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Cosa sapere prima di spedire un manoscritto a un editore

Cosa sapere prima di spedire un manoscritto a un editore

È ancora possibile guardare alle grandi case editrici per il nostro primo romanzo?

Se lo è chiesto Vanni Santoni nel suo articolo “Le grandi case editrici hanno smesso di puntare sugli esordi?”.

Ha intervistato 6 editor di case editrici famose e io ho citato qui alcune loro frasi che possono servire da guida per capire come pubblicare con un grande editore.

L’importanza del primo libro pubblicato

[…] il primo libro di un autore lo definisce, sempre.
Carlo Carabba, Editor-in-chief Narrativa Italiana Mondadori

Questa, anche se con parole diverse, fu la notizia “brutta” che ricevette Stephen King quando il suo editor gli comunicò che avrebbero pubblicato il suo primo romanzo (Carrie, 1974), come si legge nella sua autobiografia On Writing: sarai considerato dai lettori come uno scrittore di horror.

E la stessa cosa non è successa, quasi un secolo e mezzo prima, a Edgar Allan Poe? Il suo primo racconto fu una storia horror, “Metzengerstein”, pubblicata sul «Saturday Courier» il 14 gennaio 1832. Poe non è forse conosciuto come il Maestro dell’Orrore? Eppure Poe non ha scritto soltanto racconti horror. Poesie, articoli, saggi e recensioni a parte, le storie dell’orrore rappresentano soltanto un terzo della sua produzione di racconti.

Un anno e mezzo fa riflettevo su quale storia pubblicare come primo romanzo: io ho scelto un romanzo di fantascienza. D’accordo, è passato un bel po’ di tempo e io sono ancora qui a tentare di scrivere quella storia, ma questo è un altro discorso.

La fantascienza mi identifica come lettore e probabile scrittore? Forse sì, forse no. Però, se e quando avverrà, il mio primo romanzo pubblicato sarà un romanzo di fantascienza. Se poi questo mi definirà come scrittore, vorrà dire che me ne farò una ragione, che conviverò con quella definizione.

Pensate però a queste due possibilità:

  1. un autore pubblica come primo romanzo una storia di fantascienza e poi un romanzo mainstream
  2. un autore pubblica come primo romanzo una storia mainstream e poi un romanzo di fantascienza

Quale delle due vi lascia più perplessi?

A me la seconda.

Punti di vista, ovviamente. Ma pensate bene a quale dovrà essere il vostro romanzo d’esordio, perché l’esordio è irreversibile: non potrete pubblicare un secondo romanzo d’esordio.

Domanda: quale sarà (o qual è stato) il vostro primo romanzo pubblicato che vi definirà (o vi ha già definito) come scrittori?

Autori esordienti allo sbaraglio

[…] ormai è sempre più raro che un esordiente consapevole si metta a mandare manoscritti a casaccio: cercherà prima un contatto diretto con l’editor, magari collaborando con riviste, oppure si rivolgerà a un’agenzia, o entrambe le cose.
Antonio Franchini, Direttore Editoriale Giunti

Quando le case editrici si contavano sulla punta delle dita di una mano, era normale che un autore inviasse il suo manoscritto all’editore più grande. Comunque aveva una scelta limitata, che in un certo senso semplificava le cose.

Oggi, sia con il grande aumento del numero di case editrici sia con la nascita di tanti generi e sottogeneri letterari, un “autore consapevole” fa una cernita. La scelta della casa editrice è un passo decisivo, perché sparare nel mucchio ci farà solo perdere tempo.

  1. Ci sono autori che si lamentano di non ricevere mai risposte dagli editori.
  2. Ci sono editori che si lamentano che gli autori non leggono le linee guida.

C’è un problema di comunicabilità (semicitazione che pochi coglieranno).

L’autore consapevole non è un esordiente allo sbaraglio, ma un autore che come minimo ha preso informazioni sulla casa editrice (oggi esiste internet, anche se a qualcuno sfugge).

Oggi non spedirei mai un mio manoscritto a una casa editrice di cui non ho mai letto almeno un libro. Oggi seguirei quella piccola guida che ho scritto qualche mese fa, sui motivi che mi allontanano da un editore. Ma non basta.

Come avere un contatto diretto con un editor importante? Non ne ho la più pallida idea. Penso che mi rivolgerò a un’agenzia letteraria.

Domanda: siete autori consapevoli o esordienti allo sbaraglio?

Blog e self-publishing non aiutano

[…] l’unico criterio valido torna a essere la valutazione del testo: l’epoca in cui si andavano a cercare esordienti tra i blogger di successo è decisamente finita. Né il self-publishing mi pare una buona fonte.
Gianluca Foglia, Direttore Editoriale Feltrinelli

Il self publishing per lo scouting non funziona.
Nicola Lagioia, Editor Narrativa Minimum Fax

Come giudicare queste parole?

Iniziamo dai blogger. Essere un blogger di successo non significa essere automaticamente un bravo scrittore. Avere un blog e scrivere un libro sono due cose diverse. Anche perché che cosa potrebbe spingere una casa editrice a cercare nuovi autori fra i blogger di successo?

