Andare incontro alla storia

Andare incontro alla storia
Scrivere progettando ogni dettaglio o lasciar andare la creatività?

C’è qualcosa di bello nella scrittura, ossia il momento in cui le parole e le scene e le idee nascono quando le scrivi. E non c’è progettazione che tenga, non c’è scaletta né bozza di trama. C’è solo l’attimo in cui stai scrivendo e da ciò che scrivi vedi apparire altro, qualcosa che non aspettavi perché la storia ti sembrava già in mente. O, meglio, volevi scoprirla piano piano seguendo le linee che avevi tracciato.

Ma non sempre è possibile, perché in mezzo a quelle linee possono nascondersi altre storie che prima neanche sospettavi. E questo è successo mentre scrivevo il racconto che voglio pubblicare nel blog.

Avevo creato la mia scaletta, avevo scritto una parte della storia, ma il quadro era chiaro: Cacciatori di nuvole aveva la sua impostazione. Non ho progettato nulla, sto scrivendo con una vaga idea in mente, ma il bello, in tutto questo, è che sto andando incontro alla storia, come se stessi assecondandone le esigenze.

Ho ripreso alcune parti di un altro racconto, simili fra loro, e le ho inserite in questo. Ho creato una sorta di cornice narrativa, quindi una storia che tenga unite quelle altre, e ho iniziato a scrivere. Man mano che scrivevo, dando libero sfogo alla fantasia, mi accorgevo come fossi stato trasportato dalla storia stessa.

Ti chiedi allora se sia davvero la storia a farsi scrivere dallo scrittore e non lo scrittore a scrivere la storia. E vedi che le linee che tracci per non perderti in problemi narrativi e intrecci complessi sono vaghe, effimere a volte.

Questo è un punto a favore della scrittura creativa, che altrimenti creativa non sarebbe. In fondo, è creatività ciò che in gabbia non può esser rinchiuso. E i pensieri di chi scrive sono come una corrente che ha rotto l’argine e sfoga la sua prigionia sulla pianura del foglio.

Sono così nate altre due storie all’interno delle linee tracciate. Due appunti frettolosi annotati su un foglio che mi hanno permesso di fare altri collegamenti, di tentare approfondimenti del racconto, di definirne meglio un prossimo.

Andare incontro alla storia

Devo accettare il fatto che non sempre la progettazione del racconto sia alla base della sua riuscita e per riuscita intendo vederne la fine a breve. Tempo fa ero rimasto bloccato dalla documentazione, ma credo che anche un’eccessiva progettazione rallenti la scrittura.

Poche linee guida, ma non rigide. Spazio per scene e personaggi che animino la storia e portino il lettore lontano. Seguire il flusso del momento, la creatività che si accende quando non te ne accorgi, perché mica ti avverte, arriva e devi solo assecondarla.

Questo è il bello della scrittura, non trovate?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post29 novembre 2013 - Commenti12 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Salvatore 29 novembre 2013 at 10:36

    Vangelo, amico, vangelo!

    Anch’io mi trovo sempre a metà strada fra l’esigenza di progettare e le dita che invece scorrono sulla tastiera nella ricerca continua di ciò che si cela nei meandri della mia fantasia.

    Hai ragione, è bellissimo scoprire qualcosa a cui non avevi neanche pensato pian piano che lo scrivi. Questo mi fa venire in mente una frase del film: “Scoprendo Forrester”; con Sean Connery come attore protagonista.

    Il suo personaggio, il personaggio di uno scrittore famoso che si è ritirato dalle scene, rivolgendosi ad un futuro giovanissimo aspirante scrittore dice: “La prima stesura la devi scrivere con il cuore; la seconda la riscrivi con la testa”.

    Direi che racchiude tutto il signicato – e il bello – dell’arte di scrivere.

    • Daniele Imperi 29 novembre 2013 at 12:35

      Conoscevo quella frase e, ovviamente, sono d’accordo. È proprio quello, credo, il vero significato della scrittura: qualcosa che non si può pianificare completamente.

  • MikiMoz 29 novembre 2013 at 12:22

    D’accordissimo con te, Sandokan!
    Anche per me è lo stesso.
    E’ un flusso che lascio scorrere.
    Addirittura, spesso nemmeno progetto l’intreccio (come ho fatto con Masquerax) ma lascio che le cose si creino logicamente da sole! :)

