Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Cosa può imparare un blogger da Tolkien

Un post per istruirli, un post per stimolarli,
Un post per divertirli e nel blog incatenarli.

Oggi parliamo di Tolkien, ma non nella sala del Fantastico, bensì in quella del Blogging. Una piccola intrusione che ha però una morale. Anzi più di una.

Creare una propria lingua

Tolkien ha inventato delle lingue, vi rendete conto? Ecco perché si è distinto fra tutti. Ok, non solo per le lingue, ma certo inventare linguaggi non è mica alla portata di tutti.

Come può essere ispirato un blogger da questo? Scrivendo con un suo linguaggio, un linguaggio che si discosti da tutti gli altri – spesso nei blog troviamo una scrittura fotocopiata, nel senso che non riusciamo a riconoscerla dalle altre.

Il modo di esprimersi, il tono di voce, lo stile di scrittura incidono sul coinvolgimento del lettore e danno personalità al blog. Quindi dobbiamo lavorare molto sul nostro linguaggio.

Tre esempi di blogger che hanno dato una forte personalità al loro blog:

  1. Moz O’Clock di Miki Capuano
  2. Calamo scrittorio di Monia Papa
  3. Secondo sempre di Luca Sempre

Creare un proprio mondo

Avete sentito parlare della Terra di Mezzo, vero? Tolkien ha creato un mondo suo, con popoli e città e tantissimi altri luoghi immaginari. Tutta la sua opera è sempre riconducibile a quel mondo e secondo me uno scrittore deve creare un proprio universo in cui ambientare le sue storie.

Alla stessa maniera un blogger deve lavorare per creare il suo mondo che, se da una parte è la sua nicchia di riferimento – scrittura e editoria nel mio caso – dall’altra quella nicchia deve essere popolata – e qui entrano in gioco i lettori: gli abitanti del nostro blog.

L’importanza di riuscire a creare una piccola comunità è più che ovvia: i nostri lettori sono un valore aggiunto al blog. Lasciate perdere il numero di condivisioni che ricevete: ultimamente io ho visto pochissime condivisioni dei miei post, ma è aumentato il numero dei commenti e sono arrivati anche nuovi lettori. Non è forse meglio?

Farsi imitare

Quanti hanno tentato di imitare Tolkien? Ok, anche io, l’ho detto varie volte. Ma, diciamolo chiaramente, Tolkien non può essere imitato: nel senso che ci scoprono subito. Su quel tipo di fantasy, secondo me, ha detto tutto ciò che si doveva dire. Ha coperto interamente quella nicchia fantastica.

Capita l’antifona? Il nostro blog avrà successo quando saremo riusciti a coprire la nostra nicchia, quando saremo visti come blogger unici. Ma questo non significa che tutti gli altri blogger sulla nostra nicchia dovranno chiudere i battenti.

Forse non esistono altri scrittori fantasy unici? Fate due più due. Creiamo il nostro mondo e facciamo in modo da essere imitati.

Far parlare di sé

Tolkien non c’è più, eppure ancora si parla di lui, perfino ora. Sono nate associazioni di fan, c’è la Società Tolkieniana e chissà cos’altro. Ma è normale, è stato un… leader del Fantastico, no?

Ecco la parola magica: leader. Di cosa? Oggi è nato il concetto di leader di pensiero e io sono convinto che sia un bel traguardo per un blogger, non trovate? Il leader di pensiero – quello che in inglese si scrive usando una parola impronunciabile: thought leader – è oltre il guru e il neonato influencer.

È solo un tipo – o una tipa, state tranquille – che scrive meglio degli altri, che scrive ciò che altri non scrivono, che scrive ciò che altri neanche immaginano. Pensate sia possibile?

Creare un genere

Alla fine Tolkien non è stato solo imitato, ma ha creato un genere narrativo. Una sorta di filone a cui hanno fatto seguito tantissimi altri scrittori. Ha dato il via a un tipo di letteratura.

