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I classici: al di là del genere narrativo

I classiciSi parla spesso dell’importanza di leggere i classici, sia per cultura personale sia perché chi ama scrivere e sogna di diventare scrittore è bene che legga opere di un certo spessore. Opere che hanno fatto storia e che sono storia.

Io però ragionavo su un altro aspetto dei classici, che forse non è ancora stato palesato. Ragionavo sui generi narrativi, quelli che a me, in fondo, non piacciono molto. Un classico a che genere appartiene?

Appartiene ai classici, per forza. Questa è la classificazione che è stata loro conferita oggi, al di là delle storie che vi si raccontano. Ma quando i classici sono nati, non erano ancora classici. Erano libri come gli altri, che magari avevano ricevuto critiche più o meno aspre. Libri che hanno rischiato di non essere neanche stampati.

E infine sono diventati classici. Libri che leggono tutti, che tutti dovrebbero leggere, che si trovano in ogni libreria e biblioteca, che si consigliano, si fanno studiare a scuola, si regalano, perché fa sempre piacere ricevere un classico.

Sono i libri senza tempo e questo è vero. Perché rappresentano un tempo che non è più e leggerli significa provare quell’impossibile sentimento di nostalgia per qualcosa che non si è vissuto né conosciuto.

Avrei voluto passeggiare per Baker Street e incontrare quella figura solitaria e dinoccolata che camminava spedita e risoluta a ogni ora del giorno e della notte. O, in un impeto di rabbia, aver partecipato alla rivolta del pane, a Milano.

Quando apri un classico non pensi al genere narrativo, pensi solo alla storia. E quando hai finito di leggerlo, sai di aver letto una storia e non ti poni neanche la domanda del genere letterario. E quando lo riponi sullo scaffale, rimetti il libro in mezzo agli altri. Ai classici, quelli come lui.

Ed ecco che capisci che i classici sono storie. Storie talmente dense e uniche che sfuggono a ogni classificazione. Per loro, per i libri che non tramontano, per quelli che si leggono ancora poco, è stata creata una sezione apposta, nelle librerie, nei siti, nelle case.

I classici.

9 Commenti

  1. Daniele Imperi
    3 aprile 2012 alle 18:15 Rispondi

    Grazie.

    Sì, a me piace leggere storie, anche se alle volte cerco un genere preciso, per trovare delle particolari sensazioni. Lo scopo principale che dovrebbe avere uno scrittore è scrivere una storia.

  2. Salomon Xeno
    3 aprile 2012 alle 18:40 Rispondi

    I classici sono probabilmente le storie in cui emerge maggiormente il carattere di universalità, permettendo loro di sopravvivere al contesto di genere, storia e cultura in cui sono stati pubblicati.
    Una bella riflessione!

  3. Sofia Stella
    3 aprile 2012 alle 18:05 Rispondi

    Bellissima riflessione, Daniele!
    Sull’onda di ciò che hai scritto, vorrei proporne una affine.
    A me sembra che il genere, oggi, sia utilizzato, insieme ad altre strategie, per ‘mercificare’ il libro e renderlo un prodotto di consumo come le cioccolate o i detersivi in un supermercato.
    Entri in una libreria ed è, appunto, come entrare in un supermercato, con i libri tutti divisi per genere sul loro bello scaffale: qui ci sono i fantasy, là c’è la fantascienza, là ci sono i gialli…eccetera.
    Cerchi un libro per bambini? Visita la sezione bambini.
    Cosa preferisce il pupo? Un fantasy, un horror? Un libro di fiabe?(rimasticate, rivedute, corrette, edulcorate ad uso ‘buona notte’)
    Tutto questo classificare e mercificare alla fine ci fa perdere di vista il motivo principale per cui si entra in una libreria: si cercano storie…e rende più difficile la pubblicazione ad autori che praticano generi che in quel momento non sono ‘di moda’.

  4. Daniele Imperi
    3 aprile 2012 alle 19:36 Rispondi

    Grazie Salomon, anche tu hai dato un ottimo significato al classico.

