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Come cambia (e deve cambiare) il personaggio

Cambiamento personaggio

Non si parla spesso del famoso arco di trasformazione del personaggio, perché non sempre il personaggio, inteso come protagonista della storia, cambia. Anzi, per alcuni non deve cambiare. Per me, invece, deve cambiare quasi sempre.

Non è per niente facile gestire una storia in cui il protagonista non cambi. Tempo fa ho fatto l’esempio di Suttree di McCarthy, in cui il protagonista Suttree non cambia mai dalla prima all’ultima pagina. In realtà in quel romanzo non riesco nemmeno a definire una trama precisa, ma resta uno dei più bei romanzi che ho letto.

Perché è difficile scrivere una storia senza cambiamenti palesi del personaggio? Perché si rischia di creare un personaggio piatto e una storia insipida. Ecco perché, anziché scrivere il mio romanzo di fantascienza, mi tocca rimboccarmi le maniche e risolvere nuovi problemi trovati: i miei protagonisti non cambiano, eccetto forse un paio, ma di poco. Ergo, non c’è conflitto e quindi non c’è storia.

Parere mio, ovvio, ma ogni volta che vedo un film, americano o inglese (sono quelli che preferisco), io riesco a vedere chiaramente i 3 atti della storia e la trasformazione dei protagonisti. Sempre. E è così che io vedo la narrazione.

Fuori da una situazione di normalità

Jason Taylor, protagonista del romanzo di David Mithell A casa di Dio (Black Swan Green), non vive in una situazione di normalità: la sua normalità è un disagio, ma quel disagio rappresenta comunque una situazione ordinaria. In questo romanzo mainstream, che consiglio a tutti, il viaggio che compie il protagonista è interiore, come forse richiede proprio il genere. La storia si svolge tutta a Black Swan Green.

Alla fine troviamo un Jason diverso. È stata la storia a cambiarlo. È stato lui stesso, con le sue scelte, a cambiarsi. A trasformarsi.

Ecco come si deve intendere veramente la trasformazione del personaggio: l’uscita del protagonista da una situazione di normalità o comunque statica. E il personaggio non conosce ancora le sue potenzialità, non è il solito supereroe o il Chuck Norris del momento.

I 5 tipi di eventi che cambiano il personaggio

Ho riscontrato 5 tipologie di situazioni che portano il protagonista della storia a cambiare, che gli fanno percorrere un viaggio, di sicuro interiore, se non anche fisico.

1 – Desiderio da soddisfare

Il nostro protagonista ha un desiderio, per esempio sposare l’uomo di cui si è innamorata, se è un romance, o riuscire a diplomarsi, se è un ragazzo con problemi in famiglia.

I desideri possono essere molteplici e non tutti edificanti, come potete vedere dal piccolo elenco che ho preparato, ma ogni desiderio può comportare dei rischi da correre (come in Figlio di Dio) o delle prove da superare.

Romanzi imperniati su un desiderio da soddisfare:

  • Ghost di Richard Matheson (salvare un matrimonio)
  • Cenere di Grazia Deledda (trovare la propria madre)
  • La stanza delle meraviglie di Brian Selznick (trovare il proprio padre)
  • Figlio di Dio di Cormac McCarthy (necrofilia)

2 – Sogno da realizzare

Il protagonista ha un sogno che lo tormenta da anni: riuscire a comprarsi una baita di legno in mezzo a un bosco. Questo è il romanzo della mia vita, ma giusto per farvi capire che cosa intendo.

Un sogno, secondo me, è più forte di un desiderio, ma non è detto che sia più poetico e più romantico, come vedete dall’elenco che segue.

Romanzi imperniati su un sogno da realizzare:

  • Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy (arricchirsi con denaro sporco)
  • King Kong di Delos W. Lovelace (portare uno scimmione gigante in mostra a NY)
  • Viaggio al centro della Terra di Jules Verne (raggiungere il centro del pianeta)
  • L’isola del tesoro di R.L. Stevenson (trovare il tesoro indicato in una mappa)

3 – Missione da compiere

Il fantasy classico a cui ci hanno abituato tutti gli eredi di Tolkien, veri o presunti, è fondato su una missione da portare a termine. La vita di una persona tranquilla, meglio se un ragazzo, viene stravolta dall’apparizione di uno stregone che gli comunica che dovrà partire per un lunghissimo e rischioso viaggio per salvare la mondo.

In una missione da compiere si cambia per forza. La missione richiede sfide e rischi da superare.

