Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Il blog è un mezzo di comunicazione conversazionale

Ma al di là del fatto che faccia sempre piacere ricevere un commento direttamente sul blog, francamente Riccardo non ne ho mai vista un’utilità pratica. Andrea Girardi nel post di Riccardo Esposito Pensa ai tuoi lettori, solo ai tuoi lettori.

Ci sono commenti che spiazzano, in un certo senso, e che mi spingono a scrivere, ad approfondire l’argomento, perché leggere blog altrui e commentare non è solo conoscenza e comment marketing, ma anche quel carpe diem strategico che nella comunicazione online non può mancare.

Dobbiamo essere veloci a creare contenuti, ne ho parlato l’altro giorno. Il content marketing richiede anche immediatezza. E attenzione. Tanta attenzione a ciò che si dice oltre le pareti del nostro blog.

La storia del blogging ci viene in aiuto

Ma torniamo a noi e alla questione dell’utilità dei commenti in un blog. Se guardiamo all’etimologia del termine blog, questa parola intraducibile è soltanto una sorta di abbreviazione di weblog (parola inventata da Jorn Barger nel dicembre del ’97) ossia web+log. Fu Peter Merholz a pronunciare weblog come se fosse una forma verbale: we blog, noi blogghiamo.

Ecco che è nato il blog.

Un diario nel web. Ma un diario particolare. E adesso vediamo perché.

Il blog ha trasformato gli utenti del web

Rebecca Blood scriveva nel settembre 2000 di credere nel potere dei blog di trasformare scrittori e lettori da ciò che chiamò audience – gruppo di persone che riceve le informazioni ma non agisce al riguardo (passive) – a public – gruppo di persone che invece sceglie di fare dei cambiamenti nei confronti di quelle informazioni (attive) e di trasformarli anche da semplici consumatori a creatori.

E la storia le ha dato ragione, perché grazie al blogging siamo diventati tutti, sia blogger sia lettori, creatori di contenuti. Non consumiamo più l’informazione, ma la creiamo, anche da zero.

I blog non sono una panacea per gli effetti invalidanti di una cultura mediatica satura, ma credo siano un antidoto. Rebecca Blood

E un antidoto forte, anche. Il blog ha fatto nascere una vera conversazione online fra persone, che esisteva già nei newsgroup e nei forum, certo, ma sappiamo benissimo che in quei luoghi è abbastanza difficile creare empatia e vera interazione.

A cosa serve un blog se non a conoscersi l’un l’altro?

I commenti nei blog sono forse stati la vera rivoluzione di un sistema che, anche se agli albori come era la rete, aveva bisogno di svecchiarsi. E la rivoluzione è poi continuata con la nascita dei social media.

Ma grazie ai commenti è scattata una conoscenza più profonda fra blogger e lettori, perché entrambi modificano l’informazione iniziale nata con il post portandola a un livello più alto, sociale, umano e soprattutto qualitativo.

Ecco perché un’azienda dovrebbe puntare al blogging come la sua principale strategia di content martketing: perché potrà finalmente conoscere i consumatori dei suoi prodotti e trasformarli in creatori dei prodotti stessi.

Non è utopia né follia: un blog aziendale che parla coi suoi clienti e coi potenziali clienti, che riesce a conoscerli profondamente, a fidelizzarli, saprà realmente cosa cercano, di cosa hanno bisogno, cosa bisogna cambiare nella produzione e nell’offerta dei servizi.

Il vero content marketing è conversazione

Perché produce nei due sensi: chi crea contenuti e chi li modifica interagendo con quei contenuti. Diffondendoli e rafforzandoli. I contenuti sono informazione e grazie al blogging e ai commenti quell’informazione non resta isolata, a muffire, a ristagnare nel brodo primordiale in cui è stata generata, ma rinasce ogni volta che un lettore decide di cambiarla.

Credo che in ogni strategia di content marketing dovrebbe essere prevista una concreta e tangibile interazione col pubblico, con le persone che usufruiranno di quei contenuti. Altrimenti è soltanto un parlarsi addosso.

Quanto valore date ai commenti del vostro blog?

La parola a voi. Nei commenti, ovviamente.

