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Dall’aziendalese all’italiano

Aziendalese

Nessuno si è mai lamentato che un testo fosse troppo facile da capire. Hoa Loranger, Nielsen Norman Group

Aziendalese: termine con cui viene indicato il linguaggio tipico di chi lavora nei varî comparti aziendali o nel settore nel suo complesso. Dizionario Treccani

Ormai conosciamo tutti l’aziendalese. Basta aprire un libretto delle istruzioni e ci scontriamo con un linguaggio farraginoso, arzigogolato, ossia incomprensibile. Paroloni su paroloni, frasi su frasi spezzate da secondarie, terziarie e perfino quaternarie, per dire ciò che si poteva dire con meno parole (facendo perdere così meno tempo al lettore).

L’aziendalese è arrivato anche nel web. Molti siti aziendali lo adottano come linguaggio ufficiale della loro comunicazione online, a pieno beneficio degli utenti.

Si può evitare l’aziendalese? Certo, se le aziende facessero scrivere i loro testi a chi sa scriverli, anziché scriverseli da sé, l’aziendalese si potrebbe evitare.

O forse, sotto sotto, c’è un preciso intento: non farsi capire per avere sempre il coltello dalla parte del manico. Come il burocratese.

Il mito della professionalità dei testi complessi

L’uso di paroloni e di frasi lunghe e contorte non è assolutamente segno di professionalità e intelligenza (semmai il contrario).

La verbosità non è mai una soluzione. La verbosità è uno dei mali del linguaggio.

Eppure sono convinto che si scrivano testi in aziendalese perché all’occhio appaiono più professionali, quando in realtà sono incomprensibili, contorti, spesso perfino senza alcun significato.

Sì, perché a furia di trovare paroloni e di ingarbugliare frasi e periodi si perde il filo del discorso e il risultato è un guazzabuglio di pensieri astratti che si adatta a qualsiasi contesto.

Un po’ come le aziende giovani e dinamiche leader del settore, sempre attente alle esigenze del cliente e business oriented.

L’aziendalese è una barriera linguistica

Il nostro linguaggio è pieno di barriere linguistiche, specialmente nelle comunicazioni fra le istituzioni e i cittadini, dove la comunicazione dovrebbe essere semplicissima.

Lo stesso uso di parole inglesi mescolate a profusione – e senza alcun motivo logico – nell’italiano crea una barriera linguistica.

Creare barriere linguistiche scrivendo (e parlando) in aziendalese, burocratese e itanglese impedisce la comprensione delle informazioni. Di fatto nega la possibilità di accedere alle informazioni divulgate.

Esempio di aziendalese, parte 1°

Il pezzo seguente proviene da un resoconto pubblicato dall’azienda Musp.

Nell’ambito della produzione e commercializzazione di macchine utensili il collaudo riveste una importanza fondamentale. Le aziende produttrici di macchine utensili, per garantire che il prodotto realizzato sia corrispondente e conforme ai requisiti descritti nella specifica tecnica d’ordine, lavorano con due tipologie di metodo completamente diverse:

  • una tipologia di aziende, specialmente quelle medio – piccole, considera il servizio collaudo molto costoso e quindi preferisce addestrare il personale operativo ad essere nel contempo responsabile sia dell’azione di produzione che dell’azione di controllo di tale produzione;
  • altre aziende, specie quelle di grandi dimensioni, richiedono invece una certezza ulteriore che attuano attraverso la costituzione di un servizio collaudo, esterno all’attività di produzione, che opera all’interno dell’azienda e che dà garanzia, sotto la sua responsabilità operativa, di controllare e verificare che quello che l’azienda si è proposta di fare viene realizzato in modo conforme alle esigenze definite.

Traduzione dall’aziendalese all’italiano

Nella produzione e vendita di macchine utensili il collaudo ha un’importanza fondamentale. I produttori, per garantire che i prodotti corrispondano ai requisiti della specifica d’ordine, lavorano in due modi:

  1. alcune aziende, specialmente le medio-piccole, preferiscono delegare agli operai sia la produzione sia il controllo della stessa;
  2. altre aziende, specie quelle grandi, hanno al loro interno tecnici di collaudo, che verificano la conformità dei prodotti alle specifiche richieste.

Dove l’aziendalese ha usato 144 parole e 1048 caratteri, l’italiano ha usato 69 parole e 489 caratteri. Meno della metà. In più, visto che si elencano due modi, ho usato la lista ordinata (cioè numerata).