Romanzi imperniati su una missione da compiere:

  • Il Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien (distruggere l’ultimo anello)
  • La spada di Shannara di Terry Brooks (trovare la spada magica)
  • Red di Jack Ketchum (vendetta)
  • Passaggio a Nord Ovest di Kenneth Roberts (trovare un passaggio a nord ovest)

4 – Conflitto da superare

Il conflitto interiore porta a prove psicologiche che sono forse più pesanti da affrontare rispetto a quelle fisiche. Tutte le azioni del personaggio saranno influenzate dalle sue indecisioni e dalle scelte da fare.

Viene da credere, almeno da uno con i miei stessi gusti letterari, che un romanzo basato su un conflitto interiore sia noioso e lento, eppure non è così.

Romanzi imperniati su un conflitto da superare:

  • La 25° ora di David Benjoff (andare o no in galera?)
  • Il fiordo dell’eternità di Kim Leine (religione e paganesimo)
  • Dopo di Koethi Zan (affrontare il male)
  • Incompreso di Florence Montgomery (incomprensione del padre)

5 – Problema da risolvere

Gli esempi che ho elencato sono, alla fine, tutte fughe da qualcosa. Abbiate pazienza, non leggo libri deprimenti con seri problemi che affliggono il protagonista. Potete fare altri esempi nei commenti.

Un problema vuole una soluzione, lo abbiamo imparato dalla matematica. Risolvere il problema sarà quindi la storia vera e propria. Anche se nei miei esempi ci sono solo personaggi che vogliono fuggire, che vogliono anzi tornare alla propria situazione di normalità, tuttavia cambiano.

Romanzi imperniati su un problema da risolvere:

  • Il Drive-in di Joe Lansdale (uscire vivi da una situazione da incubo)
  • L’isola dei segreti di Scarlett Thomas (fuggire dall’isola in cui si è tenuti prigionieri)
  • Desperation di Stephen King (fuggire da Desperation)
  • The Martian di Andy Weir (tornare sulla Terra)

Il cambiamento è (anche) un’espiazione

Se avete visto La foresta dei sogni (con Matthew McConaughey, l’attore dal cognome impronunciabile), capirete cosa voglio dire. In quel film il protagonista compie un duplice viaggio: geografico e interiore. E ne esce diverso.

Confrontarsi con se stessi e con le proprie capacità può anche essere visto come una sorta di espiazione, più manifesta nei romanzi con conflitti e problemi che negli altri. Ma in tutti i casi il confronto con se stesso porta il personaggio ad autovalutarsi, a definire i suoi confini e a tentare di oltrepassarli.

È proprio necessario che il personaggio cambi?

No, assolutamente. Lo abbiamo visto prima con Suttree. Ma quanto bisogna essere bravi a scrivere una storia senza alcuna trasformazione del protagonista? E quali tipi di storie si possono scrivere senza questi cambiamenti?

La risposta a voi. E aggiungo: oltre ai 5 tipi di eventi nominati ne potete suggerire altri?

41 Commenti

  1. ombretta
    10 maggio 2016 alle 07:26 Rispondi

    Anch’io preferisco il cambiamento nel personaggio, se c’è l’evoluzione psicologica mi sento più coinvolta nella lettura. Un altro elemento, oltre a quelli da te considerati, che fa evolvere il protagonista potrebbe essere il fattore esterno come un dramma familiare, ma anche una bella novità…come un’eredità improvvisa! :-)

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2016 alle 10:27 Rispondi

      Un dramma lo inserirei nel problema. La novità consistente, come l’eredità, invece può essere un elemento in più che cambia il personaggio.

  2. PADES
    10 maggio 2016 alle 08:17 Rispondi

    Ok, mi hai fatto definitivamente venire voglia di leggere Suttree, che avevo per il momento accantonato, proprio perché me lo avevano descritto come “stagnante” e privo di trama. Proprio per questo, adesso, lo leggerò. :-)

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2016 alle 10:27 Rispondi

      Se poi non ti piace, non prendertela con me :D

  3. Chiara
    10 maggio 2016 alle 09:17 Rispondi

    Anche per me il cambiamento del protagonista è molto importante. Le persone incapaci di evolvere mi irritano anche nella vita reale, figuriamoci in un romanzo.
    Il cambiamento potrebbe anche essere figlio della volontà di distaccarsi da un passato poco edificante o un ambiente di origine malsano, anche se questa tipologia di evoluzione potrebbe rientrare nel punto 1 (desiderio) o al massimo nel 2 (sogno)…

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2016 alle 10:29 Rispondi

      Una specie di rivalsa, quindi: altro elemento in più che fa cambiare il personaggio, questa volta di sua volontà. Però potrebbe appunto rientrare nel sogno o nel desiderio: quello di rifarsi una nuova vita.

