Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Cosa dovrebbe fare un editore oggi

Abitudini editorePer vari motivi mi è capitato di contattare diverse case editrici (sì, anche per proposte editoriali) e di visitare parecchi loro siti. Voglio sorvolare su quegli editori che affidano la loro presenza online a WordPress o Blogspost, senza spendere neanche 20 euro per un dominio, e parlerò soltanto di quelli che hanno un sito serio e decente.

In linea generale non sono per niente soddisfatto di come avvenga la comunicazione in rete degli editori italiani. Certo, gli editori potrebbero anche rispondermi “e a noi?” e avrebbero ragione, ma i problemi e le lacune che ho incontrato io coinvolgono anche altri lettori e scrittori, mi auguro.

Da queste lacune ho voluto creare un breve vademecum per le case editrici, che quasi sicuramente passerà inosservato ai diretti interessati e resterà solo uno scambio di vedute fra me e altri lettori e autori. Ma sta bene anche così.

Leggere blog letterari

Che cosa leggono online gli editori? Quali blog seguono? Leggono qualche blog letterario? Non parlo solo di quelli famosissimi, che ormai sono quasi testate giornalistiche, ma i blog dei lettori comuni e anche quelli degli scrittori emergenti, che leggono anche loro e hanno da dire parecchio sulle loro letture.

Credo che un editore dovrebbe leggere i blog letterari per due motivi:

  1. conoscere i gusti e le abitudini dei lettori: che sono i suoi clienti. Ascoltare quindi cosa dice il mercato editoriale dalla voce diretta di chi ha comprato e letto libri. Non importa se non parlerà dei suoi (siete tanti, voi editori, là fuori e è difficile leggervi tutti), ma si farà un’idea di cosa vogliono i lettori, di come giudicano, di cosa si aspettano, cosa non sopportano.
  2. Conoscere potenziali scrittori: per il suo parco autori. Un editore pubblica libri, no? Dunque ha bisogno di manodopera, che di certo gli arriva a valanghe via email, ma credo che oggi, grazie alla tecnologia, a internet, un editore possa fare anche da sé quello che gli anglosassoni chiamano scouting, quindi andare alla ricerca di nuovi autori.

Impostare un dialogo coi lettori

Ricordo i bei tempi di Edizioni XII, una casa editrice che pubblicava Fantastico, con libri molto curati e belle storie (tutto quello che ho letto, una decina di romanzi, mi è piaciuto). Avevano creato un forum con varie sezioni e fra quelle ce n’era una per le gare letterarie (scrittori emergenti che pubblicano storie nel forum di un editore: bello, no?) e un’altra per discutere dei libri che pubblicavano.

Erano tutti ragazzi e forse stava lì il loro punto di forza: erano distaccati dal vecchiume che ancora non scompare dall’editoria. Anche la Delos Books ha un forum che più o meno fa la stessa cosa, ma quello di XII era più familiare, meno dispersivo. C’era insomma più dialogo.

Non dico che un editore oggi debba per forza aprire un forum – non lo dico, ma penso che sarebbe un’ottima strategia – ma che dovrebbe comunque creare un dialogo aperto coi lettori, coi suoi clienti, magari con un blog. Ma di questo parliamo proprio qui sotto.

Aprire un blog

Fra le strategie di comunicazione online per le aziende il blog occupa un posto importante, perché permette di avere quel dialogo diretto di cui parlo. Il blog aziendale non serve per vendere, ma per creare e rafforzare la presenza di un’azienda online.

Quante case editrici hanno un blog? E quante nel loro blog sanno comunicare coi lettori? Ben poche. Un buon esempio è quello di Giordana Gradara della casa editrice Plesio, che ha aperto Gli appunti di Mur, – anche se il blog stava meglio assieme al sito e non a parte. Non sembra di stare dentro il blog di un editore, ma di una lettrice e scrittrice come noi.

Oggi i lettori, le persone, comunicano attraverso i blog. E sui social media, anche, certo. Ma credo che il dialogo più diretto e completo avvenga sui blog, anche perché Twitter ti limita a 140 caratteri, Facebook è dispersivo, Google Plus è lo sconosciuto.

Per un editore, però, il blog diventa il suo canale di comunicazione principale, dove parlare di editoria e farsi conoscere. Che cosa serve per aprire un blog? Nel caso di un editore coraggio, molto coraggio. Perché si tratta di svecchiarsi, di scendere al livello dei lettori, di parlare come persona e non dietro l’anonimato di una redazione o admin o chissà che altro. Quanto coraggio avere voi editori?

