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10 consigli per affinare il tuo stile

Parole in musica

Questo è un guest post scritto da Giuliana Mosetti.

Nell’articolo Parole in musica: lo stile e ciò che lo definisce ho introdotto l’argomento stile analizzando le varianti che contribuiscono a definirlo, corredandole di esempi e cercando di approfondirle tramite una serie di riflessioni. Ho definito lo stile come “la personalità che caratterizza uno scrittore, il timbro di voce che lo contraddistingue dagli altri e che delinea una sorta di continuità tra le sue opere”.

Un autore alle prime armi può incontrare qualche difficoltà nel riuscire a trovare e far emergere il proprio stile, soprattutto per la mancanza di esperienza e maturità nel campo. È per questo motivo che ho pensato di condividere con voi alcuni consigli che hanno contribuito (e contribuiscono tutt’ora) a migliorare il modo in cui scrivo, scavando con pazienza alla ricerca della mia voce autoriale. Spero possiate ampliare l’argomento aggiungendone di vostri e cogliendo gli spunti inseriti nella parte finale (non si vince alcun premio, ma la condivisione è già di per sé un bene prezioso). Alla fine di ogni consiglio allego un piccolo esercizio per iniziare a sfruttarlo sin da subito.

Le uniche raccomandazioni che non ho riportato tra quelle sotto elencate – semplicemente perché le ritengo del tutto implicite – sono quelle di scrivere e leggere con regolarità. Se possibile, ogni singolo giorno, fosse anche per mezz’ora soltanto. Nessun esercizio vale più di questi, parola.

1) Analizza i testi di altri autori

Sfogliare i libri di autori già pubblicati cercando di studiarli con occhio critico e per quanto possibile oggettivo, è il metodo più indicato per imparare a cogliere le sfumature che contraddistinguono lo stile di ciascuno e per cominciare a capire in che direzione si svilupperà il tuo. Analizza i passaggi che ti hanno colpito e soffermati a chiederti cosa li rende così efficaci; allo stesso modo, rifletti sui punti deboli o nebbiosi, su come l’autore gioca con parole, punteggiatura e trama, su quali metodi usa per rendere la lettura scorrevole e avvincente. Leggi gli scrittori che ami e quelli che detesti, perché da entrambi puoi cogliere qualche spunto utile, sia in positivo che in negativo.

Considera che anche i più grandi romanzieri hanno preso ispirazione da chi svolgeva questo mestiere prima di loro: si tratta di un meccanismo spontaneo e del tutto naturale, che non ha nulla a che vedere con la copiatura cruda e diretta. Forse in fase iniziale sarai portato a imitare inconsapevolmente lo stile dei tuoi autori preferiti, ma vedrai che con il tempo e la pratica poco a poco sarai in grado di personalizzarlo e ridefinirlo.

Esercizio: prendi il libro che più ami, scegline un capitolo a caso e analizzalo da cima a fondo, da ogni punto di vista: stilistico, grammaticale, emozionale. Dopo di che, fai la stessa cosa con un libro che detesti. Se ne riscontri l’utilità, ripeti pure l’esercizio anche con altri titoli.

2) Scrivi pezzi di getto

Scrivere di getto significa buttare sul foglio bianco tutto ciò che ti passa per la testa, senza curarti di essere coerente, di rispettare le regole grammaticali e di sottostare al giudizio altrui. Non preoccuparti se ne escono fuori frasi senza senso o concetti contorti che nemmeno tu riesci a cogliere appieno: non si tratta di un compito in classe, ma di scrittura cruda e grezza al suo stadio primordiale, prima che la ragione provveda a limarla e rifinirla. Non deve, pertanto, essere precisa, né tanto meno perfetta.

Tolto ogni paletto, hai la possibilità di esprimerti senza paura, lasciando fluire sulle pagine vuote il tuo io più libero e puro: in questo modo nascono spesso dei pezzi intensi e ricchi di poesia, che svelano scorci preziosi della tua interiorità. Scrivere di getto ti permette dunque di conoscerti meglio, di sondare le tue emozioni, di superare i blocchi che impediscono alla penna di scorrere fluida e sicura. E contribuisce ad esplorare una possibile direzione stilistica che nasca e si sviluppi in sintonia con la tua personalità.

Esercizio: procurati un bel quaderno e scrivici tutte le volte in cui ti senti emotivamente carico o quelle in cui l’ispirazione sembra sfuggirti tra le dita. Scrivi senza timore e senza freni, di tutto ciò che ti frulla per il cervello. Rileggiti poi a mente aperta, vincendo il bisogno di giudicarti.

3) Assembla la tua cassetta degli attrezzi

Stephen King nel volume autobiografico “On writing” parla della cassetta degli attrezzi, accessorio figurativo simboleggiante la conoscenza tecnica che ogni mestiere richiede per poter essere svolto in maniera appropriata. Chi scrive non è esente dall’assemblarne una; meglio ancora, chi desidera scrivere bene necessita la costruzione di una cassetta degli attrezzi fornita di regole grammaticali, nozioni generali di scrittura, modelli esempio, vocabolario di italiano, dizionario dei sinonimi e contrari, e così avanti. È vero che un minimo di predisposizione occorre, ma non si può pretendere di raggiungere l’eccellenza stilistica se non si è in grado di maneggiare la penna in modo consapevole. Quindi, studiare e fare il possibile per continuare a progredire nel tempo deve essere la regola, perché non saranno di certo inerzia e staticità a migliorare il tuo stile. Nel concetto di studio intendo includere anche la fase di documentazione che precede la stesura di un’opera.

Esercizio: ripromettiti di inserire ogni singolo giorno un nuovo accessorio nella tua cassetta degli attrezzi, fosse anche soltanto un termine che non conoscevi. A iniziare da subito: apri il dizionario e parti alla ricerca o spulcia l’apposita area presente su questo sito, denominata “La dispensa dello scrittore”.

4) Rileggiti e revisiona a distanza di tempo

Rileggere e revisionare qualcosa che hai scritto nell’immediato non è come farlo dopo una settimana; riprenderlo in mano dopo due o tre mesi cambia ulteriormente le cose. È per questo motivo che molti scrittori raccomandano di chiudere il proprio manoscritto in un cassetto una volta che è finito, e di lasciarlo lì a sedimentare per un po’. Sfogliare qualcosa che hai scritto a distanza di tempo ti permette di sentirti meno coinvolto e più oggettivo, ti dà modo di rilevare le incoerenze e gli errori disseminati tra le pagine, ti consente di notare vezzi e cliché sparsi silenziosamente qua e là. Non lesinare mai con la revisione. Quando ti sembra di aver revisionato a sufficienza, revisiona di nuovo. E un’ulteriore volta ancora. Non è mai abbastanza e probabilmente ogni volta che lo fai troverai qualcosa da tagliare, cambiare, aggiungere. Rileggere e analizzare con cura ciò che scrivi ti permette di scoprire i tuoi punti deboli e quelli di forza, dunque favorisce notevolmente la tua crescita stilistica.

Esercizio: rileggi un racconto che hai scritto diverso tempo fa e che non hai più preso in mano da allora. Segnala gli errori, le parti deboli, le eventuali incoerenze e i punti che necessitano di qualche modifica. Aggiustalo e rimettilo nel cassetto per un altro po’, poi ripeti nuovamente l’esercizio. Fintanto che ti sembrerà perfetto.

5) Parti dalle cose semplici

Iniziare a scrivere con l’ambizione di produrre un’opera grandiosa e stilisticamente perfetta può risultare alquanto scoraggiante e può far desistere dall’impresa una volta che ci si rende conto di non essere in grado di farlo. Il rischio è che tu ti blocchi del tutto, in attesa di raggiungere quella perfezione utopica e di riuscire a eguagliare gli autori del secolo. Lo stile di uno scrittore può essere paragonato ad un diamante grezzo, che viene tagliato e rifinito fino ad ottenerne la pietra liscia e brillante e che ben conosciamo: se hai talento e personalità avrai senz’altro modo di tirarli fuori, ma è bene che tu parta dalle cose semplici, andando via via ad arricchirle in maniera del tutto naturale una volta che avrai acquisito padronanza della penna. E ricordati che semplicità non è sinonimo di banalità: ci sono scrittori che con poche, rapide pennellate di inchiostro riescono a comunicare efficacemente tutto ciò che occorre, dando modo al lettore di costruire il resto con l’immaginazione.

Esercizio: scrivi un pezzo, di qualsiasi genere e lunghezza; quando è finito, rileggilo e taglia il superfluo: parole inutili, avverbi di troppo, punteggiatura eccessiva. Una volta che risulta scarno e privo di fronzoli, rileggilo nuovamente, ragionando sulle differenze con la precedente versione e assaporando le sensazioni che ti comunica adesso.

