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Come aprire una casa editrice

Intervista a Giordana Gradara, Plesio editore

Come fondare una casa editrice

Come qualcuno saprà, a me piacerebbe aprire una casa editrice e ho scritto anche come vorrei che fosse. Per ora ovviamente non se ne parla, ma ho voluto intervistare Giordana, della casa editrice Plesio, che qualcuno conosce sia perché frequenta Penna blu sia perché legge il suo blog Gli appunti di Mur, per capire quali passi compiere per aprirne una e come gestirla.

Le ho quindi fatto delle domande mirate, che ogni profano farebbe, le prime che mi sono venute in mente pensando alle informazioni che vorrei conoscere se dovessi aprire io una casa editrice.

Voglio aprire una casa editrice: quali passi devo compiere prima?

Ho letto che esistono dei corsi per editori – tra l’altro anche costosi, qualcosa come 2000 euro. Li ritieni fondamentali?

Ciao Daniele, e grazie per aver pensato a me.

Non vorrei deludere nessuno, ma i percorsi che portano ad aprire una casa editrice sono così vari che è difficile rispondere in modo oggettivo alle tue domande. Spero tuttavia che sia gradita anche la mia risposta “soggettiva”, basata cioè sull’esperienza di Plesio Editore. Per quanto mi riguarda posso affermare che non è stato necessario frequentare alcun corso tecnico di carattere amministrativo. Per tutto l’aspetto burocratico l’unico consiglio che posso dare, prima ancora di pensare a qualsiasi spesa formativa, è trovare un buon commercialista. Solo un buon commercialista può consigliarti in base alla tua situazione e le tue esigenze, aiutandoti nel compilare un prospetto veritiero che analizzi le possibilità di guadagno e, di conseguenza, aiuti a pianificare le spese iniziali, tra cui appunto la formazione (che ovviamente consiglio). Suggerisco di pensare a un buon corso di editing avanzato. Non è molto però, e al primo accenno di crescita dell’attività ci si renderà conto che le competenze da acquisire (o da far acquisire ai propri collaboratori) aumentano esponenzialmente con il numero di volumi. Tanto in realtà dipende proprio dalla formazione pregressa dei collaboratori, per cui risulta difficile dire che sì, servono sicuramente questo e quel tipo di corso. Senza dubbio dietro a un libro accettabile servono: competenze di editing, di correzione bozze, di impaginazione, di grafica. Di libri accettabili in piccola editoria, però, non ne vedo molti, anche dove le intenzioni sono le migliori. Spesso molti problemi si riescono a risolvere solo con il tempo.

Come cercare il personale di redazione?

Una casa editrice ha bisogno, come minimo, di un editor e di un direttore responsabile. Agli inizi quali figure si rendono necessarie e come trovarle? Chi sarà disposto a lavorare per una casa editrice che non ha ancora fatturato?

Le figure indispensabili sono l’editor, il correttore bozze, il grafico e l’impaginatore. Non è detto che si debba trattare di quattro persone diverse (nel mio caso, ad esempio, la persona che si occupa di impaginare i testi è anche il mio grafico). Non è neanche detto che debbano per forza essere tuoi collaboratori. Certo, in quel caso ne trarresti un vantaggio economico (un collaboratore che è certo di lavorare per te in maniera continuativa ti costerà meno che pagare un professionista che contatti per il singolo lavoro), ma non è obbligatorio. Al solito, dipende dal tuo capitale (umano) iniziale. Non dimentichiamoci che, comunque, serve anche qualcuno che si occupi di tutto il resto, dai comunicati stampa alle spedizioni, anche se in genere si tratta di aspetti che inizialmente vengono ripartiti tra tutti i collaboratori.

Come creare un catalogo di libri?

Quello che mi sono sempre chiesto è: se ho appena creato una casa editrice, quali opere pubblico? Come trovo autori disposti a pubblicare con una realtà editoriale appena nata, senza ancora alcun libro in catalogo? Chi ha coraggio di fare da cavia?

