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Come impaginare un manoscritto

Ed evitare una formattazione da brivido!

impaginare-manoscritto

Oggi parliamo ancora di ebook in self-publishing, ma lasciamo stare le copertine horror e passiamo ad analizzare invece la formattazione degli ebook, che in alcuni di quelli autopubblicati è stata, diciamo così, non proprio professionale.

Il discorso si estende comunque a qualsiasi a manoscritto: perché se vogliamo spedirlo a un editore, dovremo impaginarlo e fare bella figura.

Ancora una volta il fai-da-te ha dimostrato carenza nella qualità del prodotto. Quello che mi chiedo, in questi casi – come avevo fatto per le copertine – è: ma questi autori hanno mai aperto un ebook o un libro in vita loro? Altrimenti non si spiega questa differenza di stile.

La buona, vecchia macchina da scrivere

Torniamo un attimo indietro nel tempo. Quando ero ragazzetto, avevo sogni giornalistici. Avevo creato un mio giornale e una mia rivista, entrambi chiusi al numero 1. Avevo fatto tutto da me, scrivendo con la Olivetti di mia madre, una macchina da scrivere in ghisa degli anni ʼ50.

Pesava un quintale allʼepoca, ma era gagliarda. La cosa bella, che allora non potevo capire, era proprio la sua limitatezza: un solo carattere, una sola grandezza, un solo colore. Non proprio, cʼera anche il rosso, e il bianco pure.

Perché quella limitatezza era una cosa bella? Perché lo scrittore provetto, ma anche quello famoso, non erano tentati da manie grafiche e artistiche, non potevano dare tocchi creativi al loro manoscritto.

Lʼunica cosa che poteva fare uno scrittore con la macchina da scrivere era scrivere, appunto. Nientʼaltro, perché nientʼaltro gli competeva.

La tentazione da “grafico mancato”

Qualche volta ho accennato a questa tentazione. Ne ho parlato sulla preparazione del testo per lʼebook, dopo aver ricevuto da clienti manoscritti pieni di ogni decorazione possibile.

Molti autori si lasciano prendere da questa mania, come se fossero dei grafici mancati. Ora, la questione è molto semplice: o sei un grafico o non lo sei, ma di certo non puoi improvvisarti tale.

La questione è anche unʼaltra: anche se sei un grafico, per scrivere il tuo romanzo non serve esserlo. Non serve creatività per impaginarlo per creare un ebook né serve per impaginarlo e spedirlo a un editore.

Impaginare un manoscritto: cosa significa?

Avete presente un libro? Ecco, questo significa. Ma senza copertina, mi raccomando. Non serve al manoscritto, né se dovete spedirlo a una casa editrice – che decide da sé che copertina fare – né se dovete pubblicarlo in self-publishing, perché la copertina va aggiunta con un programma di impaginazione, quindi nel vostro editor di testo non va messa.

Lʼimpaginazione serve allo scrittore per creare un ambiente di scrittura rilassante. Provate a scrivere un romanzo tutto in caratteri gotici: dopo le prime due righe non capirete più nulla. O provate a usare il carattere tanto odiato nel web, il Comic Sans Serif, così qualcuno vi farà fuori.

Qualsiasi carattere usiate, quel carattere molto probabilmente non andrà bene per creare un ebook né andrà bene per il manoscritto da spedire allʼeditore:

  • per un ebook non si scelgono font particolari, io lascio il font orfano, senza famiglia, perché negli ereader il lettore può scegliere da sé il carattere con cui leggere lʼebook
  • per un editore, invece, dovrà essere quello più leggibile: alcune case editrici impongono di usare alcuni caratteri specifici, come il Garamond o il Courier New corpo 12.

Impaginare un manoscritto: cosa non significa

Ecco due esempi di impaginazione di ebook pubblicati in self-publishing.

Guardate quanti spazi vuoti ha questo spezzone di pagina. Ci sarebbe anche da dire che il trattino usato è quello sbagliato (oltre che inutile in quel caso). E che alcune parole sono separate da un punto. E altri problemi di punteggiatura. E “un interessante sfida” senza apostrofo. E “kilometri” scritto così.

Screenshot

Ma concentriamoci sugli spazi: sicuramente cʼè stata una giustificazione del testo che ha portato ad allungare le distanze fra le parole.

Guardiamo questʼaltro spezzone. Qui sono parecchie le parole separate da un punto. Forse è un robot che parla. E che dire dei simboli “<” e “>” usati al posto delle caporali (« e »)? Raddoppiare il simbolo di minore e maggiore (<< e >>) non significa creare le caporali, che sono un simbolo a sé. Significa solo inserire due volte di seguito, e senza motivo, i simboli di minore e maggiore.

Screenshot

Chi ha comprato quegli ebook che cosa ha trovato? Come è riuscito a leggerli? E che cosa potrebbe pensare un editore se si vedesse recapitare un manoscritto impaginato in quel modo? Siete sicuri che lo leggerebbe?

Una questione di eleganza e leggibilità

Alla fine il succo del discorso è questo: il manoscritto deve essere elegante e leggibile allo stesso tempo. Il lettore e lʼeditore devono leggerlo senza alcuna fatica.

Se lo impaginate male, come nel caso di tutti quegli spazi vuoti, rallenterete la lettura. Se inserite tutti quei punti (non riesco davvero a capire come siano saltati fuori, ma ho un sospetto: esportazione del file di testo in mobi o epub?), come sarà leggerlo?