Non tirarsela

Ok, siete una casa editrice e pubblicate libri. Magari siete quelli che vi siete aggiudicati la saga di George Martin o il prossimo libro della Rowling o del Re del brivido. O perfino quelli che pubblicate l’immancabile, inutile, insopportabile libro di Fede e Vespa che esce a dicembre, tanto per rovinare il Natale.

Siete pur sempre un’azienda che campa coi libri che noi lettori compriamo e leggiamo. E, come tutte le aziende, oggi ci siete e domani chi lo sa. I lettori, però, restano. Quelli non li ammazza nessuno. Teneteveli da conto.

Mi è capitato un piccolo fatto che voglio raccontare e che mi ha suggerito questa parte del post e di cui parlerò anche più avanti. In breve ho contattato una casa editrice chiedendo di rispondere a una domanda, una sorta di mini intervista. Ebbene la risposta è stata che “l’editore al momento non è interessato a rilasciare interviste”.

Ma che significa? Esistono momenti più propizi per farsi intervistare? Io non ho davvero capito quella risposta.

Rispondere alle email

Come ho accennato proprio qui sopra, ho contattato una serie di case editrici – una ventina in tutto – per un articolo che sto preparando. Ho iniziato a contattarle il 10 settembre scorso e dopo un mese e mezzo ancora non riesco a finire quell’articolo. Chi mi ha scritto per primo? La Plesio editore già citata.

La maggior parte degli editori contattati non ha risposto per niente. Eppure si trattava di rispondere a una semplice domanda. Ne avrebbero ricavato un piccolo spazio e pubblicità gratis. Se poi questo non conta nulla, è un altro discorso. Ma ricordiamoci che siamo in un periodo di crisi e la gente legge poco. Vogliamo incrementare la lettura in tutti i modi possibili?

Per non parlare delle proposte editoriali. A qualcuno ho chiesto semplicemente se era possibile inviarle, visto che non si era sprecato a creare una pagina per l’invio dei manoscritti, e non ho avuto risposta. Capisco – anzi no, non lo capisco – che sia impossibile rispondere a tutti gli autori che inviano un manoscritto, ma io chiedevo solo se potevo farlo. A digitare due lettere attaccate, la N e la O, ci vuole un secondo.

Cosa dovrebbero fare gli editori oggi?

La mia non voleva essere una polemica – non è propriamente vero, un po’ lo era, ma a ragione – ma solo una serie di spassionati consigli sulle buone abitudini che l’editore del XXI secolo dovrebbe prendere.

Secondo voi cos’altro dovrebbe fare una casa editrice oggi per essere al passo coi tempi e migliorare la sua presenza, specialmente nel web?

54 Commenti

  1. LiveALive
    23 ottobre 2014 alle 07:50 Rispondi

    I blog: è vero che sono tantissimi, ma già penna blu è tra i maggiori cento, e non ha poi tanti utenti; leggere i primi 25 è già sufficiente. Ma, in verità, io so che gli editori si interessano già ai blog, anche se in modo diverso da quello vorrei. Perché, insomma, gli editori non credo abbiano intenzione di leggersi tutti gli articoli e commenti e poi adattarsi al gusto del pubblico. So però che, se il blog accetta di fare recensioni a chi invia un libro, ci sono un sacco di piccoli editori che inviano i loro testi per farsi pubblicità. I grandi editori invece inviano richieste un po’ a tutti i più grandi blog di recensioni, chiedendo naturalmente una recensione positiva in cambio di un po’ di merchandising.

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 13:58 Rispondi

      Non dico che debbano adattarsi, ma solo ascoltare. Le recensioni su richiesta non le condivido, non mi sembrano spontanee e poi molti blogger le fanno per avere libri gratis.

  2. Luca Sempre
    23 ottobre 2014 alle 09:26 Rispondi

    Entrare nel ventunesimo secolo. ;-)

  3. Fabio Amadei
    23 ottobre 2014 alle 09:32 Rispondi

    Semplicemente, che scendano dal piedistallo, intrattenendosi con gli umani

  4. animadicarta
    23 ottobre 2014 alle 09:44 Rispondi

    Condivido ogni singola parola di quello che hai scritto. Poco tempo fa io ho fatto un vero e proprio elenco aggiungendo anche altre cose e l’ho mandato a una casa editrice (avevo le mie motivazioni per farlo). La risposta c’è stata, mi hanno detto che non capisco niente di editoria, quindi è meglio che stia zitta.
    Come ha detto Luca, entrare nel ventunesimo secolo sarebbe sufficiente.

