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Le aspettative del lettore

Le aspettative del lettore

Quando leggiamo un libro, che cosa ci aspettiamo da quella lettura? Molte volte ne restiamo delusi, ma a priori è difficile capire quella delusione.

La prima volta che ho letto Philip K. Dick mi aspettavo un bel romanzo di fantascienza, avendo letto in giro quanto fosse quotato come autore. Ma Ubik a me non è piaciuto per niente. Delusione, quindi.

Nonostante questo ho acquistato altri suoi romanzi, leggendone per ora solo sei, ma solo quello e lʼultimo, La svastica sul sole, non mi sono piaciuti. Pazienza.

Credo sia utile capire queste aspettative se vogliamo migliorare la nostra scrittura. Metterci nei panni dei lettori e provare a capire che cosa frulla per la loro testa quando leggono e scelgono un romanzo.

5 elementi chiave per le aspettative del lettore

Ovvero: come scegliamo un libro da leggere?

  1. Titolo del romanzo: la prima volta che ho scelto un romanzo da leggere ispirato dal titolo, La montagna incantata di Thomas Mann, ho creduto fosse un fantasy e mi sono ritrovato dentro un sanatorio per malati di tubercolosi. Ma ero uno studente senza quasi alcun libro letto sulle spalle. Per fortuna mʼè piaciuto. In un romanzo forse il titolo da sé difficilmente può incuriosire. Oltre il confine (Cormac McCarthy), PopCo (Scarlett Thomas), Il richiamo del cuculo (Robert Galbraith) non ci danno alcuna informazione sulla storia. Ma il titolo resta comunque uno degli elementi che influiscono sulle nostre scelte.
  2. Illustrazione di copertina: eppure un tempo non esistevano. I classici, che non erano tali appena usciti, non lʼavevano e spesso non lʼhanno tuttora. Quantʼera meglio? Comincio a pensare davvero che si debba tornare indietro a quei tempi. Per alcuni romanzi comunque è fondamentale, come nel fantasy, nella fantascienza, nellʼavventura, nellʼhorror. Un buon disegno colpisce la nostra curiosità.
  3. Nome dellʼautore: quando ho letto La strada di Cormac McCarthy, ho deciso che dovevo avere tutto ciò che aveva scritto e in poco tempo ho preso tutti i suoi romanzi, che sto centellinando. Idem sto facendo con Dick e la Rowling e altri. Se conosciamo lo scrittore, perché famoso o perché ci è piaciuto, un suo libro entrerà dalla porta di servizio, perché avrà una speciale “raccomandazione”.
  4. Genere letterario: se ci piace un preciso genere – o più generi, poco cambia – siamo portati a fare subito una cernita fra i libri pubblicati. Se mi va di leggere fantascienza, vado dritto spedito in quel mercato. È così che ho letto Ancillary Justice di Ann Leckie: ho chiesto a unʼamica un preciso tipo di fantascienza.
  5. Conoscenza della storia: ovvero andare al cinema e poi comprare il romanzo perché il film ci è piaciuto un sacco. In questo modo ho letto La strada, Il totem del lupo di Jiang Rong, Il cucciolo di M.K. Rawlings, Incompreso di Florence Montgomery, Tarzan di Burroughs, King Kong di Lovelace, Viaggio al centro della Terra di Verne, Cloud Atlas di David Mitchell, Lʼisola della paura di Dennis Lehane, Sleepers di Lorenzo Carcaterra, Divergent (e gli altri 3 della serie) di Veronica Roth, Un gelido inverno di Daniel Woodrell, The Giver (e gli altri 3 della serie) di Lois Lowry, ecc. E altri ancora li ho comprati ma ancora non letti.

Certo, uno scrittore che voglia scrivere il suo primo romanzo non può fare breccia su tutti e 5 questi elementi. Come minimo deve scartare il 3 e il 5, ma ne restano pur sempre 3 su cui lavorare.

Cosa ci aspettiamo andando al cinema?

