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Quando trovi la casa editrice giusta

La mia esperienza con Anteprima edizioni

Le 22 immutabili leggi del blogging

Ogni volta che si spedisce un manoscritto a un editore, non si sa mai cosa accadrà, chi incontreremo dallʼaltra parte, come andrà a finire la pubblicazione, se ci sarà o meno, e in che modalità avverrà.

Quando ho spedito il manoscritto del mio libro sul blogging, non conoscevo la casa editrice, tranne di nome per aver letto un loro libro. Ma non è sufficiente per poter dire di conoscerla.

È con un rapporto di lavoro, col passare dei giorni e dei mesi, che si conosce, che puoi finalmente dirti soddisfatto e non deluso. Perché col passare del tempo vengono alla luce tutti quei dettagli che ti danno un quadro generale della situazione.

In questo nuovo post della serie dedicata alla mia prima pubblicazione parlo della mia esperienza con Anteprima edizioni.

Un contratto degno di questo nome

È arrivato in formato cartaceo, in doppia copia e è lungo 6 pagine, più 2 per la legge sulla privacy.

Qualcuno forse ricorderà la mia disavventura con un primo editore nel 2012, quando avevo proposto un mio primo libro sul blogging. Ebbene, quellʼeditore mi inviò un contratto di una sola pagina e in pdf.

Ovviamente quello non è un contratto editoriale valido (è in formato elettronico e non cartaceo, non prevedeva tutto ciò che deve prevedere un contratto di edizione, non riportava alcuna firma dellʼeditore, lʼaccettazione del contratto sarebbe avvenuta come?), oltre al fatto che si specificava che avrei percepito le royalty sulla vendita del mio libro in libreria. Nessuna menzione a vendite del libro attraverso altri canali o formati.

Per la prima volta ho potuto così vedere un vero contratto editoriale, con la copia mia siglata in ogni pagina e firmata nellʼultima. Ho chiesto qualche spiegazione – come avevo fatto anche con il primo editore – e dalle risposte avute era chiaro che lʼeditore mi sarebbe venuto incontro – cosa che ha fatto – mentre questo non si era verificato con lʼaltro editore.

Da questi piccoli dettagli – che piccoli non sono, poi – ti accorgi subito della serietà e della professionalità di una casa editrice.

Flessibilità

Ci sono case editrici che impongono formati specifici per il manoscritto da inviare. Cʼè chi obbliga lʼautore a stampare il testo e spedirlo per posta, chi vuole il manoscritto in rtf con un font preciso e una grandezza di carattere prestabilita, ecc., chi chiede la sinossi e i primi capitoli di esempio.

A me lʼeditore rispose di mandargli per posta elettronica il libro. Tutto qui. E io lʼho spedito in pdf, così poteva essere letto senza problemi.

Una comunicazione veloce e costante

Ogni scambio di email è avvenuto in modo rapido, hanno risposto sempre a tutte le mie domande – non è facile sopportarmi, sono uno che fa mille domande e è attento al minimo dettaglio. Una piaga.

Non ho mai atteso giorni per una risposta, ma al massimo ore o minuti, quindi un tempo più che normale e umano.

Uno staff al lavoro

Ho avuto contatti con 5 persone:

  1. il direttore editoriale
  2. lʼeditor
  3. lʼufficio comunicazione
  4. lʼufficio stampa
  5. la segreteria editoriale

Per ogni questione cʼera la persona adatta. Ho trovato tutti disponibili, con un paio di persone ci siamo sentiti anche al telefono per velocizzare e chiarirsi meglio.

La disponibilità al dialogo

Questo per me è un elemento che non deve mancare in nessun rapporto di lavoro, tanto più quando deve essere pubblicato un libro. Io ho trovato la massima disponibilità, non ho incontrato problemi, hanno risposto a tutti i miei dubbi senza difficoltà.

Due settimane fa avete letto della mia esperienza con lʼediting. La mia editor ha avuto una pazienza sovrumana con me.

Ho parlato delle mie iniziative per promuovere il libro, non sapendo quali fossero le loro politiche editoriali, ma mi hanno praticamente dato carta bianca, ringraziandomi anzi per il lavoro che stavo facendo.

È così che si agisce. :)

Educazione e rispetto

Certo, essere apostrofati “Dottor Imperi” suona strano, anche perché non sono dottore, al massimo posso mettere un poʼ di acqua ossigenata e un cerotto. Scherzi a parte, non ho mai preso una laurea, quindi non sono dottore in niente.

Non ho riscontrato mai né atteggiamenti snobb né tracotanza, né tutte quelle cose negative che di solito si dicono delle case editrici. Dipende quindi dallʼambiente che si trova.

Questa, dunque, è la mia esperienza, positiva come avrete capito. Che cosa ve ne sembra? Che potete dire, anzi, della vostra esperienza con altre case editrici?

42 Commenti

  1. LiveALive
    29 settembre 2015 alle 06:36 Rispondi

    Colonnello Imperi (avevi fatto scuola per ufficiali, no?),
    non c’è nulla da dire, signore, se non che se una casa editrice ti chiede il manoscritto cartaceo a me pare sempre strano, signore! (c’è chi dice che fa buona impressione perché così non devono stamparselo loro; ma la mia prof mi ha detto che è anacronistico, e che lei l’ultimo manoscritto cartaceo l’ha i visto negli anni Novanta)

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 09:52 Rispondi

      Sì, ma sono fermo a Tenente :)
      Non è necessario stampare il manoscritto per leggerlo. Se poi lo accettano, lo stamperanno per fare editing.