6) Impara ad osservare

Un autore deve conoscere le cose di cui parla, per poterle descrivere in modo realistico, accurato e al tempo stesso avvincente. Se già non lo fai, impara perciò a guardarti attorno: osserva con attenzione persone, animali, ambienti, oggetti e situazioni. Cogli i piccoli dettagli, quelli che rendono particolare anche la normalità: una camicetta abbottonata storta, una panchina scolorita dal tempo, un fiore arancione che spunta tra le erbacce in cortile. Cambia spesso i tragitti che compi quotidianamente per scoprire nuove strade, negozi che non conoscevi prima, vecchie case con l’intonaco scrostato; entra in un bar e prendi un caffè, studia l’atteggiamento e il carattere di chi ti serve, il suo aspetto, il modo che ha di porsi agli avventori. Prendi spunto da ciò che vedi e trasformalo in parole, storie, emozioni. La realtà è un pozzo inesauribile di idee, in grado di nutrire il tuo stile e di avvicinare il lettore al mondo che gli proponi, coinvolgendolo e appassionandolo.

Esercizio: esci a fare una passeggiata in un quartiere che ti è familiare e poniti l’intento di osservarlo con occhi nuovi, attenti ai dettagli; porta con te un quadernetto su cui annotare pensieri e considerazioni e, se vedi che ti torna utile, falla pure diventare una piacevole abitudine per sgranchire gambe e cervello.

7) Non aver paura di sperimentare

È meglio partire dalle cose semplici (vedi punto 5), però, una volta acquisita dimestichezza, si possono cominciare a introdurre variazioni sul tema. In realtà è una cosa che viene da sé, perché scrivendo con costanza e regolarità lo stile si evolve in modo spontaneo. Sperimentare non significa strafare, ma provare nuove strade che riescano a convogliare il messaggio o la storia che hai da raccontare in modo più forte, originale, creativo. Ad esempio, ci sono autori che riescono a donare una deliziosa intensità ai propri scritti osando accostamenti inusuali di nomi, verbi e aggettivi; altri che per trasmettere emozioni giocano con la punteggiatura; altri ancora che mescolano prosa e poesia per rendere il testo scorrevole e musicale. Nessuno pone dei paletti alla fantasia se non lo scrittore stesso e le sue paure, che impediscono allo stile di emergere tra le righe. Cerca dunque con coraggio la tua via e sii pronto a cambiare direzione più volte, nel caso dovessi intravederne una migliore.

Esercizio: scrivi un pezzo diverso dal solito, inventandoti uno stile nuovo e completamente differente da quello usuale. Scava dentro di te per trovare qualche lato nascosto, una vena creativa ancora inesplorata, sentimenti che in genere non butti su carta. Rileggiti e analizza le differenze con ciò che scrivi abitualmente.

8) Rifletti sulle critiche costruttive

Una critica ai propri lavori di scrittura può far male quanto una pugnalata tra le scapole: posso solo immaginare cosa prova un autore pubblicato quando legge delle recensioni che descrivono in termini negativi il libro su cui ha speso tempo, sudore e passione. Il punto è che non si può piacere a tutti e perfino i grandi autori ricevono stroncature da parte di critici e lettori. Bisogna farsene una ragione, evitare di prenderla sul personale e, soprattutto, imparare a discernere tra critiche sterili e critiche costruttive. Queste ultime possono rivelarsi ben più utili dei commenti positivi, perché ti permettono di riflettere sugli eventuali lati deboli dei tuoi lavori, dandoti la possibilità di correggerli e migliorarli. Un punto di vista esterno è prezioso perché coglie aspetti che potrebbero sfuggire agli occhi amorevoli e parziali di chi ha creato l’opera. Perciò, metti da parte l’orgoglio e fai tesoro delle critiche utili che ricevi, sfruttandole a favore della tua evoluzione stilistica.

Esercizio: scrivi un pezzo e fallo leggere ad un amico che sia in grado di darti un parere critico. Chiedigli di dirti in tutta sincerità quali sono i punti deboli, le parti che gli piacciono meno, quelle che cambierebbe o eliminerebbe del tutto – ovviamente, motivi annessi. Rifletti su quanto ti viene detto e prova a migliorare il pezzo seguendo i suggerimenti che ti sono stati dati.

9) Abbi il coraggio di ricominciare

Anche gli scrittori più bravi ammettono di aver partorito dei pezzi buoni e altri meno buoni, incluse quelle che possono tranquillamente essere definite delle “autentiche schifezze”; inoltre, molti ammettono di aver ricevuto almeno un rifiuto – se non più di uno – nel corso della propria carriera. Il punto è che nessuno di noi è perfetto, perciò è del tutto normale scrivere anche della robaccia priva di senso, povera di idee, scarsa nella forma. Uno scrittore impara e migliora proprio esercitandosi, perciò sta in te perseverare ed essere paziente: non abbatterti se i tuoi primi sforzi non producono il risultato sperato, poiché il tuo stile maturerà; cerca di nutrirlo e dagli il tempo di crescere. Ricominciare può voler dire dover gettare nel cestino pagine e inchiostro su cui si è versato sudore; addirittura, interi capitoli che non funzionano o che non sono indispensabili alla storia. Non c’è nulla più frustrante, ma fa parte del processo creativo: trova dunque il coraggio di buttare e riscrivere quando senti che è davvero il caso di farlo.

Esercizio: fai la revisione di qualche pezzo che hai scritto e che non hai mai trovato convincente; taglia e correggi ciò che puoi e getta senza alcuna riserva il resto, riscrivendolo o passando ad un nuovo progetto. Assapora il senso di pulizia e freschezza che si prova nel liberarsi della zavorra.

10) Sii te stesso (e vanne fiero)

Soprattutto se sei uno scrittore alle prime armi, evita di utilizzare inutili preziosismi per cercare di impressionare il lettore, a meno che il genere di libro che stai scrivendo non li richieda per motivi funzionali. Un linguaggio troppo ricercato e una trama talmente criptica che solo tu sei in grado di capirla non ti ingraziano chi legge, né gli forniscono la voglia di rifarlo in futuro; svelano, inoltre, la tua insicurezza e la paura di non essere all’altezza delle aspettative. Evita anche cliché, vezzi e altri luoghi comuni, che rivelano poca fantasia e una scarsa personalità stilistica. Scrivi semplicemente come sai, di quello che conosci e nel miglior modo possibile, cercando di essere coerente con te stesso e diretto con il lettore: la tua onestà intellettuale verrà percepita e chi legge sarà più propenso a darti una possibilità. Non farti prendere dallo sconforto confrontando il tuo stile con quello dei grandi autori, ma cerca di portare alla luce la tua unicità e, dove non arrivi con la forma, affidati alla sostanza.

Esercizio: prenditi dei frammenti di tempo da dedicare a una riflessione introspettiva che ti permetta di conoscerti meglio, di capire chi sei e qual è il percorso che vuoi intraprendere. La meditazione può aiutarti in questo senso, poiché ti mette in contatto con la parte spirituale e più profonda di te. Per meditare scegli un luogo tranquillo, una posizione comoda e un mantra da ripetere mentalmente; chiudi gli occhi e cerca di svuotare la testa, lasciando che il tuo io segua il flusso naturale del pensiero inconscio.

Conclusioni

Per approfondire quanto sopra, ti pongo alcune domande a stimolo e riflessione:

  • Quanti dei consigli sopra riportati segui abitualmente e quali ritieni più utili?
  • Hai qualche suggerimento aggiuntivo per chi sta cercando di portare alla luce il proprio stile?
  • A che punto ti trovi? Senti di aver già sviluppato una personalità autoriale nitida e convincente?
  • Quali pensi siano i tuoi punti di forza? Quali le tue carenze?

E con questo chiudo l’articolo, lasciando spazio alla libera espressione e condivisione.

La guest blogger

Mi chiamo Giuliana. Semplicità, curiosità e fantasia sono tre aggettivi che mi descrivono bene; la mia serata ideale è sotto le coperte con qualcosa da leggere, o con una penna in mano e dei fogli bianchi a disposizione. Non sono un tipo da scarpe e borse, però se ho qualche euro da spendere in tasca e sono nei pressi di una libreria, poco ma sicuro un bel libro ci esce. Creatività, sensibilità e spirito organizzativo sono i miei punti di forza, il perfezionismo la mia debolezza: revisiono, taglio e limo ciò che scrivo in maniera maniacale, finché non ne sono completamente soddisfatta. Studio, leggo e sperimento molto per migliorare la mia scrittura; da ottobre 2011 curo sul web un blog che parla di dieta, nutrizione e benessere.

55 Commenti

  1. Glauco
    25 settembre 2013 alle 11:19 Rispondi

    Ho scaricato il pdf. Molto utile, preciso e coinciso. Un cammino per me un po’ arduo nonostante la grande passione (nevrosi?) ma non mollo. Grazie!