Come facciamo a creare un genere nel blogging? Forse questa è la parte più difficile del nostro lavoro di blogger, perché si tratta di creare un blog veramente unico, sia nell’impostazione sia nei contenuti, tale da lanciare un filone.

Istruire

Tolkien ha insegnato molto con la sua opera. Principalmente credo che abbia insegnato come si scrive e si crea un’opera letteraria, a prescindere che i suoi libri piacciano o meno.

Un blog deve istruire? Perché no? Deve anche istruire, credo. Dipende poi da ciò che pubblica. Ma se conosciamo qualcosa meglio degli altri, perché non condividerla per rendere gli altri migliori?

Può imparare da Tolkien un blogger?

Qual è la vostra idea?

15 Commenti

  1. Luca.Sempre
    31 maggio 2014 alle 09:47 Rispondi

    Come ti avevo anticipato su Twitter, eccomi qua col vestito buono, eh eh.

    Innanzitutto grazie per avermi citato.

    Di riflessioni se ne potrebbero fare tante su quello che hai scritto, ma rischierei poi d’intasare lo spazio dedicato ai commenti ;-)

    Voglio però sottolineare alcuni aspetti a me molto cari del blogging:

    1) Come ho detto una volta, mentre quando scrivi un romanzo o un racconto devi lasciare che siano i personaggi a parlare – con la loro voce – quando scrivi per il blog puoi lasciare che sia la “tua” di voce a parlare. Per me è una specie di liberazione. Del resto, lo scrittore non è il suo romanzo. In questo senso il blog è molto più “mio” di una qualsiasi opera letteraria… anche se può suonare come un paradosso.

    2) Il mio non ė un blog che insegna “come fare certe cose”, tipo: aumenta il tuo traffico, scrivi il post definitivo, trova le immagini migliori per il tuo canale social. In altre parole, non è di pubblica utilità. O meglio: diventa di pubblica utilità nel momento in cui gli argomenti trattati arrivano al lettore in una forma “diversa” dalle altre, perchè di blog che parlano di libri, cinema e arte ne è piena la rete, e se vuoi distinguerti devi quantomeno adottare un punto di vista diverso.

    3) Un blog deve istruire? Certo. Altrimenti non è più un blog ma un “bloggario segreto”. Ma si può istruire anche partendo da esperienze personali. Ormai di articoli scritti con lo stampino ne è piena la rete, soprattutto la rete dei “web guru” sopraffatti dalla SEO.

    PS: mi hai dato anche l’idea per un articolo. Però mi sa che te lo propongo come guest post, perchè sta meglio dentro il tuo, di blog.
    :-)

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2014 alle 19:39 Rispondi

      Non è inutile il tuo blog. Propone temi da vari punti di vista e ogni post ha tanti collegamenti.

      Aspetto la proposta del guest post, grazie :)

  2. Grazia Gironella
    31 maggio 2014 alle 13:28 Rispondi

    Mi fa sempre piacere sentire parlare di Tolkien. Tra l’altro in un post sul mio blog lo avevo preso a esempio per quanto riguarda la scrittura. Un punto, però, vale secondo me anche per il blogger, e cioè la pazienza. Tolkien ci ha messo qualcosa tipo quattordici anni a scrivere Il Signore degli Anelli. Non so se nel frattempo scalpitasse, ma viene da pensare che abbia preso la sua impresa con una certa calma. Credo che anche con il proprio blog serva pazienza. Non una pazienza statica, in cui ti limiti ad aspettare e sperare che qualcuno ti noti, ma la pazienza di chi si dà da fare per evolvere senza pretendere risultati eclatanti in pochi mesi.
    Quanto alla forte personalità di un blog (parlo in generale, non dei tre specifici che nomini), secondo me c’è da distinguere. E’ vero che devi avere qualcosa di speciale da dire (o nel modo di dirlo) per risultare interessante; però qualcuno si esprime in modo naturalmente personale, per così dire, mentre c’è anche chi suona artificialmente personale, della serie “guarda che voce strafiga mi sono inventata, funziona pure!”. Ecco, quando ho questa impressione fuggo. Non mi piacciono gli eterni caustici, gli eterni ridanciani, gli eterni piagnoni. Non si dice anche in narrativa che pure il Cattivo può amare il suo pesce rosso? Il blogger sincero non è sempre uguale, perché è una persona tutta intera. Questo sì, mi piace.

