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Dove ambientare una storia

MappaQuando ho cominciato a scrivere, da ragazzetto, mi era sembrato subito insolito ambientare un racconto in Italia. Siamo imbottiti fin da giovani di film e serie televisive dell’America, che secondo me ci viene naturale chiamare il nostro protagonista Joe e farlo muovere nei bassifondi di New York.

Siamo convinti di conoscere quella città, quegli stati, quel popolo, quel modo di vivere, ma in realtà non sappiamo quasi nulla di come si viva in America, tranne quel poco che ci è dato vedere nei film.

E la storia che viene fuori è soltanto una caricatura di quelle americane, perché non abbiamo esperienza e perché stiamo parlando di un mondo che non ci appartiene.

A me era sempre sembrato strano ambientare un racconto nel mio paese, perché pensavo che, parlando di una realtà vicina, che si poteva toccare con mano, avrebbe potuto creare dei problemi, anche se non mi ero chiesto che genere di problemi. Meglio scrivere di città lontane, meglio ancora inventarle, ma sempre fuori del proprio paese.

I miei primi racconti erano tutti così. Personaggi americani che vivevano in città che inventavo. E i problemi non tardarono ad arrivare. Se un protagonista doveva prendere il treno per spostarsi da uno stato all’altro, dovevo informarmi se, in quel periodo storico, il treno copriva quelle distanze.

Dopo una lunga pausa dalla narrativa c’è stato un bel passo avanti. I miei personaggi sono diventati italiani e si muovono in Italia, almeno è più semplice trovare informazioni sui mezzi pubblici, le leggi e così via. Talvolta invento il paese, anche se ne abbiamo tanti. Qualche volta scrivo un racconto breve con personaggi “anglosassoni”, ma solo per variare un po’.

Dove ambientare una storia?

Vi siete mai chiesti perché gli scrittori americani ambientano i loro romanzi in America? E quelli inglesi in Inghilterra? E perché i nostri scrittori di un tempo le ambientavano in Italia? Beh, anche quelli moderni le ambientano in Italia. Sono tutte domande che deve porsi uno scrittore emergente.

Le storie vanno ambientate in luoghi che conosciamo. Nella nostra città, nel nostro paese, nelle strade che abbiamo percorso migliaia di volte, nel passato, ma sempre nostrano. Questa può essere una soluzione.

Oppure in luoghi italiani, ma che abbiamo inventato, come la Vigata di Andrea Camilleri. È interessante creare una piccola Italia tutta nostra, serve a delineare un mondo che appartiene solo a noi che ci scriviamo. Quei luoghi diventano la nostra firma.

In fondo, scrivendo un fantasy, non dobbiamo inventare un mondo tutto nuovo? Tanto vale cominciare dalle storie reali.

Dove preferite ambientare le vostre storie? Avete mai inventato luoghi, anche in racconti di generi diversi dal fantasy?

18 Commenti

  1. Gianluca Santini
    16 giugno 2011 alle 12:46 Rispondi

    Stesso problema. Agli inizi giocavo molto con città/ambientazioni generiche, in cui la città non veniva nominata e i personaggi potevano avere o meno nomi stranieri o italiani.

    Dopo il Survival Blog ho capito l’importanza di ambientare in terra nostrana. In particolare d’ora in avanti darò più peso alla mia regione nei miei scritti. :)

    Ciao,
    Gianluca

  2. Daniele Imperi
    16 giugno 2011 alle 18:14 Rispondi

    L’italia ha parecchio da mostrare e ogni tanto un po’ di nazionalismo non guasta :)

  3. Gianluca Santini
    16 giugno 2011 alle 20:24 Rispondi

    Vero! Abbiamo tanto di cui poter narrare. Figurati che finora mi son sempre tenuto un po’ a margine di leggende e folclore sardo, ora invece sto facendo ricerche, sia mai che spunti fuori qualche cosa di interessante per un racconto! :)

  4. Daniele Imperi
    16 giugno 2011 alle 21:15 Rispondi

    Bravo, io invece mi sto interessando alle leggende del Lazio ;)

  5. Michela
    16 giugno 2011 alle 23:08 Rispondi

    Mi piacerebbe tantissimo conoscere Perugia in ogni angolo, come una signora che vedo due volte l’anno. Se conoscessi un posto così bene, anche non Perugia, anche un paesino come Mantignana o perfino Pietralunga, ogni storia la ambienterei lì.
    Certo si può inventare, ma non viene bene allo stesso modo: certe cose che mi ha fatto vedere quella signora io non sarei mai arrivata a inventarle.

