Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Un bravo scrittore può essere un buon blogger?

Un bravo scrittore può essere un buon blogger?

Essere scrittori non significa essere anche blogger. Sono due cose differenti. Non è detto, cioè, che un buono scrittore riesca anche a essere un bravo blogger. Io su Il blog come specchio dello scrittore di Monia Papa

No, non è detto. Chi scrive narrativa potrebbe non conoscere bene le tecniche del blogging. E chi scrive per il suo blog potrebbe non riuscire a scrivere storie. E poi c’è chi fa entrambe le cose, o almeno ci prova, come faccio io.

Che cosa prevede la scrittura creativa?

Tante, troppe cose da poter inserire in una manciata di paragrafi. Inventare una storia però non è lo stesso che scrivere un articolo. E lo vedo ogni giorno. Posso scrivere benissimo 4000 parole al giorno di testi per il web, ma per scriverne 1000 di narrativa mi si prosciuga il cervello.

Forse la scrittura creativa non fa per me, forse sono più portato per la scrittura per il web. Per me scrivere una storia è un’attività complessa, perché sono tanti gli elementi da tenere sotto controllo e questo, nel blogging, non succede.

Per scrivere una storia…

… ci vuole un fiore. No, magari. Per scrivere una storia ci vogliono:

  • un’idea buona, ché altrimenti non parti
  • un quadro d’insieme, che ti suggerisca come muoverti
  • un protagonista forte e originale
  • una trama che differisca dal già letto o, al limite, che stia in piedi
  • un titolo che incuriosisca
  • uno stile personale
  • personaggi di contorno credibili
  • dialoghi lontani anni luce, anzi parsec, da quelli di 100 vetrine
  • una forma perfetta
  • una conclusione non ovvia

Ho sintetizzato, è chiaro, ma era tanto per mostrare tutto quello che occorre per poter dire: “Sai, io scrivo narrativa”.

Che cosa prevede il blogging?

Poche cose, alla fine. E sono sempre quelle di cui ancora parliamo, anche se siamo tanto bravi a presentarle in salse diverse. Come dicevo prima, a me il blogging non richiede che poco sforzo mentale e non so perché.

Eppure, lo dico sul serio, rinuncerei al blogging per dedicarmi solo alla scrittura creativa. A me interessa più inventare storie e poter vedere libri scritti da me in libreria che portare avanti un blog (ora due). Però ho detto mille volte che uno scrittore deve avere un blog, quindi non posso certo chiudere baracche e burattini, no?

Per scrivere in un blog…

… ci vuole un blog. Poco ma sicuro. Ma un blog non è una cosa che compri in cartoleria – se ne esistono ancora. Quindi, per scrivere in un blog ci vogliono:

  • un’idea valida che si trasformi in un blog, altrimenti di che scrivi?
  • la costanza di scrivere periodicamente, che non significa tutti i giorni
  • l’esperienza nell’argomento di cui vogliamo scrivere, altrimenti di che scrivi?
  • la conoscenza delle regole della scrittura per il web, perché stiamo scrivendo ai lettori digitali e non a quelli reali
  • la passione per la rete, altrimenti il blog non diventerà una comunità

La più grande differenza fra scrittura creativa e blogging

Sì, è soltanto una, alla fine. Una sola, ma in quell’unica differenza si nasconde tutta l’essenza dei due tipi di scrittura.

Lo so che dicono tutti che non bisogna scrivere per se stessi, ma non è vero e lo dice anche Stephen King, che vi piaccia – Stephen King – o meno.

Quando scriviamo una storia, stiamo scrivendo la storia che vorremmo leggere noi, non quella che vorrebbero leggere gli altri. Noi speriamo che anche altri vorrebbero leggere quella storia – e ci sono, ovviamente – ma la stiamo scrivendo per noi.

Quando scriviamo per un blog, noi stiamo creando contenuti per gli altri e non importa se il blog ci serve per lavoro, anzi, a maggior ragione. È una cosa che si chiama content marketing, scrivere contenuti utili per gli altri senza pensare a se stessi.

Bravo scrittore e buon blogger

Ora che ho chiarito il quadro della situazione, ecco perché non è detto che un bravo scrittore possa essere un buon blogger e viceversa. Ci sono troppe cose che entrano in campo nelle due scritture.