Il pubblico garantito.

Non so perché sia finita quell’epoca né quando sia iniziata. Forse, a conti fatti, non ci sono più state buone vendite? Forse il blogger non ha scritto altri libri oltre al primo?

Io, se fossi un editore, cercherei nuovi autori fra i blogger di autori emergenti: è lì che ti rendi conto di cosa scrive un blogger e di come scrive (se, ovviamente, ha pensato bene di pubblicare racconti nel blog).

Passiamo al self-publishing. Perché non funziona per lo scouting?

Tempo fa ho parlato della meravigliosa avventura di Andy Weir, che ha sfondato con il self-publishing. È l’autore del romanzo di fantascienza The Martian, diventato un film con Matt Damon. Andy aveva pubblicato quel romanzo a puntate sul suo blog e poi in ebook su Amazon. E è stato notato.

In Italia abbiamo un caso simile (che è anche uno dei lettori di questo blog): Martin Rua. Ha iniziato a pubblicare dei romanzi in self-publishing su Amazon e è stato notato dalla Newton&Compton. E adesso pubblica con loro.

Ma allora perché blog e self-publishing non aiutano? Forse perché i casi sono rari. O forse perché quei due editor (di Feltrinelli e Minimum Fax) hanno standard qualitativi diversi.

Domanda: siete stati notati da un editore grazie al vostro blog o a ebook pubblicati in self-publishing?

Scrivere sulle riviste (letterarie e non)

[…] è naturale che diventi più importante avere un agente e scrivere su riviste per far girare il nome tra gli addetti ai lavori. Le riviste sono da sempre il punto di riferimento principale per lo scouting ma a patto, appunto, che siano vere riviste: ovvero che ci sia un filtro.
Nicola Lagioia, Editor Narrativa Minimum Fax

Se esiste ancora una “società letteraria”, è certamente sulle riviste letterarie, e infatti le consultiamo tutte regolarmente alla ricerca di potenziali nuovi autori.
Paolo Repetti, Direttore Editoriale Einaudi Stile Libero

Questo è interessante e dovrebbe attirare l’attenzione di quanti vogliano iniziare a pubblicare. La scorsa settimana, sul blog di Salvatore, abbiamo letto qualcosa su come vendere racconti a una rivista.

Ma quali riviste? Come per le case editrici, bisogna saperle scegliere, in base a ciò che pubblicano. Le riviste non letterarie, a quanto pare, hanno un pubblico femminile di riferimento, quindi dovreste scrivere per quel pubblico. E per me non c’è spazio in questo contesto.

Dunque Einaudi e Minimum Fax cercano autori sulle riviste letterarie. Buono a sapersi.

Ho sempre sognato di poter scrivere racconti per una rivista letteraria e ho invidiato gli autori di un tempo che pubblicavano romanzi a puntate sulle riviste.

Domanda: avete già pubblicato racconti con una rivista?

Riviste letterarie italiane

Questo è solo un elenco parziale delle riviste letterarie in Italia. Ho scartato quelle che non avevano più un sito attivo, che avevano pubblicato l’ultima volta nel 2013, che chiedevano soldi per acquistare il libro che ti avrebbero pubblicato, che cercavano contributi gratuiti (noi non stiamo giocando), che avevano un sito che faceva rabbrividire e quelle di cui non capivo cosa pubblicassero.

Buona fortuna.

80 Commenti

  1. Salvatore
    18 maggio 2017 alle 06:23 Rispondi

    Grazie per la citazione, Daniele. Per quanto riguarda le riviste, Lettore di Fantasia è poco al di sopra di una fanzine e, senza che nessuno si offenda, non credo che gli editor citati nell’articolo si riferissero ad essa. Stessa cosa si può quasi dire per Writer Magazine, nella quale se non sbaglio per essere pubblicato o per partecipare a uno dei loro numerosi concorsi devi pure pagare. L’indice, a cui sono abbonato, è certamente una di quelle riviste letterarie su cui fa riferimento la società letteraria ma non pubblica racconti. Al massimo si potrebbe tentare di farsi pubblicare un articolo, ma non è la stessa cosa. Lettera Internazionale, come avevo già detto nel mio articolo, non esce più dal 2014. Gli altri non li conosco a sufficienza per esprimere un giudizio. Credo comunque che molti degli editor di cui sopra si riferissero a magazine online come Nazione Indiana, Minima et Moralia, e simili.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:14 Rispondi

      Lettore di Fantasia però paga. Che ti notino o meno, se ti accettano il racconto te lo pagano 3,5 euro a cartella (da loro la cartella è di 1250 caratteri).
      Writer Magazine: pagare? Io ho partecipato e non ho pagato nulla. Ci sono alcuni concorsi riservati agli abbonati.
      L’indice, grazie, allora lo cancello dalla lista.
      Lettera Internazionale: m’era sfuggito, cancello anche quella.
      Nazione Indiana e Minima et Moralia pubblicano racconti? Fra le categorie di Nazione Indiana non si capisce nulla.
      Minima et Moralia: ho visto che nel sito pubblicano racconti. Ma non c’è scritto da nessuna parte come poter inviarli.