      • LiveALive
        29 settembre 2015 alle 17:36 Rispondi

        Non ti ci vedo a fare il militare, come facevi col tuo spirito ribelle e indomabile?

        • Daniele Imperi
          29 settembre 2015 alle 17:40 Rispondi

          Quando potevo facevo come mi pare :D

  2. Piter57
    29 settembre 2015 alle 07:47 Rispondi

    Hai trovato un’ottima casa editrice. Io la valuto in questo modo dalle tue parole, perchè ritengo

    che nel pubblicare un libro la chiarezza, la trasparenza e il sostegno per uno scrittore, così

    come lo hai avuto tu, siano indispensabili per portare a compimento la pubblicazione di un

    buon libro.

    Ti saluto

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 11:58 Rispondi

      Queste sono state le prime impressioni, con il tempo si portà valutare meglio. Ma penso che comunque bisogna partire bene, con un ambiente cioè in cui ci possa essere dialogo.

  3. Marco Amato
    29 settembre 2015 alle 09:10 Rispondi

    La tua esperienza è interessante. Quando un autore è soddisfatto del proprio editore è il miglior risultato possibile.

    Posso farti alcune domande sul contratto editoriale di cui sono curioso per comprendere meglio l’editoria?
    Ad esempio, che tipo di promozione l’editore per contratto si è ripromesso di svolgere? Stanno mantenendo le promesse date?
    Altra domanda interessante. Come fai a sapere l’andamento del libro, se sta vendendo bene o meno. In quale formato, ebook o cartaceo. Come comunicano i report. Hanno scadenze mensili, semestrali o come di solito accade invieranno un report annuale?
    Ad esempio per i libri venduti in libreria, fra invii e resi, il report annuale è d’obbligo, ma per gli ebook o i libri venduti negli store online, per loro il feedback dovrebbe essere immediato. Come si relazionano in tal senso allo scrittore?
    Hanno promesso la presenza del libro in libreria? Hai potuto constatare che il libro si trova realmente sugli scaffali?

    Avrei un mucchio di altre domande, ma mi fermo qui. Non so se potrai rispondere, in ogni caso ci ho provato. ;)

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 12:23 Rispondi

      Da contratto non posso rispondere a tutto :)
      Però nel contratto ci sono le risposte alle tue domande, nel senso che i punti da te sollevati sono presenti, mentre tutto questo nel contratto in pdf avuto nel 2012 non c’era.

    • Piter57
      30 settembre 2015 alle 17:06 Rispondi

      Capisco i tuoi ansiosi pensieri. Sono più che normali. E’ come quando deve venire al mondo un bambino, l’aspettativa è sempre tanta e i timori i dubbi e le incertezze che si accavallano nella testa sono sempre parecchi. Se mi permetti ti do qualche dritta io. A mio parere devi affrontare tutti questi tuoi quesiti in maniera diversa, altrimenti rischi di non dormirci la notte dopo aver pubblicato un libro. Innanzi tutto bisogna restare sereni e tranquilli il più possibile, anche se ciò puo essere non facile. E bisogna ragionare per logica. Se l’editore che hai scelto è una persona seria, non ti devi preoccupare di nulla, e di certo risponderà in modo chiaro a ogni tua domanda, basta essere ragionevoli anche nel fare poche domande e che siano essenziali. Il problema potrebbe sorgere quando hai a che fare con una casa editrice poco conosciuta, che non è chiara negli accordi o che tu paghi con i tuoi soldi per farti pubblicare un libro o altro. Per principio se è la casa editrice che sborsa i soldi per mettere in commercio la tua opera, il problema non si pone perchè sarà la casa editrice a mettere in vendita nel migliore dei modi il tuo libro, perchè più copie ne venderà e più ci guadagnerà lei altre che te.

      Il problema si pone invece quando sborsi i soldi tu. Allora, per stare tranquilli e così vedere se l’editore fa quello che dice, basta fare poche cose. Ecco cosa. 1) Richiedi il nome e l’ìndirizzo completo di e-mail e telefono della ditta di trasporto che avrà l’incarico dall’editore di consegnare il libro alle librerie alle edicole o nei punti stabiliti dal contratto o a voce. Inoltre dovrai richiedere le città specifiche in cui verranno consegnati i volumi. E per tagliare la testa al toro riciedi una copia lel contratto stipulato con la ditta di trasporto-libri. Dopo ciò, tornato a casa chiama la ditta di trasporto-libri e chiedi conferma di quanto detto dall’editore. Se è tutto in ordine vuol dire che andrà tutto bene, altrimenti le promesse fatte non saranno di certo mantenute. E dovrai passare ad un’altro editore.

  4. Alessandro Pozzetti
    29 settembre 2015 alle 09:28 Rispondi

    Beh, chapeau!

    Ancora non ho avuto la possibilità di portare avanti la bozza del mio libro, è lì, in un angolo del desktop che mi guarda da luglio, ma spero presto di poter dare anch’io un parere sulle case editrici, perché significherebbe aver esaudito un mio grande desiderio: pubblicare un libro.

    Nel frattempo, continui a dedicarmi al cambio pannolini e alla solita routine da blogger e social media manager :)

    Un abbraccio Daniele, e grazie per aver esposto la tua esperienza!

