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Attingere alle fonti

Superman
Impariamo a usare le fonti storiche per scrivere storie più originali

Ipotesi per una storia originale

Quando ho parlato del fatto che tutte le storie sono ormai già state scritte, mi riferivo anche alle mode letterarie che impazzano nel mercato editoriale. Come i vari romanzi sugli zombi che sembrano non morire mai, anzi ritornano in vita con nuove e già lette storie.

Nel caso specifico del Fantastico si assiste a una sorta di diluizione dell’archetipo, che va a perdere la sua forza a favore di una trama scontata e commerciale. Gli scrittori dimostrano di avere poca fantasia quando scrivono storie fantasy, dal momento che hanno preso come modello un caposaldo del genere e da quello non di discostano.

Scrivere non è improvvisare

Quando ho iniziato a scrivere il mio romanzo fantasy ho improvvisato. Sì, perché avevo letto pochissimo e soltanto alcuni romanzi fantasy classici. Poche letture, non solo nel genere specifico ma anche nel complesso, hanno impedito alla creatività di svilupparsi.

Scrivere non è improvvisare, è creare. E si crea con la conoscenza. Si crea se sappiamo cosa scrivere e come scriverlo. Non basta, secondo me, aver letto una manciata di romanzi sui vampiri per diventare concorrenti di Bram Stoker o sperare di vedere la nostra storia trasformarsi in pellicola come Twilight.

La documentazione come base della scrittura

Documentarsi è uno dei compiti dello scrittore, un compito che va autoimposto e soprattutto deve iniziare prima della stesura del romanzo. Prima ancora della sua progettazione. Scrivere ancora di zombi si può, ma soltanto tornando indietro, alle origini, conoscendo che cosa dice la storia sui morti viventi, chi per primo ne ha parlato.

Su quella base allora potremo erigere le nostre storie e saranno edifici stabili, meravigliosi, visibili soprattutto a chilometri di distanza. Opere che si stagliano nel caos letterario delle librerie odierne.

Un ritorno a scuola: studiare per informarsi

China Miéville, di cui ho parlato nel post sull’originalità nel Fantastico, ha studiato. Nella sua opera Perdido Street Station ci sono nozioni di fisica, anche se elementari. Non è divenuto un trattato come quello di architettura creato da Ken Follett con I pilastri della Terra, ma in una parte della storia la fisica aveva un suo peso.

Tutto il romanzo trasuda di fonti a cui l’autore ha attinto per scrivere la sua storia. Senza quelle fonti Perdido non sarebbe potuto nascere.

Attingere alle fonti: 4 punti per una buona narrativa

  1. Combattere il declino della narrativa con lo studio.
  2. Sopraffare le mode letterarie con l’originalità.
  3. Informarsi per diversificarsi.
  4. Tornare alle origini per evolversi.

La parola originalità proviene dall’aggettivo originale che a sua volta deriva dal sostantivo origine. Così il dizionario Treccani spiega questa parola:

In genere, il primo principio, la prima apparizione o manifestazione di qualche cosa, e il modo con cui essa si è formata…

Non c’è da aggiungere molto, credo. Attingere alle fonti significa arrivare a quel fiat lux che ha dato il via a una leggenda, a un mito, a una tradizione. Il primo principio. La prima apparizione. La prima manifestazione.

Partire dalle fonti, dunque, per scrivere finalmente storie originali.

La vostra opinione sulle fonti

Vorrei ora sapere che cosa pensate di questa mia riflessione. Siete d’accordo con questo “ritorno alle origini” per riscoprire il mito (non inteso in senso stretto)?

12 Commenti

  1. Lorenzo
    18 dicembre 2013 alle 09:13 Rispondi

    Ciao Daniele,

    il tuo post mi ha ispirato una domanda: come è possibile che esistano best seller planetari che manchino completamente di questo elemento di ricerca e attenzione alle fonti e siano comunque molto letti in tutto il mondo (ad esempio cinquanta sfumature di grigio)? Forse questo aspetto interessa solo gli autori o i lettori più critici.

    • Daniele Imperi
      18 dicembre 2013 alle 09:20 Rispondi

      Ciao Lorenzo,

      credo tu abbia ragione: interessa solo autori e lettori più critici, attenti, cioè, a una qualità che troppo spesso si trascura.