      • Salvatore
        18 maggio 2017 alle 16:58 Rispondi

        Vero, Lettore di fantasia paga i racconti, ma il focus del tuo post era “farsi notare dagli editor”. Su Writers Magazine probabilmente ricordo male. Sia Nazione indiana che Minima et Moralia pubblicano racconti, ma si viene scelti per cooptazione (devi conoscere qualcuno).

        • Daniele Imperi
          19 maggio 2017 alle 07:15 Rispondi

          Sì, il focus è farsi notare dagli editor, ma in quel punto si parlava di come farsi notare scrivendo in una rivista letteraria.
          Se per scriverci devi conoscere qualcuno, allora tutta questa serietà io non la vedo.

          • Alessia Savi
            20 maggio 2017 alle 10:33 Rispondi

            Per Writers Magazine si paga per partecipare ai concorsi: non mi risulta che si paghi per la pubblicazione in rivista. E’ ancora della Delos, vero?

            • Daniele Imperi
              20 maggio 2017 alle 11:04 Rispondi

              Di quali concorsi stiamo parlando? Io ho partecipato a 4 e non ho pagato nulla, erano selezioni per 365 storie sulla fine del mondo, 365 storie d’amore, 365 storie di Natale e uno spinoff sulla saga di Mondo9 di Dario Tonani.

  2. azzurropillin
    18 maggio 2017 alle 07:29 Rispondi

    Riguardo al romanzo d’esordio, da quello che ho capito si può esordire anche al terzo o quarto libro. Insomma, esordisci solo quando stai pubblicando con un grosso editore in cartaceo, tutto quello che hai fatto prima, soprattutto se in self o solo in digitale, non conta. (Mi viene in mente il caso di Chiara Parenti che ha scritto tre romanzi in ebook di grandissimo successo con Rizzoli, ma il romanzo uscito in libreria aveva una fascetta che lo lanciava come romanzo d’esordio).

    Non credo nemmeno che sia morta la pratica di portare autori dal web all’editoria, penso ai casi di “Notti in bianco, baci a colazione” di Matteo Bussola, a “Le mamme ribelli non hanno paura” di Giada Sundas, “Tempi duri per i romantici” di Tommaso Fusari. E chissà quanti altri casi di cui non sono a conoscenza.

    Confermo che gli editori sono attenti ai racconti. Quando nel 2012 ho vinto il concorso “Subway letteratura” sono stata contattata da un editor di Mondadori per sapere se avessi un romanzo nel cassetto (all’epoca non l’avevo e ho perso l’occasione).

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:20 Rispondi

      Esordire ha un significato preciso, quindi non si può esordire tante volte. Al limite uno che ha sempre scritto gialli esordisce nella fantascienza.
      Riguardo al secondo punto, credo che quello sia solo il pensiero di quell’editor e di quella casa editrice.
      Quei libri che citi che storia hanno? Gli editori hanno scovato gli autori nei loro blog? Ho cercato quei 3 autori e non ho trovato né un loro sito né un loro blog.
      Editori attenti ai racconti: quali? Quelli pubblicati per i concorsi?

      • Kukuviza
        18 maggio 2017 alle 12:33 Rispondi

        So che la seguitissima blogger Machedavvero ha fatto un libro (non romanzo) dopo che era stata contattata mi pare da Mondadori perché aveva grande seguito sul suo blog. In seguito ha fatto anche un altro libro, romanzo, se non sbaglio con Rizzoli.
        PS: c’è una lettera sbagliata nel cognome dell’attore Matt.

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2017 alle 12:42 Rispondi

          Sì, ho letto di quella donna. Un caso su quanti?
          Però mi sembra di ricordarne anche un’altra, ma non sono riuscito a trovarla.
          Grazie per la lettera di Matt, ho trasformato quel poveraccio in un demone :D

          • Kukuviza
            18 maggio 2017 alle 13:16 Rispondi

            Sì probabilmente i casi non sono molti; mi ricordo la professoressa Antonella Landi che ha fatto qualche libro dopo il blog. Poi devono esserci stati libri di alcuni blogger che parlavano delle loro disavventure da commessi o impiegati (o simili). Quelli che mi vengono in mente comunque non hanno scritto romanzi. Anzi, mi viene in mente una che si chiamava Pulsatilla e che è stata scoperta sul blog e mi pare faccia (faceva?) romanzi. Comunque, hai ragione, i casi sono molto pochi anche se mi chiedo perché. Agli editori interessa moltissimo il pubblico e se un blogger ha pubblico dovrebbe riuscire a pubblicare. Secondo me, Daniele, tu dovresti buttarti e proporti a una casa ed. Ecco, forse lo hai già fatto e io non lo sapevo e me ne vengo fuori con questa uscita..

