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Lʼalfabeto della mia scrittura

Lʼalfabeto della mia scrittura

Quando ho letto il post sullʼalfabeto della scrittura di Chiara, ho pensato che non sarebbe stato facile replicare con un mio articolo. Poi è stata la volta di Ivano con un suo alfabeto, ma il mio post era ormai già in programmazione, almeno come idea.

Ho così creato un primo elenco di 26 lettere, ma poi, da buon nazionalista, ho tolto le 5 che con il nostro alfabeto hanno poco a che fare, anche se il dizionario le riporta da anni. Ma mi sembrava una forzatura lasciarle.

Mi ha aiutato molto consultare i vari dizionari e parolieri online, alla ricerca delle parole che più contraddistinguono la mia scrittura, che si addicono alla mia personalità e al mio modo di vedere lʼarte dello scrivere.

aAutobiografia

Non scrivo nulla di autobiografico, non ho vissuto qualcosa che possa essere raccontato in un libro. Però, come ho spiegato quando ho detto che si scrive per raccontare se stessi, in ogni mio scritto cʼè un pezzo di me, qualcosa che mi collega al personaggio, alla storia, al tema o allʼambientazione.

Mai potrei scrivere di temi a me totalmente estranei. Verrebbe a mancare la passione, ma anche la voglia di scrivere, lʼinteresse per quellʼargomento e quindi per la storia stessa e i personaggi che la popolano.

bBuonsenso

Quello che mi ha impedito di fare self-publishing selvaggio e di inviare a un editore il mio primo “romanzo in forma di diario” e di proporre la mia antologia di 365 racconti di 300 parole ciascuno, alcuni dei quali apparsi qui.

Quando si scrive, il buonsenso non deve mancare. Buonsenso significa capacità di autocriticarsi, che non vuol dire mancare di autostima, ma capire e accettare le proprie lacune e i propri limiti.

Le uniche volte in cui ho proposto un libro a un editore erano opere che consideravo pubblicabili – nessuna di quelle due era di narrativa. Di come è andata la prima proposta ho parlato tempo fa, di come è andata la seconda parlerò a breve.

cCuriosità

Sono una persona curiosa, molto curiosa. Faccio domande di continuo, anche a me stesso. La scrittura per me è soddisfare la mia insaziabile curiosità. Viene scoperto un nuovo pianeta? Magari mi informo e mi viene in mente di scriverci una storia.

Uno scrittore deve essere curioso, perché la sua curiosità lo porta ad avere idee per scrivere. Ad approfondire un tema che gli è caro, a viaggiare in luoghi e in epoche in cui non potrà mai andare.

dDeterminazione

Per pubblicare un libro bisogna essere determinati. Per fortuna, pur con tutta la scarsa autostima e lʼeccessiva autocritica che mi ritrovo, la determinazione a continuare a scrivere e a sperare di pubblicare libri – non uno, ma tanti – non è ancora mancata.

Forse perché sono un sognatore e i sognatori non si arrendono, vivono in un mondo a parte, dove cʼè ancora posto per la speranza.

eEsplorazione

Scrivere è esplorare. Lo disse anche Salgari: “scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”. Salgari ha esplorato lʼintero pianeta e oltre semplicemente scrivendo storie.

Fin da bambino ho avuto lʼanimo dellʼesploratore: non vedevo lʼora che arrivasse domenica per le gite in campagna, a esplorare boschi o ruderi come un forsennato. Cosa che continuo a fare ancora oggi.

fFantastico

È il mio genere letterario preferito. Non dico fantasy, perché il termine fantastico abbraccia un panorama letterario più vasto. O forse perché fantasy richiama spesso un preciso gruppo di opere tolkieniane o pseudotolkieniane.

Nel fantastico si inseriscono anche la fantascienza e lʼhorror, che amo sempre leggere e di cui mi piacerebbe scrivere.

gGag

Pur avendo un carattere introverso, pur essendo affetto da misantropia acuta e fobantropia atipica, sono una persona spiritosa. Faccio battute di continuo, mi nascono in ogni situazione, anche quando sarebbe “delicato” non farle. Questo mi è costato calci sotto il tavolo, occhiatacce, pizzichi nascosti e gaffe.

