Quando mettere l’accento sul verbo dare (e perché)

Grammatica

Mi capita spesso di leggere frasi come “dài, vieni qui” oppure “dà un mano”. Il verbo “dare” è spesso maltrattato, gli viene affibbiato un accento quando non lo merita, ne viene privato quando ne ha invece bisogno.

Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza sull’accento da dare al verbo “dare”. A che serve un accento? Nel caso del verbo “dare” serve a distinguerlo da parole uguali ma di significato diverso.

  • Do: prima persona singolare, tempo presente. Non vuole l’accento. Non può, infatti, essere confuso con la nota musicale do. La frase “Ti do un cazzotto se sbagli” non si riferisce alla musica, anche se menare cazzotti significa suonarle di santa ragione.
  • Dai: seconda persona singolare, tempo presente, modo indicativo. Non vuole l’accento. Può forse essere confuso con un’altra parola? Assolutamente no. Frasi da esempio: “Mi dai una mano?”, “Dai, vieni qui!”
  • : terza persona singolare, tempo presente, modo indicativo. Vuole l’accento, perché in alcune frasi si può confondere con la preposizione da. Frase da esempio: “La mamma dà sempre un bacio al bambino”. Esiste anche “da sempre”, ma come preposizione+avverbio.
  • Da’: seconda persona singolare, modo imperativo. Vuole l’apostrofo, perché la “i” è caduta. Frase da esempio: “Da’ una mano a tuo padre!”
  • Danno: terza persona plurale, tempo presente, modo indicativo. Non vuole nessun accento, poiché è impossibile confonderla con la parola danno. Nella frase “I genitori danno da mangiare ai figli” si capisce perfettamente che quel “danno” è un verbo. Se invece gli danno da mangiare fino a sessant’anni, allora quel verbo è anche un danno.

Date al verbo dare quel che è del verbo dare, dunque.

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post15 dicembre 2010 - Commenti25 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

Ti è piaciuto questo post? Condivilo sui social media o via email!

Email
Commenti
  • Michela 15 dicembre 2010 at 11:54

    Ed ecco che torna il difensore della gramamtica :)
    Quanto mi piacciono ‘sti articoli!
    Poco tempo fa discutevo con qualcuno che sosteneva “il congiuntivo è morto”…
    Mi sentivo come se qualcuno mi avesse detto che mio zio (paterno) era morto!
    Per fortuna è una cavolata, entrambi (il congiuntivo e mio zio) sono ammaccati ma sempre in piedi e belli vivaci ;)

    Io aspetto sempre quello sulla punteggiatura!
    C’è il povero punto e virgola che sta diventando anemico e deboluccio, sempre chiuso dentro quella penna, se non fosse per lo smiley dell’occhiolino diventerebbe rachitico!

  • Daniele Imperi 15 dicembre 2010 at 12:10

    Grazie :)

    Sto cercando di inserire questi post sulla grammatica ogni 2 settimane. Quindi il 29 dicembre ci sarà quello sul punto esclamativo, poi ne seguiranno altri.

    Magari ne scriverò uno anche sul tuo punto e virgola :D

  • Fini tocchi Alati 15 dicembre 2010 at 15:10

    Bell’articolo. Serve a puntualizzare un paio di cose che potrebbero sembrare banali, ma spesso fanno inciampare i più.

    Solo una curiosità: spesso leggo “dài” oppure “cèrto” (CMT docet) e parrebbe che sia corretto anche scrivere così.
    Qualcuno sa dirmi perchè?
    Forse si tratta di una (inutile?) visualizzazione della grafica di un accento comunque corretto?

    • Daniele Imperi 15 dicembre 2010 at 15:34

      Ciao Attilio :)

      Sul “dài” ho già detto. Nel verbo non si mette l’accento, non c’è motivo di metterlo.

      E “certo” perché dovrebbe scriversi con l’accento? Se non sbaglio, non mi pare che esistano parole in italiano con vocali accentate in mezzo alla parola. Non vi risulta?

  • Michela 15 dicembre 2010 at 21:24

    Che io sappia non esistono parole così, ma è accettata la grafia “cèrto” piuttosto che “certo” per rimarcare che la “e” va pronunciata aperta.
    Non ho fonti da citare, solo la consuetudine.

  • cristina67 10 marzo 2011 at 20:51

    Tuttavia il mio professore di liceo esimio latinista,all’epoca anche parroco della cattedrale della mia città, diceva che la lingua italiana pretende un’estrema parsimonia.
    Ricordo la lezione in cui affermò che il verbo dare alla terza persona prende l’accento solo nelle frasi in cui può essere confuso con il da preposizione e non nelle altre.

    • Daniele Imperi 10 marzo 2011 at 21:05

      Ciao Cristina,

      forse quella regola è stata tolta per non generare confusione. Un po’ come “se stesso” e “sé stesso”.

  • cristina67 10 marzo 2011 at 22:07

    Scusa Daniele,
    ma la sorte di sé stesso diventato se stesso, mi sembra rientrare nel criterio “parsimonioso” ossia viene fatto fuori l’accento poiché non c’è ambiguità …

  • Daniele Imperi 11 marzo 2011 at 09:04

    Intendevo che molti inizialmente scrivevano “sé stesso” – quando veniva considerato errore – mentre adesso ho letto, mi sembra sul sito dell’Accademia della Crusca, che l’accento è tornato. Cioè è ammesso.

    E in effetti non avrebbe senso toglierlo in un caso e lasciarlo in un altro. In quel modo si generaparecchia confusione.

