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Come leggere i classici

Come leggere i classici

Nessun libro che parla d’un libro dice di più del libro in questione.
Italo Calvino

Se da una parte penso che Calvino abbia scritto una grande verità, dall’altra secondo me questa frase non è molto applicabile ai classici e ho cominciato a pensarlo dopo la lettura dei due romanzi di Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.

Ho un’edizione annotata – superannotata, anzi – che comprende i 2 romanzi che hanno reso così famoso l’autore e il suo personaggio. Senza quelle tantissime note il lettore odierno si sarebbe perso gran parte del valore di quelle storie.

C’è un motivo, poi, per cui i classici, almeno le buone edizioni, sono sempre accompagnati da introduzioni e prefazioni. E il motivo è semplice: i classici sono letteratura d’altri tempi, sono storie che raccontano contesti perduti, spesso quasi sconosciuti ai più, sono opere di autori del passato, che hanno bisogno di essere presentate ai lettori di oggi.

Introduzione storico-biografica

Ho di recente acquistato due volumetti. Il primo è il famoso dramma R.U.R. – Rossum’s Universal Robots di Karel Čapek (la prima opera in cui compaiono i robot) e il secondo è Storia filosofica dei secoli futuri di Ippolito Nievo.

In R.U.R. c’è una lunga introduzione per presentare l’opera, la sua genesi e i temi prediletti dall’autore, con oltre 100 note. A questa segue la biografia di Čapek e quindi una breve nota al testo e alla traduzione. Infine il dramma può cominciare.

Negli scritti di Nievo troviamo invece una sorta di prefazione in cui si parla del tema del futuro visto dall’autore, con decine di note anche qui.

È possibile leggere questi due classici senza quelle introduzioni storico-biografiche? Leggerli è senz’altro possibile, capirli ne dubito, a meno di avere un’ottima cultura letteraria.

I classici e il loro posto nella Storia

Ogni opera ha una sua precisa collocazione nella Storia e spesso i classici sono storie che oggi chiameremmo mainstream: ossia parlano del tempo e della società in cui ha vissuto l’autore. Conoscere quindi il contesto storico ci aiuta a comprendere il romanzo.

Familiarizzare con il periodo storico ci porta anche ad attenuare lo shock della lingua: leggere un romanzo moderno non è come leggere un romanzo ottocentesco o settecentesco né come leggere opere del Trecento o dell’Antica Roma.

Ho sentito spesso che molti non amano leggere i classici perché “non capiscono quella lingua antica”. Sinceramente non ho mai trovato difficoltà a leggere gli autori del passato, forse perché li apprezzo di più dei moderni.

Indubbiamente chi ha poca familiarità con i libri in generale non troverà certo semplice la lettura dei classici. Un consiglio è “tornare indietro nel tempo” secolo per secolo a cominciare dal ’900: l’escursione temporale – la chiamo così ricalcando il concetto di quella termica – sarà minima all’inizio e resterà minima man mano che si leggeranno opere dei secoli precedenti.

I classici e i loro tempi di lettura

Dopo l’estate vorrei leggere il Don Chisciotte: più di 1000 pagine di avventure! Se per leggere Il Signore degli Anelli ho impiegato un mese e mezzo, per leggere il Don Chisciotte non impiegherò certo un mese…

Ma la lettura non si sposa con la fretta. L’opera del de Cervantes va letta con la calma che richiede, pagina dopo pagina senza darsi alcuna scadenza.

Prima o poi vorrei anche affrontare la lettura de I miserabili di Victor Hugo. La mia edizione in 3 volumi in cofanetto per un totale di oltre 1400 pagine mi aspetta da tempo. E i 4 volumi di Guerra e pace di Tolstoj? Arriverò anche a quelli.

Ci sono classici brevi e ci sono classici monumentali. Leggere un classico richiede una concentrazione maggiore rispetto alle opere moderne, sia per la difficoltà della lingua sia per la profondità dell’opera.

L’unico modo per leggere male un classico è scegliere un’edizione distillata o surrogata. A quel punto è senz’altro meglio non leggerlo, perché comunque non lo si sarà letto.

E voi come leggete i classici? Perché li leggete, vero?

