Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

L’anima del blogging

Tracce

Prendi carta e penna e scrivi di getto il testo migliore che tu abbia mai scritto, adesso. Andrea Girardi.

Ho raccolto questa sfida di Andrea, quando ho letto il suo post di oggi dedicato ai copywriter, a chi scrive per lavoro. Non mi ritengo propriamente un copywriter, ma un blogger e web writer sì, dunque ho deciso di partecipare e scrivere, come ha detto Andrea, il mio articolo migliore.

Ma non è facile scrivere l’articolo migliore, perché non sono certo io che posso deciderlo, è il pubblico, è chi legge, chi viene colpito dalle mie parole che può giudicare i miei articoli e stabilire quale sia quello migliore.

E non è più questione di commenti e condivisioni, perché quelli sono solo una minima parte del gradimento o meno che hanno avuto i lettori. Scrivo anche per chi non commenta, per chi non condivide, per chi legge e passa e non lascia traccia.

Siamo il blog in cui scriviamo

Ho sempre pensato che un blog sia una parte di noi stessi, anzi siamo proprio noi e così deve essere inteso il blogging. È comunicazione perché siamo noi che comunichiamo agli altri una parte di noi, che sia esperienza, passione, riflessione, paure, lacune, critiche, sfogo, non importa.

Chi scrive sta dando qualcosa di sé a chi legge. Ma non è come scrivere un romanzo, che è forse più finzione, perché scrivere per un blog significa scrivere di noi stessi in modo più aperto e non sottile, velato come in un romanzo.

Scrivere per un blog diventa un’estensione di noi nella rete, un’estensione a cui altri possono aggrapparsi per avere sostegno e sicurezza, a cui possono vedere come un’idea da condividere o anche solo come a un luogo in cui scambiare quattro chiacchiere.

A me interessa scrivere in quest’ottica. Il resto, parole come monetizzazione, vendita, ritorno economico, sono solo aspetti marginali della scrittura. Non è questa l’anima del blogging.

L’anima del blogging

Scrivo per lasciare tracce, non per riceverle. Scrivo perché mi piace scrivere, è vero, ma la soddisfazione maggiore è sapere che qualcuno troverà una soluzione nei miei post, uno spunto di riflessione, una risposta a una sua domanda, un conforto, anche, a una situazione che sta vivendo.

Il blog è questo, in fondo. Non è altro. È una traccia. Un insieme di tracce, anzi, che lasciamo nella rete, come tante piccole porte aperte che accolgono il navigatore, anche se legge e va.

Tracce che restano nella memoria di internet e ci rendono in fondo immortali.

9 Commenti

  1. Cristiana Tumedei
    2 luglio 2013 alle 15:34 Rispondi

    Ero certa che avresti colto al volo l’occasione. L’esercizio proposto da Andrea è proprio nelle tue corde e ti è riuscito molto bene.

    Non saprei dire se si tratta del tuo miglior post. Di sicuro, però, hai avuto modo di riflettere su un aspetto importante di quello che fai e hai condiviso riflessioni utili e stimolanti.

    Bell’esercizio, bravo!

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 15:38 Rispondi

      Non posso farmi sfuggire l’occasione di scrivere un post in più :D

      No, non credo proprio che sia il miglior post… però ho voluto riflettere su cosa significa per me.

      Grazie :)

  2. franco.zoccheddu
    2 luglio 2013 alle 15:59 Rispondi

    Forse non è il tuo migliore, ma è certo un’accorato manifesto del blogging che amana bagliori di libertà.

  3. MikiMoz
    2 luglio 2013 alle 17:44 Rispondi

    Io considero il Moz o’Clock come la mia cameretta in cui invitarvi a vedere cosa ho: film, fumetti, libri, c****** varie ed eventuali :p
    Pertanto, sono d’accordo con te su tutto. Scrivo per lasciare traccia, ma se questa traccia diverte chi la legge per me è una bella cosa!

    P.s. il post migliore… assurdamente, ogni volta che un post mi sembrava non dei migliori è invece piaciuto molto, stando ai commenti che ricevevo :p

    Moz-

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 18:06 Rispondi

      Come ho detto, sono i lettori che decidono i post migliori :) Anche a me è successo lo stesso.

      • MikiMoz
        2 luglio 2013 alle 20:08 Rispondi

        Però posso dirti che quando ho “sentito” di aver scritto un post proprio… alla grande (non che mi impegni in modo altalenante, ma non sempre puoi brillare!), in quel caso ho visto che anche i lettori hanno riscontrato la fluidità, il ritmo preciso, la caratura e il tempo perfettamente calibrato di quell’articolo :)
        Almeno questo :)

        Moz-

  4. Lucia Donati
    14 luglio 2013 alle 20:29 Rispondi

    Quello che resta di tanti scritti può essere anche una sola frase, ma che cambia il punto di vista di qualcun altro. A volte basta uno spunto per cambiare tutto quello che viene dopo. Un’illuminazione, se vogliamo chiamarla così. Bisogna darsi la carica da soli. Quando si decide: oggi mi sento di scrivere al meglio, scrivi al meglio; non aspettare stimoli da qualcun altro (che potrebbero non arrivare mai, tra l’altro), perché sennò dipendi da quel qualcuno. E non deve essere così. Ma non “siamo il blog in cui scriviamo”, ci mancherebbe. Uno ha e deve avere altri stimoli, progetti, e non è detto che siano legati al blogging. A me è capitato di trovare diversi stimoli a scrivere leggendo i tuoi post. Come spero che altri avranno trovato idee da cui prendere spunto da me…

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2013 alle 20:59 Rispondi

      Sì, certo, ovvio che uno deve avere altri stimoli e progetti. La mia frase “siamo il blog in cui scriviamo” va letta nel contesto del blogging: quando scrivi nel tuo blog sei tu.

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