10 Commenti

  1. Andre
    13 giugno 2014 alle 10:59 Rispondi

    Grande Daniele! Limpido, direi cristallino, cosa che non sono sato io. Sai io la conversazione ce l’ho con i lettori, non tutti chiaramente, ma ce l’ho. Più spostata sui social. Per questo dicevo di non vederne l’utilità pratica. Intendendo “sul blog” non “al blog”. Insomma non ho mai dato molto peso al dove trovare un feedback, più al trovarlo.
    Poi sarà un caso strano il mio, ma meno commenti ho sul blog, maggiore il numero di persone che mi cercano.
    Comprendo bene il valore di un blog aziendale, ma il mio non è un blog aziendale. L’obiettivo del mio blog è esserci per chi può avere bisogno di quella cosa compatibilmente ai miei impegni, ma a titolo sostanzialmente gratuito.
    Se mai dovessi avere mire commerciali forse lo gestirei in modo un po’ diverso. Forse.
    (comunque mi hai spiegato bene perché dovrei dare più peso ai commenti, grazie)

    • Daniele
      13 giugno 2014 alle 12:36 Rispondi

      Grazie Andrea.

      Come avviene la tua comunicazione coi lettori? Perché secondo me inizia dal blog.

      Il tuo non è certo un blog aziendale, ma scrivendo quei post dimostri le tue competenze, no? Non hai detto una volta di ricevere lavori dal blog? O mi sbaglio?

      Il titolo gratuito resta a livello di post, immagino. Se qualcuno leggendo ti chiede una consulenza, la farai gratis?

  2. MikiMoz
    13 giugno 2014 alle 12:29 Rispondi

    Sai che mi interessano più 10 commenti (che non siano il solito link, o saluto, o faccina -ma da me si vedono pochissimo, per fortuna-) a 1000 visite giornaliere.
    I commenti sono l’inizio di una conoscenza che si estende anche oltre il blog, se lo si vuole^^

    Moz-

    • Daniele
      13 giugno 2014 alle 12:36 Rispondi

      Anche io la vedo così. E, certo, la conversazione può benissimo continuare fuori dal blog.

      • MikiMoz
        13 giugno 2014 alle 14:51 Rispondi

        Ma poi è bello quando la conversazione non riguarda più solo il post, ma si fa personale, più ricca, più… vicina.

        Moz-

  3. Ghostbox
    13 giugno 2014 alle 14:57 Rispondi

    Ciao Daniele,
    il tuo articolo mette in luce la vera natura del blog ed è ricco di spunti molto interessanti…che potrebbero spostare la discussione anche su altri argomenti. Ma andiamo con ordine. A conferma della natura conversazionale del blog posso raccontarti come ho fatto ad arrivare fin qui. Stavo commentando sul blog di Alessandro (AP-click) e ho letto un tuo RT. Incuriosito ci ho cliccato sopra ed eccomi qua. Poi noto con piacere che nei commenti ci sono anche Andre e Miki, oggi già visti su altri blog. E’ come se ci fosse una continua conversazione che passa da un blog ad un altro, alimentata dai social, senza soluzione di continuità…cambiano gli argomenti e i punti di vista, ovviamente a seconda di chi scrive, ma la discussione può proseguire nei commenti dove ognuno dice la sua. Ecco come un lettore (passivo) può trasformarsi in autore (attivo) e alimentare a sua volta la discussione condividendo poi il contenuto. E questo va ben al di là del comment marketing.
    Sulla questione blog aziendale: tutto vero, ma secondo me molte aziende non riescono a concepire la cosa per almeno un paio di motivi: hanno paura dei commenti negativi (un po’ di coda di paglia?) e non hanno personale qualificato al loro interno, o quantomeno manca qualcuno che ne capisca abbastanza sia per riconoscerne l’utilità sia per rivolgersi poi a chi invece qualificato lo è.
    Simone

    • Daniele
      13 giugno 2014 alle 15:08 Rispondi

      Ciao Simone, benvenuto nel blog.

      Vero quanto dici, che la discussione continua di blog in blog e anche di social in social, creando alla fine una comunità.

      Le aziende, almeno le PMI, hanno senz’altro paura dei commenti negativi, ma quelli si possono gestire in due modi:
      1) lavorando bene, quindi evitandoli
      2) ammettendo l’errore e riparando.

      È anche vero, come dici, che non c’è personale formato – ma basta formarlo, no? – e soprattutto qualcuno che capisca il web e sappia come agire.

      Secondo me le aziende dovrebbero iniziare a frequentare meglio la rete, in modo da rendersi conto di cosa si stanno perdendo, delle opportunità in più che potrebbero avere.

