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L’aspirante scrittore è un posto comodo

L'aspirante scrittore è un posto comodo
Quanto stai lavorando per diventare scrittore?

Quante volte sentiamo parlare di aspiranti scrittori? Io lo sento dire anche da chi scrive: “sono un’aspirante scrittrice”, “sono un aspirante scrittore”. Ma in realtà non significa nulla.

I livelli dello scrittore

Col tempo siamo abituati a individuare una serie di fasi nel mestiere di scrittore. Credo siano in tutto cinque, ma potete anche suggerirne una voi, se vi viene in mente.

  1. Aspirante scrittore: a dire il vero in questa categoria non rientra chi scrive ma non ha pubblicato con una casa editrice, ma dovrebbe rientrare chi desidera diventare scrittore, ma non ha ancora mai provato a scrivere qualcosa, per i più disparati motivi. Aspira, appunto, a essere scrittore e chi aspira è chi desidera, chi non ha ancora compiuto un’azione.
  2. Scrittore esordiente: l’esordio dura un attimo e poi finisce. Questa è una categoria a tempo determinato. Nel momento in cui non hai ancora pubblicato qualcosa, sei un aspirante, ma appena esce il tuo libro o il tuo racconto, allora sei esordiente. Ma non lo sarai più il giorno dopo, vi torna?
  3. Scrittore emergente: è chi sta emergendo, appunto, chi si sta facendo strada nel mare magnum degli scrittori. Ha pubblicato almeno un libro, si sta facendo conoscere. Questa fase dovrebbe durare poco, se lo scrittore è bravo.
  4. Scrittore affermato: ormai è riconosciuto da tutti come uno scrittore, ha venduto parecchie opere e parecchie copie ogni opera. Se manda un manoscritto a un grande editore, è sicuro che sarà pubblicato.
  5. Scrittore famoso: l’ultimo stadio, cui tutti vorremmo giungere, credo. Hollywood ci telefona per chiederci di partecipare alla sceneggiatura del film tratto dal nostro ultimo best seller.

L’aspirante scrittore è come il posto fisso

È comodo. Non devi fare proprio nulla, pensano a tutto gli altri. Te ne stai lì buono buono a tergiversare con la tua scrittura, senza mai far leggere a nessuno quello che scrivi oppure lo pubblichi nel tuo blog, ma stai ben attento a non scrivere chi sei e a far vedere la tua faccia.

L’aspirante scrittore è un fantasma anonimo, un’ombra che scivola fra altre ombre senza lasciare traccia. Anche io da bambino volevo fare l’astronauta, ma dico sul serio, e ci ho anche provato tentando di entrare all’Accademia Aeronautica. Ok, sognavo in grande, ma il discorso non cambia.

Anzi, fare lo scrittore, se vogliamo, credo sia un pizzico più semplice che fare l’astronauta, non credete?

Trasformare l’aspirazione in ispirazione

Il segreto, che segreto non è, è buttarsi nella mischia. Osservare, anche, chi è riuscito a pubblicare con case editrici o in self-publishing. Ispirarsi ai successi altrui e diventare, anzi, ispirazione per altri scrittori.

Ma lasciamo perdere questa pigrizia dell’aspirante scrittore, se davvero uno vuole scrivere sa già cosa fare, no? È semplice: deve scrivere, ma soprattutto pubblicare quello che scrive, fosse anche nel suo blog. È qualcosa, è meglio di niente, ti fa conoscere agli altri, ti fa avere critiche, ti fa vincere la paura del lettore.

E io in quale categoria mi metto?

Avevo detto di volermi considerare scrittore generico, senza categoria, dopo il 10° libro pubblicato. Per ora mi inserisco a metà fra la 1° e la 2°. Ecco uno dei motivi per aver messo la barra di progressione del mio ebook: così velocizzo il passaggio alla 2°.

E voi in quale categoria siete?

State ancora aspirando? Occhio, ché rischiate di spirare e non concludere nulla. Chi davvero aspira a qualcosa, agisce. A che livello siete? Quale delle 5 categorie vi appartiene?

