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Come sto affrontando il self-publishing

Come sto affrontando il self-publishing
Scegliere di pubblicare come scrittore indipendente è una questione seria

Più di una volta un mio amico – non faccio nomi: Pierluigi Ferrara, qualcuno lo ricorderà per l’articolo a 4 mani sulla lunghezza dei testi per il web – mi ha chiesto per quale motivo non creo mai progetti web che fruttano soldi, ma inseguo sempre passioni che non portano nulla in tasca.

È vero. E forse è per lo stesso motivo che mi riesce più facile trovare idee e scrivere racconti da pubblicare nel blog che creare un’opera più complessa da vendere con l’autopubblicazione.

Una questione di prezzo

Quando scegli di far parte di un mercato – e il self-publishing è un mercato editoriale – devi cambiare atteggiamento nei confronti di te e della tua attività. E in questo caso la tua attività è la scrittura.

Anche se lavoro ogni giorno per migliorarla, c’è sempre qualcosa che mi blocca, che alle volte mi fa desistere e venir voglia di lasciar perdere e continuare a scrivere raccontini per il blog senza alcun obiettivo da raggiungere.

Avevo deciso di portare avanti il lungo racconto P.U. (il titolo non sarà questo, ma per ora non ho idee al riguardo), poi a un certo punto ho deciso che, non andando avanti, era meglio cambiare storia.

Ed ecco che riapro il file di Rottami, il racconto steampunk ambientato in un Nord Europa glaciale. Ma quella storia ha bisogno di riflessione, di essere prima definita bene nella trama. Quindi ritorno a P.U., per poi riapprodare sui Rottami e infine, come un figliol prodigo dalle idee poco chiare, finisco ancora su P.U.

Una questione di qualità

Non basta scrivere, secondo me. Perché quando decidi di vendere, quando metti la tua firma su un prodotto commerciale, quando poi arrivi anche a pubblicizzarlo, ti stai mettendo in gioco e anche seriamente.

Non basta scrivere, ma quello che scrivi deve essere una storia valida, qualcosa che nessuno ha letto finora. Perché con quella storia, in fondo, ti stai giocando il nome, non è così?

Ho scaricato diverse volte delle anteprime di ebook a pagamento, di narrativa intendo, e sono rimasto colpito. Sì, ma negativamente. Non c’era stile, non c’era originalità, in alcuni casi non c’era neanche grammatica.

Qual è il senso di tutto questo? Se inizi a sbagliare già prima della storia, ammazzi ogni possibilità di riuscita. Farai fuggire il lettore già dall’anteprima, ancor prima dell’acquisto.

Una questione di insofferenza?

Un’amica mi ha detto più volte – non faccio nomi: Monia Papa, la ricorderete per il post su come rendere il blog mostruosamente fantastico – che io sono troppo duro ed esigente con me stesso. Forse sarà pure così, ma non lo credo.

Anzi, sono fin troppo tenero, visto che sto ancora qui. Però c’è un’insofferenza più che latente che nella scrittura mi porta a non apprezzare quasi mai quello che scrivo. E mi chiedo spesso se sia un buon narratore o uno di quelli scarsi che scrivono storie senza senso.

È proprio l’insofferenza che mi porta a non decidermi a lanciarmi nel mondo del self-publishing. Mondo che, lo ripeto, a me non interessa a priori. Per me resta valida anche l’editoria tradizionale.

Però se devo pubblicare una storia in ebook, se poi devo promuovere l’ebook nel web, allora il lavoro deve essere fatto bene. A me non va di avere fretta, non va di creare qualcosa di arrangiato, tanto per pubblicare, tanto per dire che anch’io ho scelto il self-publishing.

Una questione di priorità

È il lettore, non trovate? Ma questo non significa che io sia soddisfatto dei racconti che ho pubblicato nel blog, perché specialmente l’ultimo secondo me non era da pubblicare. E infatti il seguito al 99% non uscirà.

Però ho altre due idee, un poliziotto americano pieno di cliché – è una storia umoristica, quindi i cliché servono in questo caso – e un noir pieno di cliché – idem come sopra. Ma questi appariranno qui quanto prima.

Avevo detto che ogni due settimane sarebbe apparso un racconto, ma non ho rispettato i patti. Però spero almeno di aver rispettato il lettore.

Io il self-publishing lo sto affrontando così: con calma e riflessione. Con questo chiudo e vi auguro buona domenica.

36 Commenti

  1. Monia
    9 marzo 2014 alle 08:54 Rispondi

    È domenica e ho fatto un brutto sogno (no, nessun mostro di quelli presenti nel mio guest post :): posso fare un po’ l’avvocato del diavolo?

    “Mi chiedo spesso se sia un buon narratore o uno di quelli scarsi che scrivono storie senza senso.”

