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Amazon uccide l’editoria?

AmazonLeggendo il post Musica e autopubblicazione di Alessandro Cassano, scritto in seguito alla lettura dell’articolo Wylie: “Amazon alla fine ti fermeremo” apparso su Repubblica, ho deciso di dire la mia sul self-publishing e la questione del “chiunque può pubblicare”.

Parlo per ora da lettore, ovvio, ma anche da futuro autore autopubblicato. Ci sono alcuni aspetti del self-publishing individuati da Andrew Wylie che si possono condividere, meno se esposti con una completa generalizzazione, come appare evidente nel suo articolo.

Il self-publishing è alla portata di tutti?

Sì, certamente. Questo, almeno, è un fatto innegabile. È il successo come scrittore indipendente a non esserlo, come in ogni campo. Oggi il self-publishing dà a tutti la possibilità di pubblicare la propria opera.

Ma soltanto oggi? Non dimentichiamoci che diversi autori del passato, quelli che oggi chiamiamo classici, hanno pubblicato a spese proprie alcune loro opere. Non con editoria a pagamento, ché magari neanche esisteva a quell’epoca, ma facendo stampare il proprio romanzo in tipografia.

Chiudiamo questa parentesi, però, e torniamo al self-publishing e al suo essere accessibile alla massa. Qual è il problema? Pur condannando chi pubblica e chi si mostra ai lettori come descritto nel post da Alessandro (senza editing e sentendosi un dio solo per avere un romanzo pubblicato da un editore), ritengo giusto che oggi ci sia questa possibilità.

Insomma, se siamo nell’era digitale, il self-publishing non può mancare. Il digitale abbatte parecchie barriere e dovrebbe semplificare la vita, anziché complicarla. Non possiamo e non abbiamo il diritto di ostacolare una pubblicazione a priori. Come lettori, poi, come clienti anche, possiamo giudicare le opere che abbiamo letto.

E, come in natura, a quel punto vale la legge della selezione naturale: se vali, emergerai nel self-publishing, altrimenti lascerai perdere e sarà solo una piccola avventura.

Il self-publishing non è Amazon

Amazon è solo una delle tante piattaforme di distribuzione di opere digitali. Su Amazon possiamo pubblicare i nostri ebook in formato mobi, leggibili quindi dal Kindle, ereader proprietario di Amazon.

Ma, se siamo intelligenti, renderemo leggibili i nostri ebook anche in epub e quindi li pubblicheremo nelle piattaforme adibite. Anche quelle rovinano la narrativa e l’editoria? Fermiamo anche quelle?

E non ho ancora finito, perché oggi esistono anche i blog, giusto? Mi pare di sì. Io, come scrittore indipendente, posso anche scegliere di pubblicare i miei ebook, gratis e a pagamento, solo sul mio blog. Vogliamo chiudere anche i blog? Ci pensano già i vari governi nostrani a inventare ogni tanto qualche legge ammazza-blog, come le hanno giustamente definite.

Non possiamo generalizzare su Amazon

Neanche io condivido ogni aspetto di Amazon, ma non possiamo dire che tutti quelli che hanno pubblicato su Amazon siano “semianalfabeti convinti di essere dei geni e di meritare il successo”.

Ho scaricato parecchie anteprime da Amazon e molte volte ho chiuso il Kindle senza finire la prima pagina. Ho trovato avverbi in abbondanza, ho trovato errori grammaticali, ho trovato una scrittura sciatta, ma non ho letto le anteprime di tutti gli ebook autopubblicati presenti sul sito.

Il lettore non è certo sprovveduto, specialmente oggi che l’informazione è ovunque: ci sono blog letterari, forum letterari, social media. Sa quindi distinguere la qualità dalla spazzatura. Legge l’anteprima dell’ebook e capisce se quel prodotto vale o meno.

Sono gli scrittori e gli editori a rovinare l’editoria

  • Gli scrittori che pubblicano con un click.
  • Gli editori che pubblicano autori con concorsi letterari basati su indici di gradimento e non su un’attenta selezione.

Ecco chi rovina l’editoria.

Fine della riflessione. Che ne pensate? Amazon sta rovinando davvero l’editoria? Il proliferare di scrittori in self-publishing abbassa il livello della narrativa?

79 Commenti

  1. Seme Nero
    16 ottobre 2014 alle 06:10 Rispondi

    Hai sollevato un punto importante, la libertà d’espressione. Se vietassimo ad alcuni (persone che non si curano di perfezionare i propri scritti o autori che si rivolgono all’EAP) di pubblicare usando come metro la qualità, fallibile in quanto pur sempre soggettiva, si corre appunto il rischio di fare di tutta un’erba un fascio. Per quanto riguarda l’articolo di Alessandro lui stesso ha ammesso di aver generalizzato. Mi ritengo d’accordo con la tua considerazione finale, alla fine se vuoi testi di qualità dovrai semplicemente avere la pazienza di cercarli e trovarli.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:15 Rispondi

      Infatti sulla qualità non possiamo dire nulla a priori. E come decidiamo quali parametri usare?

  2. Ivano Landi
    16 ottobre 2014 alle 07:18 Rispondi

    Buongiorno Daniele, cosa intendi con “scegliere di pubblicare a pagamento i miei e-book solo sul mio blog”‘? Credo sia obbligatorio mettere su una parvenza di casa editrice e prendere una partita IVA per vendere i propri e-book sul proprio blog.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:17 Rispondi

      Ciao Ivano,

      intendo che creo una pagina di vendita per ogni mio ebook. Era un esempio, non intendo vendere ebook qui.
      Partita IVA, ecc. sono dettagli secondari. Intendevo che, se non ci fosse Amazon né altre piattaforme simili, potremmo comunque vendere i nostri ebook.

      • Claudia
        18 ottobre 2014 alle 08:23 Rispondi

        Mi permetto di aggiungere un dettaglio a questi vostri due commenti: partita iva è necessaria, ma l’editore no. Nel senso, si può vendere semplicemente come info prodotto un e-book (sia esso una guida o un romanzo!).
        Sorry per l’intromissione!

        Non molto altro da dire su quello che hai scritto Daniele, anche se personalmente da lettrice la buona e vecchia carta stampata non potrà mai essere sostituita! Non credo che Amazon e compagnia danneggino l’editoria, tanto chi non deve emergere, non emerge.

  3. Ivano Landi
    16 ottobre 2014 alle 07:19 Rispondi

    Intendi forse un’iscrizione a pagamento che dia accesso alla lettura di determinate pagine?

  4. Marco Amato
    16 ottobre 2014 alle 08:41 Rispondi

    Io sul self-publishing qualche tempo fa ho fatto una polemica col grande Giulio Mozzi. Molti nel mondo dell’editoria, come ad esempio Wylie, non si rendono conto che il mondo sta cambiando. L’editoria non fa altro che trasformarsi per inerzia. Non è Amazon che la sta cambiando. Amazon è solo un protagonista nato dalle stesse tendenze di cambiamento. Se Marconi non avesse inventato la radio, non è che la radio non sarebbe mai esistita. L’avrebbe inventata qualcun altro pochi anni dopo.

    Noi che ci occupiamo di editoria adesso, vediamo il futuro con un binocolo appannato. Scorgiamo una nave in fiamme e diciamo: “Ecco l’editoria brucerà”. Avessimo l’intera visione vedremmo che la nave che brucia è solo un modellino di un mondo che difficilmente riconosceremmo, ma che sarà tutt’altro che la distruzione.

    Voglio semplicemente dire, che si sta affrontando il problema in maniera troppo limitata.

    Cos’è il self-publishing?
    È la tendenza a di cambiare dell’editoria in un mondo in rapida trasformazione. Il mondo si avvia verso l’autoproduzione e l’autoconsumo. I pannelli solari saranno entro un decennio così efficienti, che sempre più utenti potranno staccarsi dalla rete elettrica. Fenomeno che già avviene. Sono i self dell’energia. Non solo, l’energia in eccesso la utilizzeremo per ricaricare le auto elettriche. Con le stampanti 3D riprodurremo la maggior parte degli oggetti di uso quotidiano, le biciclette, le auto e perfino le case. I cittadini consumatori diventeranno anche produttori, consumando e distribuendo.