Anche nelle storie che scrivo, quindi, devo inserire delle gag, brevi scene spiritose, o battute in bocca a un personaggio. Il motivo è anche un altro: fanno parte della realtà, di quella trascorsa e di quella attuale.

hHobby

Non riesco a vedere la scrittura creativa come un lavoro, come una professione. Se fosse così, se io la vedessi come un lavoro, intendo, allora perderei allʼistante la voglia di scrivere – chi ha voglia di lavorare? Siamo seri – e di inventare storie.

Ma finché la scrittura resta un hobby, un passatempo, io avrò voglia di dedicarmi alle mie storie, di leggere per documentarmi, di esplorare lʼignoto con le parole, di vivere altre vite coi miei personaggi.

iImmaginativa

Una qualità che non può mancare in uno scrittore. Chi scrive storie, chi vuole scrivere storie, deve poterle creare da qualsiasi indizio, vederle ovunque. Lʼimmaginativa è la facoltà di immaginare realtà diverse, alternative, opposte, fantastiche, terribili, drammatiche. Un potere che dovrebbe essere sviluppato e amplificato.

Quanta immaginativa ha uno scrittore come China Miéville? E quanta ne ha avuta Dumas? O Dickens? E quanta Tolkien e Salgari? Leggendo questi autori mi viene da chiedere cosa abbiano da comunicare al lettore quegli autori che con romanzi da cento pagine scarse ti sparano addosso la realtà che viviamo tutti i giorni.

lLibertà

Di scrivere quello che voglio, senza gabbie e senza farmi problemi di sorta. A me le etichette stanno strette, vorrei poter scrivere tutto quello che mi passa per la mente, saggi, storie, manuali, poesie, articoli. La scrittura è bella finché resta libera, senza essere rinchiusa nei confini di un genere letterario.

mMitologia

Per chi ama il fantastico leggere e riscoprire i miti è un passo obbligato. Già la lettura de Il mattino dei maghi mi ha aperto un mondo che non conoscevo, ma scommetto che altri mondi ignoti mi attendono in altrettanti libri che ho e sono in attesa di essere letti.

Fantasy non significa per forza elfi e nani e troll, anzi per un autore italiano non dovrebbe significare questo. La nostra mitologia e il nostro passato nascondono tesori da scoprire e far rivivere nelle storie.

nNostalgia

Sono un nostalgico del passato, anche di quello non vissuto. Soprattutto, anzi, di tutte le epoche che non ho vissuto. Mi basta vedere fotografie in bianco e nero, specialmente dellʼ800 o dei primi del ʼ900, per avvertire un senso di nostalgia.

È forse questo il motivo per cui preferisco scrivere storie ambientate nel passato che nel presente. Come dico spesso, a me questa nostra realtà non piace per niente, non mi si addice, non mi stimola, non mi soddisfa.

oOssessione

Si può scrivere senza ossessioni? Ne ho parlato la prima volta tre anni fa, facendo un elenco delle mie ossesioni nella scrittura di quel tempo. Quasi due anni dopo tornai sullʼargomento, con nuove ossessioni che permangono tuttora.

Potrei dire, anzi, che la mia narrativa, se vogliamo chiamarla così, sia un insieme di tutte quelle ossessioni, perché non credo che qualcuna sia scomparsa dalle mie storie, scritte o in fieri.

pPianificazione

Sono un cultore della progettazione, dellʼorganizzazione meticolosa di ogni parte della storia. Nel romanzo che sto scrivendo – sempre il solito, fermo solo in apparenza – cʼè una struttura rigida, quindi in quel caso la pianificazione è dʼobbligo.

Ma anche altri romanzi che vorrei scrivere, e su cui ho abbozzato qualche idea, avranno bisogno di una buona pianificazione. Sinceramente fatico a credere a quegli autori, anche famosi, che dicono di non sapere ciò che accade nel capitolo successivo a quello che stanno scrivendo.

qQualità

Si ricollega alla parola buonsenso. Ho proposto finora solo due libri a due diversi editori e alcuni racconti ad altri. In quel momento li ritenevo di qualità, validi per essere presi in considerazione, anche se forse non pubblicabili.