  5. Lisa Corradini
    3 aprile 2012 alle 20:00 Rispondi

    Sto imparando molto dai classici, da quello stile di scrittura raffinato e ricercato che non appartiene più ai nuovi scrittori o forse a pochissimi.
    mi hai fatto notare che un classico, oggi, non appartiene più ad un genere ma è semplicemente un classico.

  6. Romina
    4 aprile 2012 alle 01:29 Rispondi

    I classici non nascono classici, lo diventano (“ai posteri l’ardua sentenza”). Nascono come libri con un loro genere, poi lo conservano, ma con il tempo non è più il loro elemento identificativo. Diventano qualcosa di più, lasciano un segno! Bella riflessione, non ci avevo mai pensato!

    P.S. Classificare i libri in base ai generi forse è una trovata commerciale, ma io trovo che l’ordine nelle biblioteche sia qualcosa di rassicurante per l’anima… “l’ordine è la quintessenza della biblioteca”, c’è qualcosa di magico!

  7. Sofia Stella
    4 aprile 2012 alle 16:52 Rispondi

    P.S. Classificare i libri in base ai generi forse è una trovata commerciale, ma io trovo che l’ordine nelle biblioteche sia qualcosa di rassicurante per l’anima… “l’ordine è la quintessenza della biblioteca”, c’è qualcosa di magico!    

    Mh…però entrare in una biblioteca è un po’ diverso dall’entrare in una libreria. O almeno, io provo una sensazione diversa quando entro in una biblioteca. Per me è come uscire dal tempo in cui mi trovo ed entrare in un tempo “altro”, anche se ci sono i computer, anche se c’è il wi-fi. Non saprei spiegare, perché è al livello di sensazioni che hanno origine nell’inconscio, ma le librerie in un certo senso, è come se facessero parte del ‘circuito’ della vita moderna. La biblioteca, invece, è come se conservasse qualcosa del fascino antico di un’istituzione che esiste da secoli.
    Un po’ come i classici, che attraverso i secoli ci parlano di storie di persone vissute prima di noi, ma con un linguaggio che li rende universali.
    Mi piace molto anche la riflessione di Lisa. È vero, si impara tantissimo dai classici. Sono maestri di stile per chi scrive.

  8. Romina
    4 aprile 2012 alle 21:08 Rispondi

    Sì, librerie e biblioteche spesso non sono paragonabili… molto dipende però, secondo me, dall’ambiente e da chi lo gestisce. L’amore per i libri di un libraio o di un bibliotecario possono fare la differenza tra un luogo magico e incantato e un vano insieme di scaffali di libri. Io sono molto legata alle biblioteche perché spesso noto che le librerie sono dei “negozi” (es. 3×2, prendi due paghi uno, l’angolo dello sconto…) non sempre però questo avviene, per fortuna! E non che non ami gli sconti, semplicemente non mi piace vedere i libri trattati come carne da vendere al chilo!

  9. Sofia Stella
    5 aprile 2012 alle 12:42 Rispondi

    Romina: Sì, librerie e biblioteche spesso non sono paragonabili… molto dipende però, secondo me, dall’ambiente e da chi lo gestisce. L’amore per i libri di un libraio o di un bibliotecario possono fare la differenza tra un luogo magico e incantato e un vano insieme di scaffali di libri. Io sono molto legata alle biblioteche perché spesso noto che le librerie sono dei “negozi” (es. 3×2, prendi due paghi uno, l’angolo dello sconto…) non sempre però questo avviene, per fortuna! E non che non ami gli sconti, semplicemente non mi piace vedere i libri trattati come carne da vendere al chilo!    

    Brava Romina! Hai reso proprio bene l’idea!
    Sarebbe bello se invece di megastore in cui vendono libri, si potessero invece trovare tante piccole librerie curate con amore dai loro librai, come “La libreria all’angolo” del film “C’è posta per te” (ehm, però non sono sicura che si chiamasse proprio così; sono passati tanti anni da quando l’ho visto).

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