Cavalli selvaggi di Cormac McCarthy

Libri e scrittura

Cavalli selvaggi è il primo romanzo della cosiddetta Trilogia della Frontiera, assieme a Oltre il confine e Città della pianura. L’intera storia è un omaggio ai cavalli, che McCarthy dimostra di amare e conoscere nel dettaglio.

Cavalli selvaggi di Cormac McCarthyIl romanzo è anche una sorta di inno al Far West, seppur ambientato nel 1949, in cui emerge chiaramente nei due protagonisti la voglia di inseguire un mondo che non è più, dove sono ancora i cavalli il mezzo usato per spostarsi, dove si mangia a terra, si dorme all’addiaccio.

Una storia che fa del cavallo forse il vero protagonista, figura sempre presente e anche elemento scatenante degli eventi, della storia stessa, anzi. Il cavallo per McCarthy non è solo un animale usato per cavalcare sui terreni aridi, ma è ciò che può dar lavoro e sostentamento, ciò che darà il via alla storia vera e propria.

Cavalli selvaggi è una storia romantica, ma non nel senso sentimentale del termine – anche se all’interno del romanzo c’è una storia d’amore – quanto in quello idealista. Un forte senso della giustizia traspare dall’atteggiamento dei due ragazzi protagonisti che, al di là della scorza di disinteresse e durezza che mostrano, danno a vedere un attaccamento ai valori e alle persone care.

Sono forse loro i cavalli selvaggi della storia, due ribelli che cercano di farsi spazio nel mondo, che non accettano il proprio destino ma sono pronti a restare in piedi, a vincere, coi loro dubbi, le loro paure, le incertezze e le decisioni sbagliate. Ma come cavalli selvaggi vanno avanti, seguono la propria strada in base all’istinto.

Cosa insegna a uno scrittore Cavalli selvaggi

Leggendo Cavalli selvaggi non passa inosservato l’amore di McCarthy per la storia che sta scrivendo. La passione intesa come profonda conoscenza della materia che tratta, la meticolosità con cui affronta le scene e i dialoghi.

Romanzo d’altri tempi, si potrebbe definire. Ha un sapore da classico, eppure è scritto in epoca moderna. Cavalli selvaggi offre al lettore una narrazione dal ritmo costante, in cui l’autore non manca di inserire scene che potrebbero apparire fuori luogo, ma in realtà sono parte attiva dell’intera storia, come se l’opera in sé non fosse narrativa ma un percorso filosofico da portare avanti con ogni elemento possibile.

È questo che emerge dalla lettura: una filosofia personale dell’autore trasposta in un’opera narrativa. I cavalli, i due ragazzi, gli usi e costumi dei popoli, le ingiustizie sono i punti cardine di questa filosofia, del pensiero dell’autore.

Una storia fuori del tempo

Cavalli selvaggi è un esempio di romanzo storico ambientato in tempi moderni. Ho parlato di questa sorta di inseguimento dei due ragazzi, una fuga dal paese madre verso un paese più povero, arretrato e quindi forse più storico. Una ricerca dell’antico, di un’era amata che sta scomparendo per sempre.

Il romanzo di McCarthy dimostra che si può trovare quest’antichità anche nel moderno, che è possibile far riaffiorare il passato là dove il passato non è ancora divenuto presente. Cavalli selvaggi è una sorta di fermo immagine sullo schermo del Tempo, un quadro vivente in cui la scena è in continuo divenire, avanza nello spazio senza invecchiare.

Scatenare la sorpresa nel lettore

Cormac McCarthy sorprende il lettore con continui colpi di scena. Cavalli Selvaggi è sì una narrazione fluida, ma il lettore non sa mai cosa aspettarsi. L’attenzione non scema, perché al momento opportuno c’è qualcosa che interviene, chiamatelo destino se volete, ma tutto, nella storia scritta da McCarthy, può innescare un percorso alternativo a quello predisposto da chi vive quella storia.

I due protagonisti non sono padroni del loro destino e le loro scelte dovranno sempre scontrarsi con ciò che incontrano. Cavalli selvaggi insegna a uno scrittore che un romanzo può esser scritto senza intrecci e non perdere di qualità e coinvolgimento.

La guida dell’intera storia è John Grady Cole, uno dei ragazzi protagonisti, ma nel senso che osserviamo gli eventi attraverso i suoi occhi. Né lui né il lettore saprà mai, pagina dopo pagina, cosa accadrà. A lui spettano le scelte, ma le conseguenze di quelle scelte sono stabilite da un destino che sta più in alto, che non corre come un cavallo selvaggio, ma se ne sta a guardare come il sole che scalda e brucia quelle terre di confine.

Estremi del libro

  • Cavalli selvaggi di Cormac McCarthy (titolo originale All the Pretty Horses)
  • Einaudi
  • 294 pagine
  • 2008
Categoria postPublicato in Lettura - Data post21 giugno 2013 - Commenti4 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Marco 21 giugno 2013 at 07:09

    È stato il primo romanzo di Cormac McCarthy che ho letto. Lo presi per il titolo che faceva il verso a “Sentieri Selvaggi” di John Ford. Non c’è partita: è uno dei migliori scrittori in circolazione.

  • Lucia Donati 21 giugno 2013 at 11:01

    A pensarci bene questa tua idea del “cosa insegna il tale libro al lettore” non è male. In effetti anche io quando faccio un recensione in fondo metto sempre due righe spiegando magari a chi è consigliato e perché, ma giusto due righe. Tu ne hai fatto un nuovo format… :)

    • Daniele Imperi 21 giugno 2013 at 11:21

      Mi ero stufato di scrivere le solite recensioni, almeno in questo modo seleziono bene i titoli da consigliare, che abbiano una certa utilità per chi scrive.

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