Inizialmente ho fatto pubblicità a Plesio tramite biblioteche, forum, librerie e ogni posto in cui poter scovare qualche autore. Questo un anno prima di aprire ufficialmente l’attività e con risultati numerici (in termini di opere pervenute) non incoraggianti. Parlo di meno di un centinaio di opere in un anno di ricerca (attualmente ne arrivano circa un centinaio in un mese). L’ideale sarebbe riuscire a contattare tutti quegli autori esordienti disponibili e in cerca di un nuovo editore (facebook aiuta molto in ciò). Se si crea empatia per il progetto, il gioco è fatto.

È necessario avere un ufficio e un magazzino?

Anche se si inizia con poche pubblicazioni, tuttavia dieci libri per una tiratura di 500 copie ciascuno fanno 5000 libri, che occupano un bel po’ di spazio. Le alternative sono quindi due: o un piccolo ufficio e un magazzino o un ufficio abbastanza grande. E quindi altre spese. Cosa puoi dirci al riguardo?

L’ufficio non è indispensabile, nel senso che dovrebbe essere abbastanza semplice riuscire a ricavare un “angolo ufficio” all’interno di un’abitazione comune. Il magazzino è più complicato. Un magazzino ben organizzato ha bisogno di spazi, i libri non dovrebbero prendere umidità, gli scatoloni non dovrebbero poggiare direttamente al suolo, i titoli dovrebbero essere ben raggiungibili e disposti in maniera ordinata. Anche l’editore più cauto, che punta a mantenere un magazzino minimo… prima o poi andrà inevitabilmente incontro a un problema di spazi.

Come scegliere il distributore?

La distribuzione dei libri nelle librerie determina il successo di una casa editrice: se i libri non arrivano agli scaffali, i lettori non li potranno comprare. Vado spesso nelle grandi librerie e devo dire che trovo sempre gli stessi (grandi) editori: dei piccoli non c’è proprio traccia. È così complicato trovare un distributore affidabile?

Non solo è difficile trovare un distributore affidabile, ma gli stessi distributori spesso non sono disponibili a tenere il tuo catalogo. Molti tra i big della distribuzione impongono un minimo di titoli all’anno e, spesso, indicano anche il genere di dovuta appartenenza (ad esempio, un noto distributore nazionale negli ultimi anni richiede all’attivo una collana culinaria). Il problema è più complesso di quanto si pensi. E non è neanche detto che trovare un grosso distributore sia un bene, perché implica dei numeri quasi impossibili da sostenere per la piccola editoria. Mobilitare grosse quantità di libri costa in termini logistici e di sforzo stampa, ed è anche capitato che l’invenduto di un’operazione più grossa delle proprie capacità abbia portato al fallimento di una realtà piccola o anche media. La scelta su cui ultimamente sembrano orientarsi molti editori è migrare verso la differenziazione dei propri partner commerciali, scegliendo soggetti diversi, magari piccoli, ma agili sul territorio di provenienza.

Agli inizi una casa editrice deve essere una seconda attività?

Questa è un’altra riflessione che ho fatto. Parliamoci chiaro: se io lancio oggi nel mercato editoriale la mia casa editrice e parto con un catalogo di 20 libri (che non è poco, convieni?), passerà un bel po’ di tempo prima che io riesca a guadagnare, ossia a rifarmi delle spese sostenute. È quindi logico supporre che un piccolo editore debba necessariamente avere un’altra attività principale, così come il suo staff?

Domanda difficile. Conosco case editrici nate da poco i cui soci vivono solo di quello, ma la maggior parte dei colleghi con cui sono in contatto ha iniziato avendo comunque una seconda entrata. Penso che molto dipenda dall’entità dell’investimento iniziale (venti titoli mi sembrano davvero tanti) e, soprattutto, dal tipo di produzione a cui si mira. Davvero, dare una risposta univoca è quasi impossibile.

Conviene aprire prima una casa editrice solo digitale?

Vista la situazione economica attuale, è consigliabile pubblicare inizialmente soltanto ebook, per abbattere qualche spesa, e in seguito anche i cartacei?