Il concetto di cartella editoriale

Molti editori consigliano di spedire il manoscritto in cartelle editoriali, ma che vuol dire?

Semplice: è una unità di misura dei manoscritti. Una cartella editoriale standard (una pagina di dattiloscritto, quindi) prevede 30 righe e ogni riga 60 battute, cioè 60 caratteri spazi compresi. In tutto dai 1800 ai 2000 caratteri. Usate questa misura per i vostri manoscritti e non sbaglierete.

Ma quale font usare? In questa immagine ho usato cinque font che penso siano abbastanza leggibili: il PT Sans – che a me piace molto – il Courier New, il Garamond, il Times New Roman e il Verdana.

Esempi font

Come vedete, nonostante abbia usato il corpo 12 per tutti, sono venute fuori righe diverse.

Quanto vi siete sbizzarriti finora coi manoscritti?

73 Commenti

  1. Banshee Miller
    20 luglio 2015 alle 07:42 Rispondi

    Nel caso dei punti spero proprio che sia un problema di conversione, altrimenti siamo messi male. Come dici tu, forse usare il word processor come una semplice macchina da scrivere, quando si deve scrivere, è la soluzione migliore. Si apre un nuovo documento e con le impostazioni di default si inizia a scrivere. Niente di più bello.

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:09 Rispondi

      Anche se fosse un problema di conversione, avrebbe dovuto correggere.

  2. Grilloz
    20 luglio 2015 alle 08:02 Rispondi

    Povero Comics :D a me una volta è arrivato un file excel (documento tecnico) tutto in comics, la prima cosa che ho fatto è stata: seleziona tutto – Arial.
    Per un testo da stampare in genere si suggeriscono caratteri con serif, proprio perchè le grazie aiutano la lettura, mentre per la lettura a schermo spesso aiuta un carattere senza grazie.
    Sarebbe anche bene prevedere l’identazione della prima riga del paragrafo, che aiuta a separare i blocchi di testo (siccome siamo in italia, meglio preferire l’identazione che lo spazio tra paragrafi, in ogni caso meglio evitare di usarle entrambe).
    Poi ci sarebbero un’altra infinità di altri accorgimenti, come lo spazio dopo il segno di interpunzione e mai prima, ecc.
    Per gli ebook probabilmente la cosa migliore da fare è realizzarlo il più pulito possiblile e lasciarlo impaginare dal motore del reader, quello sì fatto da grafici professionisti.

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:11 Rispondi

      Infatti qui ho scelto un carattere sans-serif.
      L’indentazione anche è utile – fra diverse settimane ne parlerò. Perché dici di non usare entrambe? In un libro ok, ma nel web direi che è meglio.

      • Grilloz
        20 luglio 2015 alle 13:55 Rispondi

        sì, mi riferivo ad un libro stampato (ma anche ebook)
        Sul web ci si può prendre qualche libertà in più anche col colore e la dimensione del carattere, a patto di usare moderazione ed equilibrio.
        Poi c’è chi ha scritto un libro in parte con caratteri rossi e in parte con caratteri verdi, ed è un libro bellissimo :D

        • Daniele Imperi
          20 luglio 2015 alle 14:10 Rispondi

          Più che libertà, nel web bisogna avere più accorgimenti per migliorare e facilitare la leggibilità del testo.

  3. Ferruccio
    20 luglio 2015 alle 08:42 Rispondi

    Io credo di essere a posto. Anche perché uso un modello pre-impostato. Gli esempi che hai allegato dicono tutto sul pressappochismo e sulla presunzione di certi autori autoself

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:12 Rispondi

      Dove hai trovato il modello preimpostato? L’hai fatto tu?

      • Marco Benedet
        29 luglio 2015 alle 15:26 Rispondi

        Se si desidera pubblicare un ebook senza l’appoggio di una casa editrice inevitabilmente ci si dovrà rivolgere a chi fa questo online. Parlo dei tanti Lulu, Narcissus, Smashwords solo per elencare quelli di cui ho esperienza diretta. Ogni uno di questi editori-online (chiamiamoli così) mette a disposizione dei modelli da utilizzare con word. Loro offrono anche delle guide su come formattare il file .doc o .epub ed anche il .jpg per le copertine adatti ai loro programmi di gestione dei testi.
        Seguendo le loro guide io non ho mai avuto problemi e in pochi giorni ho imparato a preparare file .epub che non hanno dato problemi ai loro controlli pre-pubblicazione.
        Le guide sono gratuite e semplici, (ottima è quella offerta da Smashwords) e se ancora qualcuno propone file come quelli messi ad esempio da Daniele allora è bene che quella gente o impara a scrivere così bene da far passare in secondo piano la formattazione o magari cerca un posto come vigile urbano. Lì le multe si possono formattare come si vuole e le si può scrivere anche in gotik (con la kappa) :)

  4. Chiara
    20 luglio 2015 alle 10:16 Rispondi

    Io scrivo in Times New Roman dimensione 11 e penso di essere avvantaggiata dalla mia fissazione quasi maniacale per l’estetica: non sopporto le pagine disordinate. Anche la prima bozza, dunque, ha un aspetto piuttosto armonioso.
    Un’altra cosa che non tollero? L’interlinea troppo stretta. Le parole troppo appiccicate non mi piacciono. Il testo ha bisogno di respiro.