    Youtube ad esempio è stato il pioniere di questi fenomeni. Video autoprodotti, stupidi e intelligenti che siano ricevono milioni di visualizzazioni che registi vecchio stampo impallidiscono. Netflix in America sta rivoluzionando la possibilità di usufruire film.

    Il self-publishing, la lettura digitale sono questo, un frammento di mondo che si trasforma. Se visto da questa ottica il discorso di Wylie diventa molto risibile.

    La bassa qualità è insita in questo sistema, ma nulla preclude le porte ad autori di alta qualità.

    Immagino scrittori insofferenti al sistema come Salinger, Hemingway, che oggi pubblicherebbero con molta probabilità in self. Cos’è che viete ai grandi autori del futuro di pubblicarsi da soli? Certi eletti del vecchio sistema sono così sicuri che i grandi scrittori, i prossimi premi nobel, non si pubblicheranno da soli?

    Io in questo scenario dico solo che il self-publishing per gli scrittori di oggi è un’opportunità in più. Un nuovo strumento della modernità che consente agli autori di potersi affermare anche per strade alternative.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:33 Rispondi

      La bassa qualità la trovi anche nei prodotti a pagamento, quindi non siamo esenti da prodotti di scarsa qualità.

      Anch’io vedo il self-publishing come un’opportunità in più, se fatto bene.

  5. LiveALive
    16 ottobre 2014 alle 08:45 Rispondi

    Non era necessario il self-publishing come lo intendiamo oggi per pubblicare un libro: bastava creare un pdf del nostro testo e buttarlo in rete. Da quanti anni si può fare? Anche per quanto riguarda il progetto Gutenberg: carica libri online (classici, non autopubblicati, ma il principio è quello) da decenni.
    Il self-publishing moderno ha il vantaggio della visibilità: c’è un sito che raccoglie i testi, ti fa vedere la copertina, i commenti, se ne vuoi uno sai dove andare e cosa cercare, e via così.
    Ora, se davvero sono autopubblicati solo semianalfabeti, non dovrebbero certo esserci problemi per l’editoria tradizionale, no? In fondo chi andrebbe a leggersi libri sgrammaticati e incomprensibili, solo perché reperibili online, piuttosto che andare dall’editore a comprarsi un bel libro ben curato?
    Naturalmente il discorso ha dei limiti: tu Daniele dici che chi merita alla fine emergerà, ma tu sei troppo ottimista: chi merita emerge se tutti i lettori leggono tutti i libri, e cioè se ogni testo ha pari opportunità e visibilità. Così non è: molto spesso scegliamo il testo in base al titolo, alla copertina, al riassunto, o magari al voto, o al numero dei commenti (commenti che naturalmente sono degli amici prezzolati dell’autore).

    Quello che non capisco è: che vuol dire rovinare l’editoria? Pubblicare cattivi testi? Lo si è sempre fatto, non è che nell’Ottocento pubblicavano solo Guerra e Pace e Madame Bovary. È permettere a tutti di pubblicare? Ma possono farlo tutti già da diversi decenni, e anche in passato chiunque poteva andare a farsi stampare il libro, come tra l’altro ha fatto anche Svevo. Quindi,cosa bisognerebbe fare per rovinare l’editoria? Per Wylie è una questione economica: Amazon vende chi vuole lui, Amazon vende a prezzo basso, Amazon si prende le percentuali, gli artisti rimangono senza soldi… Be’, è la visione opposta a quella di Enrico Baj, visto che anni fa aveva scritto un saggio in cui diceva che la morte dell’arte è la “commercializzazione” dell’opera.
    Davvero i bravi romanzieri hanno bisogno di essere mantenuti? Anzitutto c’è il problema di individuarli, questi grandi romanzieri: all’epoca Prudhomme era considerato un figo, oggi non se lo legge nessuno. Possiamo individuare quello che oggi consideriamo un bravo romanziere, ma non possiamo sapere se rimarrà davvero, né possiamo sapere se poi piacerà davvero al pubblico.
    …fatto sta che Zola era un bravo romanziere, ma si manteneva lavorando come tutti gli altri esseri umani. Non é che il bravo romanziere scrive solo se guadagna scrivendo libri, può scrivere benissimo anche facendo il ragioniere.

    È interessante la parte della vista su cartaceo-digitale. Davvero una lettura importante la si vuole su cartaceo? Ma se che base si distingue, prima di leggere, la lettura importante da quella di scarso valore? L’anno scorso, sotto l’ombrellone, leggevo guerra e pace: è una letturetta da niente? XD e che dire di quei testi da cui non ti aspetti nulla e poi si scoprono capolavori? Insomma, io leggo tutti i libri alla stessa maniera, non è che mi aspetto letture importanti o letture minori.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:36 Rispondi

      Anche io penso che, se fossero pubblicati solo libri sgrammaticati e pessimi, nessuno ci spenderebbe soldi. Il passaparola, le recensioni, i commenti ci farebbero capire di che lavoro si tratta.

  6. Glauco Silvestri
    16 ottobre 2014 alle 08:46 Rispondi

    Credo che la dichiarazione contro Amazon sia stata fraintesa. Si attacca Amazon perché è un colosso e gode di enorme visibilità… Ciò aiuta a ‘fare notizia’. Esattamente come il BendGate contro Apple… visto poi che gli iPhone6+ non si piegano così facilmente come alcuni dicono (solo 9 casi su milioni di apparecchi venduti), ma soprattutto un qualunque smartphone spesso meno di 8mm e grande quanto il Phablet di Apple si piega ‘altrettanto facilmente’. La fisica insegna… Ma attaccare Oppo per creare un BendGate non avrebbe fatto notizia… mentre se pronunci la parola magica Apple, ecco che tutti se ne accorgono.
    Idem con Amazon… che non è neppure il bookstore più grande al mondo (rimane B&N nonostante la sua evidente crisi commerciale). Se avessero detto che BookRepubblic uccideva l’editoria in molti avrebbero risposto: Bookrepublic chi?

    Per cui è necessario leggere tra le righe.

    Poi… alla tua domanda: Chi è che rovina veramente l’editoria?
    La mia risposta è il mercato. Non sono ne gli autori col click facile, ne gli editori a caccia di denaro e non di qualità. Ci Queste due categorie ci son sempre state e ci saranno sempre. Ma il mercato del libro è il vero colpevole.
    Un tempo la scrittura era una attività con uno scopo nobile, ovvero quello di diffondere conoscenza, di creare consapevolezza. Ancora oggi, immagino, chi scrive lo fa perché (a torto o a ragione… chi siamo noi per deciderlo) crede di avere qualcosa da raccontare (dubbio: Ma la biografia di Justin Bieber scritta a 18 anni ha senso? E quella di Violetta?).
    Il problema è che il mercato ha cancellato questo concetto di base… ed è per questo che c’è anche un calo fortissimo di lettori forti.
    Il ragionamento è banale, e magari ho torto, ma io – che son sempre stato un lettore forte – mi trovo infastidito quando entro in una libreria e trovo:
    1) le nuove uscite spacciate per Best Seller;
    2) Le fascette che proclamano numeri di vendita incredibili (e il caso Melissa P. ci ha raccontato quanto poco affidabili esse siano);
    3) Intere scaffalature riservate a editori che ‘comprano’ spazi espositivi – togliendo quindi visibilità a editori di calibro inferiore;
    4) Librerie Brandizzate (una volta andavo dal mio libraio di fiducia, che teneva tutto in egual risalto… e nel dubbio – essendo lui stesso un lettore forte – poteva indirizzarmi verso qualcosa di interessante. Oggi ci sono le librerie Feltrinelli, le librerie Mondadori, etc etc… e spesso i commessi non sanno neppure di vendere libri, per loro potrebbero essere anche pomodori).
    5) Librerie che son diventate DVD store e/o Cartolerie… e a volte persino supermercati. Io non vado in libreria per comprare 2 etti di pasta ecologica al prezzo di un romanzo di appendice! E neppure per comprarmi una gomma aromatizzata all’odore della carta!

