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Professionisti al servizio dello scrittore

Lo scrittore e i suoi collaboratori
Avevo questo post in cantiere da parecchio tempo e adesso è arrivato il momento di scriverlo e pubblicarlo. È la solita questione del dibattito: editoria tradizionale o self-publishing? Un dibattito che non può avere una risposta univoca. A quella domanda si può solo rispondere “dipende”.

Perché dobbiamo restare obiettivi, sia se vogliamo pubblicare soltanto con una casa editrice sia se pubblicheremo solo in self-publishing. Sostenere che una delle due vie è sbagliata significa essere estremisti. Non è certo vietato, ma è un giudizio puramente soggettivo.

Quando ho parlato dei costi del self-publishing, è venuta fuori una bella discussione nei commenti, e ho potuto scoprire soprattutto che alcuni non hanno ancora le idee chiare su come deve avvenire una pubblicazione professionale.

Self-publishing non significa fai-da-te

Lo avevo scritto a proposito del rischio del self-publishing dilettantesco, tempo fa. E adesso ci ritorno, in modo più approfondito.

Nellʼarticolo sui costi da sostenere nellʼautopubblicazione un lettore ha scritto, giustamente, che quei costi nellʼeditoria tradizionale sono affidati ad altri. Io vorrei che lʼattenzione si focalizzasse proprio sui costi. Vediamo le due situazioni a confronto:

  1. Editoria tradizionale: costi di pubblicazione sostenuti dalla casa editrice
  2. Self-publishing: costi di pubblicazione sostenuti dallʼautore

Se non avete ancora capito dove voglio andare a parare, non vi faccio perdere tempo e svelo il mistero.

I costi di pubblicazione implicano una serie di servizi editoriali necessari alla creazione di unʼopera letteraria.

Mi spiegate per quale arcano motivo un autore dovrebbe saltare questi servizi editoriali?

Può farlo, certo, non è obbligato a spendere soldi o ad affidarsi a quei servizi, ma non avrà mai prodotto un ebook professionale.

Voler fare lo scrittore indipendente è un investimento su se stessi bello e buono. Marco Amato

Il filtro nel self-publishing

Manca. Ma chi deve imporre questo filtro? Lʼautore stesso.

Questo non significa che deve rileggere 20 volte anziché 3 il suo manoscritto prima di pubblicarlo, ma che deve essere responsabile e affidarsi a una serie di professionisti per produrre il suo ebook.

Lʼautore non è in grado di scoprire tutte le magagne della sua scrittura, ci sono errori nascosti che solo un editor sa scovare. È questione di preparazione, ma anche di competenze specifiche.

Volete migliorare la percezione del lettore medio nei confronti del self-publishing? Iniziate a migliorare le vostre pubblicazioni.

Lo scrittore e i suoi collaboratori

Di quali collaboratori ha bisogno un autore?

La fase della scrittura

Lʼaltro giorno ho parlato dei lettori beta: secondo me questo è il primo passo da compiere se si vuole pubblicare in self-publishing. Trovare una serie di persone che leggeranno la nostra opera dandoci una serie di consigli. Il passo seguente, lavorare al testo su quei consigli, spetta allʼautore.

Successivamente cʼè lʼeditor: forse è la figura più indispensabile, un collaboratore irrinunciabile. Deve esserci affiatamento, secondo me, bisogna entrare in sintonia con il proprio editor. Alcuni editor forniscono dei testi di prova: in quel modo autore e editor possono scoprire se sono fatti uno per lʼaltro. Anche in questo caso il passo seguente spetta allʼautore: seguire i vari consigli.

A fine lavoro può intervenire il correttore di bozze, che non è un lavoro così semplice come sembra. Nel 2009 ho frequentato un corso di un giorno sulla correzione di bozze e mi sono così reso conto del gran lavoro da fare su un testo.

La fase della produzione

Per produrre un ebook, una volta che il manoscritto è pronto per la pubblicazione, occorre una copertina professionale: questo è un lavoro da grafico.

Serve solo la copertina? No, perché testo e copertina vanno impaginati, ma prima dellʼimpaginazione serve una struttura, che abbiamo chiamato timone, come per le riviste e i fumetti.

Che cosa è il timone? È lo schema del libro, ossia tutto ciò che deve essere stampato – lasciamo questo termine anche nel caso dellʼebook – pagina per pagina.

Tutto questo materiale va assemblato in un file per creare lʼebook. E arriviamo così allʼimpaginazione.

Una volta creato lʼebook, non resta che inserirlo nelle varie librerie online.

La fase della promozione

Questa è una fase delicata, che non può certo essere improvvisata. Il discorso sul marketing editoriale è molto lungo e qui nel blog potete trovate parecchi post al riguardo, almeno per farvi unʼidea di ciò che comporta.

