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Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Se hai un blog, allora pubblica un ebook

Ebook

Da più esperti blogger ho letto, negli anni passati, lo stesso consiglio: hai un blog da qualche anno, quindi hai materiale sufficiente per mettere insieme un po’ di articoli e pubblicare un ebook. È ora di far a vedere a tutti che sei un esperto nel tuo campo: cosa c’è di meglio che pubblicare un ebook a pagamento?

Consiglio valido (eccetto la parte che riguarda il pagamento, ma ne parlerò più avanti), tanto che anch’io ho pubblicato 5 ebook gratuiti qui nel blog accorpando alcuni articoli scritti. In quel caso ho revisionato i post, ho scritto qualche pezzo in più e anche un’introduzione, creato una copertina e impaginato l’ebook in vari formati.

Chiaro che questi blogger non hanno detto di accorpare semplicemente vari articoli (come le serie di post) per creare un ebook da vendere: hanno parlato di ampliare un po’ l’argomento partendo da quei post.

«Problogger» ha fatto così e vende a 29.99$ il suo 31 Days to Build a Better Blog. C’è anche da fare i pignoli e dire che quello non è un ebook, ma un documento in pdf. Tempo fa avevo parlato di un ebook venduto allo stesso prezzo da «Moz.com» sulla SEO e che avevo acquistato: un altro pdf, pieno di minestra riscaldata, e anche senza copertina e mal impaginato.

Lo specchietto per le allodole

Quando un ebook serve solo al suo autore

Nel suo blog su «Mestiere di scrivere» Luisa Carrada ha parlato bene della differenza fra articoli di blog e libri, criticando un libro in particolare che aveva letto. Vi consiglio quindi la lettura del suo post “Blog e libri pari non sono”, anche se è di quasi 2 anni fa.

In molti casi, quando vedo certi ebook a pagamento di saggistica e manualistica, ho l’impressione che servano solo a racimolare soldi, a fare cassa insomma. Prendete un blog americano seguito da decine di migliaia di persone, aggiungeteci la lingua inglese letta in tutto il mondo e un post di presentazione che segue i dettami del marketing e il gioco è fatto.

Quando ho letto l’ebook di «Moz.com» non ho trovato neanche un’informazione che non conoscessi già perché letta altrove e gratis. Quella volta m’è andata male e ho fatto la parte dell’allodola.

Vendere un ebook significa fare editoria

Quanto è utile il tuo ebook?

Non si può fare editoria riciclando i contenuti. Qui ho pubblicato parecchi racconti, quindi potrei benissimo farne un’antologia e venderla su Amazon. Ma sarebbe truffa, né più né meno.

Un prodotto da vendere deve nascere come prodotto commerciale, non come materiale gratuito.

Luisa Carrada mette in luce due aspetti fondamentali che fanno differire un libro da un blog:

  • unicità dell’idea: non puoi vendere qualcosa che esiste già, tanto meno se esiste in forma gratuita
  • linguaggio: scrivere per il web non è come scrivere su carta, sono due linguaggi diversi

Vendere un ebook è diventare editori di se stessi, anche se in quei casi nessuno s’è posto il problema del potenziale del suo libro, perché quel potenziale era forte delle decine di migliaia di persone che seguivano quei blog: quando spari nel mucchio, qualcosa prendi di sicuro.

Riguardo all’unicità dell’idea e al linguaggio voglio spendere qualche altra parola prendendo una mia disavventura editoriale come esempio. Quando un editore voleva pubblicare il mio primo libro sul blogging e ci ha poi ripensato, aveva dato 2 motivazioni al riguardo:

  1. l’argomento che avevo scelto non era nuovo (in giro c’erano parecchi libri che ne parlavano e fatti anche meglio)
  2. e il tono era troppo “libero”, colloquiale.

A distanza di anni mi sento di essere d’accordo, anche se l’editore avrebbe dovuto accorgersene prima, visto che aveva letto i primi capitoli del manoscritto. Ma questo avvalora quanto ho detto più su: e cioè che un libro e un ebook a pagamento devono nascere come tali e non come una revisione di contenuti riciclati.

Se abbiamo tanto materiale nel blog, allora possiamo riprendere quei post e pubblicare un ebook gratuito.

Ma non venderlo.

107 Commenti

  1. Salvatore
    26 maggio 2016 alle 08:58 Rispondi

    Un sacco di scrittori riciclano la propria produzione, spesso giovanile, per pubblicare nei periodi di stanca. Un modo di fare che ho sempre odiato, perché significa letteralmente: disprezzare i propri lettori. E come andare in un ristorante che si vanta di cucinare ottimi piatti a base di pesce e vedersi rifilare uno scorfano di tre giorni… Non è una cosa bella.

    • Grilloz
      26 maggio 2016 alle 09:33 Rispondi

      Asimov, al culmine della cariera, quando ormai i suoi lettori gli compravano qualsiasi cosa, pubblicò alcuni racconti giovanili che gli avevano rifiutato tutti. Ebbe almeno il buon senso di accompagnarli con commenti che suonavano tipo “ma guarda che schifezze scrivevo da giovane, per forza non me le pubblicavano”. Un suo fan sfegatato un giorno mi disse che aveva comprato il libro proprio per quei commenti :D

      • Elena
        26 maggio 2016 alle 10:11 Rispondi

        Lo trovo geniale!

