Attendere risposte dagli editori

Attendere risposte dagli editoriSono trascorsi ormai oltre due anni da quando ho spedito un mio manoscritto a un editore. Era il 15 giugno 2010. In realtà a quell’epoca non avevo spedito proprio il manoscritto, ma una sinossi, un capitolo di esempio e una mia presentazione.

Questo perché nel sito della casa editrice, anziché esserci delle semplici linee guida per l’invio dei manoscritti, c’era una pappardella inutile e alla fine l’aspirante scrittore neanche capisce cosa stia dicendo l’editore. Più in là, poi, a un secondo indirizzo email ho spedito l’intero manoscritto, a gennaio di quest’anno.

Non si tratta di un romanzo, ma di un libro di informatica. L’informatica, almeno, è la categoria a cui ascrivere il mio libro. Il tema per ora non ha importanza.

Non ricevendo risposta da quell’editore, ne ho contattato un altro, che però non aveva una pagina dedicata ai manoscritti. Così gli ho chiesto informazioni e devo dire che sono stati gentili a rispondermi al volo. Da quel giorno, 25 novembre 2010, sono trascorsi quasi due anni.

Dopo quasi un anno, il 19 settembre 2011, contatto un altro editore, chiedendo informazioni sull’invio di manoscritti. Nessuno risponderà mai a quell’email.

Nel frattempo mi risponde però un editore contattato il 6 settembre 2011 e mi chiede di inviare il manoscritto per email. Il 21 settembre 2011 lo invio e non ricevo alcuna risposta.

L’ultimo invio risale quindi al 26 gennaio 2012. Un tempo sufficiente per capire che il manoscritto non interessa.

Facendo una ricerca nel web sui vari libri del settore di informatica, l’argomento che tratta il mio non compare. C’è qualcosa, forse uno o due titoli in ebook, ma trattano di altro, non del tema che ho scelto io. Non ho quindi proposto qualcosa di già visto.

Il bello è che sono stati pubblicati titoli secondo me inutili. Perfino una guida che io invece ho rilasciato gratis in ebook anni fa. Ma che il mio libro non riscontri l’interesse degli editori è più che lecito.

Ho scartato due tre case editrici che richiedono libri in cartaceo. Il mio manoscritto ha 193 pagine in formato A4 e comincia a costarmi troppo stamparlo e spedirlo qua e là, specialmente se l’invio si rivela, più che probabilmente, inutile.

La beffa

Il 5 settembre 2012 scrivo a un’altra casa editrice, chiedendo se posso inviare il manoscritto e con quali modalità. Mi risponde il responsabile dopo solo un paio d’ore, dicendomi di inviargli alcuni capitoli di esempio, una presentazione del libro e l’indice dettagliato.

Preparo il materiale e lo invio. Dopo appena cinque giorni mi rispondono che, valutando il materiale assieme all’editor, avevano accettato di pubblicare il mio libro, che avrebbe dovuto uscire a inizio 2013. Mi pregavano inoltre di fornirgli i miei dati, IBAN compreso, per il contratto. In breve ricevo quindi anche la bozza per il contratto.

Mi contatta poi l’editor dandomi il loro modello di impaginazione del manoscritto e chiedendomi di usare Word e non Writer di OpenOffice e di inviargli alcune pagine per vedere se andavano bene. Così mi scarico la versione demo di Office, impagino alcuni testi – gli stessi che avevano già letto – e glieli invio il giorno 13 settembre.

Ricevo quindi a breve un’email intitolata “Considerazioni”:

Ciao Daniele,

dopo aver letto con attenzione il campione che mi hai inviato stamattina, assieme a XXX che ci legge in Cc, abbiamo concluso che non si tratta di materiale adatto alla pubblicazione, non tanto per il formato (problema che si potrebbe facilmente risolvere), quanto invece per lo stile di scrittura sintatticamente troppo “libero” e per contenuti non sufficientemente originali e aggiornati (citi dati del 2008, ma è solo un esempio) da giustificare la pubblicazione di un nuovo libro su X, un argomento su cui ci sono già molti volumi di ottimo livello.