60 Commenti

  1. Stefania
    4 agosto 2016 alle 08:55 Rispondi

    Ciao, all inizio ero scettica nella lettura di questi libri un pò perchè studiarli a scuola non mi piaceva un pó perche avevo paura di non comprendere il vero significato del libro, in seguito mi sono approcciata piano piano a questo genere e sono riuscita a prendete dimestichezza con la lingua e i vari temi. Tra i miei autori preferiti ci sono Dostoevskij, Doyle, Poe e Lawrence ed é stata una sorpresa riuscire ad apprezzarli.
    Buone letture.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 09:48 Rispondi

      Dostoevskij, Doyle e Poe piacciono anche a me. Di Lawrence ho “Figli e amanti” e in un altro volume “L’uomo che amava le isole/L’uomo che era morto”, ma non li ho ancora letti.

  2. Paola
    4 agosto 2016 alle 09:19 Rispondi

    Io ho il “problema” contrario. Leggo prevalentemente classici. Ogni 3 circa cerco di introdurre un romanzo recente o almeno del ‘900. Guerra e Pace è il romanzo che mi ha cambiato la vita. Il Don Chisciotte mi ha impegnata per 4 mesi. Scelgo sempre i volumi con ampie introduzioni, bibliografie per capire meglio l’autore e avere spunti interpretativi.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 09:49 Rispondi

      Il problema dei classici, anche se sono tanti, è che prima o poi finiranno :D
      4 mesi per il Don Chisciotte? Difficoltà per la lingua?

  3. Giuseppe
    4 agosto 2016 alle 10:32 Rispondi

    Ciao Daniele. Ho fatto un percorso “strano” nella mia “carriera da lettore incallito” quale sono. Inizialmente leggevo solo letteratura italiana. Divoravo di tutto: era fame di conoscenza della mia terra, della nostra terra. Manzoni, Leopardi, Petrarca, Boccaccio, Verga, Pirandello. Sopratutto Pirandello che è stato il mio primo grande maestro. Avevo una concezione del tipo: sono un italiano e devo conoscere per forza la letteratura italiana. Poi mi sono innamorato della letteratura europea. Tolstoj, Dostoevskij, Hugo, Cervantes, Dumas, Balzac e tanti altri. Ho sempre pensato che la grande letteratura finisse con l’800 con quelli che oggi definiamo i Grandi Classici. ma poi mi sono ricreduto. Ho scoperto H. Hesse, il mio secondo grande maestro. Una decina d’anni fa ho scoperto la letteratura contemporanea e mi affascina tanto. Ci sono grandi autori e tanti bei romanzi, scritti bene e con belle storie. Oggi leggo prevalentemente thriller storici, religiosi, esoterici e psicologici; romanzi storici ambientati nell’antica Roma o nell’antico Egitto; e romanzi fantasy (Tolkien, Lewis e Rowling). Ogni tanto mi prende la nostalgia di riprendere qualche vecchi classico. Sarà una malattia?

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 10:40 Rispondi

      Ciao Giuseppe, la letteratura italiana classica piace molto anche a me. La moderna quasi per niente. Diciamo che anche io prediligo la letteratura che arriva al ‘900.
      Invece i romanzi storici sull’Egitto non mi attirano per niente.
      Come dicevo a un’altra lettrice, i classici sono davvero tanti: dubito che tu sia riuscito a leggerli tutti. O no? :)
      Quindi troverai ancora per molto qualche lettura interessante.

      • Giuseppe
        4 agosto 2016 alle 10:50 Rispondi

        Assolutamente no! Non li ho letti tutti. Esistono tanti capolavori della letteratura dell’800 (forse, quella più interessante?) che ancora non ho letto. Attendo ispirazione.

        • Daniele Imperi
          4 agosto 2016 alle 10:53 Rispondi

          Anche per me è più interessante quella dell’800 :)

  4. Andrea Torti
    4 agosto 2016 alle 10:39 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, i classici si incontrano – è impossibile evitarli!

    E non solo per le letture “forzate” fra i banchi di scuola: quanti modi di dire, riferimenti cinematografici, ecc. ci perderemmo, se non conoscessimo neppure una di queste opere?