        • Ulisse Di Bartolomei
          26 maggio 2016 alle 19:28 Rispondi

          Condivido… Potrei raccogliere l’idea e pubblicare il mio “prosimetrum” del 2008, un papiro che quando mi capita di rileggerne qualcosa, vado in depressione. Potrei intitolarlo… “Come sopprimere un linguista, facendogli leggere questo libro…”

      • Marina
        26 maggio 2016 alle 11:45 Rispondi

        Anche Carlos Ruiz Zafon, dopo il successo de “L’ombra del vento” ha cominciato ad andare a ritroso nel tempo pubblicando storie scritte prima. Una potente zappa sui piedi, a mio avviso.

        • Grilloz
          26 maggio 2016 alle 13:18 Rispondi

          Io ho letto solo l’ombra del vento, che mi era piaciuto parecchio, poi mi hanno parlato tutti male degli altri e ho desistito ;)

          • Daniele Imperi
            26 maggio 2016 alle 13:27 Rispondi

            Anche io ho letto solo quello e mi è piaciuto. Mia madre e mie sorelle ne hanno letti anche altri e gli sono piaciuti tutti.

        • Daniele Imperi
          26 maggio 2016 alle 13:26 Rispondi

          Questa mi mancava… ma erano romanzi o racconti?

          • Marina
            26 maggio 2016 alle 15:11 Rispondi

            Erano romanzi per ragazzi, pensa. Zafon era autore di letteratura giovanile. Negli anni ’90 aveva scritto tre opere di narrativa, “le luci di settembre” , “il palazzo di mezzanotte” e “il principe della nebbia”, che poi ha revisionato e rimesso in circolazione qualche hanno fa. Niente a che vedere con “L’ombra del vento”.

      • Daniele Imperi
        26 maggio 2016 alle 13:26 Rispondi

        In questo modo la pubblicazione ha senso :)

        • Grilloz
          26 maggio 2016 alle 13:32 Rispondi

          Un po’ un trucchetto eh, però Asimov nella sua genialità era anche furbo ;)

          • Daniele Imperi
            26 maggio 2016 alle 14:01 Rispondi

            Ma è stato un editore a pubblicargli quelle storie?

          • Grilloz
            26 maggio 2016 alle 14:38 Rispondi

            sì, ma non riesco a trovarlo :( l’editore pur di mettere il suo nome in copertina avrebbe pubblicato qualsiasi cosa ;)

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:25 Rispondi

      Non riciclerei mai la mia produzione giovanile. Se vuoi farlo, allora per me devi riscrivere totalmente quelle storie.

      • Salvatore
        26 maggio 2016 alle 14:54 Rispondi

        Condivido. Però la scrittura ha una sua vischiosità e non è detto che ci si riesca, o che il risultato sia comunque accettabile. A meno che non prendi semplicemente l’idea e riscrivi tutto da capo. Ma dev’essere una buona idea.

        • Daniele Imperi
          26 maggio 2016 alle 14:56 Rispondi

          Sì, infatti. Chandler ha fatto così con qualche suo racconto, ma ne accennerò presto.

        • Grilloz
          26 maggio 2016 alle 14:59 Rispondi

          Ma se riscrivi di sana pianta è un racconto nuovo, non un racconto giovanile rieditato ;)

          • Daniele Imperi
            26 maggio 2016 alle 15:05 Rispondi

            Be’, dipende da cosa farai: puoi usare solo l’idea, come ha detto Salvatore, oppure revisionare totalmente il racconto, perché nel frattempo il tuo stile è cambiato o magari vuoi modificare qualcosa.

  2. Grilloz
    26 maggio 2016 alle 09:29 Rispondi

    Concordo su tutto, che altro dire? :D
    Ecco, al massimo direi che l’ebook si può regalare a chi si iscrive alla newsletter se proprio non lo si vuole dare gratis a tutti.

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:28 Rispondi

      L’ebook in reaglo con la newsletter lo fanno in molti, in effetti.

      • Grilloz
        26 maggio 2016 alle 13:34 Rispondi

        Lo consigliano tanti “esperti” di marketing, io credo dipenda dal blog e dall’ebook, in genere mi iscrivo perchè mi interessa restare aggiornato ;)

        • Daniele Imperi
          26 maggio 2016 alle 14:02 Rispondi

          Anche io mi iscrivo per restare aggiornato :)
          Volevo creare anche io un ebook per l’iscrizione alla mia newsletter, ma non ho mai trovato un’idea valida.

  3. Ventoh
    26 maggio 2016 alle 09:31 Rispondi

    È sicuramente vero che scrivere su web è diverso che scrivere su carta, ma a parte che questa differenza va assottigliandosi parlando di ebook, non credo che sia il linguaggio a definire se un libro si possa vendere o meno. Bisognerebbe invece rispettare di più il proprio target di riferimento. Un neofita potrebbe apprezzare una raccolta di contenuti, benché riciclati, magari perché li trova già belli organizzati e con’ordine nei capitoli che un blog non garantisce. Un lettore più avanzato invece potrebbe giudicarli effettivamente una minestra riscaldata. Io penso che ciò che conta sia il valore aggiunto che un ebook fornisce (se parliamo di un manuale) in riferimento al suo target di riferimento. È chiaro che quando si vende non si dovrebbe sparare nel mucchio ma far capire a chi è indirizzato il libro.
    Perché poi vedi che succede? Daniele Imperi ne parla male nel suo blog! :)
    Alla fine se Moz.com avesse offerto dei contenuti originali benché scritti coi piedi, li avresti apprezzati o no? E se Moz.com ti avesse detto: questo libro è per principianti, lo avresti acquistato o no?