    • Valentina
      18 maggio 2016 alle 18:47 Rispondi

      Ciao Chiara :) Piacere di conoscerti! Secondo me invece il cambiamento del personaggio non è affatto necessario. Sono d’accordo con te sul fatto che la vita è un’evoluzione continua. Ma ho conosciuto persone che non cambierebbero mai idea paese, città, vita. Persone che per quanto ci risulti incredibile non cambierebbero niente, sono o sembrano felici così. E anche loro secondo me vanno raccontate! O meglio, possiamo scegliere di raccontare anche questo approccio alla vita. No? :)

  4. Gabriele
    10 maggio 2016 alle 10:26 Rispondi

    Sono sempre stato dubbioso riguardo questo punto, ossia se il personaggio DEVE o NON DEVE cambiare. Se ci poniamo dalla parte dello scrittore, se decidiamo di far evolvere il personaggio (o più personaggi) sicuramente avremmo più ganci per la nostra storia. Se ci poniamo dalla parte del lettore, allora saremo incuriositi nel vedere come andrà a finire.
    Però…
    Però se un personaggio è ben caratterizzato, se riesce ad attrarmi, a creare stima o odio indipendentemente dal fatto che cambi oppure no, allora, che io sia scrittore o lettore, sarò affezionato a quel personaggio e quindi alle sue storie.
    Mi vengono in mente i “cattivi”, gli antagonisti dei personaggi principali. Difficilmente cambiano, più verosimilmente vengono fatti a fettine oppure sconfitti (fisicamente o psicologicamente) ma, sia il cinema che la letteratura, offrono “cattivi” degni di nota…almeno pari ad alcuni protagonisti.

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2016 alle 10:31 Rispondi

      Quello che dici è vero: se il personaggio non cambia, allora deve essere ben caratterizzato.
      Riguardo all’antagonista, non cambia e non deve quasi mai cambiare. Ma è importante che cambi il protagonista, non l’antagonista.
      L’antagonista serve a mettere alla prova il protagonista.

      • Valentina
        18 maggio 2016 alle 19:29 Rispondi

        secondo me invece questo dovrebbe rientrare nel tuo post “conoscere le regole per infrangerle” o qualcosa di simile che hai scritto :D

        • Daniele Imperi
          19 maggio 2016 alle 08:46 Rispondi

          Sì, hai ragione, anche questa è una regola da infrangere, ma bisogna essere bravi a infrangerla ;)

  5. Tenar
    10 maggio 2016 alle 13:03 Rispondi

    Penso che anche nella vita sia difficile non cambiare mai, sopratutto dopo eventi importanti. Quindi il personaggio statico o è un povero idiota o è un’astrazione.

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2016 alle 13:14 Rispondi

      Dipende. Puoi anche raccontare la storia di una parte della vita del personaggio, in cui non avvengono fatti che lo cambiano, non per questo quel personaggio è un idiota o un’astrazione.

      • Tenar
        10 maggio 2016 alle 16:43 Rispondi

        Un fatto è importante proprio perché ci cambia (anche radicalizzarsi sulle proprie idee è un cambiamento), quindi, a meno di non raccontare inezie, trovo difficile sfuggire al cambiamento del personaggio, se non in casi narrativi abbastanza al limite.

        • Daniele Imperi
          11 maggio 2016 alle 06:20 Rispondi

          Hai qualche esempio di questi casi limite?

    • alessandro Coppedè
      10 maggio 2016 alle 19:27 Rispondi

      Mi viene in mente Lucia dei Promessi Sposi, che mentre la leggevo mi sembrava sempre o l’uno o l’altra.

      • Daniele Imperi
        11 maggio 2016 alle 06:20 Rispondi

        O l’uno o l’altra in che senso?

  6. grilloz
    10 maggio 2016 alle 16:14 Rispondi

    Credo ci sia qualche problema con mailchimp perchè da un po’ non mi arrivano le notifiche, o arrivano molto dopo.
    Scusa per l’informazione di servizio :)
    Mi pare che hai fatto una bella carrellata, alcuni punti sono molto vicini tra loro.
    Io trovo che l’evoluzione del personaggio gli dia spessore, può non evolvere, ma come scelta dell’autore, ma spesso non evolve per difetto dell’autore, capita ad esempio in molti gialli dove l’investigatore alla fine è uguale a prima.