  5. Salvatore
    23 ottobre 2014 alle 09:57 Rispondi

    Tralasciando che quoto tutto e che sarebbe bello vivere nel mondo di Harry Potter con i poteri di Voldemort o di chi ti pare, fosse anche il Mago Merlino, trovo il tuo post tanto bello quanto utopico. Faccio notare che ho volutamente usato la parola “utopico” al posto di “ridicolo”… Perché utopico? Non c’è speranza di cambiare? No.
    Okkey, vuoi una risposta più articolata, d’accordo. Gli editori non leggono e non leggeranno mai, tranne qualche rara eccezione, blog di aspiranti scrittori sconosciuti per due buoni motivi (buoni per loro): 1. non hanno tempo né il personale per poterlo fare; 2. gli arrivano così tanti manoscritti che, semplicemente, non gli importa assolutamente nulla di fare scouting. L’editoria in Italia è simile al calcio italiano: invece di allevare i propri “pulcini” (non so se si dica così, non seguo il calcio) preferiscono pagare fior fior di quattrini per acquisire la star straniera. Questo significa non investire nel futuro. Ecco, se dovessi aggiungere un punto a quelli da te elencati, sarebbe proprio questo: fare maggiormente scouting (in patria) e in modo più razionale.
    Per quanto riguarda la comunicazione con i propri lettori, be’, vuoi che degli esperti di comunicazione quali sono (dovrebbero essere) gli editori non sappiano come farlo? Sì, non sanno come farlo. Più grave ancora, forse, è che non gliene importa nulla. Sono, però, indeciso al riguardo: o non sanno come farlo o non gliene importa nulla; cos’è peggio?
    Infine, per quanto riguarda il rispondere a tutti, be’, vale quanto detto sopra: poco tempo, poco personale, troppe richieste da gestire. Però c’è anche una sorte di abitudine. Voglio dire, solo venti, trent’anni fa gli editori di norma rispondevano a tutti, anche solo per un rifiuto, pur con i loro tempi. Perché le cose sono cambiate? Secondo me è solo un fatto di cattiva educazione. Gli editori devono rispondere a tutti e non è una concessione alle buone maniere. Chi scrive sul proprio sito: i tempi di attesa per la valutazione dei manoscritti è di otto mesi, trascorsi i quali se non si riceve risposta si dia pure per scontato che il manoscritto è stato rifiutato; andrebbe messo fuori mercato! Mi spiego? Ma dico, stiamo scherzando? Vada per gli otto mesi di attesa, siete in pochi e arrivano troppi manoscritti, d’accordo. Ma dopo che lo hai letto e lo hai scartato, senza alzare il c*** dalla sedia, senza bisogno di aprire outlook perché lo lascerai sempre aperto, allunghi le tue belle manine e scrivi due righe di rifiuto. Oppure no, clicci senplicemente una mail standard di rifiuto e la mandi. Punto. E non è buona educazione, è la normalità.

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 14:07 Rispondi

      Concordo sui due motivi.

      E concordo ancora di più sull’esempio del calcio. Bisognerebbe puntare più sugli scrittori italiani, anziché prendere, come nel calcio, il nome famoso estero.

      Io penso che molti non sappiano come comunicare e altri se ne infischiano.

      Vero anche per l’email di rifiuto. Prova a immaginare se uno mandasse un manoscritto a un solo editore per volta, con attese di 6 mesi: se sceglie 20 editori, passano 10 anni. E senza sapere nulla.

  6. Chiara
    23 ottobre 2014 alle 10:25 Rispondi

    Smettere di tirarsela è un consiglio sacrosanto.
    Molti editori hanno un atteggiamento arrogante paragonabile a quello dei datori di lavoro intesi in senso lato: visionano il curriculum (o il manoscritto) con sufficienza, trattandoti come se ti facessero un favore.
    Chi sta dall’altra parte, ovvero i potenziali scrittori/lavoratori, spesso alimenta tale boria ponendosi come chi chiede l’elemosina e dimenticandosi che stanno offrendo un prodotto o una prestazione destinata a far guadagnare tutti…

  7. Banshee Miller
    23 ottobre 2014 alle 10:28 Rispondi

    Il problema credo sia la mancanza di passione. Quanti sono gli editori che fanno il loro lavoro perché gli piace davvero? Perché ci tengono? Se l’obbiettivo dell’editore è quello di fare soldi in qualsiasi modo, coi tempi che corrono (pochissimi lettori, in calo tra l’altro, e pochissimi soldi da spendere principalmente per telefoni e vestiti) cercherà strade apparentemente facili, veloci. Cosa volete che interessi all’editore di rispondere alle mail che ritiene nella sua ottica superflue? Del dialogo? Riceve montagne di manoscritti, anche se tratta “male” gli aspiranti scrittori, e preferisce puntare tutto sul marketing, sulle strategie per vendere. Credo che con l’avvento del digitale si potrebbe addirittura tenere in piedi una casa editrice facendo semplicemente questo: si pubblica di tutto, centinaia di titoli all’anno, non si fa editing, tanto pur di trovare un editore free l’esordiente chiude tutti e due gli occhi e tutto quello che può chiudere, ne pubblicità, non si spende quasi niente e si incassa sulle vendite dei vari titoli fatte da amici e parenti. Fate due conti, non potrebbe funzionare?