            • Daniele Imperi
              18 maggio 2017 alle 14:10 Rispondi

              Pulsatilla non m’è nuovo come nome…
              Per propormi a una casa editrice devo avere pronto un romanzo, ma non ce l’ho :D
              Ho finito però un racconto lungo, che devo revisionare e che proporrò.

      • azzurropillin
        18 maggio 2017 alle 13:56 Rispondi

        I casi che ho citato sono tutti autori di pagine Facebook con un grandissimo seguito.
        Matteo Bussola ha iniziato scrivendo una lettera aperta a Fedez (un rapper italiano) da parte della figlia. il post è diventato “virale”… al momento è seguito da 72 mila persone su fb.
        Tommaso Fusari scriveva d’amore sulla sua pagina fb, e ha appena pubblicato per Mondadori. http://www.ilmomentodiscrivere.org/amore-intervista-tommaso-fusari/
        Giada Sundas scrive di maternità sulla sua pagina fb, al momento è seguita da 18 mila persone.
        Ho dimenticato di citare Enrica Tesio, autrice Mondadori venuta dal blog tiasmo (24 mila follower). Dal libro “La verità vi spiego sull’amore” hanno tratto un film di recente

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2017 alle 14:11 Rispondi

          Tutti su Facebook, insomma, non c’è proprio speranza per me, che non sono su FB né su Youtube :D

    • luisa
      18 maggio 2017 alle 12:58 Rispondi

      Ciao Azzurra… saperlo… si poteva aprire il cassetto di qualche amico/a scrittore è così difficile avere il contatto con una casa editrice… :-)

  3. Nuccio
    18 maggio 2017 alle 08:49 Rispondi

    O voi ch’entrate non v’illudete. Un caso eccezionale si può sempre verificare, ma, se non avete conoscenze nell’ambiente, letterario, giornalistico o editoriale, non v’illudete. Nessuno verrà a trovarvi né a proporvi nulla. Nessuno rischia per il gusto di farlo. Se avete un buon “elettorato”, invece, vedrete come vi seguono. Andate a vedere caso per caso e troverete l’aggancio. Non per scoraggiare nessuno. Infatti uno su un milione può trovarsi, ma è come in una lotteria o nel gratta e vinci. Ciao a tutti.

    • Elena
      18 maggio 2017 alle 09:09 Rispondi

      Sono d’accordo Nuccio. Ma è un’amara verità

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:21 Rispondi

      Concordo. Basti vedere come sono subito pronti a pubblicare libri di politici.

  4. Chiara Mazza
    18 maggio 2017 alle 08:57 Rispondi

    Al link qui sotto c’è una lista di riviste letterarie che mi sembra interessante:
    http://www.illibraio.it/giovani-riviste-letterarie-cartacee-digitali-online-168423/
    Non cita nessuna di quelle che citi tu, ma perché credo che tu con “rivista letteraria” intendi una rivista che pubblica racconti, mentre nell’articolo intendono una rivista di critica e dibattito letterario.
    L’articolo di Vanni Santoni è molto interessante, comunque.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:23 Rispondi

      Le riviste che cita Il Librario sono straniere, che ce ne facciamo? Nulla :)
      Io intendo una rivista letteraria e basta, ma non può pubblicare solo racconti, altrimenti sarebbe un’antologia di racconti e non una rivista letteraria.

      • Chiara Mazza
        18 maggio 2017 alle 11:54 Rispondi

        No scusa, sono io che ho sbagliato a postare il link…
        Quello buono, che intendevo, è questo: http://www.illibraio.it/riviste-letterarie-inchiesta-376905/

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2017 alle 12:17 Rispondi

          Lo straniero ha cessato le pubblicazioni.
          Nuovi argomenti ti invita a inviare il tuo inedito, ma non specifica cosa, se articoli o racconto o cos’altro, e non dice se paga o meno.
          Altri animali cerca racconti, ma non dice se paga o meno.
          In tutte le altre menzionate nell’articolo non ho trovato nessuna indicazione per pubblicare racconti.
          Insomma, in Italia a riviste letterarie siamo messi davvero male :)

  5. Elena
    18 maggio 2017 alle 09:11 Rispondi

    L’idea della rivista letteraria è molto buona, grazie per questo elenco così come “enendato” da Salvatore. Proverò. Per l’esordio è tardi ma fortunatamente nel mio romanzo di formazione mi ci ritrovo perfettamente.
    Per fortuna.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:24 Rispondi

      Io faccio ancora in tempo a esordire :D

      • Elena Ferro
        18 maggio 2017 alle 14:58 Rispondi

        Dai che aspettiamo con ansia il primogenito.

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2017 alle 15:07 Rispondi

          Sto scrivendo con ansia :D

  6. Roberto
    18 maggio 2017 alle 09:37 Rispondi

    Il mio primo lavoro è un thriller soprannaturale. Per il resto, apprezzo tutto ma non saprei proprio da dove cominciare…

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:24 Rispondi

      In che senso non sai da dove cominciare?