Ci sono alcuni lavori che un autore può fare da sé, basta soltanto dellʼesercizio:

Ma prima di tutto un autore ha bisogno di un buon piano di marketing editoriale, che preveda tutte le fasi della promozione del suo libro, compresa la realizzazione del suo sito, blog incluso, ed eventualmente del sito del libro.

Un argomento molto vasto, come potete immaginare: ecco perché un autore non può fare tutto da solo.

Cosa dicono gli esperti?

Il rischio è che, più i testi sono scadenti e più chi li ha scritti si convince di essere uno scrittore. Babette Brown, blogger e editor

Col self publishing chiunque ha potuto pubblicare e questo ha portato a un abbassamento della qualità. Sono stati creati dei nuovi mostri. Alessandra Bazardi, editor e agente letterario

Trovare il giusto editor è come trovare un marito. Ma è indispensabile per l’autore indipendente. Giulia Beyman, scrittrice e self publisher

Le citazioni sono tratte dallʼarticolo “L’editor, il beta reader e il correttore di bozze” di Tiziana Zita del blog «Cronache Letterarie».

E adesso la parola a voi: avete dei collaboratori per i vostri libri autopubblicati? O siete i nuovi mostri?

51 Commenti

  1. Grilloz
    14 dicembre 2015 alle 08:48 Rispondi

    Il problema del filtro resta, secondo me, uno dei principali. PEr esperienza, dei testi che ho valutato per la casa editrice, a parte un 10% scritti in un italiano approssimativo, gli altri erano per lo meno corretti come grammatica e sintassi. Tuttavia di questi almeno la metà sono privi di qualsiasi tipo di mordente, sono piatti, con storie banali e che non riescono ad attirare il lettore neanche un po’, in sostanza non c’è nulla che nemmeno un bravo editor possa salvare. Ora immagino che se un autora mandi un testo ad una casa editrice sia abbastanza convinto della validità dello stesso. Quindi penso che la maggior parte degli autori non sia in grado di valutare il proprio lavoro, e non so fino a che punto possa servire un lettore beta, ci vorrebbe una valutazione professionale, ma anche questa ha un costo, e poi l’autore dovrebbe fidarsi della valutazione, soprattutto se negativa.
    Per il resto, ecco, forse l’unica cosa su cui, dovendomi autopubblicare, mi sentirei di far da solo è nell’impaginazione dell’ebook (già sul cartaceo avrei qualche difficoltà). Anche per quarta di copertina e annessi credo che la mano di un professionista sarebbe utile.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 12:32 Rispondi

      Anche per me il filtro è il principale problema del self-publishing.
      Un editor davvero deve salvare una storia?
      La valutazione dovrebbe darla un editore, se vuoi pubblicare da te.

  2. Serena
    14 dicembre 2015 alle 08:50 Rispondi

    OH CA**O FINALMENTE.
    Ecco.
    Finalmente.
    Poi torno con calma. Sul serio. Stasera. Croce sul cuore.
    😁

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 12:32 Rispondi

      Finalmente cosa? Ah, ne riparliamo stasera :D

      • Serena
        14 dicembre 2015 alle 22:56 Rispondi

        Eccomi qua. Come al solito, all’ora in cui finalmente avrei tempo di scrivere rischio di addormentarmi sulla tastiera, quindi vedo di essere sintetica e andare dritta al punto.
        FINALMENTE un post sulla pubblicazione indipendente che non è dannoso per la pubblicazione indipendente, tiè :P
        Prima di questo mi hai pubblicato un po’ di tutto, incluso quello che rant-olava a vanvera e quello che faceva i conti sbagliati e un minestrone unico tra fiction e non-fiction. In questo articolo, invece, io vedo una bella descrizione oggettiva di quello che serve per pubblicare in modo indipendente un libro di buona qualità. Sinteticamente, questo è ciò che volevo dirti stamattina. Può piacere o non piacere a me o ad altri aspiranti Indie, ma non trovo proprio nulla da ridire. Sono dati di fatto, punto. Non c’è pregiudizio né partito preso, le cose stanno così, perché quello è il processo della pubblicazione.
        Poi secondo me qualche scorciatoia è possibile, ma non è qui la sede per andare in dettaglio. In generale, credo che l’unica cosa veramente imprescindibile sia l’editing. Sulle parti più tecniche del processo, invece, un autore con delle competenze potrebbe fare da solo.
        E adesso avanti, aspetto le zampate dell’Orso Grigio :P

        • Rodolfo
          15 dicembre 2015 alle 00:55 Rispondi

          Mi spiace non ti sia piaciuto il mio articolo (voglio comunque precisare che ho sempre distinto tra fiction e no fiction anche se, perché penso che sia così, che le strategie di marketing debbano essere similari ma adattate al proprio target; per quanto riguarda invece i conti, sono reali e in base a mie esperienze, anche se non pretendo che siano sempre validi e generali). Ma non è questo il luogo per parlarne e non si può piacere a tutti.

