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Lʼautarchia del fantasy

Lʼautarchia del fantasy

Quando ho letto lʼarticolo sulle difficoltà di raccontare un mondo apparso nel blog “Inchiostro, fusa e draghi”, la risposta di Antonella a un mio commento mi ha fatto venire in mente questo post. Aveva detto che le piaceva lʼidea del fantasy come un genere letterario autarchico.

Lʼidea dellʼautarchia nel fantasy mi era subito piaciuta e ho quindi messo in cantiere questo post. Inconsapevolmente, credo che ogni scrittore fantasy sia convinto di questo dentro di sé, anche se il pensiero di autarchia – concetto che dal punto di vista politico a me ha sempre affascinato – non gli è mai venuto in mente.

Di sicuro, però, ogni autore fantasy si comporta in modo autarchico quando scrive. Il fantasy per me rappresenta il genere dei generi, come ho detto in unʼaltra occasione, perché li contiene tutti e forse perché, a essere pignoli, è anche il primo genere che sia apparso nella letteratura.

Ma cosa significa autarchia? A me piacerebbe vivere in modo autarchico, una bella casa in campagna in cui provvedere al fabbisogno mio e della mia famiglia producendo frutta, verdura, uova, pane, birra, miele e conserve varie.

In poche parole autarchia significa essere indipendenti.

Il concetto di indipendenza creativa

Quando leggiamo un romanzo fantasy la prima cosa che ci salta agli occhi è un nuovo mondo, un mondo immaginario creato dallʼautore, qualcosa di mai visto, anche se in quel contesto ritroviamo creature leggendarie e mitologiche che conosciamo.

Ma si tratta comunque di scenari nuovi, che esistono soltanto grazie a quel romanzo, grazie alla creatività di quellʼautore.

Qual è il lavoro che ha fatto lo scrittore? Quello di una vera e propria progettazione di un universo. È il creatore di un mondo, di una o più società, diviene urbanista, architetto, sociologo, biologo, naturalista, politico, assume una serie di incarichi per poter dare vita al suo mondo.

Questo è ciò che chiamo indipendenza creativa.

Se scriviamo un western, dobbiamo attenerci al contesto storico, alla Storia. Stesso discorso se scriviamo un poliziesco o un romanzo drammatico ambientati nei giorni nostri. In questi casi siamo dipendenti, la nostra creatività dipende da un mondo esistente, tangibile.

Nel fantasy abbiamo decisamente più libertà creativa.

Autarchia non significa anarchia

Ovvero: è sbagliato affermare che nel fantasy tutto è possibile.

Indipendenza creativa e libertà di immaginazione non significano scrivere assurdità, storie che non stanno in piedi, che non risultano credibili al di là della sospensione del dubbio che dovrebbe attivare il lettore.

Non possiamo cavarcela così. Sarebbe troppo comodo. Il fantasy è autarchico, ma non è anarchico. Non ho mai sopportato il concetto di anarchia, anche se le leggi mi stanno strette. E non posso sopportarlo in narrativa.

Anche il fantasy ha le sue leggi, canoni che ne delimitano i confini, che ne regolano lʼesistenza e lo plasmano, in un certo senso, concorrono alla sua configurazione, ma soprattutto penso che queste leggi permettano al lettore di entrare in sintonia con il mondo immaginario in cui si immerge.

Ogni mondo risponde alle sue leggi

Ciò è vero nella realtà e lo è altrettanto nella fantasia. Quali sono queste leggi? Quelle che ha creato – che dovrebbe creare – lʼautore. Le crea e le rispetta. Non può fare altrimenti, se vuole scrivere in modo credibile.

Nel fantasy non è possibile tutto, ma lo è entro certi limiti. Ogni elemento che inseriamo nella storia deve avere un suo perché, deve rispondere a una precisa necessità. Ecco uno dei motivi per cui sto rivedendo tutto il mio romanzo.

Ricordo una critica letta tempo fa a una storia, ma ho dimenticato sia la storia sia il blog in cui lʼavevo letta. In quel fantasy un personaggio usava la magia per togliersi dai guai in una situazione e il blogger contestava il fatto che quel personaggio non potesse usare la stessa magia per salvarsi da unʼaltra situazione. Lʼautore non dava spiegazioni in tal senso.

Ma forse pensava che in un fantasy tutto sia permesso. Tanto la magia non esiste, dunque posso fare ciò che voglio. Questa è però unʼidea anarchica del fantasy, non autarchica.

Voi che visione avete del fantasy? Apprezzate la sua autarchia? Vi è capitato di trovare invece dellʼanarchia in qualche storia?