    In ogni caso, credo che note e chiarimenti vari possano essere interessanti anche per gli scritti contemporanei – magari in forma di postfazione a cura dello stesso autore: comprenderne la genesi e scoprire qualche dettaglio sul processo creativo non può che essere un valore aggiunto :)

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 10:42 Rispondi

      Le note a me piacciono molto, specialmente se un autore usa termini stranieri che il lettore non è tenuto a conoscere. Prendi Salgari: aveva il “vizio” di spiegare certe usanze e certi cibi esotici, ma lo faceva durante la narrazione. Sarebbe stato meglio inserire quelle spiegazioni come note a fondo pagina.
      Quando scrivo qualcosa, a me piace creare una nota a fine testo per dare qualche spiegazione :)

    • Giuseppe
      4 agosto 2016 alle 10:46 Rispondi

      Le note, l’introduzione, la prefazione, la postfazione o quant’altro sono parte integrante del libro: è un tutt’uno. Non leggerle, almeno per me, è come leggere un libro a metà. C’è molto da imparare, da scoprire. Ricordo un mio professore all’università che diceva sempre: “Le note sono più importanti del libro stesso”. Forse esagerava. Ma nelle note c’è tutto un mondo da scoprire. Anche una semplice nota che riporta una citazione di un autore o un rimando bibliografico possono insegnarci contenuti interessanti.

      • Daniele Imperi
        4 agosto 2016 alle 10:54 Rispondi

        Certe prefazioni andrebbero lette però alla fine, almeno io faccio spesso così, quando mi accorgo che anticipano o svelano troppo la trama.
        Mia madre ha una vecchissima edizione de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico: non ti dico le note che ci sono…

        • Giuseppe
          4 agosto 2016 alle 11:05 Rispondi

          Non vorrai mica fare indigestione di note? Ahahahah

          • Daniele Imperi
            4 agosto 2016 alle 11:08

            In una pagina c’è una sola riga di testo e il resto sono note :D

        • Andrea Torti
          4 agosto 2016 alle 17:10 Rispondi

          Proprio per questo, se fossi un autore, preferirei scrivere delle postfazioni al posto delle più comuni prefazioni :)

          • Daniele Imperi
            4 agosto 2016 alle 17:20

            La postfazione è preferibile, così puoi fare “spoiler” quanto ti pare :D

  5. Elisa
    4 agosto 2016 alle 10:44 Rispondi

    leggo sia i contemporanei sia i classici e alla fine mi capita spesso di preferire questi ultimi. I personaggi sono meglio caratterizzati; ciò che mi colpisce in particolare è la finezza e la linearità con cui viene descritto un ambiente, una situazione, un tipo psicologico. Pulizia, sintesi e capacità di introspezione. L’aspetto negativo è, come dicevi tu Daniele, il fatto di calarsi in un’altra epoca. E’ vero: le descrizioni di abiti e modi di fare si riferiscono a epoche molto distanti dalla nostra. Eppure… se si ha la pazienza di leggere, capisci che il cuore dell’uomo è sempre lo stesso.
    Fidatevi di una che I miserabili li ha letti in luglio in 3 settimane (nella mia edizione c’erano 1400 pagine!). Se ti andrà di leggerli, caro Daniele, fai attenzione alla caratterizzazione della figura del vescovo di Digne che ricorda in modo strepitoso papa Francesco, a quella dei Thénardier (soprattutto il marito, che ricorda quella di certi commercianti del giorno d’oggi e ;) di ieri) e a quella di Enjolras che ricorda qualche no global italiano e (straniero).
    L’unico punto terribilmente debole dei Miserabili sono le digressioni storiche, senza le quali il romanzo consterebbe di 100 pagine di meno. Alcune sono molto interessanti (spt quella sui conventi), altre le avrei eliminate. Oggi un editor le sforbicierebbe senza remora.

