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Alter ego

Un racconto di fantascienza

Alter ego

Il capitano Lyar sorvolava da due ore Theta, la città impiantata su Marte oltre un secolo prima. Quei voli di ricognizione cominciavano a stancarlo. In realtà era il pianeta stesso che non lo stimolava più: la sua superficie rossa, il silenzio, i giorni immutabili nella città. Aveva bisogno di qualcosa di diverso, di cambiare la sua vita. Di partire e fare ritorno sulla Terra, magari.

Ogni anno c’erano astronavi che impiegavano uomini come lui, veterani dello spazio che avrebbero comandato spedizioni fin negli angoli più remoti del sistema solare. Ci avrebbe pensato su, si disse, mentre virava l’apparecchio verso il lato ovest della città.

Il ricognitore sibilava sopra le costruzioni apparentemente senza vita di Theta, ma Lyar sapeva che i suoi voli erano monitorati dal centro di controllo. Aveva parlato col radiofonista un’ora prima. Tutto appariva tranquillo, come sempre. Lyar portò il ricognitore nella periferia sud, dove si estendeva la zona dei magazzini.

Fu allora che vide l’apparecchio.

Era un altro ricognitore, e viaggiava alla sua stessa quota, verso di lui. Da quella distanza non poteva riconoscere il modello, ma sapeva che nessun altro velivolo si era alzato da Theta. Provò a contattare via radio il centro, ma la comunicazione era disturbata. Adesso, però, poteva vederlo con chiarezza: era un ricognitore come il suo… la sua stessa copia.

Ordinò al pilota di identificarsi, ma nessuno rispose. E dal centro di controllo nessun segnale. L’altro apparecchio non accennava a virare, veniva diretto contro di lui e la distanza diminuiva sensibilmente. Quando Lyar capì di non avere altra scelta, fece fuoco contro quel ricognitore. Il razzo colpì in pieno il bersaglio e da Theta fu vista un’esplosione.

«Che cosa è successo?» chiese il comandante del centro di controllo.

«Il ricognitore di Lyar, signore… È esploso. Ha sparato improvvisamente e poi è esploso…»

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