Un caro saluto

Queste considerazioni, mi chiedo, perché non sono emerse prima, quando il mio materiale è stato valutato? Misteri dell’editoria.

Che fine farà il mio libro?

Non mi va di arrendermi. Forse cercherò altri editori online, forse proverò l’auto-pubblicazione in ebook a costo ridotto. In quel caso metterò su un sito per pubblicizzarlo e venderlo. Si vedrà. Di sicuro inizierà un’ennesima revisione.

Quanto avete atteso risposte dagli editori? Che scelte avete preso dopo i loro silenzi?

Categoria postPublicato in Editoria - Data post4 ottobre 2012 - Commenti48 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Giovanni 4 ottobre 2012 at 10:36

    Sfondi una porta aperta con questo argomento. Io ho perso la fiducia del 99% degli editori, soprattutto di quelli piccoli che sui loro siti dicono di rispondere a tutti e che lo fanno perché diversamente sarebbe maleducazione e poi se ne fregano di quello che scrivono sul loro sito e non ti rispondono lo stesso. Avrei tanta voglia di riscrivergli e dire: “Ipocriti e maleducati!” Senza aggiungere altro. Ma è tanto difficile scrivere “Rispondiamo solo se interessati”. È difficile, dico? Ma se è così che un editore si comporta, perché deve dichiarare il contrario? Mi fanno andare in bestia. E so che non rispondono perché io è più di un anno che attendo il loro “No, non ci interessa” e un’altra amica anche non ha avuto risposta dopo più di un anno, dopo una serie di scambi di email in cui si veniva rassicurati del contrario.
    Alcuni grandi/medi editori invece ti dicono di no. Ho ricevuto anche delle comunicazioni per posta tradizionale. Nero su bianco. Mi sono emozionato come se fosse stato un “sì, ci interessa la sua proposta”.
    Ogni tanto mando a qualche editore, ma giusto per sport. Pensa che su un romanzo ci ho lavorato 2 anni e poi altri due anni di revisione e riscrittura dopo aver fatto fare una lettura anche ad altri. Pagare un editor per autopubblicarmi lo vedo uno sforzo eccessivo. Ho chiesto in giro e si va dai 600 ai 1200 euro per il mio romanzo e se chiedo meglio anche di più immagino. Decisamente troppo visto che chi si autopubblica è considerato molto molto male in Italia. Farsi tradurre un libro da professionisti di lingua madre inglese si fa prima a donare un rene, giustamente…
    Dopo i no dei medi/grandi editori mi sono messo a fare un’ulteriore revisione che penso abbia migliorato notevolmente il testo questa estate. È venuta fuori una pulizia del testo che si nota, così l’ho mandato in lettura a un’amica e al tempo stesso, a tempo molto perso, l’invio a medi/grandi editori. Solo 2 per il momento. Lo sforzo per mandarlo ai piccoli è del tutto inutile. Tranne proprio quelle rarissime eccezioni che per ora si chiamano WePub. Gentilissimi. Persone vere. Gli altri sono più complicati che se stessi dialogando con un grande editore. Hanno tempi molto più lunghi e non hanno alcun modo per far arrivare il tuo libro ai lettori nel caso lo volessero pubblicare.
    Scusa per la lunga risposta, ma veramente hai sfondato una porta aperta.

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 10:51

      Immagino benissimo la tua rabbia o quantomeno delusione. Per me era la prima volta. E non ho ancora provato con la narrativa, eccetto due selezioni, ma è diverso, e un racconto spedito pochi giorni fa, di cui saprò se interessati dopo tre mesi. Ma almeno l’hanno scritto.
      Di certo tornerò su questo argomento quando spedirò qualche romanzo o raccolta di racconti.