    • KingLC
      20 luglio 2015 alle 12:22 Rispondi

      Ma non è un po’ piccino il Times New Roman 11? Io uso il 14 e già mi sembra il minimo!

      • Chiara
        21 luglio 2015 alle 09:24 Rispondi

        Io mi trovo benissimo, poi dovrò provare a mettere il testo sul kindle e vedere che effetto fa. Lo zoom è al 110%.

        • Marco Benedet
          29 luglio 2015 alle 15:28 Rispondi

          Io uso il TR 12 e devo mettere lo zoom al 110%
          Sarà per l’età? :(

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:14 Rispondi

      Ma non è piccolissimo? Io uso Pt Sans corpo 12 e zoom al 110%, ma giuro che da vicino ci vedo bene :D
      L’interlinea è però lo spazio fra le righe, questo volevi dire? Comunque sì, deve esserci aria – come sopra, ne parlerò fra qualche settimana :)

      • Chiara
        21 luglio 2015 alle 09:26 Rispondi

        Sì, intendevo proprio lo spazio fra le righe. La mantengo a 1,5 perché è abbastanza ampia ma non dispersiva. è la stessa che utilizzo sul blog, per intenderci…

  5. LiveALive
    20 luglio 2015 alle 10:46 Rispondi

    Io ho un altro problema: dovrei stampare quattro pagine per foglio, in modo da farne poi dei fascicoli, con le pagine una dentro l’altra. L’ordine cioè, per facciata, dovrebbe essere questo: 1, 31, 32, 2, 3, 29, 30, 4… Oppure, se consideriamo l’impostazione di stampa “a libretto”, 1, 2, 31, 32, 3, 4, 29, 30… Sai come si fa?
    ***
    Se ti piace la macchina da scrivere, oggi esiste la hemingwrite!
    Il font migliore è ovviamente l’helvetica. Sai che esiste una tavola periodica dei font?
    ***
    Ti ho detto tempo fa che secondo me a volte sei superficiale. Questo è uno dei casi XD perché hai intitolato il post “come impaginare un manoscritto”, ma non l’hai detto. Non hai parlato dei margini e delle impostazioni per i paragrafi, né hai indicato come correggere gli errori che hai evidenziato (a volte si parte con l’impostazione di default di word che spazia troppo tra un paragrafo e l’altro; così vanno a capo con il maiusc + invio, ma giustificando così fa un casino). Hai parlato della cartella, ma non hai indicato le impostazioni standard di carattere e margini per ottenerla. Eh, molto male!
    ***
    Come scrivo io? Con la pagina più lunga possibile (a quanto equivale su word? 50 cm?), carattere di grandezza 5, zoom 160%. Così posso scrivere a fiume senza preoccupazioni, avendo sempre tutto sott’occhio. Ma bisogna avere sensibilità coi paragrafi: se scrivi in grande rischi di farne con concetti ancora aperti, e così di non farli mai.

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:19 Rispondi

      Non so come puoi impaginare quel testo.
      Non lo trovo superficiale il post, ho spiegato anche la cartella editoriale (in rete è pieno di template, basta cercarli e scaricarli). Come impostare i margini sono capaci di farlo anche i bambini…
      Non so, poi, comme correggere quegli errori che ho mostrato, perché non so come sono stati fatti.
      A che serve impostare il carattere microscopico a 5 e poi zoomare al 160%

      • LiveALive
        20 luglio 2015 alle 13:41 Rispondi

        Per quello che ti ho detto: avere tutto sotto controllo in un colpo, e scrivere a fiume senza preoccupazioni. Come Kerouac che scriveva con il rotolo, anche se è un po’ diverso: io non voglio che la pagina scenda velocemente. Inoltre anche a 160 il carattere 5 è molto molto piccolo, e questo mi serve per fuggire alla tentazione di correggere tutto subito e alla vergogna per ciò che scrivo. Inoltre, avanzando lentamente sulla pagina, non mi faccio problemi sulla lunghezza dei testo, e non mi capita quasi mai la situazione fastidiosa in cui mi tocca andare a pagina nuova per una riga.
        Per il post, ci saranno anche template, ma se è per questo ci sono anche esempi di cattive impaginazioni XD intendo che bisognerebbe servire al lettore ciò che serve in un unico punto, non farlo vagabondare tra i siti per ricuperare tutte le informazioni di cui ha bisogno.
        Tutti sanno impostare i margini così come tutti sanno spaziare e andare a capo. Ciò non toglie che spesso sia fatto male, e poi ci sono finezze da considerare, come l’interlinea e il rientro della prima riga, con cui spesso si creano casini. Insomma, una volta letto questo post, non posso proprio dire di aver imparato qualcosa di nuovo sull’impaginazione: ho solo visto impaginazioni stravaganti, la cui erroneità è autoevidente, e basta. Se io leggo un post sul come impaginare, mi aspetto di trovare i parametri esatti da impostare per vari tipi di impaginazione.
        Poi ci sono altre cose. Per esempio, non hai considerato il legame tra l’impaginazione e la funzione del testo. Capirai, per esempio, che l’editing tradizionalmente (sin dall’ottocento) si fa con margini ampi e interlinea multipla. Si poteva fare anche una parentesi sulla letteratura ergodica, la cui impaginazione è parte integrante dell’opera (e lì sì che serve un grafico…). E ci sarebbero anche altre cose, insomma…

        • Daniele Imperi
          20 luglio 2015 alle 14:06 Rispondi

          E quali sono i parametri esatti da impostare per i vari tipi di impaginazione?
          Legame tra l’impaginazione e la funzione del testo? Cioè?
          La parentesi sulla letteratura ergodica non c’è stata perché sinceramente non ho la più pallida idea di che cosa sia.
          Io credo che tu ti sia fatto prendere troppo dai tecnicismi, ma un blog pieno zeppo di tecnicismi parla a una sola persona, se va bene.

