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L’ascensore

Un racconto di 300 parole

Giulio aveva appena raggiunto il portone del suo palazzo quando cominciò a piovere. Sgusciò dentro come un’anguilla, evitando l’acqua per un soffio. Dopo una pesante giornata di lavoro non vedeva l’ora di sedersi sul divano e concedersi qualche ora di riposo.

Trovò l’ascensore occupato. No, non aveva nessuna voglia di farsi otto piani a piedi. Attese, finché, qualche minuto più tardi, la luce rossa si spense. Pigiò il pulsante di chiamata e sentì il sibilo dell’ascensore che scendeva.

Le porte si aprirono, scorrendo nelle guide, e Giulio entrò. Spinse il bottone del suo piano e si appoggiò alla parete, stanco.

Le luci che segnalavano i piani lampeggiarono sulla pulsantiera, una dopo l’altra. Fra il terzo e il quarto piano l’ascensore si bloccò. Giulio spinse l’otto diverse volte, ma invano. Tentò allora di aprire le porte e, dopo qualche sforzo, ci riuscì. Il pavimento era sopra di lui, a circa un metro. Spinse il bottone dell’allarme, che risuonò nell’intero condominio. Presto sarebbe arrivato il portiere e, sicuramente, qualche condomino.

Tuttavia non aveva intenzione di restarsene là dentro, nell’attesa. Il varco era abbastanza largo per poter passare, così allungò le braccia e si tirò su, dandosi una spinta coi piedi e facendo forza sui gomiti.

Era uscito per metà quando sentì di nuovo il sibilo. L’ascensore si mosse, rimesso in moto all’improvviso. Tentò di spingersi fuori col resto del corpo, ma non aveva punti d’appoggio e le mani scivolarono sul pavimento liscio, senza presa. Il macchinario fu appena rallentato dal corpo rimasto incastrato, ma proseguì la sua corsa verso il basso senza altri problemi.

Quando le porte si aprirono, al piano terra, un fiume di sangue si riversò sui piedi del portiere che era accorso in seguito all’allarme. Poi si sentì l’urlo.

Qualcuno aveva trovato l’altra metà dell’uomo, quattro piani più sopra.

3 Commenti

  1. Romina
    16 ottobre 2011 alle 07:40 Rispondi

    Beh… grazie… io già ho il terrore degli ascensori, da oggi ne avrò ancora di più! Povero Giulio… dal momento in cui è salito ho capito che non sarebbe sceso mai più vivo, ma pensavo di essere un’esagerata claustrofobica! In ogni caso, bel racconto!

  2. Daniele Imperi
    16 ottobre 2011 alle 18:27 Rispondi

    Beh, basta che non fai come Giulio e aspetti i soccorsi :P

  3. Romina
    16 ottobre 2011 alle 19:06 Rispondi

    Sarà… ma nel dubbio preferisco fare le scale!

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