Un film ha tantissime analogie con la narrativa e quindi con la scrittura creativa. Quando sono andato a vedere Jurassic World, sapevo già, senza aver letto alcuna recensione, che sarebbe stata una sorta di copia di Jurassic Park. Quello mi aspettavo e quello ho avuto.

Se andrò a vedere Ant-Man, saprò già cosa aspettarmi: un film che può benissimo mancare dalla nostra vita, ma resta pur sempre intrattenimento e svago. Un lettore di fumetti che conosce il personaggio ha ovviamente aspettative diverse.

Lʼaspettativa del lettore – e quindi anche dello spettatore al cinema – è legata alla promessa fatta dallʼopera letteraria. Cosa mai potresti aspettarti da Mad Max: Fury Road se non un film di pura follia?

Che cosa ti aspetti leggendo le avventure di Sherlock Holmes se non essere di nuovo scioccato dalle intuizioni dellʼinvestigatore? E cosa vuoi aspettarti da un giallo di Montalbano?

Fare forza sulle aspettative del lettore

Ovvero: dare al lettore ciò che vuole. È forse su questo che bisogna puntare per avere più probabilità di successo con un romanzo. Intensificare il desiderio del lettore al massimo.

Ti piace lʼhorror? E io non ti farò più stare in casa da solo e di notte. Te la sei cercata, mio caro. Dormire non sarà più così piacevole per te.

Ok, ho esagerato, ma il messaggio credo sia chiaro. Ogni volta che leggiamo un libro, che lo scegliamo anzi, noi siamo alla ricerca di un tipo preciso di emozioni e sensazioni. Uno scrittore dovrebbe riuscire a farle provare.

Voi avete la ricetta?

29 Commenti

  1. Chiara
    6 agosto 2015 alle 08:38 Rispondi

    No, non esiste alcuna ricetta, ma faccio un po’ di autoanalisi lavorando sui punti che hai menzionato.
    1 – Il titolo: raramente è già pronto prima che inizi a scrivere. Quello che ho scelto è nato spontaneamente mentre procedevo con la stesura. Forse cambierà, chissà… Però credo possa incuriosire, perché ha attinenza sulla trama e pone un interrogativo.
    2 – Illustrazione di copertina: mi sembra prematuro occuparmene adesso.
    3 – Nome dell’autore: il blog mi sta dando l’opportunità di farmi conoscere. Non so se questo porterà un vantaggio al romanzo, ma si tratta di un ottimo punto di partenza.
    4 – Il mio romanzo è un mainstream. Non so se questo lo penalizzerà, ma il tipo di storia che ho creato non rientra in un genere preciso, sebbene abbia diverse contaminazioni.
    5 – Tramite il blog, è inevitabile che esta qualche piccolo dettaglio relativo alla storia. Spero che queste pillole involontarie possano incuriosire i follower trasformandoli in ipotetici lettori, anche se c’è il rischio di scoraggiarne altri (te, per esempio :D)

    In generale l’aspetto a cui do maggior valore sono le emozioni. Lavoro sulle mie, e cerco di farle arrivare anche al lettore.

    • LiveALive
      6 agosto 2015 alle 09:48 Rispondi

      Come può penalizzare? Il genere è sempre una nicchia: escluso il romance, il giallo, che è il genere dominante in Italia, coinvolge il 2% dei lettori o poco più. Il romance invece si crede costituisca praticamente il 50% delle letture, ma io credo sia perché ci buttano dentro un po’ di tutto.