Prendiamo Stephen King: secondo me non sarebbe un buon blogger, come non lo è, mia opinione personale, George Martin. Fatemi un nome di uno scrittore famoso che è anche un bravissimo blogger. A me non vengono in mente.

Non dico che se diventi famoso perderai le qualità di blogger o se non riesci a essere un buon blogger, allora è sintomo che diventerai famoso, però a me non vengono in mente nomi.

Insomma, sono due passioni che richiedono capacità e concentrazione, tanta creatività e una buona gestione del tempo.

E voi? Siete blogger e scrittori? Dove trovate più problemi, nella scrittura creativa o nel blogging?

38 Commenti

  1. Salvatore
    24 luglio 2014 alle 07:54 Rispondi

    Io non so se sono uno scrittore, di sicuro non sono un blogger. Quando scrivo i miei articoli per il web mi rendo conto di fare la cosa più odiosa che si possa immaginare: salgo in cattedra; e non riesco a evitarlo! Inoltre, mentre quando scrivo un racconto o il mio romanzo ho le idee abbastanza chiare, buone o meno che siano, per gli articoli del mio sito mi va in pappa il cervello. Mi blocco e divento dislessico. Faccio almeno dieci volte più fatica che con la scrittura creativa. Il perché, non l’ho ancora capito.

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 14:49 Rispondi

      Ecco, è sbagliato salire in cattedra. Lo facevo anche io e ho smesso :)

      A me capita l’esatto contrario: trovo facilissimo scrivere per il blog.

  2. Monia Papa
    24 luglio 2014 alle 08:48 Rispondi

    Oggi commento uno e trino:

    1) Cose che mi piacciono: il post nel suo complesso. E sono d’accordo sul fatto che blogging e scrittura creativa possono formare una coppia vincente ma anche restare due rette parallele (anche se io e anche tu e credo anche buona parte dei tuoi lettori preferiamo la prima opzione).

    2) Cose che non mi piacciono:
    “ Quando scriviamo una storia, stiamo scrivendo la storia che vorremmo leggere noi, non quella che vorrebbero leggere gli altri. Noi speriamo che anche altri vorrebbero leggere quella storia – e ci sono, ovviamente – ma la stiamo scrivendo per noi.

    Quando scriviamo per un blog, noi stiamo creando contenuti per gli altri e non importa se il blog ci serve per lavoro, anzi, a maggior ragione. È una cosa che si chiama content marketing, scrivere contenuti utili per gli altri senza pensare a se stessi.”

    Siamo sicuri sicuri sicuri che “content marketing”= “scrivere contenuti utili per gli altri senza pensare a se stessi”.

    3) Cose che vorrei portare all’attenzione della corte dei lettori di Pennaland:
    “A me interessa più inventare storie e poter vedere libri scritti da me in libreria”. Oh, così parlò Daniele Imperi. Quindi non ci resta che aspettare per avere “uno scrittore famoso che è anche un bravissimo blogger”.

    P.S. Perché secondo te King non sarebbe un buon blogger? Io, invece, ce lo vedo proprio a bloggare!

    • Salvatore
      24 luglio 2014 alle 09:00 Rispondi

      Questo me lo chiedevo anch’io. Stephen King sarebbe un Dio a bloggare! O forse no? Ho le idee un tantino confuse al riguardo…

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 14:51 Rispondi

      1) Bene, grazie :)
      2) Il content marketing dovrebbe essere così, per funzionare. Che poi non lo sia sempre è un altro discorso.
      3) Potete aspettare, certo. Ma chissà se avverrà e chissà quando :D

      PS: su King hai ragione, vero. È molto diretto, quindi sarebbe bravo. Martin, però, non credo proprio che sia un buon blogger, ma lui stesso, in un certo senso, lo ha ammesso.

    • Francesco Di Piazza
      26 luglio 2014 alle 00:40 Rispondi

      Sono completamente d’accordo con Monia! E di solito lo sono anche sul suo blog :) Comunque ottimo post Daniele!