40 Commenti

  1. franco battaglia
    24 maggio 2014 alle 07:28 Rispondi

    Io sarei scrittore e basta. Non aspiro perché già scrivo. Ho esordito ma è finita là. Non emergo se non dal mio blog. Non sono affermato se non dai carabinieri quando non indosso le cinture. Tanto meno famoso.
    Ma c’ho una categoria tutta mia (e di un altro mezzo miliardo di scrittori): scrittore di belle speranze (“continua così che sei una scheggia” “scrivi benissimo” “prima o poi qualcuno si accorgerà di te” “è impossibile che il tuo talento rimanga ignoto”). Eccomi. ;)

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2014 alle 07:42 Rispondi

      Franco, ho letto il tuo racconto sul blog, scrivi bene, quindi che aspetti a tentare con un editore?

  2. Salvatore
    24 maggio 2014 alle 10:08 Rispondi

    Bell’articolo Daniele. Però ho un paio di domande (riflessioni), da porti/ci: chi pubblica in self è considerato aspirante, esordiente o emergente? Secondo me una pubblicazione è quando un’azienda investe nella tua creatività retribuendola. Ormai chiunque può pubblicare su Amazon, non è diverso dal vendere un braccialetto usato su ebay. Questo è il mio punto di vista naturalmente.
    Un’altra questione: se una casa editrice pubblica un tuo racconto su un antologia pagandotelo, cioè riconoscendoti un merito monetario, sei ancora un aspirante o già un esordiente? Oppure sei in quella terra grigia che sta nel mezzo?
    Io non amo le definizioni, ma voglio stare al gioco: aspiro a diventare scrittore, cioè a fare della scrittura la mia professione; non ho ancora pubblicato nulla – nel senso in cui lo intendo io – ma ho avuto dei buonissimi piazzamenti a dei concorsi letterari (forse arriverà una pubblicazione a pagamento di un mio racconto) e pubblico racconti sul mio sito; questo fa di me un aspirante, esordiente o un emergente? Non ho le idee chiare in proposito.

    P.S. bella l’idea della barra (che ruberò a partire da 3… 2… 1… ora!), ma che metodo usi per aggiornarla? Ogni capitolo che scrivi è mezzo centimetro guadagnato? Io sono al terzo, ma so già che la prima revisione sarà una riscrittura quasi completa. Quindi se finisco tutta la prima bozza dovrei essere a mezza barra, o meno se poi conti anche tutte le operazioni che portano a una pubblicazione (qualsiasi tipo di pubblicazione). Scrivere è solo il primo passo.
    Scusa se mi sono dilungato.

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2014 alle 15:31 Rispondi

      Grazie Salvatore. La tua riflessione sul self è condivisibile. Chiunque può pubblicare e so che molti non si affidano a un editor, lo deduco dalle anteprime dei loro ebook.
      In questi casi secondo me resti aspirante.
      Tu stai dove sono io, credo :)
      La barra devo aggiornarla io. E domani ne parlo ;)

  3. Enzo
    24 maggio 2014 alle 11:35 Rispondi

    Avventizio. Sì, scrittore avventizio.
    Quello che scrive piccoli racconti, ma non riscontrando commenti positivi da tutti. E allora la paura del “buttarsi” cresce. Ma mi rendo conto che è prossimo il momento in cui dovrò decidere di smettere il girare tra i blog (io lavoro anche, il tempo è davvero poco), mi sembra un comodo alibi; e “fare il famoso salto nel buio”.

    Tu. Te ti inserirei nella 3^ categoria. Che dici?

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2014 alle 15:35 Rispondi

      Però qualche commento positivo c’è stato, no? Quindi fai il salto.
      Io alla 3? Grazie, ma non ci sono ancora :)

  4. Grazia Gironella
    24 maggio 2014 alle 14:29 Rispondi

    Mi sembra che manchi un gradino tra il numero 1 e il numero 2. Se sei nel primo gruppo quando non hai mai scritto ma vorresti farlo, e poi sei nel secondo appena hai pubblicato, che roba sei quando hai scritto, magari tanto, ma nessuno ti si fuma?
    Mi sento allo stadio tre, che però non è breve come dici, perciò devo essere poco brava (per stare nella definizione).