  • [...] si leggono accenti messi a caso sul verbo dare, così ne leggiamo sul verbo fare. Mi capita spesso di leggere “che fà”, con [...]

  • [...] mania di accentare i verbi italiani non risparmia nessuno. Dopo aver parlato degli accenti sul verbo dare e sul verbo fare, questa è la volta del verbo [...]

  • erwan 12 ottobre 2011 at 13:44

    se è vero, come si dice, che la voce verbale “dà” dev’essere accentata per distinguerla dalla preposizione “da”, perché si nega che la voce verbale ”dài” possa essere anch’essa confusa con altra particella?

    mi riferisco ovviamente alla preposizione articolata “dai”:

     

  • Daniele Imperi 12 ottobre 2011 at 14:15

    Perché credo che siamo molto difficile confondere la forma verbale con la preposizione, in quel caso.

  • Fulvio 16 gennaio 2012 at 15:14

    Ti consiglio di fare meno il saccente: “dài”, per non confonderlo con la preposizione articolata.

    • Daniele Imperi 21 gennaio 2012 at 15:36

      Ti consiglio di fare meno il maleducato, specialmente in casa altrui. La forma verbale “dai”, seconda personale singolare, NON va accentata. Non c’è alcun motivo per confonderla con la preposizione.

  • Giumba 18 aprile 2012 at 08:46

    Eppure, certe volte l’accento su “dai” proprio ci vorrebbe.
    Prendi l’espressione “Ma dai…” usata molto dai giovani anche come intercalare. Se proposta in un titolo (come oggi sul Corriere.it, nel blog di Sconcerti), si ha come l’impressione che manchi una riga. Quasi fosse:
    “Ma dai
    verbali non risulta”.
    Non trovi?

  • Stefano 24 luglio 2012 at 13:46

    Anch’io mi domandavo proprio questo: se scrivo “Mario, quando dai da mangiare alle galline evita di dar loro l’omelette” mi torna che l’accento non venga messo.
    Ma se scrivo “Dai, Mario, non dare l’omelette alle galline!” secondo me un accentino magari è un po’ retorico, superfluo, ma quasi sottolinea l’esclamazione. Lo so, sto scrivendo una bestialità.
    Forse l’accento su “dai” potrebbe servire ad eliminare ambiguità quando nella frase ci sono errori di punteggiatura.
    Dai rifiutare non vedo soluzione. (dall’azione del rifiutare non vedo soluzione)
    Dai, rifiutare, non vedo soluzione. (Esortativo Ma dai, rifiutiamo, non vedo soluzione)
    Ecco, se dimentico le virgole forse l’accento può sottolineare il senso del “dai”, però mi rendo conto che si dà l’aspirina dove occorrerebbe un intervento a cuore aperto. Quindi, alla fine, nonostante i miei sforzi mi dichiaro in linea con il “dai” senza accento.

  • Daniele Imperi 24 luglio 2012 at 14:03

    @Giumba: a quanto ne so, l’accento non ci va :)

    @Stefano: ho capito quello che intendi e viva la linea del “dai” senza accento :D

  • cesare 20 gennaio 2013 at 15:18

    Non ci sono occasioni per confondere la prima persona singolare dell’indicativo presente con la nota musicale, ma spesso le due parole coesistono e secondo me sarebbe corretto diversificarle

    il tenore dice ai colleghi: “prendo il do di petto”, il calciatore dice ai compagni: “ci dò di petto”.

    la corda più grave del violoncello è intonata sul do. Il violoncellista chiede al pianista: “mi fai accordare?” il pianista risponde: “se vuoi ti dò il do!”

    • Daniele Imperi 20 gennaio 2013 at 15:44

      Anche nei tuoi esempi la parola do non può essere confusa. Resta il fatto che sul do del verbo dare non va l’accento.

  • Cinzia 1 agosto 2013 at 11:42

    Ciao a tutti, anch’io sono per la linea della parsimonia in accenti se non dovuti. Se devo mettere l’imperativo uso la punteggiatura piuttosto (dai Carlo! Fai questa cosa…). Grazie mille x aver chiarito il dubbio che avevo su il “da” alla terza persona. Ciao, Cinzia

    • Daniele Imperi 1 agosto 2013 at 11:56

      Ciao Cinzia, benvenuta nel blog.
      Mi fa piacere che il post ti sia stato utile.

  • anna 19 novembre 2013 at 11:44

    Dai all’indicativo va senza accento. (tu mi dai retta)
    Dài all’imperativo va con accento. (dài, ascoltami)
    Sono due forme verbali diverse. Non c’entra la preposizione articolata.

  • Falco 22 novembre 2013 at 00:18

    anna
    Dai all’indicativo va senza accento. (tu mi dai retta)
    Dài all’imperativo va con accento. (dài, ascoltami)
    Sono due forme verbali diverse. Non c’entra la preposizione articolata.

    Quoto che è per distinguere i due tempi verbali. Wikipedia dice che l’accento nell’imperativo è ammesso ma sconsigliato. Non ho trovato fonti autorevoli. Qualcuno ha una spiegazione esauriente?

    • Daniele Imperi 22 novembre 2013 at 07:32

      Ciao,
      sinceramente non capisco come si possano confondere le due forme verbali. Wikipedia, inoltre, non è una fonte autorevole. Bisognerebbe interpellare una grammatica.

  • Fammi conoscere la tua opinione sul post

© 2010 - 2014 Penna blu - Ideazione e web design di Daniele Imperi - Torna su