Esempio di aziendalese, parte 2°

Il pezzo che segue è preso dal sito Marche Innovazione:

La strategia e le priorità di programma individuate possono essere declinate in una serie di azioni integrate finalizzate all’obiettivo di incrementare la capacità innovativa del contesto marchigiano e di fornire risposte concrete ai bisogni del tessuto imprenditoriale.

Ma cosa significa? Sul serio, cosa vuol dire questa roba? A chi si rivolge? Al campione mondiale di enigmistica?

Probabile traduzione dall’aziendalese all’italiano (se ho capito bene)

I nostri programmi si svolgeranno con una serie di azioni che incrementino la capacità innovativa delle Marche e rispondano ai bisogni delle imprese.

Adesso spiegatemi che bisogno c’è di trasformare la regione Marche in un “contesto marchigiano” e le imprese in un “tessuto imprenditoriale”.

Una questione di paroloni

L’aziendalese si riduce a una questione di paroloni, questione ben più semplice da risolvere rispetto a quella omerica. Non sono mai stato un nemico dei paroloni: vanno usati quando ce n’è bisogno.

Se esiste l’avverbio “apoditticamente”, allora vuol dire che in qualche contesto va usato. Certo, io in un mio blog non userei mai quell’avverbio, a meno di aprire un blog sull’apodissi. Ma non ho intenzione di farlo.

Come evitare l’aziendalese e scrivere in un italiano semplice e conciso

  • Scegliere parole familiari: per ridurre al minimo lo sforzo mentale. Specialmente in un modo come il nostro, con il sovraccarico di informazioni che abbiamo fra TV e web, il nostro cervello dovrebbe essere agevolato nella lettura. Non sto certo parlando di romanzi: in quel caso l’autore usa le parole che vuole, scrivendo anche in modo contorto. Ma quella è narrativa, che si legge per diletto, non per lavoro, non per avere informazioni vitali.
  • Preferire frasi brevi: le secondarie servono, nessuno lo nega. Ma secondarie su secondarie? Periodi pieni zeppi di virgole e trattini e parentesi? Un testo non può diventare un labirinto in cui il lettore si perde senza mai trovare una via d’uscita.
  • Usare un tono di voce amichevole e non istituzionale: è sempre preferibile a un tono distaccato, freddo, anonimo, impersonale. Il cittadino che legge un avviso del suo comune deve sentirsi parte di quel comune, non un estraneo.
  • Non allungare il brodo: perché usare 500 parole per esprimere un concetto che ne richiede meno della metà? Lo abbiamo visto nei due esempi sopra: è possibile ridurre al minimo un testo.
  • Scrivere per un pubblico di ragazzi: questa può essere una soluzione valida, rivolgersi sempre a un pubblico di dodicenni, in qualsiasi contesto. Un comunicato del proprio municipio si rivolge anche a loro, ai ragazzi.

Abbandonare l’aziendalese è possibile

Basta solo volerlo.

Quanti di voi si sono scontrati con questo linguaggio? Che esempi potete riportare (da tradurre in italiano)?

19 Commenti

  1. Elena
    7 giugno 2018 alle 05:48 Rispondi

    L’aziendalese è il pane quotidiano di chiunque lavori intorno a un’impresa. Come l’impiegato pubblico ha a che fare col burocratese, nel settore privato affrontiamo questa aberrazione del linguaggio.
    Sono d’accordo sull’uso improprio dell’inglese e sulla brevità della comunicazione. Senza perdere il senso però. Nel tuo primo esempio la traduzione della seconda opzione, il controllo esterno alla produzione, nel linguaggio aziendale significa esternalizzazione della funzione. Si tratta di un processo di affidamento all’esterno a società altra che comporta una serie di conseguenze, specie per i lavoratori. Inoltre il termine operaio nella comunicazione aziendale è desueto. Concordando con te su tutto, aggiungerei che la funzione del copywriter “traduttore” deve essere svolta a seguito di una profonda conoscenza della cultura aziendale. La comunicazione avvicina, se il linguaggio è sbagliati il risultato è negativo. Trattandosi di business la cosa non è indifferente

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2018 alle 10:44 Rispondi

      Se non vogliamo usare “operaio”, parola che mi sembra più che corretta, usiamo allora “lavoratore” o “tecnico” o un generico “personale”, ma “personale operativo” mi sembra eccessivo. Perché usare 2 parole quando ne basta una?
      D’accordo che il copywriter debba conoscere l’azienda, ma purtroppo spesso si scontra con aziende che non forniscono alcuna informazione, e pretendono che si scrivano i testi inventando.