    Riprendendo il discorso sui classici, anche lo stile è pulito. Non si trovano nè inutili orpelli, nè parolaccie nè strizzatine d’occhio al linguaggio parlato. Oppure… quando nei classici del ‘900 trovi qualche sconceria capisci che non è una cosa buttata lì per impressionare, ma un elemento del quadro d’insieme perfettamente calato nel contesto.
    Nei libri moderni questo è difficile da trovare… C’è troppo linguaggio parlato… Forse certi lettori ne hanno bisogno per sentirsi più vicini al narratore, ma a me non piace. E’, tutto sommato, volgare.
    Nei classici – forse perchè all’epoca la lingua era appresa secondo forme puriste – non c’è traccia di questo. O, qualora compaia, viene usata una vera e propria forma dialogica indirizzata all’altro (il lettore) ma sempre rispettosa – appunto – dell’altro.
    Nei Miserabili lo stile è in realtà una mescolanza di stili e registri, che rendono l’opera piacevole e interessante (è una mescolanza di romanzo d’appendice, poliziesco, storico, a tratti umoristico, ecc…). Or ora un’opera così te la scordi…
    Concludo dicendo che – ça va sans dire – dipende molto dal singolo classico e dal singolo moderno.
    Al momento oltre ad un libro di psichiatria/psicologia sto leggendo Bel ami di De Maupassant e prossimamente, prima che chiuda la biblioteca, vorrei riprendere Dostoevskij.
    Ho letto il Giocatore (che ho apprezzato e capito solo dalla seconda parte) e l’Idiota (che non ho apprezzato nè capito). Ma è un classico e una futura scrittrice di best seller non può non averlo letto… Ti immagini mentre mi intervistano e mi tocca dire di non averlo letto… Che vergogna! ;)
    Quello che più detesto nei libri degli scrittori contemporanei

    • Giuseppe
      4 agosto 2016 alle 11:03 Rispondi

      La mia edizione de I Miserabili constava di 1405 pagine. Un vero capolavoro divorato 19 anni fa. Oggi nessuno sarebbe in grado di scrivere opere così monumentali, dove protagonisti, ambientazioni (storie nella Storia) hanno una dimensione tridimensionale, capace di coinvolgere il lettore suscitando quel ‘fascinosum’ e quel ‘tremendum’ che tanto ci piace. Oggi è cambiato il modo di scrivere: si è più semplici, più immediati, più diretti. Sarà forse per questo che oggi i romanzi hanno più dialoghi (a volte penosi)?

      • Daniele Imperi
        4 agosto 2016 alle 11:14 Rispondi

        La letteratura moderna ha perso tantissimo rispetto al passato. Raramente ci si imbatte in un’opera moderna che ha il sapore dei classici.
        Per esempio Jonathan Strange & il signor Norrell di Susanna Clarke: quasi 900 pagine scritte proprio come si scriveva un tempo.

        • Giuseppe
          4 agosto 2016 alle 11:21 Rispondi

          Ho avuto il piacere di leggerlo. Un bel romanzo che ha il sapore d’altri tempi e a pensare che la prima edizione in inglese è del 2004 (l’edizione in lingua italiana arriva nel 2005). Un romanzo ambientato in una Inghilterra dell’800 sospeso tra narrazione storica e fantasy. Quasi epico!

          • Daniele Imperi
            4 agosto 2016 alle 11:40

            Io ci ho provato due volte e due volte abbandonato :D
            Però era davvero scritto bene. Devo ricominciarlo prima o poi.

      • Elisa
        4 agosto 2016 alle 11:18 Rispondi

        si.
        Una piccola notazione (con il la grande presunzione che Daniele ne faccia un post ;) ): molti autori classici soffrivano di depressione, hanno avuto ricoveri manicomiali o hanno conosciuto il tentato suicidio e in alcuni casi ci sono riusciti. L’arte e la bella follia.
        Il tremendum e il fascinosum di cui parli Giuseppe è dovuto in parte anche a questo (oltre alla buona cultura, la padronanza della tecnica scrittoria, l’umiltà e la pazienza delle riscritture).
        E di quelli contemporanei che si sa?
        Non cerco il poeta maledetto o l’artista naif, ma almeno un po’ di cuore, quello si!

        • Giuseppe
          4 agosto 2016 alle 11:29 Rispondi

          Ci sono grandi autori anche oggi. Il compianto Umberto Eco ha scritto pagine interessanti (Il nome della rosa, ad esempio, è ormai diventato un classico). A me piacciono molto anche Erri De Luca e Alessandro Baricco (Novecento, ad esempio, da cui è stato tratto tratto il film La leggenda del pianista sull’oceano con la regia di Giuseppe Tornatore e le musiche di Ennio Morricone). Tra gli scrittori stranieri mi piace annoverare Ken Follett con I pilastri della terra e Mondo senza fine.