  6. Grilloz
    20 luglio 2015 alle 11:01 Rispondi

    Se intendi stampare un libricino in formato A5 su carta A4 lo puoi fare usando le impostazioni di stampa di acrobat scegliendo booklet.
    https://helpx.adobe.com/acrobat/kb/print-booklets-acrobat-reader.html

  7. Loredana
    20 luglio 2015 alle 11:33 Rispondi

    Quanti consigli importanti in un unico post! Ammirazione e ringraziamenti sconfinati. (A me piace molto il Garamond, anche se è un po’ troppo piccolo, come resa…)

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:21 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, il Garamond è piccolo rispetto agli altri, ma puoi sempre ingrandire il font.

  8. Francesca Ungaro
    20 luglio 2015 alle 12:09 Rispondi

    Caro Daniele,
    amo questo post e lo salvo nei miei preferiti per rileggerlo ancora!
    Sono naturalmente d’accordissimo con te su quanto hai scritto, e da scrittrice di narrativa ti ringrazio per avermi consigliato l’uso delle Cartelle Editoriali.
    Alcuni “esperti” mi hanno consigliato di scrivere romanzo e racconti con Times New Roman 12,
    e di non occuparsi di impaginare in altro modo gli scritti prima di farli leggere. Le eventuali case editrici e/o gli ebook che ne nasceranno avranno comunque una formattazione riveduta.
    Naturalmente spaziatura e ottima grammatica sono indispensabili.
    Io ho avuto solo problemi con la punteggiatura dopo il parlato, cioè non sapevo se il punto (o virgola o altro che fosse) venisse prima o dopo le <>.
    Sai cos’ho fatto? Ho messo mano ai miei libri cartacei e ho imparato grazie alla mia cara vecchia carta stampata!

    Grazie ancora
    Francesca @franciungaro

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:22 Rispondi

      Grazie :)
      È giusto non impaginare il testo, perché ogni casa editrice ha le sue impostazioni. Basta appunto renderlo leggibile.
      Riguardo alla punteggiatura prima o dopo il parlato ci sono varie scuole di pensiero, ma anche in quel caso ho visto che ogni editore fa a modo suo.

  9. Elisabetta Barbara
    20 luglio 2015 alle 12:32 Rispondi

    Per scrivere uso il programma Scrivener impostato sul Courier New 12 e a tutto schermo, facendo scomparire ogni distrazione dal solo foglio che ho davanti. Una volta portato su word c’è qualcosa da limare e aggiustare, più per la poca conoscenza mia del programma che per altro, ma quello che ne risulta deve essere chiaro e non affaticare. amo l’armonia e credo che il miglior modo per ottenerla sia la semplicità. Di recente mi è capitato di leggere ebook in self scritti malissimo al punto da sembrare il frutto di traduzioni fatte con Google da una qualche lingua straniera, con la grammatica di base come optional e mi chiedo davvero se chi scrive e pubblica abbia mai letto altro oltre i propri scritti.

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 13:24 Rispondi

      La semplicità premia sempre. Riguardo a quegli ebook che hai trovato, è un mistero che forse è meglio non scoprire :D

  10. Ryo
    20 luglio 2015 alle 15:13 Rispondi

    Premesso che i miei manoscritti sono davvero mano-scritti :-) quando riporto al PC uso un file creato anni fa (prima ancora usavo i file TXT nudi e crudi) formato da una pagina formato A5 di 30 righe per circa 60 battute (la famosa cartella editoriale), recentemente ho anche introdotto un font monospace così sono davvero 30×60. :-)
    L’esigenza è nata dalla volontà di partecipare a concorsi letterari dove i limiti erano espressi in cartelle quindi, per evitare di convertire ogni volta i miei file per misurare i racconti, ho introdotto i file auto-misuratori ;-)

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 15:18 Rispondi

      Che font usi?

      • Ryo
        20 luglio 2015 alle 20:39 Rispondi

        Uso il “DejaVu Sans Mono” (http://www.1001fonts.com/dejavu-sans-mono-font.html)

        • Daniele Imperi
          21 luglio 2015 alle 07:28 Rispondi

          Carino, l’ho scaricato e lo provo.

          • Ryo
            21 luglio 2015 alle 15:35 Rispondi

            L’unico accorgimento che devi avere è quello di installarlo su ogni PC che utilizzi, perché non è preinstallato quasi mai. Fammi sapere come ti trovi :-)

  11. Cristina
    20 luglio 2015 alle 15:47 Rispondi

    Sul lavoro uso quasi sempre il caro e vecchio Times New Roman (corpo 12) che va bene per tutte le stagioni. Con quello preparo i manoscritti ripuliti per l’impaginatore.
    Per i miei romanzi, ultimamente uso il Cambria sempre in corpo 12: è molto simile al Garamond. Ho visto che l’editore l’ha mantenuto per il romanzo sui crociati.
    Uso un breve rientro di paragrafo di 3-4 spazi, e do anche la sillabazione, che non crea troppi spazi bianchi tra una parola e l’altra.

