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Le mie cattive abitudini nella scrittura

Le mie cattive abitudini nella scrittura

Se c’è una cosa che fa bene alla scrittura, secondo me, è mettere per iscritto i problemi che si incontrano: aiuta a visualizzarli e a trovare una soluzione, proprio come ci ha suggerito Andrea Girardi pochi giorni fa.

Oggi si parla dunque di brutte abitudini, quelle che ci rallentano – perché rallentano anche voi, non solo me – come scrittori, quelle che in un campo come la scrittura, un campo artistico quindi, non dovrebbero mancare.

Diamo prima di tutto una definizione di abitudine:

Tendenza a ripetere determinati atti, a rinnovare determinate esperienze (per lo più acquisita con la ripetizione frequente dell’atto o dell’esperienza stessa). Dal dizionario Treccani.

Questa definizione per me calza a pennello con la serie di atteggiamenti che ho nella mia scrittura, o almeno con parecchi di questi. Cominciamo dal primo.

Scarsa fiducia in me stesso

Forse questa cattiva abitudine non è proprio un’abitudine, chiamiamola piuttosto caratteristica personale. Prima però di parlare della scarsa fiducia che uno scrittore possa avere di sé, porrei una domanda:

come si fa ad avere fiducia in se stessi nel campo della scrittura?

Forse dai risultati ottenuti? E per chi è all’inizio? Non può certo averne.

Non so da cosa provenga la mia, ma è strettamente legata alla sfera personale, lavorativa compresa. In campo editoriale ho ricevuto silenzi e un rifiuto soltanto con un manoscritto inviato, ma era informatica, non narrativa.

Ho partecipato a 5 selezioni per pubblicazioni di brevi racconti e solo l’ultima è andata male. Quindi l’autostima dovrebbe crescere, ma c’è la sfera personale di cui parlavo prima che invece ha un’influenza maggiore.

Tergiversare

Tempo fa avevo deciso di interrompere la pubblicazione dei racconti nel blog anche per dedicarmi a progetti editoriali personali, ma sono passati dei mesi e nulla di fatto s’è visto. Tergiversare è un’abitudine che svilisce, annienta, perché non è dinamica, ma statica e rende statica ogni nostra azione.

La scrittura, invece, è un’arte dinamica, come tutte le arti, ma richiede dinamismo anche nella mente, non solo nelle azioni del corpo.

La paura dei tempi lunghi

Scrivere è un lavoro lungo, qualsiasi progetto abbiamo in mente richiede tempo, non solo per scrivere materialmente, ma anche per documentarsi, ideare, stabilire una strategia di promozione, tenere sotto controllo cosa si dice di noi dopo aver pubblicato.

Il tempo lungo spaventa finché non inizia il conto alla rovescia verso la fine.

Fare domani quello che potrei fare oggi

Perché iniziare oggi a documentarmi sugli universi paralleli, quando posso farlo domani? Perché iniziare oggi a creare storyboard e mappe mentali sul racconto lungo sulla pioggia di cui avevo accennato se posso farlo domani?

E così il tempo passa e i risultati non arrivano.

Mancanza di un programma di lavoro

Forse per qualcuno non è utile, ma per molti sì. Creare un programma dettagliato su cosa fare ci aiuta a fare meglio. Se il nostro obiettivo è pubblicare un ebook, allora basta tracciare una linea che unisca l’obiettivo con l’inizio e definire tutti i passi intermedi.

Questo è ciò che mi manca.

