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Apologia dei book blog

Apologia dei book blogI blog danno fastidio. Scrivere le proprie opinioni su qualsiasi argomento significa attentare a un sistema ben collaudato, minare una nicchia di obsoleti guru della parola, ergersi allo stesso livello di chi finora ha avuto il privilegio di criticare.

È questo ciò che leggo in una delle ultime esternazioni sui blog. E questa volta proviene dall’estero. Sul giornale The Independent si legge Il topo di biblioteca bionico (The bionic book worm), a cura di Nick Clark. Bersaglio è un certo Sir Peter Stothard che, fra le altre cose, ha affermato di aver letto 145 romanzi nel giro di sette mesi.

La critica ha bisogno di fiducia di fronte alla straordinaria concorrenza esterna. È meraviglioso che ci siano così tanti blog e siti dedicati ai libri (io ne ho due e altri due dedicati ad altrettanti scrittori, NdA), ma essere un critico è sostanzialmente differente dal condividere i propri gusti… Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore.

Un sito o un blog dedicato ai libri è sì una critica, ma personale. Nessun blogger si vede come un’istituzione, nessun blogger scrive di libri e autori e case editrici con l’intento di mostrarsi l’unico verbo, la verità fatta persona, l’inconfutabile voce della rete.

I book blogger (termine-etichetta, come piace all’odierna società) sono discussioni sui libri. Condivisioni di pareri e opinioni. Critiche? Sì, anche, e non vedo per quale motivo un blogger non possa essere considerato un critico. Scrive di un libro, dunque critica. Il motto è Scribo, ergo iudico.

L’aumento del blogging si è rivelato particolarmente preoccupante. Alla fine sarà a discapito della letteratura. Sarà un male per i lettori; tanto quanto si vorrebbe pensare che le opinioni di tanti blogger sono buone come le altre. Ma non è così. La gente sarà incoraggiata a comprare e leggere libri che non sono buoni, i [libri] buoni saranno sopraffatti, e noi staremo peggio. Ci sono alcune questioni importanti in gioco.

L’aumento dei blog è incoraggiante, invece, perché significa che la gente legge e scrive e diffonde la propria opinione. Scrivere in un blog è la più alta manifestazione della libertà dell’individuo. A fine 2012 è invece vergognoso preoccuparsi dell’aumento del numero di blog.

La letteratura riceverà benefici dai blog, perché sarà diffusa a un pubblico più ampio. In alcuni casi al mondo intero. Sulla validità delle opinioni ci sarebbe da discutere più a fondo. Nessun blogger – se ha un minimo di intelligenza – rende i suoi articoli non confutabili, il blog stesso è discussione allo stato puro. È mettersi in gioco.

Sul fatto che saranno sopraffatti i libri buoni mi viene da ridere. Quali sono i libri buoni? Chi stabilisce certi canoni? Il signore in questione ha visitato e letto tutti i blog sui libri per asserire ciò che ha detto? E un blog che scrive di libri sta forse incoraggiandone l’acquisto? Sì e no, dipende. E se anche lo facesse? L’ultima azione, quella di tirare fuori i soldi, spetta al lettore.

L’unica questione importante che vedo è la caduta di un’egemonia. Quella dei soliti noti che hanno il diritto di scrivere, di decidere cosa un lettore deve leggere o meno. Che cada, dunque, quest’egemonia, a tutto beneficio della libertà di scrittura.

Chi è il “book blogger”, 10 definizioni

  1. È un lettore.
  2. È il primo e l’ultimo ad avere l’ultima parola su un libro.
  3. È il cliente di una casa editrice.
  4. È chi ha pagato per leggere un libro.
  5. È chi ha perso tempo per leggere un libro.
  6. È chi ha diritto, più di ogni altro, a parlare di quel libro.
  7. È chi dà informazioni gratuite su quel libro.
  8. È chi ama discutere dei libri che legge.
  9. È chi incoraggia la lettura, soprattutto.
  10. È chi incoraggia la letteratura, anche.

21 Commenti

  1. Andrea Scatolini
    27 settembre 2012 alle 12:43 Rispondi

    Completamente daccordo con te Daniele, proprio pienamente, e come non si può essere daccordo!

  2. Salomon Xeno
    27 settembre 2012 alle 13:30 Rispondi

    Ma infatti, non vedo come possa essere dannoso!

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2012 alle 13:56 Rispondi

      Per qualcuno diventa dannoso, per chi vuole dettare legge sul web.

  3. franco zoccheddu
    27 settembre 2012 alle 14:14 Rispondi

    Nel 2012 c’è chi continua con la solfa dei libri “buoni” e “cattivi”, anzichè limitarsi a dire: a me non piace, per questo e per quello, e a voi?
    Si chiamava Indice, ce lo ricordiamo? Oggi l’Indice si è tecnologicamente e socialmente evoluto nella casta dei critici affermati e ben pagati dai media tradizionali.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2012 alle 14:34 Rispondi

      Hai ragione. Posso essere d’accordo che un Harmony non sia a livello di un classico, ma se uno ama leggere Harmony, che legga. Per lui o per lei quelli sono i libri buoni.