      • valentina 4 luglio 2014 at 15:24

        Ciao tutti,
        Sono Valentina e sto scrivendo una graphic novel, ovvero un romanzo grafico a fumetti.
        Dopo aver spedito il progetto a due case editrici che si occupano di questo genere specifico, vengo contattata da un editore di una delle due case che mostrando molto interesse nell’avermi a bordo del gruppo editoriale, mi invita a spedire altro materiale e ad incontrarci ad una fiera del fumetto, successivamente.( Peraltro lontano circa 400 Km dalla mia città).
        Ci incontriamo parliamo del progetto e mi chiede ulteriormente altro materiale, ovvero un riassunto più dettagliato della storia, fino a quel momento invece aveva ricevuto da me 15 pagine disegnate con tanto di dialoghi, una sinossi e la presentazione tecnica di come avrei voluto sviluppare il romanzo.
        Arrivo al punto dicendovi che questa è stata l’ultima volta che l’ho sentito tramite mail ovviamente.
        Mi dice di aver scaricato il mio riassunto e che ci saremmo aggiornati a fine maggio, ora ci troviamo al 4 luglio e da parte sua non ho ancora ricevuto alcun cenno, malgrado io lo abbia sollecitato ad una qualsiasi risposta più di una volta.
        Ora mi chiedo e vi chiedo, arrivata a questo punto è giusto aspettare ancora?
        Possibile che un direttore editoriale sia così ignorante da non degnarmi neanche di un ” Grazie ma rileggendo bene non fa per noi” ?
        Ribadisco che inizialmente era tutto di suo gradimento.

        • Daniele Imperi 4 luglio 2014 at 15:29

          Ciao Valentina, benvenuta nel blog.

          In effetti è strano, ma alla fine è successo più o meno quanto accaduto a me. C’è da chiedere però come siete rimasti d’accordo prima dell’invio del riassunto.

          • valentina 4 luglio 2014 at 15:36

            Ciao Daniele e grazie della risposta immediata, anche se io spunto dopo 2 anni dall’inizio della discussione :)
            Allora il nostro incontro c’è stato intorno agli inizi di maggio di quest’anno, per questo l’editore mi ha chiesto di “aggiornarci” a fine mese quindi sempre maggio, ovviamente ho cercato di essere elastica e allargare l’attesa fino a metà giugno, l’ho contattato nuovamente, ma stavolta nessuna risposta..
            Essendo la prima volta che scrivo un romanzo o che cerco di pubblicare qualcosa di mio non so come comportarmi e soprattutto come si comportano loro

  • Glauco 4 ottobre 2012 at 10:50

    In genere, dopo un anno di silenzio, decido che il manoscritto non è stato accettato dall’editore. Di solito, comunque, mi rispondono nel giro di 6/8 mesi (ammetto di contattare più di un editore alla volta).

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 10:52

      Ti rispondono se interessati o comunque? Sul fatto di spedire a più editori un manoscritto mi sono sempre chiesto se sia “corretto”. Tu che dici?

      • Lucia Donati 4 ottobre 2012 at 14:10

        Di solito s’invia a più editori contemporaneamente. Nel caso di risposta positiva di qualcuno di loro, si può ( non è obbligatorio)inviare una mail agli altri facendo capire loro che si è ricevuta una proposta editoriale.In questo modo si regoleranno se devono ancora vagliare il libro magari si eviteranno un lavoro inutile. E’ possibile che, se ancora non hai firmato un contratto, altri, a questo punto, ti facciano una controproposta, non è escluso. Questo è quel che so io in proposito. A me risulta così.
        Quasi sempre, se non interessati non rispondono. Qualcuno, però, lo fa comunque.

        • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 14:24

          Anche questo discorso regge. In fondo si tratta di lavoro, se vogliamo dirla così, e è giusto che il lavoratore/scrittore chieda un “posto” a diversi datori di lavoro/editori. Chi offre di più sarà scelto :)

          • Lucia Donati 4 ottobre 2012 at 15:00

            In un rapporto in cui c’è di mezzo un contratto ognuno deve guardare il proprio tornaconto: gli editori lo fanno; anche gli autori è giusto lo facciano. Non è solo a chi offre di più ma chi offre “meglio”: lo scrittore deve ( e ne ha il diritto)proteggersi e valorizzarsi al giusto.

