Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Cosa può imparare uno scrittore dall’allenamento fisico

Allenamento

Scrivere e raggiungere un traguardo con la propria scrittura non è come allenarsi tutti i giorni nel nostro sport preferito? Io non faccio sport, mai fatto tranne nuoto da bambino e calcetto da uomo, però ho visto due enormi differenze in queste mie parentesi sportive:

  1. quando andavo a nuoto mi allenavo periodicamente: un’ora di ginnastica prima di entrare in piscina e così per due giorni a settimana;
  2. quando giocavo a calcetto non avevo il minimo allenamento, arrivavo al campo e giocavo. Ok, ero un portiere, ma sentivo che mi mancava il fiato dopo pochi minuti di gioco.

Scrivere è un’azione, è dinamismo, richiede movimento, sia di cellule cerebrali sia di dita che battono sulla tastiera o di mani che scorrono sul foglio.

Un’introduzione sulla mancanza di allenamento

Quando mi divertivo a pubblicare racconti nel blog, quando curavo anche la rubrica sulle parole nuove, scrivevo narrativa praticamente ogni giorno. Poi ho smesso per vari motivi, che non sto qui a elencare. Però ho smesso, questo è importante. E quando ho deciso di riprendere – perché ho ripreso – ho visto le prime difficoltà.

Non è la paura del foglio bianco, è proprio la paura della parola: l’incertezza, il dubbio che ti assale quando non sai che parole usare, come iniziare un periodo. Perché succede questo? Per mancanza di allenamento.

Ho visto lo stesso drammatico effetto sul disegno. Mi piace disegnare vignette umoristiche, come avrete sospettato in questi ultimi giorni, e per parecchio tempo non ho disegnato. Che cosa è successo? Che non avevo più la mano. A qualcuno sono piaciute lo stesso, ma credetemi se vi dico che non sono affatto buoni come disegni.

L’allenamento costante è quindi fondamentale, non solo nello sport e nel disegno, ma anche nella scrittura.

Obiettivi iniziali

Come ogni atleta novello che si avvicina a uno sport, anche uno scrittore deve capire quali obiettivi ha, perché in funzione di quegli obiettivi dovrà scegliere il suo percorso, dovrà stabilire un preciso allenamento.

Quando ho visto che la scrittura mi attirava, il mio obiettivo si è subito delineato nella mia mente: le librerie del mondo piene zeppe di miei libri. È sempre bene pensare in grande, datemi retta. Il mio obiettivo, quindi, è la pubblicazione. Non me ne frega niente se non vivrò mai della mia scrittura, vorrei però vedere gente andare a comprare i miei libri.

Trovare un allenatore

Chi fa sport ha qualcuno che lo allena. Prendete la boxe: c’è il pugile in pensione che allena il giovanotto, dandogli consigli su consigli. C’è qualcuno che sa e che insegna a chi non sa, proprio come a scuola.

Per la scrittura è la stessa cosa. Se amiamo scrivere e vogliamo migliorarci, se davvero vogliamo allenarci ogni giorno, allora abbiamo bisogno di un esperto allenatore. Anzi, di più allenatori. Ecco quelli a cui ho pensato:

  1. libri: la prova vivente che qualcuno ce l’ha fatta. La cultura sotto forma di pagine scritte. Storie da leggere. Stili da studiare. Soluzioni da imparare. Nei libri c’è tutto ciò che possiamo conoscere della scrittura.
  2. Scrittori: parlo di tutti, famosi e non. Confrontatevi con altri colleghi, esponete problemi, discutete con altri appassionati, perché tutto questo è dialogo e col dialogo si cresce.
  3. Lettori: fatevi leggere, fatevi fare a pezzi le storie che scrivete. Le critiche dei lettori rappresentano il pugile settantenne che maltratta il ragazzino coi sogni di gloria.

Definire un programma di allenamento

Che cosa fa un pugile? Che cosa fa un calciatore? Che cosa un maratoneta? Si allenano, certo, ma come? Hanno definito un programma di allenamento prima della gara. Sono nati prima gli obiettivi, come per esempio vincere alle Olimpiadi o diventare campione di pesi massimi, ma poi hanno dovuto stabilire un percorso per arrivare a quel risultato finale.

Se l’obiettivo che abbiamo è pubblicare, allora sulla base di quell’obiettivo dobbiamo costruire il nostro allenamento. Quale sarà? Questo non posso saperlo, perché dipende da ognuno di noi, è un allenamento dedicato alla persona, adatto alla persona. Di certo, posso dire che un elemento è comune a tutti.