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 12:26 Rispondi

      Così non va bene! :D
      Scrivi una pagina al giorno. E dicci su cosa è il libro :)

  5. gianni boscolo
    29 settembre 2015 alle 10:54 Rispondi

    errata corrige.
    sarebbe indelicato indisponente scrivendo a colleghi mandare uno scritto scorretto.

    salve, sono un giornalista in pensione. dico questo perché aiuta ad inquadrarmi. ho avuto due esperienze in merito. la prima è stata una pbblicazione cartacea con mursia (casa editrice milanese di settore nautico) mandato testo in word, mi hanno fornito un editor con cui ho avuto non molti scambi mail. in precedenza però hanno impiegato molto tempo per dirmi se accettavano la mia proposta. poi sono partiti di gran cariera perché volevano presentare il libro ad una loro iniziativa, peraltro significativa. cosa che poi hanno fatto. carenti nella gestione dell’ufficio stampa per vari dettagli. comunque contratto cartaceo anche se un po’ capestro.
    risposta evasiva al secondoro libro che gli avevo proposto, cui subito mi hanno detto, no editor e no alla proposta. gliela ho rifatta modificando l’impostazione (anche perché in occasione del primo libro avevo avuto occasione di fare 2 (due) con l’addetta stampa che mi aveva sommariamente detto quello che non andava)..
    allora per questo secondo libro ho tentato la strada del selfpubliching: contatto cartaceo, non capestro. le difficoltà sono venute al momento della realizzazione. diversi interlocutori, mai gli stessi, un vai e vieni durato sei mesi. poi quando è stato stampato diversi dettagli (o forse non dettagli) insoddisfacenti. e prosegùo degli interlocutori variabili. ufficio stampa solo via mail, carente anche se formalmente disponibile. per stare nei modi come dice imperi: contatti informali, cordiali e corretti ma quasi inefficaci soprattutto di fronte a precise richieste (comunque si passa solo tramite mail anche dopo due scambi di idee). Insomma a corrente alternata. se riuscirò vi darò dettaglio sui risultati di entrambe le operazioni dal punto di vista pecunario (che è peraltro insignificante riguardo le motivazioni).
    spero con questo lungo intervento di avervi confuso un po’ le idee su cosa sia meglio fare: battere caparbiamente nasate o buttarsi nel selfpublishing? ah saperlo!.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 12:55 Rispondi

      Ciao Gianni, benvenuto nel blog.
      Ho cancellato il vecchio commento e lasciato il nuovo.
      Per il self-publishing ti sei quindi rivolto a una società?

  6. Simona C.
    29 settembre 2015 alle 12:48 Rispondi

    La mia prima esperienza con una piccola casa editrice è stata parecchi anni fa. Ho consegnato un testo battuto a macchina perché non avevo ancora un pc.
    Ho un ricordo pessimo del loro modo di lavorare. Il mio libro faceva parte di una collana sulla musica curata dal professore che mi presentò all’editore. Il professore/curatore è stata l’unica persona gentile e appassionata che ho incontrato in quel periodo e insieme abbiamo fatto delle precise richieste all’editore. Per esempio, i due racconti contenuti nel libro dovevano essere pubblicati in un certo ordine e tra i due andava inserito un testo particolare che legava i racconti. Inoltre, il professore aveva scritto una prefazione che andava in apertura. Bene, niente di tutto questo è stato fatto e, senza preavviso, il libro è uscito senza prefazione, con i racconti al contrario e il testo di separazione all’inizio. Non abbiamo avuto voce in capitolo nemmeno sulla copertina, cosa che avrei accettato se le copertine della collana avessero avuto uno stile preciso, invece mi è stata appioppata una mostruosa accozzaglia di forme geometriche colorate che nulla aveva a che vedere con il libro, come se fosse stata scelta a casaccio.
    Il contratto era serio e non prevedeva alcun contributo da parte mia (in denaro o copie da vendere in proprio) cosa che mi ha spinto a fidarmi. Peccato che poi non abbia ricevuto né il piccolo anticipo previsto, né il 2% sul prezzo di copertina. La distribuzione era così scarsa che in libreria non era mai disponibile, ma bisognava ordinarlo.
    Tutte le mie lamentele sono cadute nel vuoto per via di continui cambi nella direzione e nella proprietà della casa editrice. Alla fine non ho guadagnato nulla, ma nemmeno ci ho perso dei soldi e non è poco, considerando che ero una ragazzina sprovveduta. È stata solo una pessima esperienza e una grande delusione. Forse sono stata sfortunata, forse i piccoli editori non hanno sempre le risorse migliori (questo aveva scarsi mezzi e scarsa dedizione, non come il tuo!), per questo oggi sono abbastanza diffidente quando non si tratta di una grande casa editrice. Preferisco pubblicare da sola con Amazon, pagarmi l’editing e fare le mie scelte in autonomia. Tra l’altro, l’assistenza via mail di Amazon e Create Space è rapida e soddisfacente. Non so come funzioni con altre piattaforme per il self-publishing, ma al momento sono contenta così.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 13:03 Rispondi

      Pensa che una volta i manoscritti si consegnavano in pergamena e scritti con penna d’oca :D
      Allora, sulla copertina so che l’autore non ha voce in capitolo. Certo, se dovessi pubblicare un romanzo e l’editore mi mostra la foto di qualche oscenità fra politici e vip, penso che manderei al diavolo editore e pubblicazione.
      Sull’ordine è strano, invece. Io ho visto le varie bozze di stampa e anche il definitivo subito prima dell’invio alla tipografia.
      Certo, un’esperienza così ti abbatte.

