece non ho ancora capito della storia di Daniele, è di questa censura, che trovo personalmente degradante la si debba subire.

    Un abbraccio a tutti

    • Daniele Imperi
      8 aprile 2015 alle 16:23 Rispondi

      L’editing non lo vedo come una pura operazione di marketing. In alcuni casi è successo quello che hai detto: una casa editrice aveva scritto che ci sarebbe stato un editing pesante, proprio per indirizzare il romanzo verso il mercato. In quel caso per me non è accettabile.
      Di quale censura parli?

    • Martin Rua
      8 aprile 2015 alle 16:57 Rispondi

      Caro Giulio,

      Sorrido del tuo sorriso e mi domando: se non scrivi per vendere, perché lo fai? Mi potresti rispondere per arte, per dar sfogo a una pulsione creativa, ecc. Va bene, se è quello a cui miri. Ma se vuoi vendere o vuoi provarci, devi scendere – un minimo – a compromessi. Devi tagliare il superfluo del tuo libro, limare le asperità, magari rinunciare a quel bellissimo “pippone” che il tuo personaggio declamava facendoti vibrare di emozione. E chi può aiutarti a far questo? I tuoi “amici con la testa pensante”? Solo in primissima battuta, credimi, l’ultimo tocco lo deve dare l’editor.
      Questo vale per ogni libro o film (visto che ne hai parlato). Va da sé che se sei un autore di “polpettoni” per teen ager o di cine-panettoni hai voglia a fare l’editing o ad apportare miglioramenti al film: il prodotto parte già male.
      È ovvio che in tutto questo discorso ci deve essere alla base un presupposto fondamentale: lo scrittore (o il “film maker”) deve saper scrivere, sennò stiamo sprecando tempo in discussioni inutili. La mia editor – chiedo venia, ne ho una – mi ha spesso parlato di scrittori con cui ha lavorato in passato e che le sottoponevano manoscritti pressoché perfetti, dove il suo intervento era limitato. Quindi, non c’è sempre bisogno di darci dentro con taglio e cucito. Tutto dipende dal prodotto di partenza.
      E da quel che vuoi farci.

  20. Giulio
    8 aprile 2015 alle 18:03 Rispondi

    Caro Martin, è probabile che anche noi dobbiamo limare le incomprensioni del discorso; l’ultima cosa di cui sento di aver bisogno nella mia vita, è l’orgoglio, un minimo di dignità Sì, ma dell’orgoglio ho imparato a sbarazzarsene. Per me la vita è un divenire, non m’interessa sfondare, non m’interessa diventare uno scrittore, m’interessa esprimermi, ovunque questa cosa mi condurrà. Siccome non ci conosciamo, naturalmente è più che giusto che tu abbia un minimo sindacale di sani pre-concetti nei confronti della mia utenza, te ne dò ragione, sul serio (non sono sarcastico), con la stessa forza ti dico che non sono neanche un figlio di papà e per me è durissima arrivare solo a dieci giorni prima della fine del mese, neanche fine mese. Per me ciò che conta è soltanto la mia anima e la riverso in maniera viscerale ove sento che la stessa mi chiami. Questo non significa chiudersi in sé stessi, né votarsi a un sistema auto-referenziale (sia mai); ma credo nella gente e credo nel loro cuore, e mano mano – tramite loro – sono riuscito a vedere attraverso i loro occhi, dove io scivolavo in esercizi compiaciuti o abbandonavo lo spirito di un periodo, così come di un capitolo. Naturalmente io potrei avere scritto veramente qualcosa di illeggibile (tanto più che si tratta di un racconto vietato ai minori, dove il sesso e la condizione umana, la sua psicologia, è il cardine di ogni cosa, senza eufemismi e imbellettamenti, spietato, volgare e romantico insieme), ma l’unica cosa con cui so di potermi compromettere è cosa mi è permesso scrivere e cosa no. Per quanto un editor potrebbe addirittura non toccare una virgola di quanto ho scritto, allora non vedo a cosa mi servirebbe; se invece lo dovesse fare, ecco che in ogni caso, qualcun altro entrerebbe nella mia anima e nel suo fluire. Cosa che invece, nel contatto umano con persone che non stanno lavorando, ma amano, possono darmi tutti i consigli sbagliati, non è un problema; perché l’importante è che il libro sia imperfetto, sbagliato e pieno di errori, proprio come lo è un uomo: imperfetto, sbagliato e pieno di errori. Io amo le cose sbagliate, imperfette e piene di errori; ho amato donne magnifiche con queste caratteristiche e ho avuto amici magnifici con queste caratteristiche. Non vedo perché, arrivato ai capelli bianchi, e dopo aver capito che i valori della Vita sono lontanissimi del denaro, dovrei tradire questo spirito, proprio quando mi racconto. Sarei un cretino se lo facessi. E, mi si capisca, non voglio fare l’eroe romantico al tramonto, perché i soldi servono; solo non desidero che le priorità si sbilancino verso ciò che qualcuno, chiamava “lo sterco del demonio”.