Il senso della qualità è un elemento che non dovrebbe mancare in chi scrive. Ma come essere sicuri della qualità del proprio lavoro? Non ne ho idea, ma rifletterci può essere una scusa per scrivere un post.

rRealismo

Che cosa intendo per realismo? Sia il realismo fantastico decantato nel saggio Il mattino dei maghi sia la qualità che devono possedere le storie, per quanto fantastiche possano essere.

Ogni storia che scriviamo deve essere realistica, anche se non reale. Che voglio dire? Ecco un post che voglio scrivere da tempo e forse è venuto il momento per farlo.

sStile

Scrivere è la ricerca di uno stile. Perché scrivere è la rappresentazione scritta di noi stessi. Lo scrittore comunica attraverso la sua scrittura, quindi è con lʼordine delle sue parole che mostra se stesso.

La scrittura è una continua e infinita ricerca di uno stile proprio, è dunque ricerca di noi stessi, di quel giusto equilibrio di ritmo e concetti, di quella personale mescolanza di parole che, in fondo, racconta proprio noi. La storia è solo una scusa.

tTempo

È ciò che occorre per scrivere una buona storia. È ciò che dobbiamo prenderci per scrivere e pubblicare. Il tempo uccide la fretta, ne è anzi lʼantitesi. La fretta di pubblicare è assenza di tempo, quindi anche di qualità dellʼopera prodotta.

Ho deciso da tempo di prendermi il giusto tempo per pubblicare. Un libro è un prodotto, è qualcosa che genera commercio, che fa spendere soldi e tempo alle persone.

uUnicità

Lavorare a un proprio stile di scrittura e seguire le proprie ossessioni è differenziarsi dagli altri, crearsi quella unicità che troppo spesso manca nella letteratura. Come Manzoni, Dante e Tolkien non cʼè nessuno, vi pare?

Questo non significa sperare di raggiungere una posizione nellʼOlimpo della letteratura come quegli autori, ma solo lavorare per creare qualcosa che ora non esiste.

vVisione

La scrittura è la mia visione della realtà. Scrivere è anche la rappresentazione delle mie idee. La scrittura è la mia filosofia: di vita, ma soprattutto della realtà che mi circonda. Non importa ciò che scriviamo: tutto concorre a costruire una nostra personale visione del tutto.

zZero

È il numero di libri scritti e pubblicati che voglio avere ogni volta che mi accingo a scrivere un libro. Un controsenso? No, assolutamente. È avere verso lʼopera da scrivere un approccio differente: sono convinto che gli errori più grandi siano commessi dagli esperti, perché troppo sicuri di sé.

Nella speleologia ci sono state delle vittime, ma sempre fra gli esperti: una manovra sbagliata, frutto di una disattenzione, a sua volta frutto della troppa sicurezza. Io mi calavo con mille attenzioni e paure e dal mondo di sotto sono sempre uscito fuori.

Lʼalfabeto della vostra scrittura

Il mio sʼè concluso, le lettere a disposizione sono finite, altre son state discriminate. Cʼè qualche parola in comune con la vostra scrittura? Qualcuno si sente in vena di scrivere il proprio alfabeto della scrittura?

33 Commenti

  1. Serena
    20 aprile 2015 alle 07:14 Rispondi

    No. Non so a chi possa mai fregare qualcosa, del mio alfabeto della scrittura XD. Non mi piace molto scrivere meme, ma mi piace leggere quelli degli altri.
    Mi è saltata all’occhio la P di pianificazione, perché ne abbiamo parlato un po’ tutti, di recente. Se interessa, ho tradotto (con l’autorizzazione di Randy Ingermanson) il metodo del Fiocco di Neve, che secondo me resta il migliore.

