L’uso degli avverbi nella scrittura

Questo è un guest post scritto da Alessandro Cassano.

L'uso degli avverbi nella scritturaQualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente. Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po’ come allacciarsi la cintura di sicurezza solo per evitare una bella multa. Con questo articolo vorrei spingervi a una riflessione in merito all’avverbio di modo e alla sua presunta deprecabilità.

Urge fare un piccolo passo indietro. La condanna degli avverbi deriva in primis dallo “show, don’t tell”, l’abusatissima raccomandazione che dovrebbe spronarci a rivelare cose, fatti e personaggi attraverso dialoghi e azione piuttosto che con la semplice descrizione.

L’estremizzazione di questo concetto ha portato a una scrittura sempre più cinematografica, divenuta troppo spesso asettica e poco interattiva. A pensarci bene, è proprio l’interattività a costituire la più netta differenza tra il linguaggio dei libri e quello del cinema. Un libro lascia al lettore l’onere e il piacere di immaginare un personaggio sulla base delle peculiarità descritte dall’autore, mentre il cinema impone i suoi tempi, suoni e colori. È quest’ultimo – che piaccia o meno – il modello verso cui romanzi e racconti moderni si stanno evolvendo.

Fatta questa doverosa premessa, diventa facile comprendere per quale motivo i guru della scrittura moderna diffidino dall’utilizzare gli avverbi di modo. Questi sono generici, sintetici e a dirla tutta anche un po’ cacofonici. Ma siamo proprio sicuri che il male sia costituito esclusivamente dall’avverbio?

Facciamo un esempio:

Antonio camminava lentamente.

L’ingenuo divoratore di guide di stile penserà che basti sostituire il demone-avverbio con un espediente non troppo originale. Eccolo:

Antonio camminava con lentezza.

Cos’è cambiato? L’avverbio non c’è più, ma siamo sicuri che la seconda frase sia più idonea della prima? Assolutamente no. Ecco svelato il più grosso fraintendimento dei diktat del “bello scrivere”. Il problema non è insito nell’avverbio, piuttosto nel come esprimiamo il complemento di modo.

Potremmo cedere alla pigrizia e attingere a un avverbio di modo, al pari di un single svogliato che per non cucinare acquista soltanto pasti precotti. Ma se vogliamo rendere la passeggiata del nostro Antonio un po’ più memorabile di quelle di chiunque cammini lentamente dobbiamo impegnarci un po’ di più:

Antonio camminava osservando le vetrine. I passanti, come tanti automi bramosi di recarsi al più presto chissà dove, lo superavano senza risparmiargli spallate o spintoni. Lui non si era nemmeno accorto di aver dimenticato a casa l’orologio.

Di contro, parlando di una canzone vincitrice al Festival di Sanremo, potremmo scrivere:

“Al Festival venne premiata una canzone che parlava d’amore, tematica piuttosto usuale nelle manifestazioni canore”.

Ma se le mie intenzioni fossero quelle di rimarcare la banalità del solito testo a sfondo sentimentale, nulla più di un avverbio in -mente potrebbe venirmi in aiuto:

“La canzone, rigorosamente d’amore, vinse il Festival”.

Con questi esempi ho voluto semplicemente spiegarvi come l’integralismo stilistico spesso possa risultare fuorviante. I consigli dei mostri sacri della letteratura vengono troppo spesso ridotti a decaloghi approssimativi ai quali l’aspirante scrittore – bramoso di farne tesoro – rischia di ottemperare senza averne compreso appieno lo spirito.

Non è detto che un tipo di scrittura meno “raccontata” venga apprezzata da tutti. È fondamentale però che la sensibilità di chi scrive stabilisca dove ci si possa concedere un avverbio senza impoverire o imbruttire la narrazione.

La solitudine dei numeri primi, libro che ho mollato dopo mezzo capitolo trovandolo insopportabile, contiene più di trecento avverbi in -mente, tra cui ben quarantaquattro “lentamente”. Ebbene, il libro di Paolo Giordano ha vinto il Premio Strega e il Campiello.