          • Daniele Imperi
            4 agosto 2016 alle 11:37

            Su Eco siamo d’accordo. Su Ken Follett meno. Primo perché non scrive come Eco :)
            E poi si vocifera si faccia aiutare.

          • Giuseppe
            4 agosto 2016 alle 11:45

            Non per nulla Eco l’ho messo al primo posto e ho lasciato Ken Follett alla fine. Comunque una confidenza. I due libri citati li ho letti volentieri e mi sono piaciuti. I giorni dell’eternità (1216 pagine), così tanto decantato, l’ho trovato di una noia mortale. Arrivato a pagina 885 l’ho lasciato per non prenderlo mai più. Il primo ed unico libro che lascio incompiuto. E per lasciare un libro a metà per me ce ne vuole. ma quei due romanzi li ho trovati belli. Che poi si faccia aiutare beh, questo non lo so.

          • Nani
            4 agosto 2016 alle 17:23

            Io sono d’accordo anche su Baricco e De Luca, e agli italiani ci aggiungo anche Tabucchi.
            Ho letto di recente Sangue di Baricco e sebbene la seconda parte non mi abbia esaltato davvero se non a sprazzi, la prima e’ un capolavoro, una vera goduria per uno che adora simmetrie e piroette del testo.
            Pero’, dai, Ken Follett…

          • Daniele Imperi
            4 agosto 2016 alle 17:25

            Quei 3 autori che citi non mi attirano per niente.
            “Pero’, dai, Ken Follett” che significa? :)
            Ti piace o no?

          • Nani
            5 agosto 2016 alle 10:27

            No. Ho letto i pilastri della terra, divorato, potrei dire, perche’ lo stile e’ parecchio scorrevole, ma la sospensione dell’incredulita’ mi e’ saltata almeno una ventina di volte. Io odio i romanzi storici che se ne infischiano della veridicita’ storica.

          • Daniele Imperi
            5 agosto 2016 alle 10:47

            Io ho trovato quel romanzo troppo infarcito di termini di architettura. Mi è sembrato quasi un manuale per architetti. Scorrevole, sì, però esagerato da quel punto di vista.
            Su cosa si è infischiato della veridicità storica?
            Penso che anche Mondo senza fine abbia qualche invenzione, anche se l’ho trovato più interessante del primo.

          • Nani
            5 agosto 2016 alle 15:39

            Non e’ verosimile, ad esempio, che una giovane donna con un neonato il braccio parta dall’Inghilterra per andarsene a cercare il padre del figlio da sola, senza mezzi, senza nemmeno avere una vaga idea di dove questo tizio sia finito (e se non mi sbaglio nemmeno di che lavoro facesse) e lo trova! Poi ricordo che all’epoca trovai altre cose un po’ stranucce, ma ti parlo di anni fa e ho dimenticato quasi tutto. Eppure mi e’ rimasto questo rifiuto per i suoi libri, tanto che lo evito quando lo vedo sugli scaffali. :)

          • Daniele Imperi
            5 agosto 2016 alle 15:46

            Mi ricordo di quel pezzo :)
            Non è verosimile, infatti. Una soluzione un po’ troppo semplicistica.

        • Daniele Imperi
          4 agosto 2016 alle 11:39 Rispondi

          Non so se potrò farne un post :)
          Comunque gli autori del passato facevano una vita più sofferta di quelli di oggi.