  3. LiveALive
    24 luglio 2014 alle 09:07 Rispondi

    Già, sono due lavori diversi, molto diversi…
    Però, non so se sia vero che un paragrafo per il blog richiede in assoluto meno energie di uno per un libro. Di sicuro in un testo narrativo bisogna badare a tante cose, mentre un post per il blog può essere brevissimo e schematico. Però se si vuole scrivere un post completo e documentato, che so, sulla vita a Milano nel Medioevo ci vuole un bello sforzo.
    In genere credo che la differenza stia nel bilanciamento tra contenuto e forma. Scrivere in un blog è un po’ come scrivere un saggio: è raccomandabile rispettare certe convenienze di forma, come la chiarezza espositiva, la semplicità strutturale, la sintesi, ecc… Ma ciò che conta davvero è il contenuto: devi dire cose reali, e basta, il modo in cui lo esprimi non è così importante, e anche il giudizio che si da su un saggio dovrebbe essere dato in relazione alla correttezza e alla completezza del contenuto, non certo in relazione alla bellezza della prosa (esclusi casi estremi in cui davvero non si capisce niente per colpa della scrittura)!
    In un testo narrativo, però, forma e contenuto hanno eguale importanza. Ok, ci possono essere vari pareri, ma credo sia cosa su cui si può essere d’accordo che lo stile di scrittura di un testo narrativo è più importante dello stile di un saggio. E questa necessità di non esporre le idee pure, ma di rielaborarle tramite azioni e pensieri che vanno pure scritte con una bella forma che rispetti determinate regole,beh, di sicuro richiede un certo impiego di energie.

    • Nani
      24 luglio 2014 alle 11:34 Rispondi

      Io non sarei tanto sicura sulla tua idea di scrittura saggistica. Come in ogni genere, ci sono regole che vanno rispettate. Ne so qualcosa io, che per la tesi di laurea ho dovuto sbattere piu’ volte la testa al muro perche’ la mia insegnante, professoressa e studiosa di alto livello, ci teneva che io imparassi il mestiere. Come si vede, non e’ che poi mi sia rimasto molto dei suoi insegnamenti :DDD. Ma e’ tutta colpa mia, ci tengo a dirlo. Se vogliamo, scrivere saggi e critica in genere e’ ancora piu’ difficile dello scrivere romanzi perche’ tutti ti raccontano come proiettarti nella scrittura creativa, ma chi ti insegna come si struttura un saggio vero, quale linguaggio usare, come funziona un metodo d’indagine serio? Oddio, non che ci siano molti in giro che di mestiere vogliano fare il saggista, non tanti quanti gli scrittori. Naturalmente non parlo di quei tizi (fischietto tra le righe) che raccontano delle loro letture a tempo perso…

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 14:53 Rispondi

      Per me è vero, credimi. Richiede di più.

      Lo stile secondo me è importante tanto in narrativa quanto in saggisitca quanto nel blog.

  4. Pier(ef)fect
    24 luglio 2014 alle 09:10 Rispondi

    Eccomi, cattivo blogger e scrittore ancora peggio :D Scherzi a parte sono dell’idea che entrambi i ruoli richiedano un po’ di esercizio e una certa preparazione. Io ho iniziato a bloggare senza sapere nulla, poi mi sono informato, ed anche se non seguo del tutto le “regole” almeno ne sono a conoscenza. Idem per la narrativa. Forse quest’ultima però richiede più tempo, sforzi, conoscenza, una mente aperta ma anche passione per la lettura oltre che per la scrittura.

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 14:54 Rispondi

      Certo, preparazione e esercizio per forza.

      Anche io ho iniziato a scrivere in un blog senza sapere nulla. E vedo che non sono il solo a considerare la narrativa più complessa.

  5. Salomon Xeno
    24 luglio 2014 alle 09:42 Rispondi

    Sai che l’ho notato anch’io. Un paio di scrittori che seguo, uno italiano e uno americano, non sono dei bravi blogger. O meglio, uno, l’italiano, pubblica racconti di ottima qualità, ma nel complesso non ne fa un buon uso. L’americano scrive due righe ogni tanto. Una cosa non implica l’altra. Io negli ultimi anni sono stato più blogger che scrittore, in un rapporto 100 (post scritti/anno) a pochi (racconti scritti/anno), un rapporto che non peserei in termini di quantità (lunghezza) ma di impegno. Sono due attività molto diverse, ma qualcuno, non ricordo chi, faceva notare che si possono utilizzare per cambiare marcia e smuovere la creatività. Non so quanto sia efficace, ma immagino sia vero che si può sfruttare questa diversità.

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 14:56 Rispondi

      In che senso non ne fa buon uso?

      Essendo un tipo di scrittura diversa, scrivere per un blog può servire sicuramente a spezzare la monotonia di un libro e ridare cita alla propria scrittura.