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2014 alle 19:41 Rispondi

      La pazienza non può mancare, hai ragione.
      E concordo anche sul fatto che un blogger se è naturale non è sempre lo stesso.

  3. MikiMoz
    31 maggio 2014 alle 13:35 Rispondi

    Eccomi qui, caro Sandokan!
    Innanzitutto grazie per ciò che hai scritto su di me e sul Moz o’ Clock, mi ha fatto davvero piacere.

    Tolkien: a me non piace il genere che ha creato, l’high fantasy, non è proprio nelle mie corde.
    Ma di Tolkien ho grande rispetto per tutta una serie di cose: non ultimo, il fatto che tu stesso citi, ossia l’aver creato una lingua.
    Tolkien ha creato un mondo parallelo, era un letterato, e molto preparato. Onore.
    Ma LOTR, Lo Hobbit e cose varie -nonostante almeno il primo l’abbia letto, a fatica- te li lascio volentieri^^

    Chiarito il punto tolkieniano, veniamo al blogging.
    Secondo me il tutto è riassumibile, almeno dal mio punto di vista, con “naturalezza”. Io credo di esprimermi esattamente come a casa, come al bar, come a lavoro. Ovvio che ci sono contesti dove devi essere più formale e altri dove puoi esserlo meno, ma si tratta di sfumature di uno stesso comportamento.
    Non mi sono mai trasformato. Io sono slabbrato di mio, cazzone e immaturo Inutile fingermi qualcosa che non sono, la gente se ne accorgerebbe.
    E comunque non è che forzo gli aspetti, o li calcolo. Scrivo di getto, come se parlassi nel quotidiano.

    La nicchia che vado a coprire col mio blog è una nicchia che non so inquadrare. Perché mi occupo di tutto e niente, e quando cito film o altro, ci metto sempre del mio. Ma alla fine, penso, perché la gente deve venire a leggere le mie cose? Chi sono io per meritarmi 30 lettori -non amici né parenti- che mi leggono e commentano?
    Non so ancora rispondere.
    Ma è un piacevole incantesimo.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2014 alle 19:45 Rispondi

      Mai trasformarsi, giusto, anche perché alla fine non puoi reggere per sempre.

      Sui lettori non so dirti. Se ti leggono, trovano interessante il tuo blog. Perché non dovresti meritarli?

      • MikiMoz
        31 maggio 2014 alle 20:14 Rispondi

        Nel senso che io scrivo principalmente di me, e scrivo cazzate.
        Mi stupisco di come tot persone le leggono, dopotutto sono un signor nessuno.

        Moz-

  4. dramaqueen
    31 maggio 2014 alle 14:41 Rispondi

    Non ho ancora trovato un altro blog sul teatro come il mio, che pubblichi non solo recensioni di spettacoli, ma anche consigli e riflessioni sul tema (ma forse sono io che ho cercato male).
    Insomma, detto così sembrerebbe una buona partenza per seguire i tuoi consigli, ma io mi sento molto poco Tolkien. Bisogna essere molto molto bravi per essere considerati “unici” nel proprio genere e io ho ancora tantissimo da imparare. Magari tra qualche anno, chissà…

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2014 alle 19:47 Rispondi

      Come punto di partenza è ottimo. La bravura si conquista pian piano a forza di scrivere nel blog.