    Ecc ecc…

    Io esco schifato e non compro nulla. Poi vado su Amazon, navigo tra autori, titoli, recensioni, trame, copertine… tutto nella tranquillità di casa mia, e scelgo in pace e senza che qualcuno abbia già deciso al mio posto tra quali titoli devo scegliere, o quale pasta devo mangiare per cena.

    Ecco qual è il vero problema!

    • Glauco Silvestri
      16 ottobre 2014 alle 08:51 Rispondi

      A proposito… Amazon sta aprendo il suo primo Store Reale, proprio sotto l’Empire State Building :-)

      http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/hitech/2014/10/10/amazon-apre-il-primo-store-non-virtuale-a-manhattan_3614dfc1-141c-4e3d-bbfb-edd7f373841e.html

      • LiveALive
        16 ottobre 2014 alle 10:13 Rispondi

        Ma questo non è Gloutchov? Per un attimo ho creduto fosse Jon Clegg che stava imitando Gloutchov, ma no, deve essere proprio lui!
        Grazie per essere passato. Ho cercato di leggere qualche tuo racconto sul blog, ma mi dà errore…

        • Glauco Silvestri
          16 ottobre 2014 alle 10:37 Rispondi

          Boh… a volte neppure io so chi sono, comunque qualcuno mi chiama Gloutchov, altri semplicemente Glauco, qualcuno mi chiamò Loculo per un certo tempo… ma questa è un’altra storia. Di sicuro non sono Clegg.
          Ho controllato e i link funzionato tutti… boh! Non è che, dopo il click, quando ti sei trovato nella pagina corrispondente di Amazon, hai temuto che mi sia venduto al nemico? :-D Ebbene sì, l’ho fatto. Ho ceduto al lato oscuro della forza. E pure il mio blog è affiliato allo super mega store del male! Del resto, qualche profitto dal proprio lavoro bisogna pur ottenerlo.

          Ma basta col mio sproloquiare… se sei ancora curioso, giusto per rispondere al tuo quesito e non per farmi pubblicità, trovi tutto alla voce libri del mio sito (http://glaucosilvestri.it). Qui son rimasti anche alcuni ebook gratis, le fan novel e quelli ispirati a iniziative di altri autori. Oppure li vedi scorrere su una pagina del mio blog… lo scrolling ci mette un po’ a partire – mea culpa, non ho mai avuto tempo di sistemare lo script – ma prima o poi parte! E se vuoi provare il profumo del lato oscuro della forza, clicca qui: http://amzn.to/1kUMo5w

          :-D

          • LiveALive
            16 ottobre 2014 alle 11:09

            Ecco, questi link funzionano. Prima avevo trovato dei post, nel blog che raggiungo cliccando sul tuo nickname, dove linkavi racconti e testi; ma quei link mi davano errore. Questi no, vanno bene.
            Grazie e saluti e pace e gioia per mill’anni.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:42 Rispondi

      Ti dico la verità: non ho la più pallida idea di chi siano Justin Bieber e Violetta :D
      Ma in ogni caso: una biografia di un 18enne mi sembra quanto di più inutile si possa leggere.

      Il caso Melissa P. mi è sfuggito, vado a cercare info.
      Le fascette sono marketing e basta.
      Delle scaffalature come lo sai?
      Sulle librerie dei grandi colossi dell’editoria hai ragione: mi domando se in queste librerie ci sia spazio uguale per tutti. Andrò da Feltrinelli a controllare :)
      Le librerie che vendono anche altri prodotti davvero non le sopporto.

      Uno dei motivi per cui anche io compro su Amazon, oltre al fatto che li pago minimo il 15% in meno.

      • Glauco Silvestri
        16 ottobre 2014 alle 14:20 Rispondi

        Il caso Melissa P. è scoppiato qualche tempo fa… una questione di diritti non pagati, e nel battibecco salta fuori che nelle fascette si scrivon cose che… va be’ (ci son diversi documenti online, te ne linko uno: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/06/fazi-melissa-p-una-bugiarda/85104/).

        Quanto agli scaffali, non so se sia pratica comune ovunque… ma avevo un’amica che gestiva una libreria e mi aveva raccontato proprio di questi tentativi da parte di alcune case editrici. Ora lei ha chiuso l’attività… non per questi motivi, eh? per carenza di clienti… però non mi pare tanto fuori dalle righe. Del resto, se si pensa che in Italia si pubblicano più di 60000 titoli l’anno, 164 titoli al giorno circa, è evidente che le nuove uscite non stanno molto sugli scaffali e che probabilmente alcuni neppure li vedono mai, gli scaffali; però in tutte le librerie c’è pressoché sempre l’intero catalogo di alcune grandi CE, mentre altri editori devono fare a spallate, e le loro uscite son disponibili solo per poco tempo e/o solo su ordinazione…

        Davvero non conosci Justin Bieber? :-D Beato te!

        • Daniele Imperi
          16 ottobre 2014 alle 14:42 Rispondi

          Grazie del link.

          So che esiste qualcuno che si chiama con quel nome, per averlo letto in altri blog letterari, ma giuro che non andrò a informarmi su chi sia :D

  7. Carlo Armanni
    16 ottobre 2014 alle 08:50 Rispondi

    Anche secondo me il problema non dipende da Amazon o piattaforme simili.
    Il problema è la serietà delle persone che si autopubblicano: molti credono che sia facile vendere ebook e fare tanti soldi, in realtà non sanno che in Italia diventare ricchi con Amazon (o in generale con la semplice vendita di ebook) non è proprio così “immediato” considerato anche le percentuali quasi irrisorie che vengono riconosciute.

    Dunque, come i supermercati, c’è bisogno di quantità che ovviamente nel caso di un singolo comporta una minore qualità. Ci sono poi i tizi che vogliono provare sempre tutto, e anche loro mettono in vendita le loro 30 paginette a 1 euro, senza nemmeno rileggere quello che hanno scritto.

    Tutte queste figure contribuiscono a rendere scadente l’immagine del prodotto “ebook autopubblicato su xxx” mettendo a rischio la quasi totalità degli ebook autopubblicati… tuttavia mi chiedo come nel 2014, ci siano persone che ancora fanno di tutta l’erba un fascio, discriminando in modo irresponsabile. Inoltre mi sembra di rivivere lo stesso problema delle case discografiche con l’avvento di internet… in termini di offerta c’è stato un boom che ancora non conosce rallentamento, tuttavia e come sempre, è il pubblico a scegliere quello che più ritiene meritevole di essere acquistato.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:45 Rispondi

      hai ragione anche tu, specie sulle 30 pagine. Quello per me è un racconto, non un romanzo. Se alcuni romanzi costano 1 o due euro, un racconto non può costare lo stesso prezzo.

  8. Moonshade
    16 ottobre 2014 alle 09:47 Rispondi

    Ciao!
    Per me avete ragione, ma quel che più mi lascia stranita è qiesta morbosa difesa dell’editoria “tradizionale”; questi articoli -non so se siano solo roba nostra e non negli altri paesi – hanno sempre quel retrogusto da inquisizione che tenta di veicolare nella massa/ pubblico l’idea dibuono e cattivo, cercando di coinvolgere il lettore medio in un senso di minaccia per le sue cose. E non importa se magari il giornalista o il giornale appartiene ad una ce più grossa che spara ebook a 8 euro, amazon viene raffigurata come il male. Non le persone che ne fanno un cattivo uso, o l’editore che mi dice che non pagagli illustratori tanto sono amici suoi, sai c’è crisi, o trovare un libro con ‘freccie’ e ‘pelliccie’ nella sressa frase.. Io come Pinca Pallina ho il diritto di pubblicare tanto quanto di prendermi anche le critiche per averlo fatto male. Il digitale di oggi è solo figlio della stampa di ieri, e sta facendo gli stessi casini/bemefici del 1600.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:48 Rispondi

      Adesso ci dici dove hai trovato ‘freccie’ e ‘pelliccie’ :D

      • Moonshade
        16 ottobre 2014 alle 18:12 Rispondi

        “Druidi” stampato da newton &comton, doveva essere un saggio sulle figure religiose dei celti piuttosto serio da quasi 20 euro (trovato su una bancarella a 3….) e che anziché ‘crostaceo’ avevanomesso ‘cretaceo’ nell’elenco degli animali che mangiavano. Da allora mi riprometto che appena avró del tempo libero disrgnerò Vercingetorige in sella a un t-rex. Ma pelliccie e freccie mi aveva ucciso.