    Finora a cosa ti ha portato farti queste domande? A un’insofferenza come leitmotiv e a un sottosuolo di inconcludenza. Meglio essere inconcludenti perché memori di dei fallimenti che perché figli di possibili successi abortiti anzitempo.

    Non rimanere fermo sulle domande ma cerca di guardare un po’ oltre e cercare il modo per avere risposte. Chi pensi ti possa dire se sei un narratore capace o uno di quelli scarsi? Rispondi a questa domanda e poi agisci di conseguenza. Una volta leggendo un libro che parlava di Euripide ho letto che “la ragione, inanellandosi su se stessa, si corrode”. Continuare a rimuginare senza far altro non è mai risolutivo.

    “A me non va di avere fretta, non va di creare qualcosa di arrangiato, tanto per pubblicare,”

    “Io il self-publishing lo sto affrontando così: con calma e riflessione.”

    Ci tieni a contrapporre un atteggiamento che identifichi come “frettoloso” quindi poco curato, “arrabattato” con il tuo che invece è un atteggiamento ispirato dalla ponderazione. Sei sicuro che non stai confondendo una sana calma con una rassicurante stasi? Sei certo che ti stai muovendo, anche se con prudente lentezza? O forse con la scusa della “riflessione” stai rimandando soltanto il momento in cui affrontare i tuoi fantasmi?

    Intanto per oggi goditi la montagna :)
    (Io vado a rileggermi l’ascesa al monte Ventoso di Petrarca e vedo se posso trovare nuovi spunti per pungolarti!)

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 07:50 Rispondi

      Sono domande che nascono così. E penso che la risposta possano darla solo i lettori. Bella la frase di Euripide.

      La sicurezza stasi è il vero fantasma, forse. Aspetto i tuoi pungolamenti dopo la lettura del Petratca :D

  2. Tenar
    9 marzo 2014 alle 10:40 Rispondi

    Capisco in pieno i tuoi dubbi, Daniele e apprezzo infinitamente il rispetto che hai per il lettore (che non maltratti mai, infatti i racconti sul blog sono godibilissimi). C’è da dire che l’insicurezza rischia di essere un blocco e che a un certo punto è necessario buttarsi e rischiare.
    Io sono un pessimo esempio, credo. Fosse dipeso da me non avrei mai pubblicato nulla, non ritenendolo mai pronto. Alla fine l’editoria tradizionale serve un po’ anche a questo, ad avere qualcuno che ti dice “sì, adesso va bene, andiamo in stampa!”
    Con il self a un certo punto devi essere tu stesso a prendere questa decisione.
    Sono sicura che questo momento arriverà!
    Buona Domenica.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 07:52 Rispondi

      Grazie Tenar :)
      È vero, con l’editoria tradizionale quel passo, alla fine, non lo decidi tu. Intanto porto avanti la storia, poi, quando sarà finita, la manderò all’editor e sentirò il suo parere.

  3. Laura Tentolini
    9 marzo 2014 alle 10:44 Rispondi

    Il self-publishing è pur sempre un’esperienza, sarebbe interessante vedere come ti muovi e quali ritorni ottieni.

  4. franco zoccheddu
    9 marzo 2014 alle 11:01 Rispondi

    E’ molto apprezzabile l’atteggiamento sincero che esprimi.
    Non posso che condividere: come già ti dissi, il mio romanzo io lo scrivo da ben (quasi) undici anni, e ancora nutro dubbi, cambio idea, scrivo e riscrivo.
    E’ chiaro che tutti noi aspiranti “pubblicatori” ci dividiamo secondo due grandi ripartizioni:
    1) O siamo capaci o siamo incapaci di scrivere bene;
    2) Siamo talmente ambiziosi da non farci bloccare da dubbi e incertezze, o siamo persone prudenti e scrupolose al punto da perdere del tutto la nostra ambizione.
    Insomma: siamo esseri umani.
    E’ una bellissima domenica mattina, soleggiata e tranquilla, qui a Oristano. Pubblicherò…, non pubblicherò…, ci penserò lunedì!
    Ciao Daniele, ciao Laura, ciao Tenar, riposatevi per oggi!!!

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 07:54 Rispondi

      Quei due gruppi andrebbero ulteriormente divisi :)

      • franco zoccheddu
        10 marzo 2014 alle 09:57 Rispondi

        Si, ogni nostra affermazione sulla realtà è una semplificazione. L’unica vera fedele rappresentazione della realtà (vogliamo dire rappresentazione “copia-incolla”? E diciamolo, va’…) è la realtà stessa, che però ha un difetto rispetto ad ogni altra rappresentazione: è irripetibile!!
        Insomma: non ti è concessa più di un’occhiata.
        Ma se copia.incolla è irripetibile, be’ ragazzi, allora ci possiamo permettere di ripetere e riguardare solo quelle non copia.incolla, insomma avranno qualche lacuna, qualcosa che manca.
        Un romanzo non è certo del tipo “rappresentazione della realtà copia.incolla”. Ma allora cos’è? Cosa e quanto possiamo permetterci di escludere?
        Scusa Daniele: è che le tue frasi sono per me, volente o nolente tu, una continua ispirazione per i miei ragionamenti.