    • Daniele Imperi
      6 agosto 2015 alle 13:41 Rispondi

      Pensa che io ancora non trovo il titolo del mio romanzo. Neanche una vaga idea…
      Il blog ti fa conoscere e credo che sarà un vantaggio, se non ti fai antipatie in tutti i lettori :D
      Non credo che il mainstream possa penalizzare. Perché dovrebbe?
      Il rischio di scoraggiare qualche lettore c’è, ovvio, come le pillole che diffondo possono scoraggiate te che non ami il fantasy :P

  2. Kinsy
    6 agosto 2015 alle 08:45 Rispondi

    Se avessi la ricetta venderei un sacco! In realtà quando scrivo parto da un episodio e mi chiedo: “ma come sarà andata?”. Provo così a costruirci una storia. Ad esempio il romanzo che sto scrivendo nasce da una leggenda: si dice che la fabbrica di orologi di Pesariis, la f.lli Solari, sia stata fondata da un pirata genovese. Questo è quello che si dice, ma tutto il resto? Penso che un qualsiasi lettore che abbia solo sentito di questa leggenda sia almeno un po’ curioso!

    • Daniele Imperi
      6 agosto 2015 alle 13:42 Rispondi

      Belle le leggende e di sicuro incuriosiscono. Puoi tirarci fuori parrecchio da una leggenda come quella.

      • Kinsy
        6 agosto 2015 alle 13:43 Rispondi

        È quello che sto cercando di fare. Spero di esserne all’altezza!

  3. Alice
    6 agosto 2015 alle 09:32 Rispondi

    “dare al lettore ciò che vuole”
    mi pare giusto, perché onesto
    da lettrice, ti dico che mi sono spesse volte trovata spiazzata dalla troppa esibita ecletticità di taluni scrittori.
    mi è capitato di recente con la Rowling: non ho mai apprezzato troppo la saga del maghetto, se non al cinema, e tuttavia i libri letti mi hanno intrattenuta a sprazzi; quando però, si è data ad altro genere con “Il seggio vacante”, è venuto a mancarmi qualcosa di essenziale, e ne ho abbandonato la lettura.
    lei non era più lei

    • LiveALive
      6 agosto 2015 alle 10:18 Rispondi

      Io invece non credo che si debbano accontentare le aspettative dei lettori. Non solo perché così cadiamo nel pop più becero, ma perché devi considerare che in genere il pubblico vuol ciò che già conosce, e così l’artista non può svolgere il suo compito, che è, come dice Philip Glass, creare nuovi linguaggi. Al limite, come dice Eco, bisogna dare ciò che il pubblico non sa di volere.
      Io credo però che l’artista non debba creare in modo meccanico qualcosa basandosi su chissà quali analisi: infatti l’unico gusto che può conoscere davvero è il suo proprio, e suo compito allora è realizzarlo, e accontentare quelli che sentono come lui: perché infatti creare qualcosa per la massa, e lasciare le nicchie senza qualcosa che piaccia anche a loro? Non hanno diritto ad avere qualcosa di loro gusto?

      • Poli72
        6 agosto 2015 alle 11:21 Rispondi

        Titolo e copertina sono elementi chiave che a colpo d’occhio definiscono il genere di romanzo che il potenziale lettore si trova davanti.Devono necessariamente essere coerenti con il contenuto altrimenti il lettore si sente preso per i fondelli.Mi trovo d’accordo con Livealive , a proposito delle ” aspettative del pubblico”.Una scrittura che parta dal presupposto di essere serva,incanalata e piena di paletti nel becero tentativo di piacere il piu’ possibile risultera’ artificiosa ,stopposa e indigesta.Qualche anno fa’ sulla scia del successo di Dan Brown , molti scrittori si erano convinti che il pubblico divorasse storie che trattavano di templari,reliquie , misteri su Gesu di Nazareth.Fiorirono allora tutta una serie di romanzi e romanzetti costruiti su quel modello. Idem con L’ultimo successo “50 sfumature di ….”.
        Cosa significa:“dare al lettore ciò che vuole” ,tutto e nulla al tempo stesso.C’e’ la donna quarantenne che cerca la storia d’amore ,cosi come esiste il ragazzotto trentenne che cerca azione o avventura e cosi’ via.I gusti sono infiniti ,cosi’ come i generi letterari ,piu’ o meno puri .Sicche’ un autore che narrera’ d’avventura e inserira’ una bella storia d’amore teoricamente potrebbe irretire sia la donna quarantenne ,che il baldanzoso trentenne?! Ma nel tentativo di scrivere d’ amore cosa per la quale non sente stimolo e ispirazione dovra’ forzare e sforzare rischiando di paciugare tutto.E noooo! Uno scrittore deve scrivere sempre cose che si sente , cose che gli piacciono.Per uno scrittore che narra col cuore e con ” penna ” libera e serena c’e’ sempre la possibilita’ di pubblico.Il lettore vuole solo una cosa ,secondo me , una storia che lo appassioni e nella quale riesca ad immergersi ed immedesimarsi.Puo’ trattarsi delle avventure di uno 007 alle prese con una missione internazionale ,come dei travagli di una giovane universitaria innamorata di un bel professore.