  6. MikiMoz
    24 luglio 2014 alle 12:27 Rispondi

    Innanzitutto non sono d’accordo sui dialoghi di CentoVetrine. Ovvio, sono banalissimi e recitati alla meno peggio, spesso sottovoce per dare quell’enfasi da dramma per plebei. Ma… perché non scrivere dialoghi così qualora possano tornarci utili?
    Se io avessi necessità di scrivere dialoghi in quel modo, li scriverei e basta. “Sai, Daniele… il piccolo Tommy non è in realtà tuo figlio. Ho falsificato i risultati del test per prendere possesso delle Industrie Sandokan…” :p

    Veniamo al post: io scrivo davvero in primis per me, per fissare delle cose che altrimenti col tempo perderei. Poi, il fatto che la gente le legga, è un incantesimo meraviglioso.
    La mia scrittura è sempre masturbazione, e in questo caso diventa masturbazione di massa, una sorta di orgia con pippe a due mani: una figata. Non potevo chiedere di meglio, e mi sento davvero fortunato per questo.

    Io sono blogger di fatto e scrittore (!) per diletto, probabilmente faccio pena in entrambi i campi ma non è una cosa che mi cruccia: finché mi diverto e gli altri riescono a divertirsi con le cose che scrivo… a me sta bene così.
    In entrambi i campi, però, cerco di avere rispetto dei miei probabili lettori e della fin troppo martoriata lingua italiana.
    Questo dovrebbe bastare, almeno per come sono fatto io :)

    Moz-

    • Salvatore
      24 luglio 2014 alle 12:57 Rispondi

      “Perché, oh Ermenegilda, perché mi chiedo lo hai dovuto dire? Lo sapevo naturalmente, l’ho sempre saputo… ma una verità non detta può sempre essere ignorata, Ermenegilda. Le industrie Sandokan te le avrei donate per Pasqua! Controlla tu stessa, gli atti già pronti sono in cassaforte. Ma adesso, amore mio… è tutto finito.” Impugnò con forza e decisione la beretta del nonno, quella che conservava gelosamente sotto chiave nella scrivania Impero XV, affinché il piccolo Tommy non la prendesse per gioco. Quel giorno l’aveva eccezionalmente addosso. Si portò la canna alla tempia con lentezza teatrale. Lo sguardo perso negli occhi malvagi della sua compagna di tanti anni. Un fremito di vendetta percorse l’indice pronto sul grilletto. Esitò solo l’estante necessario a rivivere con gli occhi le immagini di quando il piccolo Tommy venne al mondo. Poi, sparò. Non a sé. In un ultimo istante di esitazione cambiò idea e uccise Ermenegilda. La quale però stramazzò a terra ferita solo a una spalla. Ogni industriale infatti, da Cancun a Hollywood, sapeva benissimo che il Cavaliere del Lavoro Daniele Imperiale era una pippa con un’arma in mano.

      Il resto alla prossima puntata…

      • MikiMoz
        24 luglio 2014 alle 13:45 Rispondi

        Ahahaha!
        Se ci inserisci un nano che balla e un killer che assomiglia a Daniele senza barba potrebbe uscirne un gioiellino. Mi raccomando: ambientazione montanara e cherry-pie come se piovesse! :)

        Moz-

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 15:00 Rispondi

      Perché sono osceni quei dialoghi, come tutti quelli delle serie TV a basso costo.
      Uno dei motivi per cui non vedo film e serie italiani.

      Quella di Sandokan continuo a non capirla, mi dispiace :)

      Vero: anche quando qualcuno legge me è un incantesimo meraviglioso.

      Come blogger sei a posto, visto il seguito che hai ;)

      • MikiMoz
        24 luglio 2014 alle 21:03 Rispondi

        Vedi, io trovo molto meglio i dialoghi delle serie tv italiane che molti di quelli delle serie tv straniere, dove sembra che recitino a teatro per quanto sono posticci e altisonanti! :)

        Il mio seguito non fa di me un bravo blogger, e lo sai.
        Anzi, spesso è proprio il contrario… :)
        Ma a me non importa, io continuerò a divertirtmi finché ci sarà divertimento!^^

        Moz-

        • Daniele Imperi
          25 luglio 2014 alle 07:44 Rispondi

          La penso all’esatto contrario: io trovo falsi, artefatti i dialoghi delle serie italiane, oltre che mal recitati perché al 90% non sono attori e andrebbero doppiati.

