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Come caratterizzare un personaggio?

7 elementi che aiutano a costruire i personaggi

Come caratterizzare un personaggio

Forse creare un personaggio è la parte più complicata della scrittura. Almeno lo è per me. Ogni volta che leggo un romanzo, cerco di carpire qualche segreto del mestiere – niente trucchi, nella scrittura non esistono trucchi – qualche informazione per migliorare le mie storie.

Sono “reduce” da un lungo romanzo di Stephen King, L’ombra dello scorpione, popolato da tanti personaggi, alcuni più importanti di altri, qualcuno solo accennato, poco più di una comparsa (servono anche le comparse, come nei film). Ma i personaggi principali – gli attori principali – erano tutti ben caratterizzati, distinti dagli altri, chiari nella mente del lettore.

I 7 elementi che seguono sono stati tutti usati da King in quel romanzo. E gli stessi si riscontrano anche in opere di altri autori, che citerò nel post.

La descrizione fisica

Descrivere o meno il personaggio?

Ci sono lettori che preferiscono immaginare da sé il protagonista e i vari personaggi. Ci sono autori, come il citato King, che descrivono l’aspetto di ogni personaggio, anche come veste, e altri che invece si limitano a chiamarlo per nome, lasciando poi al lettore se figurarselo biondo, magro, robusto, ecc.

Un tempo facevo parte della prima categoria di autori, poi sono passato alla seconda, chissà perché. Ma ora sto pensando di ritornare alle origini.

Secondo me un personaggio va descritto, almeno in generale. Non importa sapere la lunghezza precisa dei capelli, ma quanto meno dire se sono corti o lunghi sì. Anche l’abito, il modo di vestire, è importante, perché si deduce molto della persona dalla scelta dei suoi vestiti.

Quando e come descrivere un personaggio?

Bella domanda. Io non ho la risposta. King non si fa problemi a introdurre un personaggio descrivendolo subito: colore dei capelli, abiti, altezza, corporatura, tic, presenza di brufoli, ecc. Ma lo fa con una disinvoltura tale che neanche te ne accorgi.

Penso che il modo migliore sia descriverlo quando è necessario e in modo che non sembri una fotografia segnaletica.

Il nome

Quanto ho scritto sui nomi dei personaggi, qui? Tante volte. Il nome del protagonista deve spiccare su tutti, deve essere il nome che più si ricorda nel romanzo, secondo me. Ma anche per gli altri personaggi bisogna fare uno studio approfondito.

È una questione di suoni, di musicalità della parola-nome. Nel racconto lungo di fantascienza che sto revisionando per la quarta volta (o quinta?) ho scelto dei nomi nordici. Non sono molto comuni – non ho scelto nomi come Otto, Fritz, Helga, ecc. Mi serviva dare un tocco esotico evitando i soliti nomi americani o troppo fantasiosi.

Nel romanzo di fantascienza che sto scrivendo, invece, i nomi sono cechi (per un motivo preciso). Ma anche in questo caso ho voluto assegnare quei nomi in base al personaggio: dove il suono del nome – e anche la sua grafia – mi suggerivano spietatezza, allora li davo a personaggi crudeli, per esempio.

L’uso del flashback

Stephen King, nel romanzo citato, ha fatto un grande uso del flashback (o analessi). La narrazione spesso si interrompeva per dare spazio al passato di un personaggio.

Di solito ho visto usare il flashback per introdurre fatti a mo’ di preambolo, ma è molto utile anche per caratterizzare il personaggio, perché ne descrive il passato, le sue reazioni agli eventi. Una sorta di storia dentro la storia.

Il flusso di coscienza

Tecnica usata in modo magistrale nel romanzo di Virginia Woolf Gita al faro. Oltre 200 pagine di flusso di coscienza senza mai annoiare. Una scrittura poetica, e anche malinconica.

Il flusso di coscienza permette di mostrare le emozioni e le sensazioni dei personaggi e approfondisce la loro caratterizzazione. Permette anche di creare empatia fra personaggio e lettore.

Il carattere

Il carattere di un personaggio influenza la sua posizione nella storia, perché definisce il suo approccio alle situazioni e il suo modo di relazionarsi agli altri personaggi.

Esattamente come nella realtà: basti pensare ai propri familiari, amici e conoscenti per accorgerci che ognuno di loro ha un proprio carattere. Il rischio, quando scriviamo, è creare personaggi identici fra loro.