  5. franco zoccheddu
    9 marzo 2014 alle 11:02 Rispondi

    E ciao Monia!

  6. Laura Tentolini
    9 marzo 2014 alle 11:50 Rispondi

    :)

  7. Seagal93
    9 marzo 2014 alle 11:51 Rispondi

    Daniele io credo in te!! :)
    Spero davvero che un giorno riuscirai a pubblicare un tuo romanzo!! :)

  8. Mila orlando
    9 marzo 2014 alle 12:22 Rispondi

    È ammirevole il rispetto che mostri nei confronti della scrittura e dei lettori. Quando si ha una passione così grande, siamo come quei bambini che hanno paura di staccarsi dalla sedia e fare qualche passo senza nessun appiglio. Prima o poi bisogna farlo, per affrontare gli spazi e iniziare a correre. Ricordo il racconto di cui non hai pubblicato più il seguito, secondo me dovresti continuarlo. Ovviamente non sono nessuno per dirtelo, ma sono una lettrice che apprezza ciò che scrivi. Buona domenica!

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 07:56 Rispondi

      Grazie Mila :)
      Non è vero che non sei nessuno: sei appunto una lettrice ;)

  9. Grazia Gironella
    9 marzo 2014 alle 13:42 Rispondi

    Leggendo il tuo post mi viene in mente una riflessione di qualche tempo fa: siamo abituati a pensare che ciò che facciamo debba avere uno scopo tangibile, ma non è detto che questo valga sempre e per tutti. Se questa mancanza di obiettivi e tempi precisi corrisponde al tuo modo di vivere la scrittura, goditi in pace la libertà! Se invece la voglia di tentare sul serio ce l’hai, ma c’è qualche resistenza da rimuovere, magari ti basta un primo passo per superarla. Di sicuro ne varrebbe la pena. Io per esempio non riuscirei a scrivere senza obiettivi, tempi e speranze; sono sicura che finirei con il dedicarmi ad altro. (Dico così, ma senza scrivere tengo botta più o meno tre giorni prima che mi piombi addosso la depressione!)

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 07:57 Rispondi

      Concordo, Grazia. Neanche io riuscirei a fare nulla senza un obiettivo.

  10. Salomon Xeno
    9 marzo 2014 alle 20:51 Rispondi

    C’è chi è fin troppo cauto come te e chi carica il file di Word senza neanche rileggerlo. Non ho letto tutti i tuoi ebook, ma “L’isola delle ombre bianche” e “Zombie safari” mi sembravano abbastanza buoni anche per essere autopubblicati. Ma è quello che avrei pensato io, che non sono l’autore. :)

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 07:57 Rispondi

      Beh, in certi casi, vale più quello che pensano i lettori, no? :)

  11. Ivano Landi
    9 marzo 2014 alle 22:08 Rispondi

    Anch’io mi preoccupo molto e spesso per la lentezza con cui sto affrontando il mio progetto di self-publishing. Però a volte mi chiedo se la mia non sia semplice impazienza. In fin dei conti sono sul pezzo da poco più di tre anni e in questo stesso arco di tempo ho portato avanti il mio tran-tran quotidiano, ho scritto un bel po’ di cose per i blog e ho pure scritto la prima stesura completa del romanzo successivo a questo. Anche tu mi sembri molto indaffarato. Non staremo forse chiedendo troppo a noi stessi mentre i nostri tempi sono in realtà quelli normali?

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 07:58 Rispondi

      Forse hai ragione, sia sull’impazienza – questa forse ha un ruolo predominante – sia sui vari progetti che portiamo avanti.

  12. Gabriele Mercati
    10 marzo 2014 alle 09:57 Rispondi

    Ciao Daniele, ti seguo da poco ed ho letto di te ancora meno. Non credo molto nel self p. Anche se lo reputo quasi obbligarorio. L’ebook non e un libro, e` solo un testo leggibile in forma elettronica, un libro e` su carta e resta nel tempo, l’ebook boh! Scusa se mi premetto dici che hai in progetto un polizziesco non e` un idea troppo usata? Ciao G.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 11:16 Rispondi

      Ciao Gabriele, benvenuto nel blog.

      Diciamo che un ebook è un libro elettronico. Anche io preferirò sempre il cartaceo, comunque. Mi piace di più.

      Il poliziesco è un’idea molto usata, è vero, ma vorrei scriverlo e pubblicarlo qui il racconto. E inoltre è umoristico.