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Non fai l’editore se non ti piace. Non è un lavoro che ti arriva dall’ufficio di collocamento.

      Non so quanto possa funzionare la casa editrice che proponi, perché pubblicherebbe solo mondezza e la gente parla :)

  8. Gianni Morgan Usai
    23 ottobre 2014 alle 10:48 Rispondi

    Daniele.. azzardo un possibile scenario fatto di letture a metà fra la Gazza rosa, tipo Roma vs Bayern.. e Youporn… Sbaglio..?
    Gli scrittori possono sempre aderire al carrozzone governativo del momento… ( Carro di Tespi not included..)

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 14:12 Rispondi

      Non ho capito la storia del carrozzone governativo :)

      • Gianni Morgan Usai
        26 ottobre 2014 alle 15:59 Rispondi

        Daniele, nel post mi riferivo alla continguità di Baricco con Renzi.. Ieri però è stato superato dal selfie con Fabio Volo..

  9. mk66
    23 ottobre 2014 alle 11:41 Rispondi

    La mia esperienza è limitata, in quanto il mio romanzetto non fu considerato degno di risposta dagli editori che lo lessero, salvo alcuni che, senza nemmeno avere il tempo di leggerlo (ok: è un romanzetto breve, ma almeno il tempo di scaricare l’allegato dalla email…) mi hanno risposto che era un capolavoro, futuro best-seller e che sarebbero stati lietissimi di pubblicarlo se avessi contribuito comprandone qualche centinaio di copie… taccio sulla mia risposta, per evitare incidenti diplomatici)
    Tra gli altri, ho conosciuto un editore apparentemente “giovane e moderno” (di cui taccio il nome per non regalargli pubblicità immeritata) che ha sito, blog, forum e non sembrerebbe usarli a esclusivo scopo promozionale, in quanto a una prima occhiata pare che favorisca il dialogo con i lettori e con gli autori… apparentemente dicevo!
    Premesso che nemmeno costui specificava che l’operazione di pubblicazione richiedeva un “piccolo contributo” da parte dell’autore, mi sono purtroppo reso conto che le email successive all’invio del manoscritto e diverse dall’accettazione del contratto-capestro non vengono assolutamente prese in considerazione, che il blog è moderato nei commenti (pare che possano partecipare solo coloro che hanno firmato il contratto di cui sopra) e che lo stesso valga per il forum (iscrizione previa firma, non ho modo di sapere se ci sono moderazioni/censure o simili)
    Come dicevo, la mia esperienza è limitata e anch’io non capisco niente di editoria e di aziende quindi è meglio che stia zitto (e continui a cercare di mandare avanti il mio studio) ma se questi sono gli editori che sono entrati nel 21° secolo, allora non è che di passi avanti dal millennio passato se ne siano fatti moltissimi, ma tant’è… rimane ovviamente una mia opinione personale che probabilmente nemmeno c’entra molto. Nel caso, chiedo scusa.

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 14:16 Rispondi

      L’opinione c’entra e ognuno ha le sue esperienze. Tu sei capitato con editori a pagamento, che di fatto non sono editori. Non mi meraviglia, quindi, che il blog sia moderato e previa iscrizione.

  10. Nadia
    23 ottobre 2014 alle 12:21 Rispondi

    Fantastico, grazie Daniele per questo tuo articolo che trovo veramente interessante in quanto ho una casa editrice e in quanto credo che l’ascolto sia la miglior arma a nostra disposizione.
    Purtroppo non faccio parte di quella cerchia di editori ai quali ti rivolgi perché fino alla fine del 2014 il nostro sito sarà in wordpress (buuuu!!!), ma le cose cambieranno dal 2015 (promesso).
    Trovo giusto, giustissimo, cercare un dialogo con i lettori, il mio sogno, quello che sto cercando di realizzare, è proprio arrivare a dialogare con ognuno di loro, che comprino o no un nostro libro.
    con-fine è una piccolissima casa editrice che pubblica libri di qualità e che è sempre in cerca di giovani e promettenti autori a cui chiediamo ‘solo’ di fare un buon lavoro con i loro manoscritti. Abbiamo la pecca di non rispondere a tutti (senza giustificazioni), ma ci stiamo attrezzando per poterlo fare perché ci teniamo e crediamo sia essenziale in qualsiasi rapporto umano al di là del nostro lavoro.