  2. Nuccio
    7 giugno 2018 alle 09:42 Rispondi

    Gentilissimo Blogger, dai tempi del post illuminismo lo scibile umano si è andato diversificando e specializzando in mille sfaccettature, specializzando l’ambito di conoscenza in varie “branches of knowledge”; è diventato, così,indispensabile pervenire ad una formula lessicale che soddisfacesse le necessità concettuali di ciascun settore. Poiché non è più eludibile la costituzione di una blogosfera altamente indotta e indottrinata alla specifica conoscenza di settore, è diventato ineluttabile introdurre un linguaggio di adeguata levatura che soddisfi le necessità dell’ambiente di riferimento. Un tempo si insegnava, negli istituti commerciali, il linguaggio commerciale; così nei licei si adoperavano riferimenti colti e si infarciva la locuzione di citazioni per lo più latine, perché il greco era già, da cinquant’anni a questa parte, alla deriva. Nella condizione di continua evoluzione (?) in cui ci troviamo fioriscono citazioni inglesi, più o meno comprensibili, così come era il latino in epoche passate. Cosa posso augurarti: che ben presto si passi ad assumere il linguaggio più parlato nel mondo, acquisendone, come in ogni trasformazione, anche la mentalità? Qual è quella lingua, da me così lontana e penso anche da te? Il Mandarino cinese.
    In breve: il linguaggio si è sempre adeguato alle ragioni del più forte. E adesso: imparate il Cinese se volete contare qualcosa.
    Ciao Daniele, scusa il lessico. Eh, eh, eh!

  3. Daniele Imperi
    7 giugno 2018 alle 10:46 Rispondi

    Il commento più “fiorito” del blog! :D
    Preferisco comunque 1000 volte l’uso del latino, nostra lingua madre, che dell’inglese, meno comprensibile.

    • Nuccio
      8 giugno 2018 alle 09:08 Rispondi

      La mamma dell’italiano vorrai dire😄? Cioè tu nonna😂

  4. Gaetano Asciutto
    7 giugno 2018 alle 10:59 Rispondi

    A mio parere hai messo insieme cose diverse.
    Da una vita, per motivi di lavoro, ho a che fare con il linguaggio tecnico. E un conto è il burocratese o l’aziendalese, come il linguaggio giuridico o medico, o scientifico e un conto è l’itanglese.
    Non reputo il linguaggio tecnico in sé una svalutazione o un’imbarbarimento della lingua italiana, quanto piuttosto una variazione, necessaria, del linguaggio.
    Necessaria perché le lingue moderne, a causa della specializzazione del sapere e della multiformità delle attività produttive, hanno dovuto variare dando vita a svariate forme di linguaggi tecnici, o settoriali, spesso anche sotto settoriali. Linguaggi settoriali spesso ricchi di termini tecnici, i quali, se alcune volte hanno un’affinità semantica con la parola comune, altre volte non hanno tratti semantici condivisi. Cosa che rende la comprensione del linguaggio tecnico spesso difficile insieme, dato l’ambito comunicativo in cui il linguaggio settoriale viene adoperato, al registro formale alto (e quindi non familiare o colloquiale) che spesso assume. Mentre l’itanglese (cioè l’utilizzo gratuito di termini anglofoni) la reputo tutt’altra cosa, seppure non sia l’unico esempio di una generale involuzione del linguaggio; involuzione che ha un carattere generale, e più profondo, e, partendo dall’ambito familiare e colloquiale, investe a cascata anche i linguaggi settoriali.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2018 alle 11:11 Rispondi

      Non ho dato contro il linguaggio tecnico. Gli esempi riportati non hanno nulla di tecnico.
      L’itanglese e il burocratese li ho citati e basta: si aggiungono all’aziendalese come forme di linguaggio da evitare.