Uno degli obiettivi principali che Plesio si prefigge per il 2015 è solidificare il settore digitale. Questo perché ci siamo resi conto che la redditività di quel settore particolare lasciava ancora a desiderare, almeno per noi. Guardo con interesse le realtà che nascono puntando solo al digitale. Molte di queste hanno dovuto operare una virata abbastanza repentina, ma altre sembrano resistere. Il segreto, da quello che mi sembra di capire analizzando gli altri casi, è riuscire ad avere un grosso numero di titoli. E qui, sì, l’ipotesi dei 20 titoli paventata in precedenza mi sembra più realizzabile.

Una casa editrice gestita senza ufficio è possibile?

Collegandomi alle domande precedenti (quella sull’ufficio e il magazzino, quella sulla seconda attività e quella delle sole pubblicazioni digitali), secondo te è possibile gestire una casa editrice “a distanza”, come una sorta di telelavoro, quindi, ognuno lavorando da casa?

Sicuramente è più facile gestire una casa editrice senza un ufficio che senza un magazzino. Tra l’altro il telelavoro permette di selezionare davvero le risorse migliori senza barriere geografiche che potrebbero fungere da ostacolo. Qualche curiosità? La collaboratrice di Plesio con la postazione più meridionale ci aiuta da Catania, quello più settentrionale da Verona.

Quanto si risparmia in percentuale pubblicando ebook rispetto al cartaceo?

Con un ebook si risparmiano i soldi della stampa e del materiale e forse anche quello della distribuzione (confermi?). Ma in percentuale quanto costa in meno produrre un ebook rispetto a un libro?

Si risparmia sul costo di stampa, certo, e questo è un dato lampante. Non è così vero che si risparmia sulla distribuzione, ma di certo il costo non sarà gravoso come quello del distributore classico, che mediamente chiede tra il 50 e il 55% del prezzo di copertina (a cui tra l’altro sono da aggiungere le spese di spedizione). Non si risparmia nulla sul lavoro relativo al testo, l’editing e la grafica rappresentano infatti un costo fisso. Non si risparmia neanche sul diritto d’autore, tutt’altro. L’autore ha una percentuale sul digitale mediamente tripla rispetto a quella che ha sul cartaceo. Il margine, di certo, è davvero ancora basso. Il punto è che a fronte di un prezzo inferiore, in linea teorica, dovrebbe corrispondere un maggior numero di acquirenti, ma così non è, o non è ancora. Per sostenere una produzione solo digitale, lo ripeto, credo sia indispensabile avere la possibilità di mantenere una grossa, grossissima, produzione.

Quali sono i costi da sostenere in una casa editrice?

Non parlo di euro, ma di tipologie di costi, come il lavoro degli editor e di altre figure necessarie, di un ufficio, delle tasse varie e degli oneri fiscali. Per sopravvivere quanti libri deve vendere un editore per rientrare dei costi?

Anche questa è una domanda complessa. Non tutti gli editori hanno la stessa natura. Alcuni sono imprenditori individuali, altri società, altri cooperative… i costi (soprattutto fiscali) sono davvero variabili. Solo un buon commercialista può dare un prospetto veritiero su questo punto. L’ufficio, come abbiamo detto, può invece non essere una spesa. In ogni caso, però, come valutazione assolutamente spannometrica e da non prendere come verità assoluta, basandomi su un costo di copertina relativamente basso, credo sia imprescindibile pensare di basare un’attività su una vendita inferiore ai 1000 libri all’anno, come minimo. E, per essere chiari, vendendo 1000 libri in un anno, calcolati costi di produzione e amministrativi, quello che resta per l’editore è più o meno quello che guadagnerebbe come lavapiatti part-time (categoria contro cui non ho nulle e della quale, tra l’altro, ho anche fatto parte in gioventù).

Le fiere del libro: convengono all’editore?

Hai scritto in un post che una fiera dell’editoria è utile a un autore esordiente, ma a un editore? Anni fa nel forum di Edizioni XII dissero che una delle fiere sarebbe costata loro 2000 euro, il costo per produrre un libro, così loro preferirono spenderli per creare un romanzo. Sono tutte così costose le fiere del libro? E alla fine convengono?