  4. Alessandra
    13 giugno 2014 alle 16:58 Rispondi

    Ciao Daniele,
    avevo seguito con interesse lo scambio di vedute tra te e Andrea nel post di Riccardo…e ci ho riflettuto molto, pensando proprio a quelle scelte prese da Seth Godin e Babauta (e che solo loro possono permettersi, come ben sappiamo! :-) )
    Avete senza dubbio ragione entrambi: sono ancora una piccola blogger rispetto a voi, ma penso che senza commenti e bottoni social non si possa proprio stare.

    È vero, possiamo condividere un post anche senza premere quel tastino posto lì sotto, ma penso sia importante rendere la vita più semplice possibile a quel lettore che vuole condividere un nostro pezzo (altrimenti costretto al “ctrl v ctrl c” ;-) )
    E poi i social garantiscono diffusione, visibilità, ma soprattutto conversazione: io, tranne in pochi casi, ricevo pochissimi commenti ai miei post, ma poi riesco spesso ad approfondire la conversazione altrove, su G+ o Twitter…non è la stessa cosa, ok, ma l’importante per me è riuscire ad entrare in connessione con quei lettori e se accade in un commento nel blog, in un tweet o su un post di G+ poco cambia.
    La mia felicità di blogger è assicurata. ;-)

    Al tempo stesso, però, non possiamo nemmeno rinunciare ai commenti…e ciò che è accaduto nel post di Riccardo ne è un esempio concreto.
    Sui social non c’è spazio per questo genere di scambi e invece sono preziosissimi: sono confronti di prospettive che fanno riflettere e spesso stimolano nuove idee (e tanti post nati da commenti ne sono una dimostrazione).
    Io leggo decine di articoli interessanti ogni giorno e ammetto che spesso mi limito a condividerli senza commentare, per questioni di tempo o perché non ritengo di avere qualcosa di realmente utile da aggiungere a quanto letto…però attraverso i commenti ho avuto la fortuna di incontrare molte persone, conoscere nuovi blog e arricchirmi di nuovi punti di vista.

    Insomma, come darvi torto? Per dimostrarlo, non solo ho commentato, ma premo anche il bottoncino social! ;-)

    • Daniele
      13 giugno 2014 alle 17:13 Rispondi

      Sì, è vero che bisogna rendere le cose facili ai lettori, ma giuro che spesso sono tentato di toglierli quei bottoni. La gente tende a pensare coi numeri e vedendo poche condivisioni ne ha un’immagine negativa. Inoltre, molti condividono senza leggere.

      I commenti nel blog, soprattutto, restano a disposizione, mentre sui social si disperdono. Non c’è, in breve, una discussione continuativa e soprattutto è impossibile ricostruire lo storico di quella discussione.

      Grazie allora del commento e della condivisione :)

      • Alessandra
        13 giugno 2014 alle 17:38 Rispondi

        “La gente tende a pensare coi numeri e vedendo poche condivisioni ne ha un’immagine negativa. Inoltre, molti condividono senza leggere”
        Verissimo Daniele…e aggiungerei, purtroppo.
        Molti condividono senza leggere (e commentano sui social, senza leggere), ma tolti questi casi, spero rari, mi auguro che quel numerino a fianco del tasto social non sia davvero un deterrente come dici tu.
        Per avere grandi numeri a volte basta anche solo il nome, mentre ci sono tantissimi blogger meno conosciuti, che hanno numeri bassi e meriterebbero molto di più…e quel circolo vizioso non li aiuterebbe affatto.

        “I commenti nel blog, soprattutto, restano a disposizione, mentre sui social si disperdono. Non c’è, in breve, una discussione continuativa e soprattutto è impossibile ricostruire lo storico di quella discussione”
        Hai ragione ed è in parte quello che ho scritto prima anch’io: certi scambi di opinioni non sono possibili sui social, a causa dei tempi, degli spazi e della loro innegabile “memoria corta”.
        Io ne ho persi molti e quando ci ripenso, vado a ripescarli dalle notifiche arrivate per mail! ;-)
        Proprio per questo il tasto non esclude il commento e viceversa: da una parte abbiamo il vivace e brulicante locale che però prima o poi arriva all’orario di chiusura, dall’altra l’intimo salotto da noi “arredato” e dove poter parlare quanto vogliamo… ;-)

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