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 14:20 Rispondi

      Grazie, Nadia :)

      Ma è un WordPress installato il vostro e con un vostro dominio, io parlavo di chi ha un sito tipo “editore.wordpress.com”.

      Le richieste che fate agli autori sono più che condivisibili :D

    • sandra
      26 ottobre 2014 alle 21:34 Rispondi

      Benissimo, io ne ho approfittato e Le ho inviato una proposta di pubblicazione :D dopo aver verificato il catologo, ovviamente. Attendo…

  11. Grazia Gironella
    23 ottobre 2014 alle 14:37 Rispondi

    Un editore dovrebbe prima di tutto considerare che tratta con persone, quindi è giusto che si comporti non dico con sensibilità (scherziamo?) ma almeno con la sana, vecchia educazione. Mi fa imbestialire la riconosciuta e diffusissima abitudine al silenzio. Tu chiedi un’intervista? Silenzio. Gli autori spediscono manoscritti e aspettano una risposta? Silenzio. Hai chiesto a un autore di rivedere un lavoro e poi tornare a inviarlo perché potenzialmente di tuo interesse, ma alla fine non sei interessato? Che fai, glielo dici? No, usi il silenzio; e non gli rispondi nemmeno se ti contatta con cortesia dopo mesi. Che problema c’è? Tanto l’interlocutore capisce lo stesso la parola taciuta: “chissenefrega”. Vogliamo dire che nell’era delle email non si può sprecare nemmeno un minuto al giorno a spedire un preformattato “non mi interessa, grazie” alle tante persone in attesa, chiunque siano e qualunque cosa vogliano? Eppure ricevere una risposta, anche negativa, è un lusso. (Sono arrabbiata? No, proprio scandalizzata.)
    Grande il forum XII. Si era creato un ambiente in cui ci si conosceva più o meno tutti, e anche i moderatori erano ottimi, così come l’editor dei racconti. E’ stata una bella esperienza perché a organizzare c’erano delle belle persone. Non penso però che sia proponibile per un editore importante interfacciarsi con il pubblico. Immagini cosa ne uscirebbe? Finirebbero sfiniti dalle polemiche.

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 14:51 Rispondi

      L’educazione dovrebbero adottarla tutte le aziende.
      Oggi, con le email, è veloce rispondere, come dici. Ma pare che costi fatica anche quello.

      Ah, pure tu stavi su XII. Con che nick? Mi sa che me lo hai detto ma non ricordo :)
      Magari ci siamo commentati qualche storia…

      Non so se per un grosso editore sia proponibile. Dovrebbe cambiare totalmente il suo approccio all’editoria.

  12. animadicarta
    23 ottobre 2014 alle 15:16 Rispondi

    Perché non scrivi un post con quell’elenco?

    Appena fatto, lo metto on line domani!
    Ti tirerò in ballo, ovviamente :)

  13. gabriele
    23 ottobre 2014 alle 15:49 Rispondi

    Sono d’accordo con molti punti di questo articolo, ma penso che più che fare tutte queste cose dovrebbero concentrarsi sul fare bene quelle che scelgono di fare. Se non altro perché errori e gestioni scadenti si notano più della buona volontà.

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 16:19 Rispondi

      Certamente, anche quelle sono cose che si notano. Ma modernizzarsi e migliorare in tutto sarebbe buona cosa.

  14. LiveALive
    23 ottobre 2014 alle 17:18 Rispondi

    Segnalo questo editore nato da poco: http://www.lormaeditore.it
    Ne ho parlato questa mattina con il libraio di fiducia, e ho visto che anche Mozzi l’ha segnalato su FB. Pare sia un editore eccellente, piuttosto attento alle tendenze contemporanee, e che scelga i testi da tradurre più in base alla loro qualità che alla loro popolarità.

  15. enri
    23 ottobre 2014 alle 20:11 Rispondi

    ma chi legge in Italia quanto legge? e cosa legge?

    Ha più probabilità di pubblicare un insegnante, un colto cittadino, uno scrittore in erba italiano o un partecipante al grande sorello?

    E perché? Domandiamocelo e rispondiamocelo e avremo un quadro delle strategie di marketing e, perché no, delle tecniche di depistaggio e di manipolazione di massa, di una massa di pecore, che imbottisce se stessa e i propri ambienti di tendenze fasulle ma in linea coi voleri supremi. La gente VA tenuta ignorante, è più facile da soggiogare e la storia ce lo insegna.