          Ritornando, invece, al tuo commento, invece, penso anche io che sia fondamentale l’editing. Ma non che sia l’unico imprescindibile. Tutti gli elementi sono imprescindibili. Perché se non hai una buona strategia di marketing, se non hai un blog, se non sai comunicare sui Social Network, se non hai una bella copertina professionale, se non hai realizzato una buona impaginazione, a che serve l’editing? A nessuno perché nessuno comprerà il tuo libro.

          Tutti gli elementi sono importanti allo stesso modo. Naturalmente alcune cose le puoi imparare da solo, mentre altre ti devi obbligatoriamente affidare a un professionista (l’editing ma anche la grafica).

          Ciao.

          • Serena
            15 dicembre 2015 alle 13:13

            Ho mai detto che tutto il resto non serve? Ho detto che l’editing deve necessariamente essere fatto da qualcuno, un professionista, che non sia lo scrittore. Il tema era “i professionisti al servizio dello scrittore”.

        • Daniele Imperi
          15 dicembre 2015 alle 09:12 Rispondi

          Ho pubblicato opinioni personali che non sono piaciute a tutti, te compresa, e guest post che hanno mostrato altre opinioni personali. Ovvio che non possano essere tutti d’accordo.
          Questo voleva essere un post oggettivo, appunto.
          Concordo che alcune questioni tecniche possano essere risolte in modo gratuito, come l’impaginazione nel mio caso. Ma avrò bisogno comunque di un editor e di un grafico.

          • Rodolfo
            15 dicembre 2015 alle 14:08

            Daniele, se ti interessa, fatti un giro anche su fiverr.com: si trovano grafici a prezzi bassissimi.

            P.s: per Serena: no, non hai detto che il resto non serve, Ma, secondo me, da un professionista va fatta anche la parte grafica, ad esempio, non solo l’editing. Tutto qui.

            Ciao.

  3. Chiara
    14 dicembre 2015 alle 08:59 Rispondi

    Io non ne ho ancora ma, siccome non escludo l’eventualità dell’autopubblicazione, sto già iniziando a risparmiare per pagare i collaboratori. Se devo essere sincera, piuttosto che dare i miei soldi alle banche, preferisco investirli nel mio sogno.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 12:33 Rispondi

      A darli alle banche io non ci ho mai pensato :D
      Piuttosto anche io investe su ciò che posso toccare e vedere con mano.

  4. Renato
    14 dicembre 2015 alle 09:19 Rispondi

    La mia esperienza col self-publishing (SP) è positiva per un verso, e negativa per un altro.
    E’ positiva perché a costi contenuti sono riuscito a stampare un po’ di copie, e quindi ad avere in mano qualcosa che fosse un vero libro. Naturalmente ciò è indipendente dal valore letterario dell’opera. Questo lo può valutare solo un editore (non a pagamento).
    L’aspetto negativo è che ho scoperto che molte case editrici rifiutano a priori qualsiasi testo pubblicato in SP perché prendono in considerazione solo veri inediti.
    Secondo me per un autore il SP funziona ed è utile solo come servizio di stampa, ed avere in mano un libro vero, e leggerlo per l’ennesima volta, è un ottimo modo per rendersi conto degli errori di editing (per esempio le famose vedovelle), impaginatura, tenuta della storia.
    Se poi pensiamo di avere le capacità e lo spirito giusto per metterci anche a vendere (e non solo a scrivere) il nostro libro, allora il SP può funzionare. Ma stiamo comunque parlando al massimo di qualche centinaia di copie, e con investimenti di tempo e denaro da cui non rientreremo mai. Avremo magari la soddisfazione di riuscire a vendere, che non è poco, ma niente di più.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 12:36 Rispondi

      È normale che un editore voglia pubblicare un inedito. Anche se ci sono stati casi (come quello di Martin Rua in Italia e di Andy Weir negli USA) in cui editori hanno pubblicato opere uscite in SP.
      Per leggere il libro stampato e scovare errori basta una copisteria. Che sono le vedovelle?

      • Renato
        14 dicembre 2015 alle 14:10 Rispondi

        Le vedovelle sono quelle fastidiosissime mezze righe che ogni tanto si trovano all’inizio delle pagine pari. Lì è solo questione di editing.
        Col mio SP ho stampato una copia del libro (210 pagine) al costo di 15 euro spese di spedizione comprese. Non credo che una copisteria mi sarebbe costata meno.

