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La campana

Racconto horror di 300 parole

La campana

Il suono lugubre, lontano della campana rompeva il silenzio notturno in ritmiche cadenze, a tratti si faceva più forte, più marcato, quasi a voler ricordare la sua presenza in quella notte buia e senza stelle.

Don, don, don.

Lassù, sulla collina brulla, dove crescevano solo arbusti ed erba rinsecchita, si innalzavano le rovine della vecchia chiesa della missione, poco più che un cumulo di macerie a sfidare i tempi. Il campanile, quasi del tutto integro, aveva quell’unica campana, che continuava a suonare… don, don, don. Ma non c’era nessuno a muovere la corda, nessuno lassù, nelle rovine sulla cima del colle, nessuno al di fuori dei fantasmi che le popolavano.

Jonathan però non credeva ai fantasmi, sapeva che era il vento a far suonare quella maledetta campana, la stessa che, dieci anni prima, aveva accompagnato il corteo funebre della sua famiglia, tutto ciò che aveva in vita, sua moglie e le sue due bambine, tutti morti per la febbre. E da quel giorno aveva odiato la campana e il suono che diffondeva. Da quel giorno non riusciva più a dormire la notte, a causa della campana.

Don, don, don.

Jonathan non ne poteva più, stava impazzendo, quella musica lontana, quell’unica nota lo consumava dentro, dilaniava la sua ragione, già in bilico fra realtà e follia.

Don, don, don.

Il suono persisteva, lo chiamava da lontano, dal monte dove nulla più cresceva, dove solo la morte abitava.

Don, don, don.

Jonathan corse fuori nel freddo delle tenebre, corse su per il pendio senza fermarsi… don, don, don… corse fino ai ruderi, fino al campanile ancora in piedi… don, don, don… corse per impiccarsi alla corda della campana e non sentirla più.

Ma la campana continuò a suonare nella notte, lontana e lugubre per tutti i giorni a venire… don, don, don.

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