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:29 Rispondi

      Perché la differenza si assottiglia parlando di ebook?
      Se Moz.com avesse scritto che l’ebook era per principianti non l’avrei preso, anche perché per i principianti basta leggersi la guida gratuita di Google.

      • Ventoh
        26 maggio 2016 alle 15:05 Rispondi

        Perché le statistiche dicono che i consumatori di ebook sono per lo più giovani e maschi, più avvezzi alla tecnologia e internet. Abituati quindi a un linguaggio più da chat o da blog che da libro cartaceo. E sempre a guardare le statistiche c’è un 5-10% degli acquirenti di ebook, che non ha mai letto un libro. Di conseguenza non può avere cognizione della differenza. Si tratta di indizi ovviamente.
        Per dirla tutta non concordo neanche sull’unicità dell’idea. Può valere per un romanzo ma non per un manuale. Se fosse così non avremmo millemila libri che ci spiegano i segreti del web marketing o del PHP. Ne basterebbe uno, no?

        • Daniele Imperi
          26 maggio 2016 alle 15:33 Rispondi

          Se diamo retta ai tanti ebook che ci sono, in tutti i blog dei professionisti del web si trovano ebook, gratuiti e a pagamento, che svelano tutti i segreti del mestiere :)

        • Luisa
          27 maggio 2016 alle 11:53 Rispondi

          Penso anch’io che i consumatori di ebook sono per lo più giovani e maschi, il libro è un’oggetto bellissimo un amico/a che porti con te piacevolmente, leggere a lungo su un ebook non è lo stesso piacere che leggere un libro cartaceo

        • Grilloz
          27 maggio 2016 alle 12:06 Rispondi

          Che fossero in media più i giovani a leggere e-book non mi stupisce, ma che fossero anche maschi, visto i dati sulla lettura in Italia mi lascia un po’ perplesso (magari all’estero la situazione è differente). Così sono andato a controllare sulla fonte più corposa, i dati ISTAT sulla lettura del 2015, e infatti:
          “La lettura e il download di libri online ed e-book sono attività diffuse soprattutto tra i giovani e, in particolare, riguardano ben il 21,9% dei ragazzi tra i 18 ed i 19 anni che navigano su Internet. Nel 2014, a nalogamente a quanto rilevato per i libri tradizionali, a leggere e scaricare libri online sono in proporzione più le femmine che i maschi (16% delle donne che frequentano il Web contro il 15,2% dei maschi)”
          Anche se devo dire che sugli e-book la differenza è meno sonstanziosa.
          Il report completo lo trovi qui:
          http://www.istat.it/it/files/2015/01/lettura-libri.pdf?title=Produzione+e+lettura+di+libri+-+15%2Fgen%2F2015+-+Testo+integrale.pdf
          La frase da me citata è a pagina 14. ;)

          • Ventoh
            27 maggio 2016 alle 13:40 Rispondi

            Mi riferivo anche io ai dati istat, ma il report è meno recente (2013). “Contrariamente a quanto rilevato per i libri tradizionali, a leggere e scaricare libri online sono in proporzione più i maschi che le femmine (18,2% dei maschi che frequentano il Web contro il 16,3% delle femmine).”

            Pagina 16 ->http://goo.gl/33QQUT . Segno che la prerogativa nerd, non è più appannaggio solo maschile ;)

          • Grilloz
            27 maggio 2016 alle 14:35 Rispondi

            Sorpassati in due anni :P se non ci diamo un po’ da fare noi maschietti…
            Comunque la differenza percentuale tra le due categorie resta abbastanza bassa da non permettere di puntare su una ed escludere l’altra :P

  4. Angelo
    26 maggio 2016 alle 09:55 Rispondi

    Ciao Daniele. Mi trovi d’accordo su tutto; un ebook in vendita non deve essere assolutamente minestra riscaldata… ne andrebbe innanzi tutto la credibilità dell’autore (cosa che credo sia molto importante per chi voglia crearsi un buon seguito).
    Buona giornata!

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:30 Rispondi

      Ciao Angelo, la credibilità oggi è davvero fondamentale, quindi niente minestra riscaldata :)

  5. Agnese Ciccotti
    26 maggio 2016 alle 10:15 Rispondi

    Dal basso della mia inesperienza vorrei comunque dichiararmi assolutamente d’accordo con te. Un e-book non può essere a pagamento se non da un plus rispetto a ciò che trovi gratuitamente sui motori di ricerca. Sul linguaggio usato personalmente sono dell’idea che dipenda dal proprio target: in alcuni casi un linguaggio colloquiale può essere utile, in altri invece bisognerebbe trovare un linguaggio più specifico.
    Il difficile è più probabilmente la promozione: orgogliosa dei miei 5 e-book venduti alla prima esperienza ammetto sia stato un fallimento :-)

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:47 Rispondi

      Target a parte, il linguaggio di un blog non va comunque bene per un ebook, secondo me.
      Perché sono stati un fallimento i tuoi ebook?