Lo stesso Stephen King, che lancia un vero e proprio anatema contro gli avverbi di modo, ne ha utilizzati centinaia proprio nelle opere che l’hanno portato alla notorietà, alla ricchezza e… al potersi permettere di impartire lezioni di scrittura.

Il guest blogger

Sono Alessandro Cassano, autore del blog satirico “Obbrobbrio“. Appassionato di libri e scrittura, mi dedico da anni allo studio delle tecniche narrative per migliorarmi innanzitutto come lettore. Sul mio blog è presente un contro-corso di scrittura, volutamente sarcastico nei confronti dei vademecum per aspiranti scrittori più diffusi nel web.

Categoria postPublicato in Guest post, In evidenza, Scrittura - Data post28 novembre 2012 - Commenti26 commenti

Guest bloggerGuest blogger su Penna blu

Questo post è stato scritto da un collaboratore. Se vuoi scrivere un articolo per Penna blu, leggi i dettagli sul guest posting su come inviare il tuo contributo.

Ti è piaciuto questo post? Condivilo sui social media o via email!

Email
Commenti
  • gelo 28 novembre 2012 at 08:31

    sono dubbioso sul discorso di King, perché suonano in modo diverso, in lingua inglese, piuttosto che nel cacofonico italiano, e quindi non è proprio la stessa cosa e il suo anatema è piuttosto diverso, tenendo conto della lingua (sua e nostra). poi non so, ho letto troppo poco in english per giudicare, ma a melodia, la differenza sull’uso è palese.
    Comunque sì, bell’articolo :)

    • Alessandro C. 28 novembre 2012 at 12:20

      Concordo appieno. Da quanto ho capito, nella lingua inglese si demonizza maggiormente il gerundio (“elements of style” docet).
      Grazie per l’apprezzamento :)

  • [...] Qualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente.   Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po’ come allacciarsi la cintura di sicurezza solo per evitare una bella multa. Questo articolo vuole spingervi a una riflessione in merito all’avverbio di modo e alla sua presunta deprecabilità.   Urge fare un piccolo passo indietro. La condanna degli avverbi deriva in primis dallo “show, don’t tell”, l’abusatissima raccomandazione che dovrebbe spronarci a rivelare cose, fatti e personaggi attraverso dialoghi e azione piuttosto che con la semplice descrizione.   L’estremizzazione di questo concetto ha portato a una scrittura sempre più cinematografica, divenuta troppo spesso asettica e poco interattiva. A pensarci bene, è proprio l’interattività a costituire la più netta differenza tra il linguaggio dei libri e quello del cinema.   Un libro lascia al lettore l’onere e il piacere di immaginare un personaggio sulla base delle peculiarità descritte dall’autore, mentre il cinema impone i suoi tempi, suoni e colori. È quest’ultimo – che piaccia o meno – il modello verso cui romanzi e racconti moderni si stanno evolvendo.   Fatta questa doverosa premessa, diventa facile comprendere per quale motivo i guru della scrittura moderna diffidino dall’utilizzare gli avverbi di modo. Questi sono generici, sintetici e a dirla tutta anche un po’ cacofonici.   Ma siamo proprio sicuri che il male sia costituito esclusivamente dall’avverbio?     Leggi tutto: http://pennablu.it/avverbi/  [...]

  • Lucia Donati 28 novembre 2012 at 11:29

    A me gli avverbi piacciono, mai demonizzati, ma, come per tutte le cose, il tutto va equilibrato con buon senso. Osservazioni interessanti e utili. Bel post.

    • Alessandro C. 28 novembre 2012 at 12:21

      Grazie Lucia. D’accordo sulla ricerca dell’equilibrio. Diciamo che un ricorso troppo frequente all’avverbio di modo rappresenta un piccolo campanello d’allarme: vuol dire che forse stiamo lasciando andare un po’ troppo la storia senza particolareggiarla abbastanza.

  • franco zoccheddu 28 novembre 2012 at 12:23

    Non vedo niente di male negli avverbi. Come con tutti gli altri elementi della proposizione non bisogna abusarne. Tutto il resto mi pare solo questione di gusti, e su quelli non c’è guro o Stephen King che tenga.