Scrivere.

Iniziare a piccoli passi

Se non sapete nuotare, non vi tuffereste mai in una vasca per una gara olimpionica. Se non siete pugili, non sarete così pazzi da salire sul ring e affrontare una bestia di due metri tutto muscoli. Chi l’ha fatto, chi ha nuotato e combattuto, ha iniziato con piccoli passi prima di affrontare la meta.

Lo sbaglio che ho fatto tanti e tanti anni fa fu quello di iniziare a scrivere La Spada di Shannara. Sì, so che è un romanzo di Terry Brooks, ma io quel romanzo fantasy avevo letto e su quello avevo improntato il mio. Alla fine cambiava ben poco della storia di Brooks. Avevo letto una manciata di libri e scritto credo un paio di racconti, non di più.

Il risultato? Lo stesso del pazzo di prima che è salito sul ring e dell’altro che s’è tuffato in piscina.

Aumentare l’andatura

Se volete correre per una maratona, oltre 40 chilometri, non iniziate subito con 40 chilometri, ma con uno. Se volete fare delle flessioni, iniziate con 10, non con 100. Poi aumentate l’andatura, correte per 2 chilometri, per 5, poi 10 e così via. Fate 20 flessioni, poi 30, fino a 100. E funziona, l’ho provato. Non ho corso per 40 chilometri, ma 100 flessioni le ho fatte.

Scrivete brevi racconti. Sono i piccoli passi che avete fatto prima. Lasciate perdere La Spada di Shannara, primo perché qualcuno l’ha già scritto e poi perché sono 600 pagine e se non avete mai scritto, sarà difficile scriverle.

Iniziate a scrivere racconti brevi. Io ho fatto così e l’ho trovato efficace. Poi ho aumentato l’andatura e ho scritto racconti di 10.000 parole, 40.000 e anche più.

Costanza nell’allenamento

Anche dopo aver giocato o vinto una gara, qualsiasi atleta continua il proprio allenamento. Perché? Perché altrimenti dovrebbe iniziare tutto da capo. Ricordate quanto ho scritto qualche centinaio di parole fa, quando io avevo smesso di allenarmi.

Quindi bisogna scrivere sempre, ogni giorno, ma non solo per il blog, perché quella è una scrittura differente, bisogna scrivere narrativa. Inventare storie. Creare nuovi mondi.

Osservare i risultati

Il lavoro dell’atleta non si conclude con gare e allenamenti, ma continua in forma statica, potremmo dire, in cui osserva i traguardi raggiunti. Perché l’analisi dei risultati non va fatta solo nel web, ma anche nello sport e nella scrittura.

Osservate i vostri risultati: dove siete arrivati finora? Io da nessuna parte e è per questo che ho deciso di chiudere. E per sempre.

Chiudere con la stasi e col tergiversare. È ora di darsi una mossa, perché non so per quanto ancora sarò in questo mondo. Inutile fare scongiuri, non sono superstizioso, solo realista. La verità, in fondo, è solo una.

Prima scrivi, prima pubblichi.

Vi allenate?

Avrei potuto chiedervelo subito, ma ho preferito farvi prima leggere quasi 1200 parole, perché per assimilare tutto ci vuole tempo, ci vuole allenamento. Fate quindi conto che questo lungo post, in cui forse non si capisce se vi sto parlando di salire sul ring e rompere il naso all’avversario o di scrivere adesso il vostro dannato romanzo, fate conto che questo post sia come un allenamento.

Vi allenate?

23 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    21 ottobre 2013 alle 09:23 Rispondi

    Condivido molti dei tuoi punti di vista anche se anch’io ho iniziato scrivendo un libro.
    Penso che il cominciare a scrivere sia per ognuno un percorso diverso.
    Io mi ero preposto, e non penso fosse una cattiva idea, di scrivere un capolavoro.
    Non per presunzione ma perché mi ero reso conto già dalle prime pagine che ciò che nella mia testa sembrava già scritto richiedeva ore di lavoro solitario che non sempre combaciava con l’idea originaria.
    Quindi partendo dal principio di scrivere qualcosa di grandioso avevo più possibilità che arrivato al termine il risultato fosse comunque buono.
    Malgrado già amassi la scrittura da quando ho iniziato a scrivere capisco in maniera molto più profonda ciò che leggo.

