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Amore all’aglio

Un racconto romantico

Si intrufolò nella parrocchia come un ladro di elemosine. Immerse due dita nell’acquasantiera, si segnò, camminò verso la cantoria, dove già alcuni ragazzini s’erano raggruppati per le prove.

Era il coro che avrebbe accolto il papa. Sì, proprio il Santo Padre, che avrebbe portato la sua infallibile persona in quel quartiere popolare di Roma e calpestato con le sue sacre scarpe il pavimento di quella chiesa, dedicata alla madre di Dio.

Al ragazzo, in verità, del coro e del papa non fregava proprio nulla. Ma ai coristi avrebbero regalato una bella medaglia d’argento con l’effige del pontefice e poi c’era quella ragazzetta. Era mora, magra, col viso un po’ rabbuiato, ma comunque sorridente. E a lui piaceva.

Si unì agli altri e prese posto. Il maestro di musica non era ancora arrivato e neanche la moretta. C’era però la grassona. L’aveva già notata in chiesa, una volta, e le era subito parsa antipatica. Gli si mise a fianco, gli sorrise e si presentò.

«Ciao, io mi chiamo Carlotta». Una zaffata d’aglio gli violentò le narici, obbligandolo a un’apnea forzata.

«Daniele» rispose, stringendole la mano e cercando aria da qualche parte. Girò lo sguardo per trovare la ragazza dei suoi sogni, ma non la vide. Non sarebbe venuta, quel pomeriggio, pensò con tristezza.

Finalmente le prove cominciarono. Il maestro attaccò con l’organo e una suora diresse il coro. La grassona si voltò spesso dalla sua parte, sorridendogli, l’aria ammorbata da quel puzzo d’aglio micidiale. Talvolta fu costretto a respirare con la bocca, cantando in una sorta di playback.

Dopo un’ora quel supplizio finì. I ragazzi pian piano scemarono verso l’uscita, mentre la suora dava loro appuntamento per la prossima lezione. Daniele non riuscì a svignarsela così presto, Carlotta gli impediva i movimenti, parlava, rideva, alitava. Tentò di affrettarsi, sorridendole per salutarla, ma lei lo bloccò proprio fuori la cantoria, là dove non c’era più nessuno, nessuno a guardare, là dove erano soli, soltanto loro due in tutta la chiesa, in tutto il mondo. E il mondo per Daniele si fece aria, aria appestata d’aglio, e divenne tutto così umido.

Le labbra di Carlotta premettero con forza contro le sue, la lingua ruppe le difese alzate dal ragazzo, esplorò l’interno della sua bocca in cerca della lingua, che non ebbe scampo, che non poté nascondersi a quell’invasione. Ansimi della ragazza e un risucchio potente come lo sciacquone di un water. Il ragazzo cercava aria, salvezza, vita. Allungò una mano per scostarsi da quel corpo enorme che lo stringeva a sé e le sue dita toccarono un seno. L’ansimare e il risucchio aumentarono fino a esplodere in un sospiro d’esaltazione e orgasmo che inondò le narici di Daniele proprio quando fu costretto a inspirare aria a pieni polmoni.

Fu l’apoteosi.

Fuggì via dalla chiesa, inseguito da conati di vomito sempre più violenti. Svoltò l’angolo, si fermò sul marciapiede e con un sussulto spasmodico rigettò tutto quel che aveva mangiato a pranzo.

Quando rialzò lo sguardo, la bocca sporca di residui verdastri e bava vischiosa, la vide.

Immobile davanti a lui stava la ragazza mora, che l’osservava schifata. Era arrivata tardi alla lezione del coro, ma con un tempismo perfetto all’umida performance del ragazzo.

Storcendo le labbra disgustata, s’allontanò per sempre dalla sua vita.

2 Commenti

  1. Michela
    27 febbraio 2011 alle 11:08 Rispondi

    Huahuahuahua che giornataccia poverino :D

  2. Lucia Donati
    10 maggio 2012 alle 11:24 Rispondi

    L’orribile contrasto tra quello che avrebbe dovuto essere e quello che è. Senza possibilità di scampo.

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