    • Alessandro C. 28 novembre 2012 at 12:25

      il problema è che “On writing” ha mandato in bad trip un sacco di gente…

      • Lucia Donati 28 novembre 2012 at 15:06

        Se uno lo prende come oro colato… La gente ha sempre bisogno di qualcuno che gli dica cosa e come fare mentre dovrebbe usare il proprio cervello.

        • Alessandro C. 28 novembre 2012 at 15:34

          Diciamo che lo scrittore alle prime armi non ha ancora sviluppato sufficienti “anticorpi” per poter interpretare la validità o meno dei consigli offerti dai professionisti.
          E’ per questo che alle guide di stile andrebbero preferiti saggi sul romanzo e sul racconto: ho apprezzato molto testi come “l’officina del racconto” e “come funzionano i romanzi”.

          • Giuliana 22 luglio 2013 at 01:28

            Molto interessanti l’articolo e gli spunti che propone.
            Secondo me anche le guide di stile sono valide, a patto che chi le legge cerchi di riflettere con la propria testa sui suggerimenti che propongono.
            Per quanto mi riguarda, ad esempio, la parte di On Writing che demonizza l’uso degli avverbi mi è stata in qualche modo utile, perché mi ha spinto a riflettere sul fatto di non esagerare nel loro utilizzo. Ma non per questo li evito del tutto, anzi.
            Concordo sul fatto che il -mente degli avverbi di modo italiani non sia così gradevole all’orecchio, mentre molto meno fastidiosi risultano gli avverbi di modo in lingua inglese, più corti e ritmicamente digeribili: vuoi mettere un “Slowly, he opened the door” con un “Lentamente, aprì la porta?”… Molto più dinamico e musicale il primo, a mio parere.
            Anch’io ho apprezzato “L’officina del racconto”.

  • Daniele Imperi 28 novembre 2012 at 12:29

    Neanche io li demonizzo, incluso il tanto odiato “improvvisamente”. Dipende dalle situazioni.

  • Alessandro C. 28 novembre 2012 at 12:32

    credo che “improvvisamente” sia il termine più usato nelle mie scene di pseudo-suspense. Se me ne vietassero l’uso mi incatenerei davanti alla sede dell’Accademia della Crusca.

  • Salomon Xeno 28 novembre 2012 at 12:45

    Il problema in italiano è che il suffisso -mente, ripetuto, suona involontariamente ridicolo. Poi io sono contro gli integralismi e penso che lo “show don’t tell” sia una delle tecniche di scrittura meno comprese degli ultimi 150 anni. E la fregatura è che te la propinano anche nel manuale più beginner di tutti, quindi non c’è scampo!
    Del resto, una valida alternativa alla camminata lenta l’aveva scoperta il Petrarca con il suo “vo mesurando i passi”. Ma nel 99% dei casi “camminava lentamente” va più che bene. Sempre che cammini veramente (!) lentamente, ovviamente…
    Bell’articolo!

  • Alessandro C. 28 novembre 2012 at 12:49

    Eggià!
    Sono completamente, infinitamente, nonfaunagrinzamente d’accordo con te.
    Grazie per il complimento :)

  • [...] Qualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente. Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po’ come allacciarsi la cintura di sicurezza solo per evitare una bella multa. Questo articolo vuole spingervi a una riflessione in merito all’avverbio di modo e alla sua presunta deprecabilità. Urge fare un piccolo passo indietro. La condanna degli avverbi deriva in primis dallo “show, don’t tell”, l’abusatissima raccomandazione che dovrebbe spronarci a rivelare cose, fatti e personaggi attraverso dialoghi e azione piuttosto che con la semplice descrizione. L’estremizzazione di questo concetto ha portato a una scrittura sempre più cinematografica, divenuta troppo spesso asettica e poco interattiva. A pensarci bene, è proprio l’interattività a costituire la più netta differenza tra il linguaggio dei libri e quello del cinema. Un libro lascia al lettore l’onere e il piacere di immaginare un personaggio sulla base delle peculiarità descritte dall’autore, mentre il cinema impone i suoi tempi, suoni e colori. È quest’ultimo – che piaccia o meno – il modello verso cui romanzi e racconti moderni si stanno evolvendo. Fatta questa doverosa premessa, diventa facile comprendere per quale motivo i guru della scrittura moderna diffidino dall’utilizzare gli avverbi di modo. Questi sono generici, sintetici e a dirla tutta anche un po’ cacofonici. Ma siamo proprio sicuri che il male sia costituito esclusivamente dall’avverbio? Leggi l'articolo originale qui:http://pennablu.it/avverbi/  [...]

