Come evitare la black box

Black boxScrivere in prima persona comporta vantaggi e svantaggi. Ne ho parlato quando ho scritto su chi deve narrare una storia, se è meglio usare la prima o la terza persona.

Come ho spiegato in quell’articolo, la prima persona ha dei limiti. Prima di tutto non esiste l’effetto sorpresa, perché protagonista e narratore sono la stessa persona. E infine si rischia di cadere nel problema della black box.

Per un’esauriente lettura sulla black box, rimando all’articolo di Daniele Bonfanti, nel forum di Edizioni XII. Qui dirò soltanto che il protagonista, se si usa la prima persona, non può morire, altrimenti come fa a narrare al lettore della sua morte?

Nel mio precedente articolo avevo accennato di essere caduto inconsapevolmente nella black box in un mio racconto. In realtà non voleva essere una reale black box, semplicemente avevo spiegato male gli eventi. Questo era il brano colpevole:

Quindi mi avvicinai alla macchina e collegai gli elettrodi al mio corpo e la calotta alla mia testa. Poi con una siringa mi iniettai nelle vene dell’aria e mi sdraiai sul lettino, in attesa, ponendo fine alla mia esistenza […].

In realtà, quello che volevo mostrare era il protagonista che scrive un diario di ciò che ha vissuto e scrive volutamente al passato un evento, la sua morte, che ancora deve avvenire. Tutto questo per mantenere una certa coerenza nei tempi verbali usati.

Il problema, in questo caso, è la credibilità dell’azione del protagonista. Nessuno scriverebbe mai al passato un evento futuro nel proprio diario. Non viene naturale. È per questo che chi ha letto il racconto ha pensato subito, giustamente, alla black box.

Ho così modificato il testo:

Collegherò dunque gli elettrodi al mio corpo e la calotta alla mia testa. Poi con una siringa mi inietterò dell’aria nelle vene e mi sdraierò sul lettino, in attesa, ponendo fine alla mia esistenza […].

e la black box è sparita.

Come evitare la black box?

È semplice. Intanto, leggere quell’articolo di Daniele Bonfanti, che chiarirà tutti gli aspetti di questo problema. E poi tenere presente che i morti non possono né parlare né scrivere, a meno che non si tratti di una storia horror, dove tutto è possibile.

In un racconto horror nessuno si sorprende se legge di un fantasma che parla, di un cadavere che ritorna in vita – anche se non in stato di zombie – e compie qualche azione. Il protagonista stesso potrebbe essere già morto all’inizio della storia, ma se è un horror il problema non sussiste.

Se nella nostra storia il protagonista vuol far sapere ai lettori che sta per morire, dobbiamo rendere credibile questo annuncio. Il protagonista-narratore può anche spararsi un colpo in testa, l’importante è che sia credibile quando lo racconta.

Può lasciare un testamento, dove annuncia che si sparerà, un diario o una nota su un foglio di carta o, meglio, una registrazione a video. Il lettore, in quel caso, sta leggendo la semplice trascrizione del filmato.

La black box esiste per rendere lo scrittore più abile nella sua narrazione. In qualsiasi storia ogni azione, ogni evento deve essere credibile, anche se si tratta di un horror o un fantasy. Non si può scrivere lasciando tutto al caso o pretendere di essere poeti e prendersi ogni libertà possibile.

Lo scrittore ha un dovere verso il lettore: quello di raccontare una storia vera, per quanto improbabile, fantastica, fantascientifica e spaventosa possa essere.

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post22 agosto 2011 - Commenti16 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

Ti è piaciuto questo post? Condivilo sui social media o via email!

Email
Commenti
  • Mauro 22 agosto 2011 at 08:49

    Daniele:

    i morti non possono né parlare né scrivere

    Senza andare nell’horror, c’è Amabili Resti; inizio del libro:

    My name was Salmon, like the fish; first name, Susie. I was fourteen when I was murdered on December 6, 1973.

  • Romina 22 agosto 2011 at 11:29

    Davvero un bellissimo articolo, come al solito, e anche il link all’articolo di Daniele Bonfanti è molto utile e interessante! Io mi sono trovata spesso davanti al problema della black box anche perché mi piace molto scrivere in prima persona. In uno dei miei romanzi mai pubblicati, per esempio, la protagonista, gravemente malata, scrive delle lettere per le persone che ama e spiega che si sente giunta alla fine e che la penna le sembra troppo pesante. Per aumentare questo effetto le lettere diventavano man mano più brevi… forse non è la migliore delle soluzioni, ma comunque, anche senza sapere del problema “black box”, non mi sembrava plausibile far raccontare alla protagonista la sua morte. Ho poi sperimentato altri sistemi, ma non ho mai fatto parlare un fantasma… anche se dopo questi articoli l’idea comincia ad attirarmi!