  9. enri
    16 ottobre 2014 alle 10:16 Rispondi

    Nell’agosto di quest’anno 900 autori hanno acquistato una pagina del NY Times per protestare contro l ostruzionismo di Amazon nei confronti di Hachette. Non so quanto Wylie c’entri in tutto ciò, lui difende gli autori e nel far questo difende i propri interessi. Tutto è partito da una protesta di Douglas Preston nei confronti del distributore, accusandolo di boicottaggio. Ma qual’è il motivo del contendere? E per quale motivo Wylie si è subito schierato?
    I motivi reali non li conosco ma non escludo qualche colpo di scena ed inside trading, tipo Amazon compra Hachette. Concordo comunque sulla tv spazzatura, prodotta però nel 90 % negli states, caro Andrew.
    Leggere è leggere, sia su carta che su ebook o smartphone. Le frontiere dell’autopubblicazione danno spazio a tutti di realizzare un sogno. Se uno si pubblica con un click, senza neanche rileggere, sta scrivendo il suo epitaffio. Questo secondo me non rovina l’editoria, anzi la nobilita. Se non ci fossero le croste, non avremmo mai ammirato la gioconda. I blog e gli ebook stimolano la lettura ma la scelta che c’è in epub è ancora molto limitata, soprattutto per i testi prima del 2000 e per i classici.
    Il paragone infine tra musica e scrittura ci sta eccome. Il processo in corso è simile a quello di Fahrenheit 451, iniziato da i Store e Napster con la musica, quando da “fissa” si trasformò in “volatile”. L’mp3 fu il mezzo utilizzato per lo smantellamento degli archivi. Ma se adesso vai ai mercatini, ti trovi i cd a 1 euro e l’ellepi a 15. Seguirà questo Trend anche il libro? Probabilmente si, ma la musica è per natura Volant, la lettura e la scrittura Manent. Spero questo sì che la gente si svegli dal rincoglionimento mediatico a cui si sottopone e legga un pò di più e che soprattutto ricominci ad usare quel meraviglioso cervello che dimentica di avere.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:51 Rispondi

      Ignoro anche io cosa ci sia sotto tutte queste polemiche, alla fine. Di sicuro interessi economici.
      Comunque hai detto una cosa verissima: “Se uno si pubblica con un click, senza neanche rileggere, sta scrivendo il suo epitaffio.”

      E contento lui, contenti tutti, no?

  10. Giovanni
    16 ottobre 2014 alle 10:24 Rispondi

    Mi pare abbastanza evidente che l’editor più potente del mondo (“Amazon alla fine ti fermeremo”) sia una persona un po’ troppo atteggiata. Non c’è bisogno di fermare Amazon, basta che gli editori che non ritengono Amazon una buona cosa rimuovano i loro libri da quel distributore. Punto. La cosa si risolve molto candidamente. Invece amano fare proclami, un po’ come i nostri politici.

    Che il self-publishing produca spazzatura in assoluto non è vero. Vedi, come commentava qualcuno più sopra, la varie biografie di Bieber, di Violetta, che fanno milioni di vendite di quale qualità letteraria possono vantarsi? E le 50 sfumature di grigio? E alcuni libri Einaudi come “La mia maledizione”? Se vogliamo ridere e non prenderci sul serio facciamolo.

    Il problema per questi editor è che su Amazon è il lettore che decide le sorti di un libro. Gli editori l’unica cosa che possono fare è vendere libri a suon di campagne di marketing che a loro costano molto meno che a me. Possono sfornare i così detti best seller a chilo a cui io non mi ci accosto, anche perché, quando ho comprato il Kindle PaperWhite, Amazon mi ha regalato 7 ebook di grandi editori e sono quasi tutti prodotti di gran lunga inferiori ai selfpublisher che leggo io.

    Se un libro è scadente lo sarà sia se di un editore (piccolo o grande che sia) sia di un self-publisher. I self-publisher ci mettono la faccia, tanti autori pubblicati no, la faccia ce la mette l’editore. E ben sono noti i meccanismi di pubblicazione.

    Amazon è la cosa più bella che è capitata ai lettori, ma anche agli autori. Amazon non fa distinzioni di sorta tra editori e autori, mette a disposizione le stesse opportunità, a differenza di altri distributori che avvantaggiano solo i grandi editori. Perciò all’editor più potente del mondo minaccia… e non solo lui.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 13:57 Rispondi

      Gli editori non toglieranno i loro libri da Amazon, altrimenti penso che perderebbero parecchie vendite.

      È per quello che Amazon ti ha regalato quei libri :D

      In effetti su queste piattaforme sono tutti uguali. E, ovvio, non piace a tutti.

  11. Salomon Xeno
    16 ottobre 2014 alle 10:34 Rispondi

    Provo una moderata antipatia per Amazon, ma per altre ragioni. Sul punto del self-publishing, penso che entri solo marginalmente nel discorso di Wylie, spesso citato a sproposito, che si inserisce piuttosto nel contesto della guerra (mica tanto) fredda tra grossi editori, che in US sono una lobby potente in grado di influenzare la legislazione, e Amazon. Il commento sul self-publishing è piuttosto espressione della sua concezione conservatrice, come anche quello sugli ebook, posizione che rispetto ma che non condivido. Anche il fatto che elogi il modello Feltrinelli, che non è dei più salutari ed è una delle principali cause per cui in Italia le librerie indipendenti chiudono, lo vede schierato dalla parte dei grandi editori. Il virgolettato però taglia una parte importante della risposta, perché il soggetto è Amazon. Che lusinghi i semianalfabeti è innegabile. Forse si può obiettare che Wyle avrebbe potuto scrivere “anche i semianalfabeti”, ma mi sembra che in molti abbiano inteso “solo i semianalfabeti”; non so quale sia l’interpretazione più credibile, forse davvero la seconda, ma resto convinto che egli si riferisse proprio ad Amazon. Quanto alla tematica generale sono d’accordo con te: un selfpublishing consapevole, multipiattaforma, aperto e svincolato da logiche restrittive ed esclusive come quelle operate da Amazon, che è un buon negozio, con una comunità nutrita ed entusiasta, ma non è lì che si esaurisce il mondo.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 14:00 Rispondi

      Che sia conservatore si capisce. Quali sono le logiche restrittive ed esclusive di Amazon?

      • Salomon Xeno
        16 ottobre 2014 alle 15:44 Rispondi

        Direi che lo sono i formati proprietari, l’utilizzo di DRM, il controllo da remoto del dispositivo e il contratto KDP, che invoglia l’autore a lasciare l’esclusiva del libro ad Amazon stessa. Oltre a questi strumenti, Amazon è stata molto brava, probabilmente pionieristica rispetto ad altri negozi online, nel creare una “comunità” di consumatori – e di scrittori, naturalmente, grazie ai suggerimenti in fondo alla pagina di ogni articolo. Alcune di queste critiche si possono fare anche ad altre piattaforme, naturalmente, ma il peso specifico di Amazon è critico per il futuro del settore, come provano tutte queste campagne contro una sola azienda.