Dipende. Fiere da 2000 Euro non ne ho mai provate, vorrebbe dire che per rientrare delle spese bisognerebbe vendere circa 200 libri ed essere ancora in perdita (perché quei libri venduti per te hanno avuto un costo di produzione, perché per quelle vendite dovrai comunque una percentuale all’autore e perché avendo comunque generato un reddito sull’importo fatturato dovrai pagare delle tasse).

Esistono però un’infinità di fiere più a buon mercato, con le quali non si diventa certo ricchi, ma che permettono di farsi conoscere. Credo che l’ideale sia partire da quelle e continuare a provarne per capire quali sono i contesti in cui si riesce a vendere meglio come marchio. La prossima fiera a cui parteciperà Plesio, per esempio, sarà il Buk Modena, che da visitatrice prima ancora che da standista considero una vera chicca.

Vorrei terminare salutando te e tutti i lettori del tuo blog, grazie per lo spazio che mi hai dedicato.

Conclusione

Grazie innanzitutto a Giordana per aver risposto alle mie domande. La parola adesso a voi: come vi sembra aprire e gestire una casa editrice? Avete altre domande che vorreste porre per conoscere questo ambiente?

41 Commenti

  1. LiveALive
    27 gennaio 2015 alle 05:20 Rispondi

    La mia preparazione economica è minima (ho un titolo di ragioniere, un mese di lavoro in uno studio commercialista, e finita là), ma mi basta per rendermi conto che gestire una attività è sempre un casino XD …comunque il lavoro per me non è certo quello di aprire e gestire una casa editrice. Potrei collaborare, piuttosto, come editor.

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 14:04 Rispondi

      Hai fatto corsi da editor?

      • LiveALive
        27 gennaio 2015 alle 17:26 Rispondi

        No, ma ho la presunzione di dire che non ne ho bisogno XD intendo dire: da qualsiasi corso, probabilmente, si può ricavare qualcosa di buono; però uno non può neanche seguire tutti corsi del mondo, deve scegliere le fonti delle informazioni e ad un certo punto dire “ok, sono pronto”; continuando sempre a studiare e a raccogliere informazioni, certo, ma anche iniziando a lavorare.
        Ecco, io conosco diversi editor, conosco il loro livello e conosco il mio e loro pure conoscono il mio. Ugualmente, ho avuto modo di lavorare con scrittori che conoscono altri editor anche famosi e che sono già stati editati e pubblicati da loro. Non dico di essere chissà quale genio dell’editing; però conosco ciò di cui parlo, e in realtà credo di fare un lavoro migliore di molti altri editor “freelance” che si fanno pure pagare. La mia esperienza non deriva dai corsi, ma dalla lettura di centinaia di manuali (alcuni creati appositamente per formare gli editor), dalla consultazione quotidiana di siti web del settore, e in generale dal confronto diretto con altri editor e scrittori.

        • Daniele Imperi
          27 gennaio 2015 alle 18:38 Rispondi

          Ah, ecco, la presunzione :)
          Credo servano diverse competenze, che non puoi acquisire solo con la lettura di manuali.

          • Fulvio
            30 gennaio 2015 alle 00:11

            Davvero qualcno pensa di poter fare l’editor per…intuito? Mah. Io ho una formazione universitaria, lavoro, scrivo da anni e non penso quasi mai di essere sufficientemente pronto. Sbaglierò…

  2. Claudia
    27 gennaio 2015 alle 08:27 Rispondi

    In Italia bisognerebbe smantellare anche solo un quarto dei cavilli burocratici che contrastano l’idea di fare imprenditoria. Ma se uno ama il proprio lavoro, ci crede, tutto può essere superato. Il fatto sta che di questi tempi i muri da valicare sono, purtroppo, molto alti. L’economia nel nostro paese viaggia ancora col freno a mano tirato.

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 14:05 Rispondi

      In Italia bisognerebbe smantellare la classe politica, intanto :)
      Fare l’imprenditore qui è diventare un pollo da spennare.