          • Elisa
            4 agosto 2016 alle 12:10

            dai, impegnati… ;)
            Vedrai che del materiale ne trovi. Tra i contemporanei meno…
            Ieri sera sono stata alla tradizionale riunione in biblioteca per la presentazione di un festival letterario che di terrà prossimamente. Ho aperto qualche libro degli autori che interverranno e, a differenza delle altre partecipanti (di maschietti ce n’erano solo 2) che li prendevano in prestito, mi sono tuffata nei soliti scaffali rimpiangendo Poe (che non ho capito dove l’avessero ficcato) e Marai (che consiglio a tutti).
            Il problema dei contemporanei, come già detto da Giuseppe, è la ricerca dell’immediatezza. “Caro lettore, eccomi qui! Ti dirò qualcosa che nella tua vita (povera di certezze e impoverita di valori) ti servirà sicuramente. Ma non ti preoccupare: tutto sarà semplice, comodo e facile, non ti dovrai scomodare a pensare, nè tantomeno parlerò al tuo inconscio visto che è il tuo io cosciente ad avere un gran bisogno di dialogo.”
            Nel tempo in cui viviamo c’è un gran bisogno di rassicurazioni (visto che mancano le certezze del tempo passato, come un lavoro sicuro, una relazione stabile, il partito, ecc…) e lo scrittore – ma anche il produttore di harware e software – divengono, a volte loro malgrado, dei guru.
            Si cerca la mano carezzevole del buon padre, non la sollecitazione dell’inconscio come bambini che non hanno capacità di rielaborazione: tutto deve essere immediato.
            Il tremendum o il fascinosus spaventa o, peggio, non ci dice + nulla.

          • Nani
            4 agosto 2016 alle 17:27

            Elisa, un applauso! :)

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 11:07 Rispondi

      1400 pagine in 3 settimane sono un bel record :D
      Terrò presente questi 3 personaggi, quando leggerò I miserabili.
      Sulle parolacce hai ragione: mai trovate in un classico. Eppure si sono dette in ogni epoca. Forse però non era consentito usarle in letteratura.
      Di Dostoevskij ho letto Le notti bianche tanti anni fa.
      In effetti bisognerebbe pensare anche a un probabile successo: ci tocca leggere tutto dei grandi autori :D

      • alessandro Coppedè
        9 agosto 2016 alle 14:10 Rispondi

        Io ne ho trovate nel Don Chisciotte

        • Daniele Imperi
          9 agosto 2016 alle 14:39 Rispondi

          Parolacce nel Don Chisciotte? Vedremo se nella mia traduzione ne troverò.

  6. Elisa
    4 agosto 2016 alle 10:48 Rispondi

    nel commento ho dimenticato di cancellare l’ultima riga… Un editor non me lo perdonerebbe ;)
    Scusate.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 11:07 Rispondi

      Ma volevi aggiungere qualcosa?

      • Elisa
        4 agosto 2016 alle 11:18 Rispondi

        no, solo un refuso. Scusami ancora

  7. Grilloz
    4 agosto 2016 alle 11:22 Rispondi

    Conosco solo due modi per leggere un classico: ad alta voce e col pensiero, in genere prediligo la seconda :P
    A parte gli scherzi hai ragione ;) resta poco da aggiungere.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 11:41 Rispondi

      Anche io leggo col pensiero :D

  8. Lorenzo
    4 agosto 2016 alle 12:03 Rispondi

    Sono d’accordo. Certamente si può sempre leggere un classico senza introduzioni e note, come se fosse un libro contemporaneo, ma si rischia non solo di non capirlo, ma anche di non cogliere i numerosi riferimenti e rimandi che nei classici sono onnipresenti. E comunque Calvino se lo poteva permettere di pronunciare una frase del genere :D

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 12:23 Rispondi

      Infatti Alice di Carroll è pieno zeppo di riferimenti. Senza note ti perdi tutto. Ma anche con le note non puoi cogliere comunque tutto quanto.

  9. Emma
    4 agosto 2016 alle 12:26 Rispondi

    Ciao Daniele, io cerco sempre di collocare i libri che leggo nel loro contesto storico e sociale. Una breve biografia dell’autore, le sue origini, le sue scelte di vita, la sua epoca e il suo Paese. Per capire come sia arrivato a scrivere proprio quel libro. Non lo faccio sempre, a volte leggo e mi informo successivamente. A volte, leggo e basta.

    Tempo fa, ho deciso di leggere “Orgoglio e pregiudizio”. Se non avessi conosciuto il contesto in cui è vissuta l’autrice, mi sarebbe stato molto difficile comprendere il libro. Apprezzarlo, anche se non mi ha entusiasmata.

