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Dentro una botte di ferro

Un racconto di 300 parole

Scappava da due ore, infilandosi in ogni vicolo che incontrava, ma quei maledetti poliziotti gli stavano sempre dietro, attaccati a lui come due cani da caccia, come se seguissero il suo odore.

Ogni volta che pensava di averli seminati, se li ritrovava poi alle costole, due segugi bastardi in cerca di gloria. Erano giovani e, anche se gli avevano intimato l’alt più volte, con la minaccia di sparargli, nessuno dei due aveva ancora tolto la sua pistola dalla fondina.

E lui aveva seguitato a correre, senza fiato e apparentemente senza scampo.

Trascorse un’altra ora di corsa frenetica prima di potersi riposare pochi secondi. Trovò una stradina deserta che lo portò nel retro del magazzino di un’industria. Là si fermò, ansimando, appoggiato al muro. Dei due poliziotti nessuna traccia. L’uomo si guardò intorno. Ammassati uno sull’altro stavano vecchi fusti di ferro, ammaccati e semi-divorati dalla ruggine. Sembrava una sorta di discarica di metallo.

Quando sentì avvicinarsi i suoi inseguitori, decise di tentare la sorte e nascondersi dentro un fusto, chiudendosi il coperchio sopra la testa.

Da dentro avvertì il rumore dei passi, le voci che si chiedevano che fine avesse fatto, le loro mani che rovistavano fra i fusti, buttandoli a terra. Trattenne il fiato per alcuni minuti. Poi i due poliziotti ripresero a correre, certi che il loro uomo avesse continuato la sua corsa.

Per oltre due ore restò dentro al fusto, in silenzio, immobile, aspettando il momento giusto per uscire, che non venne mai. Il rumore di un veicolo e le voci di alcuni operai gli impedirono di andarsene.

Uno per volta i fusti furono caricati su un camion e portati a una fonderia. Quando l’uomo si accorse di ciò che stava per succedere, fu troppo tardi. Nessuno lo sentì urlare. Il calore divenne insopportabile mentre il metallo fondeva.

6 Commenti

  1. vito
    31 luglio 2011 alle 11:38 Rispondi

    Ma possibile che sti racconti debbano per forza essere tutti così macabri? Qualcuno, forse, riesce a scrivere un poliziesco, un giallo, una piccola avventura, senza scadere sempre nel solito facile macabro?

  2. vito
    31 luglio 2011 alle 11:48 Rispondi

    Ossia: in questi racconti non vi è mai una trama, un fatto compiuto, ma solamente una situazione in cui si trova lo sfi… sfortunato del momento, che di li a poco avrà una fine più o meno tragica.
    Non vi è altro.
    Questi non sono racconti, ma descrizioni di una particolare situazione singola, e svincolata da qualsiasi trama logica, situazione di solito senza inizio e senza fine.
    Si può descrivere anche in 30 parole, non 300. Oppure 3000.
    E’ esattamente la stessa cosa.

  3. vito
    31 luglio 2011 alle 11:49 Rispondi

    Con questo non voglio dire che siano brutti, scritti male od altro. Secondo me non tutti sono racconti.
    Ma quasi tutti sono horror/macabri!
    E che…

  4. luigi leonardi
    31 luglio 2011 alle 14:14 Rispondi

    Molto spesso il rimedio è peggiore del male. Succede nella crudezza della vita. Troppo velleitario lottare contro l’ineluttabile de-stino.
    La scelta? Il libero arbitrio? Illusioni.
    Comunque, Daniele, anche in questo racconto si respira un’atmosfera da poeti maledetti.

  5. Michela
    31 luglio 2011 alle 14:43 Rispondi

    Se stava in quella situazione si vede che se lo meritava. Ben fatto. Giustizia divina. U_U

  6. Daniele Imperi
    8 agosto 2011 alle 10:33 Rispondi

    @Vito: capisco il tuo pensiero, ma questi racconti brevissimi sono esercizi ed esperimenti di scrittura. Riguardo all’horror/macabro… beh, io ho sempre amato questi generi :)

    @Luigi: grazie Luigi :)

    @Michela: se lo meritava sì :P

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