  • Giuseppe 4 ottobre 2012 at 10:54

    Mi sembra che i toni siano troppo generalizzati. Lavoro per un editore, sono editor e mi occupo personalmente della selezione delle pubblicazioni. Ti/vi posso garantire che ho sempre risposto a tutte le proposte che sono arrivate nel giro di qualche giorno (e ne riceviamo a centinaia). Il problema è che gli autori fanno molta fatica a capire che un editore ha dei criteri interni standard e – soprattutto se di fascia medio-alta – richiede alcuni passaggi obbligati (chiamateli “burocratici”, se volete, ma non è corretto) per la selezione. Non sarà il caso dei presenti, ma conosco fior fior di scrittori che strabuzzano gli occhi se chiedi loro di compilare una scheda con i presunti dati di marketing ipotizzabili per il suo progetto. Come se stessi parlando della luna. Magari è il caso di metterci in testa che quello editoriale è un settore complesso, che certamente richiede rispetto dell’estro e della dignità, ma richiede anche molteplici livelli di interazione e umiltà nel proporsi.

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 11:01

      A me stanno bene i criteri, ma non puoi dire prima “sì, pubblichiamo il tuo libro” e qualche giorno dopo “no, il tuo libro non è pubblicabile”. Nè mi pare normale che sia lo scrittore a dover impaginare il manoscritto…

    • Giovanni 4 ottobre 2012 at 11:15

      Io mi lamanto di quegli editori che dicono una cosa sul sito e poi fanno l’esatto contrario. So bene che il 90% ti ricontatta solo se interessati, forse non sono stato sufficientemente chiaro nell’esposizione. Chiedo venia.

    • Lucia Donati 4 ottobre 2012 at 11:21

      L’editor non è una figura infallibile: ho avuto a che fare con qualcuno che, già dalla mail inviatami si capiva che non sapeva scrivere e che voleva valutare i miei scritti. E, poi, bisogna vedere per chi lavora questo editor, per quale editore: se l’editore è serio l’editor seguirà certe linee guida serie, se non lo è ne seguirà altre, come ad esempio, accettare tutto se pagati(ovviamente sto facendo un discorso generale e non sto parlando di te, di cui non so nulla!).

  • Lucia Donati 4 ottobre 2012 at 11:01

    Su “Sololibri.net” c’è un mio articolo su come scegliere un editore per il proprio libro con le mie considerazioni. Se vuoi, lo trovi cercando il mio nome e i miei articoli su quel sito. Molti editori (quasi tutti, grandi, medi o picccoli che siano) al fine della pubblicazione di un proprio libro, vanno scartati in partenza per evitare perdite di tempo inutili e dannose per la propria opera: prima di farsi scegliere bisogna scegliere! Ti consiglio vivamente di prendere in considerazione un’autopubblicazione!

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 11:03

      Sul fatto che bisogna scegliere siamo d’accordo, infatti per questo libro ho fatto delle cernite. Sull’autopubblicazione ci sto pensando, anche perché gli editori di libri di informatica non sono così tanti e credo di aver finito la lista :D

  • Giuseppe 4 ottobre 2012 at 11:23

    Daniele Imperi
    A me stanno bene i criteri, ma non puoi dire prima “sì, pubblichiamo il tuo libro” e qualche giorno dopo “no, il tuo libro non è pubblicabile”. Nè mi pare normale che sia lo scrittore a dover impaginare il manoscritto…
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    In realtà è un’ipotesi tutt’altro che peregrina. Io non lo faccio e non lo propongo, ma Mondadori prevede un servizio simile (ma non ti permette di usare il loro marchio… in sostanza, è come una stamperia/tipografia). E altre editrici ti danno l’ISBN, ma pretendono che il libro sia curato da te fino all’elaborazione delle cianografiche! (è l’anticamera della stampa, se non conoscessi i processi di produzione).