    Un abbraccio

    • Martin Rua
      8 aprile 2015 alle 21:41 Rispondi

      Caro Giulio,
      È molto bello quello che scrivi (neanche io sono sarcastico) e mi ha fatto capire meglio il tuo punto di vista.
      Arrivare a fine mese è, ahimè, un problema anche mio. Non sono attaccato al denaro, ma per ora non so come fare senza. Siccome amo scrivere e ho la fortuna di aver trovato un editore, vorrei che questo fosse il mestiere di cui poter vivere. Da qui la necessità di accettare tagli alle mie storie e modifiche da parte dell’editor. Tutte cose che peraltro non mi sono mai state semplicemente imposte, ma nate da tranquille discussioni.
      Sono anche consapevole di dovere e potere migliorare e il lavoro con la editor mi sta aiutando molto in questo. In fase di scrittura non commetto più quegli errori (quelli che a te piacciono, ma che non dovrebbero esserci in un libro pubblicato da una buona casa editrice) che commettevo all’inizio e le storie ne guadagnano da subito.
      Ho anche imparato a non affezionarmi troppo a dei brani o frasi specifici. Se nell’economia della trama vanno sacrificati, si sacrificano.
      Ti abbraccio a mia volta.

  21. Giulio
    8 aprile 2015 alle 18:04 Rispondi

    PS -scusate gli errori grammaticali, ho scritto di getto

  22. Erina Pedaci
    30 novembre 2015 alle 11:51 Rispondi

    Ho pubblicato una raccolta di filastrocche con Libellula Edizioni, che fa capo al self publishing Youcanprint.Vorrei sapere se lo stesso libro può essere proposto anche ad altre case editrici, che si occupano di letteratura per ragazzi.
    Come giustamente fate notare, se un libro non è presente in libreria, chi lo conoscerà mai?
    Grazie

    • Daniele Imperi
      30 novembre 2015 alle 12:04 Rispondi

      Ciao Erina, benvenuta nel blog.
      Hai un contratto con Libellula Edizioni? In ogni caso devi sentire loro.