        • Daniele Imperi
          16 ottobre 2014 alle 15:51 Rispondi

          Ok sui DRM, ma non sapevo dell’esclusiva del libro. Io se che se pubblico un ebook su Amazon, posso anche venderlo altrove. In che senso invoglia a lasciare l’escluiva?

          • Salomon Xeno
            16 ottobre 2014 alle 16:10

            Quando sottoscrivi il contratto di pubblicazione hai due possibilità: quella normale, che ti consente la pubblicazione anche altrove, e quella con l’esclusiva. L’esclusiva offre condizioni più vantaggiose, per esempio la possibilità di tot giorni di promozione gratuita. Dal momento che le classifiche su Amazon sono su base oraria (o comunque molto piccola), possono dare un’enorme visibilità a cui l’autore “normale” non ha accesso. Forse ci sono anche migliori condizioni di prezzo, ma avevo dato giusto un’occhiata. Il potenziale autore è quindi caldamente invogliato a firmare l’esclusiva, a meno che non abbia scrupoli di visibilità; se però chiedi in giro, i clienti/autori di Amazon sono così fortemente fidelizzati che non vedono i vantaggi di essere presenti in altri negozi, o perlomeno se ne parla pochissimo.

  12. LaLeggivendola
    16 ottobre 2014 alle 11:02 Rispondi

    Beh, Amazon la aborro per un sacco di motivi e temo che sì, stia rovinando l’editoria. O che la rovinerà andando avanti così. Non è tanto una questione degli autopubblicati, anzi. Bene che ci sia questa possibilità per le opere poco commerciali, specie se gli editori sono tanto prudenti quando si parla di generi. A parte il fatto che per i self ci sono un sacco di piattaforme, oltre ad Amazon.
    Personalmente sono legata a un’idea di editoria più tradizionale, con la sua bella trafila di filtri. Sicuramente ci saranno autori self più che meritevoli, ma andarli a cercare in mezzo a tutto il marasma di filosofie spicciole spacciate per storie e misto-pomposità… fatica. Poi non è che si possa impedire a chicchessia si servirsi del self, ci mancherebbe. Però il self fatto così (cioè ad muzzo) non sta rovinando l’editoria, sta rovinando il self stesso.
    Cioè, il problema di Amazon è che sta assumendo un controllo spropositato sul mercato, con una concorrenza sleale basata sullo sfruttamento dei lavoratori e sull’evasione fiscale. Grazie al piffero che riesce a offrire libri a prezzi scontatissimi. Ora che ha tutto ‘sto controllo, impone agli editori condizioni ridicole e li boicotta quando non le accettano. Ed è questo aspetto che rende Amazon orripilante, non la questione del self.

    • Alessandro Cassano
      16 ottobre 2014 alle 12:39 Rispondi

      Cara Leggivendola,
      lungi da me voler difendere Amazon e i suoi abusi ma… nell’editoria tradizionale è tutto sano? Non ci sono anche lì curatori e traduttori sottopagati? Non ci sono percentuali da fame riconosciute agli autori?

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 14:03 Rispondi

      Di Amazon che sfrutta i lavoratori ho letto altrove. Sono d’accordo sul fatto che non dovrebbe esistere nessun’azienda in grado di controllare un mercato.

      • LaLeggivendola
        16 ottobre 2014 alle 18:06 Rispondi

        Ah no, l’editoria nostrana – non so dalle altre parti – non sta messa affatto bene, tra redattori e traduttori non pagati. E anche quegli editori che pagano regolarmente i collaboratori non è che trattino sempre al meglio le loro opere, tra refusi e congiuntivi persi per strada. Se poi volessimo parlare delle scelte editoriali dei grandi gruppi ci sbellicheremmo dalle risate. E l’utilissima AIE? Ohohoh!
        Però ci sono anche tante case editrici meritevoli di ammirazione e rispetto, molte più di quanto non si pensi entrando in una libreria ‘normale’. La distribuzione nostrana è schifida, e sono rari i librai che si informano sulle realtà minori, quindi si tratta di pubblicazioni non facilissime da reperire se non ordinate. Penso che stiano guadagnando terreno negli ultimi anni proprio grazie alla tristezza delle proposte dei grandi editori, in compenso. Staremo a vedere.
        E staremo a vedere pure per il self-publishing. Non so, è un’alternativa che secondo me non si è ancora sviluppata del tutto. E, almeno per quanto mi riguarda, non lo sarà finché non si sarà trovato il modo di far risaltare le opere di qualità sulle altre.

  13. Alessandro Cassano
    16 ottobre 2014 alle 11:08 Rispondi

    L’editoria si sta rovinando da sola. La colpa non è di Amazon. Ho sempre acquistato i libri in libreria, perché mi piaceva scegliere un testo sulla base del contatto “fisico” col libro, con la copertina, con le prime pagine.

    Ma quando entro in Feltrinelli e il primo libro che vedo è quello della Parodi, mi dico “fanculo, dov’è finito il vecchio fascino di questi posti?”.

    Amazon è il demonio agli occhi di chi è portato a pensarlo da articoli e servizi tendenziosi. Un buon libro resta un buon libro, che sia autopubblicato o mandato su tutti gli scaffali da Mondadori.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 14:05 Rispondi

      Certe librerie devono far colpo sulla massa, quindi danno ampio spazio a quella robaccia. Come quando vai in libreria sotto Natale e trovi montagne di copie dell’ultimo, immancabile e sempre uguale libro di Vespa.

  14. Francesco D'Agostino
    16 ottobre 2014 alle 12:45 Rispondi

    Penso che dobbiamo essere aperti alle innovazioni, l’editoria tradizionale sa di muffa. Vedo con benevolenza tutto ciò che può concorrere ad aumentare la concorrenza e ad abbattere le barriere all’ingresso.

    Condivido il pensiero di Daniele Imperi.

    Aggiungo una considerazione mia. A volte abbiamo la tendenza a definire regole per garantire la sopravvivenza di questo o quello: se non riusciamo a competere sul mercato, per risovere il problema impediamo ad altri di entrarci. Quando non possiamo fare questo cerchiamo dei nemici, che nel caso dell’editoria di oggi si chiamano self-publishing, Amazon, EAP.

    Leggo romanzetti, pubblicati da grandi editori, dei quali non si avvertiva la necessità; così come leggo le opere di aspiranti scrittori che lamentano di non essere presi in considerazione perché il mondo dell’editoria è marcio e pilotato: sarà, ma i loro scritti sono pessimi; ho invece apprezzato libri pubblicati a pagamento: editing professionale, copertina ben fatta, distribuzione capillare e soprattutto un autore che scrive con la penna e non con la zappa.

    La soluzione forse è abbandonare i pregiudizi e non rinunciare alla possibilità di scegliere.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 14:08 Rispondi

      Il self crea concorrenza, è vero. Forse è per questo che a molti dà fastidio.

  15. enri
    16 ottobre 2014 alle 12:55 Rispondi

    Mia moglie legge. Legge tanto.
    Per il suo compleanno le ho regalato 3-4 anni fa un ebook reader della A ed inserii nella transazione la mia mail tra i dati salienti.