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 11:42

      Beh, questi editori non hanno capito che significa fare l’editore, allora. Se devo provvedere a tutto io, allora procedo con l’autopubblicazione.

  • Lucia Donati 4 ottobre 2012 at 11:25

    Dopo aver fatto tanto lavoro in cui credi, ci deve anche essere la soddisfazione di pubblicare. L’importante è poi la distribuzione.

  • Alessandro C. 4 ottobre 2012 at 11:28

    Secondo me spedire la propria opera a un editore per volta non ha molto senso, considerando che persino una risposta positiva potrebbe giungere dopo otto-dieci mesi.
    L’editore riceverà una miriade di proposte scegliendo quelle che ritiene più valide. Allo stesso modo il fortunato autore che riceverà due o più proposte editoriali valuterà quella più consona alle proprie necessità.

  • Mirko 4 ottobre 2012 at 11:47

    Vista la velocità con cui rispondono io spedirei a più contemporaneamente. Vista l’obsolescenza di un testo di informatica perderesti tempo prezioso.

    La non risposta alle mail è una scortesia tutta italica, basta vedere l’invio di curriculum o richieste di informazioni.
    Ho invece scritto ad aziende straniere, anche facendo domande scomode, nel giro di poche ore (considerando il fuso orario) si ricevono risposte esaustive, precise e cordiali.

    Fossi in te opterei per l’autopubblicazione in ebook, aiutato da un bel sito professionale con estratti del libro, indice e un bel pulsante paypal per acquisto immediato.

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 11:51

      Ho mandato anche io email a scopo lavorativo all’estero e hanno quasi sempre risposto, dico quasi, ma in Italia non hanno invece MAI risposto.
      Al 99% propenderò per l’autopubblicazione, con sito apposito e possibilità di pagare online con paypal. Più pubblicità qui, ovviamente, e annessi e connessi :)

      • Lucia Donati 4 ottobre 2012 at 12:12

        Te lo consiglio. Io la distribuzione me la curerei da solo. L’ ISBN lo offrono in molti anche nell’autopubblicazione (se vuoi, ti scrivo in privato su questo argomento e anche alcune cose sui circuiti di distribuzione). Sul marchio dell’editore, c’è da vedere se è serio.

        • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 12:19

          Ok, grazie. :)

        • Giovanni 4 ottobre 2012 at 16:16

          Volendo, per gli e-book, visto che non c’è deposito legale, potresti anche comprarti un blocco da 10 ISBN tuoi. Però poi non usare store italiani perché l’ISBN risulterebbe loro. Se ti occupi da te della tua distribuzione o usi anche canali come Amazon, Kobo, Lulu.com (e quindi Apple e Nook) diventi l’editore di te stesso. Sennò risparmi e su Lulu.com ti assegnano loro l’ISBN di Lulu che è gratuito.

          • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 16:37

            Cioè se compro 10 ISBN miei non posso vendere l’ebook su siti italiani? Perché?

  • Giuseppe 4 ottobre 2012 at 12:00

    Daniele Imperi
    Beh, questi editori non hanno capito che significa fare l’editore, allora. Se devo provvedere a tutto io, allora procedo con l’autopubblicazione.
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    Non è esattamente così. Ti offrono spesso un valido servizio di distribuzione (che da solo non avresti), ti offrono l’ISBN (che non è cosa da poco), e spesso ti offrono il loro marchio (e per l’ingresso del testo in determinati circuiti solo questo vale la fatica che ti chiedono). L’autore non pensa affatto a queste cose…

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 12:18

      L’autore deve scrivere il testo e partecipare all’editing e alla promozione. Punto. Il lavoro di impaginazione spetta ai grafici. L’editore deve permettere la distribuzione del libro, perché è nel suo interesse e in quello dell’autore. L’ISBN non è obbligatorio, ma “diventa però essenziale nel momento in cui si intende immettere il prodotto librario nel canale di distribuzione.” Tratto dal sito isbn.it.
      Non vedo quindi perché non apporre questo codice.
      Riguardo al loro marchio, ci mancherebbe. Se X mi pubblica, ovvio che mi mette a disposizione il suo marchio.