  3. robadaself
    27 gennaio 2015 alle 08:36 Rispondi

    ho pubblicato con un piccolo editore tutto digitale, Zandegù. la persona che ha aperto la casa editrice fa altri tre lavori, e soprattutto, come editore organizza corsi, non solo di scrittura creativa, ma anche di marketing su fb, wordpress…
    visto il mio rendiconto (e da quello che ho capito monitorando le vendite, credo che il mio titolo sia uno di quelli che ha avuto più successo) credo che con gli ebook lavorino ancora in perdita.

    • Giordana
      27 gennaio 2015 alle 08:46 Rispondi

      Molto probabile.

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 14:06 Rispondi

      Ho visto che alcune case editrici organizzano corsi e questo mi è sempre piaciuto, perché possono trovare con quei corsi validi collaboratori.

      • robadaself
        27 gennaio 2015 alle 14:14 Rispondi

        la verità è che lo fanno per fare cassa!
        perché con i libri non si sopravvive… purtroppo.

        • Daniele Imperi
          27 gennaio 2015 alle 14:26 Rispondi

          Se fanno cassa vendendo un ottimo prodotto, allora va bene. Anche se comunque è triste fare corsi per sopravvivere, in quel caso.

  4. Salvatore
    27 gennaio 2015 alle 10:46 Rispondi

    Sinceramente è un campo in cui non mi metterei mai, preferisco stare dall’altra parte della barricata. Da questa intervista, senza voler in alcun modo offendere l’intervistata, capisco anche come sia possibile che proprio in questo settore ci sia tanto dilettantismo. Forse è solo una mia impressione, e lavorare da casa o fare parte di una piccola realtà non preclude di certo la professionalità, ma la casa editrice tipica me la sono sempre immaginata in un altro modo. I tempi tuttavia oggi sono molto diversi… quindi, insomma, ci sta. Quello che mi lascia perplesso, invece, è che con il digitale la casa editrice guadagni meno, anziché di più. Ecco, questo, non me lo sarei aspettato. Immagino che con spese di distribuzione, nel digitale, si intenda la percentuale da dare ai vari portali (Amazon, Apple, ecc.), giusto? Quindi, chi punta solo sul digitale, o è un folle, oppure crede davvero in quella fetta di mercato? È così?
    Complimenti, a entrambi, per l’intervista. :)

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 14:09 Rispondi

      Hai detto bene: i tempi. Oggi ci sono più problemi e più tasse, quindi devi trovare modo di risparmiare. Anche io ho sempre immaginato una casa editrice come un grande spazio con direttore, redazione, sala riunione, ufficio del grafico, ecc. Ma oggi quanti soldi devi avere per questo?
      Per l’ebook, anche io sono rimasto un po’ perplesso, però è anche vero che è ancora un mercato per pochi, nerd o quasi.
      Grazie dei complimenti :)

    • Giordana
      27 gennaio 2015 alle 20:14 Rispondi

      Salvatore, la tua è un’idea dell’editoria molto romantica e non adatta ai nostri tempi.
      Come dice Daniele oggi si cerca di risparmiare dove si può, soprattutto quando si avvia un’attività. Ad aggiungere, del resto, si fa sempre in tempo. Per quello che riguarda la mia esperienza la quasi totalità dei piccoli editori lavora da casa, e anche quando parliamo di media editoria il discorso non è poi così diverso. Attualmente la casa editrice che vedo come ‘punto d’arrivo’ conta 5 dipendenti in uno spazio grande quanto la mia cucina. E sto parlando di una realtà che per essere come noi ‘di genere’ si può già definire big.

  5. Tenar
    27 gennaio 2015 alle 17:13 Rispondi

    Davvero una bella intervista che ci ha permesso di dare un’occhiata al “dietro le quinte”.
    Complimenti a entrambi per il bel lavoro e grazie per le informazioni!

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 17:16 Rispondi

      Grazie :)
      Sono informazioni utili anche a chi vuole solo restare uno scrittore e non passare anche di là.