  6. Elena
    26 maggio 2016 alle 10:20 Rispondi

    Sono d’accordo. Il mio blog ha solo un anno di vita ma avendo anche un sito promuovo gli ebook che ho scritto ma che non sono un “riciclo” di articoli. Rappresentano i miei variegati interessi. Romanzi, diari di viaggio e recentemente manuali per parlare in pubblico ( una versione gratuita e semplificata è disponibile per i lettori del mio Blog nell’articolo specifico)
    Chi ricicla a pagamento fa il suo gioco. Il lettore faccia il suo.
    Ps: invece l’idea di riaggregare articoli che trattano argomenti simili o lo stesso argomento con un arricchimento del qui e ora funziona secondo me. Io l’ho fatto per esempio con questo post http://www.elenaferro.it/4-idee-inaspettate-per-tornare-forma. Ogni tanto mi aiuta a tirare il fiato… :)

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:48 Rispondi

      Quello che hai fatto con quel post si chiama “content curation”, anche io l’ho fatto qualche volta :)

      • Elena
        26 maggio 2016 alle 14:51 Rispondi

        Wow adesso so anche come si chiama ;)

  7. MikiMoz
    26 maggio 2016 alle 10:21 Rispondi

    La vedo come te, Sandokan: un ebook, in questo senso, può essere una utile e pratica “raccolta” di materiale già noto (magari rivisto per l’occasione).

    Moz-

    • Alessandro C.
      26 maggio 2016 alle 10:28 Rispondi

      Prendo al volo il consiglio e mi metto al lavoro per realizzare l’ebook gratuito “Scrivere di m****”. Daniele, sei avvisato.

      • Daniele Imperi
        26 maggio 2016 alle 13:51 Rispondi

        Il blog ha censurato automaticamente la parola, ma ho capito :D
        Non avevi già pubblicato il corso nel tuo blog?

        • Alessandro C.
          26 maggio 2016 alle 15:06 Rispondi

          Non ancora in formato ebook… mi piacerebbe sistemarlo per renderlo un manuale vero e proprio :)

          • Daniele Imperi
            26 maggio 2016 alle 15:33 Rispondi

            Bene, mettilo anche su Amazon, credo si possano rilasciare anche ebook gratuiti.

        • Luisa
          27 maggio 2016 alle 12:01 Rispondi

          Ciao Daniele scrivo quì perchè tramite link contatti non sono riuscita … su quale email posso scriverti per avere chiarimenti tecnici? grazie

          • Daniele Imperi
            27 maggio 2016 alle 12:20 Rispondi

            Perché non sei riuscita a scrivermi dalla pagina Contatti?

        • Valentina
          30 maggio 2016 alle 18:42 Rispondi

          Ciao Daniele, era un po’ che volevo chiedertelo. Sono totalmente ignorante in materia, e non ho idea di come sia fatto il “backend” (che poi lo so che non si chiama così ma appunto sono ignorante :) ) di un blog come questo. Mi chiedevo se le parole da censurare vengono scelte dall’amministratore o se ci sia già una sorta di lista… Il criterio, insomma. Il fatto che tu abbia censurato m**** (tanto me lo censura di nuovo :) ) mi ha fatto venire in mente di cercare qualcosa in cui parli dell’utilizzo delle cosiddette “parolacce” nella scrittura web (e magari narrativa :) ), anche se ho una vaga idea di quale potrebbe essere la tua posizione. :D Hai scritto niente in proposito?

          • Daniele Imperi
            30 maggio 2016 alle 18:58 Rispondi

            Ho installato un plugin e inserito nelle impostazioni alcune parolacce da censurare :)
            Non ho mai parlato dell’uso delle parolacce nel web (che non sopporto, anche se io ne dico tante), ma in narrativa mi pare di sì.

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:50 Rispondi

      Sto preparando infatti un ebook, facendo i salti mortali per pubblicarlo la prossima settimana, ma scriverò un’introduzione a parte che non comparirà nel blog. Ho detto anche troppo :)

  8. Chiara
    26 maggio 2016 alle 10:52 Rispondi

    Anch’io avevo pensato di fare un e-book che raccoglie gli articoli del blog, ma non ho mai trovato il tempo e la giusta concentrazione mentale per ragionarci seriamente: al momento ho solo delle idee, sulle quali lavorerò più approfonditamente non appena mi sarà possibile. Io sono una persona molto pignola, mi piacciono le cose fatte bene, e so che in questo momento la mia produzione scrittoria ha già troppa carne al fuoco. Non aspetto il “momento giusto”, perché si rischia di procrastinare all’infinito, però lascio decantare gli spunti che ho in testa: so che prima o poi saranno loro a sgomitare per essere concretizzati. è accaduto anche per il romanzo e per il blog…

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:52 Rispondi

      Anche se è fatto con materiale già prodotto, un ebook ti prende comunque del tempo per la progettazione, la revisione del testo, la creazione dell’ebook…

      • Chiara
        26 maggio 2016 alle 16:54 Rispondi

        Sì, poi io non voglio fare copia-incolla degli articoli, ma organizzarli in un percorso che abbia senso e sul quale sto ragionando. Ci sarà probabilmente anche qualcosa di nuovo.