        • Daniele Imperi
          14 dicembre 2015 alle 14:27 Rispondi

          Aspetta, hai detto che è “un ottimo modo per rendersi conto degli errori di editing”, in quel caso 15 euro è eccessivo. Io ho stampato il mio per 2 euro e mezzo. Se ti serve solo per vedere errori, allora basta la tipografia.

  5. Marco Amato
    14 dicembre 2015 alle 09:20 Rispondi

    Ciao Daniele, grazie per la citazione.
    Quel che dici è giusto, un autore indipendente deve dotarsi di tutte le figure professionali dell’editoria.
    Diventare scrittori indipendenti non è una sciatteria o una scorciatoia.
    Però non concordo sul tuo affermare, scegliere una delle due strade significa essere estremisti.
    La scelta del self publishing, quando sarà il mio momento, per me sarà inevitabile.
    Io sono molto razionale e pragmatico. Il mio lavoro richiede spesso scelte ponderate. E affermare il self publishing è una scelta ponderata.
    Perché la verità unica, e qui in Italia nessuno ne parla ancora, non è tema del dibattito, è una domanda. Siamo sicuri che l’editoria (quella primordiale ha poco più di 100 anni, quella moderna appena più di 50 anni) sia ancora al passo con i tempi?

    L’editoria è una invenzione recente nella storia letteraria dell’umanità.

    Gli scrittori e i poeti hanno pubblicato senza questo ausilio. E non basta dire erano altri tempi. Siamo sicuri che l’editoria attuale è il fulcro dell’eternità umana, da qui all’infinito tutti gli scrittori se non pubblicano con un editore non saranno più tali?
    In realtà, è questi sono fatti tangibili, l’editoria è in grave crisi. E non parlo solo economica. Si trova in una evidente crisi strutturale. Se ne possono delineare con precisione i motivi.

    Il post di 3 mila parole che avevo scritto per il mio futuro blog e che al momento non vedrà la luce, analizzava proprio questo aspetto.

    E’ possibile affermare con pochi dubbi, che il sistema editoriale attuale è una industria, una catena di montaggio che pubblica a ritmo forsennato. Titoli su titoli, troppi per i lettori attuali. E pubblica novità così rapidamente perché è l’unico modo che le resta per sopravvivere. Guadagnare poco da ciascun autore per far reggere il sistema.

    Ma per lo scrittore, entrare in questa catena di montaggio significa una cosa soltanto. Giocare un rischio, il più atroce dei rischi. Vedere il proprio libro bruciato dalla fretta editoriale.
    Un libro, o uno scrittore, per per affermarsi richiede tempo, pazienza. E l’editoria non ha pazienza.

    Allo stato attuale per un editore un libro a 3 mesi dalla pubblicazione è già vecchio. Smette di promuoverlo per passare al successivo. E poi a quello dopo, e poi a quello dopo ancora, in una corsa forsennata.
    Il 90% delle pubblicazioni attuali (ma anche di più) passa dalla pubblicazione all’oblio assoluto in soli 3 – 6 mesi. E i diritti acquisiti dall’editore, dai 5 ai 20 anni, spezzano le gambe allo scrittore di buona volontà che vuole tenere viva la propria opera promuovendola da solo nonostante l’editore se ne sia già dimenticato.
    E fate attenzione, non bisogna commettere l’errore di guardare l’editoria prendendo a riferimento le promozioni di Baricco, Volo o Camilleri. Loro sono le punte che emergono. Ma bisogna osservare la grande massa sommersa dei migliaia di autori che pubblicano e scivolano nel nulla. Potrei citare i nomi di 50/100/500 autori pubblicati (anche bravissimi e letterari) che voi tutti mi direste: boh, chi sono? Semplice, colleghi che hanno pubblicato quest’anno e in 3 mesi sono scivolati nell’oblio.

    Io scelgo il self publishing con piena cognizione di causa. Perché conosco i grandi rischi che oggi l’editoria presenta per sua stessa natura di sopravvivenza.

    Io posso affermare una cosa un po’ dura, ma che corrisponde al vero, lo dico i dati. Lo scrittore per l’editoria è un’ottima carne da macello. E io non sono disposto a farmi macellare. Semplice no.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 12:47 Rispondi

      Ciao Marco, non ho scritto che scegliere una delle 2 strade è da estremisti, ma “Sostenere che una delle due vie è sbagliata significa essere estremisti”.
      L’editoria non è ancora al passo coi tempi.
      I titoli sono troppi, hai ragione, e avevo immaginato che fosse proprio quello il motivo: per restare a galla.
      Il problema del SP, però, è che non puoi raggiungere molti lettori: non sono in molti a leggere ebook, questo intendo.