  6. Francesca
    12 febbraio 2014 alle 21:31 Rispondi

    Innanzitutto, ho appena scoperto questo blog, sto divorando tutti i post e mi sento in dovere di esprimere il mio apprezzamento, dato che è la prima volta che commento. :)
    Arrivata a questo mi sono sentita in dovere di dire la mia: regola sacrosanta, da me realizzata troppo tardi. Soprattutto perché sono piuttosto puntigliosa. Ambientavo le mie storie in un luogo mai visto ma non avevo neanche intenzione di inventarlo. Alla fine passavo più tempo a studiare le cartine, la toponomastica e gli usi e costumi che a scrivere, e questo toglieva senso a tutto, mi stancava e mi faceva perdere il “mood”. L’ultimo mio esperimento voleva essere addirittura un viaggio on the road. In campagne che non conoscevo. Tremenda idea. Ho fallito anche per questo motivo.
    Questo mi ha portata, all’inizio, ad allontanarmi dalla narrativa. Non viaggio quasi mai e l’ambiente in cui vivevo non era granché favorevole. Poi mi sono trasferita a Milano da un giorno all’altro e mi sono accorta di avere il grande beneficio di poterne scrivere con gli occhi di chi la vede per la prima volta, e sto abbozzando qualcosa.
    In più per me il luogo è fondamentale, perché i luoghi li adoro. Nei personaggi bisogna scavare come chirurghi, mentre i luoghi parlano da sé. Sarà per questo che nei miei tentativi di scrittura i problemi arrivano sempre quando entrano in gioco gli esseri umani. :P

    • Daniele Imperi
      13 febbraio 2014 alle 08:24 Rispondi

      Ciao Francesca, benvenuta nel blog.

      Hai fatto a non imbarcarti più in luoghi che non conosci. Vedi, le persona puoi inventarle, ma i luoghi reali no, sono quelli. Vengono fuori da soli, certo, ma devi conoscerli bene o li inventi di sana pianta.

  7. Violaliena
    21 marzo 2014 alle 13:23 Rispondi

    E’ proprio vero!
    Il mio punto debole sono sempre state le ambientazioni, i luoghi. forse perchè sono un po’ “cecata” e il senso vista non è quello che utilizzo di più.
    quindi per supplire a tale lacuna mi fiondo in altrove di pura fantasia oppure trasferisco i miei poveri personaggi in posti imprecisati della grande america. Resto sempre in superficie. Però credo che lo farei anche se collocassi la storia in luoghi che mi sono estremamente familiari. Proprio non mi è congeniale la descrizione di posti, lo faccio solo quando è indispensabile, per puro dovere.
    chissà perchè poi tutto sembra più plausibile se accade in america, si può esagerare più liberamente

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2014 alle 13:57 Rispondi

      No, la grande America va bandita :D
      Risulta più plausibile perché siamo bombardati da film e serie TV americane. Però questo è uno spunto per un prossimo post, magari.

  8. Claudia
    4 giugno 2014 alle 13:48 Rispondi

    Salve,
    sono capitata qui per caso, e i tuoi post, molto interessanti e di grande aiuto, li sto leggendo uno dopo l’altro. Concordo pienamente quasi su tutto, ma sull’argomento ambientazione ho qualche riserva (ovviamente è la modesta opinione di lettrice accanita e scrittrice/sognatrice che continua dopo quattro anni, a lavorare su una saga che forse non varcherà mai i confini del mio appartamento). Ho trascorso dodici giorni a New York, e credimi, ho incontrato più italiani lì che nel mio piccolo paesino arroccato sulla collina. Ormai, consentimi solo per questa volta la frase fatta, “tutto il mondo è paese”. Il mio lavoro è ambientato tra Italia, Canada e Colombia. La trama, dove scorre un bel po’ di sangue non poteva, secondo il mio parere, avere ambientazione diversa. Collocarla in un paesino di tremila anime, di cui duemila sono quasi alle soglie della cancellata celeste, va da sé che non spiccherebbe per credibilità. Certo, potrei spostarmi di città in città rimanendo sempre in territorio italiano, ma non sarebbe la stessa cosa? Io non conosco tutto lo stivale e tantomeno le grandi città come Milano o Roma se non per brevi soggiorni turistici mordi e fuggi. Dunque dovrei immaginare, documentarmi sul Duomo di Milano per esempio o sui fori imperiali e la loro grande storia. E allora perché non si può immaginare, sognare, studiare luoghi non italiani? Descrivere, inventare, facendo volare quella fantasia che ognuno di noi eredita dalla nascita. Una fantasia che porti il lettore a staccare la spina anche solo per qualche ora, dalla vita comunemente incasinata che ormai ci portiamo tutti addosso. Meno male che vivo in un epoca in cui non è proibito leggere e scrivere.
    Se un racconto è realistico e catapulta il lettore in esso a testa bassa, ovunque lo si ambienti sarà sempre un racconto riuscito.