  4. Dalailaps
    27 settembre 2012 alle 14:48 Rispondi

    I book-blogger sono dannosi solo quando sono pagati per esserlo.
    Se le opinioni vengono considerate dannose siamo proprio arrivati al limite. Che tristezza!

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2012 alle 15:11 Rispondi

      Hai ragione, in quel caso, a pagamento, non saranno opinioni obiettive.

  5. Lucia Donati
    27 settembre 2012 alle 15:04 Rispondi

    Qualcuno stabilisce chi deve fare il critico? La critica è un testo di valutazione e di interpretazione: chi lo sa fare come deve esser fatto è un critico. A questo proposito, ho scritto due post che, chi vuo,le può leggere su come si fa una recensione e i suoi scopi e sul commento (entrambi sono basati sugli stessi elementi che costituiscono la critica, se seguono certi criteri: vedi i post in questione).
    Dunque non c’è chi, calando dall’alto, può far critica e chi no ma solo la capacità di farlo oppure di non saperlo fare è l’unico elemento da considerare.

    • Lucia Donati
      27 settembre 2012 alle 15:05 Rispondi

      (scusate piccoli errori di stesura!)

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2012 alle 15:13 Rispondi

      Posso accettare che un critico, dietro anni di studi accademici, può rilevare ciò che un comune lettore non vedrà mai, ma questo non toglie che il secondo non possa giudicare un libro che ha letto.

    • Carlo
      28 settembre 2012 alle 11:37 Rispondi

      Condivido. Sono d’accordo che si debba saper fare il critico, che significa conoscere ciò di cui si parla, ovvero la letteratura

  6. Lucia Donati
    27 settembre 2012 alle 15:24 Rispondi

    Non ho capito la tua risposta al mio intervento. Certo chiunque dovrebbe poter esprimere pareri, chiaro. Avevi capito che la pensassi diversamente? Quel che dico è che, chi vuol fare il critico e si vuol chiamare tale, lo deve saper fare. Ma nessuno può decidere chi può esprimersi e chi no in base a particolarismi vari.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2012 alle 15:38 Rispondi

      No, no, non avevo capito il contrario :)
      Dicevo che mi sta appunto bene che un critico faccia il suo lavoro come professionista, ma che non dica che altri non possano criticare a modo loro un libro.

      • Lucia Donati
        27 settembre 2012 alle 16:25 Rispondi

        Libertà di parola e di opinione, certo.

      • Carlo
        28 settembre 2012 alle 11:44 Rispondi

        .. e sono d’accordo anche con te. Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opionione su un libro, anche se pensa che sia una ciofeca. Il critico vero e proprio (e non chi ha semplicemente la “patente” di critico) secondo me dovrebbe essere un professionista capace di analizzare la struttura di un’opera, lo stile, vederne le relazioni con testi di altri, capire i riferimenti. insomma, tutti possiamo dire se una pietanza ci piace o no, però è cosa diversa saperne distinguere tutti i sapori, capire come si amalgamano, distinguere le diverse note, magari riconsocere la “mano” del cuoco.

        • Daniele Imperi
          28 settembre 2012 alle 11:58 Rispondi

          Hai ragione. Infatti sono due opinioni differenti: quella del critico e quella del “semplice” blogger. Ma questo non significa che la seconda abbia meno valore. Il valore è dato dal contesto, dall’obiettivo anzi, dell’opinione.

        • Lucia Donati
          28 settembre 2012 alle 13:35 Rispondi

          Interessante il paragone con la pietanza.

  7. Romina Tamerici
    27 settembre 2012 alle 18:14 Rispondi

    Ogni persona che pensa con la propria testa è una persona libera e le persone libere fanno paura a chi vorrebbe guidarle come marionette. Certo, quando ho aperto il blog non pensavo di fare una cosa da “sovversiva”. In ogni caso, andrò avanti a dire la mia finché mi sarà possibile. Dirò ciò che penso e ascolterò ciò che pensano gli altri. In tal modo crescerò e imparerò. Mi dispiace solo che si possa anche solo ipotizzare che ci sia qualcosa di male in questo.

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2012 alle 18:36 Rispondi

      Non sapevo che fossi una sovversiva, Romina :D
      Continua a delinquere, mi raccomando :)

  8. Bruna Athena
    5 settembre 2014 alle 09:18 Rispondi

    Sottoscrivo tutto! Quando ho iniziato è stato solo ed esclusivamente perché un giorno, durante un pomeriggio tra amiche, abbiamo iniziato a commentare un libro di Eva Cantarella e a leggerne qualche paragrafo. Mi sono divertita moltissimo, ma, visto che non sempre ci era possibile vederci per discutere di libri, ho scelto la forma scritta per proseguire nell’attività, incoraggiata da tanti altri che lo fanno e sono anche approdati su Youtube. L’impulso originario è la voglia di condividere. Normalmente, preferisco parlare di “commenti” che di “recensioni”: lascio quest’ultime ai critici che lo fanno di mestiere, fermo restando la certezza di avere ogni diritto di esplicitare la mia opinione e il mio giudizio (che non è nemmeno detto che non sia in grado di dare in forma imparziale).

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