  2. LiveALive
    20 aprile 2015 alle 08:54 Rispondi

    Anche io mi sto interessando al mito. In realtà vorrei proprio creare qualcosa con il gusto di un mito antico, riprendendo quel mio progetto che voleva provare a sfruttare gli stilemi della tragedia antica e del poema epico. A tal proposito, ho saputo che i Gabbler hanno scritto “The Automation”, un testo in prosa che però imita lk stile formulare dei poemi epici (un po’ come certe parti di Tolkien). Potrebbe interessarmi… Pure, mi piacerebbe vedere tradotto John Olson, che dicono essere il miglior scrittore di “prose poetry” di sempre, visto che quello stile è un po’ un mio ideale.
    ***
    Sul realismo c’è stata una piccola discussione sul profilo FB di Luca Terenzi, e una più ampia sul Writer’s Dream. Io sono convinto che ognuno abbia una diversa soglia della credulità, e un modo personale di percepire e intendere il realistico. Non esiste il contenuto “assolutamente realistico”, né è detto che sia bene che lo sia. Pensa per esempio alls convenziknd dell’accettare che bello splatter ci siano 200 litri di sangue in un corpo, o negli Action che una pistola tenga 3000 colpi: non fosse così, non ci sarebbe neppure il genere, o comunque ne sarebbe danneggiato. Certo ci si può sforzare di fare le cose in modo realistico, ma: 1- siamo sicuri che questo non impedirà certe invenzioni che sarebbero potute piacere? 2- siano sicuri che il lettore accetterà? Per esempio, siamo sicuri che il lettore accetterà la viverna che vomita gas bollente invece del classico drago sputafuoco solo perché questo ha l’articolazione dalle ali sovrapposte alle scapole (biologicamente inefficiente se non impossibile)? Sì, no, non tutti: tutto dipende dal tipo di connessione che c’è tra lettore, autore e opera: in alcuni casi va bene, in altri no. E soprattutto dipende dal tipo di meccanismo interno: se è un sogno, si concede tutto. In genere, comunque, l’importante è porre premesse chiare, e poi rispettarle. Ammetto comunque che il fantastico rimane uno dei generi che mi piacciono di meno…

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 13:04 Rispondi

      Una pistola che spara a ripetizione senza essere ricaricata non è realistica, è solo una presa in giro per i lettori. Per realismo intendo che la scena debba essere credibile, non qualcosa che va contro le leggi fisiche.
      Una volta in una gara di racconti uno scrisse di una sedia a rotelle che veniva lanciata contro una finestra a vetri, la rompeva, finiva contro la ringhiera del balcone e cadeva di sotto. Questa è una scena impossibile, perché una sedia a rotelle al massimo avrebbe fatto qualche centimetro dopo aver rotto la finestra. Ma seppure fosse finita contro la ringhiera, come faceva a sollevarsi e cadere giù?

      • LiveALive
        20 aprile 2015 alle 13:26 Rispondi

        Come ti dicevo, dipende dalle premesse: se deve essere realistico, e se, anche qualora lo fosse, cosa deve esserlo, e cosa può non esserlo. Scommettiamo che il fruitore medio di action è ben contento di vedere le pistole a ripetizione, se questo aumenta il fattore action appunto? Scommettiamo che nel genere comico la sedia a rotelle che vola giù dalla ringhiera sarebbe stata accettata? Anche in Gargantua e Pantagruele i due personaggi prima sono più grandi di un campanile e poi entrano in una locanda, ma in quel contesto va bene, è uno dei punti del patto che il lettore deve accettare. In fondo non è convenzione di Hollywood andare oltre le leggi fisiche per fare tutto più bello? Non accettiamo, ormai, le esplosioni grandiose? I salti lunghissimi e impossibili delle auto? I poliziotti che sparano e colpiscono a mezz’aria? Il realismo non è un fatto misurabile: è una cosa è molto meno oggettiva di quanto ci piacerebbe. La realtà è misurabile, ma non il realismo. Il realismo è infatti un effetto, ma un effetto che NON è la vicinanza alla realtà. Prendi per esempio il dialogo: se tu copi un dialogo pari pari a come è nella realtà, non dai un effetto di realismo: appare come un dialogo disordinato, confuso, pieno di ripetizioni, e questo fa notare troppo l’artificio, fai vedere troppo la mano che mette i pezzi. Se invece fai un dialogo chiaramente falso, secondo i canoni della fiction, allora sembra normale, addirittura reale, per quanto non sia proprio così, anzi.

        • Daniele Imperi
          20 aprile 2015 alle 13:31 Rispondi

          Per come la vedo io, un editor dovrebbe far modificare quelle scene, perché sono impossibili, non valide quindi.
          La sedia a rotelle che vola giù non l’avresti vista neanche in un film di Stanlio e Ollio.
          Gargantua e Pantagruele è un’opera grandiosa, ma soffre di una certa unicità e di riletture.
          Hollywood: no, io sono il primo a contestarle.