    • Giuliana
      25 settembre 2013 alle 12:25 Rispondi

      Grazie mille, Glauco, sei molto gentile! :)
      Non mollare mai, specie se la scrittura è la tua passione, e continua a scrivere anche solo per il gusto e il piacere di farlo.
      Il tuo stile mi pare molto particolare, già soltanto a leggere la piccola autobiografia che hai inserito nel tuo blog.
      Se poi ti va, puoi condividere qui le tue riflessioni, provando a rispondere alle quattro domande sopra elencate ;)
      Un caro saluto

  2. Alessia
    25 settembre 2013 alle 12:56 Rispondi

    Davvero un bellissimo articolo, Giuliana!
    Ho trovato davvero interessanti gli esercizi che hai proposto, sono perfetti per far fronte alle situazioni che hai evidenziato.

    Il consiglio più utile è quello legato alla revisione e al lavoro di cesellatura. Ogni scrittore ha un legame emotivo con ciò che scrive, ed è un lavoro difficilissimo da fare. In genere, nessuno vuole mai tagliare su ciò che ha scritto, credendo che sia già ad un buon livello stilistico. Qualcuno una volta mi disse che questo è paragonabile a una persona con arto putrefatto: se non lo amputi, la cancrena si espande. Occorre non avere paura di tagliare via il superfluo, mai. Ne gioverà sempre e soltanto alla scrittura.

    Per portare alla luce il proprio stile penso sia un buon esercizio cambiare il focus della narrazione, utilizzando prima, seconda, terza persona e poi via, sfruttando tempi presenti, passato remoto o imperfetto. Le varie combinazioni sono diverse e trasmettono tutte messaggi differenti tra loro. Un racconto scritto in prima persona presente ha un impatto emotivo molto diverso da un racconto scritto alla terza persona passato remoto. Forse un esercizio, in questo senso, può essere quello di riscrivere il medesimo pezzo seguendo varie combinazioni, e vedere cosa suscitano e quali messaggi trasmettono. E’ un ottimo modo per toccare con mano le differenze stilistiche sul come e cosa utilizzare, a seconda di ciò che si sta raccontando.
    Negli anni – a livello di scrittura narrativa, non parlo di blogging – ho cambiato radicalmente stile. L’ho snellito moltissimo. E’ normale partire con uno stile barocco per poi iniziare a tagliare il superfluo. Paul Auster o Cormac McCarthy sono due ottimi esempi di cui una narrativa snella riesca ad avere un grandissimo impatto sul lettore, a discapito di una più pesante e ricercata.
    Mmh… sul punto di forza credo di avere una scrittura molto emotiva e visiva, e ammiro moltissimo le donne che riescono ad avere un’energia maschile quando scrivono, come la Yourcenar. Sul punto carenza? Il focus narrativo. A volte in uno stesso paragrafo il punto di vista della narrazione si sposta da un personaggio all’altro.
    E’ un errore, lo so benissimo, ma fatico a rendere passivo uno dei due personaggi in un dialogo, per esempio. Prima o poi imparerò a dare il giusto spazio a tutti, spero!

  3. Giuliana
    25 settembre 2013 alle 14:08 Rispondi

    Grazie di cuore, Alessia, sia per i complimenti che per il prezioso contributo :)

    Molto interessante l’esercizio di riscrittura con variazione di tempo e voce narrante, sia per favorire l’evoluzione del proprio stile che per sperimentare in prima persona le sensazioni che ciascuna versione produce. Lo testerò senza alcun dubbio, mi sembra davvero utile.

    Concordo sul fatto che spesso, anziché iniziare con semplicità, si parta con uno stile più barocco, per snellirlo poco a poco con il tempo e la pratica. Dato che lo citi – e che Daniele aspetta il mio parere – ne approfitto per aggiungere una particolarità che ho notato leggendo Cormac McCarthy: il fatto che il suo stile nelle parti descrittive sia denso, lento, carico di parole, mentre invece si asciuga di colpo quando si passa ai dialoghi. Devo ammettere che è una peculiarità che colpisce, poiché dona ritmi e colori diversi ad uno stesso libro.

    Acuta l’analisi che fai del tuo stile, sia per quanto concerne i punti di forza che le carenze. Mi incuriosisce la scrittrice che citi, la Yourcenar, che non ho mai letto: aggiungo, perciò, alla mia (ormai infinita) lista ;)

    Un ulteriore appunto, che mi viene in mente avendo appena finito di rileggere il piacevolissimo “Donne tra le righe”, volume che racconta in breve la biografia di alcune tra le scrittrici più conosciute: in genere ho notato che l’età media della prima pubblicazione delle autrici citate si aggira attorno i trent’anni o giù di lì, raramente prima. Segno che, anche in chi ha talento, lo stile necessita comunque di tempo per poter maturare e arrivare alla giusta consistenza?…

    • Alessia
      25 settembre 2013 alle 16:26 Rispondi

      Sull’esperimento spero possa esserti utile. Io ho provato per pura curiosità a lavorare in quel senso e ho notato differenze davvero abissali su alcune combinazioni. Tienimi aggiornata sugli sviluppi, sono curiosa di sapere cosa esce e cosa ne pensi… ma per ora non aggiungo altro per non influenzarti!

      Di McCarthy ho letto solo “La Strada” ed è davvero ridotto all’osso nelle descrizioni, e ho lavorato in teatro sul suo “Sunset Limited” ma non fa testo direi. In sostanza ho troppi pochi mezzi per aver notato ciò che hai notato tu, ma spero di rifarmi con la lettura di altri suoi romanzi.

      A forza di scrivere e leggere guide e articoli riesci a essere più critico nei tuoi confronti. Io poi sono una bestia, mi autofustigo e sono ipercritica con me stessa, più che con gli altri. Ma credo sia un difetto di molti questo. Della Yourcenar ti consiglio “L’Opera al Nero”, è un ottimo romanzo e uno dei suoi migliori. E’ stranissimo vedere la forza narrativa di una donna che riesce a scrivere con un’energia che non ha nulla di femminile. Destabilizzante ma bellissimo.

      Non sapevo che molte autrici avessero pubblicati intorno ai trent’anni. Questo mi offre ampie speranze! A parte gli scherzi credo sia come dici tu: maturi nello stile, e nei contenuti soprattutto. Me ne sono accorta scrivendo in quest’ultimo periodo. Se parli dell’adolescenza a trent’anni, lo fai con un occhio diverso rispetto a quando ne hai venti, o sedici. A sedici anni ci sei dentro e non sei oggettivo, trascinato dall’emozione. A venti sei ancora troppo vicino ai sedici anni, sei disilluso ma né carne né pesce. A trenta… a trenta ti guardi indietro e rivedi il te adolescenti, osservi gli adolescenti di oggi e capisci che hai un occhio di riguardo per loro, ne vedi la tenerezza di un’età fragilissima di cui gli adulti, da sempre, non hanno mai capito nulla. Questo è solo un esempio che ho vissuto in prima persona, ma credo se ne possano fare a decine. A trent’anni sei emotivamente maturo per fare tue tutte le età e le esperienze di vita, e rimetterle su carta.

      • Giuliana
        25 settembre 2013 alle 20:58 Rispondi

        Sì, in merito all’esercizio ti farò senz’altro sapere :)

        Io Di McCarthy sto leggendo Suttree, perché è uno di quelli con cui Daniele mi ha consigliato di iniziare. Ecco un passaggio descrittivo, tanto per farti capire:
        “[…]Gli occhi alzati a questa cattedrale di volte coi suoi fossili di nodi del legno e le teste di chiodi pseudomorfe nel cemento grigio, in balia della corrente, l’ombra obliqua del ponte che piega l’ampiezza del fiume secondo la stessa illusione vertiginosa presupposta dalle vecchie auto da corsa immortalate sui dagherrotipi, le loro ruote rese elittiche dalla velocità.[…]”
        Infatti, ho un po’ il timore che queste descrizioni lunghe e complicate (cosa diavolo è un dagherrotipo? ;)) possano scoraggiarmi dal proseguire la lettura. Per ora, tengo duro!
        Trovo comunque particolare il fatto che lo stile di questo autore possa variare tanto da un libro all’altro.

        Anch’io sono ipercritica con me stessa, però non lo vedo come un difetto, anzi: vero che a volte può risultare sfibrante, ma per lo meno favorisce una continua evoluzione stilistica. Meglio ipercritici che troppo indulgenti, vedila così.
        Inizierò la lettura della Yourcenar con il libro che mi consigli, sono proprio curiosa! Amo le scrittrici dalla penna vigorosa e decisa.