    • Ulisse Di Bartolomei
      14 dicembre 2015 alle 17:01 Rispondi

      Condivido in toto il momento di Marco Amato ed è ciò che ho riscontrato parlando con i librai, che non si fanno scrupolo di gettare nel retrobotteba dopo poche settimane, un libro che si vende poco, per far posto a uno nuovo. C’è da dire che pure Amazon sfrutta in qualche modo questa logica, in quanto se un “autopubblicante” vende soltanto un ebook, nella ridda dei milioni che tentano l’ “occasione per la vita”, contribuisce ai guadagni miliardari della ditta. Il grande vantaggio dell’autopubblicazione sta che sia per Amazon (o similari) sia per gli autori, i costi sono irrisori (per chi fa tutto da se).

      • Ulisse Di Bartolomei
        14 dicembre 2015 alle 18:14 Rispondi

        Scusate… intendevo “il commento di Marco Amato”. Oggi è una giornataccia…

        • Marco Amato
          14 dicembre 2015 alle 18:16 Rispondi

          Ah Ulisse non ti preoccupare, è un momentaccio per tutti. ;)

  6. Renato
    14 dicembre 2015 alle 09:46 Rispondi

    Caro Marco,
    ci sono anche le piccole case editrici e le librerie indipendenti. E’ su queste che secondo me deve puntare un autore esordiente. Ne conosco alcune e posso garantire che per loro pubblicare un libro è un vero investimento, non hanno cataloghi sterminati, e quindi hanno tutto l’interesse a mantenere in vita i libri che pubblicano. Lo stesso vale per le librerie indipendenti, che devono cercare di differenziarsi dalle mega librerie di catena e quello che tengono lo propongono in continuazione.
    Lasciamo che lo scrittore scriva, l’editore editi e il libraio venda. A ciascuno il suo mestiere. Ma se riusciamo a costruire questa catena sul nostro libro, le soddisfazioni non mancheranno.

    • Marco Amato
      14 dicembre 2015 alle 10:02 Rispondi

      Ciao Renato,
      Sì è vero, ci sono piccole case editrici di qualità, questo senza dubbio. Ma è molto difficile trovarle. Io ad esempio non conosco ancora una piccola casa editrice che faccia promozione del libro oltre i 6 mesi dalla pubblicazione. Eppure, in genere proprio i piccoli editori, strappano almeno 10 anni di diritti. Io vengo dal commercio e questa cosa non esiste in nessuna forma di economia, è una variabile impazzita dell’editoria. Perché se io cedo a te editore i diritti del mio libro per 10 anni, tu me lo promuovi solo per 6 mesi?
      Epperò è anche vero che, ho testimonianze dirette, in sfera confidenziale i piccoli editori dicono: siamo troppo piccoli per fare vera promozione. I giornali non ci pubblicano. Alle presentazioni dei libri vengono solo i parenti dell’autore, il web non lo sappiamo usare bene. In sostanza speriamo di più che sia l’autore stesso con i social, i parenti e familiari a far vendere quelle 500 copie, ma in piccolo ne bastano anche 300 copie per rientrare dei costi e poi avere un piccolo utile.
      Gli editori sono gente appassionata, che prova a fare al meglio il loro lavoro. Questo è chiaro. Ma a conti fatti per tirare avanti la baracca devono pubblicare pubblicare e pubblicare. Tutto bello, ma per me autore, siamo sicuri che tirare la baracca dell’editoria diventando un anonimo dei tanti, sia la cosa migliore?

      • Barbara
        14 dicembre 2015 alle 12:45 Rispondi

        “il web non lo sappiamo usare bene.”
        Ecco il fulcro. Se non arrivi alla grande distribuzione ed alla televisione, ti rimane solo il web. E allora è lì che ci devi investire.

        • Marco Amato
          14 dicembre 2015 alle 13:53 Rispondi

          Ciao Barbara,
          Hai ragione. Si è ancora indietro nel sapere usare il web nelle sue reali potenzialità. Ma io non direi ci “rimane solo il web”. Il web è l’opportunità più grande per gli scrittori presenti. Gli scrittori del passato, per farsi conoscere dai lettori, avevano necessità di due intermediari fondamentali. Editore e librario. Ma il mondo è cambiato. Le carte sono state sparigliate. Adesso lo scrittore può parlare e interloquire direttamente con i suoi lettori.
          Alcuni (soprattutto editori) vorrebbero che il mondo resti immobile. Non riescono ad adeguarsi.
          Studiare le possibilità del web per gli scrittori di oggi è una delle competenze imprenscindibili per chi voglia scrivere. Che lo si voglia o no. ;)

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 12:48 Rispondi

      Sì, ma una libreria indipendente quanti lettori potrà mai portarti?