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2015 alle 16:04 Rispondi

      Una volta anche io usavo il Times New Roman, ma poi mi ha stufato.
      Il Cambria mi piace. Il mio rientro è di mezzo centimetro, ma ti conviene impostarlo col programma, non aggiungendo spazi. La sillabazione invece non la uso mai.

      • Cristina
        20 luglio 2015 alle 19:51 Rispondi

        Sì, il rientro lo imposto proprio con il programma, così lo fa uniforme su tutto il file. Comunque più si è semplici è meglio è. Noi abbiamo autori che si dilettano anche loro a fare i “piccoli grafici”, e passo ore a ripulire i loro file.

  12. Poli72
    20 luglio 2015 alle 22:10 Rispondi

    Questo e’ uno di quei post che mi fanno amare il tuo blog.Concreto e pragmatico.Ottimo Daniele.
    Che aggiungere? Nulla .Hai reso perfettamente l’idea e dato un prezioso consiglio a noi “novellini” .
    Senza farsi troppe pippe mentali sono sempre la SEMPLICITA’ e la CHIAREZZA i parametri da ricercare per fare una buona porca figura con l’editore. Io la vedo perfettamente come Te.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 07:27 Rispondi

      Grazie.
      Semplicità e chiarezza sono anche per me gli unici elementi che contano, alla fine, almeno per la presentazione del manoscritto.

  13. Nick
    21 luglio 2015 alle 09:31 Rispondi

    In tutto questo vorrei aggiungere che si dice macchina PER scrivere e non macchina da scrivere, #amarezza

    • Grilloz
      21 luglio 2015 alle 09:44 Rispondi

      Stavo per rispondere che “macchina da scrivere” è abbondantemente sdoganato dall’uso, ma in realtà non può neanche essere considerato scorretto, se hai voglia di leggere fino al fondo:
      http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/macchina-scrivere-macchina-per-scrivere

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 10:10 Rispondi

      Il nome usato popolarmente, “macchina da scrivere”, apparentemente errato, è in realtà un uso corretto della preposizione “da” con il significato di fine o scopo. Altri esempi evidenti di quest’uso alquanto comune in italiano sono ferro da stiro, moto da corsa, abito da sera, servizio da tè, sala da ballo, mobili da ufficio, carta da regalo, gomma da cancellare, ecc. Cit. da Wikipedia

      In più c’è il link di Grilloz, che dà ragione all’uso di macchina da scrivere.

  14. Serena
    21 luglio 2015 alle 10:56 Rispondi

    Io detesto rientri e righe vuote. Se scrivo con Word, prima di tutto vado alla formattazione paragrafo e li tolgo tutti. Faccio male? E imposto l’interlinea su 1.5.
    Sono quasi sicura che i trattini che uso nel discorso diretto non vadano bene, ma la trovo una questione così fondamentale che me ne occuperò nella prossima vita.
    Carattere almeno 12, perché ci vedo poco, e di solito è Verdana o Courier New. Il Times New Roman ha stufato anche me. Per le storie finite a volte uso Georgia.
    Sono piuttosto pignola sulla spaziatura dopo il punto fermo. Se trovi due spazi invece che uno, è solo perché erano le due di notte, magari. :)

    • Grilloz
      21 luglio 2015 alle 11:00 Rispondi

      Sì, fai male, perchè il lettore non è in grado a colpo d’occhio di vedere dove finisce un paragrafo e inizia il successivo.
      I trattini alcuni editori li usano, da lettore personalmente li preferisco ai caporali o alle virgolette alte.
      Per i doppi spazzi si fa presto trova-sostituisci 2 spazzi con 1 spazio ;)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 11:26 Rispondi

      I rientri però li trovi nei libri. Riguardo ai trattini nel dialogo, a me non piacciono, meglio le caporali, ma in alcune edizioni si trovano.

  15. animadicarta
    21 luglio 2015 alle 11:37 Rispondi

    Si fatica a credere che vengano pubblicate cose simili… ;)
    Credo che molti dei pastrocchi che si vedono sugli ebook non dipendono solo dall’uso fantasioso che gli autori fanno dei programmi di scrittura, ma anche dagli stessi programmi. Word per esempio inserisce molto codice inutile che poi nella conversione crea problemi. Poi, un conto è preparare un file per la pubblicazione su ebook, un conto è quello per l’epub o il mobi. C’è ancora tanta confusione su questi argomenti, ma penso che un autore contemporaneo non possa permettersi più di “scrivere e basta”, ma dovrebbe informarsi anche su questi aspetti. Io sto cercando di “studiarli”, perché vorrei diventare autonoma il più possibile.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 11:55 Rispondi

      Già ;)
      Sì, hai ragione, sono anche i programmi che inseriscono codice in più, ecco perché un ebook va realizzato da zero e non convertendo i file.

      Poi, un conto è preparare un file per la pubblicazione su ebook, un conto è quello per l’epub o il mobi.