      • Giuseppe 4 ottobre 2012 at 12:32

        Che l’impaginazione spetti all’ufficio produzione (non necessariamente ai grafici) è parte dell’accordo, ma parte non necessitante. Tradizionalmente è così, e io posso essere d’accordo con te, ma è una voce contrattuale che non si può dare per scontata. Visto che si parla dell’estero, informati bene e vedrai che è come ti dico.
        Quando parlavo dell’ISBN e del marchio era esattamente in vista della distribuzione, che però l’autoproduzione non assicura. Stavo facendo la differenza.

    • Alessandro Girola 4 ottobre 2012 at 16:39

      Un valido servizio di distribuzione.
      In Italia.
      Dai, siamo su Scherzi a parte.

      • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 16:56

        In effetti… sai quante volte ho letto di gente che non riesce a trovare fumetti in edicola, libri nel suo paese, ecc.?

  • Romina Tamerici 4 ottobre 2012 at 12:43

    Secondo me prima non avevano letto il libro perché non riuscivano ad accedere al formato! Poi hanno letto solo le prime righe e poi… magari qualche amico di amici da far passare avanti, sai… Succede di tutto. Ti capisco.

    Sono stata diverse volte in attesa. I libri che ho inviato agli editori anni fa e senza successo non sono poi stati pubblicati. A oggi non so più nemmeno dove siano i file.
    I due che ho pubblicato non li avevo mandati a nessuno prima di optare per un POD.
    E ora sono in attesa per il mio nuovo libro. Mi sa però che i tempi non sono dei migliori… sto valutando varie ipotesi e sono molto confusa sul futuro del mio libro. E anche su quello degli altri due/tre che sto scrivendo in questo periodo.

    Comunque mai arrendersi! In bocca al lupo!

    • Daniele Imperi 4 ottobre 2012 at 12:45

      Mah, un pdf credo che riescano a leggerlo tutti :)
      Per me chi si comporta così non è serio e basta.

      In bocca al lupo anche per il tuo :)

  • Romina Tamerici 4 ottobre 2012 at 13:59

    Credevo avessero avuto problemi con “Writers”.

    Comunque è capitata una cosa simile anche a me.
    Tre fasi:
    – “Penseremo noi al suo libro! Ci piace moltissimo”.
    – “Sa, la congiuntura economica al momento non è favorevole, forse conviene aspettare”.
    – “Forse con un suo contributo…”.

  • Salomon Xeno 4 ottobre 2012 at 21:44

    L’ultimo esempio mi sembra accanimento inutile. O il manoscritto non l’avevano letto, al di là dell’indice, oppure “beffa” è una definizione fin troppo leggera per ciò che è successo. Non mi sarei mai sognato (ma non sono un editore) di inviare una bozza di contratto per un libro che non ritengo “adatto alla pubblicazione”.

    • Daniele Imperi 5 ottobre 2012 at 08:18

      Concordo al 100%. Un contratto lo mandi dopo aver letto tutto il libro dalla prima all’ultima parola.