      • Roberto
        18 maggio 2017 alle 21:42 Rispondi

        Non saprei da dove cominciare a proporre il mio prodotto… Mi sento come schiacciato da questi “colossi” dell’editoria e, a sentire i commenti, è miracoloso arrivarci. Dopo aver collaborato con un editor, al mio primo lavoro, ho le idee un tantino più chiare. Ho, se non altro, un lavoro in cui credo. Ma se dovessi cominciare a scegliere una casa editrice, presentarmi, ecc… non lo so.

        • Daniele Imperi
          19 maggio 2017 alle 07:16 Rispondi

          Per scegliere una casa editrice devi conoscere bene il suo catalogo e vedere se la tua opera si può inserire in quel catalogo.

          • Roberto
            20 maggio 2017 alle 13:57 Rispondi

            Sì, infatti. Cercherò di darmi da fare, magare consigliato dall’editor.

  7. Andrea
    18 maggio 2017 alle 09:44 Rispondi

    Dobbiamo diventare tutti youtuber di successo, questa è la strada :)

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:24 Rispondi

      Allora metto da parte le mie velleità di fare lo scrittore :D

      • luisa
        18 maggio 2017 alle 12:54 Rispondi

        Cito questa frase non mia “sono una dilettante professionista”
        Bisogna un pò ridere di se stessi per affrontare tante esperienze diverse,ognuno porta la sua “verità”

    • luisa
      18 maggio 2017 alle 13:04 Rispondi

      Youtube E’ una realtà che non si può trascurare,vecchio paradigma: fare piccoli passi e nel tempo farsi conoscere, nuovo paradigma: prima ti fai conoscere e poi proponi ciò che sai fare

      • Daniele Imperi
        18 maggio 2017 alle 13:07 Rispondi

        Youtube lo trascuro invece. Odio essere fotografato e ancor di più ripreso da una telecamera. Non se ne parla proprio :)

  8. samanta giambarresi
    18 maggio 2017 alle 11:27 Rispondi

    I miei primi due romanzi sono storici. Mi sa che qualcuno, pur non avendo letto i due libri, mi avrà classificata come una noiosa.
    Non punto più sulla grande casa editrice, non so perché, preferisco quella con cui sto pubblicando adesso, piccola, giovane, ma con tanta voglia di crescere!

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 11:32 Rispondi

      L’importante è che ti trovi bene :)

    • von Moltke
      18 maggio 2017 alle 14:08 Rispondi

      Non io, di sicuro! Sono fra quelli che mi piace più scrivere (e leggere!!!!!).

  9. Fabio
    18 maggio 2017 alle 12:57 Rispondi

    Salve, ho sempre coltivato il sogno di poter pubblicare una storia a puntate, se così vogliamo chiamarla, e le riviste sono appunto lo sbocco migliore (forse unico) per raggiungere tale fine. Ma non ho ben capito come funge, cioè, io invio cosa alla rivista? Un anticipo di trama? Tutta la storia? Un libro intero scritto e rivisto da me e se piace loro penseranno a “spezzettarlo” nelle varie riviste? Ma forse la domanda migliore è: secondo voi accetteranno mai di pubblicare una storia di un autore esordiente e sconosciuto, senza blog e senza alcun seguito?
    p.s. troppe domande lo so :P

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 13:02 Rispondi

      Se avessi una risposta, te la darei volentieri. Ho sempre pensato alle riviste letterarie come quelle americane, di cui ho letto nelle biografie di tanti scrittori, ma credo che le nostrane siano totalmente diverse.

  10. luisa
    18 maggio 2017 alle 13:07 Rispondi

    Ciao Daniele youtube è una delle tanti strade e ognuno sceglie la sua “Non arriva chi corre e neanche chi va piano, arriva chi non smette di camminare” e mi sembra che tu cammini sempre

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 13:07 Rispondi

      Io cammino in campagna e in montagna, ma in editoria ancora no :D

  11. luisa
    18 maggio 2017 alle 13:09 Rispondi

    Tante (se ci fosse la possibilità di modificare i post)

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 13:10 Rispondi

      Modificare il commento? No, non è possibile, ma di’ pure a me e lo modifico io.

  12. Amanda Melling
    18 maggio 2017 alle 15:30 Rispondi

    Questa storia del fare i blogger per avere successo e poi pubblicare, o auto pubblicarsi e fare marketing geniale per scalare le classifiche è un po’ sfuggita di mano. Una volta c’erano le ragazzine che volevano “fare” miss Italia, adesso ci sono le fashion blogger. Succede che fiorisca una Chiara Ferragni, succede che facciano un film da un romanzo nato da una strada non tradizionale, ma come succede anche di morire sotto a un treno o vincere la lotteria, su quello uno non ci basa la vita, se è sano di mente. Quindi la risposta è sempre solo una: farsi il c. Bisogna fare la gavetta, è inutile girarci intorno. Anche se poi quando ce la fai dopo tanta fatica pensano che sei il primo arrivato, e se hai successo che hai scritto solo m**** (altrimenti non avresti avuto successo).