La parlata

Leggendo il Don Chisciotte, si può subito notare come il protagonista parli in modo del tutto differente dal suo aiutante Sancio Panza. Il primo è un cavaliere, colto, con alle spalle innumerevoli letture di storie cavalleresche, l’altro è un ignorante che storpia nomi e parole.

Le due parlate sono forse volutamente esagerate nel romanzo, ma ci fanno capire come rendano riconoscibili i due personaggi.

Le azioni

Strettamente legate al carattere, che a sua volta è legato al passato dei personaggi. Dalle azioni riusciamo a capire che tipo di personaggio abbiamo di fronte, perché, in fondo, sono le azioni a influenzare il corso degli eventi e quindi l’intera storia.

Si rivelano forse più influenti, determinanti, nella figura dell’antagonista, perché quelle sue azioni ostacoleranno il protagonista, allontanandolo dalla sua meta.

Da ora in poi vorrei lavorare avendo di fronte uno specchietto che riassume questi 7 elementi, in modo da creare personaggi migliori.

E voi in che modo create i vostri?

43 Commenti

  1. Andrea Venturo
    3 novembre 2016 alle 07:08 Rispondi

    GURPS, GIRSA, D&D, Role Master, The call of Chtulhu, Elric, Toons, STAR WARS, Lex Arcana, Ars Magica, Vampire: the masquerade… tra il 1986 e il 2013 ho giocato una quantità di giochi di ruolo tale che la cartella delle schede dei personaggi pesa un chilo abbondante e contiene più di 500 schede.

    Il personaggio lo creo sempre allo stesso modo: penso a cosa mi serve e lo modello mediante la generazione degli attributi, seguendo lo schema di GURPS che è molto flessibile e poi, eventualmente, lo contamino con quello dell’ambientazione più adatta al racconto.
    Quindi prima ancora dell’aspetto fisico, decido quanto è forte, quanto è agile, quanto è intelligente e quanto è resistente. Qualità psicofisiche. Il bello di GURPS è che possiede un’infinità di tabelle e descrizioni precise per ogni valore degli attributi.
    Poi decido quali pregi e quali difetti possiede: ha una buona memoria o è un telepate? Sa usare i muscoli meglio di chiunque altro o ha un nemico potente che gli da la caccia? E’ dipendente da qualche sostanza? Razzista? O ha un’indole pacifica che gli impedisce di nuocere ad anima viva? Poi è la volta delle peculiarità, dettagli che non influenzano molto la sua vita, ma lo rendono unico (cammina sulle commensure delle mattonelle, quando può o fuma la pipa? Indossa lo stesso, logoro, soprabito da più di 20 anni o ha un bastone da passeggio che nasconde una lama?), Dopo si passa alla sua vita “Pregressa” e a cosa ha imparato a fare: stilo un elenco delle skill che possiede e ne valuto il valore combinato con gli attributi. GURPS consente di “raccontare” molto bene cosa si può fare con un determinato livello di abilità. L’elenco delle abilità suggerisce anche la storia del background del personaggio.
    Per finire, dopo aver scritto tutto questo arriva l’aspetto fisico, che risulterà molto più realistico perché non più artefatto, ma modellato su una struttura coerente e consistente.
    Aspetto e carattere divengono così delle “Proprietà emergenti” del personaggio e non più decise a tavolino.

    Andrea

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 13:47 Rispondi

      Eh, con questa bella esperienza nei giochi di ruolo ormai sei un maestro nel creare personaggi :)

    • Andrea
      3 novembre 2016 alle 22:17 Rispondi

      Wow. Che bella tecnica. “Ogni cosa prende forma in base al suo essere e dunque alla sua funzione” :)

  2. Grilloz
    3 novembre 2016 alle 08:22 Rispondi

    Sulla desccrizione fisica preferisco quando è essenziale, che punti agli elementi salienti, e anche qui ci sono modi diversi di presentare gli elementi, ad esempio puoi dire che la ragazza “aveva capelli lunghi raccolti in una coda” o dire “annodò i capelli in una cosa”. Nel secondo caso comunico la stessa cosa, ma lo faccio attraverso un’azione, spesso è più efficace.
    Sui nomi una cosa da non scordarsi e di evitare le assonanze: mi è capitao spesso di far confusione tra due personaggi perchè avevano nomi troppo simili, a volte basta la prima sillaba del nome a farmeli confondere :D
    Il flusso di oscienza è un metodo interessante, però non facile da inserire, hai già provato? Come ti sei trovato?