        • Daniele Imperi
          6 agosto 2015 alle 14:08 Rispondi

          Ripeto: non è detto che la storia debba essere incanalata. Io non ho parlato di questo, anche perché sono contrario a quel genere di letteratura.

      • Daniele Imperi
        6 agosto 2015 alle 13:47 Rispondi

        Non è detto che cadi nel pop più becero, dipende da cosa scrivi e come scrivi.

    • Daniele Imperi
      6 agosto 2015 alle 13:43 Rispondi

      A me invece Il seggio vacante è piaciuto molto e ho apprezzato anche Il richiamo del cuculo.
      Il fatto che non ti sia sembrata lei dipende forse dalla diversa natura dei due tipi di opere.

  4. LiveALive
    6 agosto 2015 alle 10:47 Rispondi

    È importante sottolineare il ruolo della aspettativa nella percezione del bello. Immagina se mandassimo un cd dei motorhead indietro nel tempo nel ‘700: cosa potrebbero pensare? Orrore, schifo: non avrebbero i presupposti, non potrebbero individuare il percorso che ha portato alla loro nascita, e, sostanzialmente, che ha portato noi ad aspettarceli.
    Per farti un esempio letterario, diciamo che la tradizione ci ha tramandato una definizione di “dialogo”, e il modo in cui lo si fa: così, aprendo un libro, ci aspettiamo di trovare un dialogo fatto in un dato modo. Ma se di colpo ci troviamo un dialogo senza virgolette, scritto in modo frammentario e confuso come dialoghi di Joyce, e non abbiamo avuto un percorso che ci ha preparato, non possiamo che trovarlo orribile e confusionario.
    Eppure i grandi artisti sono quelli che hanno rotto il paradigma, non quelli che hanno cavalcato il lavoro di altri. Il nostro canone lo formiamo così, con quelli che portano innovazioni, cambiamenti, e che sostanzialmente, a loro tempo, hanno deluso le aspettative.

  5. Daniele Imperi
    6 agosto 2015 alle 13:54 Rispondi

    Assecondare le aspettative del lettore non significa per me seguire le mode o non essere innovativi. Ma, come ho scritto nel finale, dare emozioni e sensazioni al lettore, proprio quelle che si aspetta.

    • LiveALive
      6 agosto 2015 alle 14:03 Rispondi

      Ma ciò che il lettore si aspetta è una moda. Di norma: perché ciò non toglie che ci sia, come me, che ricerca l’innovazione.

  6. Tenar
    6 agosto 2015 alle 14:33 Rispondi

    L’ideale, per me, è quando un libro non mi dà quello che mi aspettavo, ma qualcosa di più o di diverso, di cui avevo bisogno. Come dice U. Eco, bisogna saper giocare con le aspettative del lettore (vado a memoria, abbiate pietà) “vi aspettate morti, monaci ambigui e sangue a palate? Io vi do latino a chilo, pochissima azione, mistica medioevale e voi sarete miei, perché era quello di cui avevate bisogno”. Quello è il massimo, un libro che gioca con le aspettative del lettore, spiazzandolo e dando molto di più

    • Daniele Imperi
      6 agosto 2015 alle 14:46 Rispondi

      Sì, Umberto Eco ha ragione. Non vorrei essere frainteso con questo post, ché più di qualcuno ha pensato volessi difendere la letteratura delle mode. Ma io ho parlato di emozioni e sensazioni.
      Però la visione di Eco mi piace di più. Il problema è che Eco è uno.