    Quale c****** immane! Sono tre anni che provo a togliermi. Ho scritto a loro x volte, fatto tutte le procedure per la cancellazione dalla mailing list…. niente da fare… mi arrivano mail a volte al ritmo di 3-4 al giorno! Spam puro.
    Da qualche parte – non so se qui o leggendo l’articolo di Alessandro o l’intervista a Wylie pubblicata dal corriere – Amazon è stata associata a un “> buon camionista Mela <". Subito dopo, infatti, comprai on-line un cd di Craig Jaquico a 9,99$. Quando cambiai il telefono, passando ad un modello più piccolo ed evoluto, non sono più riuscito a riascoltarlo. Illeggibile. Nessuna mia lamentela fu accolta e qualsiasi tentativo di reinstallazione o decodifica risultò infruttuoso
    Poi trovai il modo di averlo, comunque.
    Senza entrare in giudizi, mi limito a dire che per me sono al momento depennate (in penna Blu, naturalmente): quella di Steve Jobs a vita (è la negazione dell'open source), Bezos ha un bel nome, e una porticina gliela lascio aperta ;-)

  16. Grazia Gironella
    16 ottobre 2014 alle 14:32 Rispondi

    Dal momento che l’autopubblicazione esiste, non capisco in che modo Amazon peggiori la situazione. Starà ai lettori decidere se fidarsi degli autori autopubblicati e quando. Possiamo anche domandarci se davvero il mondo letterario abbia bisogno di questa massiccia immissione di testi spesso mediocri eccetera eccetera, ma sinceramente non mi pongo questo quesito, che prescinde dalla realtà. Come dici tu, la selezione naturale farà il suo lavoro.
    Nel finale dell’articolo trovo che a rovinare l’editoria sono anche “gli editori che pubblicano autori con concorsi letterari basati su indici di gradimento e non su un’attenta selezione”. Come autrice selezionata proprio in questo modo per un mio romanzo, devo dire che sono d’accordo con te. Sarebbe molto meglio che in concorsi del genere si accostassero giuria popolare e giuria di esperti, in modo che gli esiti avessero un valore reale e gli editori fossero motivati a promuovere gli autori. Così stando le cose, far uscire un ebook senza un vero editing, senza una copertina decente e senza promozione, ha davvero poco significato. E’ sempre un’opportunità di farsi leggere, naturalmente, ma non va oltre. C’è da dire che, con il boom dell’autopubblicazione, nemmeno questo genere di concorsi può peggiorare la situazione. Una volta che il filtro costituito dall’editore è andato, è andato.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 14:44 Rispondi

      Ti hanno selezionato solo con gli indici di gradimento? Ma erano commenti o semplici “mi piace”?

      • Grazia Gironella
        16 ottobre 2014 alle 16:47 Rispondi

        Una decina di schede di valutazione abbastanza dettagliate con voto. Una cosa seria, lungi da me dire il contrario, ma senza la presenza di una componente professionale, tipo editor, i risultati hanno comunque minor valore, cosa che (almeno secondo me) causa un certo disinteresse finale nei confronti degli autori che sono stati più votati. (E’ un concorso indetto da un gruppo editoriale, tanto per chiarire il contesto.) Questo tipo di iniziative è interessante, in realtà, ma certi aspetti sono migliorabili.

  17. Rosso China
    16 ottobre 2014 alle 17:25 Rispondi

    Noi di Rosso China proponiamo self-publishing a quegli autori che decidono, per un motivo o l’altro, di discostarsi dall’editoria tradizionale. Non siamo contro Amazon, non pensiamo che Amazon uccida l’editoria perché crediamo che lo stesso Amazon ne faccia parte. Ci sono moltissime piattaforme che vendono e-book di autori indipendenti e slegati da qualsiasi casa editrice.
    Ma qualcuno si è mai chiesto come mai tutti questi autori abbiano cercato una strada diversa dai “vecchi” editori? Una volta l’editore, da buon imprenditore qual era, accettava il rischio e si sobbarcava delle spese di pubblicazione di un determinato autore proprio perché, in quell’autore, credeva fermamente. Adesso la maggior parte (e siamo buoni) degli editori chiede un contributo economico. Perché? “Perché i libri non si vendono”, risponderebbero, “e quindi mica possiamo rischiare denaro in un titolo che rimarrà invenduto”. Anche il self-publishing prevede che l’autore metta mano al portafoglio per pubblicare il proprio volume.
    “E la differenza, quindi, dove sta?” si chiede qualcuno. Sta nel fatto che l’editore, pur non sovvenzionando di tasca propria la pubblicazione, trattiene comunque una buona percentuale delle vendite. Nel self-publishing, invece, come quello proposto da Rosso China per esempio, l’autore riceve fino al 90% del prezzo di copertina (il resto va ovviamente alla libreria che vende il libro o e-book che sia).
    La stragrande differenza in chi si autopubblica, noi crediamo, sta tra chi decide di “fare da sé” e chi, invece, sceglie comunque di affidarsi a dei professionisti per preparare il suo testo prima di pubblicarlo. Così, anche nei cataloghi degli “autoprodotti”, non ci saranno testi di bassa qualità.
    Bel blog! Bravi

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 18:01 Rispondi

      Ci sono tanti motivi che spingono uno scrittore a pubblicarsi da sé. Anche la fretta di pubblicare è fra questi.

      Non mi risulta, però, che la maggior parte delle case editrici chieda contributi.

      Affidare a un editor un manoscritto è il primo passo per un self-publishing di qualità.

  18. giampiero
    16 ottobre 2014 alle 17:50 Rispondi

    Viva l’autopubblicazione, finalmente la finiamo con i raccomandati o con quelli che hanno le corsie preferenziali, e vince la meritocrazia. I grandi editori pubblicano spesso i grandi nomi, devono avere un ritorno. Per grandi nomi non intendo solo grandi scrittori ma anche personaggi come attori, cantanti, e personaggi, che portano solo soldi perchè al centro di un gossip o di un caso giudiziario. Personalmente se devo trovare un libro genuino (ad esempio sull’allevamento dei canarini, o guide varie), professionale, a tema, cerco sempre tra i nuovi autori, ne leggo prima la biografia e la recensione; devo dire che ho letto ottimi titoli. Ovviamente il libro non essendo seguito da un editore mancherà di una copertina professionale, di correzione bozze, ecc….ma nulla da non permettere una proficua lettura. Comprare autori sconosciuti è il mio modo di boicottare “il gioco” delle grandi case editrici (ognuno fa il suo).

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 18:13 Rispondi

      I VIP hanno la strada spianata, purtroppo. Ma finché c’è gente con mezzo neurone che compra quei libri.

      Se pubblichi da te, però, devi curare sia i testi sia la copertina: stai pur sempre vendendo un prodotto.

  19. Daniele Imperi
    16 ottobre 2014 alle 17:58 Rispondi

    Quando sottoscrivi il contratto di pubblicazione hai due possibilità: quella normale, che ti consente la pubblicazione anche altrove, e quella con l’esclusiva.

    Il problema è che quella esclusiva impedisce la lettura del mio ebook a tutti quelli che non hanno il Kindle, ma usano il Kobo o ereader che non leggono il mobi.

    L’esclusiva la darò a una casa editrice, non a una piattaforma di distribuzione come Amazon.

    • Rosso China
      16 ottobre 2014 alle 18:18 Rispondi

      Ci sono soluzioni che ti permettono di pubblicare ovunque, in tutti i formati, a prezzi modici. E per ovunque intendiamo in TUTTE le librerie online, così che nessun e-reader possa sfuggire. Noi per esempio abbiamo una distribuzione capillare, anche oltre i confini nazionali.
      E siamo a disposizione per “sistemare” quei testi prima che arrivino sugli scaffali, virtuali e non.
      Con questo non vogliamo far pubblicità ai nostri servizi, ma solo far capire ad autori e co. che l’editoria sta cambiando, e non perché l’abbia uccisa qualcuno. E’ solo un altro modo di “fare” lo scrittore.

      • Daniele Imperi
        16 ottobre 2014 alle 18:21 Rispondi

        Una soluzione è non dare l’esclusiva ad Amazon e pubblicare così su tutte le altre piattaforme :)

  20. Banshee Miller
    16 ottobre 2014 alle 18:18 Rispondi

    Questa che stiamo passando è una fase. Il boom delle autopubblicazioni darà vita a qualcosa di nuovo. La selezione naturale farà il suo e magari anche qualcosa di meno naturale tipo regolamentazioni varie. Sono favorevole all’autopubblicazione, anche se non sono tanto convinto della sua meritocrazia. Vedo già meccanismi più o meno loschi anche lì (la rete è un mondo che riproduce quello reale, impensabile sperare che non nascano favoritismi e clan e cose così) tuttavia sta portando di sicuro un po’ d’aria fresca. Il tizio americano, l’agente, ha paura che gli portino via l’osso, e fa vedere i suoi bei denti affilati.
    P.s. La densità e l’intelligenza dei commenti a questo articolo è molto alta o mi sbaglio?