  23. Gabriele Mercati Editore
    6 novembre 2016 alle 20:57 Rispondi

    Mi scuso se non ho letto tutti i commenti…Ragazzi siete veramente dei romanzieri…. scrivete troppo, chi ha il tempo di leggere con attenzione (io non sono da meno…).
    Non è la prima volta che partecipo al blog. Voglio raccontarvi la mia esperienza: prima come scrittore, poi come microscopico editore che opera da 8 mesi.
    Quello che dite è tutto vero, quando ero solo uno “scrittoruccolo” esordiente, ho avuto un sacco di difficoltà per trovare un editore con cui instaurare un duraturo rapporto. Eppure un mio romanzo arrivò secondo ad un concorso letterario. Daniele suggerisce di rivolgersi agli Editori più importanti, avrebbe ragione da vendere se questi avessero uno staff come quello di 20 anni fa e se chi scrive fosse solo il 20 % di quei 700.000 di quei manoscritti ricordati da Salvatore (probabilmente reali). Però quello di Daniele è un giusto consiglio… Utopico. Se non sei conosciuto ti cestinano ancor prima di aprire l’email di invio del manoscritto.
    Andare a ricercare novità su Amazon, ottimo ma quanto personale occorrerebbe??? La gente mica lavora “A gratis…”
    Ma veniamo all’aspetto autore che diventa Editore:
    Stanco di prostrarmi o di prendere anche possibile ” bugerate “, ho deciso di aprire la mia microscopica casesetta editrice, o esteso alla partita IVA che avevo già, la categoria “Edizione Libri” con regime forfettario (33% di abbattimento spese, niente contabilità IVA), perché non ho intenzione di superare un fatturato di 30.000 euro (ma chi ci arriverebbe). L’idea iniziale era pubblicare i miei scritti e magari, se capitava qualche proposta interessante, pubblicare anche qualcun altro. Ho pubblicizzato l’attività solo due volte su alcuni gruppi letetrari di FB e ad un sito che si occupa di esordienti ho rilasciato una intervista, credetelo se vi pare ma ho ricevuto già oltre 50 proposte di pubblicazione, di cui addirittura 2da Agenzie Letterarie (con una è stata un’esperienza negativissima… zero professionalità, al che datta da un principiante come me è tutto dire…). C’era di tutto…. ad oggi ho pubblicato 5 titoli (solo uno era dei miei). Sto riflettendo, è assurdo, ma quanta gente sta cercando di diventare scrittore??? Mi hanno come aggredito gente che vuole pubblicare a tutti i costi e se gli dici di no si offendono. Morale sono già fuori con molti soldi, perchè alcuni titoli ben supportati anche dall’autore, inizialmente si sono venduti. (attenzione in prima tiratura erano solo poche copie stampate in digitale, non mi posso permetetre di più, anche se mi dicono che lo fanno anche i grandi). Abbiamo ristampato e adesso ho la casa piena di volumi… e le vendite si sono fermate.
    Quindi probabilmente per tutto il 2017 pubblichero solo cose mie o opere che veramente meritino (vallo a sapere però….)
    In dicembre avremo nel Lazio (organizzato dall’ autrice) un evento importantissimo ( con la presenza di autorità importanti), per la presentazione di un volume della stessa autrice.. poetessa bravissima. Mi hanno anticipato che saranno presente alcuni autori che vogliono conoscermi, perché hanno materiale da pubbliacare. Ma io che gli racconto a sta gente….sono un microbo…
    Credetemi sono preoccupato l’obbittivo: “pubblicare quasi solo i miei lavori” mi sta saltando…. mi sta scappando di mano e non sto facendo nulla perché avvenga il contrario, anzi….
    Gente non pensate a me come editore… volete pubblicare: aprite una parrtita iva per “edizione libri in regime forfettario” e pubblicatte quello che volete, però attenzione prima di andare in stampa i vostri lavori fateli revisionare da qualcuno, qualche refuso passa, ma dieci per pagina NO.
    Buona serata a tutti
    Gabrilele

    non dimentichiamo mai che l’Editorie è un imprenditore e com etale deve ragionare

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2016 alle 09:13 Rispondi

      Aprire una casa editrice per pubblicare le proprie opere non la vedo una buona idea, primo perché l’autore non sarebbe imparziale e poi perché non ha senso: allora pubblica in self-publishing.

      • Gabriele Mercati Editore
        7 novembre 2016 alle 10:07 Rispondi

        Pregiatissimo Daniele, tu spesso dai degli ottimi consigli, però non sempre mi trovo concorde. Tipo quando sproni la gente a ricercare la pubblicazione con un editore importante, come fossero tutti affermatissimi autori. Già di loro si sentono dei maghi delle scrittura, le loro opere sono dei Best Seller, se poi gli dai la carica… vedi come ci restano male quando devono toccare con mano la realtà delle cose… L’obbiettività e la modestia, raramente fanno parte del pensiero che ognuno ha di se stesso, e deve essere così… altrimenti saremmo ancora con la clava in mano…
        Il self publishing non è differente da diventare Editore di se stessi, solo che fai la tua attività in modo diverso: sei tu che ti promuovi, sei tu che ti trovi un distributore e vieni a conoscenza di un mondo che a volte può darti anche qualche opportunità in più. Ovviamente l’inghippo e sempre dietro l’angolo es: il problema con la tipografia, con la Libreria che non ti paga ecc. ecc. sono tutti tuoi. Se poi pubblichi anche per altri autori, beh le problematiche possono moltiplicarsi all’infinito.
        Io ho fatto questa scelta e per ora non mi lamento più di tanto, però come già detto sono rimasto sorpreso da quanta gente ricerchi un editore e che, pur di pubblicare abbia il coraggio di affidarsi anche ad un principiante con sono io…. boh.
        Quando mi sovviene mi invento una massima, quella della settimana scorsa non te la racconto, perché è l’essenza della volgarità extra large.
        Ma quella di stamane mi piace perché comprende tutti…. e calza a pennello, spero che non si offenda nessuno
        “Viva l’analfabetismo, perché con più scriviamo e più diveniamo stupidi.”
        Ciao e Buona giornata.