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 13:50 Rispondi

      La descrizione fisica attraverso l’azione è più naturale, giusto. Se vuoi trovare confusione nei personaggi, allora leggi Cent’anni di solitudine, dove troverai una caterva di Aureliano Buendia…
      Il flusso di coscienza lo sto provando, ti farò sapere :)

      • Grilloz
        3 novembre 2016 alle 13:54 Rispondi

        Letto anni fa, sì, è vero ;) anche nel signore degli anelli dove ogni personaggio ha almeno te nomi :D

        • Daniele Imperi
          3 novembre 2016 alle 14:04 Rispondi

          Nel SdA non ho avuto difficoltà coi personaggi, invece :)

          • Grilloz
            3 novembre 2016 alle 14:39

            Io su qualcuno dei secondari sì, ma sono anche così tanti :P

          • Daniele Imperi
            3 novembre 2016 alle 14:41

            Be’, sui secondari ci credo, neanche io me li ricordo. Ma anche sull’Ombra dello scorpione ho avuto qualche difficoltà, quando passavano troppe pagine prima che riprendesse a parlare di qualcuno.

  3. Chiara
    3 novembre 2016 alle 09:50 Rispondi

    Ogni personaggio del mio romanzo ha una scheda piuttosto dettagliata che ho approfondito, successivamente, in un modo decisamente originale, ma che mi è stato utilissimo per definire le sfumature caratteriali meno visibili: il tema natale. Nella scheda ho riportato, oltre al nome e al cognome, anche la descrizione fisica, i gusti, le paure, gli obiettivi, i tratti fondamentali del carattere. Anche io, generalmente, preferisco descrivere il personaggio. Lo faccio, però, sempre dal punto di vista di un altro personaggio: con la terza persona limitata è facile, perché si può spaziare dall’oggettivo (esempio improvvisato: è alto, è biondo) al soggettivo (esempio ancor più improvvisato: c’è qualcosa di inquietante nella sua altezza).

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 13:51 Rispondi

      Creare la scheda dei personaggi è un’abitudine da prendere. Nei racconti non lo faccio mai, in un romanzo invece sto anche cercando degli attori veri per dare un volto preciso ai personaggi :)

      • Chiara
        3 novembre 2016 alle 14:32 Rispondi

        Io, più che attori, cerco persone comuni, specialmente tramite i social. :)

        • Daniele Imperi
          3 novembre 2016 alle 14:39 Rispondi

          E poi glielo dici che diventeranno personaggi? :D

          • Chiara
            3 novembre 2016 alle 15:35

            Se li conosco personalmente, sì.
            Il protagonista tra l’altro ha lo stesso cognome di un mio amico, perché gli si addice molto, e prima di usarlo gli ho chiesto il permesso. :D

  4. nuccio
    3 novembre 2016 alle 10:51 Rispondi

    I personaggi possiamo montarli e smontarli come vogliamo, ma, infondo, sono un alter ego di noi stessi (natum esse unum,et sic est diversum).

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 13:52 Rispondi

      Non tutti possono essere alter ego di noi stessi, altrimenti saranno troppo simili fra loro, no?

      • Nuccio
        5 novembre 2016 alle 10:04 Rispondi

        Non fraintendermi. Tutto passa attraverso noi, quindi le nostre manifestazioni sono frutto del nostro modo di vedere quanto accade nel mondo. Anche nella fantasia restiamo noi stessi. Possiamo, tuttalpiù, sorprendere gli altri, ma, in fondo, è il grado di “evoluzione” che abbiamo raggiunto a fare la differenza.

  5. Elena
    3 novembre 2016 alle 11:14 Rispondi

    Buongiorno Daniele,
    eccoci di nuovo sui personaggi… Io sto tra coloro che descrivono subito o appena possibile il personaggio. Non in modo eccessivo, ma in modo particolareggiato sì. In genere me li immagino con una parlata, un atteggiamento, una fisicità chiara nella mia mente e che deve arrivare allo stesso modo ai lettori.
    Aggiungo un tema: il colore. Per ogni personaggio che creo c’è un colore dominante Questo ha significato per me perché hanno significato i colori, ma mi aiuta molto a immaginare le scene a dare identità. Spesso leggendo il personaggio spicca, anche grazie al suo “colore”…..