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 18:23 Rispondi

      Ben tornato Banshee :)
      Non ci avevo pensato, ma credo anche io che alla fine potrà nascere qualcosa di nuovo dal self-publishing.

      Qui è sempre alta l’intelligenza dei commenti :D

  21. Salvatore
    16 ottobre 2014 alle 18:54 Rispondi

    Ma che bel post, bravo Daniele. Quoto tutto. Personalmente preferirei pubblicare con una casa editrice tradizionale e sicuramente preferisco il cartaceo al digitale – anche se leggo pure gli ebook -, nonostante questo credo che Amazon abbia aggiunto un elemento di democrazia al mondo editoriale, divellendo un mondo che era ed è tuttora piuttosto ermetico e inaccessibile. Viva la competizione, come dicono gli americani; non può che fare del bene a questo settore. Se grazie a una maggiore competizione migliora anche la qualità dei libri forse l’editoria non ha che da guadagnarne pure lei. :)

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 20:25 Rispondi

      Grazie :)
      Anche io preferirei pubblicare con una casa editrice, ma comunque voglio provare il self. E lo proverò anche se dovessi essere continuamente pubblicato da editori.
      Speriamo che la qualità migliori sul serio.

  22. sandra
    16 ottobre 2014 alle 22:24 Rispondi

    Il tuo post è molto ben argomentato e ho trovato diversi spunti davvero interessanti anche nei commenti, del resto l’argomento è vasto e chi approda qui di solito qualche idea se l’è fatta sull’editoria. Mi limito quindi a dare solo una breve risposta alla domanda se Amazon stia uccidendo l’editoria. Credo di no, anzi per me è no! L’ha stravolta, ma direi che sono più colpevoli gli editori che comprano le vetrine delle librerie di catena, Amazon non è un editore, lo sappiamo bene, ma va ribadito per chi ci capisce poco e ancora si fida di fascette e classifiche. La qualità va cercata ovunque, anche sulla piattaforma Amazon, anche in piccole librerie che stentano ad andare avanti, la qualità in definiva c’è, certo è soffocata da un mare di spazzatura, ovunque, che sia self o di calciatori.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2014 alle 09:32 Rispondi

      Grazie, Sandra.
      Purtroppo c’è ancora chi si fida di classifiche e fascette, che alla fine danno informazioni e dati senza citare alcuna fonte. Dunque, che prove abbiamo di ciò che divulgano?

  23. Stefano
    16 ottobre 2014 alle 22:50 Rispondi

    Come vedo io l’intervento di Wylie e colleghi: una schiera di dinosauri che hanno paura di perdere i loro privilegi con l’avvento del mercato libero e democratico, che non prevede editori. Ovvio che loro hanno un sacco da perderci, perché hanno fatto una montagna di soldi su una figura che Amazon vuole eliminare.

    Sono intermediari che moriranno, come giusto che sia. In futuro un libro avrà il successo che si merita, deciso dal mercato e non da qualche editore che si prende una lauta percentuale.

    È un remake del caso Amazon – Italia, dove le lobby (Mondadori &co) hanno studiato una legge ad-hoc per fermare il colosso americano: da una parte c’è il mercato che spinge per la liberalizzazione e l’eliminazione degli intermediari, dall’altra ci sono i vecchi arroccati sui privilegi che non vogliono perdere.

    Fortunatamente, come abbiamo visto nella storia, il mercato vince sempre prima o poi. Gli editori devono reinventarsi, o saranno spazzati via. Finalmente, direi.

    E parlo da autore pubblicato sia tradizionale che self.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2014 alle 09:35 Rispondi

      Non penso che gli editori debbano essere spazzati via. Che invece debbano reinventarsi o migliorare il dialogo editore-lettore, sì.

    • Salvatore
      17 ottobre 2014 alle 11:41 Rispondi

      Qual è questa legge che citi?

    • Banshee Miller
      17 ottobre 2014 alle 12:08 Rispondi

      Non sapevo ci fosse addirittura una legge!

  24. Mara Dall'Asen
    17 ottobre 2014 alle 14:38 Rispondi

    Bella discussione e finalmente si affronta l’argomento del self publishing senza pregiudizi. In questo periodo sto facendo molte riflessioni su cosa scegliere per il mio secondo romanzo (il primo in self con Youcanprint) e sono molto confusa. Da autrice mi sono fatta degli schemi, una riga in mezzo al foglio e i pro e i contro dei due tipi di pubblicazione. Sono giunta a una quasi-conclusione: di questi tempi una CE è praticamente inutile.
    Mi spiego: 1 una CE medio grande mai prenderà in considerazione un semi-esordiente, 2 l’insieme delle CE medio piccole pubblicano, per ovvi motivi di costi, pochi titoli (gli scrittori invece sono tanti!) e hanno poche risorse da investire nella pubblicizzazione. Poi ci sono CEAP e lì è ovvio che il gioco non vale la candela. Per tirare le somme, io autore dovrei dare tutti i diritti a una CE, non avere mai un reale riscontro delle vendite del mio libro, farmi alla fine la pubblicità, per cosa? Per un editing che il più delle volte è scarso (da lettrice ho trovato tanti libri con errori e refusi). A questo punto, se sono veramente convinto di aver scritto qualcosa che valga la pena, lo pubblico da solo, si può chiedere anche un finanziamento per pubblicare un libro, io l’ho fatto. L’unico vero neo a tutto questo discorso è che nell’autore resta sempre il dubbio sulla qualità di ciò che ha pubblicato (se ha un minimo di pudore), per quanti commenti positivi possa ottenere resta sempre quel tarlo. Posso anche dire che, in base alla mia piccola esperienza, i lettori non sono così sensibili alla forma come si crede, preferiscono giudicare un libro in base alla congruenza della storia, o alla capacità dell’autore di coinvolgere. Tra l’altro, ma questa è una mia curiosità, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse perchè il libro di un esordiente che vende 150 copie con una CE è da considerare un successo mentre uno in self deve venderne almeno 3000 in e-book! Misteri!
    Credo che il mondo dei libri stia cambiando e anche in fretta, cosa ne uscirà non è facile comprenderlo. A me piacerebbe che per chi si auto-pubblica (e usiamo la lingua italiana ogni tanto!) ci fosse la possibilità di usufruire di editing da parte di persone competenti, diciamo un insieme di persone, magari deluse e malpagate dalle precedenti CE, che riuscisse a trovare un sistema sostenibile per tutti, e che porti ad un innalzamento della qualità del libro. Un gruppo di persone dove anche l’autore che fruisce di un servizio possa mettere le sue competenze a disposizione degli altri. Mi dicono però che fra scrittori scorra anche il sangue talvolta e che nei concorsi, dove ci sono i giudizi incrociati, proliferino pareri volutamente negativi per togliersi dai piedi un concorrente, perciò la vedo dura.
    C’è una confusione totale su tutti i fronti, stanno fiorendo siti che si occupano di libri un pò ovunque, ci sono discrepanze sui numeri delle vendite, sulla qualità, su tutto. Amazon in questo senso non è un eccezione, semplicemente è stata la prima e sfrutta il momento, ma niente vieta che qualcun altro un pò alla volta riesca a trovare un nuovo modo che coniughi l’offerta anche con la qualità. Un modo si troverà, alla fine ne uscirà qualcosa di buono ma per il momento siamo al dilettantismo più totale. Ciao Mara

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2014 alle 14:52 Rispondi

      A chi chiedi il finanziamento per pubblicare un libro?

      Se ti affidi a un editor, lui dovrebbe dirti se la tua opera vale, è pubblicabile e migliorabile.

      Gli editor ci sono, ma non puoi certo farli lavorare gratis.