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2014 alle 15:38 Rispondi

      Sei sempre aspirante :)
      Mah, le definizioni le ho messe io ma non sono verità assoluta.
      Tu perché sei ancora a quello stadio?

      • Grazia Gironella
        24 maggio 2014 alle 19:35 Rispondi

        Che bella domanda! Un po’ me la faccio anch’io. Le cose che ho pubblicato piacciono molto, a sentire i lettori, ma per ora non ho intercettato l’attenzione dell’editore importante, perciò ho una visibilità molto limitata. Non sono abbastanza brava? Può darsi. Visto che questo è l’unico aspetto su cui posso intervenire in qualche modo, continuo a scrivere e cerco di farlo al meglio. Non mi sento però una mosca bianca. In giro ci sono tante persone, anche capaci, che seguono il mio stesso percorso. Sono in ottima compagnia!

  5. Luciano Dal Pont
    24 maggio 2014 alle 14:37 Rispondi

    Secondo lo schema proposto, io appartengo attualmente alla terza categoria: emergente. Ho pubblicato un libro, il mio primo libro, con una casa editrice vera, cioè non a pagamento (non avrei fatto una cosa simile nemmeno sotto tortura perché la considero una cosa umiliante e degradante per un aspirante scrittore) e adesso sono impegnato nella promozione a più livelli, insomma sto cercando di far conoscere me e il mio romanzo, e intanto continuo a scrivere, a lavorare intorno a quelli che saranno i miei prossimi libri. Però, in tutto questo, e leggendo i commenti anche relativi ad altri post, c’è una cosa che mi fa venire il nervoso, anche se so che forse mi attirerò qualche antipatia: francamente non capisco quelli che vogliono o vorrebbero fare gli scrittori ma hanno paura. Paura di far sapere agli altri che scrivono e che ambiscono ad affermarsi, paura del giudizio degli altri, forse una sorta di pudore ancestrale a mettere a nudo una parte di sé stessi che riguarda proprio la stessa passione per la scrittura, o per una certa filosofia di vita che “l’essere scrittore” comporta, con quella vena di sana follia senza la quale non si va da nessuna parte. Io ho sempre scritto, fin da bambino, e nella primissima adolescenza la mia ambizione era proprio quella di affermarmi come scrittore. Ma avevo anche altre passioni che poi hanno avuto il sopravvento, e la scrittura è passata in un secondo piano. Ho sempre continuato a scrivere ma senza ambizioni di pubblicare, fino a una decina d’anni fa o poco più quando, complice anche una serie di circostanze, l’antica ambizione è tornata in auge. Da allora mi sono mosso esclusivamente in questa ottica: scrivere, far leggere quello che scrivevo, far sapere a tutti che volevo fare lo scrittore, senza pudore, senza remore, ma anzi gridandolo ai quattro venti con orgoglio e, soprattutto, mandando i miei lavori alle case editrici, anche qui senza nessuna paura, senza nessun pudore, senza nessuna remora. Che mi poteva succedere? Di essere rifiutato? E allora? E’ normale e scontato per un aspirante scrittore quale io ero in quella fase. Ci sono voluto dieci anni di tentativi e diversi lavori, nuovi o vecchi rimaneggiati e modificati, ma alla fine, l’anno scorso, una casa editrice ha accettato di pubblicarmi e il libro è uscito a marzo di quest’anno. Bisogna crederci, perseverare, essere convinti di quello che si fa e di quello che si vuole, avere ambizione, voglia di emergere, non scoraggiarsi di fronte ai primi inevitabili insuccessi e continuare, continuare, continuare, senza vergognarsi di sé stessi e di quello che si vuole dalla vita, delle proprie passioni, delle proprie aspirazioni, dei propri sogni. Sul mio biglietto da visita, a fianco del mio nome e della mia qualifica di scrittore e del link del mio sito, ho fatto stampare questa mia frase: “I sogni sono irrealizzabili solo quando noi crediamo siano tali, gli ostacoli più impervi che possiamo incontrare sulla strada della loro realizzazione sono quelli che noi stessi edifichiamo dentro di noi, nella nostra mente.” Meditate, gente, meditate… :-)