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 13:56 Rispondi

      Ciao Elena, nella mente anche io tendo a immaginarmeli, però trovo che sia troppo limitato.
      Il colore? Non saprei proprio come assegnare colori ai personaggi.

      • Elena
        3 novembre 2016 alle 20:27 Rispondi

        Ogni stato d’animo ha un colore. E ogni colore ha un significato, è un segno…
        Nel descrivere gli abiti, il viso, persino il colore sei capelli, un personaggio prende vita e si colora. Io li distinguo anche così. E mi piace farlo…. Tutto qui…

  6. Bonaventura Di Bello
    3 novembre 2016 alle 11:50 Rispondi

    Nonostante ritenga importante ognuno degli aspetti che hai elencato, Daniele, personalmente attribuisco un’importanza particolare ai flashback, ovvero al ‘background’ del personaggio, in quanto è il suo passato, esterno alla trama in quanto tale, a delineare i tratti del suo carattere, il suo pensiero, e così via, proprio come nella vita reale è il nostro passato a forgiare i tratti della nostra personalità e il modo in cui affrontiamo la vita, le persone e tutto il resto. Lo stesso ‘arco di trasformazione’ del personaggio può affondare le sue radici tanto lontano, grazie ai flashback, e nello stesso tempo aiuta a costruire, in certi casi, quella continuità tipica della narrativa ‘seriale’, utilizzando a volte elementi della trama stessa per ‘scatenare’ il flashback relativo e rivelare importanti indizi sul passato del personaggio (in genere il protagonista, in questi casi).

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 13:59 Rispondi

      Anche secondo me il flashback è uno degli elementi più importanti. In pratica stai raccontando una storia nella storia, quindi il flashback potrebbe contenere tutti gli altri elementi.

      • Bonaventura Di Bello
        3 novembre 2016 alle 14:56 Rispondi

        Sì, infatti mi riferivo proprio a quello. Ha molti aspetti positivi, e credo sia apprezzatissimo anche dal lettore, oltre che rendere più ‘tridimensionale’ (come dice in gergo) il personaggio.

  7. Barbara
    3 novembre 2016 alle 12:40 Rispondi

    In un racconto viene abbastanza facile, ci sono pochi personaggi su cui concentrarsi e si mira all’essenziale utile per la storia breve. Nel romanzo diventa ostica la faccenda: se non se ne tiene traccia, è facile che “Filippo” diventi “Federico” o che un personaggio poco caratterizzato rischi di confondersi con un altro, le stesse abitudini, lo stesso lavoro. Ecco perchè occorre gestirli in vere e proprie schede. Giusto ieri ho visto un software di scrittura creativa dove molta cura è stata messa proprio nelle schede dei personaggi, con tanto di compilazione in formato intervista (e un sacco di domande che nemmeno mi ero mai posta). Ne parlerò prossimamente, sto terminando la valutazione (che qualche lacuna ce l’ha).

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 14:00 Rispondi

      Oddio, addirittura dimenticare i nomi dei propri personaggi mi pare esagerato :D
      Finora non m’è mai capitato. Invece che due personaggi possano confondersi credo sia facile.
      Aspetto la tua valutazione di quel software :)

      • Grilloz
        3 novembre 2016 alle 14:37 Rispondi

        A me è capitato di leggerlo in un paio di manoscritti :P

  8. Roberto
    3 novembre 2016 alle 12:51 Rispondi

    Per me la descrizione fisica viene subito… mi serve, direi, perché da lì visualizzo il mio personaggio e lo faccio interagire, non solo in base al suo carattere, con gli altri e con le “cose”. Però, come dici te, non deve essere la CI stampata e sterile, ovviamente. La difficoltà sta proprio nel fondere bene il tutto e saperlo portare avanti con coerenza.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 14:01 Rispondi

      Io visualizzo il personaggio, perché una volta creato ce l’ho in mente, ma il difficile è esternare quello che ho in mente.

