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Bersaglio ore 11

Un racconto di guerra

29 ottobre 2034, ore 4,58 – Periferia nord di Roma

Il capitano Renzi buttò un occhio all’orologio, mentre fumava distrattamente una sigaretta. Aspettava gli ordini dal Comando. La sua batteria di cannoni semoventi, montati su potenti cingolati, era stata camuffata con frasche e teli mimetici e i soldati sonnecchiavano all’interno, in attesa di sparare.

Dopo qualche minuto la radio che portava attaccata alla spalla gracchiò come una cornacchia nel silenzio autunnale della campagna. «Volpe 1 da Falco 0!»

«Qui Volpe 1, parla Falco 0», rispose il Capitano Renzi. Finalmente erano arrivati gli ordini, si augurò, mentre gettava la sigaretta in terra, calpestandola con l’anfibio.

«Bersaglio ore 11! Ripeto: bersaglio ore 11! Volume di fuoco massimo!»

«Ricevuto!», rispose il capitano, voltandosi per impartire gli ordini alla sua batteria. Adesso avrebbero puntato tutti i cannoni verso l’obiettivo e il convoglio di mezzi corazzati nemici sarebbe scomparso in pochi secondi.

Arrivato al Posto Comando, fece per annunciare la posizione del bersaglio, che sarebbe stata poi tradotta in dati di tiro, ma si fermò all’improvviso. C’era qualcosa che non quadrava. Il Comando aveva parlato di “bersaglio ore 11”, ma evidentemente s’era confuso. C’era l’ora legale, in quel periodo, e le lancette erano state spostate in avanti, quindi il bersaglio non poteva stare a ore 11, bensì un’ora prima, a ore 10! Il campo di battaglia non seguiva certo l’ora legale!

«Bersaglio ore 10! Calcolate i dati di tiro!», urlò il capitano, eccitato.

«Ma, capitano, a ore 10…», azzardò un sottotenente, guardandolo sorpreso.

«Non discutete gli ordini!», l’interruppe il capitano. «Bersaglio ore 10! Volume di fuoco massimo!»

Mezz’ora dopo le bocche da fuoco dei sei cannoni sputavano proiettili anticarro esplosivi. Il rumore fu assordante e il fumo formò dense e puzzolenti nubi grigiastre.

Quando tornò il silenzio, il sottotenente si avvicinò al capitano. «Capitano, mi scusi, ma pensavo che a ore 10 si trovasse il Comando.»

«Certo, ma c’è l’ora legale. Quindi il Comando si trova in realtà a ore 9.»

Il sottotenente guardò il capitano come se provenisse da un altro pianeta. «Oggi è l’ultima domenica di ottobre, capitano, non c’è più l’ora legale. Le lancette vanno spostate indietro. Adesso sono le 5, capitano, non le 6.»

«Le 5…», disse con un filo di voce il capitano Renzi.

«Sì, le 5. E noi abbiamo colpito a ore 10.»

«A ore 10…»

«Sì, capitano», fece il sottotenente. «E abbiamo appena distrutto il nostro Comando.»

2 Commenti

  1. Michela
    7 febbraio 2011 alle 21:04 Rispondi

    Questo commento non è riferito a questo racconto presente, è una curiosità che mi viene in generale.

    Quando pubblichi un racconto su internet, o dovunque sia, quel racconto ti piace sempre e ti convince? O ti capita di pubblicare un racconto pur pensando che avrebbe ancora bisogno di qualche limatina, magari solo perché sei stanco di girargli intorno e vuoi mettere un punto fermo?

  2. Daniele Imperi
    7 febbraio 2011 alle 22:00 Rispondi

    Quindi è un modo carino per dire che questo racconto andrebbe limato :D

    Ok, tornando seri: no, non mi convince mai. La storia mi piace, cioè mi piace l’idea che ho avuto, ma se poi dopo giorni rileggo il racconto, mi sembra che non vada bene.

    Quelli che pubblico qui sono esercizi di scrittura, prove, esperimenti.

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