      • LiveALive
        6 agosto 2015 alle 14:59 Rispondi

        Ma, guarda: Eco ha scritto Il Nome della Rosa e Il Pendolo di Foucault che sono due capolavori. Poi però ha scritto Baudolino e La Regina Loana che sono opere mediocri. E L’Isola del Giorno Prima, Il Cimitero di Praga e soprattutto Numero Zero sono semplicemente alcuni tra i libri più brutti che mi sia capitato di leggere. Secondo me Magris gli è di molto superiore. E anche Moresco.

        • Tenar
          6 agosto 2015 alle 16:42 Rispondi

          Anch’io di Eco amo alla follia solo Il nome della Rosa e Il pendolo di Foucault (anche più del primo), però le “postille al Nome della Rosa” le ho trovate illuminanti e nel mio piccolo mi riconosco in molto di quello che vi ho letto.

          • LiveALive
            6 agosto 2015 alle 20:22 Rispondi

            Sono piaciute anche a me. Ma secondo me Numero Zero non lo ha scritto lui.

  7. Poli72
    7 agosto 2015 alle 00:07 Rispondi

    A proposito di Eco .Vorrei porre una questione a tutti coloro che seguono il blog e a Daniele.
    “Il nome della rosa”
    Dati : bestseller internazionale nell’anno di pubblicazione 1980 .Longseller nei successivi tradotto in 40 lingue .315 edizioni.
    Una bomba senza dubbio ,scrittura forbita ,intellettuale ,ricca di latinismi e riferimenti colti.
    E’ un libro di 35 anni fa’! Avrebbe senso oggi proporre un giallo medievale di quella fattura , lo stile accademico e colto che trasudano le pagine richiede una lettura attenta e spesso e volentieri numerosi stacchi per andare su google a cercare un termine o un concetto che non conosciamo.A me pare che oggi nel 2015 il gusto per le opere ,certo belle e geniali ,ma troppo narcisisticamente intellettuali, sia passato.Negli anni ’80 si viveva con molto meno stress di oggi ,l’Italia era piu’ provinciale e borghese.Scegliere a quei tempi una lettura impegnativa e colta era una cosa stimolante e “trend”.
    Pietro Citati critico letterario in un articolo che lessi qualche tempo fa’ sul corriere della sera affermava che dagli anni 70-80 ad oggi sia gli scrittori ,che i lettori italiani si sono immiseriti culturalmente.Citati pero’ e’ vecchio e il suo punto di vista legnoso e rigido.Non si puo’ giudicare gli autori ed i lettori se non li si sa’ collocare nel giusto periodo storico.35 anni sono un’ eternita’ in termini di cambiamenti sociali ,culturali ,politici,tecnologici ed anche economici. A mio avviso , oggi un romanzo come ” il nome della rosa “,farebbe senz’altro successo perche’ geniale ,ma non certo il successo che fece a suo tempo.Il lettore moderno e’ carico di stress e richiede ad un’opera la facile lettura e la poco impegnativa comprensione del contenuto.Potrebbe altrimenti dopo un certo numero di pagine, esasperato dal latinorum e dai termini colti, mollare il tutto e sganciare anche un brutto feedback su internet che contribuirebbe a stroncarne la diffusione.

    • Daniele Imperi
      7 agosto 2015 alle 07:33 Rispondi

      Credo che il critico abbia ragione, adesso culturalmente gli italiani si sono davvero immiseriti, colpa il cattivo uso del web e delle tante inutilità che offre. Io non ho trovato problemi a leggere Il nome della rosa.
      Spero invece che altri autori possano offrire romanzi di quella fattura.