  7. Renato
    14 dicembre 2015 alle 10:34 Rispondi

    Verissimo, Marco.
    Ma quanti sono gli scrittori che davvero pensano di poter vendere più di 300/500 copie del proprio libro? E di restare sul banco della libreria e in vista per più di sei mesi?
    Io penso pochi. E secondo me bisogna accettare la situazione per quella che è.
    Semmai, ed è qui il vero punto, in sei mesi e 300/500 copie si capisce se quello che abbiamo scritto ha realmente del valore (letterario).
    Ora ci sono sistemi che di fatto permettono ad una casa editrice di stampare anche piccolissime quantità (addirittura una sola copia) a costi molto contenuti.
    Come autore a me interessano solo due cose:
    1. una casa editrice vera, che professionalmente investa nel mio libro ritenendolo letterariamente meritevole,
    2. una serie di librerie indipendenti da contattare e coccolare e che (anche per convenienza economica) creda nel mio libro e lo proponga.
    Resta a tutti il sogno di diventare il prossimo Pirsig, sognare non costa nulla, ma bisogna anche saper essere realisti.

    P.S. Poi ci sono anche quelli che comprano/stampano camionate del proprio libro, si fanno il giro di tutte le librerie della loro Regione e si fanno venire i crampi per il firma copie. Ma questa è un’altra cosa.

  8. Andrea Cabassi
    14 dicembre 2015 alle 10:40 Rispondi

    Sottoscrivo ogni singolo pensiero :D

    • Tenar
      14 dicembre 2015 alle 11:51 Rispondi

      Sottoscrivo anch’io. Ci sono editori ed editori e autori ed autori.Anche libri e libri. Il mio romanzo è uscito da 13 mesi e l’editore continua a creare (piccole) iniziative dal vivo o sulla rete incentrate su di esso. Tra l’altro arrivando a un pubblico di appassionati (essendo poi una nicchia molto specifica) che io non sarei mai arrivata a contattare. Lavorando in tutt’altro ambito e non avendo alcun talento grafico la semplice preparazione dell’e-book per me era impraticabile. La cosa difficile, secondo me, per chi cerca ancora l’editoria di qualità è trovare l’editore adatto alla propria opera, quello che la coccola e ne fa il proprio fiore all’occhiello. Cosa difficilissima, anche perché due romanzi diversi di uno stesso autore possono aver bisogno di due collocazioni diverse.
      Fare da self immagino che possa essere molto stimolante e dare molte soddisfazioni, ho paura però che per molto rimanga un bell’hobby che ha più spese che entrate e che non permetta, al di là delle qualità letterarie dell’opera, di giungere al grande pubblico. O solo al pubblico adatto per quell’opera.

      • Daniele Imperi
        14 dicembre 2015 alle 12:50 Rispondi

        Hai ragione sulla ricerca degli editori. E anche io, come ho detto a Marco, sono convinto che con il SP non potrai arrivare, non oggi almeno, al grande pubblico. La maggior parte della gente legge il cartaceo: quindi devo escludere quella grande fetta di lettori.

        • Luciano Dal Pont
          14 dicembre 2015 alle 14:48 Rispondi

          Ciao Daniele, in realtà con il self su Amazon si può produrre anche il cartaceo, proprio venerdì scorso sono stato alla presentazione dell’ultimo romanzo di una scrittrice che conosco e ho acquistato una copia proprio in cartaceo, se non fosse stato possibile e la sola opzione fosse stata la versione e-book io stesso non avrei mai preso in considerazione il self publishing

          • Daniele Imperi
            14 dicembre 2015 alle 14:51

            Sì, con Create Space. Ma produci un libro in brossura, anche se ben fatto.