    Moz-

  • Luciano Dal Pont 29 novembre 2013 at 12:27

    Sono assolutamente d’accordo con Daniele e con Salvatore. Io più che racconti scrivo romanzi e quindi è necessaria una sorta di scaletta, un abbozzo di trama per non rischiare di perdere il filo e smarrirsi nei meandri dei vari intrecci o creare situazioni incompatibili e con tempistiche sbagliate, e servono schede dei personaggi per poterli ben caratterizzare, per renderli credibili, e poi io non riesco a scrivere davvero di getto per più di mezza pagina, penso abbastanza prima di scivere e correggo di frequente e tuttavia, ciò premesso, credo anch’io che una eccessiva schematizzazione della storia sia negativa. Tenendo presente quello che sarà lo sviluppo della trama, poi il resto deve scaturire spontaneo, le invenzioni e le ideee illuminanti del momento ispirato ci stanno eccome, non si può assolutamente restare imbrigliati in una sorta di binario dentro il quale abbiamo racchiuso schematicamente e preventivamente tutti i dettagli delle vicende che andremo a narrare. Il rischio sarebbe quello di scrivere in modo asettico, senza trasporto, senza sentimento e in definitiva senza alcun piacere di scivere. Tanto, è ovvio, stiamo parlando di prima stesura. Per le riletture e i successivi adattamenti e aggiustamenti c’è sempre tempo.

    • Daniele Imperi 29 novembre 2013 at 12:38

      Con un romanzo devi per forza fare una scaletta, ma anche con racconti lunghi e con intrecci complessi.

      Concordo che le idee del momento vadano assecondate, perché possono essere migliori delle altre e rischi alla fine di perdere qualcosa di valore.

  • Fabrizio Urdis 29 novembre 2013 at 12:28

    Ciao Daniele,

    Anche a me capita spesso ma mi impegno sempre di più per cercare di seguire rigidamente lo schema prefissato quando ho messo giù la trama.

    Se mi rendo conto che i miei pensieri iniziano a vagare per orizzonti che non avevo considerato vedo se li posso integrare o creare un’altra storia altrimenti mi forzo di ritornare sui binari.

    Questa la drastica decisione dopo 2 manoscritti e un racconto breve interrotti a metà.

    È vero però che scrivere quando sono succube dell’ispirazione mi dà una sensazione di estasi mistica (pur non avendo mai provato l’estasi mistica).

    PS : ho letto il tuo racconto e mi ha affascinato, mi sono perso nei tuoi tempi e ti ringrazio per averlo scritto.

    • Daniele Imperi 29 novembre 2013 at 12:41

      Non è detto che debba sempre capitare che tu ti perda. Nei romanzi, ovvio, devi seguire la traccia. Ma, per esempio, se avevi progettato in un certo modo un capitolo, puoi benissimo accettare un’idea nata mentre scrivi.

      Sull’estasi mi trovi d’accordo, pur non avendola mai provata neanche io.

      PS: grazie mille per aver letto e apprezzato il racconto :)

  • Attilio Nania 29 novembre 2013 at 13:41

    Ultimamente sto seguendo la serie televisiva The Mentalist, in cui piu’ volte viene accennato il concetto del “palazzo della memoria”, ovvero un metodo per tenere a mente un grande quantitativo di informazioni inutili a contorno di qualcosa di importante. Per quanto venga un po’ banalizzato, in realta’ questo metodo funziona, e tra i tanti vantaggi che da, permette di scrivere a ruota libera un testo anche lungo senza bisogno di programmazione.
    Imparare questo metodo da adulti e’ molto complicato, mentre e’ molto semplice da bambini. Quasi tutti gli scrittori di storie dagli intrecci contorti, da piccoli hanno fatto quei giochi tipici dei bambini in cui si inventano storie e addirittura mondi. I bambini non fanno mai scalette, eppure sono in grado di inventare storie interconnesse in modo sorprendente. Una volta ho letto un’intervista di Agatha Cristie in cui diceva di aver praticato questi giochi fino a un’eta’ decisamente avanzata,e che questo sicuramente le ha dato in seguito la capacita’ di scrivere i suoi gialli intricati in cui tutti i tasselli vano al loro posto.

    • Daniele Imperi 29 novembre 2013 at 13:55

      Interessante questo “palazzo della memoria”. Troverò informazioni e magari provo a imparare quel metodo.

  • Tenar 30 novembre 2013 at 14:53

    Io tendo a distinguere la fase dell’ideazione, in cui seguo la storia a ruota libera, da quella della scrittura. Di base inizio a scrivere solo quando l’idea è già ben definita e cesellata. Invece nella parte d’ideazione lascio correre la fantasia a ruota libera, anche se a volte ho l’impressione di sbirciare una storia che già esiste, da qualche parte.
    Divido le due fasi perché, ovvio, per scrivere ci vuole in computer e un minimo di quiete intorno, mentre le attese alle casse del supermercato (o certe riunioni di lavoro, ammettiamolo) sono momenti ideali per fuggire dalla realtà. Certo, ogni tanto qualcuno mi frega il posto in coda perché sono troppo distratta…

    • Daniele Imperi 30 novembre 2013 at 14:56

      In che modo porti avanti questa fase dell’ideazione? Perché se parli di fila alla cassa al supermerctato, allora immagino che stai creando solo mentalmente.

      Anche io mi estraneo spesso nei momenti morti qui e là.

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