  • [...] Qualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente. Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po' come …  [...]

  • [...] Qualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente. Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po' come …  [...]

  • Romina Tamerici 30 novembre 2012 at 00:34

    Ho come l’impressione che il mio post sugli avverbi non ti abbia trovato troppo d’accordo, allora! Comunque neanch’io sono dell’idea di dover demonizzare gli avverbi di modo, solo che è meglio evitarne un uso eccessivo perché creano un brutto effetto sonoro. Comunque vado a mettere subito un bel link a questo post nel mio, perché i tuoi ragionamenti sono interessanti!

    • Alessandro C. 30 novembre 2012 at 01:05

      Vedi, penso solo che il tuo post sugli avverbi tratti solo l’aspetto “cacofonico” della faccenda. Questo mi ha stimolato ad approfondire l’argomento, in quanto ritengo la questione molto più ampia. Alla fine, come ben sai, l’esporre le proprie teorie e opinioni su questo o quell’argomento deve servire da stimolo per confrontarsi e crescere, e in questo l’esperienza con il mio blog e quello altrui mi sta insegnando una marea di cose interessanti.

      • Romina Tamerici 30 novembre 2012 at 14:05

        Infatti sono proprio contenta che la discussione sia continuata e che tu abbia approfondito altri aspetti. Del resto un post non è mai in grado di completare un discorso e chiudere una questione. La cosa bella è proprio questa!

  • [...] Qualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente.   Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po’ come allacciarsi la cintura di sicurezza solo per evitare una bella multa. Questo articolo vuole spingervi a una riflessione in merito all’avverbio di modo e alla sua presunta deprecabilità.   Urge fare un piccolo passo indietro. La condanna degli avverbi deriva in primis dallo “show, don’t tell”, l’abusatissima raccomandazione che dovrebbe spronarci a rivelare cose, fatti e personaggi attraverso dialoghi e azione piuttosto che con la semplice descrizione.   L’estremizzazione di questo concetto ha portato a una scrittura sempre più cinematografica, divenuta troppo spesso asettica e poco interattiva. A pensarci bene, è proprio l’interattività a costituire la più netta differenza tra il linguaggio dei libri e quello del cinema.   Un libro lascia al lettore l’onere e il piacere di immaginare un personaggio sulla base delle peculiarità descritte dall’autore, mentre il cinema impone i suoi tempi, suoni e colori. È quest’ultimo – che piaccia o meno – il modello verso cui romanzi e racconti moderni si stanno evolvendo.   Fatta questa doverosa premessa, diventa facile comprendere per quale motivo i guru della scrittura moderna diffidino dall’utilizzare gli avverbi di modo. Questi sono generici, sintetici e a dirla tutta anche un po’ cacofonici.   Ma siamo proprio sicuri che il male sia costituito esclusivamente dall’avverbio?     Leggi tutto: http://pennablu.it/avverbi/  [...]

