Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Chi può (e deve) scrivere

ScrivereNon si sceglie di diventare scrittori. Esiste una predisposizione alla creatività e alla padronanza del linguaggio, certo, ma si scrive perché si avverte il bisogno di dare sfogo ai frutti della propria ricettività.

Lo scrittore viene a essere un’entità satura di informazioni, di idee e progetti, che si sono formati e maturati nella sua mente e, appena pronti, appena costituitisi in concetti chiari e ben delineati, si sono dovuti riversare su carta, per lasciare libera la mente di accogliere e sviluppare altre idee.

Un tempo esistevano i menestrelli, i cantori che andavano in giro a raccogliere informazioni su battaglie e personaggi per poi creare attorno a essi delle canzoni più o meno veritiere, dilettando il popolo con musica e parole.

Erano artisti, prima di tutto, gente che aveva un dono naturale per la musica e le parole e lo metteva al servizio degli altri.

I narratori di storie raccontavano di vicende fantastiche e oscure attorno al fuoco di un camino, ora in una locanda ora in un’altra. Avevano un pubblico che ogni sera si raccoglieva attorno a loro per ascoltare le storie che narravano.

Erano gente che viaggiava, che teneva a mente ciò che vedeva e ascoltava e lo conservava nella propria memoria per poi servirsene al momento giusto, per guadagnare qualcosa o solo per suo passatempo.

Oggi chi scrive fa lo stesso: raccoglie informazioni, ascolta e vede e memorizza. Ha un suo pubblico, piccolo o grande non ha importanza. Ciò che conta è avere un pubblico, anche se fatto di una sola persona è sempre degno di rispetto: c’è qualcuno che sta spendendo il proprio tempo per leggere ciò che ha scritto uno sconosciuto qualunque.

Se non ci si raduna più in una locanda, ma si pubblicano scritti su carta e sul web il succo del discorso non cambia: si è ancora narratori e cantori, artisti che mettono al servizio del pubblico ciò che sono riusciti a creare.

Lo scrittore ha un dovere personale e morale: personale perché la sua natura gli impone di scrivere, di mettere su carta, di fissare per sempre ciò che la sua mente ha prodotto coi dati che ha accumulato per un certo periodo di tempo; morale perché il frutto della sua creatività non può essere lasciato nel dimenticatoio, nell’ombra, ma deve essere donato alla comunità per il suo bene e il suo diletto.

Lo scrittore è come un albero da frutto: ha il dovere, imposto dalla sua natura, di far fruttare ciò che la natura gli ha donato, e di donare poi quei frutti a chi se ne può servire.

Le opere letterarie sono come un nutrimento, un nutrimento per la mente e la conoscenza. L’uomo non si nutre soltanto di cibo, ma anche di sapere. La conoscenza è parte integrante dell’evoluzione dell’uomo, è una proprietà che lo innalza a un livello superiore, oltre il quale c’è ancora un livello di conoscenza e così via, all’infinito, una ininterrotta scala di diversi livelli di apprendimento e di sapere che non avranno mai fine.

Scrive chi ha questo dono, quello di ricevere e memorizzare, di trasformare e ricreare, di produrre e donare. Scrive chi ha dentro di sé una forza che non ha nome, che lo spinge a un lavorio mentale continuo.

L’inarrestabile forza della creatività accompagna lo scrittore nei suoi giorni, non lo lascia nemmeno per un istante. Non esistono periodi di pausa, anche quando crede di essere a riposo, in realtà la sua mente sta lavorando, non può essere altrimenti, è un motore sempre in funzione, alimentato dalla stessa vita, dall’udito, dalla vista, dalle sensazioni, da ciò che percepisce nel mondo esterno e da come lo percepisce.

Scrive chi possiede padronanza del linguaggio e semplicità. Il linguaggio è un’arma formidabile nelle mani di uno scrittore, se ne serve per catturare l’attenzione dei suoi lettori, per lasciare un segno nelle loro memorie, per aggiungere altro sapere e conoscenza. La semplicità è una strategia che trasforma una battaglia in una vittoria, poiché riesce a raggiungere una quantità sempre più grande di lettori.

Lo scrittore scrive e deve scrivere. È il suo incarico, affidatogli dalla natura, la sua missione, se vogliamo essere filosofi. Lo scrittore è anche un filosofo, un amante del sapere, perché tutto ciò che viene scritto e poi appreso costituisce sapere.

Chi può scrivere non si esenti da questo suo compito, poiché arrecherebbe un danno ingente alla comunità e a se stesso. Scrivere è un piacere-dovere a doppio senso: lo scrittore raggiunge una sorta di estasi durante il processo creativo e il lettore può godere dei benefici di una lettura rilassante o informativa. Se non scrivesse non vivrebbe questa estasi e il lettore sarebbe privato del piacere della lettura e della conoscenza.

Scrivete, dunque, voi che avete questo dono. Scrivete per voi stessi e per gli altri. Contemporaneamente.

4 Commenti

  1. Ferruccio
    16 settembre 2010 alle 11:33 Rispondi

    Siccome faccio parte del tuo pubblico, batto le mani perché mi è piaciuto:-)

  2. Daniele Imperi
    16 settembre 2010 alle 13:53 Rispondi

    Grazie per l’applauso, allora :D

  3. Il meglio di Penna Blu – Settembre 2010
    10 febbraio 2011 alle 17:25 Rispondi

    […] Continua a leggere l’articolo Chi può (e deve) scrivere. […]

  4. Lucia Donati
    2 giugno 2012 alle 23:36 Rispondi

    Mi fai venire in mente un narratore di storie medievale: ti ci vedo! Sono d’accordo con quello che dici qui ma non mi rispecchio molto in una frase in particolare che non capisco bene. Cosa intendi con: “Scrive chi possiede padronanza del linguaggio e semplicità”? A volte mi trovo a scrivere in modo complesso per il genere narrativo e più semplice per la saggistica (dipende dallo stile che si coniuga con il genere). A me piace anche un modo di scrivere non eccessivamente semplice (ma deve essere corretto) e non intendo “infiorettato”o eccessivo.
    Per il resto, d’accordo con te quasi su tutto il contenuto del post.

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