    Scrivere racconti non mi dava la stessa motivazione.

    Dipende molto anche dal carattere, io sono tendenzialmente incosciente e impulsivo e mi piacciono le sfide, ammetto che me la sono cercata.
    Una volta finito di scrivere il mio libro l’ho corretto una decina di volte, ora lo sto editando e tra un po’ lo distribuirò attraverso dei circuiti di self-publishing.
    Forse scrivere racconti, magari proponendoli a dei siti che si occupano di scrittura, può essere interessante anche per il fatto che quando si andrà a proporre il nostro manoscritto a delle case editrici non si sarà dei perfetti sconosciuti, in aggiunta, per ritornare all’articolo, penso siano un ottimo allenamento.
    Non avendolo fatto però le mie sono solo supposizioni.
    Ti auguro che il tuo sogno si realizzi e che il tuo libro sia in bella vista su tutte le librerie del mondo… magari a fianco al mio. :-)

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 11:54 Rispondi

      Sì, dipende anche dal carattere delle persone. Ovviamente i miei consigli sono confutabili, nel senso che valgono per me e magari anche per altri.

      Allora vediamo di mettere in libreria questi romanzi :D

  2. Tenar
    21 ottobre 2013 alle 11:04 Rispondi

    Concordo, concordo, avevo scritto cose molto molto simili sul mio blog! Paragono sempre il romanzo a una maratona

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 11:55 Rispondi

      Mi dici in quale articolo?

      • Tenar
        21 ottobre 2013 alle 20:24 Rispondi

        In modo abbastanza ricorrente, ma in particolare nei post “la scrittura è uno sport di resistenza” e “Perché scrivere un romanzo (e perché no)”, entrambi in “Scrittevolezze”

  3. Salvatore
    21 ottobre 2013 alle 11:18 Rispondi

    Infatti il consiglio che si trova sempre in giro quando si parla di scrittura creativa, oltre a leggere molto, è quello di scrivere in continuazione. Più che si riesce. La mano, quella della mente, ha bisogno di allenamento. Anche se devo dire di aver notato nel mio caso una cosa ben differente. Da ragazzino sognavo di fare lo scrittore e scrivevo parecchio. La produzione era acerba, scostante e infantile, anche piena di errori e difficoltà, ma nulla di male visto che avevo solo dodici anni. Con gli anni, un po’ per la vita, un po’ per i consigli dati per “il bene” dai genitori, un po’ perché “pubblicare è difficile”, ecc, mi sono staccato dalla scrittura e per dieci anni non ho scritto nulla. Poi la voglia di scrivere è tornata a fare capolino. Ho ripreso e mi sono accorto non solo che scrivevo senza difficoltà, ma addirittura con molte meno difficoltà e molto meglio rispetto a quando ero ragazzo e più allenato. La mano scorre sul foglio, o meglio sulla tastiera, senza incertezze. Il cervello pensa in termini di descrizioni e così via. Un po’ di difficoltà nei dialoghi, che trovo sempre un po’ meccanici, anche se quando rileggo, lasciando passare qualche giorno, i dubbi mi sembrano meno fondati. Quindi non saprei… Una cosa di cui mi sono accorto è che ho difficoltà a scrivere quando non ho bene in chiaro nella mente un immagine, ma cerco di descrive partendo da un’idea indefinita; mentre se nella mente visualizzo bene la scena le difficoltà non esistono. Questo darebbe ragione a quella categoria di scrittori che insistono sulla programmazione della storia prima di iniziare a scriverla. Un tema che meriterebbe un post…
    Per quanto riguarda il “trovare un allenatore” chi non vorrebbe un mentore? Sarebbe il massimo, ma è “merce” rara. Tuttavia i consigli e il confronto con altri aspiranti o meno scrittori è utilissimo; motivo per il quale seguo molto il tuo blog! :)

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 11:58 Rispondi

      Grazie Salvatore :)
      Programmare una storia, secondo me, è come scrivere un post: creare una scaletta che faccia da guida. Poi chiaro che dipende anche dalla storia, dalla sua complessità insomma.

  4. Gioia
    21 ottobre 2013 alle 11:29 Rispondi

    Semplicemente bello! NOn ti conosco, ma ho la vaga sensazione che in questo post si presenti il vero Daniele.