20 Commenti

  1. Grilloz
    5 novembre 2015 alle 08:53 Rispondi

    Non è l’unico genere autarchico, anche certa fantascienza lo è, ma direi che l’analisi è corretta.
    Mi domando a volte però se le enormi energie spese per creare un mondo non potrebbero essere impiegate meglio? Se il mondo ad esempio fosse creato da un gruppo, poi l’autore potrebbe concentrarsi solo sulla storia, no? Idea un po’ strampalata, lo mmetto, ma ricordo in passato di aver letto storie basate su giochi di ruolo, per cui il mondo era lì bello pronto. Peccato che quegli autori non avessero fantasia neanche per le storie :D

    • GIANNI
      5 novembre 2015 alle 11:12 Rispondi

      Beh, non è per niente strampalata come idea. In fondo è quello che è successo con Metro 2033 Universe. Dmitry Glukhovsky ha pubblicato Metro 2033 (con ottimo successo), quindi ha invitato altri scrittori ad utilizzare il mondo creato (anche se trattasi – in effetti – di mondo reale post-apocalittico) per ambientarvi nuove storie. Invito che è stato raccolto anche da Tullio Avoledo con “Le radici del cielo”.
      E penso anche alla collana “The Tube” di Delos Digital che è stata iniziata da Franco Forte per essere poi continuata da chiunque vincesse dei concorsi indetti per ogni nuova uscita; davvero un ottimo esperimento anche se leggermente più vicino, forse, ad una sorta di “scrittura collaborativa”.
      Quanto all’autarchia nel fantasy non saprei pronunciarmi perché il fantasy proprio non riesco a farmelo piacere.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 11:29 Rispondi

      Sì, anche certa fantascienza è autarchica.
      Riguardo alla tua idea su un altro che crei il mondo, a me non piace. Non mi ci troverei a mio agio.

      • Grilloz
        5 novembre 2015 alle 15:32 Rispondi

        Infatti di idea strampalata parlavo :D
        comunque non intendevo farsi fare il lavoro da qualcuno, ma “consorziarsi” con altri scrittori per creare il mondo. E non parlo delle ambientazioni, parlo del mondo nel suo compesso, le leggi che regolano la magia, l’immaginario collettivo, le leggende antiche, le lingue parlate. Tolkien ad esempio ha creato tutto questo, gli scrittori in genere si fermano all’ambientazione, quella si fa ;)

    • monia74
      5 novembre 2015 alle 12:13 Rispondi

      E quindi finisce il bello di essere liberi di inventarsi un mondo nuovo. Se devo usare un mondo esistente, allora tantovale prendere quello vero. :P
      Inventare l’ambientazione è una parte del divertimento nella quale sfogo buona parte della creatività.

      • Daniele Imperi
        5 novembre 2015 alle 12:27 Rispondi

        Per me vale lo stesso, mi diverto a creare mondi e a studiare mappe e disegnarle :)

  2. Luciano Dal Pont
    5 novembre 2015 alle 09:49 Rispondi

    Non ho mai amato il fantasy come genere, anche se ultimamente ho letto i romanzi di una giovane autrice emergente che conosco di persona e di cui apprezzo lo stile; per il resto, dato che mi piace Stephen King, ho provato ad avvicinarmi una volta alla sua saga La torre nera, ma ho desistito dopo poche pagine; chissà, magari un giorno ci riproverò.
    L’idea dell’autarchia però mi affascina, e mi chiedo se non sia possibile adottarla ad esempio in una storia che si svolga comunque in un mondo immaginario, una sorta di universo alternativo o di dimensione parallela, senza però che questo ipotetico romanzo sia caratterizzato da tutte quelle connotazioni del fantasy classico che conosciamo, semplicemente persone normali che si muovono in un mondo diverso, ipotetico, governato dalle sue leggi ma senza magia, senza streghe, senza maghi, senza draghi o gnomi o simili. E ovviamente senza neanche sconfinare nella fantascienza, poiché anche la fantascienza ha le sue regole e i suoi limiti…

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 11:33 Rispondi

      Se parli di mondo immaginario, parallelo, allora parli già di fantasy o anche di fantascienza. Prova a leggere qualcosa di China Mieville.

    • monia74
      5 novembre 2015 alle 12:21 Rispondi

      Esiste un genere letterario che tratta mondi alternativi ma contemporanei, fa parte del fantastico senza essere puro fantasy o fantascienza, è detto ucronia.

      • Daniele Imperi
        5 novembre 2015 alle 12:32 Rispondi

        L’ucronia è storia alternativa, si basa quindi sulla nostra realtà, ma che ha preso un percorso alternativo, come lo steampunk, per esempio. Non è propriamente come inventare un mondo di sana pianta.