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 15:38 Rispondi

      È quello che dico sempre: il fatto che una blogger che scrive di moda abbia avuto successo, non significa che tutte possano fare altrettanto. È una legge non scritta della natura: non possono esistere 10 blogger di successo che parlano dello stesso argomento.
      Bisogna partire dalla gavetta, proprio come hai detto.
      E comunque quella Ferragni non sa neanche parlare :D

    • azzurropillin
      18 maggio 2017 alle 16:00 Rispondi

      Io non vedo contraddizione tra fare la blogger/autopubblicare e farsi il c***. Pubblicare contenuti su un blog /autopubblicare per me equivale a farsi il c.

      • Amanda Melling
        18 maggio 2017 alle 16:17 Rispondi

        No perché a meno che ci sia un incremento vistoso, i post come blogger, o le foto su instagram, rimangono dello stesso valore della chiacchiera degli ubriaconi al bar. Fare la gavetta vuol dire scrivere articoli nelle riviste letterarie, partecipare a concorsi letterari, fare recensioni, articoli su riviste cartacee, farsi conoscere e rispettare piano piano. E con l’esperienza e le capacità, prima o poi, si prende la strada giusta. Auto pubblicarsi sperando di avere successo non è gavetta, anzi, è provare direttamente a saltarla.

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2017 alle 16:19 Rispondi

          Be’, dipende dagli articoli che scrivi nel blog. Non tutti i post sono chiacchiere da ubriaconi da bar.
          Non vedo comunque un blog come una gavetta per arrivare a pubblicare un romanzo con un grande editore.

  13. Amanda Melling
    18 maggio 2017 alle 16:24 Rispondi

    Ne vedo molti con post sgrammaticati, o con pagine fb che pubblicano video terribili. Ovviamente non mi riferisco a blog letterari estremamente curati, come questo, ad esempio. Mi riferivo al fattore personal branding, non funziona. Quello che scrivi occupa solo il tuo tempo, che puoi ad esempio utilizzare per provare ad entrare in una redazione di qualche giornale, se sei veramente capace.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2017 alle 16:35 Rispondi

      Post sgrammaticati, ma anche post che non dicono niente. Il web è bello perché è vario.
      Facebook non lo prendo proprio in considerazione. E comunque, a quanto ho visto, quei 3 libri pubblicati dopo che gli autori hanno scritto post su Facebook sono abbastanza particolari. Quindi bisogna anche e soprattutto considerare che genere di libro siamo portati a scrivere.

  14. Rodolfo
    18 maggio 2017 alle 16:55 Rispondi

    Gran bell’articolo, complimenti. Mi voglio però soffermare sul fatto che secondo La Gioia (con cui ho lavorato anni fa… ottimo editore, come scrittore un po’ meno, che però purtroppo non riesce a comprendere le tecniche e le strategie di marketing editoriali di oggi) Blog e self-publishing non aiutano. Non aiutano? Cioè secondo lui avere un PUBBLICO, gente che segue l’autore e che lo apprezzo o che, col Self Publishing, ha già acquistato i suoi libri non aiuterebbe?

    Peccato che anche le grandi case editrici (Mondadori in primis) lo abbiano compreso e che stiano iniziando a pubblicare libri di autori che hanno un pubblico sul Web. Non solo degli youtuber (con libri dalla qualità molto opinabile) ma anche, solo per fare un esempio, di Marco Montemagno.

    Ciao a tutti.

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2017 alle 07:12 Rispondi

      Grazie. Forse quell’editor si riferiva ai romanzi. Tutti questi personaggi con un pubblico non hanno pubblicato romanzi. Ho letto anche delle recensioni e alcuni libri non sono altro che una raccolta di post scritti su Facebook.

      • Kukuviza
        19 maggio 2017 alle 14:28 Rispondi

        Probabilmente con la narrativa è più difficile costruirsi il pubblico. Però visto che il tuo blog è molto seguito e che tu hai postato diversi racconti così da far vedere il tuo stile, penso che quando pubblicherai avrai un certo seguito. Almeno questa è la mia impressione.
        Tempo fa dicevi che volevi provare anche l’autopubblicazione: potresti fare un esperimento con un libro di racconti.

        • Daniele Imperi
          19 maggio 2017 alle 14:37 Rispondi

          Anche per me è più difficile. Se scrivi in un blog di un problema diffuso, ecco che piano piano arriva un tuo pubblico e, se cresce, la casa editrice ti nota e ti propone di scrivere un libro. Ma succede anche se pubblichi racconti?
          Per fare un libro di racconti devi prima scrivere almeno una decina di racconti, che io non ho :D

          • Kukuviza
            19 maggio 2017 alle 14:39 Rispondi

            Come non hai?? Intendi oltre a tutti quelli che hai già pubblicato qui?

            • Daniele Imperi
              19 maggio 2017 alle 14:46 Rispondi

              Qui c’è poco più della metà dei racconti che ho scritto, ma quelli che non ho messo non sono pubblicabili neanche nel blog :D

              • Rodolfo
                22 maggio 2017 alle 15:31 Rispondi

                Per quanto riguarda un blog di uno scrittore di romanzi o di racconti, bisogna farsi due domande:

                a) Chi è il mio pubblico? A chi voglio parlare? Perché si ha sempre un pubblico: un appassionato di temi noir non è lo stesso di chi ama i romanzi rosa

                b) Di che cosa voglio parlare?