        • Daniele Imperi
          26 maggio 2016 alle 17:09 Rispondi

          Sì, meglio organizzarli in un ordine logico. Ho pensato la stessa cosa con un ebook che voglio fare, raccogliendo un po’ di post che non ho però pubblicato in ordine, diciamo così, propedeutico.

          • Chiara
            27 maggio 2016 alle 08:39 Rispondi

            Io pensavo a una suddivisione per argomento: tecnico, spirituale, sociologico ecc. L’ordine non sarà cronologico, ma legato al loro significato. E fra l’uno e l’altro inserirei qualcosa di nuovo, anche solo delle note di colore soggettive.

            • Daniele Imperi
              27 maggio 2016 alle 08:45 Rispondi

              Sì, anche quel tipo di ordine va bene, dipende infatti dall’ebook che devi creare. Nel mio caso serve invece un ordine propedeutico perché sarebbe una sorta di manuale.

  9. Marco Lovisolo
    26 maggio 2016 alle 11:39 Rispondi

    Io prima ho scritto il libro (attualmente in fase di revisione/editing) e poi ho aperto il blog per promuoverlo. A dirla tutta, si tratta del peggior modo possibile di agire per uno “scrittore” sconosciuto, ma le tempistiche alla fine sono state queste.
    L’aspetto positivo è che non riciclo il materiale dal blog ;o)

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:55 Rispondi

      Ciao Marco, benvenuto nel blog. Non so se sia il modo peggiore di agire per uno scrittore, credo che a una persona venga in mente prima di scrivere un libro e poi, semmai, aprire un blog.

  10. Valeria Castiello
    26 maggio 2016 alle 12:40 Rispondi

    Ciao Daniele, commento il tuo interessante post con una domanda da principiante del settore: ma a che serve pubblicare un e-book gratuito? Non è meglio passare direttamente ad un e-book a pagamento nel momento in cui si ha del materiale valido per farlo?
    Buona giornata :)

    • Valentina
      26 maggio 2016 alle 12:58 Rispondi

      Ciao Valeria e piacere di conoscerti :D Sarai anche una principiante del settore ma lasciami dire che le tue foto sono meravigliose. Complimenti per il blog :)
      Per il resto non sono ovviamente Daniele però mi permetto di rispondere che lui voleva dire che non ha senso (e non è corretto) vendere dei contenuti quando sono già disponibili gratis. Quindi se il soggetto dell e-book sono i contenuti (gratuiti) del tuo blog, fallo gratuito ma non venderlo.
      E adesso vado a vedermi un altro po’ di tue foto! :D

      • Valeria Castiello
        26 maggio 2016 alle 13:05 Rispondi

        Grazie infinite Valentina! Sto ancora lavorando al sito (dominio e hosting appena acquistato) e presto aggiungerò anche il portfolio e altro materiale fotografico :)
        Riguardo al tema principale del post, quello che intendevo chiedere è: perchè dovrebbe essere meglio pubblicare un e-book gratuito, piuttosto che continuare a scrivere più articoli sullo stesso tema? Grazie :)

        • Valentina
          26 maggio 2016 alle 13:08 Rispondi

          Lascio la risposta al bravissimo padrone di casa :)

      • Daniele Imperi
        26 maggio 2016 alle 13:59 Rispondi

        Meno male che ho una segretaria che risponde quando sono assente :D

    • Valentina
      26 maggio 2016 alle 13:06 Rispondi

      Aggiungo: ok, già ce l’avevo in testa da un po’, adesso non ho proprio più dubbi: vado in Islanda! :D (Bel blog!)

      • Valeria Castiello
        26 maggio 2016 alle 13:17 Rispondi

        Grazie davvero, mi fa piacere! Magari parliamo di Islanda sul mio di blog, senza occupare questo bellissimo spazio dedicato alla scrittura :P Ti aspetto! :D

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 13:58 Rispondi

      Ciao Valeria, ne ho parlato nel post linkato a fine articolo: http://pennablu.it/pubblicare-ebook-gratis/ :)
      Un ebook gratuito serve anche come portfolio per un autore, un modo per farsi conoscere senza far spendere soldi ai lettori. O anche per stimolare l’iscrizione a una newsletter.

  11. Roberto Gerosa
    26 maggio 2016 alle 14:19 Rispondi

    La penso allo stesso modo Daniele. Gli ebook formati dagli articoli di un blog dovrebbero essere gratuiti e presentati come “collezione” di post, non spacciati come libri.