      • Simona C.
        30 settembre 2015 alle 10:55 Rispondi

        Sì, sono stata sfigata, ma mi consola non averci perso dei soldi :)

    • Piter57
      30 settembre 2015 alle 16:02 Rispondi

      Il rapporto scrittore -editore in sè è molto semplice. Tu proponi il tuo romanzo o i tuoi racconti,

      l’editore valuta la sua pubblicazione, ti propone un contratto che lo scrittore dovrà approvare

      firmandolo, poi lo scrittore riceve subito l’anticipo in denaro stabilito nell’accordo e il gioco è

      fatto. Tutto è molto semplice , a patto che tu incontri un editore onesto e che lavora in modo

      professionale.

      La cosa non cambia se a finanziare il costo del tuo romanzo sia tu stesso/a. L’unica diversità

      è che dopo la firma paghi tu e non l’editore.

      Se le cose non avvengono in modo così semplice allora bisogna stare attenti. Perchè dietro

      possono esserci dei comportamenti scorretti o addirittura degli inganni.

      Un comportamento “prudente” può aiutare lo scrittore a non subire danni. Basta non firmare

      subito, ma portarsi il contratto a casa e leggerlo e valutarlo con calma, magari con l’aiuto del

      consiglio di qualche parente o di qualche amico/a.

      Comunque, per principio, se un contratto è troppo complicato, lungo e con troppi asterischi

      o paragrafi secondari o scritti in piccolo, allora è molto probabile che chi l’ha stilato non sia

      una persona corretta negli affari. Quindi bisogna cercare altrove.

  7. Poli72
    29 settembre 2015 alle 13:35 Rispondi

    Molto interessante, Daniele.Oltre a complimetarmi con Te per aver avuto le “palle” di raccontare cio’ che molti ritengono segreti da custodire gelosamente ,ci mostri che non tutto e’ infernale per un povero esordiente in Italia.E’ ovvio che nell’ambito del blogging sai il fatto tuo e sei conosciuto, questo potrebbe averti facilitato la strada con l’editore.Tuttavia come Tu stesso affermi ,questa e’ la prima vera esperienza d’esordio che hai avuto e mi fa piacere che sia stata positiva .Quindi ci sono ancora in questo bistrattato paese case editrici che fanno il loro lavoro nel senso imprenditoriale piu’ puro e nobile ,investire su un nome nuovo .E’ un po’ come se le banche tornassero a perseguire il lore vero scopo fondante ,prestare soldi a chi ha idee ma non mezzi,invece di limitarsi a investire ingenti somme nei soliti noti produttori di bestseller consumistici.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 13:59 Rispondi

      Non ho mai creduto ai segreti, anche perché poi sono sempre esperienze personali.
      E non so se la casa editrice conosceva il mio nome, non sono famoso :D

    • Ulisse Di Bartolomei
      29 settembre 2015 alle 14:42 Rispondi

      Salve POLI72

      Hai menzionato le banche e questo mi ha fatto ricordare un’esperienza del ’92, in cui cercai di ottenere un prestito per ingrandire la mia attività (di allora) di vendita articoli decorativi. Dopo una lunga trattativa che pareva andare a buon fine, il consulente della banca mi disse che “dopo attenta valutazione” con il direttore ecc… ecc… il prestito non poteva venire concesso in quanto le condizioni specifiche del mercato non mi avrebbero consentito un progresso bastevole per restituire i soldi alla banca. Andai quasi in depressione… ma avevano ragione! Dopo tre anni di claudicante attività, passai all’import/export di macchinari medicali dove andava meglio e non mi servivano prestiti poiché operavo soltanto da mediatore. Credo che la situazione dell’editoria non sia troppo dissimile…

      • Daniele Imperi
        29 settembre 2015 alle 14:53 Rispondi

        Hai ragione, Ulisse, le case editrici sono aziende e investono se lo ritengono opportuno.

      • Poli72
        29 settembre 2015 alle 18:01 Rispondi

        Le banche prima di rischiare i propri denari su una cosidetta “start up” analizzano se tale impresa potra’ avere i numeri per rendere quantomeno la cifra che esse le prestano.Un editore con ogni probabilta’ fa lo stesso con un esordiente.E questo sarebbe giusto e sacrosanto.Ma non certo si puo’ definire calcolo matematico ,quando nel calcolo stesso subentrano fattori di cui non si puo’ conoscere il potenziale in positivo o in negativo.Abbiamo infiniti esempi di funzionari di banca che si mangiano le mani perche’ non hanno voluto credere in idee che alla fine si sono rivelate miniere d’oro ,cosi’ come esistono una pletora di esempi di scrittori famosi pluri-rifiutati da case editrici. Gioisco pero’ quando sento che ci sono professionisti seri che osano rischiare i propri denari su nomi nuovi come quello di Daniele Imperi .E’ confortante che dopo la valutazione dell’opera ,che ritenuta valida,abbiano dato la possibilita’ a Daniele di esordire in grande stile.Merito di Daniele poi e’ quello di essersi preso l’impegno di affiancare e rafforzare l’opera di pubblicita’ e diffusione della casa editrice creando un buon regime di collaborazione.Potrei concludere deducendo allora che sono tre le condizioni vincenti per l’aspirante scrittore che desidera farsi pubblicare .
        1) Validita’ dell’opera composta (trama coinvolgente ,stile originale ,scrittura scorrevole )
        2)Collaborazione totale ,a mente aperta,con le figure professionali della casa.
        3)Lavoro di promozione e pubblicita’ continuo ed assiduo dell’autore che affianchi e rafforzi quello dell’editore stesso.