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2016 alle 06:18 Rispondi

      Sì, c’è un problema con Mailchimp, ho chiesto al supporto, grazie :)
      Ma parli della newsletter o delle notifiche dei commenti? Queste non arrivano da Mailchimp.
      Nei gialli, però, come dovrebbe evolvere? O anche nei polizieschi in genere. Holmes evolve?

      • grilloz
        11 maggio 2016 alle 06:25 Rispondi

        Sì, la newsletter, i commenti arrivno.
        In realtà non sono un esperto in materia di gialli, non sono il mio genere preferito. Ma prendi ad esempio Venere privata di Scerbanenco, alla fine Duca Lamberti è cambiato perchè ha visto il male in faccia come non l’aveva visto prima.
        Poi se con lo stesso protagonista ci scrivi centinaia di gialli diventa difficile ;)

        • Daniele Imperi
          11 maggio 2016 alle 06:47 Rispondi

          Infatti nei gialli seriali è difficile, ma in quei casi non può cambiare il personaggio, non in maniera vistosa, almeno.

          • grilloz
            11 maggio 2016 alle 06:57

            molto difficile, a meno che l’autore non abbia in mente fin dall’inizio tutto l’evolversi del personaggio. Oppure si potrebbe pensare ad un’evoluzione per serie, ad un certo punto in un romanzo avviene qualcosa che lo fa cambiare e poi nei romanzi successivi il personaggio sarà un po’ diverso, e così via.

  7. Alessandro C.
    10 maggio 2016 alle 16:28 Rispondi

    La trasformazione del personaggio può essere davvero un’arma vincente se resa “bene”, ma non è così semplice da realizzare in modo convincente. C’è chi stravolge la coscienza del protagonista troppo in fretta, chi non la giustifica a dovere, chi non completa “l’arco” e rende il personaggio una sorta di scarabocchio indefinito.
    In Italia ormai si specula sull’evento traumatico (morte di una persona cara, malattia, trauma strappalacrime) in quanto la critica abbocca sempre… ma credo che le trasformazioni più intriganti siano quelle che si plasmano man mano che il protagonista, arricchendo il proprio bagaglio di esperienze e confrontandosi/scontrandosi col prossimo, subisce senza rendersene conto.

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2016 alle 06:21 Rispondi

      Hai sollevato un altro problema: la resa convincente della trasformazione. Anche per me questa trasformazione deve essere graduale.

  8. Nadia
    12 maggio 2016 alle 10:30 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, se un personaggio non cambia nell’arco di un racconto, mi delude un poco. Visto che la narrazione avanza e gli eventi lo vedono protagonista non può tutto scivolargli addosso senza maturarlo o indebolirlo. Per lo meno me lo fa sentire meno reale, più astrazione appunto e quindi meno interessante. Fa parte della trama e in quanto tale mi piace che avanzi con lei, magari anche opponendosi, ma che non resti piatto. Soprattutto i personaggi meglio delineati sono quelli che mutano psicologicamente dando l’impressione di lasciarsi conoscere. Ecco forse un personaggio sempre uguale mi fa sorgere il dubbio che lo scrittore non lo abbia saputo tratteggiare troppo bene.

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2016 alle 10:58 Rispondi

      Mi dà la stessa sensazione. Dovrei rileggere Suttree, perché penso che non cambi, ma magari qualche cambiamento c’è stato e io non me ne sono accorto. Anche perché negli altri romanzi di McCarthy ho sempre visto questi cambiamenti.

  9. Valentina
    18 maggio 2016 alle 14:43 Rispondi

    Qualcosa mi suggerisce che non leggi la Avallone, ma Marina Bellezza (e qui qualcos’altro mi dice che non compreresti mai un libro dcon questo titolo :) ) parla di un ragazzo che ha il sogno di comprare la baia in montagna che suo padre non vuole cedergli e fare il margaro. :D

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2016 alle 15:22 Rispondi

      In effetti un romanzo con quel titolo proprio non mi ispira, però ho visto che la tipa ha fatto centro in pieno col primo romanzo.

      • Valentina
        18 maggio 2016 alle 15:32 Rispondi

        Il secondo è (a mio avviso) nettamente superiore al primo (che mi è piaciuto). Non farti ingannare dal titolo! :)

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2016 alle 15:45 Rispondi

          Allora lo metto in forse :)
          Ho letto la prima pagina e non sembra male come stile.