    Mi hai fatto tornare in mente anche un libro che da giovane amai molto, “Germinal”. Come avrei potuto amarlo senza conoscere la storia? In questo caso, non tanto e non solo la storia dell’autore, quanto la storia dell’Europa in un periodo non a caso definito “rivoluzione industriale”. Una nuova forma di coscienza politica, l’avvento di una nuova classe, la miseria delle vite dei minatori —il mio bisnonno materno era un minatore francese e l’ho sempre immaginato come uno dei personaggi del libro. Sporco, stanco, accasciato su sé stesso dopo una giornata in miniera. Ricurvo su una sedia traballante a bere per non dover pensare alla sua vita.

    E vogliamo parlare di autori nostrani, come Calvino, Pavese, Levi, Vittorini, Cassola, Viganò, Ginzburg, Fenoglio, solo per citarne alcuni tra i miei preferiti? Il contesto storico determina il contenuto delle loro opere. Permette loro di pulsare nelle mani del lettore.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 12:36 Rispondi

      Ciao Emma, Ho preso Germinal poco tempo fa. Devo ancora leggerlo, magari sarà un mio prossimo classico :)
      Un tempo gli autori erano fortemente influenzati dalle condizioni politiche e sociali della loro epoca e quindi di quello scrivevano. Ma oggi? Di cosa vuoi scrivere oggi?

  10. Emma
    4 agosto 2016 alle 12:56 Rispondi

    Bene, buon Germinal allora ;)

    “Ma oggi? Di cosa vuoi scrivere oggi?”
    Che domanda.

    Siamo figli della nostra epoca anche oggi. E non ci siamo poi tanto evoluti. La società sta cambiando radicalmente, anche se stentiamo ad accorgercene. Infatti, siamo sempre più chiusi in una dimensione tutta nostra. Sicura e soffocante. Anche questa chiusura produce effetti sulla scrittura, sulla scelta dei temi, sul modo di affrontarli e sul tono.
    Sovraccarico cognitivo, bombardamento mediatico, superficialità e fretta costante determinano in qualche misura i temi della scrittura, credo.

    L’argomento è complesso. Ci devo pensare.
    Sai che la tua domanda continuerà a ronzarmi in testa, vero?

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 13:21 Rispondi

      Io infatti tendo a scrivere di fantastico – fantascienza, fantasy e horror – perché non mi piace la società odierna. Quindi nella scrittura, come nella lettura, evado.
      Ma rispondere alla domanda non è facile :)

  11. Bonaventura Di Bello
    4 agosto 2016 alle 14:15 Rispondi

    Mi ha fatto molto piacere che tu abbia trovato lo spunto per parlare del saggio di Calvino sui classici, che personalmente considero un ‘must’ per qualsiasi lettore oltre che scrittore (del resto per essere un bravo scrittore bisogna essere prima di tutto un bravo lettore, no?). Non ho capito però dal tuo articolo se i classici ‘annotati’ che hai letto sono tradotti in italiano oppure fanno parte di quella splendida, ma appunto preclusa ai più per l’ostacolo linguistico, categoria di classici in lingua inglese contrassegnati dal termine ‘annotated’ prima del titolo. Qualora si trattasse di titoli in italiano, potresti suggerire qualche titolo preciso? Io ho trovato solo lo Hobbit annotato di Douglas A. Anderson, finora. Grazie! :)

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 14:35 Rispondi

      I classici che possiedo sono tutti tradotti, appunto per via della lingua :)
      Dell’Alice di Carroll ti posso suggerire la mia edizione, quella curata da M. Gardner e illustrata da J. Tenniel. Pubblicata dalla BUR.
      Il Don Chisciotte è della Frassinelli e Guerra e pace della Peruzzo.