  9. Barbara
    14 dicembre 2015 alle 13:13 Rispondi

    Non posso dare un contributo come scrittore, ma posso ragionare da lettore.
    Io per comodità personale prediligo il cartaceo. Quindi il self publishing lo tocco raramente. Anni fa un amico pubblicò in EAP (senza saperlo, gli sembrava “normale” contribuire alle spese). Il libro per me meritava, è nel più completo dimenticatoio, anche perchè lui non sa minimamente promuovere se stesso. E alla pseudo casa editrice non gliene fregava nulla.
    Ebook: solo recentemente me ne sono avvicinata, con l’app kindle sul telefono. Ci provo a cercare un libro decente, ma non lo trovo. Forse non so come cercarlo? Beh, se ho questo problema io che sono informatico da 15 anni, figurati un utente meno skillato. C’è troppa roba scadente là in mezzo per riuscire a dare valore a quel che lo merita davvero. C’è talmente tanta produzione che ti dovresti affidare solo alle copertine ed alle sinossi (delle recensioni di parenti e amici mi fido gran poco…anzi, ho stanato anche autori che si sono auto incensati senza nemmeno aver la briga di cambiare nickname). Ma le copertine non sono affidate a professionisti e sono micidiali a vedersi (qualità Microsoft Publisher anni 90).
    Ne ho preso qualcuno, mi sono impegnata a leggerlo ma…si sente la mancanza dell’editor. Ci saranno stati anche 10 lettori beta, tutti con background confermato, però manca il “la” al testo, povero di sale, gli ingredienti hanno delle potenzialità, ma sembra buttato tutto nel calderone senza rispettare i tempi di cottura. Tutti possiamo cucinare, ma la Sacher al pasticcere riesce meglio. Perchè? Perchè ha gli strumenti giusti.
    E poi manca il marketing. Che non basta andare in giro per Google+ e Twitter a importunare i nuovi account con lo spam…
    Con questo non voglio dire che “vince” l’editoria tradizionale. Non voglio dire che mi accanirò (un domani, forse) ad inseguire una casa editrice “standard”. Ma quello che mi sembra ovvio è che se si vuole emergere dalla caciara delle piattaforme self publishing, va fatto un investimento maggiore dal proprio portafoglio. Altrimenti ti comprano solo i parenti e gli amici, per farti un favore a Natale.

    Ed i professionisti il loro mestiere lo sanno fare. Solo per mettere in piedi un blog, me ce ne sono voluti tre: un tecnico supplementare in ambito opensource (apache, mysql, php…soprattutto per litigare col provider hosting), un grafico per studio del logo e verifica dell’usabilità, un seo per l’indicizzazione sui motori di ricerca. E questo per sveltire operazioni che comunque tecnicamente posso fare da me, ma nessuna delle quali è la mia professione. Finito qua? Macchè, il bello viene ora. Se io voglio continuare a scribacchiare, devo affidarmi ad un consulente marketing, che studi strategie per raggiungere i lettori.
    Posso farla anch’io la sacher, posso reperire parte degli strumenti e degli ingredienti, ma il pasticcere è più veloce, più bravo, senza sprechi e con un risultato agli occhi perfetto. :)

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 13:37 Rispondi

      Anche io prediligo il cartaceo. In ebook potresti leggere autori conosciuti.
      Concordo sul marketing: non è sufficiente stare su qualche social.
      A proposito del tuo blog: chiedi al tuo collaboratore perché il blog risiede nella (inutile) cartella “wodrpress” :D

      • Barbara
        14 dicembre 2015 alle 13:45 Rispondi

        Perchè sotto ci sono molte altre cartelle, con altri siti ;)
        E perchè così facendo abbiamo potuto portarlo online un mese fa, in area privata, senza offuscare tutto il resto.
        …tanto credo che mi toccherà pensare ad una migrazione di hosting. Mi viene male al pensiero, ma il provider attuale non sembra più stare al passo coi tempi. Uff.

        • Daniele Imperi
          14 dicembre 2015 alle 13:55 Rispondi

          Ah, pensavo fosse solo quello :)
          La migrazione è sempre un casino…

  10. Rodolfo
    14 dicembre 2015 alle 15:34 Rispondi

    Non vorrei essere di parte :) Ma sì per pubblicare il tuo libro con il Self Publishing hai bisogno di un professionista per l’editing, per la grafica, per il marketing.
    Come dice, infatti, Darcie Chan:

    “Abbiate fiducia nel vostro lavoro, ma fate attenzione a non pubblicarlo se non siete sicuri che è il vostro miglior lavoro da ogni punto di vista. Come con qualsiasi cosa, tu hai solo una possibilità per fare una buona impressione, e ogni lettore merita un prodotto di qualità”.

    Un piccolo appunto: a mio parere anche se pubblichi con l’editoria tradizionale hai bisogno di un professionista, in particolare per quanto riguarda il marketing.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 15:53 Rispondi

      Sì, sono d’accordo per il professionista del marketing se pubblichi con un editore. Concordo anche con Chan: una volta pubblicato il libro o l’ebook, non puoi più tornare indietro. Quindi il lavoro va fatto bene.

  11. Ferruccio
    14 dicembre 2015 alle 15:35 Rispondi

    è fondamentale avere dei collaboratori, per me.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 15:53 Rispondi

      Li hai già trovati?

  12. Federica
    14 dicembre 2015 alle 15:48 Rispondi

    Nel “cantiere” il post non ha preso polvere ma solo smalto e brillantezza!!