  3. Ivano Landi
    20 aprile 2015 alle 08:56 Rispondi

    Le parole in comune con il mio elenco sono molte: Autobiografia, Fantastico, Nostalgia, Realismo, Visione. Anche se, com’è naturale, abbiamo dato un’interpretazione diversa a ognuna di esse. Inoltre sono stato sul punto di scrivere Libertà, Mitologia e Unicità, ma alla fine sono uscite fuori Lei, Murakami e Ubiquità.
    Per quanto mi riguarda non riesco a pianificare in anticipo i vari capitoli del libro. So dove voglio arrivare, ma il cammino per arrivarvi è tutto una scoperta anche per me. Forse gli autori che dicono di non sapere cosa accadrà nel capitolo successivo del loro libro intendono qualcosa del genere.
    Grazie mille per il link. Aggiungerò anch’io il tuo alla parte finale del mio post, dove sto elencando tutti i partecipanti all’iniziativa :D

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 13:06 Rispondi

      Per pianificare i capitoli intendo che dobbiamo conoscerne il contenuto. Altrimenti come riesci a finire la storia? Come riesci, anzi, a tenerla sotto controllo?

      • Ivano Landi
        20 aprile 2015 alle 18:51 Rispondi

        Io ho in mente una traccia della storia a cui mi attengo, ma finché non l’ho scritto non sono neppure in grado di dire dove finisce un capitolo e ne comincia un altro.

        • Daniele Imperi
          20 aprile 2015 alle 19:03 Rispondi

          Prossimamente uscirà un post sulla pianificazione, scritto oggi proprio alla luce dei commenti.

  4. Chiara
    20 aprile 2015 alle 09:34 Rispondi

    Grazie per il meme e per la citazione!:)
    Le parole scritte da entrambi sono libertà qualità e unicità, ma mi vedo anche in tante altre, fra cui realismo, buonsenso e determinazione.
    Mi è piaciuto quanto hai scritto a proposito del fatto che il buon senso concerne la capacità di valutare se stessi in modo oggettivo. Ne avevo parlato, seppur con parole diverse, nel post dedicato all’ego dello scrittore! :)

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 13:08 Rispondi

      Il meme ha iniziato a espandersi :)
      Qualche parola coincide per forza con altri, ma poi ognuno ne dà una sua interpretazione.
      Il buonsenso ci tira fuori dalle figuracce :)

  5. lorella
    20 aprile 2015 alle 10:13 Rispondi

    Un alfabeto è troppo per me ma ci riflettero’ perché mi sembra un buon metodo per focalizzare gli obiettivi della propria scrittura e leggere le opinioni altrui quindi grazie grazie grazie per questo post. Mi soffermo solo su poche lettere, intanto B buonsenso (sarà perché hai toccato un punto sensibile in quanto ho pubblicato qualcosa in self- publishing) credo che quando si decide di pubblicare si sia in buona fede, ossia si pensi di fare una buona cosa altrimenti non si farebbe, certo almeno pensarci ti indica già una strada per migliorare. Però le preferenze di lettura possono essere diverse per esempio io sarei più interessata a leggere qualcosa in forma di diario piuttosto che un horror (quindi io e te siamo diversi e alla parola buonsenso daremo due indicazioni differenti).
    P di pianificazione io non so veramente dove mi porterà uno scritto, l’idea è l’inizio poi tutto viene da sé e può prendere strade inaspettate quindi io non ce la farei. T di tempo vero vero molto vero questo! Ho sperimentato io stessa la foga di vedere un racconto pubblicato e poi rivederlo più di una volta eppure quando ho pubblicato la prima volta mi sembrava “finito”. Io però non mi considero scrittrice perché quando scrivo lo faccio pensando alle immagini, non in loro funzione ma alla loro importanza intendo perché è la mia testa che “vede” piuttosto di scrivere e io poi “traduco”.
    Per Serena cos’è il metodo fiocco di neve? Sì, a me interesserebbe :)

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 13:27 Rispondi

      Ciao Lorella e benvenuta nel blog.
      È vero che quando pubblichi per conto tuo agisci in buona fede (si spera, almeno), ma da quello che ho letto è mancata non solo autocritica, ma anche la lettura, oltre a un editing, che avrebbe fatto capire a tanti autori che quell’opera aveva tantissime lacune, prima fra tutte la conoscenza della grammatica.
      Non ho capito il nesso fra le preferenze di lettura e il buonsenso.
      Sulla pianificazione scriverò un post.