        • Piter57
          30 settembre 2015 alle 16:23 Rispondi

          Quello che hai detto è valido. Vorrei solo aggiubgere un punto che a volte molti scrittori dimenticano o non prendono in considerazione. Parlo del fatto di considerare che tipo di pubblicazioni mette in commercio quella specifica casa editrice. Perchè se si manda un romanzo d’amore a un editore che non pubblica questo genere si perderà solo del tempo prezioso e basta. La cosa pare banale ma succede molto spesso. Inoltre bisogna esaminare se l’editore a cui ti vuoi rivolgere pubblica in modo regolare altri romanzi simili al tuo. Se la risposta è si vuol dire che anche la tua opera sarà presa in considerazione ed esaminata. Altrimenti verrà subito cestinata. E questo accade, purtroppo, spessissimo.

  8. Salvatore
    29 settembre 2015 alle 14:48 Rispondi

    Mi sembra sia stata un’esperienza più che positiva. :)

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 14:53 Rispondi

      Sì, finora sì, non mi aspettavo un dialogo così, con tutto quello che avevo letto in giro :)

    • Ulisse Di Bartolomei
      29 settembre 2015 alle 14:57 Rispondi

      Decisamente! Una morale utile sta in tutti i “fallimenti”, se la si vuole vedere…

  9. Ulisse Di Bartolomei
    29 settembre 2015 alle 14:52 Rispondi

    Salve Daniele

    La tua impresa editoriale è ammirevole ma in qualche modo anche fortunata, in quanto hai trovato l’editore giusto in breve tempo, ovvero quello che ti accetta la qualità, l’argomento e soprattutto che non ha una pubblicazione analoga in cui il tuo libro si troverebbe in competizione. Nel caso non fosse stato così, un editore l’avresti trovato lo stesso ma con tempi (e spese) parecchio più lunghi.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2015 alle 14:55 Rispondi

      Ciao Ulisse, l’editore l’ho trovato subito perché il mio libro è ispirato a una loro pubblicazione. Non avevano comunque nulla di analogo.

      • Ulisse Di Bartolomei
        29 settembre 2015 alle 15:01 Rispondi

        Sì infatti… hai fatto un ottimo lavoro investigativo e sicuramente istruttivo per tutti. Inutile menzionare che quando deciderò di cercate un editore, ti copierò anche le virgole…

  10. Tenar
    29 settembre 2015 alle 18:32 Rispondi

    La mia esperienza con entrambi gli editori dei romanzi (e con qualcuno dei vari racconti in antologia) è stata simile alla tua, per cui pensavo fosse la prassi. Il contratto si legge, se ne discutono i particolari e poi, quando va bene a entrambi lo si firma. Si sta iniziando una collaborazione, per cui non vedo motivo di non essere cortesi gli uni sugli altri. Alcune cose variano poi a seconda del caso. Per il primo romanzo, pur entrando a far parte di una collana con una precisa veste grafica mi è stato chiesto se avevo piacere a proporre una foto in particolare per la copertina (ci siamo accordati sulla tipologia di foto), nel secondo caso invece entravo a far parte di una collana la cui copertina era affidata a uno studio grafico, quindi non ne avevo voce in capitolo.
    Per quanto riguarda la distribuzione e la promozione, se si conosce già la casa editrice si sa come lavora. Personalmente mi sento di sconsigliare di proporre la propria opera a un editore di cui non si è letto nulla e di cui non si conosce la distribuzione. Alla fine basta andare in libreria e vedere se i libri sono presenti e se ordinandoli arrivano e con che tempistiche

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2015 alle 07:23 Rispondi

      D’accordo in tutto, specialmente sul fatto della collaborazione. Se l’editore ha accettato il libro, a me sembra normale che si possa discutere su alcuni dettagli.
      Idem per la copertina. Nel mio caso, infatti, è successo come a te per il secondo romanzo. Il libro fa parte di una collana. Però questo tipo di libro è diverso da un romanzo, in cui la copertina ha un’altra valenza.

  11. Giada
    7 ottobre 2015 alle 15:12 Rispondi

    Da vera fortunata, anche io ho avuto un’esperienza positiva simile alla tua.
    Ho pubblicato da pochi giorni, ma ho sempre avuto a che fare con persone immensamente cordiali, pronte a rispondere alle mie mille domande (e anche a qualche piccola trattativa). Per ogni cosa un professionista: il direttore editoriale, il grafico, il responsabile per i comunicati stampa,ecc. Tempi di risposta brevi, contratto vero.
    Parlo di una piccola casa editrice.
    In TEORIA, quindi, le big dovrebbero fare ancora meglio…

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2015 alle 15:22 Rispondi

      Bene :)
      Sì, in teoria le grandi case editrici dovrebbero fare meglio, ma non credo dipenda da questo, perché ho letto di piccoli editori che hanno lavorato malissimo, per esempio.

