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Cielo profondo

Un racconto di 300 parole

Ho osservato spesso il cielo notturno, vagando con la fantasia e speculando su ciò che si nasconde oltre gli abissi astrali. Forse altri mondi, come il nostro, forse davvero il regno di cui parla il Cristianesimo, o forse soltanto il nulla, il buio sempre più fitto che non dà scampo alla luce né alla vita.

Ho avuto spesso incubi, ho sofferto di insonnia a causa del cielo, di quel cielo profondo i cui misteri e segreti non m’era ancora dato apprendere. Finché ho deciso di conoscere, a qualsiasi costo, i recessi più arcani della sfera celeste. Ho viaggiato molto, negli anni passati, fino in Asia, dove vi sono maestri e uomini che sanno. E quei maestri e quegli uomini mi hanno insegnato, parlandomi delle leggende nascoste, quelle che nessuno vuol divulgare, quelle che vengono custodite nel cuore di sconosciuti villaggi ai margini della civiltà.

Venti anni sono occorsi per poter imparare quelle storie, quelle verità, che adesso anche io so, anche io custodisco.

Non chiedetemi di diffondere quei segreti, non chiedetemi di parlarvi di ciò che nasce lassù, a remote distanze, lassù nel cielo profondo, dove perfino il pensiero viene inghiottito da qualcosa che non ha nome né sostanza, ma che è.

Non chiedetemi di uccidervi.

Non avrei dovuto comprendere quei misteri. Avrei dovuto restare qui, a fantasticare con la mia mente nelle notti insonni, anziché penetrare in ciò che deve restare occulto e intonso.

Ma ormai è troppo tardi. Erano verità che dovevano restare confinate nelle popolazioni che per prime le appresero, millenni addietro, non esportate nella mente di un occidentale. Non posso assicurare a quelle entità che mai parlerò con alcuno di ciò che conosco.

Osservo per l’ultima volta il cielo notturno, sapendo, ora, ciò che v’è nascosto, ciò che scende adesso da quel cielo profondo per uccidermi.

6 Commenti

  1. luigi leonardi
    12 giugno 2011 alle 10:04 Rispondi

    L’atmosfera di questo breve racconto mi ha riportato a certe paure pascoliane verso i misteri degli spazi sconosciuti.
    Però Daniele, permettimi un’osservazione: tu dici “..il pensiero viene inghiottito da qualcosa che non ha nome né sostanza, ma che è”. Da occidentale la substantia – che sta sotto – è proprio “ciò che è”.
    Comunque anche da scettico sono affascinato da questo tipo di contemplazione, forse proprio perché sfugge alla logica umana.

  2. Michela
    12 giugno 2011 alle 12:21 Rispondi

    Ben scritto, e forte l’idea, bravo :)
    Però c’è un buco logico, sto andando in loop!

    Se le “entità” lo uccidono perché lui non può assicurare il silenzio allora dovrebbero uccidere anche i suoi maestri
    Forse i maestri sono riusciti a convincere le entità che manterranno il silenzio
    Se i maestri sapevano che chi parla muore, perché gliel’hanno insegnato?
    Se non lo sapevano, e quindi non sapevano di dover mantenere il silenzio com’è che sono ancora vivi per insegnare?
    ARGH!!

    Mi stai facendo fare la fine di quel robot di Asimov
    Però davvero, è scritto bene e interessante e originale :)

  3. Daniele Imperi
    12 giugno 2011 alle 18:47 Rispondi

    @Luigi: volevo dare la sensazione di qualcosa al di fuori della comprensione.

    @Michela: I maestri, essendo tali, sanno contenersi :P

    Grazie a tutti e due per i complimenti e le critiche.

  4. henryx
    15 agosto 2011 alle 14:12 Rispondi

    direi lovecraftiano !

  5. Lucia Donati
    10 maggio 2012 alle 11:10 Rispondi

    Mi è piaciuta e mi ha colpito una frase in particolare: “…il pensiero viene inghiottito da qualcosa che non ha nome né sostanza, ma che é.”.Io l’ho intesa così, non so se volevi dire questo: ci rendiamo conto che le cose immateriali esistono quando, per quanto eteree, ne sentiamo ineluttabilmente la presenza dentro di noi. Una domanda: hai conoscenze di filosofie orientali? Nel racconto vi sono spunti interessanti, oltre a quello che ho detto sopra, come segreti da non divulgare a chiunque.

  6. Daniele Imperi
    10 maggio 2012 alle 12:54 Rispondi

    Grazie. No, nessuna conoscenza di filosofie di alcun tipo :)

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