      • Nuccio
        8 giugno 2018 alle 09:17 Rispondi

        Anche l’inglese ha termini tecnicistici proprio di ogni settore di attività, come tutte le lingue. Quel che cambia è l’approccio alla materia trattata, come mentalità e genialità. La specialistica ha modificato il linguaggio. Solo nella matematica, forse, ci si può comprendere senza parole, se riesci a capirla. 😁

    • Pierluigi
      16 giugno 2018 alle 21:51 Rispondi

      Anche io concordo con questo commento, secondo me hai mischiato due cose, in fondo si scrive spesso per un determinato pubblico, ben specifico, quindi in generale hai ragione tu, un libretto di istruzioni destinato al pubblico dovrebbe essere scritto in italiano ma in altri contesti l’aziendalese ci vuole.
      Mi vengono in mente quantità industriali di esempi ma mi limito a due: se fai una presentazione di un prodotto tecnologico con alti papaveri non fai finta di pensare in inglese, non usi continuamente termini di quella lingua, come se ti venisse più naturale pensare in inglese che in italiano, sarai molto probabilmente giudicato un incompetente.
      Se sei alla ricerca di personale qualificato e non sei come minimo “un’azienda leader del settore” nessun candidato prenderà in considerazione la tua offerta, sembrerai uno sprovveduto appena arrivato.

      • Daniele Imperi
        18 giugno 2018 alle 07:11 Rispondi

        Non ho capito i tuoi esempi…
        L’aziendalese è un linguaggio contorto, come quello mostrato negli esempi del post. Quel linguaggio è incomprensibile e non andrebbe mai usato.

  5. MikiMoz
    7 giugno 2018 alle 11:02 Rispondi

    L’aziendalese dà quel tocco di finta professionalità anche quando scrivi testi tipo tesi di laurea.
    Immensi e inutili giri di parole per dire cose che starebbero in due righe. Fa scena, ma è patetico.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2018 alle 11:11 Rispondi

      Sì, alla fine è tutta scena, come a dire che l’autore sa scrivere bene, mentre invece non sa scrivere per niente.

  6. P.L.
    9 giugno 2018 alle 13:29 Rispondi

    “Adesso spiegatemi che bisogno c’è di trasformare la regione Marche in un “contesto marchigiano” e le imprese in un “tessuto imprenditoriale”.
    Me lo chiedo spesso. Molto spesso, a dire la verità.
    Ho sempre detestato in particolare le parole inglesi messe qua e là con l’illusione di sembrare più professionali.
    E io non sono certo una persona che crede nella “purezza” della lingua, di quelli che dicono “calcolatore” per dire computer.
    Le lingue vive si evolvono. Spesso non come alcuni di noi vorrebbero, ma è così. Quando una parola fa parte del linguaggio comune, e soprattutto è più comprensibile, ben venga. Le lingue servono per comunicare in modo più chiaro possibile, no?
    Eppure… che bisogno ci sarebbe di dire meeting, team, problem solving e soprattutto location (non so perché, la parola location mi suscita un’antipatia viscerale), se esistono e sono ancora vive e vegete le parole italiane corrispondenti?
    Niente di nuovo sotto il sole, comunque. Mi sa che gli antichi romani facevano lo stesso con il greco.

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2018 alle 07:14 Rispondi

      Su meeting, team, problem solving e location hai pienamente ragione. A me sale la bile ogni volta che leggo e sento quelle parole.
      Usare quei termini è come per l’aziendalese: si è convinti di essere più colti e professionali.

  7. Grazia Gironella
    9 giugno 2018 alle 19:21 Rispondi

    In effetti questo tipo di testo richiede una specie di traduzione interiore preliminare, ma come italiani pare che non amiamo il linguaggio troppo semplice e lineare, sennò cosa abbiamo studiato a fare? ;) Ho scritto due romanzi (non ancora pubblicati) destinati ai ragazzi, e l’immediatezza del linguaggio è stata uno dei piaceri più grandi che ho provato scrivendo.

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2018 alle 07:16 Rispondi

      Studiare però non significa scrivere senza farsi comprendere.
      L’immediatezza del linguaggio dovrebbe esserci sempre.

      • Grazia Gironella
        11 giugno 2018 alle 10:08 Rispondi

        Infatti stavo ironizzando su quel tipo di atteggiamento… ma l’ironia non arriva via rete! ;)

  8. Ferruccio
    18 giugno 2018 alle 14:54 Rispondi

    “L’uso di paroloni e di frasi lunghe e contorte non è assolutamente segno di professionalità e intelligenza (semmai il contrario).”

    Come sono con te

    • Daniele Imperi
      18 giugno 2018 alle 15:01 Rispondi

      Ci avrei giurato :D

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