  6. violaliena
    24 maggio 2014 alle 15:18 Rispondi

    Scrivere era uno dei miei sogni adolescenziali, era uno sfogo solitario e molto gratificante e allora proprio non pensavo che le mie storie potessero piacere anche ad altri. Neppure mi veniva l’idea di condividere.
    Poi il sogno adolescenziale l’ho perso di vista, altre cose mi hanno assorbito e altri obiettivi e fallimenti si sono stratificati nel tempo. Però ho notato che la funzione appagante dello scribacchiare non veniva mai meno. Tante volte ho scritto “frammenti” mettendo su carta idee e impressioni e mi sono sentita felice di farlo.
    Poi ho provato a creare qualcosa di più consistente e lungo e mi sono arenata ancora e ancora. Ho pensato che qualcosa mancasse nel metodo e che ci doveva essere qualche tecnica per evitare l’impantanamento cronico. Sto imparando adesso (tardissimo lo so) che schematizzare è importante e che un piano di lavoro è necessario. E mi sto faticosamente regalando la possibilità di uscire dal nido comodo dell’aspirante e di creare qualcosa di finito che mi consenta di passare al punto due.
    Dal mio cimitero personale di idee tirerò fuori qualcosa che valga la pena di salvare.
    Oppure la migliore idea sarà quella che nascerà domani.

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2014 alle 15:45 Rispondi

      Anche io tanti anni fa non avevo pensato a condividere, ma a quel tempo non esisteva internet :)
      Però scrivevo di tutto, anche frammenti e aforismi.
      Fare un piano di lavoro ti aiuta molto.

      • violaliena
        24 maggio 2014 alle 20:16 Rispondi

        si ecco non ho precisato che allora erano sogni cartacei e non digitali.
        Mi sto riformattando in modalità programmatrice.
        Curiosità: voi metodici con barra di caricamento annessa, adoperate programmi speciali per evitare la valanga anarchica di file strabordanti in word?

  7. Tenar
    24 maggio 2014 alle 16:23 Rispondi

    Inizio a rendermi conto che si può rimanere esordienti una vita. Hai pubblicato il tuo primo racconto? Hai esordito. Poi un romanzo? Sempre un esordio. Col secondo cambi genere? Hai esordito nel… Cambi editore? Hai esordito con… E ti senti sempre un pulcino implume in un mondo grande e ostile…

  8. Enzo
    24 maggio 2014 alle 16:35 Rispondi

    Daniele Imperi
    Ha pubblicato almeno un libro, si sta facendo conoscere ( 3^ categ,)

    il 10° libro pubblicato
    Ma non hai scritto che dopo una pubblicazione non si sta più nella 2^, sbaglio qualcosa?

    NB_ Evito di parlare di me. Sono un abile dribblatore eh?

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2014 alle 18:23 Rispondi

      Quale libro avrei pubblicato? Gli ebook pubblicati senza editor per me non contano.

    • Enzo
      24 maggio 2014 alle 19:00 Rispondi

      Daniele, perdona l’insistenza ma la frase “il 10° libro pubblicato” è tua. Non già e-book ma libro. O è un refuso?

      • Daniele Imperi
        25 maggio 2014 alle 18:22 Rispondi

        Sì, è mia, ma io non ho pubblicato 10 libri, anzi neanche uno. Oppure non capisco che vuoi dire :)

        • Enzo
          25 maggio 2014 alle 18:52 Rispondi

          Ci riprovo:
          Avevo inteso tu avessi scritto 10 libri. Pertanto saresti da considerare nella 3^ categoria.
          Ma forse volevi intendere quando arriverò al 10° libro. No?

