Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Ad astra

Un racconto di 300 parole

Era da molto tempo che il mio amico D. soffriva d’un male a cui nessun medico aveva saputo dare un nome. Non era un male fisico, ma piuttosto psichico. Se ne stava con lo sguardo fisso al cielo, a qualsiasi ora del giorno e più spesso la notte. Lentamente aveva smesso di rispondere alle domande che gli specialisti della clinica in cui era ricoverato gli ponevano di continuo, nel vano tentativo di trovare una ragione a questo suo estraniarsi.

Perché D. era come se vivesse fuori dal mondo, in una sua dimensione, tanto che io stesso avvertivo il trasporto con cui osservava il cielo, come se il solo guardarlo potesse dargli quel conforto che il contatto con l’umanità non gli aveva mai procurato.

D. sembrava davvero felice. Soltanto con me aveva mantenuto un minimo di comunicazione, tanto che i medici mi avevano pregato di ricordare ogni sua parola, di riferire ogni nostra discussione. Ma in realtà nessuna vera discussione ci fu più fra noi, eccetto un minimo scambio di battute.

Ricordo ancora l’ultima volta che vidi D. Eravamo nel prato fuori la clinica, la sera era calata e un piacevole silenzio regnava ovunque. D. fissava il cielo, con le braccia levate e le mani che sembravano voler afferrare il manto notturno. Improvvisamente si voltò verso di me, sorridendo, e mi disse che, finalmente, stava per tornare a casa. Gli chiesi, meravigliato, che cosa intendesse dire, ma non rispose, bensì continuò a fissare la volta celeste e la Via Lattea che opaca attraversava la notte.

Poi svanì. Semplicemente. Un attimo prima era davanti a me, poi non più.

E dove prima era scomparso il mio amico, lassù nel cielo, dove le sue mani indicavano, lassù fra le lontane costellazioni, dove le sue braccia si protendevano, adesso brillava una stella in più.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.