    Dal momento che le grandi CE, pubblicano anche quotidiani, sono legate a tv, case produttrici, pay – tv, holding con trade venture (tanto per non usare mani in pasta o ancor peggio “intrallazzi”) in tutto il pianeta, a me viene da pensare che pubblicano quello che fa loro comodo, a prescindere dalla qualità, quello che dà loro un ritorno certo. Sono pronto a ricredermi e gradirei essere smentito, non sapete quanto, ma al momento non c’è verso.

    Con l’avvento del self publishing, one click special incluso, il ruolo dell’editor si è fatto controverso e difficile, più di quanto lo fosse prima, quando doveva “solo” leggere e studiare al mese una pila di manoscritti ormai incollata al tavolo. La quantità di cose di cui occuparsi si è moltiplicata in modo esponenziale col risultato che molto passa inosservato ma l’importante è far quadrare i conti.

    Mi sembra Salvatore prima parlasse di una bella utopia e concordo al 101%. Come dici te Daniele Il mondo del web non può più essere trascurato, ma credo che sia ora di rivolgersi e creare e dare forza a nuove case editrici e distributori indipendenti, open source, che con l’ausilio di editor e copy editor e altri professionisti possano dar voce al vero scrivere.

    • Daniele Imperi
      23 ottobre 2014 alle 21:02 Rispondi

      I cosiddetti VIP hanno la strada spianata, purtroppo.

      La massa vuole quello. Sull’ignoranza voluta dall’alto siamo d’accordo, visto il tipo di cambiamenti che fanno a scuola e all’università.

      Il self-publishing, se fatto bene, portebbe fare la differenza e cambiare la realtà.

    • LiveALive
      23 ottobre 2014 alle 21:54 Rispondi

      Se devo essere sincero, devo dire che la storia dell’editore che vuole mantenere ignorante la popolazione per controllare meglio il mercato mi sa tanto da massoneria, Rosacroce e scie chimiche…
      C’è poca gente che legge: l’editore può influenzare molto poco, e comunque può influenzare molto poco la cultura e la consapevolezza della gente. Secondariamente, se questa fosse una buona tattica commerciale, non la userebbero gli editori, ma le industrie farmaceutiche, quelle alimentari, quelle della tecnologia… Quindi quel che fa un editore sarebbe comunque ininfluente, visto che l’intero mercato cospira per renderci ignoranti. Quel che si ottiene così, invece, è solo il non far comprare più il proprio prodotto. In fondo, se una casa editrice vuole rende ignorante il lettore, cosa deve fare? Deve farlo leggere poco, e solo brutte cose. Quindi l’editore farebbe volontariamente crollare le sue vendite, quando è chiaro che guadagnerebbe molto di più (anche raddoppiando i costi) con un’altra tattica? Mah.

      La cosa è più semplice: l’editore pubblica ciò che lo fa guadagnare, punto. La gente comprerebbe l’ultimo libro di Flavia Vento? Si pubblica l’ultimo libro di Flavia Vento. Il pubblico vuole comprare l’ultimo vero capolavoro di Philip Roth? Si pubblica Philip Roth (e comunque il Nobel non glielo daranno mai, vogliono vederlo marcire!). Non è neppure questione di bel libro/brutto libro (a meno che non si voglia far coincidere il bello con la richiesta del pubblico, cosa che invero io farei anche), ma è solo questione di libro che vende/libro che non vende.

      • enri
        23 ottobre 2014 alle 22:09 Rispondi

        E dimmi che il potere temporale di quell’1% della popolazione mondiale che detiene il 99 % della ricchezza non è in fondo massoneria…. e ipotizzare che l’editoria sia un ulteriore braccio armato a loro disposizione per depistare le masse, portando avanti il messaggio di Vespa, Giorgino o Parodi…. Siamoun popolo di idioti creduloni, credimi, che vive sui privilegi del passato e che si imbottisce di master chef e di x factor.

        Scusa lo sfogo, sarò pessimista, ma per me Matrix esiste (e anche Zion). Dipende da noi a quale appartenere. Dipende da noi diffondere il verbo, case editrici o sistemi occulti a parte.

        • LiveALive
          23 ottobre 2014 alle 22:17 Rispondi

          Una cosa è la massoneria propriamente detta, che trova definizione nella sua storia e che, a conti fatti, non è più che un circolo filosofico; altra cosa sono le associazioni criminali che, per i loro scopi, replicano la struttura della massoneria (ma che non lo sono), tipo la P2.
          Per il resto, no, non credo che qualcuno stia portando avanti progetti occulti a danno del mondo, o meglio, non credo lo stia facendo con successo (visto che gli Illuminati volevano davvero conquistare il mondo, ma come sono finiti lo sappiamo tutti; così come i nazisti che volevano fondare il quarto Reich…).