      Non ho capito che intendi…

  16. animadicarta
    21 luglio 2015 alle 12:06 Rispondi

    Ho scritto una cosa per l’altra… il caldo mi fonde il cervello :) Volevo dire che un conto è preparare un file per la stampa (quindi un pdf, dove ciò che vedi è ciò che poi viene stampato), un conto è preparare un ebook, dove devi saper gestire anche il codice che sta dietro al testo.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 12:09 Rispondi

      Ah, ok, sì è vero. Per un pdf impagini il testo direttamente con il tuo programma di scrittura, per un vero ebook, in epub o mobi, devi conoscere il codice HTML.

  17. Simona C.
    23 luglio 2015 alle 16:56 Rispondi

    Per i miei libri, Times New Roman 12 tutta la vita. Ne ho provati altri, ma è il font con il quale mi trovo meglio soprattutto perché è ben leggibile anche con il corsivo che uso in particolari frangenti.
    Imposto il rientro automatico all’inizio dei paragrafi e ho sempre ben presente un suggerimento della mia maestra delle elementari riguardo i temi che applico ancora con i libri: se non vai mai a capo, il testo sembra un muro di mattoni, ma se lo fai troppo spesso sembra un maglione pieno di buchi.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 17:31 Rispondi

      Alla fine conta il font con cui ti trovi meglio. Alcuni font, ho visto, al corsivo diventano davvero illeggibili.
      Concordo sul consiglio della tua maestra :)

  18. Mara Cristina Dall'Asen
    24 luglio 2015 alle 16:24 Rispondi

    Interessante articolo, io da self devo anche tener conto di evitare troppe pagine, più pagine più costi, per il mio secondo romanzo ho scelto il font costantia 12 e interlinea 1,15. Sono circa 300 pagine senza nessuna pagina bianca (escluse quelle iniziali e finali). Di solito scrivo con word già nel formato che a me piace di più che è il 14×21, faccio due file, uno per il libro cartaceo con interventi manuali per togliere il troppo spazio all’interno di una frase, o inserisco dei doppi spazi dove non me lo fa word (sull’ultima riga della pagina di solito… è una dannazione mettere in ordine quelle!). L’altro file senza sillabazione e senza nessun intervento manuale, poi lo faccio convertire da youcanprint, io non so proprio farlo e non possiedo neanche un lettore ebook… per il momento. Io personalmente sono maniacale nell’impaginazione e di solito prendo un libro che ho letto e di cui mi piacciono le impostazioni e le uso per il mio. Ultimamente comunque ho visto cose turche su alcuni libri che ho letto e mi chiedo se poi tutte queste regole servano a qualcosa o se ci sono editori (grandi) che possono infischiarsene di qualsiasi cosa. Ciao Mara

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2015 alle 17:00 Rispondi

      Grazie. A che ti servono i doppi spazi?
      Che hai visto di strano nell’impaginazione?

  19. Mara Cristina Dall'Asen
    24 luglio 2015 alle 18:52 Rispondi

    I doppi spazi mi servono per pareggiare il testo sul lato,interno soprattutto. Non c’è verso di farlo fare a word in alcuni casi. Per il resto…esempio, il più recente. Ho visto su un libro pubblicato da Bompiani punti esclamativi con la virgola dopo. Ma anche periodi dove c’era di tutto e di più: tipo parentesi, trattini, virgolette, tutta la punteggiatura possibile, corsivo. Il libro in sé non era male, ma mi ha fatto veramente dubitare su quello che ho appreso io in questi tre anni. Inoltre c’erano anche due refusi! Credo che se io avessi pubblicato una cosa così da self mi avrebbero ucciso! ciao

    • Daniele Imperi
      25 luglio 2015 alle 07:33 Rispondi

      Pareggiare il testo sul lato? Mi dispiace, ma continuo a non capire… Parli dei margini a destra e sinistra? Word li mette.
      Punti esclamativi e virgole dopo è un po’ strano a vedersi, in effetti. Ma in un periodo possono esserci parentesi, trattini, virgolette, senza abusarne, ovvio.
      Riguardo ai refusi, credo di aver letto al massimo due o tre libri senza trovarne. O anche incongruenze varie. In un racconto di Sherlock Holmes che sto leggendo ora Watson dice che è autunno e due pagine dopo fa capire al lettore che siamo al 27 giugno. Se fossero in Australia sarebbe credibile, ma sono a Londra… In questo caso dovrei vedere il testo originale che dice.

  20. Mara Cristina Dall'Asen
    25 luglio 2015 alle 09:40 Rispondi

    Pagina sinistra lato interno, riga finale e quella che non ne vuol sapere di essere giustificata. Sì, si può usare tutto ciò che si vuole, ma si stordisce il lettore! Comunque o io scrivo in modo antiquato, o loro scrivono strano! E mettersi a scrivere fa male al lettore, probabilmente prima non avrei fatto più di tanto caso a tutte queste cose! Ciao

    • Daniele Imperi
      25 luglio 2015 alle 09:44 Rispondi

      Ah, ho capito, quando la riga è troppo breve. In quel caso io non la giustifco, mi sembra venga meglio.

