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La bestia

Un racconto horror di 300 parole

La bestia

Mi sono rinchiuso in questa stanza, ma so che è soltanto una vana speranza di sfuggire a ciò che ho liberato. Il tempo incombe. È soltanto questione di minuti e poi tutto sarà finito.

Ripercorro con la mente gli ultimi giorni trascorsi, cercando invano una spiegazione razionale alle decisioni prese, alle scelte fatali che hanno scatenato gli eventi. Nulla. Avventatezza, forse, o solo mera passione per il mistero, per tutto ciò che è sconosciuto. E adesso… adesso tutto è perduto, tutto. Quando anche di me non resterà che un cumulo di ossa, l’orrore che ho richiamato dalle tenebre si avventerà nelle strade, nelle campagne, a disseminare morte. E sarà questo il nuovo volto del mondo: quello della morte.

Eva… il mio pensiero è andato a lei, alla donna che avevo sposato quasi vent’anni fa. Eva è stata la prima. Adesso giace di là, oltre quella porta che a breve sarà scardinata da una furia inarrestabile. La mia Eva. Il pensiero di ciò che sia potuta diventare mi lacera la ragione. Non ho avuto la forza di guardare indietro, alle mie spalle. Avrei voluto non sentire le sue urla, il mio nome invocato negli spasimi della morte. Le sue grida ancora echeggiano dentro di me, vivide, assieme a quei rumori… no, non posso riascoltare i rumori delle ossa frantumate, delle carni smembrate, no! È un supplizio peggiore della morte, questo!

E poi gli altri… i miei compagni di viaggio, quelli che avevano creduto in me. Anche loro dilaniati da quella cosa che si appresta a cancellare anche me da questo cupo scenario.

La sento avvicinarsi, sento il suo rantolo, quell’orribile suono presagio di morte e distruzione. Annusa l’aria, fiutando la sua preda. Avverto la sua presenza dietro la porta. Sa. Conosce il mio rifugio.

Ecco che la porta viene fracassata…

Oddio

3 Commenti

  1. Luigi Leonardi
    23 settembre 2012 alle 12:31 Rispondi

    Ciao Daniele,
    come in un altro caso anche questo racconto sembra un brano estrapolato da una storia più articolata.
    Se così non è si può pensare a un soggetto, meglio di un’idea che stimoli la fantasia per ripercorrere a ritroso la serie di eventi che ha scatenato una tale situazione.
    Ma la mia probabilmente deformata riflessione vede dentro le tue parole lo sfacelo del genere umano. Voglio dire: l’uomo è artefice della propria distruzione; la sua vanità di conoscenza, il suo egoismo, la sua natura di dominare, alimentano sempre più il mostro indefinibile dell’auto distruzione.
    Come uno scorpione impazzito che alla fine si punge con il suo stesso aculeo.

    • Daniele Imperi
      23 settembre 2012 alle 19:01 Rispondi

      Grazie, come sempre, Luigi :)
      No, sono sempre racconti di 300 parole, nessun soggetto né parte di una storia più ampia. Ma non è detto che non lo possa sviluppare un giorno.

  2. Romina Tamerici
    23 settembre 2012 alle 16:23 Rispondi

    La curiosità può avere dei pessimi risvolti.

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