  16. Tenar
    23 ottobre 2014 alle 21:14 Rispondi

    Sono solo io che non ho avuto esperienze così disastrose con gli editori?
    Il mondo dell’editoria è difficile e, sopratutto adesso, profondamente in crisi, molte case editrici chiudono o sono in procinto di farlo. Non dico che questo non sia l’effetto di una serie di politiche sbagliate, anzi, ma solo che questa è una difficoltà in più nel rapportarsi con loro.
    Detto questo io non ho sperimentato il silenzio. Per quanto riguarda il primo romanzo che ho pubblicato, ho contattato 5 casi editrici medie, tre mi hanno risposto, una per un garbato no, una per un “ni” e la terza infine per un sì. Quindi più del 50% mi ha risposto. La casa editrice che mi ha pubblicato (Interlinea) ha un modo di porsi molto tradizionale, pur avendo un sito internet aggiornato con regolarità. Sono cortesi, professionali e puntuali nel rapportarsi con me, tra l’altro, dato che molta della mia restante produzione non rientra nella loro linea editoriale, sono ben contenti quando esce qualcosa mi mio per qualcun altro.
    La seconda casa editrice, la già citata Delos, l’ho conosciuta tramite dei concorsi, non solo interni, il percorso verso la pubblicazione è stato lungo, ma mi hanno seguito sin dalla sinossi. Si può dire, quindi, che abbiano fatto scouting.
    Infine tramite dei concorsi sono entrata in contatto con case editrici più grandi. Si è concretizzata solo la pubblicazione di racconti (per GialloMondadori), ma ho trovato delle persone molto disponibili, nei limiti del loro poco tempo. Le risposte che ho ricevuto nel presentare i progetti impegnativi si possono riassumere in “per il momento no”, ma sono state espresse con gentilezza.
    Ho voluto lasciare la mia testimonianza con tutti questi particolari per tirare un po’ su il morale. Alcune case editrici rispondono con gentilezza e leggono i manoscritti, non tutte vi lasciano con uno sconfortante silenzio. Ci sono nel web anche tante testimonianze di persone che senza aiutini hanno costruito ottimi rapporti con signori editori. E le case editrici virtuose vanno aiutate, non messe nel calderone dei “maledetti editori” con i quali, magari giustamente, si è arrabbiati.

    • Grazia Gironella
      24 ottobre 2014 alle 06:22 Rispondi

      Hai sicuramente ragione, non bisogna generalizzare. Io il silenzio l’ho ricevuto, ma mi ero rivolta soltanto agli autori più importanti, quindi non posso certo fare una statistica corretta. Immagino che se avessi mirato un po’ più basso (e anche un po’ più in proporzione alla mia esperienza) i comportamenti sarebbero stati più normali.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2014 alle 08:11 Rispondi

      Sei stata fortunata :)
      Io per un mio libro, non narrativa, ne ho contattate 4 o 5. Solo una mi ha risposta, dicendo prima che l’avrebbe pubblicato e poi che non andava bene. Quindi come prima esperienza direi che è negativa.

      Vedremo in seguito.

      La Delos l’ho sperimentata solo per i loro concorsi sui racconti brevi, ma non mi piace il loro modo di fare editing, che non è appunto editing ma riscrittura.

      Comunque non ritengo le case editrici tutte uguali, per carità. La mia esperienza è ancora breve e di sicuro proporrò libri ad altre.

      • LiveALive
        24 ottobre 2014 alle 20:25 Rispondi

        Dove posso leggere degli editing della delos?

        • Daniele Imperi
          24 ottobre 2014 alle 20:37 Rispondi

          In pratica comprando le varie pubblicazioni delle antologie coi 365 racconti, ma dovresti avere anche sotto mano i testi originali degli autori.

          • Tenar
            24 ottobre 2014 alle 21:05

            L’editing di riscrittura io in Delos non l’ho sperimentato, al massimo alcuni nomi inglesi che avevo italianizzato, sono tornati in originale (previo mio consenso), anzi, in alcuni punti, rileggendo il romanzo, ho rimpianto un editing più invasivo (anche se c’è stato un buon editing strutturale, con alcuni capitoli che ho ampliato su suggerimento del curatore). Però non ho mai partecipato alle selezioni dei 365 racconti e credo che lì, per la quantità e l’eterogeneità dei testi, il procedimento sia un po’ diverso.

  17. franco zoccheddu
    23 ottobre 2014 alle 21:48 Rispondi

    Io trovo sempre molto apprezzabile quando un sito web o blog mi permette velocemente di capire chi è la persona (o le persone) responsabile di ciò che pubblica. Non tutte le case editrici sono trasparenti. Molte a malapena traslucide. Quelle grandi sono del tutto opache.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2014 alle 08:12 Rispondi

      Concordo pienamente, più è grande una casa editrice, anzi un’azienda in generale, e più non capisci con chi stai parlando.