  2. Salvatore
    18 dicembre 2013 alle 10:18 Rispondi

    Il romanzo di genere non può che basarsi sugli antecedenti del “genere” stesso. Non saprei se per creare un romanzo originale bisogna per forza tornare all’origine del genere, ma quanto meno il genere va conosciuto. Questo significa – anche se è un cliché lo diciamo lo stesso – leggere molto. Leggere molto in generale e, in particolare, leggere molto il genere di cui vogliamo scrivere. Non si può scrivere, ad esempio, un giallo senza aver prima letto i classici di quel genere. Poi ci si può anche discostare con tutta l’originalità che la creatività dello scrittore gli permette.

  3. Tenar
    18 dicembre 2013 alle 10:32 Rispondi

    Mi trovi d’accordissimo

  4. Moonshade
    18 dicembre 2013 alle 11:03 Rispondi

    Ciao!
    Sono d’accordissimo: documentarsi sulle fonti è importante. Ci da un parco di informazioni da cui possiamo scegliere poi ed una maggiore consapevolezza di quello che stiamo scrivendo. Ho fatto tre anni di storia all’università, e l’approccio alla ricerca mi ha dato un metodo che mi ha migliorato tantissimo per questo!
    Un autore sulle fonti che mi è piaciuto molto è stato, oltre Ken Follett, Frank Shatzing con il suo “quinto giorno”. Si è documentato tantissimo per questo libro (biologia marina e tutto quello che può gravitarci attorno) e poi ha pubblicato un altro libro che si chiama “Mondo d’acqua” in cui raccoglie tutte queste fonti mostrando come le ha usate. Documentarsi è importantissimo, soprattutto perché la stessa fonte, la stessa teoria scientifica o fatto storico , usato da due scrittori, ha comunque due letture completamente diverse e sapere che cosa e come ha generato quell’idea è molto utile (per esempio degli Zombie, come Romero ha preso un mito, o per i Vampiri come Stoker ha deciso di utilizzare i miti ammodernandoli alla sua epoca). Importante è anche documentarsi all’interno del proprio genere (sapere per sommi capi almeno chi ha scritto cosa prima di noi) e non disdegnare nessuna fonte: leggendo una cosa diversa potremmo trovare per effetto Serendipity qualcosa che ci può essere utile.

    • Daniele Imperi
      18 dicembre 2013 alle 13:00 Rispondi

      L’effetto di cui parli credo sia importante. Anche io sono convinto che bisogna leggere tutti i generi, anche se poi vogliamo scrivere di uno soltanto.

  5. MikiMoz
    18 dicembre 2013 alle 11:20 Rispondi

    Io credo che ogni storia -specie il fiabesco o il fantastico- abbiano, al centro, le fonti, gli archetipi.
    A volte sono ingigantiti e forse offuscati da orpelli, ma alla fine tutto si può ridurre ad una cosa semplice, forse.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      18 dicembre 2013 alle 13:01 Rispondi

      A quale cosa semplice si può ridurre?

      • MikiMoz
        18 dicembre 2013 alle 13:50 Rispondi

        Probabilmente al nucleo su cui si basa ogni mito e forse il cosmo.
        Un dualismo :)

        Moz-

  6. Kinsy
    27 dicembre 2013 alle 18:00 Rispondi

    E soprattutto: studiare per non scrivere stupidaggini!
    A volte si leggono di quelle cose…

    • Daniele Imperi
      27 dicembre 2013 alle 18:36 Rispondi

      Parli della documentazione? Senza quella è inutile scrivere.

  7. Che cosa scrivere nei blog nel 2014
    30 dicembre 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] Crossmedialità: unire più media, incrociare contenuti creando un post davvero unico e differente è qualcosa che abbiamo da tempo iniziato a vedere. Tweet incorporati nel post, citazioni, video, immagini da Instagram e Pinterest, frasi memorabili da inserire in automatico in un tweet. C’è da sbizzarrirsi per creare articoli dinamici e facili da leggere e memorizzare. Lasciate interagire più strumenti di comunicazione.  Attingere alle fonti […]

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