  9. Salvatore
    3 novembre 2016 alle 13:43 Rispondi

    Secondo me, per caratterizzare un personaggio, è molto più importante avere un’idea piuttosto precisa di quale sia il suo conto in banca (cioè le sue potenzialità economiche), che tipo di mestiere o lavoro faccia (così sai anche la sua capacità di acquisto) e come sia una sua “giornata tipo”.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2016 alle 14:03 Rispondi

      Be’, questi 3 elementi possono sicuramente risultare utili. Un ricco si comporta in modo diverso da un barbone. Però la giornata tipo può essere simile a tanti altri personaggi. In una storia con 5 personaggi ricchi non te ne fai nulla di quelle informazioni :)

      • Salvatore
        3 novembre 2016 alle 14:59 Rispondi

        Ma come? Tu hai 5 personaggi ricchi, conosci il loro conto in banca, il tipo di attività (in quel caso non si tratta più di lavoro) che svolgono e la loro giornata tipo e non te ne fai niente? A me sono già venute in mente mille idee, ad esempio: c’è sempre qualcuno più ricco e qualcuno più povero, le invidie quindi si sprecano; nella loro “settimana tipo” c’è una partita a poker (o a golf, carambola, quello che ti pare); uno di loro commercia in casse da morto… Il gioco è fatto. Non hai bisogno di altro, o quasi. ;)

        • Daniele Imperi
          3 novembre 2016 alle 15:07 Rispondi

          A me i ricchi non ispirano storie, io racconto di poveracci e sociopatici :D

  10. Luisa
    3 novembre 2016 alle 18:03 Rispondi

    Già è vero, è facile fare confusione con i personaggi, per me è più pratico tenere una lista, un pò come Chiara. Descrivere i personaggi in modo dettagliato non mi piace, penso che il lettore si possa annoiare, però è anche vero che dipende da come vengono descritti, comunque preferisco lasciare libero il campo all’immaginazione del lettore.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2016 alle 09:11 Rispondi

      Troppi dettagli neanche a me piacciono.

  11. Grazia Gironella
    3 novembre 2016 alle 21:40 Rispondi

    Un modo che spesso mi sembra interessante per caratterizzare il personaggio è mostrare cosa dicono gli altri di lui in sua assenza. E’ un approccio obliquo, ma secondo me completa bene il quadro.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2016 alle 09:11 Rispondi

      Non ci avevo pensato, ma sembra anche a me un buon metodo per far conoscere alcuni dettagli del personaggio.

  12. Pietro 57
    5 novembre 2016 alle 08:48 Rispondi

    Un personaggio può nascere nella mente dello scrittore o scrittrice in svariati modi, che a dire il vero sono tanti e difficili da catalogare, ma quello che più conta, a mio parere, è “il tempo in cui il dato personaggio viene partorito dalla mente dello scrittore”. Per me il tempo ha un valore molto alto e può facilitarci enormemente la decisione da prendere nelle varie scelte che caratterizzano un personaggio. Mi spiego con un esempio. Se stiamo seduti sopra un prato e immaginiamo di descrivere un albero che ancora noi non vediamo perché non è ancora nato, la cosa può risultare molto difficile, se non addirittura impossibile, e ci potrebbe venire la voglia di girare lo sguardo intorno a noi e di guardare qualche altro albero già bello cresciuto e copiarlo più o meno. Ora “l’albero” dell’esempio è “il personaggio” che vorremmo creare. Una piccola pausa. Ho già detto in precedenti articoli che per uno scrittore o una scrittrice è molto importante rendersi lo scrivere di facile attuazione rendendo tutto ciò che gira intorno allo scrittore semplice e di facile utilizzo. E questo vale anche per il modo in cui noi inventiamo i personaggi. Ritornando al nostro esempio di un personaggio simile a un “albero” è più facile ottenerlo prima avendo “un seme” tra le mani, poi “piantando” questo seme nel prato e “aspettando la sua crescita”, così quando avremo l’albero bello cresciuto davanti a noi sarà una cosa facile descriverlo e caratterizzarlo nel modo giusto. Completiamo l’esempio: il “seme” è “la storia che noi andremo a raccontare”, poi “il terreno” è l’epoca in cui noi la ambienteremo, così il personaggio o i personaggi che nasceranno verranno fuori in modo naturale e saranno il più verosimili alla storia che scriveremo. Ricordiamoci che “ogni storia” che si racconta ha “i suoi personaggi adatti” e non serve cercarne altri. Una storia sul Far West la maggioranza dei personaggi li ha già, poi bisogna solo definire quelli principali e quelli secondari e il gioco è fatto. A mio parere è “la storia” che “fa il personaggio” e non al contrario. Possiamo anche crearlo prima il nostro “personaggio” in questo non c’è nulla di male, ma di solito noi “prima compriamo un armadio” e poi “decidiamo dove e come mettervi dentro i nostri abiti”.Ora “l’armadio è la nostra storia” e “gli abiti sono i vari personaggi che la popoleranno”, rispettare l’ordine delle cose in modo naturale ci facilita molto il compito. Questo può essere un metodo come un altro.A me facilita molto lo scrivere. Mi auguro che possa essere di aiuto anche a qualcuno di voi. Vi saluto.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2016 alle 09:35 Rispondi

      Non sono riuscito a capire ciò che intendi. Per me finora è sempre venuta prima la storia. In base alla storia ho creato i personaggi.