          • Daniele Imperi
            25 maggio 2014 alle 18:53

            Ah, ecco, sì, avevo scritto in un altro post che mi considero scrittore dopo il 10° libro pubblicato :)

  9. Chiara
    24 maggio 2014 alle 16:59 Rispondi

    Il post scritto da Violaelina potrei averlo pubblicato io.
    Non so se considerarmi aspirante in senso stretto, perchè qualcosina di mio in giro c’è, anche se non si tratta di narrativa, ma di saggi scritti ai tempi dell’università e testi per siti internet.
    Per quel che riguarda il mio sogno nel cassetto, allora si, sono aspirante.
    Anche io mi sono arenata più volte su un romanzo, schiava della famigerata prima idea. Ho smesso, ho ricominciato. Ed ora sto studiando seriamente, mi sto esercitando moltissimo, sto vivendo questa esperienza cercando di non cadere nel timore di nuovi blocchi, ma portando con me la cosapevolezza del fatto che tornare indietro di qualche paragrafo non significa aver fallito. Non mi corre dietro nessuno. Voglio arrivare ad avere un’opera completa da mandare in giro e ci riuscirò. La metafora della goccia d’acqua che scava nella roccia mi è sempre piaciuta :)

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2014 alle 18:25 Rispondi

      Anche i saggi vanno bene :)
      Direi che stai lavorando nel modo giusto.

      • Chiara
        26 maggio 2014 alle 08:58 Rispondi

        Ci provo: cerco di non perdere mai la gioia, nemmeno nei momenti di blocco. Piuttosto mi prendo un giorno di pausa. Perché per superare il ruolo di “aspirante” lo stress è l’ultima cosa che mi serve :)

  10. Luca.Sempre
    24 maggio 2014 alle 17:34 Rispondi

    Scrittore Aspirante. Nel senso che aspiro polvere quando scrivo.
    Per il resto concordo con te sull’inutilità di certe definizioni.

  11. Maurizio Foddai
    25 maggio 2014 alle 11:46 Rispondi

    Ho occupato in modo stabile la prima fase dall’età di sei anni (cioè da quando ho imparato a leggere e scrivere). Inventavo storie di ogni genere, passavo dal western al giallo, senza mai finirne una. Poi, con l’adolescenza e le letture più impegnative, ecco un paio di romanzi compiuti. Tentativi di letteratura, che non osavo neppure pensare di inviare a una casa editrice.
    Aspiravo.
    In età adulta, ho scritto un romanzo d’avventura, maturo sia nella struttura, sia nello stile. Mi sono lanciato e l’ho inviato a svariate case editrici.
    Ho continuato ad aspirare.
    Però l’ho pubblicato su una piattaforma di selfpublishing.
    Concordo sul fatto che questo non significa essere scrittori, così come nel caso di opere pubblicate a pagamento.
    Nondimeno ho continuato a scrivere.
    Il romanzo successivo l’ho inviato al torneo IoScrittore e, in modo quasi inaspettato, sono arrivato fra i primi dieci. Conseguenza: pubblicazione in e-book (che deve ancora arrivare).
    Esordiente? Aspirante esordiente?
    Nel frattempo ho scritto un terzo romanzo e l’ho pubblicato con Libromania.
    Esordiente! Per quanto tempo?
    Il problema è che, una volta che hai pubblicato un romanzo con una casa editrice (cosa tutt’altro che semplice) ti accorgi che:
    a) quasi nessuno sa che il tuo romanzo esiste
    b) i pochi che lo sanno per lo più se ne fregano
    c) di quelli che non se ne fregano soltanto una minima parte lo compra e lo legge.
    Emergente?
    Per il momento sono ancora sotto il pelo dell’acqua e per sopravvivere ho bisogno del boccaglio.

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2014 alle 18:25 Rispondi

      Ciao Maurizio, intanto benvenuto nel blog e grazie per l’idea che mi hai dato per un post. Nascerà dalle tue ultime riflessioni.

      Sei emergente, per me, hai pubblicato con un editore. Ora devi lavorare per raggiungere la categoria dello scrittore affermato.

