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Come far parlare i bambini in una storia

Peanuts

Pensate un attimo a tutti i film in cui hanno recitato dei bambini. Cercate di ricordare come parlavano, che linguaggio usavano, che termini utilizzavano.

Quei bambini parlavano come adulti. Quei bambini usavano i congiuntivi meglio di me. Quei bambini erano adulti in corpi di bambini.

Poco tempo fa ho iniziato a vedere un film che iniziava con il narratore che introduceva la storia. Il narratore era una bambina. La bambina parlava come una trentenne. Mi sono alzato e me ne sono andato in camera.

Tutti noi siamo stati bambini. Tutti noi abbiamo nelle nostre conoscenze almeno un bambino. Può essere il nostro stesso figlio, un nipote, un cuginetto, il figlio di amici e conoscenti. Tutti noi sentiamo, quando usciamo di casa, come parlano i bambini.

Pensate un attimo a tutte le volte che avete sentito parlare un bambino nella realtà quotidiana. Cercate di ricordare che linguaggio usava, che termini utilizzava. E adesso comparatelo con quello proposto dai film.

È lo stesso? No, è completamente diverso. Perché? Misteri cinematografici.

Come far parlare i bambini in una storia?

Come parlano nella realtà. Senza congiuntivi. Senza l’uso di termini non consoni a un essere umano di sei o sette anni. Avete mai sentito un bambino dire: “Mi deludi, mamma” o, peggio: “Se scansirò bene la parola…”.

Quando scrivete una storia in cui ci sono bambini fra i vostri personaggi, fateli recitare come se li aveste davanti agli occhi. Immaginate il vostro personaggio come un bambino che conoscete. Immaginate proprio la scena che avete descritto con quel bambino reale a recitarla. E poi scoppiate pure a ridere, perché vi sembrerà impossibile.

Fate scrivere il dialogo a quel bambino. Non realmente, ma immaginate un bambino che conoscete mentre parla nel vostro racconto. Non abbiate paura che la frase sia sgrammaticata, perché deve esserlo. Il dialogo deve essere realistico, il più possibile.

Fate parlare i bambini come parlano realmente. Attribuitegli la conoscenza che gli spetta, non una laurea in giurisprudenza.

Non trasformate un bambino in un adulto prima del tempo.

5 Commenti

  1. Romina
    14 agosto 2011 alle 11:43 Rispondi

    Buongiorno!
    Anch’io ho sempre trovato strano quando nei libri i bambini parlano come gli adulti, soprattutto quando sono molto piccoli. Io ho però un problema in merito al linguaggio dei bambini e volevo sapere se qualcuno sa come risolverlo. In un passaggio del libro che sto ormai terminando di revisionare, ho una bambina di circa quattro anni che dice pochissime parole, ma volevo evidenziare nelle sue frasi il fenomeno del rotacismo (inteso, come spiega la Montessori, come fenomeno tipico dei bambini e non tanto come banale erre moscia). Non so però come rendere questa cosa nello scritto. Ho chiesto in giro e mi è stato detto di usare una erre scritta in corsivo o addirittura una erre maiuscola all’interno delle parole (es. caRota), ma queste soluzioni mi sembrano poco adatte a un romanzo. Qualcuno ha già incontrato questo problema e ha trovato delle soluzioni migliori? Grazie mille!

  2. Daniele Imperi
    17 agosto 2011 alle 11:47 Rispondi

    Ciao Romina,
    credo che la soluzione migliore sia di descrivere il problema della bambina. Però anche la “r” in corsivo può essere una soluzione, spiegando la prima volta al lettore che si tratta di rotacismo.

  3. Romina
    17 agosto 2011 alle 15:43 Rispondi

    Grazie!
    Credo proprio che userò la “r” in corsivo, ma non so bene come spiegarlo, dato che è un fenomeno tipico di tutti i bambini piccoli e il termine per definirlo (rotacismo) mi sembra troppo tecnico per il genere di testo che sto scrivendo. Comunque ci penserò e troverò una soluzione. Grazie per i consigli!

  4. Lucia Donati
    9 giugno 2012 alle 17:45 Rispondi

    Quando i bambini parlano lo fanno col linguaggio della loro età. Così, ad esempio, quando si scrive una storia per loro si deve usare un linguaggio semplice ma corretto, in modo tale che il bimbo stesso non solo capisca, ma sia in grado di raccontare e riferire la storia ai suoi amichetti.

  5. Tiziana
    29 ottobre 2016 alle 17:08 Rispondi

    Hai perfettamente ragione.
    Bell’articolo. :)

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