    • Grilloz
      5 novembre 2015 alle 15:27 Rispondi

      Certo che è possibile, basta inventarla ;)
      Ad esempio si potrebbe pensare ad una terra gemella o ad una dimensione parallela, o semplicemente inventare di sana pianta ;)

  3. Morgana
    5 novembre 2015 alle 10:50 Rispondi

    Da sempre leggo romanzi fantasy, ed è proprio per questo loro carattere autarchico che sono diventati i miei favoriti. Alcuni non li apprezzano, ritenendoli romanzi un pò troppo “irreali e visionari”; in realtà dietro a una storia fantasy c’è del duro lavoro, assai reale. Me ne sono resa conto scrivendo il mio primo romanzo: ho dovuto improvvisami disegnatrice di mappe (e documentarmi in riguardo), imparare quanti chilometri può percorrere un cavallo in un giorno, studiare le macchine da guerra medievali solo per dedicare a queste uno spazio minimo nella storia… e giustificare tutta una serie di ragioni per cui il mio mondo immaginario riesce a stare in piedi nelle condizioni in cui versa. Ragioni magiche, è vero; ma comunque logiche. Scrivere fantasy non deve far sentire lo scrittore autorizzato a giustificare ogni cosa servendosi della magia; è necessario dar modo al lettore di comprendere razionalmente il modo in cui gli elementi magici riescono a manipolare la realtà del mondo in cui esistono.
    Quindi autarchia, sì; ma con un pò di logica.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 11:59 Rispondi

      Ciao Morgana, benvenuta nel blog.
      Mi ero posto anche io la questione dei chilometri percorsi da un cavallo in un giorno e anche di un uomo, quando stavo progettando un romanzo fantasy. Sono dettagli che sembrano banali, ma fanno stare in piedi la storia. Non sono propri del fantasy, perché la questione riguarda anche alcuni romanzi storici.
      Però resta il fatto che nel fantasy c’è tanta documentazione oltre alla pura invenzione.

  4. Tenar
    5 novembre 2015 alle 14:58 Rispondi

    Innanzi tutto grazie per la citazione!
    Creare un mondo fantasy è un duro lavoro! Il fatto che io non scriva più romanzi fantasy deriva in gran parte dal prendere atto di non essere abbastanza creativa da questo punto di vista. Un mondo fantastico ha le sue leggi, all’autore deve essere chiaro quali siano e che effetti comportano. Ultimamente sono rimasta folgorata da Sanderson e dai suoi universi fantasy. Consiglio la lettura dei suoi romanzi a chiunque voglia cimentarsi in questo genere.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 15:04 Rispondi

      Non so se lo avevo detto a te, forse nel tuo blog, ma appena uscito ho comprato La via dei re di Sanderson, ma ancora non mi decido a leggerlo.

    • Grilloz
      5 novembre 2015 alle 15:29 Rispondi

      Grazie del consiglio, lo segno ;)

  5. CogitoErgoLeggo
    5 novembre 2015 alle 18:54 Rispondi

    Ma che bell’articolo! :)
    Anche a me piacerebbe molto vivere in modo autarchico…
    E trovo che la definizione di “autarchia del fantasy” calzi a pennello.
    Mi piace scrivere fantasy proprio perché posso creare mondi nuovi, con le loro regole e le loro leggi. Non ho limiti, se non quelli dettati dal buon senso e dalle leggi stesse del mondo che ho ideato. Trovo che la parte più difficile sia proprio porre dei vincoli che mi consentano di dipanare agevolmente la storia e che non spezzino la sospensione dell’incredulità.
    Trovare il giusto equilibrio non è facile infatti, di tanto in tanto, sono costretta a tagliare intere scene (che pure mi piacciono molto) perché non è logico né sensato che avvengano in tal modo.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2015 alle 08:40 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, penso anche io che la parte più difficile sia creare delle regole, quindi dei limiti, e poi rispettarli. Però è necessario fare così, se vogliamo creare una storia credibile.

  6. Grazia Gironella
    6 novembre 2015 alle 20:52 Rispondi

    Il fantasy mi piace molto anche per il suo aspetto autarchico. Credo che comunque sia sempre presente, anche nel miglior fantasy, qualche piccola deroga alla logica. Costruire da zero un mondo è già difficile, renderlo perfettamente coerente è un’impresa impossibile, cosa che non mi disturba affatto, se l’autore sa scrivere. Anni fa mio figlio mi fece vedere un video su YouTube dal titolo “Il Signore degli Anelli – Finale alternativo”. Gandalf scopriva che l’anello di Bilbo era l’Unico, chiamava Gwaihir con un fischio e l’aquila andava a gettare l’anello nel Monte Fato… ;)

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2015 alle 08:27 Rispondi

      Secondo me dipende da quanti dettagli inserisci nella storia, più sono e più è difficile rendere il tutto coerente.

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