  13. Francesco La Manno
    10 marzo 2014 alle 12:00 Rispondi

    Dopo aver letto ed apprezzato molti articoli del tuo blog, penso che quando deciderai di pubblicare un ebook, sarà un ottimo prodotto.

    In bocca al lupo, Daniele!

  14. Attilio Nania
    10 marzo 2014 alle 12:39 Rispondi

    Per me il self e’ stato un esperimento, un buon modo di fare esperienza, e devo ammettere che ho imparato alcune cose.
    Intanto posso dirti questo: i libri che ottengono buoni risultati con l’autopubblicazione sono quelli di nicchia, quelli che trattano un genere ristretto.
    Ad esempio, se tu sei un esperto sugli animali, tieni un blog sugli animali e nel tuo campo sei abbastanza conosciuto, se pubblichi un libro sui cani hai buone possibilita’ di venderlo anche col self. Anzi, direi che in questo caso tra il self e l’editoria tradizionale non c’e’ differenza.
    Oppure, se sei un cattolico praticante e scrivi un romanzo esoterico, magari aiutato dal tuo prete, hai buone possibilita’ di ottenere successo.
    O ancora, se scrivi un romanzo che tratta un tema attualmente discusso ma ancora poco trattato dagli scrittori (che so, il caso Stamina, per esempio), le tue possibilita’ di fare buone vendite ci sono.

    Insomma, in parole povere il concetto e’ questo: un potenziale lettore fa una ricerca su google riguardo a un determinato argomento di nicchia, e anche se le sue intenzioni non sono quelle di comprare un libro, google gli mostra tra le prime pagine quella in cui viene esposto il tuo libro autopubblicato. A quel punto, se l’ebook ha un prezzo onesto, il potenziale lettore puo’ anche acquistarlo.

    Il self, per ora, funziona cosi’.

    Per quel che riguarda i grandi generi, come il fantasy, la fantascienza, i polizieschi e l’horror, col self publishing non riscuotono successo perche’ il processo di cui ti ho appena parlato non funziona.
    L’unico grande genere che col self vende un pochino e’ il rosa, ma comunque meno dei libri d nicchia.

    Poi e’ chiaro, uno come te che ha un bel blog e tanti lettori puo’ riuscire ugualmente a vendere un po’ di copie in self anche di un buon romanzo poliziesco. Pero’ stai vendendo comunque ai lettori del tuo blog e ai tuoi amici, il self publishing non ti permette di andare oltre, a meno che non scrivi un libro di nicchia.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2014 alle 13:04 Rispondi

      Capisco che vuoi dire, ma non voglio scrivere di un argomento caldo solo perché sarà facile essere trovati e venderlo. E i miei esperimenti di self-publishing saranno proprio sul Fantastico, perché a me quello interessa.

      Non so, non sono sicuro della sua tesi.

    • Grazia Gironella
      10 marzo 2014 alle 14:26 Rispondi

      Sono pienamente d’accordo.

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  16. animadicarta
    11 marzo 2014 alle 09:22 Rispondi

    Mi sono ritrovata in molte delle cose che hai detto.
    Conoscendo un pochino il tuo stile di scrittura e la cura che metti in quello che scrivi, sono certa che quando pubblicherai qualcosa avrai fatto del tuo meglio. Quindi capisco che il tuo affrontare “con calma e riflessione” il SP derivi soprattutto da questo. E considerando le tante persone che ci si buttano a capofitto è un atteggiamento ammirevole. L’importante è che la “calma e la riflessione” non diventino un alibi per il timore di affrontare il passo della pubblicazione…

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2014 alle 09:55 Rispondi

      Giusto, non deve diventare un alibi: da parte mia non c’è questo pericolo.

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  20. Ulisse Di Bartolomei
    18 aprile 2014 alle 02:01 Rispondi

    Salve Daniele
    qualche giorno fa mi è arrivata una mail di Google dove in sunto mi si chiede: “Considerato che i tuoi testi stanno nella nostra libreria, perché non li vendi pure tramite noi?” Mi sono allora ricordato che su Amazon sono offerti soltanto in formato Kindle (mobi) e quindi esclusi da altri supporti di lettura. Sono propenso ad approfittarne, sennonché, sono mai riuscito a comunicare con l’assistenza di Google! Ho inserito un libro ma si capisce nulla di cosa ne stiano facendo e sono passati tre giorni. Dovrei ricevere l’approvazione o il rifiuto ma non è intuitivo come in Createspace, dove vi sono gli avvisi di quello che succede o succederà. E’ consiglaibile Google play per vendere gli ebook oppure vi sono altre migliori possibilità? Grazie

    • Daniele Imperi
      18 aprile 2014 alle 07:39 Rispondi

      Ciao Ulisse, mi dispiace, ma di come Google venda gli ebook non so dirti nulla…
      Comunque in rete è pieno di piattaforme per vendere i propri ebook, non esiste solo Amazon.

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