      • Poli72
        7 agosto 2015 alle 15:10 Rispondi

        A mio avviso gli italiani sono passati da un tipo di cultura basata sull’ umanesimo ad uno di matrice piu’ tecnologica.Mi spiego meglio,dove negli anni 80 c’era il libro,il dibattito televisivo,i luoghi di aggregazione come bar,circoli dove si discorreva in dialetto con gli amici del quartiere, oggi c’e’ internet , smartphones,youtube ,c’e’ il dibattito web nei forum,nei blog, spesso e volentieri ci si scambiano opinioni in inglese con utenti di tutte le parti del mondo.
        La globalizzazione ,d’altra parte ,ha avuto la sua influenza anche sulla cultura modificandone i caratteri.

    • LiveALive
      7 agosto 2015 alle 08:14 Rispondi

      Io credo che libri come Il Nome della Rosa (ma anche, per dire, Ulisse, o l’arcobaleno di Gravità) siano meno complessi di quello che si racconta. Almeno la mia impressione è che si esagerasse tanto per creare un mito. A noi sembra ci sia una grossa differenza tra ora e gli anni 80, ma perché siamo vicini, e l’evoluzione estetica segue tempistiche più lunghe. È vero che oggi magari sentiamo l’esigenza di qualcosa di diverso. È vero pure che il testo si basava su un gusto dell’epoca, l’atmosfera di mistero e mito e passato, che oggi, ritrovata in gente come Dan Brown, ha però stancato. Io giustificherei con questo un minor successo, non tanto per il latino e la cultura. Dobbiamo considerare infatti, come detto nelle postille, che non tutto è lì per essere davvero capito: un po’ come i termini inventati dei fantascientifici, i termini e concetti religiosi servono più che altro a trasmettere l’atmosfera, e ci riescono anche se non li capisci.
      Non so bene che pensare di operazioni tipo il “e se fosse pubblicato oggi…?” In una intervista Mozzi ha detto di non gradirle. Lucio Angelini sul suo blog ha detto che è vero che molti capolavori passati oggi sarebbero rifiutati, ma che se è così la colpa è dell’editoria. Potremmo chiederci pure allora (prendendo arti dove magari abbiamo una visione da profani, e più vicina a quella di massa): e se la Nona di Beethoven fosse composta oggi, attorno agli stili di Philip Glass e John Cage? E se la Gioconda fosse dipinta oggi, ed esposta di fianco a un quadro di Gerhard Richter? E se il David di Michelangelo fosse scolpito oggi e messo nella stessa stanza di una scultura sempre di un Michelangelo, ma Pistoletto? …certo non ha molto senso: senza quelle opere non sarebbero state create quelle più recenti, e il nostro gusto non si sarebbe formato così com’è. Operazioni dove si imitano gli stili passati invece ci sono: è così diverso il Cardellino da Dickens? E qual era quel poeta che ha scritto un poema fantascientifico in greco antico, imitando Omero?