                Perché tante, troppe, volte, vedo blog di scrittori e, più che ai lettori, sembrano vogliano parlare ai “colleghi” scrittori. Post su post sulle raffinate tecniche narrative, per esempio. Ma a un lettore, gliene importa veramente qualcosa?

                Facciamo qualche esempio. Se io fossi un romanziere e avessi scritto libri ambientati, ad esempio, in Sudamerica, inizierei a parlare di quei luoghi da un punto di vista culturale, sociale, ecc; se invece scrivessi romanzi noir inizierei a parlare dei più recenti/famosi fatti di cronaca.

                Insomma, non parlerei ogni cinque minuti di quanto è bello il mio libro… ma di fatti, eventi, località, ecc collegate ai miei romanzi.

                Quindi, a mio parere, anche chi scrive romanzi e racconti può crearsi il proprio pubblico (che sia su Facebook, sul Blog, sulla propria mailing list, ha un’importanza relativa).

                • Daniele Imperi
                  22 maggio 2017 alle 15:43 Rispondi

                  Hai ragione, ma io non so chi sia il pubblico. Qui nel blog ci sono racconti di vari generi, anche se ne prediligo alcuni.
                  Non sei l’unico che sostiene che bisogna parlare dei temi delle nostre storie, ma secondo me non è la giusta strategia.
                  A me il noir piace, ma non leggerei mai di fatti di cronaca.
                  E poi quali sono i temi delle mie storie? Sono così tanti che non potrei farci un blog. Ma anche se fossero pochi, non ce lo farei lo stesso.

                  • Rodolfo
                    22 maggio 2017 alle 16:19 Rispondi

                    Nel tuo caso è sicuramente più complicato, ma comunque fattibile. Io, al tuo posto, dividerei il blog in macro-categorie (come stai già facendo, in parte; ci sono gli articoli più dedicati al marketing editoriale e al blogging e poi quelli invece di te come scrittore).

                    Una piccola precisazione: quando parlavo di “fatti di cronaca” se scrivi libri noir, non intendevo di fare del giornalismo di cronaca. Ma cercare di collegare i temi del tuo romanzo a un fatto di cronaca (molti blogger americani lo fanno in maniera stupenda secondo me).

                    Questa è la mia opinione :) Ciao.

  15. Amanda Melling
    18 maggio 2017 alle 19:02 Rispondi

    Purtroppo non posso entrare in particolari per questioni di privacy, ma se così ha detto ha perfettamente ragione, non aiuta. Ma solo chi pubblica, chi entra in contatto con i numeri capisce le dinamiche. Conosco persone che sono seguite da centinaia di migliaia di persone sul web, e poi vendono decine di copie. Per vendere, le dinamiche sono altre.

  16. Chiara (Appunti a Margine)
    19 maggio 2017 alle 09:37 Rispondi

    è vero che il primo libro di un autore tende a catalogare quest’ultimo come appartenente a un determinato genere. Devo dire che comprendo gli editori, su questo punto, perché la gente comune (vedi lettori) tende a voler essere fidelizzata, e non si fida del cambiamento. Per esempio, l’autore Maurizio De Giovanni, giallista, ha appena pubblicato un nuovo romanzo stile Dan Brown. Le recensioni presentano punteggi bassissimi. Io non ho letto il libro, ma mi domando: è davvero peggiore degli altri, oppure il lettore si aspettava qualcosa di diverso? Anche con “Il seggio vacante” era successa la stessa cosa (a me non era dispiaciuto) tant’è che poi la Rowling, per i suoi gialli, ha scelto lo pseudonimo di Robert Galbaraith.
    Poi, per carità, esistono anche le eccezioni: Gianni Biondillo, per dire, scrive gialli ma anche tanti saggi di socio-urbanistica, e il suo ultimo libro è un romanzo storico ambientato ai tempi della prima guerra mondiale, e ha una media di 4,5 stelline.

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2017 alle 09:50 Rispondi

      Sulle stelline di Amazon & Co. parlerò a breve :)
      Forse è vero che la gente non ama il cambiamento, ma è anche vero che ogni autore deve seguire la propria strada e aprire altre strade, se questo è ciò che vuole.

      • Kukuviza
        19 maggio 2017 alle 14:24 Rispondi

        Le stelline di Amazon, almeno per i libri, andrebbero abolite! Comunque se poi si leggono i commenti di quelli che le mettono, si capisce subito se quelle stelline hanno o meno un senso.

        • Daniele Imperi
          19 maggio 2017 alle 14:35 Rispondi

          Sì, infatti alcuni mettono 1 stella solo perché hanno ricevuto il pacco in ritardo o il libro sbagliato, ecc.