          • Valentina
            18 maggio 2016 alle 17:12

            “Laggiù un anno era uguale a un giorno, un’ora a un mese. I campi erano distese arate dalla notte, geometrie piane e immobili. Il sole non sarebbe sorto prima delle sette e trentacinque e, anche quando si fosse innalzato nel cielo in posizione dominante, sarebbe stato solo un disco bianco più bianco della neve.

            Non era colpa sua se non riuscivano a capirlo, che lui non riusciva a lasciare le mucche: mai, neppure mezz’ora, neppure dieci minuti.

            Nella stalla niente si crea e niente si distrugge. Ogni cosa appartiene a un ciclo ininterrotto, senza fratture e senza ferite: il fieno tornerà a essere concime, e il concime latte. Dalla vita si torna alla vita. Questa è la vera differenza con il resto del mondo, uno dei motivi per cui aveva scelto quel mestiere: in quel piccolo avamposto tra i campi non esistevano eventi irreversibili. Nulla poteva morire davvero, completamente. Ma solo diventare qualcos’altro.”

            Secondo me è un romanzo che ha dei limiti (detto da lettrice chiaramente, non sarei mai in grado di scriverlo ) ma la tipa come la chiami tu :) promette bene. E anche se non fosse, solo per il fatto che stai “riempiendo la mia libreria” dovresti prenderlo! :D

          • Daniele Imperi
            18 maggio 2016 alle 17:59

            Bel pezzo. E allora lo prenderò, forza, visto che ho riempito la tua libreria senza accorgemene :D

  10. Valentina
    18 maggio 2016 alle 18:37 Rispondi

    Bene! A proposito della libreria: se non ricordi le tue citazioni vuol dire che ridurre il numero di articoli del blog non è sufficiente :D :D

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2016 alle 08:44 Rispondi

      Quali mie citazioni non ricordo? E questo non fa che avvalorare l’ultima cosa che hai detto :D

      • Valentina
        19 maggio 2016 alle 09:09 Rispondi

        “Insomma, sto riempiendo la tua libreria :D
        Su Sunset Limited, hai ragione, alla fine non succede nulla, è una storia statica, un dramma statico, anzi. Ma i personaggi sono forti, no?”
        Riduci riduci :D

  11. Laura
    6 giugno 2016 alle 16:02 Rispondi

    Ciao,
    avrei una domanda: secondo te la trasformazione del personaggio è un elemento “essenziale” anche dei racconti (parlo di racconti di lunghezza normale, non dei bonsai) oppure è una prerogativa solo del protagonista di romanzi? Te lo chiedo perché sto provando a scrivere una serie di racconti – in realtà collegati tra loro da un filo – e non mi ero assolutamente posta il problema della trasformazione.
    Grazie!

    • Daniele Imperi
      6 giugno 2016 alle 16:15 Rispondi

      Ciao Laura, benvenuta nel blog. In un racconto dipende. Nei racconti di Sherlock Holmes lui resta sempre lo stesso, ma è anche vero che è un personaggio seriale. In genere penso dipenda dalla storia: cosa succede al personaggio?

      • Laura
        7 giugno 2016 alle 11:22 Rispondi

        Grazie.
        In realtà il progetto è una serie di racconti collegati tra loro: un gruppo di ragazze, accomunate da un appuntamento serale in un gruppo di lettura a cui si ritroveranno e al quale si preparano. Ogni racconto si incentra su una di queste ragazze. Ai vari protagonisti femminili non “succede niente”, semplicemente nel descrivere la loro giornata, gli incontri, il lavoro ecc… ne emerge la personalità, alcuni ricordi, le inquietudini, le riflessioni su alcuni temi. Siccome ogni racconto dura un giorno non ci sono molti margini per una trasformazione (che sia credibile), ti pare?

  12. Bonaventura Di Bello
    19 luglio 2016 alle 16:14 Rispondi

    Secondo me l’arco di trasformazione del personaggio, indipendentemente dalle cause che lo determinano, è proprio quello che lo rende più reale, e permette al lettore di identificarsi. In alcune storie il cambiamento è estremo, associato addirittura alla morte (eventualmente associata a sua volta a una forma di ‘redenzione’), ed è la drammaticità di tale trasformazione ad arricchire la storia stessa.

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2016 alle 16:33 Rispondi

      Ciao Bonaventura, benvenuto nel blog. Sono d’accordo, solo in casi rari può mancare il cambiamento, di cui magari parlerò in un prossimo articolo.

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