          Riguardo al seguito: se ce l’hai, significa che ci hai saputo fare come blogger, altrimenti ti saresti parlato addosso.

  7. Franco Battaglia
    24 luglio 2014 alle 13:43 Rispondi

    Il blogger sta al romanziere come lo scattista al maratoneta. È indubbio, ciò non toglie che King sarebbe un ottimo blogger…

  8. LiveALive
    24 luglio 2014 alle 14:36 Rispondi

    A proposito dello scrivere per sé o per gli altri…
    Sì, si dice sempre che si scrive per gli altri. Gli inesperti invece dicono sempre di scrivere per sé. Ma qual è la verità?
    Anzitutto, mi pare chiaro che ve si scrive per piacere: se uno non ha piacere a scrivere, non scrive, poche storie. Ma pure, se uno scrive difficilmente si tiene le cose sotto il materasso, ma le fa leggere, e se uno gli dice “fa schifo, è illeggibile” ci rimane male, non risponde “chi se è frega, io scrivo per me” (cosa a cui il lettore potrebbe benissimo rispondere: e allora tieniti questi abomini nel cassetto XD). Si scrive per comunicare qualcosa, e perché si spera che qualcuno ci legga e provi piacere, no?
    Ma portiamo la cosa all’estremo opposto: il pubblico viene da noi e ci dice “noi proviamo piacere a leggere testi barocchi nella forma e postmoderni nella struttura, cioè vogliamo frasi piene di aggettivi e avverbi senza una trama unificante. Scrivi questo”; solo che, guarda caso, noi siamo malati di storie minimaliste dalla grande trama, al modo del primo Carver, di Palahniuk, e di McCarthy (anche se ogni tanto pure lui sperimenta cose estreme). Cosa facciamo? Scriviamo per gli altri, dando loro quello che vogliono leggere, o scriviamo ciò che ci pare bello a noi anche se gli altri lo odiano?
    Qualcuno potrebbe dire solo “bah, io mi impegno a scrivere bene, ignorando il gusto, tanto mio quanto altrui”, ma questa è una cosa possibile solo nella teoria. I lettori, tutti, comprano e giudicano in base al loro modo di percepire (cioè in base al loro gusto), e ogni modo di percepire si manifesta tramite una data serie di tecniche e scelte stilistiche. Non si può scrivere qualcosa senza mettersi in relazione a un dato pubblico. Uno può anche dire “la scrittura sintetica è scrivere bene; riempire i testi di aggettivi e avverbi è male”, ma anche ammettendo che sia vero, se esiste un gruppo di persone che richiede la brutta scrittura allora è bene che esista qualcuno che soddisfi tale richiesta (e comunque: sì, a me piace la scrittura barocca, al modo di Proust, ma mi accontento anche di certi testi di Foster Wallace).
    Personalmente, credo che, da un lato, si scriva per farsi leggere dagli altri; ma, dall’altro lato, scriviamo principalmente ciò che piace a noi, e non ci vendiamo al pubblico. Le due cose si mediano: non si scrive completamente per sé, ma non si scrive neppure solo per gli altri.

  9. mk66
    24 luglio 2014 alle 14:57 Rispondi

    Per quanto riguarda Stephen King, non so se sarebbe un buon blogger o meno (francamente – e qui verrò automaticamente bannato – non riesco a digerire nemmeno tutte le sue opere come scrittore, pur avendolo apprezzato in moltissime) ma si potrebbe sempre controllare (se è davvero opera sua) ;-)

    Per quanto riguarda la domanda, beh, a me viene molto più facile scrivere per il mio blog che per i miei racconti (probabilmente la componente autobiografica rende più facili le cose rispetto alla componente fantasy-horror)

    Per quanto riguarda il resto, ottimo articolo, come sempre. Ammetto che non commento ogni volta, ma appena liferea mi avvisa di una nuova uscita leggo subito e qualche sera mi sono addentrato nelle letture “passate” (a proposito, commenti su post “vecchi” sono accettati o è meglio evitare? Non tutti i blogger che frequento li accettano quindi prima di tutto preferisco chiedere, e scusami per l’OT.)

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 15:05 Rispondi

      Il blog su Goodreads non lo considero un blog e davvero non è detto che sia lui a tenerlo. Poi, a quanto vedo, è solo promozionale, quindi di blog non ha nulla, per me.