  13. Elisa
    5 novembre 2016 alle 13:02 Rispondi

    i miei devono essere funzionali alla storia, a quello che voglio far passare, alle emozioni che voglio trasmettere. Descrizione fisica, carattere, ecc… vien da sè. Prima la storia, poi i personaggi.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2016 alle 13:06 Rispondi

      Anche per me è così, penso sempre prima alla storia, a meno che non debba scrivere una storia basata su un personaggio preciso: in quel caso viene prima il personaggio.

      • Elisa
        5 novembre 2016 alle 13:49 Rispondi

        ok, ma anche in quel caso viene prima la storia. Io per storia non intendo la trama, ma il messaggio che vuoi lasciare al lettore. Quello che fa si che il lettore si ricordi di te.
        Se io ti dico E.A. Poe forse nè io nè te ricordiamo le trame precise dei suoi romanzi brevi o dei suoi racconti, anche perchè a volte una gran trama non c’era. Ma ricordiamo l’atmosfera, le emozioni che ci ha trasmesso, ecc…
        E lo stesso vale per altri libri.
        Poi cmq dipende dai gusti. Magari tu preferisci la trama, visto che ti piacciono tanto i romanzi di fantascienza. Io invece preferisco lo stile, come una storia viene raccontata. E non chiedo trame complesse in cui perdersi ma taglienti come la lama di un coltello di cristallo. Idem per lo stile.

  14. Mirko
    7 novembre 2016 alle 21:24 Rispondi

    Ciao Daniele, quando descrivo un personaggio, cerco di essere il più preciso possibile.

  15. Pietro 57
    8 novembre 2016 alle 02:03 Rispondi

    Sia la storia che il personaggio sono essenziali per una corretta narrazione. Quindi si può scegliere di creare prima l’una e poi l’altro o viceversa. Quello che volevo dire è che iniziare dal personaggio e poi su di lui creare una storia è un modo che a mio avviso presenta molte difficoltà e si rischia di monopolizzare il racconto solo sulla sua figura. E ancora nel racconto può essere passabile. Ma nel romanzo la cosa diventa più complicata, perché si può rischiare di parlare troppo di quel personaggio, anche se è il principale attore del dramma, a scapito della storia. Col rischio di annoiare il lettore o anche lo stesso scrittore o scrittrice che lo scrive. Se si scrive o si inventa prima la storia questo pericolo non si corre perché si potrà decidere cosa far fare a ognuno dei personaggi con tutta calma dosando le varie “parti” da affidare loro in modo equilibrato. E la storia sarà meno monotona e più varia. Ecco perché è la storia nel suo totale che deve essere più importante della somma delle parti, come una bella torta divisa in parti uguali che non solo soddisfa gli occhi ma anche il palato in modo equilibrato dato che ogni pezzo in cui l’abbiamo divisa ci racconta uno spezzone della sua esistenza e il suo insieme ci dice che è riuscita bene. La torta è la storia e la divisione in fette sono i suoi capitoli coi suoi personaggi che agiscono in modo armonioso per fare una storia completa e accattivante. A mio parere si può anche “partire” dal personaggio” , ma poi si dovrebbe prima sviluppare l’intera storia, così sarà poi più semplice inserirvi tutti i personaggi eccetera. Dato che ti piace la fantascienza ti cito “l’uomo bicentenario”. Mi auguro di non sbagliare titolo. Comunque la sua storia è allo stesso tempo semplice e geniale. Si può dire con poche parole: “un robot che decide di voler diventare come un essere umano, accettando i suoi pro e i suoi contro”. Ecco la storia, anche se ancora generica e priva di particolari è stata creata. E il personaggio principale è proprio un robot. Poi si andrà a sviluppare tale storia con calma ed equilibrio tra le parti. A proposito di storia di fantascienza, si potrebbe fare una storia “di un uomo che decide di voler diventare un robot” al contrario della storia di prima, a meno che non sia già stata scritta. Mi auguro di essermi spiegato. Vi saluto.

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