    • Daniele Imperi
      5 giugno 2014 alle 07:58 Rispondi

      Ciao Claudia e benvenuta nel blog.

      Il mio post voleva essere anche una provocazione per tutti quelli che, in virtù del cinema americano, hanno la tendenza a ambientare negli USA le loro storie, come se esistesse solo quel paese.

      Ma la cosa più importante, quando scrivi, è che tu riesca a scegliere l’ambientazione più adatta alla tua storia. Su questo tema tornerò a breve, mi hai dato un’idea da sviluppare.

      Resta il fatto, comunque, che tu debba documentarti su quelle ambientazioni.

  9. L’ambientazione è in funzione della storia
    21 luglio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] Chissà perché poi tutto sembra più plausibile se accade in America, si può esagerare più liberamente. Violaliena su Dove ambientare una storia. […]

  10. Marco
    11 agosto 2014 alle 03:27 Rispondi

    Perdonatemi se faccio l’originale, ma io ho un’idea diversa dalla vostra: premetto che io scrivo ambientando la narrazione in un periodo contemporaneo o verosimilmente tale; in generale io adoro gli ambienti aperti e mi piace descriverli abbastanza dettagliatamente, soprattutto quando la trama diventerebbe pesante. Tuttavia ho sempre descritto ambienti verosimili ma inventati: un bassifondo non necessariamente americano, una steppa non per forza russa e così via… semplicemente perché per me è più semplice inventarmi un’ambientazione anziché descriverla. Anzi, penso addirittura che un racconto che inizia con l’ambientazione ‘siamo a Milano, zona stazione, via pioppi 42 vicino al cassonetto giallo sotto al lampione’ sia stato scritto da un autore carente di fantasia o che, peggio ancora, mi vuol far andare a cercare il posto su google maps. Con questo ho dato una opinione da profanissimo profano senza volet offendere nessuno

    • Daniele Imperi
      11 agosto 2014 alle 10:59 Rispondi

      Ciao Marco,

      benvenuto nel blog. L’ambientazione come la tua va bene per posti inventati, non certo per luoghi reali, in cui comunque devi essere preciso.

  11. Davide
    20 maggio 2016 alle 09:52 Rispondi

    Il problema secondo me non è tanto dove ambientare una storia quanto che nomi usare. Ad esempio, io stavo ambientando un libro in USA perché – diciamolo chiaramente – i nomi di città sono molto più belli rispetto a quelli italiani. Solo per questo ho perso molto tempo, ma poi ho deciso di creare una mia Italia con nomi più ricercati.

    • Daniele Imperi
      20 maggio 2016 alle 10:12 Rispondi

      Perché sono più belli i nomi americani dei nostri? Forse ti sembra così, perché l’esotico è più affascinante. Negli USA gli scrittori ambientano le loro storie negli USA, molti nel proprio stato e perfino nella propria città. Idem per la Gran Bretagna.
      Se vuoi creare una tua Italia, un po’ come ha fatto Camilleri che ha creato le città fittizie di Vigata e Montelusa, puoi farlo benissimo.

  12. Teresa Minhot
    16 novembre 2016 alle 23:37 Rispondi

    Salve!
    Per caso ho scoperto questo blog e lo trovo molto interessante. Sono argentina, la mia passione è la letteratura, francese, italiana, latinoamericana..Da qualche tempo studio la lingua italiana e ho anche scoperto il piacere di scrivere racconti in questa lingua, la mia professoressa, italiana, mi incoraggia ma mi piacerebbe avere l’opinione di altri che scrivono, italiani, certo. Come posso far leggere alcuni dei miei racconti e ottenere dei commenti? Questi mi aiuterebbero a imparare tante cose sulla scrittura in una lingua che amo, quella dei miei nonni.
    Vi ringrazio di vostra risposta e della vostra gentile attenzione.

    • Daniele Imperi
      17 novembre 2016 alle 08:16 Rispondi

      Ciao Teresa, benvenuta nel blog. Ci sono diversi forum letterari in rete, in cui pubblicare racconti, come Pesce pirata, Writers Dream, Writers Magazine.

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