  • Franco Casale 6 ottobre 2012 at 02:13

    Io consiglio vivamente l’autopubblicazione, e per un motivo molto semplice: a un libro in un cassetto non potrà mai succedere nulla, mentre a un libro pubblicato in rete, anche se autonomamente, può succedere di tutto. È visibile, a chiunque, anche agli editor delle CE. E so per certo che molti editor vanno a caccia la notte col mantello nero senza il fastidio di tutti quei disperati che li martellano con le loro mail di proposte scialbe e mal confezionate. Io ho pubblicato il mio romanzo su ilmiolibro.it e, oltre a venderne un centinaio di copie, cosa che non nuoce alla mia autostima, ho avuto un fruttuoso confronto con persone che mi hanno conosciuto attraverso quello che scrivo e con le quali dialogo costantemente. In più sono arrivate le proposte di ben tre piccoli editori una delle quali la sto valutando seriamente. E poi il romanzo, che ha un suo ISBN, è su tutti i motori di ricerca e in vendita su Feltrinelli, Amazon, ecc. Il tutto, udite udite, pagando solo la copia di una stampa + spedizione (circa 13 € ). Consiglio però, prima di pubblicare, di darsi un po’ da fare e imparare a impaginare per bene. Non è così difficile; in rete si trova di tutto per elaborare un buon testo. Io non mi presenterei mai a un appuntamento di lavoro trasandato o vestito male. Così deve essere per il libro a cui affidate le vostre speranze. Dategli un formato, magari comune per la sua tipologia. Vestitelo bene, leggetelo, rileggetelo, rileggetelo, rileggetelo ancora, fino allo sfinimento. Salta sempre fuori qualcosa, qualche “d” eufonica, una E maiuscola accentata con l’apostrofo, qualche riga vedova, o altre piccole o grandi cose che possono compromettere la vostra immagine in chi già vi legge con la sufficienza di chi ha poco tempo da perdere. Con questo non voglio dire che l’editing deve essere a cura dell’autore. Ma fintanto che autori non si è, sarebbe bene presentare il proprio lavoro con quella cura che può far intendere che si è persone motivate a destare interesse.
    Bene; adesso che avete la vostra bella pubblicazione in rete, bisogna cercare di farla uscire fuori. Questo è un altro lavoro, complesso ma eccitante: segnalazione nei blog (che spesso non ti cagano perché non sei nessuno, per fortuna non tutti, booktrailer, recensioni, scambi di opinioni nei forum, Facebook. Tutto questo può costare molto poco, addirittura nulla se si ha un po’ di iniziativa, anche di apprendere per l’occasione come crearsi da soli un filmatino di presentazione da postare su Youtube. Io a tutto questo ci sto lavorando, e comincio a vedere i primi risultati. Ma il risultato maggiore che ho ottenuto è quello di sentirmi libero dal meccanismo frustrante dell’editoria che mi ha obbligato per anni a stare appeso a una mail che sapevo già che molto difficilmente sarebbe arrivata. E poi, se arriva, visto che sei esordiente, la trovi con un contratto talmente penalizzante ( credetemi: anche le case editrici non a pagamento hanno i loro sistemi per rientrare del misero investimento a spese nostre ) che ti viene voglia di mollare tutto.
    Per concludere: io sono felicemente autopubblicato, non ho dovuto comprare copie che fanno la polvere in cantina, sono proprietario dei diritti del mio romanzo e non ho alcun vincolo con nessuno su quello che scriverò prossimamente, se lo scriverò. Chiunque digitando il mio nome o il titolo del mio romanzo mi può trovare, leggere e, se proprio ne vale la pena, anche comprare. E se l’ho fatto io, lo possono fare tutti. La rete è una grande opportunità, basta imparare a sfruttarla. Poi se un editore serio mi dovesse notare… Parliamone; io ci sono.

    • Emilyn 1 novembre 2012 at 17:11

      Ciao Franco, anche io ho tentato con ilmiolibro.it (circuito Feltrinelli), e ho anche comprato il servizio ISBN (in tutto ho speso circa 150 euro e mi dura solo 4 mesi). La stampa mi costa tantissimo, e se vendo tramite Feltrinelli guadagno 19 centesimi per un libro che costa €14.50! Il fatto che sia a colori certamente contribuisce a questo costo elevato, ma mi sembra davvero una proprorzione esagerata. Se vendo sul sito del ilmiolibro.it guadagno certamente di più, ma i costi di spedizione sono talmente elevati che per un libricino minuscolo di 60 pagine i miei lettori arrivano a pagare 16.50 euro! Inoltre, la spedizione è lunghissima. Invece di metterci 3 giorni (come descritto dal sito), ci mettono un paio di settimane e non rimborsano i costi di spedizione! Se invece si va presso una libreria Feltrinelli, i commessi non capiscono che il libro fa parte di quelli da ordinare, lo cercano nel loro database (per esempio per cognome) e non esce nulla. Quelli più svegli vanno su internet e lì capiscono il giro che c’è. Insomma, non è che sia molto contenta di questo servizio. Ne conosci altri, di siti che offrono autopubblicazione a costi inferiori e con un servizio più affidabile? Grazie.