Come distruggere le mie cattive abitudini

  • Scarsa fiducia in me stesso: separare la sfera personale dalla scrittura. Non posso dire di aver avuto delusioni in campo editoriale. Un rifiuto – di cui ho parlato in un post – non fa testo. E non si trattava poi di narrativa. Questa cattiva abitudine può facilmente andare al diavolo.
  • Tergiversare: credo rientri nella cosiddetta zona di comfort. Non abbiamo risultati perché non agiamo, però stiamo bene in fondo, perché è tutto come prima, ne abbiamo il controllo. Ma se scrivere per noi è davvero importante, allora non possiamo tergiversare.
  • Paura del tempo: consideriamo l’inizio da un altro punto di vista. Non è più appunto l’inizio, qualcosa che ci separa anni luce dall’obiettivo finale, ma è un tratto in meno del percorso da fare. Vi posso consigliare l’articolo di Andrea, Lo sguardo della tigre, che parla proprio di questo inizio e degli altri passi da percorrere.
  • Procrastinare: è una bestia, più che una cattiva abitudine. Vorrei collegarla alla mancanza di un programma, perché sono davvero legate. Quando andavamo a scuola non potevamo mica procrastinare lezioni e compiti. Perché? Perché era tutto stabilito nel programma.
  • Mancanza di un programma di lavoro: una specie di calendario editoriale del blog, ma da creare per la narrativa. Non vuoi lavorare ogni giorno al tuo ebook perché hai altri progetti sotto mano? Non importa. Stabilisci la periodicità nel tuo calendario: due, tre giorni a settimana, ma che siano quelli.

Io mi attivo già da oggi – in realtà questo post è stato scritto lunedì, quindi io mi sono già attivato – per avvicinarmi sempre di più al mio obiettivo. E voi che aspettate?

Le vostre cattivi abitudini

So che anche voi avete qualche cattiva abitudine. Scrivetela nei commenti o, meglio, scrivetela in un post e condividete qui il link.

25 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    17 ottobre 2013 alle 07:12 Rispondi

    Articolo interessante, Daniele, con un’immagine che merita di essere messa su cornice ( molto carina :-) )
    Come ho detto in altri commenti non sono molto bravo a organizzrmi quindi sul procrastinare posso farci dei seminari.
    Non su come smettere ma proprio su come procrastinare :-D
    Di programmi di lavoro ne ho fatti parecchi ma difficilmente riesco a rispettarli… pazienza!
    Per la paura del tempo scrivere mi ha insegnato a guardare lontano, su qualche libro di scrittura creativa ho letto che decidere di iniziare un libro è come decidere di scalare una montagna, ci vorrà molto tempo e fatica e per non abbandonare e buona cosa guardare verso la cima.
    Ero uno che voleva tutto e subito ma quando lavori a un romanzo non funziona, ogni giorno devi guardare il piccolo passo che fai conscio che ti porta sempre più vicino alla meta, così finisci la prima pagina, le prime 5, il primo capitolo e così via in una specie di gioco dell’oca. Bisogna essere bravi a portare pazienza ed a proiettarsi a distanza di qualche anno.
    La fuducia in se stessi non so se sia una cattiva abitudine, se si pensa che ci si confronta con dei giganti la preferisco alla troppa sicurezza che spesso sfocia nella auto idolatria e superficialità.

    Una cattiva abitudine che penso di avere e di cui non hai parlato è che mi innamoro troppo di ciò che scrivo e a volte cancellare una frase mi costa una fatica indicibile.
    Scrivere tutti i giorni penso possa aiutare probabilmente perché diventando un po’ una routine ti aiuta ad avere una certa distanza su ciò che scrivi.

    Il sole è sorto, un nuovo giorno comincia… buon lavoro :-)

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2013 alle 08:01 Rispondi

      Pensieri condivisibili, direi che è meglio portare avanti un progetto per volta. Lunedì ci sarà un post che forse ti sarà utile.

      Vero, quella di innamorarsi delle frasi è una cattiva abitudine. Ma sai che puoi fare? Non cancellare quelle frasi, tienile da parte in un file, magari potranno andar bene per altre storie.

      • Fabrizio Urdis
        17 ottobre 2013 alle 08:13 Rispondi

        Certo che le metto da parte, come ti viene in mente che io possa buttare le MIE frasi? :-)

        • Salvatore
          17 ottobre 2013 alle 09:48 Rispondi

          Hahahaha fantastico! Io invece non mi faccio scrupoli a cancellare, anche interi capitoli, tanto le parole sono nella mia mente e se le ho cancellate è perché nell’ordine in cui le ho messe non andavano bene… ;)