  12. Miché Miché
    4 agosto 2016 alle 17:09 Rispondi

    Hai toccato un tasto dolente. Non solo non leggo classici, ma in generale la narrativa tutta. Questo perché fino a “ieri” ne avevo dubbi sull’utilità. Oggi però ne ho compreso il valore.
    Voglio sviluppare un linguaggio quanto più possibile metaforico, e un pensiero altrettanto metaforico. Poter definire la realtà, il mondo, la quotidianità, le persone con le metafore per me è essenziale, e il modo migliore che conosco per riuscire nel mio intento è leggere narrativa.
    Inizierò con libri d’avventura visto che sono un appassionato di film di questo genere. xD

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 17:11 Rispondi

      Finora non hai letto narrativa? Quindi solo saggi?
      Se però vuoi scrivere narrativa, allora devi anche leggerla :)

      • Miché Miché
        4 agosto 2016 alle 19:46 Rispondi

        A parte 1984 e La fattoria degli animali solo saggi. Ho provato a leggere L’uccello che girava le viti del mondo e Fiorirà l’aspidistra ma mi sono arenato miseramente a metà dell’opera.
        Per farti comprendere quanto patologica è la faccenda, al momento sto leggendo La conquista della felicità di Bertrand Russand, Il mondo come io lo vedo di Albert Einstein e Le mie invenzioni di Nikola Tesla, e da qui fino a dicembre non ho in programma nessun libro di narrativa, solo saggistica. O_O
        Però il mio proposito per il 2017 è leggere almeno 15 saggi e 15 libri di narrativa. Ce la farò come ce l’ho fatta a farmi apprezzare gli ebook.

        Scrivere narrativa io? Non ho una così nobile aspirazione. So’ troppo scarso e gnurant. xD

        • Miché Miché
          4 agosto 2016 alle 19:48 Rispondi

          Bertrand Russell* xD

        • Daniele Imperi
          5 agosto 2016 alle 08:34 Rispondi

          È la prima volta che mi capita di trovare qualcuno che non legge narrativa :)
          Io mi annoierei a leggere solo saggi, devo variare spesso le mie letture.

  13. emilia
    4 agosto 2016 alle 17:20 Rispondi

    Però darei anche ragione a Italo Calvino. Il libro, anche quello classico ha una sua vita pulsante, una sua personalità che non ha bisogno di essere sottoposta a note analitiche. Vive della sua bellezza estetica, dell’arte seducente della narrazione, così come una sinfonia vive della composizione armoniosa delle note. Certo in una seconda lettura, se si vuole andare più a fondo nel contenuto, la guida di una critica esegetica è d’aiuto. Sto rileggendo l’esecrato I Promessi Sposi, e, al di là del linguaggio a volte obsoleto, la freschezza ironica del narrare, la caratterizzazione a tutto tondo dei personaggi non ha bisogno di note esplicative.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 17:22 Rispondi

      In un certo senso hai ragione. Però puoi benissimo goderti il classico senza leggere note e introduzioni e farlo solo in una seconda lettura.

  14. Giuseppe Vitale
    7 agosto 2016 alle 08:48 Rispondi

    A gettare luce su un classico e sul suo linguaggio, a volte difficile per i novizi, possono senz’altro essere le note più o meno puntuali ed esaustive. Per esempio la Divina Commedia per me sarebbe stata un po’ troppo tosta senza i commenti e non di un solo esperto. Ma non ci sono solo i commentatori a darci le chiavi per entrare in edifici letterari più o meno complessi. Per esempio a me è capitato di lavorare a uno spettacolo basato sul Moby Dick. Ho letto prima il copione e poi il romanzo. E il primo è stato un ottimo viatico del secondo. Qualcosa di analogo è successo con Il Nome della Rosa: il film mi ha dato il filo per non perdermi. Ora uno dei classici che ho in programma di leggere è Il Milione. Mi ci sto preparando a poco a poco, da una vita, da quando ero ragazzino. Infatti mi fu regalato quando avevo nove anni un libricino che conteneva tante belle foto di uno sceneggiato che la Rai dedicò a Marco Polo. In seguito, durante l’adolescenza, ne lessi una edizione semplificata. Ora, che ho più di quaranta anni, di recente ho visto la splendida (per me) serie che Netflix ha realizzato e distribuito su questo grande personaggio. Immagino ora, di esser pronto alla sua lettura, in un modo di certo tutto mio, magari non consigliabile neanche, ma a me poco importa perché lo stesso avvicinarsi a un classico è già “un classico” ;)

    • Daniele Imperi
      8 agosto 2016 alle 07:56 Rispondi

      La Divina Commedia credo sia impossibile leggerla senza note. Il Milione devo leggerlo anch’io!
      Di Marco Polo avevo visto lo sceneggiato in TV da ragazzino.

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