    Ogni cosa necessita di allenamento nella vita, anche quella che sembrapiù naturale come il voler bene. Se si smette, si fa fatica a ricominciare, nonostante la voglia. A maggior ragione scrivere o disegnare. Non importa se piace o meno, non importa se si abbia successo o si sbatta il muso contro una porta di vetro. Ciò che conta è seguire il proprio ideale e portarlo avanti, nonostante le difficoltà, perché, prima o poi, almeno un risultato, lo si raggiunge.
    Bravo!

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 11:59 Rispondi

      Grazie Gioia :)

      Ah, sì? C’è il vero Daniele qui? Mah, non saprei proprio :D

      Giusto: prima o poi un risultato arriva.

      • Gioia
        21 ottobre 2013 alle 12:19 Rispondi

        Mah, sbaglierò…. ma mi fido del mio istinto

  5. MikiMoz
    21 ottobre 2013 alle 12:21 Rispondi

    Io credo che un ottimo allenamento (nel campo delle storie di fiction) sia scrivere tanti racconti brevi o di media lunghezza. Per imparare a gestire le cose, insomma.
    Nella scrittura tout-court, il mio allenamento costante potrebbe essere il blog stesso.
    Quel che ritengo importante, nel mio piccolo, è variare sempre: sia scrivere racconti di finzione con tenore e impostazioni diversi, sia scrivere articoli per il blog per etichette e rubriche diverse -quindi stili diversi-.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 12:26 Rispondi

      Sì, come semplice allenamento va bene il blog e sono d’accordo sulle storie medie e corte. Variare anche fa bene, altrimenti rischi di annoiarti a scrivere sempre della stessa cosa, a me almeno così succede.

  6. Attilio Nania
    21 ottobre 2013 alle 13:38 Rispondi

    Ciao Daniele, oggi mi sento doppiamente tirato in causa: sono un atleta e ho gareggiato in centinaia di corse su strada, e anche come scrittore ho gia’ composto tantissimi racconti, mai pubblicati, e recentemente anche un paio di romanzi parecchio lunghi.
    In effetti il paragone fra le due attivita’ regge apparentemente bene, pero’ va fatta una precisazione: il romanzo non puo’ essere paragonato a una maratona perche’ si scrive a tappe. In realta’ anche i racconti, quasi sempre, vengono scritti in piu’ momenti, a meno che non si tratti di racconti molto brevi che possono essere iniziati e portati a termine nella stessa giornata. Sembrera’ una stupidaggine, ma ti assicuro che e’ un aspetto fondamentale, a mio avviso e’ cio’ che caratterizza maggiormente la scrittura: il fatto che va avanti a piu’ riprese, il fatto che puo’ e anzi deve essere ricorretta a lavoro ultimato. Quando finisci una maratona, invece, cosi’ come qualunque altra attivita’ sportiva, non puoi piu’ tornare indietro. Anche quando giochi a carte, a scacchi, o a biliardino non hai la possibilita’ di tornare sui tuoi passi, cosi’ come quando reciti in un teatro, canti una canzone sul palco o sostieni un esame universitario. In tutte queste abilita’, esiste la cosiddetta “prestazione”, che puo’ variare di giornata in giornata. L’arte della scrittura invece non prevede prestazioni: il prodotto finito rappresenta sempre il massimo delle capacita’ dello scrittore, perche’ lui ha avuto tutto il tempo di correggere l’opera in ogni sua parte. Certo, anche nella scrittura esiste il concetto di allenamento, perche’ a qualsiasi livello e’ sempre possibile migliorare. Ma si tratta di un processo lento e i miglioramenti si vedono solo nel corso di anni. In fin dei conti, chi scrive lo fa per tutta la vita, la carriera di uno scrittore e’ piu’ lunga di quella di qualsiasi altro artista o sportivo.

    • Salvatore
      21 ottobre 2013 alle 14:49 Rispondi

      Ciao Attilio, scusa se intervengo sul tuo commento. Sono d’accordo con quasi tutto, ma noto – e non so se dipenda solo da me – una certa prestazione anche nella scrittura. Nel senso che non scriviamo tutti i giorni allo stesso modo, con la stessa voglia, con la stessa chiarezza, con la stessa resa. E’ vero che un racconto lungo, e ancor più un romanzo, sono un prodotto composito, quindi non dovrebbero risentire di prestazioni, perché li si corregge strada facendo e poi ancora e ancora. Tuttavia sono anche l’insieme di più momenti in cui non sempre la nostra “capacita” dà il meglio di se. Quindi il prodotto finito non rappresenta sempre il massimo, ma piuttosto un collage di più momenti, rattoppato e corretto per quanto possibile. Tuttavia l’idea di vivere la creazione di un romanzo, o di un lungo racconto, a tappe con calma e senza ansia, sapendo che puoi sempre tornare indietro e “rimediare” potrebbe essere senz’altro un atteggiamento vincente.