      • Poli72
        7 agosto 2015 alle 15:43 Rispondi

        Lucio Angelini ha pienamente ragione. Ma l’editore e’ comunque un imprenditore che deve fare i conti in partita doppia.Ogni amministratore di imprese commerciali sa bene che se si espone investendo in un prodotto ,deve rientrare e guadagnare ,altrimenti chiude.Ecco allora che si punta sul nome noto ,sul genere mainstream del momento che possa dare un minimo di garanzia di rientro.Tuttavia lo scrittore deve rimanere sempre ottimista,far buon viso a sorte avversa e flettersi ai tempi ,proprio come fanno tutti gli altri umani che intendono rimanere all’interno del sistema produttivo.Come un piccolo roditore caparbio deve scavarsi la propria nicchia e raccogliere certosinamente consensi con la propria arte ,ma non senza l’ interattivita’ col pubblico.Eco e’ fuori luogo in questo.Non ne ha certo il bisogno economico, ne forse piu’ l’energia ,dato l’eta’.Osservo da qualche anno uno scrittore che si chiama Marcello Simoni ,sinceramente non mi piace il suo stile di scrittura , troppo ricercato e forse anche un po’ astruso,le trame che propone sono pero’ originali e coinvolgenti.Simoni ha delle caratteristiche che lo hanno portato al successo (un milione di copie vendute) che si possono riassumere nella forte iterazione col pubblico.
        Si concede sempre e senza compromessi ad interviste,incontri e quant’altro. Tiene un atteggiamento poco cattedratico e colto , si e’ creato altresi’ l’immagine del ragazzotto di tutti i giorni ,del vicino di casa che non fa’ pompa della sua condizione di scrittore di successo.Artificiale o meno che sia questa politica ,non lo posso sapere.Egli rappresenta il fantomatico emergente che e’ riuscito ad arrivare al successo ,non internazionale per ora ,
        battendo con costanza e caparbieta’ le strade dell’impegno a produrre e del tempo dedicato al pubblico.

        • LiveALive
          7 agosto 2015 alle 15:50 Rispondi

          Mah, personalmente non ho interesse nel successo di pubblico e nella produttività. Intendo che se la creazione letteraria è una operazione estetica (e lo è, secondo me) allora l’autore dovrebbe cercare di realizzare un ideale di bellezza senza preoccuparsi d’altro, neanche del successo. Mi chiedo, pure: il successo a lungo termine (ma proprio lungo, a tre secoli distanza) cosa lo determina?
          (ma poi: perché voler essere di successo, sinceramente? Per guadagnare, meglio fare l’imprenditore, per fama e stima meglio il cantante… Quindi perché?)

  8. Poli72
    9 agosto 2015 alle 00:41 Rispondi

    Credo che se uno fa qualcosa che gli piace , lo fa meglio di una cosa che deve fare per dovere . Se questa attivita’, poi, riesce anche a diventare un mezzo col quale sostentarsi tanto meglio.Credo sia il sogno di ognuno.Per trasformare l’attivita’ di scrittura da un passatempo ,un vezzo ,un hobby ,bisogna necessariamente vendere e vendersi.Certamente uno puo’ benissimo limitarsi a scrivere per proprio piacere personale.Ma sono convinto che nel profondo dell’animo anche l’esteta piu’ individualista amerebbe sottoporre la propria opera a qualcuno.

  9. Sonia Esse
    18 agosto 2015 alle 15:28 Rispondi

    Mi piace la scaletta da te stilata, ma personalmente la cover non si tocca, tant’è vero che io e i classici non ci frequentiamo per nulla! ^^’
    Altra caratteristica importante, concordo, è il nome dell’Autore, ricordo che un tempo non ci facevo nemmeno caso e il più delle volte non sapevo chi leggevo. Ora se vedo una nuova uscita di una Sanchez o di una Diffenbaugh mi esalto e fremo dalla voglia di averli!
    Riguardo ai generi sono un po’acerba, faccio fatica ad impormi nuovi generi, anche perché sono della ferma convinzione che se un libro non acchiappa è inutile protrarsi nella noia.. la conferma me l’ha data proprio ‘Ragazze Lupo’ (di Martin Millar) di cui mi sono intestardita per finirlo e che è stata una grande rottura des pelotas!!
    Quindi i miei generi oscillano tra il Fantasy, narrativa, eco-thriller, psico-Thriller. Riguardo gli altri generi ci sono eccezioni come ‘Lo Spirito degli Alberi’ di Fred Hageneder, questo come saggio. Oppure nella Fantascienza ‘Sirius’ mi ha fatta piangere a dirotto ecc ecc.
    Ad ogni modo secondo me per tenere alte le aspettative del lettore, la cosa fondamentale è saper scrivere, coinvolgere, avvolgere, trasportare in una dimensione tutta personale!

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 17:53 Rispondi

      A me invece le copertine dei classici piacciono molto.
      Bisogna coinvolgere, hai ragione, e non è facile.

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