          • Kukuviza
            19 maggio 2017 alle 14:39 Rispondi

            Vero. Poi io diffido anche delle 5 stelle con commento:”Bellissimo! Si legge tt di 1 fiato. Personaggi fantastici, non me ne potevo staccare l’ho letto in 4 ore”

            • Daniele Imperi
              19 maggio 2017 alle 14:44 Rispondi

              Ahah, sì di quelle diffido anche io :D

              • Chiara (Appunti a Margine)
                19 maggio 2017 alle 16:20 Rispondi

                E che mi dite di quelli che fanno il riassunto della trama?

                • Daniele Imperi
                  19 maggio 2017 alle 16:33 Rispondi

                  Quando vedo lunghi testi su quelle recensioni, evito proprio di leggere, perché di sicuro qualcuno si mette a riassumere la trama.

                  • Kukuviza
                    19 maggio 2017 alle 21:13 Rispondi

                    O sono troppo dettagliati o sono così generici che potrebbero essere copiaincollati ovunque (e forse lo sono).

  17. Chiara (Appunti a Margine)
    19 maggio 2017 alle 13:53 Rispondi

    Anch’io avevo pensato di parlarne.
    Aspetto il tuo, quindi, che se dici le stesse cose evito. ;)

  18. Alessia Savi
    20 maggio 2017 alle 10:32 Rispondi

    Ho letto anch’io l’articolo che hai analizzato, e ne ho scritto proprio questa settimana, anche se in forma differente. Mi soffermo sul punto “perché il self publishing” non è un bacino in cui fare scouting: semplicemente, il self publishing in Italia non è il self publishing americano o internazionale. In Italia il self ha un mercato che funziona praticamente solo per il romance e l’erotico (un po’ come tutta l’editoria, diciamolo) ed è lo stesso motivo per cui lo scouting non viene fatto sui blog. Nell’articolo si evidenzia chiaramente che anche quella dei blogger è stata una bolla: nemmeno Zelda was a writer ha pubblicato con una CE, ma in self publishing, mentre Machedavvero ha pubblicato con Rizzoli. Dipende da cosa scrivi, per poterti far reclutare da una CE. Se scrivi qualcosa che non interessa perché non vende, non vieni preso in considerazione.
    In USA il self publishing si muove lungo le code della tribe costruita attorno all’autore: in Italia questo è impossibile o, comunque, non è ancora avvenuto, fatta eccezione per Virginia De Winter, che la sua tribe se l’era costruita anni fa su un sito di fanfictions come EFP.
    Prendi Harper & Collins o Rizzoli feel: raccolgono autrici self per le loro collane rosa, ma non curano l’editing né fanno molto. Prendono il romanzo e ci mettono su il nome della CE. Non è editoria: è self publishing con un nome diverso.
    Sulle riviste, invece, credo ci sia molto di cui parlare: credo valga la pena provarle.

    • Daniele Imperi
      20 maggio 2017 alle 11:03 Rispondi

      Quindi lascio perdere le mie intenzioni future di autopubblicare qualcosa :D
      Anche per me comunque non possiamo fare paragoni con gli USA.

  19. Maria Pia Rollo Wild Woman
    21 maggio 2017 alle 18:12 Rispondi

    Una volta qualcuno mi ha consigliato un trucco: mandare uno o due capitoli del tuo romanzo e fermati all’improvviso durante una scena importante; l’editore per sapere come va a finire, é costretto a chiamarti e chiederti il manoscritto. Non so se ne valga la pena o meno, ma ogni mezzo é lecito, no?

    • Daniele Imperi
      22 maggio 2017 alle 07:17 Rispondi

      Non mi convince. Per inviare un manoscritto devi conoscere le modalità che richiede l’editore, altrimenti lo cestina.

  20. Maria Pia Rollo Wild Woman
    22 maggio 2017 alle 11:37 Rispondi

    Sui siti delle case editrici che ho consultato, non c’erano indicazioni su quale forma inviare sinossi e manoscritti, altri lo fanno.

    • Daniele Imperi
      22 maggio 2017 alle 11:38 Rispondi

      Purtroppo non tutti danno indicazioni. Molti non hanno neanche una pagina dedicata a come inviare manoscritti.

  21. Il Palombaro (Immersività blog)
    26 maggio 2017 alle 19:14 Rispondi

    Articolo interessante. Vorrei solo ricordare che le parole sono una cosa e i fatti non sempre coincidono. Onestamente, dubito che gli editor delle grandi CE facciano scouting servendosi di queste fantomatiche riviste letterarie, che sono poche, amatoriali e seguite da pochi (quelle che ancora esistono).
    Se vogliamo parlare, per l’appunto, di scouting nel 2000, gli esempi provengono dalla sfera della “popolarità” e non dalla qualità nascosta e scovata chissà dove. Attori, personaggi televisivi, youtuber, blogger, autori autopubblicati o esordienti su piattaforme online (come wattpad eccetera) da numeri virali. E, ovviamente, la conoscenza diretta batte l’anonimato 1000 a 1.

    • Daniele Imperi
      29 maggio 2017 alle 07:32 Rispondi

      Grazie. Non penso neanche io che tutti gli editor facciano scouting in quel modo.

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