  6. Giordana
    27 gennaio 2015 alle 20:07 Rispondi

    Sul digitale il problema risiede nel fatto che a un prezzo minore (e nel nostro caso si parla mediamente di 1/5 del prezzo del cartaceo) non corrisponde un aumento degli acquirenti, anzi. Sempre mediamente, una storia che per noi esce in digitale vende il 30-40% in meno rispetto a quella che esce in cartaceo.

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 07:31 Rispondi

      Qui il problema, secondo me, è che l’ebook è ancora una lettura di nicchia. Per leggerlo una persona deve acquistare un ereader, quindi spendere diverse decine di euro.

  7. Lisa Agosti
    27 gennaio 2015 alle 20:13 Rispondi

    Bella intervista, grazie a entrambi per l’idea e le informazioni.
    Di certo le domande sono azzeccate, e le risposte sembrano molto sincere, non promettono nulla di idilliaco ma non scoraggiano nemmeno gli aspiranti.
    In bocca al lupo per le future pubblicazioni, spero che un giorno sarò tra quei 100 al mese che inviano il proprio manoscritto alla Plesio :)

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 07:34 Rispondi

      Grazie :)
      Anche secondo non scoraggiano le domande. La Plesio si occupa di fantastico, Lisa.

      • Giordana
        28 gennaio 2015 alle 16:10 Rispondi

        Fantasy, fantascienza e avventure per bambini :)

        • Daniele Imperi
          28 gennaio 2015 alle 16:48 Rispondi

          Le avventure per bambini contemplano vari generi?

          • Giordana
            30 gennaio 2015 alle 18:07

            Deve comunque trattarsi di storie dall’ampio contenuto fantastico, ma siamo più elastici sul genere rispetto le altre collane.

      • Lisa Agosti
        28 gennaio 2015 alle 18:54 Rispondi

        Grazie della specificazione. Non scrivo nulla del genere in effetti. Però, non si sa mai… Il fantasy è uno dei tabù che spero di superare in futuro :)

  8. Grazia Gironella
    28 gennaio 2015 alle 06:54 Rispondi

    Intervista interessante e approfondita. Non ho mai pensato di aprire una casa editrice, ma adesso so qualcosa in più sull’argomento. Grazie a te e a Giordana. :)

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 07:35 Rispondi

      Per ora per me resta ancora un’idea vaga, ma almeno non partirò del tutto impreparato, dovessi trasformare quell’idea in un progetto.

    • Giordana
      23 febbraio 2015 alle 20:03 Rispondi

      di niente!

  9. Giuse Oliva
    28 gennaio 2015 alle 16:42 Rispondi

    Bell’intervista e soprattuto interessante. Non scoraggia per nulla anzi tutt’altro.
    Pensavo che con l’e-book gli editori guadagnassero di più, ma probabilmente il settore in Italia è ancora all’inizio.

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 16:49 Rispondi

      Grazie.
      Neanche secondo me scoraggia più di tanto e un po’ erano cose che mi aspettavo.

  10. robadaself
    28 gennaio 2015 alle 16:44 Rispondi

    ho trovato questo contributo in rete: pro e contro del fare l’editore digitale. http://www.natividigitaliedizioni.it/editoria/editore-digitale/
    tra i contro c’è: non hai mai soldi :)

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 16:49 Rispondi

      Grazie della segnalazione :)