  12. Piter57
    7 ottobre 2015 alle 18:34 Rispondi

    Le case editrici che pubblicano libri agli scrittori sono parecchie. Sappiamo che vi sono case editrici che “investono i propri soldi ” e quindi provvedono per l’intero percorso del libro pubblicato. Ci sono poi, e sono una marea, le case editrici che pubblicano un libro “a spese esclusivamente dello scrittore, oppure a spese parziali dello scrittore”. Dicono allo scrittore “paghi tutto te” oppure “paghi solo la metà di tutte le spese necessarie e l’altra metà la mettiamo noi”. A volte gli accordi possono variare, ma diciamo che alla fine rientrano tutti più o meno in queste due categorie. Detto questo vorrei soffermarmi su un punto “importantissimo” su cui a volte lo scrittore in fase di pubblicazione di una sua opera riflette poco. E’ tanta la gioia e l’aspettativa di essere finalmente pubblicati che “perdiamo un pò della nostra attenzione ai particolari che dovrebbero interessarci maggiormente”. Ricordiamoci sempre “molto bene” che la cosa più importante per uno scrittore “non è la pubblicazione del suo libro” ma è “la destinazione che quel suo libro pubblicato dovrà raggiungere”. Mi spiego meglio. Stampo un libro per pochi amici e familiari? La cosa finisce lì, quando ricevo le copie previte. E così via per altri libri che si stampano in numero ridotte di copie per altri vari usi, personali e pubblici. Io qui invece mi soffermerò sul libro “che si stampa perché arrivi nelle librerie per la sua vendita e che infine mi possa dare un guadagno e far conoscere il mio nome di scrittore ai lettori”. In questo campo ripeto che le case editrice sono molte. Eliminiamo quelle case editrici che tirano fuori tutti i soldi per stampare e promuovere i libri. E soffermiamoci sulle case editrici che “fanno pagare” tutto o in parte allo scrittore. Su queste case editrici non bisogna mai abbassare la guardia. E anche se non c’è dubbio che ci sono tante case editrici di tale genere che possono agire onestamente e mantenere le promesse fatte, vi sono anche tante case editrici che inganneranno gli scrittori e non manterranno mai le promesse fatte, “anche se sono state firmate e confermate da un contratto in duplice copia”. Lo scrittore che paga la pubblicazione del suo libro di tasca propria deve essere responsabile e soprattutto non gettare al vento i propri risparmi, magari messi da parte con tanto sudore della sua fronte. La prima cosa che deve fare è quella di “non fidarsi mai dell’editore nelle cui tasche andranno a finire i propri soldini” e con gentilezza e molto tatto fare i passi necessari per non essere imbrogliati e raggirati. Ricordate che con questi impostori le parole, i contratti, e tutto il resto non serve a nulla e vi accorgerete di essere stati ingannati quando ormai non c’è più rimedio.Ecco alcuni accorgimenti per mettere alla prova l’onestà dell’editore che pubblicherà il vostro libro a vostre spese. 1) Esigete un contratto di edizione che sia stato scritto in modo comprensibile e con un linguaggio semplice. Nel contratto non ci devono esere “postille, asterischi, clausole o paragrafi scrtitti in piccolo, o altri scritti difficili da leggere o da capire”. Nel contratto deve essere inserito “solo l’essenziale e basta”. Se la casa editrice ha già simili contratti, bene, altrimenti richiedetene un’altro più chiaro. Se si oppongono a tale richiesta non accettate nessun accordo. 2) Il contratto, chiaro e onesto, deve essere firmato alla vostra presenza dal “proprietario” della casa editrice, e non da qualche direttore, segretario o altro “responsabile”. La firma deve essere “leggibile” e “scritta per intero”, non accettate le firme a “scarabocchi” potrebbero essere fasulle. Il nome di chi firma deve essere identico al nome che sta scritto sulla carta di identità o di altro documento valido, perchè se la firma è il nome di un’altra persona il contratto non ha più valore. All’atto della firma, cioè devono vederlo firmare, ci devono essere almeno due testimoni oculari che a loro volta appongono la loro firma col loro nome completo come da documento, sotto la voce “testimoni della firma dell’editore” posta a lato accanto alla firma dell’editore. Ma questo, potrebbe qualcuno pensare, è agire come un “paranoico”. E’ meglio che qualcuno pensi che siete “un pò pazzoide” e i “vostri soldini” restano al sicuro nelle vostre tasche, o che qualcuno vi faccia i complimenti e vi reputa “un genio” e poi i vostri soldi scompaiono nelle sue tasche, rubandoveli e basta? La risposta mi pare scontata. Continuiamo. Se l’editore è onesto accetterà le vostre richieste. Nel contratto editoriale pretendete che ci sia “la tracciabilità” del vostro libro. Mi spiego. Deve essere specificato in quali librerie, edicole, fiere del libro, premi per libri editi, eccetera, verrà a trovarsi in vendita il vostro libro. Di modo che voi possiate accertarvi di persona che la parola venga mantenuta. Pretendete anche numeri di telefono e indirizzi, e anche il nome e il telefono e l’indirizzo della ditta che consegnerà il vostro libro nei punti stabiliti. Fatevi mettere tutto sul contratto. E se ha solo contratti prestampati, potrebbe essere una scusa, esigete un “accordo scritto a parte” e non firmate altro. Se un editore si oppone alle vostre richieste in tutto nonaccettate. Ma se accetta
    e cerca un accordo sulle vostre richieste senza protestare allora potete firmare. Solo così in caso di imbroglio nonostante tali accorgimento potrete citarlo eottenere il risarcimento del vostro denaro. In questo modo, e questo è molto più importante di qualsiasi contratto o libro o somma di denaro persa, lo scrittore “non rimarrà deluso dal suo libro” pensando che “non ha venduto” che poche copie o a volte nulla, quando la verità è che la casa editrice ha stampato “soltanto le 10 o più copie che ha dato a lui in omaggio” e nient’altro. E nessuna copia del suo libro si trova su qualche scaffale. Pensando a una sua inefficenza nello scrivere lo scrittore potrebbe coraggiarsi e gettare via la penna senza più scrivere, quando la colpa è solo dell’editore poco onesto. Volevo concludere dicendo che anche se uno scrittore dovesse essere imbrogliato da qualche casa editrice poco corretta, non deve mai gettare la spugna. Buone e oneste case editrici ve ne sono, e deve solo rivolgersi a quelle giuste. E a furia di bussare col tempo qualche porta di certo si aprirà, e magari sarà quella giusta: una casa editrice onesta che apprezza e pubblica quello che scriviamo. Questo è l’augurio che faccio a tutti voi scrittori. Buona srittura.