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 18:17 Rispondi

      Certo, un romanzo si scrive a tappe, ma quello che intendevo nel post è che la scrittura migliora con un allenamento costante. Ho introdotto la maratona solo in funzione dell’obiettivo finale.

  7. franco zoccheddu
    21 ottobre 2013 alle 16:09 Rispondi

    No, non mi alleno. Non abbastanza. Questo è di sicuro uno dei motivi principali della crisi che sto attraversando nella scrittura dei miei due romanzi: lascio trascorrere tempi biblici una scrittura e l’altra. Perdo la mano e incorro nelle difficoltà di cui tu hai parlato.
    A proposito: il post più coinvolgente per me da settimane. Grazie!

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 18:26 Rispondi

      Mi fa piacere che sia il post più coinvolgente. :)
      Vedrò di scirverne altri, se riesco.

  8. Maria Grazia
    21 ottobre 2013 alle 16:44 Rispondi

    Bravo, mi è piaciuto un sacco questo post. Lungo, eppure così scorrevole che si arriva in fondo senza accorgersene. Perché c’è proprio il piglio del buon allenatore, rudemente affettuoso.

  9. Kentral
    21 ottobre 2013 alle 18:06 Rispondi

    Non sono molto d’accordo sull’analogia tra allenamento fisico e scrittura.

    Sono cose molto diverse. Gli allenamenti per una gara sono la vita dell’atleta. La competizione dura pochi minuti, poche ore. Viceversa scrivere un romanzo richiede un processo di lavorazione che dura mesi se non anni.

    Quindi che senso ha allenarmi scrivendo storie per essere pronto ed in forma per quando vorrò scrivere il mio romanzo che mi impiega anni?

    Se vuoi scrivere un romanzo scrivilo e basta. Sarà quella la tua palestra. Nessuno immagini il mito che la prima stesura è perfetta. Se non sei soddisfatto lo riscrivi una due 10 volte. Lo cambi, lo trasformi fino a quando ne sei soddisfatto/felice. Se dopo la decima riscrittura ancora non ti piace forse non sei tagliato a fare lo scrittore.

    Ma, io farei un altro tipo di considerazione. Per te scrivere cosa è?
    Ebbene io ho compreso che se vuoi scrivere seriamente non devi prendere la scrittura come un allenamento o un hobby, ma come un lavoro.

    Retribuito o meno ma un lavoro, con i suoi tempi e le sue discipline.

    Mi piace molto leggere le storie dei grandi scrittori. (ultima il neo premio nobel Munro). Tutti e dico nessuno escluso prendono la scrittura così come viene, quando hanno tempo o voglia. Prendono la scrittura come lavoro. Si siedono lì ogni giorno alla stessa ora (chi di mattina, chi di sera, chi la notte) ed espletano diligentemente il loro lavoro. Possibilmente isolandosi dal mondo e da disturbi vari.

    Io sto provando a far questo. A lavorare da scrittore, con regole ed orari precisi. Chiaramente lavoro gratuito, non retribuito per adesso. Poi un domani, chissà, magari ci esce un rimborso spese. :)

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2013 alle 18:28 Rispondi

      Non era quello il messaggio che volevo far passare, come ho scritto a Attilio.

      Giusto che la scrittura vada presa come un lavoro.

  10. Leandra Meli
    22 ottobre 2013 alle 09:56 Rispondi

    Bello! Sicuramente calzante il parallelismo tra sport e scrittura. E aggiungo che, in fondo, ciò che hai scritto vale per ogni attività della nostra vita: umiltà, costanza ed esercizio sono, per me, ingredienti base di una ricetta vincente! Umiltà come consapevolezza di potersi sempre migliorare; costanza come impegno a migliorarsi; esercizio come esito quotidiano di un miglioramento senza fine. Dove sta la vittoria? Nel percorso, nella ricerca, nella ricchezza! :)

    • Daniele Imperi
      22 ottobre 2013 alle 13:34 Rispondi

      Ciao Leandra, benvenuta nel blog.

      Grazie :)

      D’accordo su quanto hai scritto.

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