  11. ulisse di bartolomei
    30 gennaio 2015 alle 18:23 Rispondi

    Salve Daniele
    Bell’articolo e auguri alla Signora Giordana, con cui condivido un passato giovanile, a vent’anni, da lavapiatti! In quel di Londra, appena arrivato, da mezzogiorno a mezzanotte in un ristorante della “spaghetti house”… che tempi! I dettagli dell’argomento non mi sono nuovi. In passato almeno tre editori “medi” mi hanno intrattenuto per farmi comprendere i motivi, per cui non potevano pubblicarmi il libro. La ragione principale era che il tema non consentiva delle vendite sufficienti, neppure per rientrare delle spese iniziali, considerando un numero di stampa sufficientemente interessante per un distributore. In questo caso l’argomento era la “femmina” nei dogmi mistici, e non gli interessava neppure leggerlo. Riguardo ai libri elettronici, la questione è fortemente influenzata dal mezzo di distribuzione e fruizione. Se entro un una casa di anziani, trovo facilmente un libro del papa buono, uno del papa dei giovani, uno del papa postcomunista… si aggiunga a piacere. Ne avranno letto poche pagine e anche nulla, ma appena quel papa e “volato in cielo” e si sono aperte le procedure di beatificazione, sono apparsi i libri e li hanno acquistati. Questo tipo di clientela mai acquisterà un “ebuc”! Prima che le nuove tecnologie divengano universali anche nella componente generazionale, passeranno molti anni.
    Questa è un’epoca di transizione per tante cose e anche per l’editoria. Un’impresa editoriale priva di capitali di rischio iniziali, si inoltra nella massima incertezza. Se consideriamo poi che a caccia di testi remunerabili, stanno degli editori milionari…

    • Daniele Imperi
      30 gennaio 2015 alle 19:03 Rispondi

      Grazie.
      Penna blu come luogo di ritrovo di ex colleghi in terra straniera? :)
      Purtroppo se un editore pensa che il tuo libro non possa vendere bene, non te lo pubblica. In fondo investe su quel libro.
      Concordo che siamo in un’epoca di transizione.

    • Giordana
      23 febbraio 2015 alle 20:01 Rispondi

      In ritardo, ma grazie degli auguri :)

  12. Ilaria
    27 marzo 2015 alle 13:25 Rispondi

    La Plesio Editore è una realtà davvero capace e i loro libri, quelli che conosco, buoni e curati.
    Meritorio anche il pragmatismo della Sig.ra Giordana: fare il passo più lungo della gamba, in questi tempi, ma in fondo in ogni tempo, ha poco senso.
    Detto ciò, per quanto il mondo editoriale mi affascini, non credo che sia un settore, per chi cominciasse domani, con qualche concreta prospettiva di guadagno: troppe case editrici e un mercato ristretto a pochi big e a una manciata di outsiders che faticano tantissimo. E ciò mi spiace molto perché ci sono piccoli e medi editori che lavorano con competenze e passione. Quando posso, compro i loro libri, my two cents per dare una mano!

  13. Fulvio
    27 marzo 2015 alle 18:32 Rispondi

    …ok…però “al momento”, dice la casa editrice, le valutazioni di nuove proposte sono chiuse…

  14. Paolo Bolognesi
    23 luglio 2016 alle 19:20 Rispondi

    Sono un vecchio “editor” di 53 anni.
    Ho frequentato la scuola di tipografia quando ne avevo 16, precisamente quella di composizione tipografica. A quel tempo c’erano ore ed ore di grammatica, ovvero analisi logica e grammaticale, a compendio delle ore di composizione a mano, linotipia, fotomontaggio. E avevamo un formidabile sistema che ci permetteva di scrivere linee da 25 caratteri, ben visibili sun un diplay digitale… (preistoria della fotocomposizione…)!
    C’erano poi ore di “impostazione editoriale”, che tradotto significa: tutto ciò che una persona crede di avere quando compera un editor di testo (Word ad esempio) e invece non ha. L’interlinea, il capoverso, le note a piè pagina… il frontespizio, l’occhiello, il titolo, l’indice e il sommario… la composizione a pacchetto, a bandiera, a epigrafe… il carattere alto, normale, basso, tondo, corsivo, maiuscolo, minuscolo, maiuscoletto… eccetera eccetera! Gradirei collaborare come editor con una casa editrice.
    Paolo Bolognesi, Bassano del Grappa, 23 luglio 2016.

    • Daniele Imperi
      26 luglio 2016 alle 16:48 Rispondi

      Ciao Paolo, benvenuto nel blog. Per lavorare con una casa editrice devi inviare un CV, suppongo, anche se qui qualche editore potrebbe passare ogni tanto.

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