  18. Noemi
    24 ottobre 2014 alle 09:06 Rispondi

    Sono d’accordo! Credo soprattutto che aprire un blog (professionale e curato in ogni aspetto) possa essere un’ottima vetrina per una casa editrice, che in quello spazio potrebbe anche dare voce ai suoi scrittori. Naturalmente non dovrebbe essere un blog pieno di post esclusivamente pubblicitari e autocelebrativi, ma dovrebbe offrire contenuti di qualità.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2014 alle 09:33 Rispondi

      Per una piccola casa editrice per me è davvero d’obbligo avere un blog. Ma anche per una grande, che così migliorerebbe la sua comunicazione.

  19. Alessandro Cassano
    24 ottobre 2014 alle 13:23 Rispondi

    faccio solo una considerazione: la tendenza alla rigidità dell’editoria tradizionale nei confronti del digitale e del self gli sta facendo perdere una grossa, grossissima occasione per rinascere.

  20. pietro vazzeri
    25 ottobre 2014 alle 19:01 Rispondi

    il prodotto editoriale è il libro. Lo scopo è quello di vendere ed associare alla rendita, la garanzia di poter investire sul talento affinché possa garantire successo all’editore ed all’autore. lo scouting, in una realtà,come quella italiana, dove ci sono più soggetti” scriventi” a quelli che si dedicano alla lettura, diventa complicato.Le case editrici primarie, garantiscono , l’elemento primario, ossia la distribuzione, mettendo al proprio attivo i canali di vendita e promozione, che rappresenta l’elemento primario. Quello che manca, a mio avviso, da operatore del settore, è un codice etico e deontologico, che separi, nel caos, quelli che operano su dei principi e presupposti opportuni, dalle sanguisughe. Bisogna rivedere le formule di costituzione delle case editrici, e renderle attuabili in un sistema diverso e complesso, come quello attuale, ove si presentano varie forme di pubblicazione, garantendo diritti all’autore e competenze definite all’attore primario, ossia l’editore. Le normative che regolano il tutto, sono obsolete, vaghe e come tali permettono il proliferare di pescecani, affamati di soldi più che di talenti. L’ editore è come un enologo che sa distinguere, il bravo produttore, da come coltiva il terreno, da come produce ed imbottiglia, ci possono essere piccole produzioni di qualità, da mediocri di grande distribuzione. Ogni possessore di una vigna poi è convinto di produrre il vino migliore.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 07:53 Rispondi

      Ciao Pietro e benvenuto.

      Non credo sia complicato questo scouting. È vero che ci sono tante persone che scrivono, ma è anche vero che è facile capire per un editore capire chi scirve bene da chi no. Se non ricordo male, Edizioni XII non accettava proposte editoriale, ma preferiva scegliere da sé gli autori.

  21. sandra
    26 ottobre 2014 alle 21:43 Rispondi

    Credo che dovrebbe evitare di chiedere l’inoltro cartaceo, fosse anche solo per un rispetto per l’ambiente, dichiarare con chiarezza nel sito se accettano manoscritti, e un po’ le linee guida, rispondere certo, è talmente ovvio. A volte credo che basterebbe davvero poco per rispettare gli autori. In giro si trova davvero di tutto, da chiedere 10 euro per il solo invio del manoscritto, giuro, a acquisto copie dal catalogo che dà la precedenza alla valutazione, a frasi tipo “comunque si può anche scrivere per se stessi senza tentare di pubblicare”. E’ un argomento vasto, occorre davvero stare attenti.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 07:59 Rispondi

      D’accordo sull’invio del cartaceo, uno spreco inutile di carta e tempo. E neanche trovo sempre linee guida chiare.

  22. Daniele Imperi
    27 ottobre 2014 alle 07:55 Rispondi

    Però non ho mai partecipato alle selezioni dei 365 racconti e credo che lì, per la quantità e l’eterogeneità dei testi, il procedimento sia un po’ diverso.

    Allora è probabile che sia così solo in quelle antologie, per via dei tantissimi partecipanti.

  23. Jago
    28 ottobre 2014 alle 17:36 Rispondi

    Salve,
    ho iniziato da poco a lavorare nell’editoria e devo dire che molti dei concetti espressi in questo post sono sante verità. Ho trovato davvero utile ed interessante trovare un articolo che affrontasse la cosa in questi termini. Complimenti.
    Un saluto.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2014 alle 17:42 Rispondi

      Ciao Jago, grazie e benvenuto nel blog. Sei un editore o fai parte della redazione?

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