        Come te, penso che trent’anni o giù di lì sia l’età in cui lo stile fa un salto di qualità, soprattutto grazie alle esperienze vissute, ai testi letti e scritti nel corso degli anni e alla sopraggiunta maturità. Anche perché durante l’adolescenza inizi appena ad assaporare le prime vere emozioni (innamoramento, amicizie) ed è difficile parlarne con cognizione di causa finché ne sei coinvolto e finché non le hai conosciute e sperimentate fino in fondo. Inoltre, a quell’età il proprio percorso autoriale spesso appare ancora nebuloso. Eccezioni a parte: ci sono autori giovanissimi il cui stile risulta già preciso e maturo. Dei piccoli Mozart della penna, insomma, precoci e predestinati.

        Grazie ancora, Alessia :)

  4. Fabrizio Urdis
    25 settembre 2013 alle 16:12 Rispondi

    Ciao Giuliana,

    Ho letto il post con molta attenzione e trovo molto utili i tuoi consigli anche se, a mio parere, ci sono delle cose che non possono venire “allenate” in quanto caratteristiche peculiari della persona.

    In particolare penso che a chiunque, scrittori e non, il consiglio numero 6 possa cambiare la vita dato che sono convinto che la maggior parte delle persone non osservi, prendendo per buono ciò che sente (soprattutto dalla televisione), vivendo senza consapevolezza di ciò che lo circonda.

    … ma sto andando fuori tema :-)

    Scrivere tutti i giorni penso sia un ottimo consiglio per riuscire ad acquisire quella che credo sia l’abilità più importante che uno scrittore debba sviluppare; la distanza, cioè riuscire a leggere i suoi lavori con lo stesso spirito critico col quale legge le opere di autori che non conosce personalmente.
    Per quanto mi riguarda mi ci vorrà ancora un bel po’ prima di riuscire a farla mia.

    Il consiglio più importante in assoluto penso sia il numero 10.
    Siamo sommersi da libri fotocopia, che purtroppo spesso incontrano il favore del grande pubblico.
    La scrittura è una delle attività più antieconomiche che esistano, se non sbaglio ho letto che in America solo uno scrittore su 2.500 può vivere da ciò che scrive, inoltre ruba un’enorme quantità di tempo, se proprio ci si vuole dedicare tanto vale farlo a modo nostro.

    PS: non sono sicuro che il “ci si vuole dedicare” alla fine sia corretto, mi scuso nel caso non lo fosse :-)

    • Alessia
      25 settembre 2013 alle 16:32 Rispondi

      Fabrizio mi ha fatto venire in mente un altro punto da non sottovalutare, riguardo la consapevolezza. Aggiungere la documentazione. A meno che non si scrivano racconti prettamente free flow, nel 99% dei casi occorrerà documentarsi sull’argomento da trattare. Spulciare anche i “grandi” del genere può aiutare a capire quali sono i cliché di un genere e quali sono le basi su cui si sono costruiti grandi topos, come per esempio le creature fantastiche di Tolkien. La scrittura non è solo prendere in mano una penna, ma anche tanta tanta lettura e voglia di sapere.

      • Giuliana
        25 settembre 2013 alle 18:55 Rispondi

        La documentazione l’ho inclusa nel punto 3, ovvero l’assemblaggio della cassetta degli attrezzi, proprio perché la considero fondamentale per chi desidera essere uno scrittore serio, credibile in ciò che scrive e professionale, oltre che rispettoso nei confronti dei lettori che gli hanno concesso la propria fiducia decidendo di acquistare e leggere un suo libro.

  5. Giuliana
    25 settembre 2013 alle 17:04 Rispondi

    Ciao Fabrizio, grazie per il commento e un faccino sorridente anche a te: :)

    Concordo sul fatto che lo spirito d’osservazione e la piena consapevolezza del mondo circostante siano caratteristiche innate di pochi, ma sono convinta che si possa sempre imparare e migliorare nel corso della vita, anche grazie al sopraggiungere di una maggiore maturità; io stessa osservo con occhi molto più attenti di quanto non facessi anni fa. Chiaro, ci devono essere la voglia e l’interesse alla base, e la comprensione del fatto che – come giustamente dici tu – si tratta di un atteggiamento di completa apertura mentale che può cambiare la vita, il modo di affrontarla e (non da ultimo) persino la maniera in cui si scrive.

    Hai ragione anche sul fatto del “distacco” da mantenere in corso di revisione; non facile visto il coinvolgimento emotivo, ma senza dubbio possibile, soprattutto se la rilettura viene effettuata a distanza di tempo, a mente e carta fredde ;)

    Per quanto riguarda i libri fotocopia, mi trovi d’accordissimo: proprio qualche giorno fa ho commentato un articolo riguardante l’editoria, in cui ho espresso la stessa opinione. Ti riporto la parte saliente:

    “[…] Alla fin fine, se ci pensi, è soprattutto colpa del lettore. Che ingurgita libri mediocri e li definisce buoni, incitando gli editori a produrre altra paccottaglia. […]
    Quando il lettore inizierà a reclamare dei buoni libri, l’editore si vedrà costretto a darglieli, o per lo meno a dargliene di più.
    Quando il lettore smetterà di acquistare la paccottaglia, l’editore smetterà di produrla, o per lo meno inizierà a produrne meno”.

    Almeno, questo è il mio pensiero. Se il lettore continua a comprare libri fotocopia, perché mai l’editore dovrebbe smettere di stamparli?…

    P.S. Il “ci si vuole dedicare” non mi sembra sbagliato. Io, che sono complicata, avrei probabilmente messo “se si vuole dedicarcisi” per un semplice fatto di musicalità, ma credo siano corretti entrambi. Mi corregga qualcuno se sbaglio :D

  6. Lucia Donati
    25 settembre 2013 alle 18:02 Rispondi

    Ciao, Giuliana. Ho seguito con interesse anche il tuo secondo post. Anche io ho avuto modo di scrivere articoli sullo stile (che spero avrai letto .) ) ed ho consigliato, come te, di leggere testi di altri autori, quelli che si amano e quelli che non si amano, e di analizzarli. Il mio parere sugli altri punti. Punto 3: avere buone basi e poi si può andare oltre e sperimentare. Punto 4: le riletture (anche tre o quattro o più) sono indispensabili. Punto 5: piccoli passi? Certo.
    Punto 6: L’osservazione è parte indispensabile del lavoro preliminare di scrittura. Punto 7: la sperimentazione è l’esercizio più utile e può far nascere nuovi stili e anche nuovi generi. Punto 8: le critiche costruttive e fatte da chi sa quello che dice sono fondamentalmente utili. Punto 9: sì, è vero che grandi scrittori hanno avuto anche critiche negative e rifiuti. Ma la loro grandezza li ha fatti ricominciare e trovare soluzioni impensate, in barba a tutto il resto. Punto 10: Essere se stessi? Sempre. Se non si è se stessi chi altro si può essere? Copie sbiadite di qualcun altro? No, grazie. Vorrei anche aggiungere che prima bisogna conoscere se stessi, poi forse (forse) si può conoscere e dire di altri.
    Non sono d’accordo col discorso che fai relativamente alla trama criptica (quanto criptica? In che senso?) né sul linguaggio ricercato: entrambi possono essere voluti; tutto questo non rivela certo l’insicurezza di chi scrive. Anzi, può rivelare conoscenze non comuni. Vedi il caso della scrittura esoterica. Post interessante e ben articolato. :)

  7. Giuliana
    25 settembre 2013 alle 18:46 Rispondi

    Ciao Lucia, grazie! :)

    No, a dire il vero non ho letto i tuoi articoli sullo stile, ma mi fa piacere che ci siano dei punti in comune. Però adesso che me li segnali provvederò alla lettura, anche per un utile raffronto.

    Sul linguaggio ricercato, ho suggerito: “evita di utilizzare inutili preziosismi per cercare di impressionare il lettore, a meno che il genere di libro che stai scrivendo non li richieda per motivi funzionali”.
    Provo a chiarire meglio il concetto: intendevo dire che se il libro li richiede (poniamo che si tratti di un saggio o di un trattato filosofico, ad esempio) o lo scrittore sente che sono davvero necessari, va anche bene usarli; ma se vengono impiegati col solo scopo di impressionare il lettore per dimostrargli che si è in grado di scrivere bene, allora li sconsiglio.
    Il discorso era riferito soprattutto agli aspiranti scrittori, alcuni dei quali convinti che se non inseriscono nel proprio libro grossi paroloni e frasi arzigogolate, il lettore possa accorgersi del fatto che sono dei principianti.
    Per quanto riguarda la trama criptica e l’insicurezza, anche in quel caso il discorso era riferito agli scrittori alle prime armi, per lo meno quelli che si complicano la vita alla ricerca di un’eccessiva ricercatezza stilistica e che ingrovigliano la trama soltanto per farla sembrare più interessante di quel che è, con il risultato di spaesare il lettore.
    Quindi, il mio pensiero in definitiva è: sì al linguaggio ricercato se necessario e voluto, no se si tratta di un artificio atto soltanto a ingraziarsi il lettore.