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 15:54 Rispondi

      Grazie Federica :)

      • Federica
        14 dicembre 2015 alle 18:48 Rispondi

        Prego! :-) ;-)

  13. Lucia
    14 dicembre 2015 alle 16:12 Rispondi

    Articolo molto interessante, grazie! Concordo con tutto quello che hai detto.
    Parlo spesso con autori autopubblicati e mi rendo conto che purtroppo non tutti la vedono come noi. Da una parte posso capire che i soldi da investire sono davvero tanti, dall’altra il non investirli, nella maggior parte dei casi, porta a pubblicazioni scadenti, piene di errori grammaticali e refusi. Insomma, si sente che è un lavoro non professionale.

    • Daniele Imperi
      14 dicembre 2015 alle 16:19 Rispondi

      Ciao Lucia, benvenuta nel blog. Molti autori secondo me non riescono nemmeno a capire di aver bisogno di collaboratori, decidono di pubblicare e basta.

  14. Ulisse Di Bartolomei
    14 dicembre 2015 alle 17:32 Rispondi

    Salve Daniele e buona Domenica a tutti. Nel mio caso la questione icasticamente definita, sta in questi termini: ho nove testi “complicati” che abbisognerebbero di ausili di gente esperta multidisciplinare, e il costo teorico per tutti andrebbe oltre i ventimila euro! Quindi è giocoforza fare da me, cercando di acquisire le necessarie conoscenze. Da mia figlia comunque, qualche consiglio utile mi perviene, anche se questo non cambia i termini della questione. Ultimamente ho tentato di “ubicarmi” in una “scala qualitativa”… e ho appurato che i testi adeguatamente curati sono quelli previsti dalle molte migliaia di copie in su, mentre agli altri si applica un controllo approssimativo. Perché dunque preoccuparmi?
    Ho qui un testo della Tamaro che giudico ordinario e peraltro mi ha fatto arrabbiare per l’epilogo scelto, eppure ha venduto per milioni. Credo che l’autopubblicazione sia il preludio di un nuovo tipo di scrittore “polifunzionale” e concordo che l’editoria tradizionale si restringerà al lumicino.

  15. Daniele Imperi
    14 dicembre 2015 alle 17:46 Rispondi

    Ciao Ulisse, oggi però è lunedì :D
    Secondo me dovresti provare con un solo testo e un editor. Perché servono tutte queste competenze?
    Non regge però il discorso che chi pubblica poche copie può accontentarsi di un controllo approssimativo.

    • Ulisse Di Bartolomei
      14 dicembre 2015 alle 18:11 Rispondi

      Caspita… quando si dice “per qualcuno è sempre Domenica”.

      Il problema sta nella congruità economica. Probabilmente un editore importante ha a disposizione dei professionisti che, potendo confidare in un impegno regolare, gli costano di meno. Se mettiamo un esempio di 2000 euro complessivi per un testo, questo si deve vendere abbastanza da giustificarli. Quanti libri si vendono abbastanza da giustificare degli ausili professionali? Tempo fa ho partecipato a un evento patrocinato da uno di quegli editori “alternativi” che promettono la pubblicazione a tutti. Ovviamente ho aperto qualche libro per carpire qualche dettaglio utile, ma quello che distintamente appariva era la totale assenza di un lavoro di editing o correzioni.

      Nel mio caso le competenze servono, in quanto gran parte delle argomentazioni concernono l’ermeneutica storica, anzitutto quella correlata ai culti.

      • Grilloz
        14 dicembre 2015 alle 18:51 Rispondi

        Però non vale, parliamo di editori che fanno il loro mestiere, non di stampatori costosi. L’errore può sfuggire, ma se prendi in mano un linro di un editore indipendente serio la qualità la trovi.

      • Daniele Imperi
        15 dicembre 2015 alle 08:55 Rispondi

        Perché non cerchi editori che pubblicano quel genere di opere?

  16. Simona C.
    15 dicembre 2015 alle 09:17 Rispondi

    L’unica cosa che mi faccio da sola sono le copertine, elaborando foto dei miei viaggi.
    Ho tre beta-reader molto diversi tra loro: uno appassionato del genere, una giornalista lettrice onnivora e un amico pignolo che non ama il genere, ma è molto obiettivo. Per l’editing, invece, ho ingaggiato dei professionisti. Uno si è occupato del primo libro, un altro dei successivi e la differenza si nota perché ho più affinità col secondo e lo trovo anche più accurato, forse dovrei fargli revisionare anche il primo…

    • Daniele Imperi
      15 dicembre 2015 alle 09:21 Rispondi

      Io ho qualche competenza grafica, ma per le copertine ingaggerò qualcuno, perché un vero grafico sa come impostarle, che font usare, come elaborare le immagini.

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