  • daniele p. 22 agosto 2011 at 23:34

    In realtà non è tanto l’horror in sé a salvare la black box. La coerenza è invece importante, che il narratore morto sia coerente con il tipo di storia che si racconta. Persino una commedia potrebbe consentire la black box se impostata nel modo giusto, se improntata al surreale. La black box stona clamorosamente quando diviene incoerente con la storia. Se raccontiamo un dramma, una situazione di vita reale, improntata sul “verosimile” poi non possiamo tirare fuori il narratore morto. A mio avviso non c’è una regola fissa, la black box non può essere bollata, sta all’intelligenza, all’istinto e all’esperienza dello scrittore saper impiegare nel modo corretto questo meccanismo narrativo.

  • Romina 6 settembre 2011 at 08:06

    Anche per i film si può parlare di black box? Io credo di sì e sembra quasi che i registi fatichino a farne a meno.
    Ieri ho visto il film “Fortapàsc” che è cominciato proprio con una black box. Il protagonista, Marco Risi, guidava ascoltanto una canzone che amava molto, poi la sua voce (fuori campo) disse più o meno così: “Come è bello ascoltare canzoni in macchina, chissà se sarebbe stato lo stesso se avessi saputo che poco dopo sarei morto”.
    Dopo questa anticipazione sul finale, il film è partito dall’inizio della storia seguendo l’ordine cronologico, pertanto questa black box è stata breve e quasi impercettibile, però, in un film che tratta di una storia vera, forse non dovrebbero esserci black box. Eppure, nonostante tutto, mi sembrava una bella scelta, una frase d’effetto. Forse sarebbe stato sufficiente farla pronunciare ad un’altra voce fuori campo e in terza persona e tutto sarebbe stato diverso.
    Mi sembrava un utile spunto di riflessione in merito a questo argomento che mi ha particolarmente colpito, anche se non si tratta di un libro. Per voi era o non era una black box?

  • Daniele Imperi 6 settembre 2011 at 08:56

    Non ho visto il film, ma sembra proprio una black box. Magari il film era in versione commedia, e allora poteva starci. Però messa così non ha senso se poi il morto non torna a parlare, secondo me.

  • Romina 6 settembre 2011 at 21:48

    Io non ho più sentito parlare il morto, ma non sono stata attenta proprio tutto il film. Comunque anche secondo me non aveva molto senso quell’unica frase.

  • Recenso 30 settembre 2012 at 20:10

    E di narrazione in prima persona, dove la narrazione si ferma prima che lui muoia, mentre lui è agonizzante? ne ho letti di racconti anche pubblicati così. Qualcun altro invece mi ha detto che il narratore deve poter scrivere, escludendo quei casi, che però sono stati pubblicati.
    Tu che opinione hai in proposito?

    • Daniele Imperi 1 ottobre 2012 at 08:32

      Secondo me deve essere credibile, ossia bisogna considerare se l’io narrante, il protagonista che racconta in prima persona, abbia innanzitutto la possibilità di scrivere/registrare quello che succede e soprattutto se nelle sue condizioni possa farlo.

  • Giuliana 25 gennaio 2013 at 23:43

    Certo che leggendo gli articoli di questo blog sto imparando un sacco di cose (e parole) nuove, di cui ignoravo beatamente l’esistenza. Davvero un lavoro curato, completo e organizzato; proprio come piace a me. E poi tutte le rubriche, i racconti, gli esercizi che propone… E’ uno di quei siti che vorresti leggere tutto in un sorso, perché sai che ne trarrai un mucchio di spunti e insegnamenti utili per migliorare il tuo lavoro di scrittura. E più continuo a spulciare qua e là, più mi sorprendo. Piacevolmente :)
    Insomma, per dirla tutta: è ufficialmente entrato a pieno merito nell’elenco dei (pochi) blog che seguo con costanza ed estremo piacere <3

  • Elisabetta 23 aprile 2013 at 08:36

    Grazie per questo articolo. Ho un racconto a cui apportare una piccola modifica ora. :)
    Il bello è che nessuno di quelli che lo hanno letto se ne è reso conto.

  • Pieru 23 agosto 2013 at 11:41

    Posso citare un film? “La sera del ventuno settembre 1945 io morii”
    Una tomba per le lucciole, di Isao Takahata
    http://it.wikipedia.org/wiki/Una_tomba_per_le_lucciole

    • Daniele Imperi 23 agosto 2013 at 14:29

      Non conosco il cinema giapponese. Appena posso leggo le info sul film, grazie.

  • Pieru 23 agosto 2013 at 18:42

    Daniele Imperi
    Non conosco il cinema giapponese. Appena posso leggo le info sul film, grazie.

    Inizia così ma non credo che ti piacerebbe, è un film di animazione

  • Fammi conoscere la tua opinione sul post

© 2010 - 2014 Penna blu - Ideazione e web design di Daniele Imperi - Torna su