      Prova a mettere autobiografia nei tuoi racconti :)

      Certo che puoi commentare post vecchi :)
      Ogni tanto qualcuno mi fa questa domanda. Non ci vedo nessun problema, lo faccio anche io.

    • Franco Battaglia
      24 luglio 2014 alle 19:06 Rispondi

      E perché? A me dispiace molto, invece, che no sguardi, mai indietro nei blog, errore che commetto anche io.. vittima di quest’ansia del continuo divenire..

  10. Grazia Gironella
    24 luglio 2014 alle 17:21 Rispondi

    Le storie che scrivo non le scrivo per me, con buona pace di Stephen King. E’ chiaro che scriverle mi gratifica, ma se non avessi la speranza di un pubblico smetterei di scrivere. Ne soffrirei, perché scrivere ha messo radici nella mia vita, e di sicuro mi prenderei un consistente bonus temporale prima di decidere, ma alla fine mi dedicherei ad altro.
    Al di là del personale, credo che come scrittore al pubblico tu possa pensarci molto, poco o anche niente; da blogger, se non intendi il blog come un diario, entrare in contatto con i lettori deve essere per forza al centro della tua attenzione. Però se parliamo di grandi scrittori e grandi blogger… beh, come diamine fa una persona a essere entrambe le cose, con il tempo che richiedono? Deve avere la bacchetta magica.

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2014 alle 17:29 Rispondi

      La speranza di un pubblico l’abbiamo tutti. Ma King vuole dire che è impossibile accontentare tutti, quindi scrivi per te, ma è certo che qualcuno o molti ti leggeranno.

      Se scrivi per lavoro, allora puoi essere entrambi. Se vivi di narrativa, intendo.

  11. Grazia Gironella
    24 luglio 2014 alle 17:41 Rispondi

    Okay, allora do per assunto che i grandi abbiano giornate di quarantott’ore… ;)

  12. Severance
    24 luglio 2014 alle 20:27 Rispondi

    Credo che King e altri non siano buoni bloggers perché hanno già autorità sul campo e non devono dimostrare nulla. Non gli serve a gran cosa imparare a scrivere per il web che, come giustamente sottolinei, è davvero un’altra scrittura. Vendono già.
    Secondo me tra l’altro King come blogger sarebbe prolisso. Ho questo sentore qui. Negli articoli lo è. Non ce lo vedo a fare “10 modi per uccidere la zia”.

    Mi avete fatto venire un trip mentale sulla questione “per chi scriviamo”. Mi sono dato una risposta ma è stata dura (io vorrei davvero pensare ad altre cose… accidenti…).

    • LiveALive
      24 luglio 2014 alle 22:58 Rispondi

      C’è via un articolo sul “per chi scrivere”?

    • Daniele Imperi
      25 luglio 2014 alle 07:39 Rispondi

      Vero, King potrebbe essere prolisso sui post :D

  13. Nicoletta
    25 luglio 2014 alle 05:58 Rispondi

    “Non credo di aggiungere molto di nuovo a questa interessante conversazione ma partecipo perché desidero esprimermi”. Questa frase credo che sia alla base di ogni tipo di scrittura ( anche se l’elemento di understatement differisce molto tra autore e Autore). Chi scrive, saggi, narrativa, posts desidera condividere la propria prospettiva e ha bisogno di essere ascoltato. Lo sforzo che mette nell’essere letto spesso fa la differenza. Ci sono scrittori che sembra non abbiano bisogno di sforzi, altri che si sforzano così tanto da essere didattici anche in un romanzo.
    Io scrivo articoli e saggi per me, facendo finta che siano per gli Altri e posts assolutamente per me, guardando con ansia l’effetto che hanno sugli altri…. Sono un caso senza speranza?

    • Daniele Imperi
      25 luglio 2014 alle 07:41 Rispondi

      Va bene anche il tuo metodo, secondo me. E è vero che scriviamo per essere ascoltati, non c’è dubbio su questo.

  14. Alessandro Pozzetti | APclick
    25 luglio 2014 alle 12:34 Rispondi

    Bravo Daniele, serviva proprio un articolo di questo genere!
    L’ho letto con piacere e mi ha fatto capire, una volta di più, che spesso ci troviamo di fronte a degli “improvvisati”.

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