  • Daniele Imperi 7 ottobre 2012 at 19:49

    Ciao Franco, grazie del lungo commento e delle informazioni. Terrò presente l’autopubblicazione, anzi me ne sto convincendo.

  • Natalie 7 giugno 2013 at 11:19

    Buon giorno!
    Vorrei dire la mia anche se il post e’ un po’ vecchio. Io non sono a favore della auto-pubblicazione per il semplice fatto che ci sono case editrici piccole, magari appena nate, che valutano il tuo lavoro. Se decidono di pubblicarlo (oggi prevalentemente in ebook) pensano alla correzione di bozze e/o editing, impaginazione, copertina, distribuzione, comunicazione, pubblicita’ a costo zero. Ovviamente i costi per loro non sono bassi ma investono sul tuo lavoro ( ed oggi e’ una cosa molto rara). Se la tua opera vende loro guadagnano ed anche tu! Semplice! Il problema e’ che oggi ci sono tanti editori ( in realta’ non possono essere chiamati cosi perche’ chi fa l’editore ha una passione e non lo fa per arricchirsi) che cercano di imbrogliare l’autore e quindi ormai siamo diffidenti verso tutto e tutti.
    Mi sembra di aver letto in un post sopra di lucia che l’editor non e’ inFallibile : gia’ dalla risposta di una email…
    Chi manda una email per dirti che vorrebbe valutare il tuo testo non e’ mai l’editor. Ci sono in una casa editrice molte figure e chi risponde alle email e’ quasi sempre la segretaria.
    Detto questo… I tempi delle case editrici sono lunghi e’ vero… Troppo! Non si possono aspettare anni. Se pero’ devo aspettare mesi per avere una risposta e questo mi permette di avere un contratto perche’ hanno avuto il tempo di valutarlo bene… Ben venga! Una risposta pero’ e’ doverosa anche se ricevono 500 testi al giorno….
    Detto questo vi saluto…
    In bocca al lupo a tutti
    Natalie

  • […] rifiuti dell’editore: ho provato a spedire un mio manoscritto a vari editori – nessun romanzo, ma un saggio – e è stato rifiutato. Oddio, in realtà quasi tutti non hanno […]

  • Daniele Imperi 4 luglio 2014 at 15:40

    valentina

    Ciao Daniele e grazie della risposta immediata, anche se io spunto dopo 2 anni dall’inizio della discussione :)
    Allora il nostro incontro c’è stato intorno agli inizi di maggio di quest’anno, per questo l’editore mi ha chiesto di “aggiornarci” a fine mese quindi sempre maggio, ovviamente ho cercato di essere elastica e allargare l’attesa fino a metà giugno, l’ho contattato nuovamente, ma stavolta nessuna risposta..
    Essendo la prima volta che scrivo un romanzo o che cerco di pubblicare qualcosa di mio non so come comportarmi e soprattutto come si comportano loro

    Hai provato a telefonare? Bisogna poi vedere cosa intendeva con “aggiornarci”, magari che si sarebbe fatto vivo lui.

    • valentina 4 luglio 2014 at 15:49

      No non ho telefonato perché mi sembrava troppo, allora speriamo che intendesse dire ” mi faccio vivo io”
      Anche se mi chiedo quan to ci voglia per leggere cinque pagine di riassunto
      Grazie della disponibilità Daniele

  • Ripudiare i vecchi scritti 15 settembre 2014 at 05:00

    […] – dopo varie revisioni e aggiunte – l’ho proposto ad alcune case editrici. Nel mio post Attendere risposte dagli editori racconto com’è andata con quel manoscritto. Avevo deciso di revisionarlo di nuovo, ma poi ho […]

  • Fammi conoscere la tua opinione sul post

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