  8. Cristiana Tumedei
    25 settembre 2013 alle 20:32 Rispondi

    Ciao Giuliana,
    parliamo di stile allora :D

    Come feci con il guest post precedente risponderò alle tue domande.

    1. Trovo che i consigli che dai siano validi e interessanti, soprattutto il secondo e l’ultimo. Meno d’accordo sul primo perché so, per esperienza personale e professionale, che quando ci soffermiamo eccessivamente sul lavoro altrui per trarne insegnamento finiamo per restarne condizionati, anche solo a livello inconscio. Vedi sono piuttosto convinta che la scrittura debba essere sì coltivata – come tutte le arti – ma che, poi, vada lasciata libera di fluire.

    Ovviamente faccio riferimento alla scrittura creativa – come hai fatto tu nel post – nella quale ritengo che l’istinto sia fondamentale. Insomma, scrivere deve essere un’azione che nasce naturalmente. Così come lo stile in un certo senso, che a parer mio deve rispecchiare noi stessi. Ecco perché ho apprezzato molto i consigli 2 e 10: sono quelli in cui lo scrittore può mettersi in gioco senza perdersi in forzature che rischiano di arrivare a una linea stilistica troppo costruita, secondo me.

    2. Suggerimenti aggiuntivi… mah, vediamo! Direi che un buon metodo è quello di… no, scusa, devo fermarmi! :)

    Il modo migliore per individuare il proprio stile è scrivere. Nulla di più. So che con quest’affermazione attirerò le ire dei puristi della lingua e dei letterati, ma – diamine! – lo scrittore (quello vero, quello che si distingue ed emerge, fosse anche post mortem) è una persona che vive di scrittura, che usa la parola scritta per comunicare e, mettendoci se stesso e il suo vissuto, racconta storie, idee ed esperienze universali per il suo pubblico.

    3. A che punto mi trovo, Giuliana? Beh, diciamo che sto prendendo decisioni determinanti per me stessa. Ho un mio modo di scrivere – libero e quasi per nulla calcolato, istintivo direi – e mi rappresenta. Tanto mi basta, al momento.

    Certo, si può crescere e migliorare, ma credo che ogni forma d’espressione sia l’esercizio di se stessa. Mi spiego meglio: allenare il proprio stile di scrittura ha senso, fino a quando non diventa qualcosa di eccessivamente ragionato, meccanico e calcolato. Non penso sarò mai una di quelle scrittrici che si dannano per ragguingere la perfezione – se esiste – perché prediligo la naturalezza.

    La scrittura come forma di comunicazione libera di esprimersi al di là della forma, dei mezzi e degli strumenti. Ecco, questo è quello che possiamo definire stile, secondo me.

    4. I miei punti di forza sono, al contempo, le mie stesse debolezze. Come ti dicevo, la necessità di esprimermi che avverto non può essere incanalata in logiche troppo rigide. Questo mi porta a scrivere quasi sempre di getto. Eccetto che sul lavoro, quando una parte importante è giocata dalla strategia.

    Quindi direi che sono la spontaneità, la naturalezza, l’istintività che stanno dietro alla mia penna a rappresentare croce e delizia del mio modo di scrivere.

    E vorrei poter essere diversa. Non sai quanto mi piacerebbe avere il metodo di molti, la cura dei dettagli, l’attenzione alle sottigliezze. Ma, ahimè, anche questi aspetti vengono da sé quando scrivo. Non mi sforzo, non penso. Agisco semplicemente, penna alla mano :)

    Et voilà, spero di aver risposto come ti aspettavi. Ben fatto, Giuliana! E’ stato un piacere leggerti qui su Penna blu, spero di rifarlo quanto prima ;)

    • Giuliana
      25 settembre 2013 alle 22:10 Rispondi

      Grazie, Cristiana!
      Parliamo dunque di stile, da brave stilose ;)

      Lo immaginavo dai commenti che ci siamo scambiate nel precedente post. Che ti saresti trovata più o meno in disaccordo sul primo punto. Anch’io sono convinta che la scrittura debba essere lasciata libera di fluire, ma credo ugualmente che analizzare lo stile altrui possa favorire l’emergere del proprio, tramite il confronto e – perché no? – perfino mediante l’emulazione. Per fare un esempio: se ci pensi, Bukowski non sarebbe stato il Bukowski che conosciamo se non avesse letto i libri di John Fante. Eppure, è riuscito lo stesso a trovare una sua via, parallela a quella del precedessore ma al contempo unica e peculiare.
      Ha preso il meglio da ciò che ha letto e l’ha reso suo, personalizzandolo e modificandolo in base al proprio carattere e alle proprie esperienze. Il bravo scrittore deve essere in grado, nonostante l’inconscio, di prendere spunto per poi eleborare a suo modo, filtrando e plasmando. D’accordo che scrivere, in fondo, è un semplice accostare le parole l’un l’altra, ma come imparare a farlo bene se non guardando a chi l’ha fatto – con abilità – prima di noi?

      Immaginavo anche – sempre dai commenti nell’altro post – che i punti 2 e 10 sarebbero stati quelli più in sintonia con il tuo modo di percepire la scrittura. Ormai comincio a conoscerti un pochino, perché quando scrivi hai il coraggio di esporti senza timore, e questa è una cosa che apprezzo davvero.
      Anch’io, come te, amo molto la scrittura di getto, emozionante e libera, meglio ancora liberatoria.
      Mi permette di combattere in lieve misura il perfezionismo che – ahimé – mi affligge e talvolta mi blocca. Invidio la tua spontaneità e naturalezza; il consiglio 5 è sottilmente indrizzato a me stessa, si può dire ;)

      Per il resto? Non ci resta che scrivere, scrivere, scrivere, finché la mano inizierà a sanguinare e la penna avrà esaurito anche l’ultima goccia di inchiostro*. Quale altro modo per essere scrittori sulla pelle e nell’anima?
      (*Sì, d’accordo che c’è anche la tastiera, ma la penna fa più chic, specie se dotata di piuma ;))

      Grazie per il tuo bel contributo, se hai voglia di rileggermi ti anticipo che domenica 6 ottobre qui su Penna Blu uscirà un mio piccolo pezzo pazzo sulle stranezze dello scrittore (mamma, che gioco di parole ne è uscito!) Niente di serio, al contrario. Così potrai intravedere un altro lato di me – quello psicolabile :D

  9. Lucia Donati
    25 settembre 2013 alle 20:41 Rispondi

    Mi era sfuggito il fatto che ti eri riferita ai principianti… Pardon. Però, forse quello che si nota maggiormente in questi scrittori è l’uso di un linguaggio fin troppo semplice, spesso. Vero è anche che usano a volte paroloni altisonanti e costruzioni strane per cercare di colpire il lettore, col risultato che il tutto suona falso e si vede chiaramente il tentativo e l’artificio, perché in quel momento non si è se stessi. Siamo dunque d’accordo sul “no” chiaro a questi metodi per rendersi graditi al lettore. Vedo che hai portato il saggio filosofico come esempio di caso che potrebbe richiedere un linguaggio criptico, nascosto; tuttavia anche in narrativa questo è possibile (ho scritto racconti di questo tipo, anche con linguaggio che alcuni ritengono ricercato :) ). Prima mi era sfuggito l’esercizio di meditazione che consigli ad un certo punto; tu ti intendi anche di questo? :)

    • Giuliana
      25 settembre 2013 alle 21:10 Rispondi

      Mi piacerebbe leggere un tuo racconto di quel genere, per curiosità. Magari (se non l’hai già fatto) potresti pubblicarne uno sul tuo blog?… Fammi sapere!

      Per quanto riguarda la meditazione, non posso certo dire di essere un’esperta, perché l’aver letto qualche libro e ascoltato qualche cd non mi qualifica come tale.
      Diciamo che l’argomento benessere mi attira in generale (ecco il perché del mio blog) e che ho approfondito la conoscenza della meditazione e delle tecniche di rilassamento quel tanto che mi bastava per alleviare il problema dell’ansia e per poterle praticare di sovente tra le mura domestiche, tutto qui :)

  10. Daniele Imperi
    25 settembre 2013 alle 21:24 Rispondi

    Credo di seguire tutti e dieci i consigli, se male o bene non lo so.

    Per far emergere il proprio stile secondo me bisogna leggere autori diversi, innanzitutto, perché solo così possiamo trovare il linguaggio che preferiamo. Poi scrivere generi diversi, perché questo migliora la nostra scrittura, ci porta a stimolare il linguaggio stesso e altri tipi di comunicazione. Inoltre credo anch’io che nel proprio stile ci dobbiamo essere noi e sono convinto che se non riusciamo a trovarlo è solo perché abbiamo paura che venga fuori una parte di noi (che dici, Tumedei? ;) )

    Non credo che si possa sviluppare una proprio personalità, perché la personalità stessa secondo me evolve man mano che il vissuto si carica di esperienze.