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 14:30 Rispondi

      Mi hai fatto venire in mente una bella collezione di vecchi post che potrei pubblicare come ebook gratuito. Vediamo che riesco a fare :)

  12. Barbara
    26 maggio 2016 alle 16:39 Rispondi

    Mi è capitato di scaricare un ebook, con promessa di maggiori contenuti, a seguito registrazione. Quando sono poi arrivata alla lettura ci ho trovato delle ovvietà (forse ero io fuori target?) e dei rimandi a link inesistenti (siti spariti da tempo, nessuna traccia nemmeno su Google cache, dominio già in vendita). L’effetto è stato di stravolgere l’idea che avevo della blogger, da professionale che si presentava nel sito, a principiante in questa pubblicazione.
    (quindi può anche essere controproducente!)
    D’altro canto, ho giusto qui un collega che continua a chiedermi: quand’è che fai una raccolta di racconti gratuita su Amazon per pubblicizzarti? Desisto dicendo che non ne ho a sufficienza e sullo stesso argomento per creare un’antologia sensata….ma avrebbe senso una promozione del genere?! Sono dubbiosa…

    • Grilloz
      26 maggio 2016 alle 16:54 Rispondi

      Secondo me potrebbe avere senso, a patto di mettere insieme una buona raccolta (quindi con un tema o una linea dominante). Un lettore che apprezza la tua scrittura potrebbe essere interessato a leggere il tuo romanzo.
      Tu mi dirai, ma i racconti sono già sul blog, ma vuoi mettere la praticità di caricarsi la raccolta completa sull’ereader? ;)

      • Daniele Imperi
        26 maggio 2016 alle 17:06 Rispondi

        Oltre a quello di sicuro Amazon ha più visite dei nostri blog messi assieme :D

    • Grilloz
      26 maggio 2016 alle 16:58 Rispondi

      P.S. potrebbe anche essere un’arma a doppio taglio però, tempo fa presi una raccolta di racconti di una casa editrice (che non nominerò manco sotto tortura :P ) perchè c’era un racconto di una mia amica. Lo scopo della raccolta era proprio quello di promuovere gli autori e invitare all’acquisto dei rispettivi romanzi, ma la qualità (non solo dei racconti, ma anche della cura grafica, dell’impaginazione, figurati che non c’era neppure uniformità negli indicatori di dialogo) era talmente bassa che decisi che non avrei più comprato nulla da quella CE.

      • Daniele Imperi
        26 maggio 2016 alle 17:08 Rispondi

        Be’, in quel caso la casa editrice non ci ha saputo fare…

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 17:05 Rispondi

      In effetti bisognerebbe revisionare gli ebook se hai messo dei link, perché i siti nascono e muoiono in continuazione.
      Per me ha senso pubblicare un’antologia di racconti gratuita, ma non so se su Amazon si possa fare.

      • Ulisse Di Bartolomei
        26 maggio 2016 alle 19:19 Rispondi

        Salve Daniele

        Il programma Kindle Direct Publishing consente un minimo veramente basso, credo per coprire almeno le spese della piattaforma e un minimo di guadagno per Amazon, ma non mi risulta che sia possibile la vendita a costo zero per una durata indefinita o senza un accordo speciale. Interpellerò l’assistenza.

        • Daniele Imperi
          27 maggio 2016 alle 08:19 Rispondi

          Ciao Ulisse, infatti anche io pensavo che non fosse possibile pubblicarli gratis.

    • Elena
      26 maggio 2016 alle 18:47 Rispondi

      Ciao, a me è capitato qualcosa di simile. Scaricato un ebook con cose ovvie e già trattate nel Blog… Era gratis (almeno…) sai, sto pensando anche io a come pubblicare una raccolta di racconti…. Se penna blu ci aiutasse potremmo organizzarne una tutta nostra…. Ma gratis no. I contenuti, specie di valore, credo debbano essere riconosciuti…

      • Daniele Imperi
        27 maggio 2016 alle 08:18 Rispondi

        Aiutarvi in che senso?
        Per partecipare alla raccolta, per ora non posso, per vari motivi.

  13. Francesco Magnani
    26 maggio 2016 alle 16:54 Rispondi

    Questo articolo casca a pennello, devi sapere che, uno degli obiettivi di quest’anno è proprio scrivere un eBook. Non ho ancora le idee chiare e nemmeno tanto tempo, ma vorrei impegnarmi a scrivere qualcosa di originale e proporlo a pagamento. Però, forse potrei prima fare un test con uno gratuito. Poi, ti devo chiedere anche alcune cose tecniche.

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2016 alle 17:07 Rispondi

      Tu hai però già degli ebook gratuiti nel tuo blog, no?
      Chiedi pure :)

  14. Gabriele Mercati Editore
    26 maggio 2016 alle 19:45 Rispondi

    Non sarà il massimo, ma se volete pubblicare ebook gratis. Il contenuto non importa, sta a voi deciderlo e agli altri giudicarlo… potete sempre utilizzate Facebook (perché scomodare Amazon), caricate il file su un gruppo dedicato alla letteratura ed è il linea per essere letto.
    Io gestisco 2 gruppi “Il piacere di leggere e “Il piacere di scrivere” sono lì a disposizione di tutti.
    L’importante é che i contenuti che pubblicate non contengano parti offensive e non etiche verso terzi. Questo lo dovete garantire, per iscritto, in quanto non ho voglia e tempo per leggere
    tutto, già verificare e approvare i post, é impegnativo…
    Ciao a tutti!

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2016 alle 08:21 Rispondi

      Come il contenuto non importa? Anche se gratis, devi comunque devi garantire un buon contenuto, altrimenti che pubblichi a fare?
      I gruppi che hai su FB quanti iscritti hanno? E quante interazioni hanno? Altrimenti che possibilità ci sono che quegli ebook vengano letti?