  • [...] Qualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente.   Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po’ come allacciarsi la cintura di sicurezza solo per evitare una bella multa. Questo articolo vuole spingervi a una riflessione in merito all’avverbio di modo e alla sua presunta deprecabilità.   Urge fare un piccolo passo indietro. La condanna degli avverbi deriva in primis dallo “show, don’t tell”, l’abusatissima raccomandazione che dovrebbe spronarci a rivelare cose, fatti e personaggi attraverso dialoghi e azione piuttosto che con la semplice descrizione.   L’estremizzazione di questo concetto ha portato a una scrittura sempre più cinematografica, divenuta troppo spesso asettica e poco interattiva. A pensarci bene, è proprio l’interattività a costituire la più netta differenza tra il linguaggio dei libri e quello del cinema.   Un libro lascia al lettore l’onere e il piacere di immaginare un personaggio sulla base delle peculiarità descritte dall’autore, mentre il cinema impone i suoi tempi, suoni e colori. È quest’ultimo – che piaccia o meno – il modello verso cui romanzi e racconti moderni si stanno evolvendo.   Fatta questa doverosa premessa, diventa facile comprendere per quale motivo i guru della scrittura moderna diffidino dall’utilizzare gli avverbi di modo. Questi sono generici, sintetici e a dirla tutta anche un po’ cacofonici.   Ma siamo proprio sicuri che il male sia costituito esclusivamente dall’avverbio?   Leggi l'articolo originale qui:http://pennablu.it/avverbi/  [...]

  • Il meglio del 2012 31 dicembre 2012 at 05:02

    [...] L’uso degli avverbi nella scrittura: un’interessante discussione su come e quando usare gli avverbi in narrativa. [...]

  • [...] Qualunque aspirante scrittore che abbia sfogliato un manuale di scrittura moderna avrà notato una vera e propria demonizzazione degli avverbi con suffisso -mente. Obbedire a una regola senza comprenderne la reale finalità è un po’ come allacciarsi la cintura di sicurezza solo per evitare una bella multa. Questo articolo vuole spingervi a una riflessione in merito all’avverbio di modo e alla sua presunta deprecabilità. Urge fare un piccolo passo indietro. La condanna degli avverbi deriva in primis dallo “show, don’t tell”, l’abusatissima raccomandazione che dovrebbe spronarci a rivelare cose, fatti e personaggi attraverso dialoghi e azione piuttosto che con la semplice descrizione. L’estremizzazione di questo concetto ha portato a una scrittura sempre più cinematografica, divenuta troppo spesso asettica e poco interattiva. A pensarci bene, è proprio l’interattività a costituire la più netta differenza tra il linguaggio dei libri e quello del cinema. Un libro lascia al lettore l’onere e il piacere di immaginare un personaggio sulla base delle peculiarità descritte dall’autore, mentre il cinema impone i suoi tempi, suoni e colori. È quest’ultimo – che piaccia o meno – il modello verso cui romanzi e racconti moderni si stanno evolvendo. Fatta questa doverosa premessa, diventa facile comprendere per quale motivo i guru della scrittura moderna diffidino dall’utilizzare gli avverbi di modo. Questi sono generici, sintetici e a dirla tutta anche un po’ cacofonici. Ma siamo proprio sicuri che il male sia costituito esclusivamente dall’avverbio? Leggi tutto: http://pennablu.it/avverbi/  [...]

  • Enzo 1 luglio 2013 at 14:12

    Daniele,
    ti giuro, stavo risalendo alla tua homepage per individuare la tua mail e scriverti per chiedere di questo enunciato quasi sacro:
    “nello scrivere no bisogna inserire gli avverbi in …mente”.
    Ma poi la funzione “cerca” mi è apparsa, e tra lo scetttico ed il curioso, ho avviato una ricerca: ‘avverbi’.
    Ho trovato questo post, scritto egregiamente bene, ma ti forza a dire:
    “Non capisco ma mi adeguo” O_0.
    Poi, mi ha catturato un’altra dichiarazione
    (La solitudine dei numeri primi, …[cut]…il libro di Paolo Giordano ha vinto il Premio Strega e il Campiello.)

    (Lo stesso Stephen King, …[cut]…potersi permettere di impartire lezioni di scrittura.)
    Illuminante!
    Mi consenti un latinismo?
    ‘In medio stat virtus’.
    Direi che è sempre vero, no?

    • Daniele Imperi 1 luglio 2013 at 14:30

      Certo, Enzo, dipende secondo me da come li usi. Calcola che troppi avverbi in “mente” vicini causano rime antipatiche, anche.

  • Fammi conoscere la tua opinione sul post

© 2010 - 2014 Penna blu - Ideazione e web design di Daniele Imperi - Torna su