    Non so individuare i miei punti di forza, ma conosco le carenze: una mancanza di determinazione che deve scaturire da me, prima di tutto, dalla realtà che vivo, poi.

    • Cristiana Tumedei
      25 settembre 2013 alle 21:30 Rispondi

      Olè, Imperi, finalmente! :)

      Mamma mia, quanto sono felice! L’hai detto e pure pubblicamente ;)

      Bravo, bravo, bravo! Oddio, troppo entusiasmo Tumedei, datti un contegno ché sei su Penna blu, la casa di Imperi O_o

      Esatto: stile, personalità, paura… mammia mia, stiamo crescendo tu ed io, eh! Sono orgogliosa di noi. Bene, ora riscrivi l’ultima email che mi hai mandato in funzione della nuova consapevolezza che hai! ;)

      • Daniele Imperi
        25 settembre 2013 alle 21:37 Rispondi

        Puoi fare l’entusiasta quanto vuoi qui, mica è vietato :)

        Non saprei proprio come riscrivere quell’email, sinceramente. Mi dispiace, ma io fra le righe, come ben sai, non so leggere. Consapevolezza ok, ma come usarla per riscrivere l’email è buio pesto per me…

        • Cristiana Tumedei
          25 settembre 2013 alle 21:39 Rispondi

          Mannaggia, mi tocca venire a Roma e dirti che fare :D

          Senti, ripensa a ciò che hai scritto nell’email e vedi se in funzione della nuova consapevolezza cambierebbe qualcosa.

          E, perdonami, ma domani pomeriggio dobbiamo proprio fare quel gioco ;)

          • Daniele Imperi
            25 settembre 2013 alle 21:43

            Ok, vieni a Roma, ti porto a mangiare la pizza romana :D

            Va bene, domani ripenso, ma non so che verrà fuori. E per il gioco, ok, io sto aspettando che ti decidi tu, io sono pronto ;)

    • Giuliana
      25 settembre 2013 alle 22:37 Rispondi

      Che bello, un commento del padrone di casa!
      Con onore e merito, dato che già mettevi in pratica tutti e 10 i consigli ;)

      Anche secondo me aiuta leggere autori diversi e sperimentare differenti generi per stimolare il linguaggio e la progressione dello stile, è quello che intendevo suggerire con l’esercizio del punto 7.

      La personalità evolve, ma così pure lo stile, secondo me di pari passo: vedo una connessione tra i due elementi. Se oggi il tuo stile è questo, niente gli vieta un domani di cambiare. Potrà essere per via di un libro, di un’esperienza vissuta, di un mutamento nelle tue convinzioni, di un’illuminazione improvvisa. Ad ogni modo, non vedo stile e personalità come elementi statici ed estranei tra loro, al contrario.

      Non posso credere che tu non riesca a individuare i tuoi punti di forza. Cioè, ci credo, però mi meraviglio. Sei riuscito a pescare quell’unico difetto ma non a cogliere gli innumerevoli pregi che la tua scrittura possiede (non solo a detta mia). Profonda mancanza di autostima o eccessiva modestia?…

      • Daniele Imperi
        26 settembre 2013 alle 08:06 Rispondi

        L’autostima sta quasi a zero, se è per questo, per una lunga serie di motivi :)

        Da più parti leggo frasi come “devi trovare dentro di te il tuo valore”, “hai tutte le carte in regola per farcela” e simili. Frasi che a me non comunicano nulla né stimolano. Chiacchiere, nulla più. Ma di concreto proprio niente. Sono frasi che funzionano per qualcuno, non per tutti.

        • Giuliana
          26 settembre 2013 alle 13:32 Rispondi

          Sono d’accordo, Daniele. D’altra parte lo dice il termine stesso, auto-stima. Non è un qualcosa che possano darti gli altri, le parole che ti arrivano dall’esterno scalfiscono appena la superficie. Devi essere tu a trovarla, iniziando a credere in te stesso a prescindere da tutto :)

        • Cristiana Tumedei
          26 settembre 2013 alle 14:21 Rispondi

          Per te non funzionano perché ancora non vuoi vedere. Ma lo farai, Imperi. Perché io so che tu vuoi vedere, hai solo un po’ di timore di trovare conferme.

          Ne riparleremo in privato, così potrò essere più esplicita.

          Comunque ricorda che non facciamo mai qualcosa che non vogliamo davvero. ;)

  11. Massimo Vaj
    26 settembre 2013 alle 10:39 Rispondi

    Sii te stesso e vanne fiero? È cosa neppure adatta si santi. Non si può essere fieri dei propri difetti, come non lo si può essere dei propri pregi. L’unicità individuale è talmente generale da non costituire motivo di fierezza. La fierezza è giustificata solo quando si è stati capaci di sacrificare il proprio interesse, e persino la propria vita, per aiutare gli altri. Questo è ciò che io chiamo “Stile”, ed è realtà pregiata in qualsiasi ambito essa sia capace di esprimersi, scrittura compresa.

  12. Giuliana
    26 settembre 2013 alle 13:18 Rispondi

    Ciao Massimo, grazie per aver espresso il tuo pensiero.
    Quando dico “sii te stesso e vanne fiero” (concetto riferito alla scrittura) intendo dire che ciascuno è unico nel modo di scrivere e di esprimersi attraverso la penna, e questo è un fatto positivo. Non occorre l’uso di inutili artifici per arrivare al lettore, basta mostrarsi per quello che si è e parlare di quello che si sa, senza vergogna e senza timore di venir confrontati ad altri.

    • Massimo Vaj
      26 settembre 2013 alle 15:22 Rispondi

      Ciao Giuliana. La questione non può essere diversa perché riferita alla scrittura. Andare fieri di come e di cosa si scrive significa essere fieri di ciò che si è. Questo significa anche essere contenti del punto raggiunto come individui che hanno deciso di esporre il proprio pensato. Va da sé che l’essere contenti costituisce un ostacolo al miglioramento del grado in cui si trova a essere la propria coscienza.

  13. Massimiliano
    26 settembre 2013 alle 14:58 Rispondi

    Ho sempre evitato come la peste i “consigli” di stile e ancor più quelli sulla “scrittura creativa,” per non parlare dei sedicenti guru marchettari che spiegano come scrivere su un blog. Detto questo, cara Giuliana, devo ammettere che il tuo post mi è piaciuto e vi ho trovato qualche spunto interessante. Soprattutto è scritto bene, qualità rara.

    • Giuliana
      26 settembre 2013 alle 16:18 Rispondi

      Ti ringrazio di cuore, Massimiliano! :)
      Sono contenta che l’articolo ti sia piaciuto nonostante l’avversione per il genere, e che ti abbia anche fornito qualche spunto utile!

  14. Massimo Vaj
    26 settembre 2013 alle 15:28 Rispondi

    L’autostima ha, come immediata conseguenza, quella di dare valore alle bugie. Che personalità di pregio potrebbe avere chi imbroglia se stesso? Verso i consigli che riguardano la scrittura bisogna essere prudenti, come lo si deve essere per qualsiasi altro consiglio, perché la prudenza è una delle peculiarità dell’intelligenza quando si trova di fronte un’altra intelligenza della quale ancora non conosce i limiti.

  15. Massimo Vaj
    27 settembre 2013 alle 08:09 Rispondi

    Lo stile di uno scrittore è lo stesso di ogni altro individuo, solo che si esprime nella qualità di ciò che questo individuo espone attraverso la scrittura. È la personalità che si trasmette negli atti che una persona compie, e la scrittura è un atto. Dare consigli su come affinare il proprio stile di scrittori è una evidente prova che non si possiede alcuno stile, semplicemente perché non si sa cosa esso sia. Avere stile significa non invadere la libertà altrui inoculandole le proprie convinzioni; che stile sarebbe quello di chi l’ha ottenuto attraverso consigli altrui? Lo stile è personale, e i consigli lo appiattirebbero riducendolo a una sequela di proposizioni sistemate nella vetrina infra-umana in cui stanno tutte le ripetizioni di questo e di altri mondi, perché lo Stile dell’universo sta tutto nel non doversi ripetere, e neppure nel replicare i gusti altrui.

    • Giuliana
      27 settembre 2013 alle 09:09 Rispondi

      Sei proprio buffo, Massimo Vaj :D
      Magari hai ragione, forse non ho stile. Non morirò per questo.
      E probabilmente ho sbagliato a condividere questi consigli. Che ci vuoi fare, sono solo un povero essere umano, imperfetto e pieno di limiti.