  15. Luisa
    27 maggio 2016 alle 12:32 Rispondi

    Grazie Daniele faccio una prova, ho messo il link dl sito multimediale, sarebbe interessante sapere cosa ne pensate…scrittura di “gioventù” ;-) però, nell’insieme è stato piacevole realizzarlo, grazie soprattutto all’informatico… a fine anno tutto il sito non sarà più visibile con l’uscita di flas dal web

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2016 alle 12:34 Rispondi

      Esce flash dal web? Davvero? Era ora :D
      Il sito realizzatelo in altro modo, flash è uno dei mali assoluti del web.

  16. Luisa
    27 maggio 2016 alle 12:56 Rispondi

    A me flas piace, (ma non faccio l’informatico ) Perchè è uno dei mali assoluti del web? Qual’è il “linguaggio” web con cui si possono fare animazioni?

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2016 alle 14:00 Rispondi

      Flash dà solo problemi, non è visibile da cellulare, rallenta la navigazione, non è accessibile a chi ha disabilità, blocca i browser. Le animazioni vanno bene nei cartoni animati.

  17. Ulisse Di Bartolomei
    27 maggio 2016 alle 12:58 Rispondi

    Salve Daniele

    Leggendo il tuo articolo e i commenti, mi si sta facendo strada l’idea di pubblicare (per provare) un testo gratuitamente nel mio sito e porvi il bottone “dona”, casomai qualcuno decida di offrire qualcosa. La questione “gratuità” mi viene anche dal fatto che i modi per scaricare a costo zero da Amazon ci sono e molti ne approfittano. Si può obiettare che chi scarica a sbafo solitamente “lo fa per sport” e difficilmente legge, ma comunque è possibile e dunque perché non provare a concederlo? Sarebbe interessante conoscere l’esperienza di qualcuno che lo ha già fatto.

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2016 alle 14:01 Rispondi

      Oddio, non sopporto il bottone “dona” :D

      • Ulisse Di Bartolomei
        27 maggio 2016 alle 15:01 Rispondi

        Neanche io… ma si può scovare qualche sinonimo… “paga, se no ti vengo a prendere sotto casa” oppure un meno complicato “offerta libera… la cifra la decida lei” (l’ho visto da qualche parte) simile al giornalistico “vorrei mostrare a chi ci ascolta…” per la serie più contraddizioni vi stanno, meno ci si fa caso. Continuiamo… “se vuoi pagami un caffé o una birra clicca qui” oppure il semplice caffé ma specificando in galleria a milano dove costa sei euro o venti se con la brioche! Insomma mi sento impantanato, ma prima di correggere il codice, devo trovare qualcosa che non abbia un sapore caritas…

        • Daniele Imperi
          27 maggio 2016 alle 15:05 Rispondi

          Stabilisci un prezzo e via. Per me resta la soluzione migliore.

          • Ulisse Di Bartolomei
            27 maggio 2016 alle 23:49 Rispondi

            Stabilire un prezzo mi complica il progetto. Moralmente preferisco favorire la diffusione del libro (una dieta) e “perdonare” chi scarica e dimentica… Uno scrupolo scaturito da una riflessione “informatica”. Credo tutti utilizziamo dei programmi “liberi” per il lavoro di scrittura e preparazione alla pubblicazione e non siamo costretti a pagarli. Da un paio di anni ho cominciato a mandare qualche euro ai produttori di software, non soltanto per liberarmi la coscienza ma perché è giusto. Insomma mi metto dal loro lato, offro un prodotto e se è valido, chi lo usa manderà qualcosa.

        • Valentina
          27 maggio 2016 alle 21:24 Rispondi

          Salve Ulisse, piacere di conoscerla. Da lettrice, anche secondo me se non vuole trasmettere un sapore di caritas come dice lei dovrebbe stabilire un prezzo. Anche basso, bassissimo se ritiene, ma un prezzo è comunque un prezzo. E’ qualcosa diverso dall’offerta libera. Il suo (quello che ha scritto almeno) è un lavoro, un lavoro che sicuramente le è costato energie e chissà che altro. Non lo sottovaluti. Nessuno di fronte a una prestazione scriverebbe “pagami un caffè”. :)

          • Ulisse Di Bartolomei
            27 maggio 2016 alle 21:55 Rispondi

            Salve Valentina

            Piacere mio… Ha ragione, un prezzo ci deve stare. Ho controllato su paypall e le transazioni hanno un costo minimo di 35 centesimi di base + 3,5% sull’importo. Spiegare queste cose ovviamente non è il caso, ma considerato che metto anche i link per l’acquisto su Amazon, ne aggiungo il costo, affinché un’eventuale contribuzione sia “ispirata” a un minimo congruo.

        • Valentina
          28 maggio 2016 alle 19:20 Rispondi

          Buonasera Ulisse, la prego mi dia del tu :D. Mi perdoni ma non ho mica capito… cosa intende per “ispirata al minimo congruo”? Cioè lei intende dire che stabilirà un prezzo e a fianco a questo metterà una nota con i costi “imposti” in modo che ognuno possa regolarsi sul contributo da versare? Ma poi il contributo resterebbe libero?
          Ovviamente è solo una curiosità. A presto :)

          • Ulisse Di Bartolomei
            29 maggio 2016 alle 01:11 Rispondi

            Buonanotte Valentina

            No, non propongo nessun prezzo né un minimo da offrire, né delucido sui costi paypall, ma scrivo il costo del libro su Amazon in modo che sapendo è di 3 euro, chi decide di mandarmi un contributo sia invogliato a qualcosa più di cinquanta centesimi… La questione del prezzo/offerta va comunque approfondita, ma credo sia un falso problema. Se qualcuno manda 50 centesimi ne ho 10 di guadagno… dove sta il cruccio?