  2. Salvatore
    17 ottobre 2013 alle 09:45 Rispondi

    Direi che le “cattive abitudini” che hai elencato sono condivisibili, credo, da tutti. Sono problemi in cui ogni aspirante, ma non solo, scrittore incappa. Quando ho letto il titolo, e questa volta mi hai fregato, pensavo più ad altre cattive abitudini, del tipo: mangiare prima di scrivere. Appesantisce e fa scivolare il sangue dal cervello allo stomaco influendo negativamente, di fatto, sul lavoro celebrale. Oppure ubriacarsi come babà al rum pensando in questo mondo di incentivare il collegamento tra la sfera creativa e quella emotiva. Invece quella del piano di lavoro programmato potrebbe senz’altro essere una buona abitudine, ma non averlo non è per forza una cattiva abitudine. La poca fiducia in se stessi penso che coinvolga anche scrittori affermati, anzi, a maggior ragione perché se sei riuscito a farti pubblicare e magari hai ottenuto anche buoni risultati di vendita il pensiero di replicare potrebbe far scattare la classica “ansia da prestazione”… Provo quindi ad interpretare a modo mio il tuo incipit per questo post e faccio un mio elenco personale di cattive abitudini:

    1. Tendo sempre a voler arrivare velocemente alla fine di ciò che inizio, forse per l’ansia di riuscire a finire almeno qualcosa, in questo modo i miei racconti sembrano sempre troncati verso la fine;
    2. Scrivo la sera dopo una giornata stancante di lavoro e non sempre ho la voglia o la forza di volontà di costringermi a sedermi davanti alla scrivania e iniziare, ben sapendo ivece che se mi obbligo poi qualcosa di buono lo combino;
    3. Dò troppa importanza ai dettagli, continuando a interrompere la narrazione per andare a verificare su internet o in altro modo i miei dubbi, per la paura di dire cose inesatte o per l’ansia di non sapere bene quello che sto scrivendo. A causa di questo procedo lentamente e la scrittura, continuamente interrotta, potrebbe risultare meccanica anziché scorrevole;
    4. Assillo le persone che mi sono vicine per leggere quello che scrivo perché ritengo di non essere obbiettivo verso me stesso (ma chi lo è?), ma in realtà lo faccio solo per sentirmi dire bravo;
    5. Continuo a leggere manuali di scrittura scaricati da internet in formato pdf di improbabili scrittori che danno consigli gratuitamente quando invece so benissimo di conoscere la tecnica e dovrei invece utilizzare quel tempo per scrivere;

    Non me ne vengono in mente altre, ma sicuramente di cattive abitudini ne ho in abbondanza, solo che non sono abbastanza obbiettivo con me stesso per riconoscerle… Che sia anche questa una cattiva abitudine?

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2013 alle 14:16 Rispondi

      Non vedere l’ora di finire una storia credo sia normale e non la vedo proprio come una cattiva abitudine, quando solo come una sorta di smania di vedere la propria creatura finita.

      Purtroppo, poi, quando si lavora tutto il giorno si ha solo la sera per scrivere o i fine settimana.

      Neanche i dettagli sono una cattiva abitudine, Salvatore, anzi: dimostri attenzione al lettore, documentandoti.

      Assillare le persone vicine invece lo è :D

      Di manuali leggine pochi, ti consiglio On Writing di King e Il mestiere dello scrittore di Gardner.

      Dunque, sei fortunato: hai solo una cattiva abitudine :D

  3. Salomon Xeno
    17 ottobre 2013 alle 10:09 Rispondi

    Alcune le condivido anch’io! Ci sto lavorando. :D

  4. Gioia
    17 ottobre 2013 alle 11:32 Rispondi

    Mmmm, allora, dunque, ma te le devo dire proprio tutte? Quelle che hai elencato, sono solo una misera parte delle mie cattive abitudini… Forse se le elenco tutte, riesco a pubblicare un libro.
    Eliminarle, si, alcune, perchè deleterie per poter raggiungere i miei obiettivi, ma non tutte, fanno parte di me e ne sono innamorata. Se non le avessi, non sarei io, Gioia, alias Bric(c)ioledinfo ;)

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2013 alle 14:17 Rispondi

      Allora scrivici un post e faccele conoscere, quelle che vorresti togliere e quelle invece che vuoi lasciare :)