      Però, Massimo, ti contraddici.
      Intanto perché se la pensi davvero così, mi chiedo come mai tu perda il tuo prezioso tempo a seguire un blog che ha come sottotitolo “Consigli e risorse di scrittura creativa per il web”: dato che di certo non hai alcunché da imparare da altri, passi da queste parti solo per spargere pillole di saggezza? O provi gusto nello smontare ciò che leggi e ricostruirlo secondo le tue credenze?
      Poi, in un tuo precedente commento leggo:
      “In realtà scrivo per insegnare”: insegnare cosa, a chi? Invadendo la libertà altrui inoculando le tue convinzioni, le tue verità che – permettimi – di certo non sono assolute?
      Infine, scusami, che lezioni di stile mi vengano da uno che ha affermato: “Tratto gli sparuti e spauriti lettori come fossero dei dementi che elemosinano conoscenze di ordine superiore che non potranno mai comprendere”… ecco, permetti che mi viene da sorridere.

      Comincia a comunicare davvero con le persone anziché proferire sentenze sibilline e supreme dall’alto del tuo piedistallo di vetro, e poi ne riparliamo. In un confronto alla pari, quaggiù su questa terra.
      Altrimenti, non disturbarti nemmeno a rispondermi: tanto non capirei ;)
      P.S. Non puoi scrivere tutto in unico commento? Cos’è, le studi di notte? :D

  16. Massimo Vaj
    27 settembre 2013 alle 09:42 Rispondi

    Insegnare non significa inoculare verità nelle convinzioni altrui, né dare consigli, ma è rivolto al mettere in luce la precarietà in cui stanno tutte le convinzioni che non sono conseguenti alla consapevolezza dei princìpi universali che ordinano l’esistenza. Chi insegnasse le proprie verità non avrebbe altre conseguenze che quelle date dall’aver sostituito un credere con un altro credere, e il credere o il non credere non hanno alcun punto di contatto col conoscere. Dunque, secondo te e il tuo pregiato stile, io non dovrei intervenire, e addirittura neppure leggere un articolo che tratta di stile, perché non avendone necessità perderei solo tempo a farlo? Non ti passa per la mente che si possa anche tentare di far luce sulla natura di atroci contraddizioni che s’illudono di essere pasto per affamati del nulla? Non ci può essere un confronto alla pari che tra persone che hanno la stessa visione dell’universale, ma io non sto cercando confronti, perché il confronto nasce da un’assenza che ha bisogno di essere riempita, e l’unico vuoto in me deve essere riempito dagli atti che richiedono il sacrificio personale, e non ci può essere sacrificio nel voler ignorare una parodia caricaturale di ciò che, invece, dovrebbe essere aderente all’ordine naturale conseguente ai princìpi immutabili, generati dall’Intelligenza che ha irradiato la vita. Lo stile personale non può essere altro che l’espressione qualitativa della unicità all’interno della molteplicità delle diversità. Unicità che ha il dovere di trovare la sintesi del principio dal quale tutto ha origine e fine.

    • Giuliana
      27 settembre 2013 alle 09:49 Rispondi

      Io e il mio pregiato stile (non ne ero priva?…) siamo troppo spauriti per rispondere, ma ci inchiniamo a cotanta sapienza ;)

  17. Massimo Vaj
    27 settembre 2013 alle 09:48 Rispondi

    Il: “Tratto gli sparuti e spauriti lettori come fossero dei dementi che elemosinano conoscenze di ordine superiore che non potranno mai comprendere” era ironico, come del resto tutta la fittizia intervista, e il tuo averne utilizzata una parte, estrapolandola dal resto del quadro ironico nel quale era inserita, mostra di che qualità è il tuo stile, attraverso la sua incredibile capacità di argomentazione… :D

  18. Massimo Vaj
    27 settembre 2013 alle 09:52 Rispondi

    Dalla comparazione di questi ultimi scritti qualcuno potrò farsi un’idea della distanza che separa l’avere uno stile… dal vantarsi di averlo :D

  19. Massimo Vaj
    27 settembre 2013 alle 09:53 Rispondi

    Pregiato era ironico… guarda che avere stile implica anche il saper cogliere lo spirito nel quale sono dette le cose…

    • Giuliana
      27 settembre 2013 alle 10:05 Rispondi

      Allora nemmeno tu hai stile, Massimo, perché l’intera mia frase era ironica e tu non l’hai colto. Inoltre, io non mi sono mai vantata di avere uno stile, ma solo di mettere in pratica alcuni esercizi per cercare di perfezionare la mia scrittura. L’unica persona superba qui sei tu, e non capisco perché perdi tempo a interagire con me, essere mediocre e non in grado di capirti. Sarebbe più dignitoso fermarla qui, evitando di intasare il blog di Daniele di elucubrazioni che non portano a nulla se non a gratificare il tuo smisurato ego.
      Io passo e chiudo, tu se desideri vai pure avanti se ciò ti procura piacere.
      Buona giornata :)

      • Massimo Vaj
        27 settembre 2013 alle 10:20 Rispondi

        Che fai? Rinunci a ridicolizzare quanto ho scritto con la scusa che intasiamo un blog che è nato nella speranza di essere intasato? :D
        Chiunque difenda l’evidenza di una verità, e lo faccia attraverso un argomentare motivato, è facilmente accusato di essere borioso; (il punto e virgola l’ho messo perché fa stile) questo dipende dal fatto che l’unico argomento a disposizione di chi si inventa verità sta nell’accusare chi non se le è create da sé.

        • Daniele Imperi
          27 settembre 2013 alle 10:37 Rispondi

          Il mio blog non è nato nella speranza di essere intasato, ma solo letto e commentato :)

          • Massimo Vaj
            27 settembre 2013 alle 12:16

            Se pensi che i miei commenti lo intasino dimmelo e non commenterò più.

      • Massimo Vaj
        27 settembre 2013 alle 10:24 Rispondi

        Okkey, chiedo venia per non averti chiesto il numero di telefono, ma come puoi capire ho superato l’età che mi consentiva di essere incosciente ;)

  20. Massimo Vaj
    27 settembre 2013 alle 09:58 Rispondi

    Alla sapienza non ci si inchina mai, ma la si smonta per cercare le eventuali contraddizioni al suo interno, altrimenti non la si considera sapienza e ci si ride sopra, non avendone compreso il senso, come è stato in questo caso ;)

  21. Massimo Vaj
    27 settembre 2013 alle 10:02 Rispondi

    Mi cito: qualcuno potrò…
    Nella mia tastiera la à si è posizionata accanto alla ò per indurmi all’errore, perché mal sopporta la pressione intelletuale che le mie dita le infliggono :D

  22. PaGiuse
    27 settembre 2013 alle 11:08 Rispondi

    Buongiorno Giuliana!
    Come scrissi in un tweet, questo post è andato a finire direttamente nella cartella “scrittura creativa”, perché le indicazioni da te tracciate sono chiare, semplici e mirate: soprattutto sono propositive e non limitative.
    Spingono a fare, ad agire, poiché in ogni punto hai inserito un esercizio: un invito all’azione dunque, ottimo!
    E dai commenti che ne sono scaturiti, l’azione di sicuro non è mancata, a quanto pare :)
    Ora cerco di dare una risposta alle domane, che riporto qui poiché scrollare per andare a rileggerle è un’operazione troppo faticosa :D

    Quanti dei consigli sopra riportati segui abitualmente e quali ritieni più utili?
    Potrei dire tranquillamente, tutti. Ma ce ne sono tre che sicuramente prevalgono, vale a dire: il consiglio numero uno, quello numero tre e quello numero dieci, ovviamente. Sul consiglio numero uno ci torno quando rispondo alla seconda domanda. Per quanto riguarda il numero tre, mi piace molto l’idea di associare la scrittura agli strumenti, facendola divenire un “bene materiale”. Questo perché ragiono per associazioni mentali e quindi mi piace toccare con mano anche le cose astratte; le rendo tangibili. Il punto numero dieci è in sintonia con quello che scrive Cristiana e che implicitamente ha scritto anche il buon Imperi (ciao Daniele :) ) nei suoi commenti. A tal proposito ti cito: “Scrivi semplicemente come sai, di quello che conosci e nel miglior modo possibile”. Per una questione di stile? No, qui andiamo oltre: si tratta di essere liberi. Cominciare da quello che si conosce è un ottimo pretesto per spiccare il volo, non del successo, ma della libertà: libertà di espressione, libertà di azione. Quando medium e contenuto si incontrano, il gioco è fatto. E non poteva essere altrimenti: lo stesso blog di Pennablu è uno strumento libero, poiché Daniele attraverso le sue pubblicazioni quotidiane, attraverso le sue riflessioni (non sempre da me condivise in materia artistica :D ), si espone e di certo non lo fa per arroganza. Daniele è un uomo libero e la scrittura esprime pienamente questo suo valore. Ci vuole coraggio al giorno d’oggi per dimostrare di essere liberi.

