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Accidenti del verbo

Grammatica

Chiamansi accidenti del verbo… le sue variazioni secondo il numero… secondo il numero e la persona…
E poi, buttando giù la legna e accatastandola: – secondo il tempo… secondo il tempo a cui si riferisce l’azione…
E tornando verso il carro a prendere un’altra bracciata: – secondo il modo in cui l’azione è enunciata.

Edmondo De Amicis – Cuore (1896)
Novembre – Il mio compagno Coretti – 13, domenica

Leggendo questo brano del libro Cuore sono rimasto incuriosito dagli accidenti del verbo, che non avevo mai sentito nominare. Cercando informazioni in rete ho trovato ben poco, quindi penso che non si usi più chiamarli in questo modo.

Edmondo De Amicis ci dà la risposta, perché fa dire al bambino, che ripassa la lezione mentre lavora, che gli accidenti sono le variazioni del verbo, quindi le modifiche che subisce in funzione del numero, della persona, del tempo e del modo.

Nel libro Teorica dei verbi italiani regolari, anomali, difettivi e mal noti di Giuseppe Compagnoni (1830) al capitolo 12 della Parte Prima, Classificazione delle parole esprimenti i varii accidenti de’ verbi, troviamo scritto:

Nella stessa maniera adunque si dividono in quattro classi le parole costituenti la lingua nostra, e perciò quelle ancora le quali esprimono tutti gli accidenti de’ verbi: il che avviene per le indicazioni di comuni, di poetiche, di antiquate e di erronee.

L’autore quindi individua quattro gruppi o classi di variazioni:

  1. le comuni sono classi che provengono dalla coniugazione propria del verbo e sono quindi di uso comune;
  2. le poetiche sono quelle che presentano cambiamenti di desinenza o costruzione e possono divenire quindi più dolci, dure, fluide, brevi, lunghe;
  3. le antiquate sono dette così perché usate dai primi scrittori e perciò appaiono rozze, aspre;
  4. le erronee, infine, sono quelle contrarie alle regole. Sono anche chiamate da alcuni idiotismi, perché usate dal popolo idiota, e da altri incerte, perché trovate in vecchie scritture.

Classi degli accidenti del verbo

Presente indicativo del verbo fare

Comune

Antiquato

Poetico

Erroneo

Fo Facio: foe Faccio
Fai Facci: faci Fane
Fa Fae Face
Facciamo Facemo: faciamo Facciàno
Fate Facete
Fanno Faceno: fano, facciono Fan

Da questa curiosa tabella, presa dal Dizionario della lingua italiana di P. Costa e F. Cardinali (1819) possiamo scoprire che, attualmente, utilizziamo la classe poetica per la prima persona singolare del presente indicativo del verbo fare, mentre la classe comune è diventata oggi la poetica, anche se la forma “fo” si usa in alcuni dialetti. L’antiquato facemo è anche una forma dialettale romana, accorciata poi in famo.

Nel volume Primi principj di gramatica scelti dal teatro della latinità: ad uso degli scolari de’ chierici regolari delle scuole pie (1839) è riportato:

Il verbo è una parte dell’Orazione variabile per Persone, Nùmeri, Tempi, e Modi.

Gli accidenti del verbo sono Persona, Numero, Tempo, Modo, Significato, Terminazione, e Conjugazione.

Le Persone sono tre in ambedue i numeri. Nel singolare: Ego amo, è prima. Tu amas, seconda. Ille amat, terza. Nel plurale. Nos amamus, è prima. Vos amatis, seconda. Illi amant, terza: e così negli altri tempi.

I numeri sono due. Singolare, e Plurale.

I Tempi sono cinque; Presente, Preterito Imperfetto, Preterito Perfetto, Preterito più che Perfetto, e futuro.

È anche curioso questo tempo Preterito, che non abbiamo più, ma che invece esiste nella lingua norvegese (praeteritum), dove ha funzione di imperfetto.

Conoscevate gli accidenti del verbo?

8 Commenti

  1. Henryx
    11 gennaio 2012 alle 09:41 Rispondi

    Sembra che l’espressione “accidenti del verbo” sia ancora usata in spagnolo:
    http://df.inea.gob.mx/manuales/folletos/ACCIDENTES%20DEL%20VERBO.pdf

  2. Michela
    11 gennaio 2012 alle 18:52 Rispondi

    Non mi ricordavo gli accidenti del verbo, ma mi ricordavo la scena del ragazzino che trasportava la legna, perché il compagno che lo osservava parlava di “miriagrammi e miriagrammi di legna” :)

  3. franco zoccheddu
    11 gennaio 2012 alle 19:27 Rispondi

    Mi avete fatto venire una grande nostalgia per il liceo, quando imparavo tutte le infinite variazioni (accidenti?) dei verbi greci antichi.

  4. Daniele Imperi
    11 gennaio 2012 alle 19:34 Rispondi

    Ma soltanto io non li conoscevo? Mi hanno incuriosito quando ho letto Cuore e così ho deciso di dedicare un post agli accidenti del verbo :)

  5. Romina
    11 gennaio 2012 alle 21:58 Rispondi

    Io sapevo della distinzione tra forme comuni, antiquate, poetiche ed erronee ma non avevo idea che si chiamassero “accidenti del verbo”… non sei l’unico dunque, tranquillo!

  6. Salomon Xeno
    11 gennaio 2012 alle 22:47 Rispondi

    Neanche io li conoscevo. Anzi, non pensavo che la distinzione tra forme comuni, antiquate, poetiche ed erronee fosse così bene formalizzata!

  7. Lisa Corradini
    12 gennaio 2012 alle 00:27 Rispondi

    Ciao Daniele,

    mai sentiti prima!!!
    Bello questo post sulla grammatica.

  8. Conoscere la lingua italiana è fondamentale: ecco cosa sono gli accidenti del verbo | Diventa editore di te stesso | Scoop.it
    16 gennaio 2012 alle 14:37 Rispondi

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