      • Lorella
        24 aprile 2015 alle 14:16 Rispondi

        preferenza di lettura e buonsenso li avevo accomunati perché tu scrivi in buonsenso che non avresti mai pubblicato un romanzo in forma di diario … invece per me i diari sono un genere che leggo (da quelli più famosi sul periodo della guerra ad altri di momenti meno tragici)

        • Daniele Imperi
          24 aprile 2015 alle 14:35 Rispondi

          Per il diario intendevo che non avrei pubblicato quel mio romanzo in forma di diario :)
          Era pessimo. Ho letto anche io dei diari.

    • Serena
      21 aprile 2015 alle 07:23 Rispondi

      Ciao Lorella, il metodo del Fiocco di Neve è un metodo fichissimo di pianificazione di un romanzo. Adesso non riesco a metterti il link, comunque se scrivi “Ingermanson Snowflake Method” in Google ti esce subito. Se non leggi l’inglese, nel mio blog trovi la traduzione integrale autorizzata da Randy stesso.

      • Lorella
        24 aprile 2015 alle 14:17 Rispondi

        Grazie Serena vado a leggere da te :)

  6. animadicarta
    20 aprile 2015 alle 10:23 Rispondi

    Curiosità, determinazione, libertà, pianificazione, qualità e tempo sono parole che sono stata sul punto di scegliere anche io, poi ne scelte altre, ma le condivido in pieno. Gag è stupenda! :)
    Zero chiude un cerchio, visto che ha molto in comune con Buonsenso…

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 13:28 Rispondi

      Allora devo leggere anche il tuo post sull’alfabeto :)
      Vero, zero e buonsenso sono molto legati.

  7. Tiziano
    20 aprile 2015 alle 13:39 Rispondi

    Articolo originalissimo!
    Poe sarebbe orgoglioso di te! :D

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 14:15 Rispondi

      Grazie Tiziano :)

  8. Tenar
    20 aprile 2015 alle 14:10 Rispondi

    Bella la finestra che hai aperto sulla tua scrittura. Ho trovato interessante sopratutto la riflessione sugli errori commessi dagli esperti. Quello che dici è molto vero. Si sbaglia da neofiti, ma gli errori potenzialmente disastrosi si commettono dopo un certo grado di esperienza, quando si ritiene di potersi muovere in sicurezza.
    Per fortuna di scrittura non si muore!

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 14:16 Rispondi

      Grazie.
      In certi casi, secondo me, c’è anche un po’ di spavalderia dovuta alla tanta esperienza e quella è più pericolosa.

  9. Ferruccio
    20 aprile 2015 alle 15:45 Rispondi

    lo faccio anche io, nei prossimi giorni

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 17:39 Rispondi

      Bene, vediamo se qualche lettera corrisponde con le mie.

  10. Romina Tamerici
    20 aprile 2015 alle 16:57 Rispondi

    Proprio un bell’alfabeto. Direi che ti rispecchia bene.

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 17:39 Rispondi

      Grazie. Dici che mi rispecchia? Non hai ancora visto nulla di pubblicato da me, però :)

  11. Marina
    20 aprile 2015 alle 20:00 Rispondi

    Io mi sono tirata fuori dal gioco sabato scorso con un altro in memoria della mia gioventù! Ho dato dell’alfabeto una mia diversa interpretazione! ;)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 07:36 Rispondi

      Ho appena visto, carino anche quell’alfabeto :)
      Io avevo invece scritto un paio di poesie usando le ventuno lettere dell’alfabeto tanti anni fa.

  12. Lisa Agosti
    21 aprile 2015 alle 06:26 Rispondi

    Cosa vuol dire fobantropia?
    Anch’io sto preparando il meme, ormai è un successone, non posso mancare, anche se sarà difficile trovare parole che non siano già state usate! :)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 07:40 Rispondi

      L’ho trovata riferita allo scrittore Guido Morselli. O, meglio, era lui a definirsi fobantropo. Un tipo solitario che viveva per conto suo.
      Chi tardi arriva male alloggia :D

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