  21. Paul
    20 settembre 2015 alle 11:42 Rispondi

    Ciao Daniele,grazie per le tue info e beato te che vivi in mezzo alla natura,
    io vivo a Milano… Ho due cose da chiedere . 1) Ho in preparazione un libro,
    uso il carattere 14 . Questo cambia le 30 righe ognuna di 60 caratteri per
    un totale di 1800 2000 caratteri ? Se si,devo conteggiarle ?
    2) Vorrei scrivere ogni pagina già con gli spazi vuoti ai quattro lati del libro .
    Ho già pubblicato un testo,formato 16 x 23,ha gli spazi sopra e sotto di 2,5 cm
    o tre caratteri,ai lati dx e sx di un cm credo un o due caratteri .
    E’ utile,o non ha senso ? Basta scrivere l’intera pagina,poi chi la stampa pensa
    al formato ?
    Adesso scrivo partendo da sx arrivo fino a cm 12 nel righello del pc,che corrisponde
    ai 23 cm del testo che ho già pubblicato . Conteggio anche la lunghezza cioè di
    quante righe,ho contato 43 righe,mentre tu dici di fare 30 righe .
    Come vedi sono un novello scrittore,puoi darmi qualche buon consiglio,grazie .
    Paul .

    • Daniele Imperi
      21 settembre 2015 alle 07:43 Rispondi

      Ciao Paul, benvenuto nel blog. Io vivo a Roma, non ancora in mezzo alla natura purtroppo :)
      Non so se il carattere 14 cambia le righe, dipende dal font usato. Fai una prova.
      Da chi fai stampare il libro? E come glielo consegni? Se devi mandargli un file in pdf, allora devi impaginare tu il manoscritto come vuoi che sia stampato.
      Non dico inoltre di fare 30 righe, quella è la cartella editoriale che molti editori chiedono, ma poi il libro viene impaginato nel formato che deciderà la casa editrice.

  22. monia
    21 settembre 2015 alle 09:43 Rispondi

    Io son un po’ fighetta nell’impaginazione. Sarà che mi stampo da sola e quindi mi sembra più facile mantenere il manoscritto impaginato che impaginarlo in seguito. Ma anche e soprattutto non sopporto di rileggermi se il font mi dà fastidio (courier?! times?!).
    Io uso un cambria 14 con spaziatura ridotta di 0.2 (considera che poi stampo a opuscolo 4 fogli su un A4), rientro di 0.5 a inizio paragrafo, interlinea 1.1 (che a editing finito aggiusto fino a 1.4 per evitare pagine vuote), e spaziatura post paragrafo di 2pt.
    Uso i caporali, e seguendo un’impostazione che avevo trovato online metto il punto dentro al parlato, ma le virgole fuori. Il trattino cerco di evitarlo, in ogni caso lo uso per incisi (non uso le parentesi) oppure per i dialoghi scritti (email ad es.)
    I pensieri li metto in corsivo.
    Titoli di sezione in cambria 18 con molto spazio sotto, titoli di capitolo corpo 16 con 10 pt dopo.
    Lo so, ho provato a portarlo in epub una volta e sono morta… ma onestamente fare un ebook mi costa magari una settimana, scrivere il libro un anno. Non posso lavorare un anno su un testo dattilografato in cui non ho punti di riferimento o separazioni di paragrafo solo per facilitarmi l’esportazione in ebook. :)
    Concordo sulla lezione della maestra: anche io mi lascio atterrire dalle pagine piene di testo senza rimandi a capo. E allo stesso tempo continui invii danno una sensazione di ansia e di frammentarietà.
    In merito agli errorini, sono quasi maniacale, faccio un cerca-sostituisci alla fine (doppi spazi, virgola e spazio, accenti acuti e gravi su perchè, etc). Trascrivendo testi appuntati sul telefonino capita di tutto!

  23. Valentina
    22 ottobre 2015 alle 12:26 Rispondi

    Ciao Daniele,
    grazie anche per questo spunto. Vorrei farti due domande, se hai modo di rispondere.
    Io utilizzo il corsivo per i pensieri e per enfatizzare alcune parole. Sto lavorando a un progetto nel quale vengono inseriti dei pezzi di diario di un personaggio (abbastanza frequenti) per i quali non posso usare il corsivo. Vorrei combinare due font, evitando di utilizzare lo stesso carattere troppo piccolo per le parti di diario. Vorrei che le parti di testo scritte dal personaggio si distinguessero molto bene senza cozzare col resto. Mi consigli qualcosa? Perché non mi vengono in mente esempi simili…
    Seconda domanda: il times ha stufato anche me. Cosa ne pensi del Georgia?
    Grazie mille,
    Ciao,
    Valentina

    • monia74
      22 ottobre 2015 alle 12:33 Rispondi

      Ciao Valentina, non sono daniele :) ma ti dico come ho fatto io con lo stesso problema.
      Ho usato un altro font senza grazie (calibri) in maiuscoletto ma più piccolo (11 pt anzichè 14) e aumentato il rientro (0.75 per tutto il testo anzichè solo prima riga)
      ps, io uso il cambria che è un pelo più stretto del georgia, ma ugualmente leggibile.

      • Daniele Imperi
        22 ottobre 2015 alle 12:37 Rispondi

        Con un corpo 11 però il testo è minuscolo…

        • monia74
          22 ottobre 2015 alle 12:43 Rispondi

          Il maiuscoletto allarga e si legge bene. Più grande mi pareva eccessivo nella proporzione con il testo normale. O meglio, mi sembrava che rimanesse tutto troppo omogeneo. Ho dato un pelo di interlinea in più anche.