      • Luisa
        28 maggio 2016 alle 09:38 Rispondi

        Condivido in pieno quel “dona” mi fa “ringhiare”….:-)

    • Ventoh
      27 maggio 2016 alle 15:22 Rispondi

      IHMO, non ne vale la pena. I rapporti di conversione di quel tipo di bottone sono normalmente davvero bassi. Potrebbero essere persino più bassi del bottone “Compra”.
      È tutto relativo ovviamente. Immagino che se uno scrittore raccontasse la sua vita on the road e la scrivesse in un libro, spiegando nel suo blog come fa a vivere con niente e avendo il traffico di Daniele Imperi :), allora scommetto che con quel pulsante potrebbe viverci. È un esempio estremo per dire che un pulsantino non fa la differenza, mentre è importante l’engagement, la comunicazione, l’emotività e in definitiva, per usare una parola in voga, lo storytelling.

  18. francesco
    28 maggio 2016 alle 16:24 Rispondi

    abbraccio in toto questo articolo che ho avuto modo di condividere nel gruppo Adotta1blogger :-)

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2016 alle 07:37 Rispondi

      Grazie Francesco :)

  19. Emiliano
    30 maggio 2016 alle 10:58 Rispondi

    Condivido molti commenti che ho visto sopra, ma trovare idee originali in un mondo in cui tutto ciò che si poteva scrivere è stato scritto, è difficile trovare un ebook con un tema interessante che non risulti brodaglia riscaldata. Che sia a pagamento o meno dal mio punto di vista devi comunque dare un valore aggiunto, perché chi ti segue va rispettato. Ora devo trovare un ebook per il mio sito, ma per ora una ventina di idee sono nel cestino, scadute come il latte in frigo. Vedrò di trovarne altre, ma sarà dura.

    • Ventoh
      30 maggio 2016 alle 11:17 Rispondi

      Concordo sulla necessità di trovare valore aggiunto, ma non sul fatto che tutto è stato scritto o detto. La rete è in continua evoluzione e offre sempre nuovi mezzi e modi di raccontare le cose. Soltanto 5 anni fa chi mai avrebbe detto che i social network sarebbero serviti a promuovere un brand? Eppure.

      • Daniele Imperi
        30 maggio 2016 alle 11:30 Rispondi

        Vero, non ci avevo pensato, e questa è stata un’idea originale: unire i social network alla promoziome. Ora però dobbiamo aspettare un’altra invenzione per tirare fuori altre idee originali :D

        • Ventoh
          30 maggio 2016 alle 13:40 Rispondi

          Però c’è anche “il foglio del come” (#cit). Come si fa promozione con i social? C’è spazio per idee originali? Io penso che ci sia un’infinità di spazio. Più che altro è una questione di costi. La creatività si paga. Tante aziende avrebbero i mezzi ma non lo fanno per mancanza di idee probabilmente. Personalmente ho visto rarissimi editori investire in promozione e sempre con metodologie standard. Figuriamoci un autore part time non del mestiere (del marketing) che deve farlo con i propri mezzi.

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2016 alle 11:28 Rispondi

      Trovare idee originale è molto difficile, oggi, sono d’accordo. Molti continuano a sfornare gli stessi ebook pubblicati da altri, sempre sugli stessi argomenti. Bisogna cambiare punto di vista, alle volte, e inserire molta esperienza personale nel campo.

  20. Michele
    10 agosto 2016 alle 08:05 Rispondi

    Mah, sapete cosa ne penso? Se vuoi pubblicare un e-book, fallo con stile: 1. sbattilo in Indesign e rendilo una figata; 2. fai in modo che il contenuto sia originale e unico (non una collezione di post già pubblicati).

    • Daniele Imperi
      10 agosto 2016 alle 12:47 Rispondi

      Renderlo una figata in che senso? Un ebook deve essere solo leggibile.

  21. maddalena
    15 febbraio 2017 alle 08:59 Rispondi

    Hmmm… Rifletto. Davvero una raccolta ben composta e strutturata di racconti tratti da un blog è un irriverente riciclo? Il mio blog ha contenuti narrativi che spaziano dalle riflessioni ai racconti nati da episodi di vita reale. In più collaboro con un portale. Non ho per ora messo in vendita nulla, ma una raccolta l’ho preparata: è diverso curiosare nel blog, rispetto ad avere una raccolta con pezzi scelti, inclusi alcuni pubblicati sul portale dove lavoro e magari degli inediti, ordinati in modo da creare un continuum che nel blog non si ha, perché il blog è un contenitore in tempo reale, un crogiolo di ritratti e appunti. Sta in questo, la differenza, e, forse ingenuamente, mi sembrava un motivo discretamente valido per proporre un libro, vendendolo.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2017 alle 11:29 Rispondi

      Se lo vendi, allora sì. Perché un lettore dovrebbe spendere soldi per qualcosa che può leggere gratis nel tuo blog?
      La quantità di materiale riproposto dovrebbe essere scarsa e quella di materiale originale e nuovo elevata.

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