    • Daniele Imperi
      8 ottobre 2015 alle 07:51 Rispondi

      Se ti chiedono soldi, li mandi a quel paese, semplice.
      Per quanto riguarda il contratto, non sempre è possibile assistere alla sua firma, specialmente se l’editore si trova a centinaia di chilometri da te.

  13. Piter57
    8 ottobre 2015 alle 19:33 Rispondi

    In definitiva uno scrittore può cadere nella trappola di una casa editrice che mai manterrà le sue promesse solo quando desidera “ad ogni costo” che il suo libro venga pubblicato e sia posto in vendita al pubblico di lettori. Perché questo atteggiamento in uno scrittore “è sbagliato come principio”. Mi spiego. Il primo pensiero dello scrittore non deve essere “quello di pubblicare un libro” anche se lo si desidera tanto fare, in vista anche di un futuro quadagno con cui poter vivere di scrittura. Il primo obiettivo di uno scrittore dovrebbe essere “quello di scrivere un libro degno di essere pubblicato”. Perché se il romanzo è “degno” di chiamarsi tale allora il problema della pubblicazione non si pone. Con tale “strumento valido” in mano di certo qualche editore che voglia “investire” sul suo libro prima o poi lo scrittore lo troverà di certo. Oppure con esso si può partecipare a qualche concorso con vincita di contratto e di premio in danaro posto da qualche casa editrice seria e affidabile. Inoltre non si correrà più il rischio di essere ingannati dalle “chiacchiere” di quegli editori che diconodi voler “pubblicare solo opere che per loro sono valide” o altre frasi simili. E che il tuolibro no rientra nei loro progetti. E altre scuse simili. Solo per dirti infine che se sganci i tuoi soldi magari uno strappo alla regola lo possino pure fare, e così scatta la trappola e lo scrittore poco accorto ci casca in pieno. Ma se lo scrittore ha in mano un “libro valido” non cadrà mai in questi tranelli perché sa che il suo libro di certo potrà vendere una certa quantità di copie e l’editore avrà il suo guadago pure lui. Ci sono le statistiche che parlano. Ricordiamoci che vi sono migliaia di lettori che prima di acquistare un libro ne visionano decine e decine, e se “un libro valido” si trova in quella libreria il lettore probabilmente ne leggerà la recensione e anche le prime pagine, o qualche riga qua e là, e vedendo che “il prodotto è valido” di certo comprerà il libro. Qui però sorge una domanda: come faccio ad essere sicuro che il mio libro “è un’opera valida per la pubblicazione” ? La risposta è semplice. Basta far visionare il libro da “un critico letterario” cioè da una persona esperta che ti può garantire e certificare la validità della tua opera. E’ vero che alcuni critici sono molto cari e anche pieni di lavoro. Ma si possono cercare quei critici che valutano un libro con pochissima spesa per lo scrittore, o che addirittura lo possono fare gratis, pretendendo poi una piccola percentuale sugli incassi dell’opera, una cifra irrilevante che li gratifichi per il lavoro fatto. E se il libro non avrà successo o non guadagnerà nulla non pretendono nulla. Inoltre cercando si possono trovare magari dei critici letterari che non vogliono nulla e che danno allo scrittore un valido giudizio di valutazione della sua storia. Uno di questi critici che non prende denaro sono io. Lo faccio solo perché amo molto leggere le opere di scrittori alle prime armi e non. Ma io sono solo un critico “autodidatta” e di certo ce ne saranno di meglio in giro per il web che valuteranno il vostro libro gratuitamente. Comunque sia ricordatevi che “essere scrittori o scrittrici” è abbastanza facile. Basta avere una forte passione per la scrittura e tutto quanto gira intorno ad essa. Ma per “essere uno scrittore o una scrittrice i cui libri vengono pubblicati e si trovano in libreria” ci vuole molta costanza e soprattutto molto lavoro di raffinamento. Escluso chi oltre la passione per la scrittura ha anche “un talento innato per scrivere libri validi ed editabili senza il minimo sforzo”. Ma io credo che di quest’ultima categoria al mondo non ne sono mai esistiti e mai ne esisteratto. Il talento serve, ma senza un lavoro assiduo di perfezionamento della scrittura e di tutto il resto penso che da solo non basti per scrivere un libro valido per la pubblicazione. A voi che siete scrittori: io credo che il talento lo abbiate, ma bisogna lavorarci sopra in modo che vi porti a divenire scrittori bravi e facilmente pubblicabili, proprio come quelli che riempiono gli scaffali delle librerie. Metteteci impegno, e arriverete al traguardo. E nessuna casa editrice potrà mai ingannarvi sul vostro effettivo valore.