      Forse già dalla prossima settimana uscirà il post.

  12. Kinsy
    25 maggio 2014 alle 20:50 Rispondi

    Non ci avevo pensato, ma essere aspiranti scrittori è proprio un cuscino comodo: tutti sanno che hai una passione, ma se non riesci o non ti dai da fare per cambiare stato nessuno lo nota. L’esordiente invece è il più difficile di tutti: è il momento in cui ti metti davvero in gioco e sei esposto a critiche più o meno aperte (anzi, sono peggiori quelle silenziose che ti evitano e non ti leggono…). L’emergente dev’essere favoloso, perché comunque sei in ascesa.
    Io però non mi ritrovo in nessuna definizione, preferisco semplicemente “scrittrice”. Lascio agli altri l’etichettarmi!

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2014 alle 09:41 Rispondi

      Sì, l’esordio è sempre difficile, vero. E l’ascesa dipende sempre da te, però.

  13. 20 domande sul tuo libro
    27 maggio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] ha sollevato 3 questioni sulla pubblicazione di un libro. Nell’articolo avevo parlato della categoria degli aspiranti scrittori e il problema, nel commento, riguardava il destino di un libro dopo esser stato pubblicato con un […]

  14. Ulli Zupin
    27 maggio 2014 alle 14:43 Rispondi

    Sono approdata su questo blog per caso da poco e lo trovo molto interessante perché stimola il confronto e lo scambio di opinioni.
    Ho appena pubblicato il mio primo E Book, ho fatto tutto da sola,
    non ho speso un euro. Non mi considero una scrittrice, al massimo
    un’aspirante scrittrice. Sicuramente una persona che ama scrivere e
    nel farlo prova gioia e gratificazione, il che non è poco. Arrivare alla pubblicazione del libro è stato un lavoro impegnativo, ma rischia di
    vanificarsi se come temo l’ebook si perderà nel mare dei suoi simili.
    Mi sono resa conto che il mondo dell’editoria è una vera giungla, la maggior parte delle case editrici importanti non accettano nemmeno
    l’invio di manoscritti. Poi esiste un sottobosco di piccole case editrici
    che pubblicano qualsiasi cosa a pagamento per poi abbandonarti nel momento più importante che è quello della promozione.
    E’ a questo punto che ho deciso di fare da me, ma non è semplice,
    direi che il marketing è la fase più difficile, ma anche quella fondamentale. Se non sei nessuno chi dovrebbe comparare un tuo
    libro? E’ difficile perfino far leggere il libro a qualcuno per avere un giudizio critico, non importa se positivo o negativo. Ora sto
    scrivendo racconti , parteciperò ad alcuni concorsi letterari, mi pare
    un’ altra strada valida da seguire.

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2014 alle 15:19 Rispondi

      Ciao Ulli, benvenuta nel blog.

      Oggi ho pubblicato un post che può interessarti, perché parla proprio di cosa aspettarsi dopo la pubblicazione.

      Riguardo alle case editrici, ne trovi tantissime piccole e non a pagamento. Per i concorsi letterari, invece, trovo utili solo quelli in cui vinci una selezione per la pubblicazione.

  15. Maurizio Foddai
    27 maggio 2014 alle 18:16 Rispondi

    Daniele, il post che hai scritto è molto interessante e istruttivo. Tu, per caso, conosci qualche indirizzo a cui inviare i comunicati stampa?

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2014 alle 20:40 Rispondi

      Sì, parecchi, ma devi iscriverti tu e inviarli tramite l’editor di testo, come se fosse un blog.

  16. Maurizio Foddai
    27 maggio 2014 alle 23:03 Rispondi

    Certo. Quello che chiedo è se puoi mettere questi contatti a disposizione

    • Daniele Imperi
      28 maggio 2014 alle 14:49 Rispondi

      Io ho un file con un elenco non aggiornato, nel senso che ogni tanto qualche sito chiude. Ti mando l’elenco via email. Ma io li ho trovato cercando appunto comunicati stampa su Google.

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