    • Daniele Imperi
      22 ottobre 2015 alle 12:35 Rispondi

      Ciao Valentina,
      un font diverso è una soluzione, infatti, che ho anche visto in qualche libro. Se trovi un font che imiti la scrittura a mano, ma che sia leggibile, puoi usare quello. Oppure un font tipo macchina da scrivere.
      Il Georgia mi piace, ma intendi come font per il romanzo?

  24. Valentina
    22 ottobre 2015 alle 12:46 Rispondi

    Ciao Daniele, e grazie Monia :-)
    La mia idea sarebbe Georgia per il romanzo (12), e Courier New o Verdana (entrambi in 10) per le parti di diario. In aggiunta, come dice Monia, avrei aumentato il rientro per queste parti. La diversità di grandezza e di carattere mi sembra risponda bene alle mie esigenze, ma non sono sicura dell’effetto complessivo. Ho provato diversi font che imitano la scrittura a mano ma mi sembra che affatichino la lettura, soprattutto nelle parti più lunghe. Il courier new mi piace molto perché imita la macchina da scrivere appunto (e perché mi ricorda i vecchi tempi, son vecchia ;-) ), e in 10 risulta comunque molto leggibile, ma le parole in corsivo secondo me rendono meglio nel Verdana.

    • Daniele Imperi
      22 ottobre 2015 alle 13:02 Rispondi

      Il Courier New lo uso quando devo calcolare una cartella editoriale, ma non mi fa impazzire. Dovresti fare delle prove e magari farle leggere a più persone per conoscere le loro reazioni.

  25. monia74
    22 ottobre 2015 alle 12:49 Rispondi

    Nel diario io non ho usato i corsivi, sono comunque tutti pensieri… quindi non mi sono posta il problema. Personalmente, io odio il courier new almeno quanto il times, per cui: verdana tutta la vita ;)

  26. Valentina
    22 ottobre 2015 alle 13:05 Rispondi

    Grazie a tutti e due per l’aiuto!

  27. GABRIELE
    25 maggio 2016 alle 16:52 Rispondi

    Ciao Daniele!
    Complimenti per il blog!
    Ultimamente lo sto sfogliando spesso poiché sto tentando – con enormi difficoltà – di scrivere il mio primo romanzo.
    Pensavo che la cosa più complicata fosse scrivere…fino a quando ho deciso di provare a impaginare!
    Come vedi, ho la tendenza a scrivere frasi nette e punto a capo.
    Mi piace questo modo di scrivere perché credo dia un giusto tempo alla lettura…però – visivamente parlando – è bruttissimo!
    Quando guardo l’anteprima di stampa…mi pare di aver scritto con un rastrello :/
    Secondo te devo per forza rinunciare a questo modo di scrivere?

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2016 alle 16:58 Rispondi

      Ciao Gabriele, grazie e benvenuto nel blog. Secondo me questo tipo di frasi, brevi e con frequenti a capo, non va usato spesso, ma solo quando è necessario. A me renderebbe un po’ difficile leggere un romanzo con una frase per ogni riga, oltre al fatto che rischi di usare il triplo o più delle pagine che servono :)

      • GABRIELE
        25 maggio 2016 alle 17:28 Rispondi

        Uff…mi sa che hai ragione. Il fatto è che sto scrivendo un romanzo thriller/horror e questo modo di scrivere, quando lo rileggo, mi da un senso maggiore di ansia – sono stato incoraggiato anche dal tuo post “Il valore degli spazi vuoti”…sappilo! ùù – .
        Quando invece provo a impaginare con le frasi una dietro l’altra, sento che guadagna visivamente…però perde un sacco di atmosfera.

        Cercherò di trovare una via di mezzo…credo sia l’unica soluzione :(

        • Valentina
          25 maggio 2016 alle 18:42 Rispondi

          Ciao Gabriele e piacere di conoscerti :) Ho trovato interessante la tua riflessione perché è un problema che mi pongo spesso anch’io. Sono d’accordo con Daniele sul numero di pagine e anche sulla difficoltà di lettura di un romanzo scritto “tutto” in questo modo. Sono d’accordo con te sulla ricerca della via di mezzo e del ritmo. Anche a me (per ragioni diverse dalle tue, perché io l’ansia non riesco proprio a crearla :) ) piacciono i periodi brevi e secchi, ma ammetto che spesso non servono. O meglio, io li usavo spesso perché “era il modo migliore con cui riuscivo a finire una frase”. Secondo me questi periodi brevi e a capo servono, eccome. Ma non bisogna abusarne, perché il lettore se ne accorge. Io proverei a leggere a voce alta e a capire dove si possono effettivamente eliminare e dove sono indispensabili (lo senti ;) )
          Se poi servono in tutto il romanzo…e non è “solo” un modo per creare atmosfera… allora io lo scriverei così! :) Grazie per lo spunto!

          • GABRIELE
            28 maggio 2016 alle 16:01 Rispondi

            Grazie a te Valentina e piacere mio :)
            Leggere a voce alta è un buon consiglio! Non avevo ancora letto il tuo commento ma lo stavo già facendo e, in effetti, a voce alta si sente di più l’effetto negativo di troppi periodi brevi :)

        • Valentina
          28 maggio 2016 alle 19:08 Rispondi

          Bene! Tienici aggiornati :D
          Ps. Anch’io devo aver scovato questo consiglio in questo blog, ma è così grande che non mi ricordo dove. Leggi! ;)

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