  14. Fulvio
    17 ottobre 2015 alle 00:05 Rispondi

    A trovarne di editori così…e infatti non l’ho trovato! Mi sono rotto la testa su internet ma sono approdato a molti collegamenti (e ad alcuni giudizi lusinghieri), ma mai al sito ufficiale. Finchè ho rinunciato..
    .

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2015 alle 08:48 Rispondi

      Ciao Fulvio, benvenuto nel blog.
      A quale sito ufficiale non sei arrivato? Non ho capito se stai parlando in generale o di Anteprima edizioni in particolare.

    • Piter57
      17 ottobre 2015 alle 11:15 Rispondi

      Per trovare le case editrici che potrebbero interessarti è semplice, vai su Wikipedia enciclopedia on line e digita “case editrici italiane”. Ti darà una lista dalla A alla Z e lì ce ne sono a centinaia. Ci sono anche le case editrici più importanti. Fai poi la ricerca per “nome” e clicca dove trovi la scritta “contatti” o altra voce che ti porti al loro indirizzo e telefono o a l’e mail.Così poi puoi contattarli. O almeno “cercare” di farlo. Ma la prassi più semplice è che tu chieda a “quale indirizzo postale o e mail spedire il manoscritto”. E il gioco è fatto. Naturalmente questo potrebbe essere un inizio così come potrebbe essere anche una fine. Per il semplice fatto che in questo modo fanno “migliaia e forse più di persone in tutta italia” e quindi prima di visionare “la prima pagina” o al massimo un paio di pagine forse potrebbero volerci parecchi mesi o addirittura anni. Quando poi si corre un altro rischio e ben più grave, cioè che dopo una prima occhiata veloce alle prime pagine o al tuo curriculum di perfetto sconosciuto il tuo manoscritto venga cestinato allìistante senza interesse alcuno se dopo una ventina di pagine si cela la chiara testimonianzaq di un romanzo di pregio. In un articolo precedente ho parlato di come comportarsi col proprio romanzo una volta che è finito. Se si è alle prime armi sarebbe saggio fare esaminare lo scritto da “un critico letterario o anche un esperto del genere che hai scritto” per farti dare un parere sul merito del tuo romanzo. Se non si possiedono i denari per pagare un critico anche di basso costo si può cercare di far leggere il testo a degli amici o a dei lettori che sappiano dirti come lo trovano. Così una volta che hai una opinione critica sul tuo testo puoi dire nella lettera di presentazione a chi è piaciuto. L’altra via è “un agente letterario” che potrebbe presentare lui il tuo romanzo a una casa editrice e venire preso in considerazione in breve tempo. Ma l’agente letterario primariamente è un critico letterario e per la visione del manoscritto etutto il resto si fa pagare e bene. Quindi se si hanno tanti soldini da spendere tutto fila liscio altrimenti tutto si blocca. L’alternativa è quella accennata. Cioè avere già in mano un romanzo con testimonianze di “critica” professionale o occasionale che avvalori il suo pregio. Poi contattare un agente letterario o un critico che sia in contatto con la casa editrice che ci interessa e mettersi d’accordo senza sborsare una lira che mostri il libro all’editore e se viene accettato si prenderà la sua percentuale, ma se rifiutato può volere solo le spese di segreteria che sono poca cosa, o addirittura può volere nulla. Ho già detto in un’altro articolo che anche io sono un “critico letterario” e che lo sono da autodidatta. Se vuoi gratuitamente posso valutare come critico il primo capitolo del tuo libro. Così ti posso dire se va o se non va e quali miglioramenti ci sono da fare. E questo è senza farti pagare un soldo. Bastano anche solo un paio di pagine iniziali. Poi ti potrai regolare. Chiedi però la mia e mail al “capo” di questo blog, con cui puoi contattarmi. Se lui vuole. Mi pare giusto coì. Comunque se avviene non aspettarti nient’altro che una critica giusta e specifica. E non soffermarti a notare le imperfezioni nella scrittura di questa lettera, perchè io le lettere non le revisiono mai e non guardo gli errori quando scrivo. Nelle mie qualifiche sono molto bravo… Più di questo non so che fare. Comunque sia ti auguro buona scrittura.

  15. alessandro
    29 gennaio 2016 alle 13:16 Rispondi

    Come si chiama la casa editrice?

  16. Moira
    10 febbraio 2016 alle 13:17 Rispondi

    Buongiorno a tutti,con molta cautela mi affaccio a questo mondo.
    Il mio desiderio da sempre è la scrittura,tuttavia mi ritrovo a riempire fogli nei momenti più assurdi,nei ritagli di tempo e durante la notte.
    Sto scrivendo un romanzo,o meglio,ci sto provando e credo molto in ciò che faccio,mi emoziono rileggendo alcuni passaggi e vorrei,anzi perdonate l’imperativo…Voglio pubblicarlo ma non so di chi fidarmi,a chi chiedere,vorrei ricevere informazioni e consigli veri.

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