    Hai qualche suggerimento aggiuntivo per chi sta cercando di portare alla luce il proprio stile?
    Qui entra in ballo il punto numero uno. Più che un suggerimento è un’integrazione che può definirsi come compromesso tra la tua proposta e le affermazioni di Cristiana.
    Il fatto che io abbia atteso molto tempo per commentare è già una risposta in effetti, poiché osservo tantissimo gli altri autori (anche i commentatori del blog :) ). Un esercizio che proporrei, per non essere condizionato e schiavizzato dall’autore in questione, potrebbe essere questo: come scriverei quello che ha scritto l’autore?
    In sostanza si prende un capitolo (o l’intero libro) lo si analizza e poi si riflette sul modo in cui io stesso riscriverei le stesse cose che ha pensato l’autore. E’ una cosa irriverente, ma ne uscirebbe fuori un bel confronto e poi nessuno lo verrebbe a sapere; a meno che non si apre una rubrica apposita su questo esercizio (che ne dici Daniele? La potresti chiamare “Gli irriverenti” :D ).

    A che punto ti trovi? Senti di aver già sviluppato una personalità autoriale nitida e convincente?
    Non credo di essere nemmeno all’inizio :) Però credo di essere stato abbastanza convincente fino ad ora.

    Quali pensi siano i tuoi punti di forza? Quali le tue carenze?
    Riuscire a trovare l’espediente giusto per innescare la molla che aziona il resto del meccanismo. Questo mi consente di arrivare a chi normalmente certi argomenti non li affronterebbe nemmeno di striscio. Però allo stesso tempo rischia di allontanarmi dal messaggio che vorrei veicolare, poiché cado vittima di trip mentali che mi fanno incappare nel fuori tema.

    Mi fermo qui e ti faccio davvero i complimenti per questo ottimo post. Spero che ne saranno altri.
    Ti auguro di trascorrere una buona giornata e a presto! :D

    • Giuliana
      27 settembre 2013 alle 14:16 Rispondi

      Grazie per l’approfondito commento, Giuseppe :)

      È vero, ci vuole un pizzico di coraggio a esporsi senza preoccuparsi delle reazioni di chi legge. Ma in fondo, è prerogativa di chi scrive e ama farlo a tal punto da non curarsi del resto: lo fa perché è un’esigenza e come tale sente il bisogno di soddisfarla, a prescindere dalle conseguenze e dagli effetti che produrrà. L’importante è suscitare una reazione in chi legge, che sia positiva o negativa: una reazione è pur sempre sintomo di riflessione e interesse ed è certo meglio che la totale indifferenza.

      Bello l’esercizio che proponi, aggiungo volentieri a quelli già nel cassetto; simpatica l’idea della rubrica “Gli irriverenti”, chissà se Daniele accoglierà la proposta. L’unico rischio è quello di essere accusati di plagio…

      Essendo una tua lettrice, concordo pienamente sul punto di forza che ti attribuisci: i tuoi post sono scritti in modo tale che se inizi a leggerli ne rimani affascinato e non riesci a non terminarli; penso davvero che questo accada anche a chi capita sul tuo blog per caso e non è interessato agli argomenti di cui parli. Non so quanto questo meccanismo ti allontani dal messaggio che vuoi trasmettere, questo potresti ricavarlo dai commenti che ricevi: se vedi che sono in linea con il messaggio che volevi far arrivare, significa che hai raggiunto l’obiettivo che ti eri posto. In caso contrario, sai che devi raddrizzare la mira ;)

      Grazie per l’apprezzamento, e una buona giornata anche a te! :D

  23. Glauco
    27 settembre 2013 alle 12:30 Rispondi

    Una cosa è certa, su questo blog non ci si annoia mai. Io comunque, in via dal tutto precauzionale, ho eretto un argine nel caso il sangue tracimi fin qui…Grazie Daniele, grazie Giuliana e un grazie a tutti gli attori di questo stimolantissimo contenitore. It’s only rock’n’roll but I like it!

    • Giuliana
      27 settembre 2013 alle 13:37 Rispondi

      Mi fa piacere, Glauco, forse – vista la totale mancanza di stile – potrei tentare una carriera come intrattenitrice… (no, non telefonica ;))
      Non preoccuparti per quanto riguarda il sangue: sono di indole pacifica e inoltre ci vogliono ben più che quattro parole per scalfirmi; solo, mi sembrava giusto replicare.

      L’unica cosa che mi dispiace un po’ è che si sia andati fuori tema; lo scopo del post non era discutere sul fatto che io abbia stile o meno (cosa peraltro poco importante), ma condividere alcuni dei consigli che io stessa seguo per migliorare la mia scrittura, discutere su quali possano essere più efficaci, inserirne degli altri (come hanno fatto ad esempio Alessia e Pagiuse), fare il punto sulla propria maturità (o immaturità) stilistica. Insomma, confrontarsi in modo positivo e propositivo, proprio perché nessuno ha la perfezione in mano, e si è in continua evoluzione.

      Comunque, se il fuori tema risulta stimolante, ben venga. Gli spunti fioriscono ovunque, per chi sa coglierli ;)

      • Massimo Vaj
        28 settembre 2013 alle 08:40 Rispondi

        Che nessuno abbia la perfezione in mano è una tua convinzione che stai tentando di rendere universale. Stai dicendo che conosci tutti gli scrittori del mondo? Cos’è la perfezione? È la capacità di sapere che la verità non può essere comunicata nella sua essenza e, nonostante questa consapevolezza, tentare di farlo. L’imperfezione, invece, non ha bisogno di essere descritta perché è il suo contrario: l’idea di sapere cose che servono a tutti tranne che a se stessi… :D

  24. Daniele Imperi
    27 settembre 2013 alle 12:43 Rispondi

    Massimo Vaj

    Se pensi che i miei commenti lo intasino dimmelo e non commenterò più.

    No, Massimo, per me i commenti non intasano, finché restano nel rispetto e nell’educazione. :)
    Quindi, commenta pure.

  25. Annaccì
    3 ottobre 2013 alle 09:09 Rispondi

    Grazie per i preziosi consigli. Il mio sogno è scrivere qualcosa di più lungo di un post :). Ma scrivere post è un esercizio che mi aiuta tantissimo. Per ogni post seguo la maggior parte delle buone pratiche che hai citato. E, piano piano, lo vedo il mio stile che prende forma. E’ ancora grezzo, ma lo sento già mio. Nel senso che mi leggo e in quello che scrivo mi vedo. Ed è così bello! Tra gli esercizi che hai proposto, scrivere di getto è tra i miei preferiti. Che ho tanto bisogno di gettarmi. E poi adoro le passeggiate osservatrici. Quanto mi divertono. A volte, mi porto dietro la macchina fotografica. Di quelle poco pretenziose. Mi aiuta ad aguzzare la vista. A scorgere il più invisibile tra i dettagli. Poi, quando mi stanco, mi siedo su una panchina e lascio che il mondo mi sfili davanti. E lascio andare l’immaginazione.

  26. Giuliana
    3 ottobre 2013 alle 12:37 Rispondi

    Ti ringrazio, Annacì :)
    Riesco a percepire la tua personalità frizzante nel commento che scrivi, in ciò che pubblichi sul tuo blog, addirittura nel tuo stesso nickname.
    Buon segno, significa che sei comunicativa e che scrivi in modo libero ed emozionale (come testimonia il fatto che ami la scrittura di getto).
    Ed è bello che tu riesca a rispecchiarti nel tuo stile e a percepire il suo paziente prendere forma.
    Ti auguro davvero di riuscire a realizzare il tuo sogno di scrivere un libro, di qualsiasi genere, foggia e colore esso sia ;)

  27. Spirito Magnogreco
    13 ottobre 2013 alle 00:05 Rispondi

    complimenti per l’articolo… m’è piaciuto :-) buona lettura, magari trovi il tempo per dare un’occhiata ed un parere al mio lavoro. Grazie e buon lavoro

    • Giuliana
      14 ottobre 2013 alle 20:30 Rispondi

      Ciao Spirito Magnogreco, ti ringrazio :)
      Ti prego, non mettermi in difficoltà chiedendomi di darti un parere sul tuo libro: perché per poterlo valutare dovrei leggerlo per intero, perché non mi va di farlo in questa sede e perché non sento di possedere i requisiti per giudicarlo.
      Quello che posso dirti è che ti ammiro per essere riuscito a scrivere e pubblicare un tuo libro, già questo è un ottimo risultato di cui puoi essere più che fiero!
      E poi, se posso darti un piccolo consiglio, non forzare i feedback, ma lascia che vengano da sé: le recensioni spontanee sono sempre le migliori ;)
      In bocca al lupo per tutto!

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