  5. MikiMoz
    17 ottobre 2013 alle 11:45 Rispondi

    Beh, il mio stesso blog si fonda sulle cattive abitudini XD
    A parte gli scherzi, ne ho (avevo?) una che sto correggendo proprio con il Moz o’Clock: prima tendevo a rifare tutto da zero, ogni tot. Scrivevo una cosa? Via, cancellavo e rifacevo. Quindi non producevo molto. Adesso invece pubblico tutto e… amen. Lo potrei fare sicuramente meglio, e lo farò in futuro, ma intanto ho anche qualcosa qui e adesso :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2013 alle 14:18 Rispondi

      Ma no, dai, come facevi a riscrivere tutto da capo? :D

      • MikiMoz
        17 ottobre 2013 alle 19:24 Rispondi

        Una volta ho dovuto riscrivere anche le prime 15-20 pagine della tesi.
        Ma perché si era rotto il pc.
        Era proprio una cosa nel mio destino, che piano piano sta cambiando^^

        Moz-

  6. Attilio Nania
    17 ottobre 2013 alle 12:57 Rispondi

    Non ho capito, la mancanza di un piano di lavoro sarebbe una tua cattiva abitudine?
    Non ci credo neanche se me lo ripeti dieci volte di seguito, sei la persona piu’ ordinata che ho incontrato sul web!

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2013 alle 14:18 Rispondi

      Ahah, grazie Attilio, ma nella narrativa sono molto disordinato :D

  7. Marco F.
    17 ottobre 2013 alle 14:46 Rispondi

    Ero un procastinatore nato… Arrivavo sempre all’ultimo per fare le cose e magari nemmeno le finivo a pieno… Poi è iniziata l’università e gli esami non si preparano in un giorno. Gli eventi mi hanno obbligato a cambiare!
    In effetti il grande dramma, la cattiva abitudine per eccellenza, è il non riuscire a organizzarsi, a fissare tanti piccoli obiettivi intermedi che, sommandoli, vadano a comporre l’obiettivo finale. Riuscirci non è facile ma una volta imparato tutto diventa più facile.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2013 alle 17:35 Rispondi

      Sì, hai ragione, tutto sta a iniziare a organizzarsi con un programma.

  8. Loredana Gasparri
    17 ottobre 2013 alle 15:07 Rispondi

    Le mie cattive abitudini e il cattivo atteggiamento della scarsa fiducia in me stessa coincidono praticamente tutti con le tue. Ci devo lavorare veramente tantissimo…

  9. Tenar
    17 ottobre 2013 alle 20:59 Rispondi

    Direi che hai colpito in pieno.
    Scarsa autostima.
    Panico ogni volta che devo interagire col mondo editoriale.
    Paura di iniziare una storia.
    Paura di non portarla a termine…
    Direi che siamo tutti sulla stessa barca

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2013 alle 21:13 Rispondi

      Ah, e io che pensavo fossero solo le mie.

      Forza, allora, bisogna eliminarle ;)

  10. Leonardo Guerrini
    18 ottobre 2013 alle 17:23 Rispondi

    Daniele, hai messo proprio il dito nella piaga delle mie cattive abitudini! Questo post avrei potuto scriverlo io, mi ci ritrovo in pieno!

    In particolare negli ultimi due punti: la procrastinazione e la mancanza di un programma di lavoro. Non avendo “padroni” nel nostro lavoro, è facile raccontarci ogni sorta di balla per rimandare a domani ciò che potremmo fare oggi!

    Complimenti per il post, davvero! :)

    • Daniele Imperi
      18 ottobre 2013 alle 17:49 Rispondi

      Grazie, Leonardo :)

      Hai detto bene: non avendo qualcuno a controllarci, inventiamo balle. Dobbiamo imparare a essere i padroni di noi stessi.

  11. Antonella
    23 ottobre 2013 alle 13:43 Rispondi

    Anche se poi arrivano da sole, temo sempre di non avere idee… Conseguenza? All’inizio di ogni articolo mi prende l’ansia
    Procrastinare… purtroppo sì… proprio una brutta bestia!

  12. Resoconto di un anno di blogging
    31 dicembre 2013 alle 05:00 Rispondi

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