    • enri
      19 ottobre 2014 alle 09:51 Rispondi

      Ciao Mara, che cosa vuol dire CEAP? Non ho trovato spiegazione alcuna di questa sigla. Grazie.

      • Daniele Imperi
        20 ottobre 2014 alle 08:06 Rispondi

        Case Editrici A Pagamento :)
        Meglio conosciute come EAP (Editoria a pagamento).

  25. Mara Dall'Asen
    17 ottobre 2014 alle 15:03 Rispondi

    Il finanziamento lo puoi chiedere in banca, apertura di credito a progetto, devi rientrare entro una determinata data. Certo che ci vuole un editor, ma si fanno pagare in maniera spropositata per un self! E non è detto che ti dica se vale o no, dipende anche dal gusto personale. Fare il self è faticoso! Devi volerlo veramente, e pensare che io sono pigra per natura!. Questo è l’unico motivo per cui conviene la CE. Ciao

  26. franco zoccheddu
    17 ottobre 2014 alle 15:46 Rispondi

    Non voglio sembrare fatalista, o stoico, o semplicemente superficiale. Però rifletto sull’impatto delle tecnologie, su come esse hanno trasformato le arti e più in generale su come hanno cambiato le prospettive di chi nel passato era divorato dalla voglia di creare, di cambiare il proprio mondo. E non riesco mai a evitare di avvicinarmi sempre, invariabilmente, alla stessa conclusione: le cose andranno in un modo che nessuno può realmente prevedere. Le cose, semplicemente, avverranno.
    Amazon c’è, ci sarà ancora un po’, passerà. Fatemi raccontare cosa mi succede:
    insegno da più di vent’anni, libri, compiti, spiegazioni, registri, riunioni. La scuola. Oggi abbiamo il registro elettronico. Tutti contro all’inizio. Troppo tempo, difficile, ucciderà la nostra riflessione, etc etc. Ero scettico anch’io. Stamattina ho aggiornato il registro scoprendo che mi sono adeguato e che mi è utilissimo. Web + registro = scuola.
    Sto dicendo nulla di nuovo e tutto di scontato. Ma le cose stanno così: Amazon c’è, inutile recriminare. Anche perchè in una certa misura Amazon siamo tutti noi. Senza collegamenti Amazon non esiste.

  27. Luca Spinelli
    18 ottobre 2014 alle 15:28 Rispondi

    Ciao Daniele,
    ti seguo da un po’ ma penso che questo sia il primo commento che lascio sul tuo blog.
    Io non credo che Amazon abbia rovinato l’editoria od almeno non credo che l’abbia fatto in maniera diretta. Amazon ha sicuramente contribuito alla diffusione di un sacco di materiale spazzatura ma proprio come hai detto nell’articolo, sono stati gli scrittori e gli editori a rovinarla.

    Detto questo che Amazon sia buono o cattivo non importa, il fatto che esiste è una realtà con cui bisogna fare i conti. Le possibilità a cui apre sono moltissime ma, come succede con ogni cosa, non sempre il risultato è positivo.

    Un saluto,
    Luca.

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2014 alle 10:54 Rispondi

      Ciao Luca e benvenuto.

      Il materiale spazzatura, se non ci fosse stata Amazon, sareebbe stato diffuso da altri.

  28. enri
    18 ottobre 2014 alle 20:38 Rispondi

    Vorrei aggiungere un’ultima cosa a questo interessantissimo post con contributi altrettanto validi. Andrew Wylie è ed è stato un visionario, che dai primi anni 80 ha rivalutato grandissimi autori che avevano pessimi agenti, rivoluzionando il flusso di denaro che prima passava dalle case editrici agli agenti agli autori. Questi erano, prima di lui, discriminati e trattati come idioti. Solo le case editrici e soprattutto gli agenti suoi concorrenti lo chiamano sciacallo ma per invidia, perché riesce a spuntare compensi stratosferici per i propri ed i prossimi autori , che spesso si convertono, ahimè, al dio denaro. È un uomo ricco e di successo, ma ha decisamente valorizzato i suoi clienti e fatto bene il proprio lavoro. Sgamato e scomodo, ma determinato e diretto. E anche se leggere best seller tutto l’anno può essere noioso, io lo farei anche per meno :-). Quasi quasi gli faccio una proposta.

  29. Ulisse Di Bartolomei
    24 ottobre 2014 alle 01:16 Rispondi

    Salve Daniele.
    Nel mio caso il self publishing ha soltanto un difetto: non si ha un contatto articolato con qualcuno che ha interesse a “importi” la chiusura di un lavoro, in quanto deve rispettare dei tempi di pubblicazione. Qualcuno che ti indichi un criterio per definire il prodotto come maturo per quella edizione e poi si pensa alla prossima. E’ vero che ci sono gli “editor”, ma credo che un “pratico” che sappia valutare anzitutto la “digeribilità” pagante di un testo con un occhio anche al proprio interesse a lungo termine, sia meglio. E’ inevitabile che l’autoeditore si ritrovi a ricoprire ruoli che non gli competono e dove trovare un equilibrio non è facile.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2014 alle 08:31 Rispondi

      Ciao Ulisse,
      la data di scadenza devi importela tu. Quando proponi un libro a un editore te la sei presa comoda a scriverlo, ma poi per l’editing devi rispettare le scadenze.

      Capisco che vuoi dire, ma devi trovare un editor con cui stabilire un buon rapporto di collaborazione. Guarda, forse ci scrivo un post, perché hai sollevato un bel problema.

  30. Noemi
    25 ottobre 2014 alle 00:08 Rispondi

    Proprio oggi ho pubblicato un post sul mio blog in cui parlo di un brevissimo saggio dell’Economist riguardante il futuro del libro. Negli ultimi capitoli si parla proprio dell’autoedizione come una delle nuove strade prese dal libro e dall’editoria. L’autore del saggio sottolinea come la tecnologia abbia reso possibile la nascita di nuovi generi e la scoperta di autori che non avrebbero mai potuto essere letti in un mondo di soli libri a stampa.
    Il saggio, intitolato From Papyrus to Pixels è molto interessante e piacevole. Ti lascio il link al post sul mio blog, ma varrebbe sicuramente la pena di leggere il saggio per intero: kaleidoscope90.blogspot.it/2014/10/dal-papiro-ai-pixel-il-futuro-del-libro.html

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 07:56 Rispondi

      Grazie, il saggio sembra interessante. Credi abbia ragione: il self-publishing permette di conoscere autori che magari sono anche sempre stati respinti dagli editori.

  31. Come gestire il self-publishing
    4 novembre 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] mio articolo dedicato al self-publishing su Amazon un lettore ha sollevato una questione su cui bisogna riflettere se vogliamo scegliere di […]

  32. Antonio Di Rienzo
    9 gennaio 2015 alle 17:23 Rispondi

    Vedo il self-pub come una innovazione interessante. Affianca e non sostituisce (per adesso) l’editoria classica. Crea opportunità maggiori. Come detto aumenta il rischio di trovare “marcio” ma aumenta anche la possibilità di dare ad altri una chance che altrimenti gli verrebbe negata aumentando la possibilità di nascita di nuovi fenomeni editoriali. Per adesso però, il self-pub, lo vedo ancora in difetto sul piano di fruizione al pubblico. Andare su uno scaffale in libreria per adesso ti mette in luce maggiormente rispetto ad andare in vetrina di piattaforme editoriali. Dipende anche da che genere di narrativa si scrive. Quanti over 60 ci sono in italia? Quanti di loro tallona Amazon? Poche dico io. Mentre vanno in libreria con più assiduità. Che ne pensate?

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2015 alle 18:33 Rispondi

      Ciao Antonio, neanche secondo me ora non sostituisce l’editoria tradizionale e penso che, se davvero dovesse avvenire una sostituzione, sarebbe in un futuro molto lontano.
      E credo anche io che ora il self-publishing sia in difetto. L’italiano medio non è ancora informatizzato al 100%, quindi tende ancora a restare ancorato al tradizionale.

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