  5. Ivano Landi
    31 maggio 2014 alle 21:29 Rispondi

    Io uso il principio della teologia negativa. Definisco i confini del mio blog, che spazia abbastanza negli argomenti, soprattutto in base a ciò che non potrebbe trovarvi mai posto: post sul cibo, sullo sport o i motori, oppure su videogiochi, manga o anime. Ma anche i consigli di scrittura. Rimangono le cose che mi appassionano: letteratura, fiaba, mito, cinema, fumetto…

  6. Monia Papa
    1 giugno 2014 alle 10:09 Rispondi

    C’è una frase di Guy de Maupassant che mi piace molto: “le parole d’amore, che sono sempre le stesse, prendono il sapore delle labbra da cui escono”.

    Credo sia in fondo questo il “creare una propria lingua” in senso lato: far sì che le parole che si dicono diventino uniche prendendo il sapore delle nostre labbra.

    Sono d’accordo anche sul fatto che per essere unici non si deve essere gli unici. Anzi. Può considerarsi un vero merito essere considerati unici là dove non c’è nessuna alternativa? È l’essere scelti che ci dà valore. Non l’essere l’unica possibilità.

    “Il leader di pensiero – quello che in inglese si scrive usando una parola impronunciabile: thought leader – è oltre il guru e il neonato influencer. È solo un tipo – o una tipa, state tranquille – che scrive meglio degli altri, che scrive ciò che altri non scrivono, che scrive ciò che altri neanche immaginano. Pensate sia possibile?”

    Ecco, meno male che hai specificato “o una tipa, state tranquille” :)

    (Vorrei essere immaginata vestita da Arwen mentre scrivo questo commento perché leggere un post in cui si è citati dall’Imperatore di PennaBlu… Direi proprio che è sempre un gran momento :) )

    • Daniele Imperi
      1 giugno 2014 alle 11:01 Rispondi

      La frase di Maupassant mi piace. Vero anche sull’essere scelti.

      Certo anche una donna può essere leader di pensiero :)

      Ti ci vedo vestita da Arwen, questo è un post in maschera :D

  7. Miché Miché
    3 giugno 2014 alle 18:34 Rispondi

    Ciao Daniele.
    Dirò la mia da lettore(non da blogger).

    Quello che più apprezzo di un blogger è il linguaggio ripulito da tecnicismi e ragionamenti contorti. La voglia di far arrivare al lettore il messaggio profondo dei propri articoli a scapito del proprio egocentrismo.

    Adoro, stimo, amo chiunque mi renda la lettura poco impegnativa. Periodi brevi, metafore, chiasmi, citazioni, esempi, etc riescono poi a pepare una scrittura basica e a entusiasmarmi comunque.
    Del linguaggio inconsapevolmente presuntuoso e accentratore di alcuni ne faccio proprio a meno. xD

    Molti blogger dovrebbero tenere in alta considerazione la cosiddetta “fluidità cognitiva” di cui tu(consciamente o inconsciamente non so) sembri aver colto i fondamenti base.

    • Daniele Imperi
      3 giugno 2014 alle 20:04 Rispondi

      Ciao Miché e benvenuto nel blog.

      Periodi brevi, metafore, citazioni e esempi li uso spesso, nel blogging servono. I chiasmi, dici? Mi studio la cosa (grazie al chiasmo io ho evitato le interrogazioni di Greco al primo liceo classico).

      E di certi linguaggi faccio a meno anche io ;)

      Riguardo alla “fluidità cognitiva”, credo di averla colta inconsciamente :D

  8. Miché Miché
    3 giugno 2014 alle 20:29 Rispondi

    Ma sì, avere una cassetta degli attrezzi stracolma di figure retoriche non può che far bene! xD

    Quanto a certi linguaggi e alla fluidità cognitiva, ti\vi consiglio un bel libro: Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman. Costa anche poco! :D

    Ciao!

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