        • Daniele Imperi
          7 novembre 2016 alle 11:54 Rispondi

          Non si può sempre concordare con le idee :)
          Le delusioni fanno parte della vita. Non ho poi spronato a pubblicare con grandi editori, ma di evitare editori troppo piccoli che non curano bene le pubblicazioni. Molti si sono lamentati di questo.
          Aprire una casa editrice comporta per l’autore un dispendio maggiore di tempo e soldi.

  24. Martin Rua
    7 novembre 2016 alle 12:16 Rispondi

    Scrivo uno di quei commenti con i quali mi faccio in genere dei nemici, ma non si può andare leggeri su questo argomento.
    Sono d’accordo con Daniele, non ha senso aprire una casa editrice per pubblicare propri lavori: il risultato spesso è che si rischi di essere troppo indulgenti con le proprie opere perché appunto si è editori di se stessi.
    Ragazzi, qui ci stiamo girando intorno da decine di post: ci sono troppe persone che scrivono, spesso male, e che ritengono una grande ingiustizia il fatto di non riuscire a pubblicare, solo perché in giro c’è anche tanta spazzatura pubblicata. Lo ritenevo anch’io prima di iniziare a pubblicare con la Newton, lo ammetto, ma con molta umiltà ho iniziato auto-pubblicandomi per vedere cosa accadeva.
    Anche se ormai l’autopubblicazione è diventata il rifugium peccatorum di ogni aspirante scrittore – con la conseguenza che un testo su dieci è decente – la ritengo ancora una buona opportunità. Non dimenticate che uno scrittore di successo come Glenn Cooper è ancora indipendente in patria. Si autopubblica.
    Ora, non me ne voglia l’amico Gabriele – al quale auguro grandi soddisfazioni – ma piuttosto che di nuove case editrici, noi forse avremmo bisogno di ottimi e più disponibili agenti letterari. Perché spesso diventa proibitivo persino farsi valutare da un agente, figuriamoci da una casa editrice. L’agente serio, però, può forse rappresentare quel filtro necessario che ci consenta di ridurre la robaccia sugli scaffali delle librerie.
    Ho visto troppe persone sfruttate da piccole case editrici che hanno fatto soldi sui sogni di aspiranti scrittori (non mi riferisco alla tua, Gabriele), facendosi pagare le pubblicazioni. È una cosa che fa male.
    Un abbraccio,
    M

    P.S.: sia ben chiaro, non mi ritengo affatto un grande scrittore, sono ancora molto umile nei confronti del mio lavoro…

    • Gabriele Mercati Editore
      7 novembre 2016 alle 12:38 Rispondi

      Tu dici le agenzie letterarie… Certo gli editori piccoli devono obbligatoriamente chiedere l’acquisto di almeno 50 copie, se sono onesti fanno lo sconto del 50%sul prezzo di copertina, con questo non diventano di certo ricchi. I ricchi sono quelli che ti chiedo 1500 euro per pubblicare un libretto di poesie di 60 pagine… alla fine hanno ragione loro tanto chi comprerà mai quel libro di poesie.. e pensare che magari sono anche un capolavoro!
      Turnando alle agenzie, ci saranno anche quelle professionali, ma ne sono nate talmente tante, che è difficile districarsi. Poi mica lavorano “a gratis” quando va bene ti chiedono 100 euro per una valutazione di poche righe e per farti editing e trovarti un editore ne vogliono minimo 600-700 a quel punto non so cosa conviene.. Io faccio da me, ho un paio di insegnanti in pensione che mi danno una mano nelle correzioni, li pago. So farmi le copertine e le impaginare, vengo dall’informatica fra l’altro. Faccio da solo tanto i giudizi degli altri a volte sono a senso unico… come le partecipazioni ai concorsi letterari. Dopo il primo concorso a cui partecipai arrivando secondo con un mio romanzo, rimasi deluso non perché intendevo vincere, ma perché a CONTI FATTI NON CONVIENE, c’è anche lì l’inflazione… e i favoritismi… i noti anche con il ciarpame…emergono…
      Ciao e buone pubblicazioni di successo.
      Gabriele

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